Accadde il 26 luglio 1805: scuotere

Scuotere (scarica audio)

Trascrizione

Il terremoto del 26 luglio 1805 devastò il Molise centrale e l’area del Matese, provocando centinaia di morti e danni incalcolabili.

L’Italia è un paese sismico, e i terremoti scuotono il territorio da secoli, ma non solo: questi eventi scuotono anche le coscienze, le istituzioni, e spesso provocano cambiamenti sociali e culturali.

Scuotere” significa letteralmente agitare con forza, ma il suo uso figurato è molto diffuso in italiano:

Il terremoto ha scosso l’intera regione (uso fisico)

La notizia della sua morte ha scosso tutta la comunità (uso emotivo).

Questa esperienza mi ha scosso profondamente (uso psicologico).

Il discorso del presidente ha scosso il governo (uso metaforico-politico).
Viene dal latino excutĕre, composto da ex- (fuori) e quatĕre (battere, colpire).

Quindi “scuotere” significa colpire con forza da dentro o da fuori, come fa un terremoto, ma anche un trauma.

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Giovanni

Accadde il 25 luglio 1956: cedere il passo

Cedere il passo (scarica audio)

Trascrizione

Era la notte del 25 luglio 1956, nell’Atlantico, avvolto dalla nebbia.

Due navi gigantesche si stavano avvicinando: una era la Stockholm, battente bandiera svedese: significa semplicemente che la nave è registrata in Svezia e quindi sottoposta alle leggi e alla giurisdizione svedese. La nave, infatti, batte la bandiera del paese in cui è immatricolata.

L’altra era il fiore all’occhiello della navigazione italiana, l’elegante e maestosa Andrea Doria.

Nessuna delle due navi cedette il passo all’altra.

Il risultato? Una collisione tragica, che portò all’affondamento dell’Andrea Doria il giorno seguente.

Ed è proprio da questo evento che possiamo capire bene cosa significa “cedere il passo”.

L’espressione “cedere il passo” ha un significato letterale e uno figurato.

Letteralmente, vuol dire fermarsi o spostarsi per lasciare passare qualcun altro, proprio come si fa sulle strisce pedonali o su una strada a senso unico alternato.

In senso figurato, significa rinunciare a una posizione di vantaggio, arretrare, lasciare spazio a qualcun altro o a qualcos’altro, per prudenza, rispetto o necessità.

Torniamo a quella notte di nebbia.

Le due navi, secondo alcune ricostruzioni, avrebbero dovuto coordinarsi meglio per evitare la collisione.

Ma per vari motivi – tecnici, umani, forse anche culturali – nessuna delle due “cedette il passo”.

E quando si va dritti senza fermarsi mai, a volte si finisce per scontrarsi.

Nel traffico, molti incidenti accadono perché nessuno vuole cedere il passo.

Ma vediamo il senso figurato:

Quando arriva una nuova generazione, spesso quella precedente deve cedere il passo, anche se a malincuore.

Cedere il passo” non è sempre un segno di debolezza.

A volte è intelligenza, diplomazia, buon senso.

Capire quando è il momento di fermarsi, lasciare spazio, evitare lo scontro, è una forma di maturità – sia nella vita, sia tra le navi, sia nelle parole.

Ecco perché quell’espressione ci accompagna in molte situazioni quotidiane. Non solo in mare.

Dopo vent’anni di governo, il premier ha deciso di cedere il passo a una nuova generazione di leader.

In questo caso, figurato, significa fare un passo indietro per lasciare spazio ad altri.

Oppure:

Il fax ha ormai ceduto il passo all’email e ai servizi di messaggistica digitale.

Qui “cedere il passo” vuol dire essere superato, lasciare spazio a qualcosa di più moderno o efficace.

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Giovanni

Accadde il 24 luglio 1943: fardello

Il fardello (scarica audio)

Trascrizione

C’è una parola che non si usa tutti i giorni, ma che descrive alla perfezione certe situazioni pesanti, opprimenti, spesso insopportabili.

Questa parola è: fardello
Il termine viene dal francese antico fardel, che significa “carico“, e ancor prima dal germanico fard – viaggio, come a dire che è qualcosa che ci si porta dietro, sulle spalle, durante il cammino della vita.

Ma non è un semplice bagaglio: il fardello pesa, ci affatica, ci rallenta. È fisico, ma spesso anche psicologico, morale, emotivo.
Arriviamo alla notte del 24 luglio 1943.

In quella notte drammatica, al termine della famosa riunione del Gran Consiglio, Mussolini fu messo in minoranza dai suoi stessi gerarchi. L’Ordine del Giorno Grandi, approvato con 19 voti favorevoli, chiedeva il ritorno dei poteri al Re, segnando la fine del regime fascista.

Il fardello di vent’anni di dittatura, di una guerra disastrosa, di alleanze sbagliate e del malcontento crescente del popolo italiano, era diventato insostenibile anche per chi fino a poco prima aveva sostenuto il Duce. Era un peso troppo gravoso da sopportare ulteriormente.
Come chi si toglie uno zaino pesante dopo una lunga marcia.
Come chi si sente più leggero dopo un lungo inverno.

Il fardello della guerra era diventato insostenibile.

Dopo anni di paura, finalmente l’Italia si è liberata di quel fardello.

Si potrebbe dire questo, ad esempio, per la data del 25 aprile, festa della liberazione.

