Senza meno

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Descrizione

Spieghiamo una espressione italiana ironica, che è bene conoscere ma che non vi consiglio di usare. Non è una parolaccia ma può essere offensiva se usate il tono sbagliato. Episodio senza trascrizione (per ora) registrato durante un viaggio in automobile.

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi, buongiorno amici di Italiano Semplicemente, e benvenuti in questo nuovo episodio.

Oggi spieghiamo una nuova frase idiomatica. Non so se si può chiamare effettivamente una frase idiomatica quella di oggi: è piuttosto un’espressione normalmente utilizzata da più o meno tutti gli italiani, di ogni tipo, di ogni estrazione sociale, religione, eccetera. Probabilmente c’è qualche categoria di italiani che la usa un po’ più degli altri; adesso vi spiegherò quale di queste categorie la usa di più.

L’espressione di oggi, ad ogni modo, è “senza meno”. Sono semplicemente due parole, di cui voglio spiegare il significato prima di passare alla spiegazione dell’espressione.

Dunque, “senza meno”: la prima parola è “senza”. “Senza” esprime la mancanza di qualcosa. Ad esempio, una pasta senza parmigiano vuol dire che la pasta è priva di parmigiano. Se vai al ristorante e ordini un piatto di pasta, puoi dire al cameriere: “Per favore, la vorrei senza parmigiano” oppure “senza formaggio”, eccetera. Quindi, “senza” esprime una mancanza, ok? La mancanza di cosa, in questa frase? La mancanza di “meno”.

“Meno” di per sé esprime una mancanza, oppure meglio ancora, esprime una quantità; quindi la mancanza, “senza”, esprime, abbiamo detto, la mancanza, cioè vuol dire che non ci deve essere qualcosa, ok? “Meno”, invece, significa che ci si sta riferendo a una quantità. Questo almeno è il significato della parola “meno”, che è il contrario di “più”, ok? A una quantità che va ridotta, va diminuita, va decrementata, detta in termini tecnici.

Di conseguenza, possiamo dire, ad esempio, sempre se vai al ristorante e ordini un piatto di pasta, potresti dire: “Scusi, cameriere, vorrei un piatto di pasta con meno parmigiano”, cioè con una quantità inferiore di parmigiano. Oppure, se vedi che il cameriere mette una quantità troppo abbondante di parmigiano, puoi dire al cameriere: “Ne vorrei un po’ di più” oppure “Ne vorrei un po’ di meno”. Bene, quindi “meno” esprime una quantità.

Ma allora, la frase “senza meno” che cosa significa? Se dovessimo analizzare il significato esplicito di queste due parole messe una di seguito all’altra, “vorrei vedere senza meno”, cioè il “meno” non dobbiamo metterlo: è come negare la parola “meno”. Quindi, “senza meno” tecnicamente significherebbe “di più”, ok? Di più, ma di più che cosa? Abbiamo capito che mettere insieme il significato di queste due parole non ci aiuta. Ci aiuta, infatti, sapere come si utilizza questa frase per capirne il significato.

Vi faccio un esempio. Ammettiamo che ci siamo in ufficio e che io abbia un dirigente che devo aiutare a risolvere delle situazioni, dei problemi, devo fare il mio lavoro, e il mio dirigente mi chiede di fare qualcosa, ad esempio di produrre un documento. Allora mi potrebbe dire: “Giovanni, c’è da fare urgentemente questo documento, che vogliamo fare? Mi aiuterai?” Io potrei dire: “Ok, non c’è problema”, ma potrei anche rispondere “senza meno”, potrei anche dire “l’aiuterò senza meno”.

E bene, questa risposta cosa significa? Significa, ok, ti aiuterò senza altro, ok? “Senza altro” o “dire sicuramente”, “senza altro” è abbastanza simile. “Senza meno, mi aiuterai”, “senz’altro”, è un altro modo di dire “ok”. Vuol dire “senza dubbio”, quindi “senza dubbio ti aiuterò”, “senz’altro ti aiuterò”. È un modo di dire “sì”, è un modo di dire “ok”.

Ma perché si dice “senza meno”? E quali sono le differenze con “senz’altro” e “senza dubbio”? Dipende dalla cosa che vogliamo sottolineare. Questa cosa potrebbe essere appunto la certezza di quello che diciamo, e questo lo diciamo meglio esprimendoci con la frase “senza dubbio”. Però, se si dice “senza dubbio”, in realtà può significare che noi siamo sicuri di qualcosa di cui però non abbiamo la certezza assoluta.

In realtà, “senza dubbio” vuol dire “con dubbio”. Ad esempio, se io dico: “Adesso sono partito da Perugia per arrivare a Roma, il mio navigatore dice che arriverò tra un’ora e 43 minuti, ma senza dubbio arriverò entro due ore”, ma non ne ho la certezza. Io “senza dubbio” posso dirlo perché sono praticamente sicuro di questo, ma non posso avere la certezza al 100%. Ho quasi la certezza. “Senza dubbio arriverò”, ma chiamando in causa il dubbio vuol dire che in realtà un dubbio c’è: sono quasi sicuro, ma non ho la certezza assoluta.

Se si risponde “sì” oppure “ok, certamente” si vuole esprimere ancora di più la certezza di qualcosa che potrebbe accadere in futuro, quindi “sì, ok, sicuramente, certamente” esprime una certezza maggiore. “Senza dubbio” vuol dire che noi siamo sicuri, ma che in realtà potrebbe non essere vero e la probabilità è molto alta, ma non è al 100%.

“Senz’altro” è un termine un po’ più informale. “Senz’ltro” si scrive, se si scrive, “senz’altro”, cioè l’abbreviazione di “senza altro”. “Ti aiuterò senz’altro” è una risposta che si dà in modo abbastanza informale e molto discorsivo come termine, e si usa quando appunto si sta esprimendo una certezza all’interno di un discorso.

Lunedì parlerò con il mio dirigente e cercheremo di convincerlo della mia tesi, e senz’altro riuscirò a convincerlo, come sono sempre riuscito a fare. Ci riuscirò senz’altro.” “Sei sicuro che ci riuscirai?”
“Senz’altro, non c’è nessun problema, non c’è nessun dubbio su questo, ci riuscirò senz’altro.”

È molto discorsivo. Non avviene in genere, quantomeno non molto frequentemente, che “senz’altro” sia una risposta secca, ma si può rispondere “senz’altro” come risposta secca, come risposta semplice, senza aggiungere altro.

Nota che, ad ogni modo, anche “senz’altro”, pur essendo più discorsivo di “senza dubbio”, esprime comunque una certezza non assoluta, ok? “Senz’altro” vuol dire “io credo di sì, credo fortemente di sì”, come “senza dubbio”. Con “senza dubbio” si vuol dare più la certezza che quella cosa avverrà, “senz’altro” è la stessa cosa, semplicemente più discorsivo.

Ma la frase di oggi era “senza meno”.

“Senza meno” ha un’eccezione particolare, si usa in determinate circostanze e io sinceramente non vi consiglio molto di usarlo. Quindi è bene sapere cosa significa, ma state attenti perché a volte si usa in modo ironico.

Quindi, se qualcuno risponde “senza meno”, il significato è “farò il massimo”, quindi è riferito a un’azione personale, non alla probabilità che si verifichi un evento. In realtà si risponde in questo modo quando si vuole, ad esempio, dire che qualcuno ci chiede un aiuto e noi vogliamo rispondere che sicuramente faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per raggiungere quell’obiettivo.

Quindi si esprime una volontà, la volontà di fare qualcosa. Se qualcuno ci fa una domanda alla quale dobbiamo rispondere fornendo ad esempio la nostra disponibilità nel risolvere un problema, “senza meno” significa sicuramente, sicuramente farò il massimo, sicuramente non lascerò nessun particolare.