Il fardello, insomma, è qualcosa che ci portiamo dentro o addosso, che non si vede ma si sente. E liberarsene significa iniziare a respirare di nuovo, tornare a guardare avanti.

Una parola che per essere usata ha bisogno del giusto contesto, altrimenti sembrerà sempre esagerata. Ecco alcuni esempi appropriati:

Vivere con quel senso di colpa era un fardello troppo pesante da portare.

La solitudine può diventare un fardello, soprattutto con il passare degli anni.

Quel segreto, tenuto nascosto per anni, era un fardello che non riusciva più a sostenere.

Crescere cinque figli da sola non è stato facile: un fardello quotidiano, ma pieno d’amore.

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Accadde il 23 luglio 1946: fossilizzarsi

Fossilizzarsi (scarica audio)

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C’è un verbo italiano che si usa spesso per indicare chi resta fermo, immobile, incapace di cambiare. Questo verbo è fossilizzarsi.

Già la parola evoca un’immagine potente: quella del fossile. Un resto di qualcosa che un tempo era vivo, dinamico, ma che con il tempo è diventato pietra. Immutabile. Irrigidito.

Ebbene, proprio da lì viene il verbo fossilizzarsi: dal latino fossilis, cioè “che si estrae da sotto terra”, che a sua volta deriva da fodere, “scavare”.

I fossili, infatti, si trovano scavando sotto terra: sono ciò che rimane, pietrificato, di piante e animali vissuti milioni di anni fa.
In senso figurato, fossilizzarsi significa restare ancorati a idee, schemi, abitudini o metodi ormai superati.

Si dice ad esempio:
“Il professore si è fossilizzato su un solo metodo di insegnamento.”
“Non possiamo fossilizzarci su vecchie norme, il mondo cambia!”

E qui entra in scena un personaggio nato proprio il 23 luglio, anno 1946.

Edoardo Bennato. Chi è cresciuto negli anni ’80 lo ha visto… cantare, gridare, farsi beffe del potere.

Edoardo Bennato, noto per il suo spirito anticonformista, ha spesso criticato nelle sue canzoni proprio l’immobilismo della società, la burocrazia, la scuola, la politica, e in generale le regole imposte e mai messe in discussione. Questo rende l’idea del verbo fossilizzarsi.
Bennato ha mescolato rock, blues e musica popolare senza paura di rompere gli schemi.Ha continuato a produrre musica per decenni, senza mai diventare una “statua di sale” del passato. Non è certamente un fossile della musica lui, pur avendo ormai una certa età.

Nel linguaggio quotidiano, “fossilizzarsi” si può usare anche in modo più leggero:
– “Mia madre si è fossilizzata su quella marca di detersivo, non ne prova altri!”
“Ci siamo fossilizzati su quel ristorante… cambiamo ogni tanto!”

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Accadde il 22 luglio 1927: divisivo o controverso?

Divisivo vs controverso (scarica audio)

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22 luglio 1927: nasce l’Associazione Sportiva Roma, cioè la As Roma, squadra che da allora ha fatto battere milioni di cuori, compreso il mio e fatto litigare altrettante persone!

Ma attenzione, perché questo evento ci aiuta a capire bene la differenza tra due termini spesso usati come sinonimi: divisivo e controverso.

Un argomento è divisivo quando spacca l’opinione pubblica in due o più schieramenti, spesso opposti e agguerriti.

Esempio:

La nascita dell’AS Roma è stata un evento divisivo: alcuni tifosi (i romanisti) l’hanno accolta come una nuova religione, altri (tipo i tifosi laziali) l’hanno vista come il principio della fine.

Un tema divisivo crea fazioni, genera passione, e spesso… accende le discussioni!

Le tifoserie calcistiche, per esempio, sono tra i fenomeni più divisivi in assoluto: o sei con me, o sei contro di me!

Un argomento è invece controverso quando si presta a discussioni, critiche o interpretazioni differenti, anche senza spaccare il pubblico in due.

Esempio:

La decisione di unire più squadre romane per creare l’AS Roma fu considerata controversa: c’era chi la vedeva come un’ottima strategia per competere col Nord, altri come un tradimento della propria squadra d’origine.

Un tema controverso suscita dibattiti e polemiche, ma non necessariamente schiera le persone in campi opposti con la sciarpa al collo.
Quindi:

Divisivo = genera divisioni nette, tifo acceso, identità contrapposte.

Controverso = genera discussione, perplessità, pareri discordanti.

Es:

Lo smart working è divisivo.
Alcuni lo adorano: “Finalmente lavoro in pigiama!”

Altri lo detestano: “Mi sento isolato e lavoro il doppio!”

Lo smart working divide le opinioni: è quindi un tema divisivo.

Il panettone con l’uvetta è divisivo.
“Con l’uvetta è il vero panettone!” gridano i puristi.
“Via l’uvetta, solo gocce di cioccolato!” ribattono i golosi alternativi.

Argomento decisamente divisivo.
L’arte contemporanea è spesso controversa.

Una banana attaccata al muro con lo scotch viene venduta per 100.000 euro. Alcuni gridano al genio, altri al bluff.

Nessuna tifoseria, ma tanti pareri discordanti:

L’intelligenza artificiale in classe Un tema controverso.

C’è chi dice: “Aiuta a imparare meglio.”

Altri: “Rovina il senso dello studio.”

Non c’è una divisione netta, ma un dibattito aperto: un tema controverso.

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