È un giro di parole un po’ strano, però “senza meno” significa esattamente questo. Però spesso è ironico, Si può anche rispondere in questo modo: è una risposta un po’ che si dà quando in realtà non si è molto convinti, che quando non si è molto convinti di fornire un certo aiuto, ma si vuole dare la sensazione che il nostro aiuto sarà in realtà un aiuto poco convinto, poco credibile.

“Credici che ti aiuterò, ma molto probabilmente non lo farò.” Ma a volte significa anche questo. Significa: “Sì, sì, vedrai che ti aiuterò! Contaci, perché ti aiuterò.” In realtà, molto spesso è utilizzato per dire il contrario.

Ad esempio, se un tuo amico ti chiede: “Allora, il mio direttore mi ha promesso che dentro il prossimo mese mi darà una promozione. Tra l’altro l’ha già data a tutti i miei colleghi, questa promozione, il loro stipendio è aumentato, mancavo soltanto io, sono l’unica persona del mio ufficio alla quale non è stata data una promozione.”

Quindi finalmente il mio direttore mi ha detto, dopo che io mi sono lamentato: “La darò anche a te.” Ma se il mio amico mi dice una cosa del genere, io non sono convinto di questo; se io credo che in realtà il tuo direttore non farà questo, allora la mia risposta potrebbe essere: “Sì, sì, vedrai che te la darà senza meno!”

Avrei potuto rispondere: “Te la darà senz’altro.” Avrei potuto rispondere: “Te la darà senza dubbio.” ma in realtà non è abbastanza ironico rispondere in questo modo, e quindi rispondo “senza meno”: “Senza meno il tuo direttore ti darà la promozione, vedrai che ti darà la promozione.”

E quindi questa è una risposta ironica, è una risposta che sottintende in realtà il convincimento contrario, il convincimento opposto. Si sta dicendo “non è vero”, si sta dicendo un’altra cosa in realtà.

Quindi “senza meno” è un’espressione abbastanza ironica, è usata ovviamente a livello informale. Non utilizzatela a livello professionale con degli italiani, perché loro avvertiranno la presenza di una velata ironia.

Ovviamente, se sei uno straniero che si esprime in questo modo, “senza meno”, l’italiano potrebbe avvertire che conosci talmente bene la lingua italiana da aver capito anche cosa significa l’espressione “senza meno”. Oppure, l’italiano farà un sorriso e dirà: “Questo straniero sta usando questa espressione, ma non si è reso conto di quello che sta dicendo.”

Quindi ci potrebbe essere una reazione un po’ anomala da parte dell’italiano, che potrebbe darti un’occhiata un po’ strana, come a verificare che tu in effetti abbia detto una frase ironica oppure semplicemente che tu non l’abbia fatto apposta.

Usare certe espressioni metterebbe sicuramente il sospetto da parte dell’italiano che quello che tu hai appena detto abbia un contenuto ironico, e questa probabilità aumenterà all’aumentare della conoscenza della lingua italiana da parte di questo straniero. Se questo straniero parla benissimo l’italiano, allora l’italiano penserà: “Allora questo straniero conosce anche le espressioni idiomatiche e conosce anche la cultura italiana”, e quindi sarà portato a pensare che “senza meno” abbia un significato ironico.

Se invece lo straniero parlerà male l’italiano, perché fa un sacco di errori grammaticali, sentire utilizzare questa espressione farebbe pensare all’italiano che lo straniero in realtà non sa esprimersi, non ha capito bene il significato di “senza meno” e quindi si farà probabilmente una risata o farà un sorriso. Da questo sorriso si capisce che l’italiano non è convinto del fatto che tu abbia utilizzato correttamente questa espressione.

Potrebbe anche rispondere l’italiano: “Perché? Perché ‘senza meno’? C’è qualcosa che non va? C’è qualcosa di cui non sei convinto? La tua è una risposta ironica?” Potrebbe anche dire questo, volendo, l’italiano. Quindi, state attenti ad utilizzare questa espressione.

La lingua italiana, come sapete, se non lo sapete vi avverto, ha moltissime, moltissime caratteristiche di questo tipo. Ha delle espressioni, come probabilmente anche altre lingue, delle espressioni che hanno un certo significato e molte di queste si usano in contesti ironici. Quindi frasi come “senza meno”, come “figurati”, come… ci sono molte altre espressioni che si utilizzano per esprimere una certa ironia.

Tra l’altro, gli italiani usano molto anche il linguaggio dei gesti, quindi a volte, quando una parola non è abbastanza esplicativa, la accompagnano con un gesto. Quindi “senza meno” non ha bisogno di essere accompagnata da un gesto, è di per sé abbastanza esplicita. Quindi “senza meno” ha un significato ironico, questo tenetelo presente.

Adesso, se volete, facciamo un piccolo esercizio di ripetizione. Non è particolarmente difficile pronunciare questa coppia di parole, perché non contiene doppie, non contiene “r”, una consonante che potrebbe far emergere dei problemi di pronuncia agli stranieri, come spesso accade, non so, ad esempio ai francesi, agli spagnoli, ai tedeschi. Quindi, non avendo una “r” e non avendo delle doppie, la frase “senza meno” è abbastanza semplice da pronunciare.

Quindi potete ripetere dopo di me:

Senza”. “Senza”, attenzione, perché “senza” alla lettera “z” si pronuncia con la “z” dolce, quindi si dice “senza” in questo caso, e non si dice “senza” con la “z” dura.

Come sapete, l’italiano ha una doppia modalità di pronunciare la lettera “z”: c’è la “z” dolce e la “z” dura. “Senza” in questo caso la pronuncia è “senza”, come in “costanza”, come… non so, adesso non mi vengono in mente altre parole con la “z”. Ad ogni modo, la pronuncia è “senza”, “senza meno”, “senza meno”. “Meno” non ha, credo, nessuna difficoltà di pronuncia.

L’unica difficoltà può venire dalla lettera “z”. Per esempio, nella lettera “z” la pronuncia della parola “z” è con la “z” dura, non è “z” come potrebbe dire uno spagnolo, ma è “z”. Quindi “senza”, “senza”, “senza” è corretto, invece “senza” con la “z” dura è scorretto, non va bene.

Quindi vi dico: “senza, senza, senza meno, senza meno, farai questo lavoro entro domani.” “Senza meno.” “Lo farò senza meno.” “Non è vero che lo farete?” “Lo farò senza meno.” “Ti impegnerai per vincere la partita di domani?” Voi non avete molta voglia di impegnarvi, allora rispondete: “Sì, sì, mi impegnerò senza meno.” Mi sforzerò al massimo, significa “senza meno”. Ma è ironico.

“Farai del tutto per finire il lavoro entro domani?” “Senza meno.” Che è “senza meno”, cioè “non mi risparmierò”.

È tutto per oggi, ragazzi. Restate con noi e scusate, oggi è stata una registrazione con un po’ di rumori di fondo, perché sto facendo questa registrazione durante un viaggio verso Roma. Mi sono detto: “Perché no? Perché non utilizzare i tempi morti?” Questo per me è un tempo morto, quindi credo che comunque vi faccia piacere ogni tanto ascoltare podcast di questo tipo.

Non farò una trascrizione (NOTA: non subito, ma se state leggendo allora vuol dire che l’ho realizzata in futuro), di conseguenza oggi dovete accontentarvi di questa spiegazione orale. È stato comunque un piacere. Adesso cercherò di impegnare la prossima ora in altro tipo di attività, probabilmente ascolterò qualche podcast in francese, qualche podcast in inglese e qualche altro in tedesco, le lingue che sto studiando ultimamente, e cercherò di impegnarmi senza meno. Posso avere qualche distrazione sicuramente.

Ciao ragazzi!

Essere in gamba

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Pubblichiamo questo episodio per rispondere ad una domanda di Eduardo

Trascrizione

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Ciao, sono Ludovica. Oggi con me ci sono mia figlia Bianca e la sua amica Dana. Stanno facendo i compiti insieme…

Mamma il nostro progetto sulle risorse energetiche è piaciuto molto al professore.

Brave, siete proprio delle ragazzine in gamba!

Come si capisce l’espressione “essere in gamba” in questo senso significa essere bravi, capaci, un po’ in generale ed è usato con valore attributivo cioè che qualifica la persona a cui si riferisce.

Ma perché in gamba? che c’entrano le gambe con l’essere bravi?

In effetti quello appena descritto è una derivazione del significato originario della formula, quello che indica chi gode di buona salute: chi sta male è spesso costretto a letto e le gambe non le può utilizzare.

In quest’ambito l’espressione viene usata anche come augurio di di pronta guarigione: si dice “in gamba mi raccomando” come per dire “guarisci presto” oppure in generale “stammi bene”.

Capito che c’entrano le gambe?

Sì per tornare a rialzarsi e tornare in forma.

Esatto, per rimettersi in buona salute e poter stare in piedi per conto proprio.

Quindi se mi rialzo sulle mie gambe posso ricominciare a fare le cose da sola senza l’aiuto di nessuno e tornare ad usare le mie capacità”.

Sì. Come si vede il significato principale dell’espressione essere in gamba si estende all’altro figurato di persona di valore, con delle capacità, intelligente ed efficiente.

Una persona in gamba é una persona dotata di abilità,che è grado di reggersi in piedi ed affrontare le difficoltà in autonomia.

Che dite, ripetiamo di insieme? Dai…

Ho finito tutto il lavoro, ammettilo, sono in gamba!

Ma sei davvero in gamba! Hai vinto ancora!

Lui è proprio in gamba, lo assumeremo certamente.

Dateci un’altra possibilità, noi siamo in gamba!

Visto che voi siete tanto in gamba, aiutatemi..

Loro sono più in gamba di noi in questo lavoro.

Ok, amici. Vi saluto per ora.. ah, in gamba eh!

A mia volta

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Trascrizione

Buongiorno amici di Italiano Semplicemente, o buonanotte, dipende un po’ dal vostro paese in cui vi trovate in questo momento. Benvenuti su questo nuovo episodio dedicato ad una espressione italiana.

L’espressione è “a mia volta”.

A mia volta è, più che un’espressione idiomatica, una frase che può risultare ostica, cioè difficile da capire per uno straniero.

A mia volta è una frase composta da tre parole.

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“A” è una preposizione semplice, e le preposizioni semplici sono in tutto 9: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Quindi “A” è una preposizione semplice. Solitamente si usa in molti modi diversi:

1) A me piace studiare italiano. In questo caso “a me” indica la mia persona.

2) Vado a casa. In questo caso “a” serve ad indicare il luogo in cui sto andando: dove vado? Vado “a casa”

3) Un albergo a 5 stelle. L’albergo è a 5 stelle, cioè si tratta di un albergo di una categoria alta. A può sembrare un verbo in questo caso, ma in realtà è una preposizione semplice. Infatti la preposizione “a” non si scrive con la lettera h davanti.

4) A proposito! Avrete sentito spesso questa locuzione italiana. In questo caso la “a” indica la cosa di cui stavate parlando.

5) A mia madre piace il gelato. A chi piace il gelato? A mia madre, è a lei che piace il gelato. Quindi la “a” qui indica mia madre. Lei è la persona a cui piace il gelato.

Inutile stare qui a spiegare tutti gli utilizzi della preposizione a. Non serve questo a capire la frase “a mia volta”. Però era importante capire che la preposizione “a” serve per riferirsi a qualcosa o a qualcuno o a un luogo.

Notate che l’ultima frase che ho detto “a mia madre piace il gelato” contiene anche l’aggettivo possessivo “mia”.

Di chi è la madre? È mia. È mia madre.

Sto indicando mia madre, quindi è mia madre la protagonista. Posso ovviamente dire quindi “a mia madre” ma anche “a mio padre”, “ a mia sorella” eccetera.

Sto indicando una persona in questo caso.

Quindi vediamo cosa succede quando dopo la lettera “a” c’è l’aggettivo possessivo “mia” o “mio”.

Notate intanto che “a”, può anche diventare “al”: al mio gatto piace fare delle passeggiate, al mio posto, tu cosa avresti fatto? Al mio sguardo nessuna ragazza sa resistere! (magari!). In generale, se dite “a mio”, o “a mia” dovete poi aggiungere qualcosa che vi riguarda: mia madre, mio padre, mia sorella eccetera, al mio gatto, eccetera. Qualcosa che appartiene a me, qualcosa che è mio.

Invece, “a mia volta” cosa significa?

La parola “volta” non è una cosa, una persona o un animale che appartiene a me o a qualcun altro.

Infatti di solito quando uso la parola “volta” in italiano è per dire un numero: una volta, due volte, tre volte, eccetera. Si indica una circostanza, una occasione, un momento preciso, un tempo preciso.

Es: quest’estate sono andato al mare 10 volte, tu invece sei andata al mare solamente una volta.

“Volta” però si usa anche in altri modi.

Ad esempio se dico:

E’ andata sempre male, ma questa volta andrà meglio”, “sono andato sempre in montagna, ma questa volta andrò al mare” eccetera. “Volta” quindi dà l’idea di un cambiamento. Finora è andata così, stavolta (cioè questa volta) andrà diversamente.

Un altro modo per usare “volta” è dire ad esempio: “venite uno per volta, venite uno alla volta”, cioè prima venga una persona, poi un’altra persona, uno alla volta, uno dopo l’altro, non tutti insieme quindi. Posso dirlo a dei bambini ad esempio, per farli entrare uno alla volta in una stanza.

Ancora un altro significato: “una volta che hai deciso, poi non potrai più cambiare idea”. In questo caso “una volta che hai deciso” significa “quando hai deciso”, “quando avrai preso una decisione”, in quel momento, non potrai più cambiare idea. Una volta deciso ormai la decisione è presa.

La parola “volta” ha anche altri significati, e, lo avete capito, dipende molto dalle parole che stanno le vicino.

La frase “una volta” ad esempio si usa anche per indicare “tanto tempo fa”, e non solamente per indicare quante volte hai fatto qualcosa. Solitamente se si trova all’inizio della frase, “una volta” significa qualche tempo fa, alcuni anni fa, un numero imprecisato di anni fa.

Es: una volta, quando ero giovane, avevo i capelli rossi.

Una volta mi piaceva andare sulla barca a vela

Una volta amavo moltissimo stare a casa, ora preferisco viaggiare.

Quindi io dico “quando ero giovane”, quindi molto tempo fa, cioè “una volta”. È come dire “un tempo”, o “molti anni or sono”. Si dice anche tcosì.

Molte favole e racconti per bambini iniziano poi con una frase particolare: “c’era una volta”, che equivale all’inglese “one upon a time”. Molte favole iniziano così. In questo caso può significare “tanto tempo fa”, ma questa frase: “c’era una volta” si usa solitamente per indicare che stiamo raccontando una favola, una storia non vera, una cosa frutto della fantasia.

Ok, quindi la parola “volta” ha molti significati.

Ma quello che interessa a noi oggi è “a mia volta”.

Ed allora la frase “a mia volta”? Cosa significa?

La parola “volta” ha qui un altro significato, che è molto simile alla parola “anche”.

Proprio così: se davanti alla parola “volta” c’è “a mia” allora la frase ha un significato simile a “anche io”. A mia volta = anche io, cioè anch’io. Ma anch’io cosa?

Questa è la domanda da fare. Infatti “a mia volta” non è esattamente identico ad anch’io. Non è proprio così. C’è una sottile differenza, sottile, cioè piccola, ma molto importante.

Ad esempio ascoltate la frase.

Oggi vado al mare.

Tu puoi rispondere: “anch’io”.

Quindi tu dici: anch’io vado al mare. In teoria potresti dire: “anche io, a mia volta, vado al mare”.

Oppure puoi rispondere “io, a mia volta, ho deciso di andare in montagna”.

Nel primo caso ho detto “anche io a mia volta”, e nel secondo caso ho detto solamente “a mia volta”. Perché?

Il motivo è che a mia volta non significa esattamente anche io, e non posso, in generale, sostituirlo ad “anch’io”, ma posso, volendo aggiungerlo, come in questo caso: “anch’io, a mia volta, vado al mare”

Vai al mare? “Anche io, a mia volta, vado al mare”

Perché lo faccio? Perché aggiungo “a mia volta” in questa frase?

Lo aggiungo perché voglio creare un legame, un collegamento tra me e te. Tu vai al mare e ci vado anche io.

Voi mi direte: Ma non basta dire “anche io” per creare un legame?

Può bastare infatti, non è obbligatorio aggiungere “a mia volta” in questo caso. Ma qualche volta accade che la frase “a mia volta” si usa non per aggiungere un legame di uguaglianza: “io vado al mare ed anche io vado al mare, come te”.

Infatti nella seconda frase dico: “io, a mia volta, ho deciso di andare in montagna”.

A volte quindi si usa per aggiungere delle informazioni diverse, che riguardano un’altra persona ma stiamo parlando sempre dello stesso argomento. Quindi voglio creare un legame tra la prima frase e la seconda frase.

Facciamo un altro esempio:

Io e te avevamo un appuntamento oggi alle 12 ma poi non ci siamo più incontrati.

Infatti tu hai perso l’autobus e sei arrivato un po’ tardi. Io, a mia volta, ho avuto un problema e non sono potuto più andare all’appuntamento. Quindi io ti ho chiamato ed ho detto: scusami ma non posso venire più all’appuntamento!

Tu a tua volta mi rispondi: “tranquillo, nessun problema, perché anch’io, a mia volta, ho avuto un problema perché ho perso l’autobus”.

Oppure: io chiamo te per dire che non verrò più all’appuntamento e tu, a tua volta, chiami tua madre per dirle che andrai a casa sua.

Oppure: io ti chiamo e ti avviso che non verrò all’appuntamento, tu, a tua volta, mi dici che ti eri dimenticato.

Quindi a mia volta non significa necessariamente “anche io come te”, ma può anche significare “io invece”,“ oppure “per quanto mi riguarda”, “per quanto riguarda me”, oppure anche “da parte mia” o frasi di questo tipo. Quindi serve a creare un legame, che può essere anche un legame di diversità, non sempre di uguaglianza.

Facciamo altri esempi per capire meglio:

Ho appena litigato con la mia fidanzata e dopo un anno lei si arrabbia con me perché dice che non la guardo più come un tempo. Io, a mia volta, ritengo che anche lei sia cambiata molto in questi anni; anche lei, a sua volta, ha meno interesse per me oggi.

E’ simile ad “anche”, solo che “anche” si usa in tutti i casi; è molto generico, e serve sempre a creare un legame di uguaglianza, mentre “a mia volta” si usa di più nei dialoghi tra persone, per meglio spiegare le dinamiche sociali, le relazioni tra persone maggiormente e anche per creare un legame di diversità.

In teoria potete sempre usare “a mia volta” al posto di anche, infatti non si tratta di un grande errore, ma è improprio, non ha molto senso in questo modo.

“Io ti amo, e tu?“

“Anche io” è la risposta più corretta (anche per non litigare!).

Ma volendo potete rispondere:

“Anche io, a mia volta amo te”.

Questa frase non è scorretta di per sé, ma non è questo il motivo per cui è nata la frase “a mia volta”.

La parola “volta” ha un ruolo preciso: quello di aggiungere delle informazioni che riguardano me: “a mia volta”, oppure che riguardano te: “a tua volta”, o che riguardano lui: “a sua volta”, o noi: “a nostra volta”, o voi: “a vostra volta”, ed infine loro: “a loro volta”.

Quindi alla domanda “io ti amo e tu?” potete rispondere: “tu mi ami, ma io, a mia volta, amo un’altra ragazza”.

La frase tecnicamente è perfetta…. avete usato benissimo “a mia volta”. Peccato per la ragazza che ci resterà un po’ male però.

Le informazioni che si aggiungono quindi possono essere di qualsiasi tipo, non è detto che siano uguali.

Mi ami? Beh, anche io, a mia volta, credo di provare qualcosa per te, ma non sono sicuro sia amore.

Questo è più rassicurante per la ragazza.

Facciamo altri esempi con tutte le persone.

Una squadra di calcio, diciamo la Juventus, perde alcune partite, allora l’allenatore della squadra dice: “la colpa è di tutti. Anche dei giocatori quindi: ho parlato con la squadra, e ho detto loro che anche io è giusto che mi prenda a mia volta le responsabilità”.

Quindi i calciatori sono colpevoli, è colpa loro se perdono in campo ma anche l’allenatore, a sua volta, si prende le sue responsabilità.

Lo stesso allenatore potrebbe dire: il mio obiettivo principale è conoscere bene i calciatori e farmi a mia volta conoscere sempre più da loro. Quindi non solamente io devo conoscere loro, ma anche loro, a loro volta, devono conoscermi bene.

Secondo esempio: Trump ha deciso di essere l’uomo più potente del mondo. Il presidente della corea del nord, a sua volta, non vorrebbe essere da meno, non vorrebbe cioè apparire più debole del presidente Trump.

Terzo esempio: c’è un Incidente stradale. Un uomo e sua moglie vanno fuori strada. L’uomo rimane ferito ad una gamba, e la moglie, a sua volta, riporta delle lesioni al braccio sinistro.

Quarto esempio: è una buona cosa che i migranti arrivino in un paese europeo per lavorare? Questo è un bel tema da trattare. Infatti è vero che in Italia ad esempio ci sono molte persone anziane, quindi è difficile riuscire a pagare tutte le pensioni di anzianità agli anziani italiani. Gli stranieri che arrivano in Italia, quindi i migranti, molto giovani, lavorando possono aiutare l’Italia a pagare le pensioni agli anziani di oggi.

Ma tra 40 anni quando anche loro saranno anziani, sarà il momento a nostra volta di pagare le loro di pensioni.

Ultimo esempio: ci sono molte persone che picchiano i propri bambini nel mondo.

Le ragioni per cui queste persone violente oggi picchiano i loro bambini è dovuto anche al fatto che siano stati picchiati a loro volta dai loro genitori quando erano piccoli. Da piccoli, a loro volta, anche loro sono stati picchiati dai loro genitori.

Facciamo ora un piccolo esercizio di ripetizione. Ripetete dopo di me, senza pensare a nulla. Limitatevi ad ascoltare e ripetere, ascoltando la mia voce e cercando di fare la stessa cosa voi.

A mia volta

A tua volta

A sua volta

A nostra volta

A vostra volta

A loro volta

Bene amici, spero che abbiate capito il significato di questa frase di oggi, che vi consiglio di usare spesso perché è carina da ascoltare, elegante anche e dà bene l’idea che la lingua italiana la conosciate molte bene. Se avete ascoltato attentamente avrete sicuramente assimilato il concetto, io, a mia volta, spero di aver fatto il massimo nello spiegare bene il significato.

Un saluto a tutti i membri della famiglia di italianoSemplicemente.com e grazie ancora a tutti i donatori che aiutano in questo modo Italiano Semplicemente, che a sua volta vuole aiutare tutti gli stranieri ad imparare la lingua di Dante Alighieri.

Ciao.