La bandiera – IL LINGUAGGIO DEL CALCIO (EP. 12)

La bandiera (scarica audio)

Indice episodi del linguaggio del calcio

Giovanni: benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Oggi parliamo della bandiera.

Tutti probabilmente conoscete la bandiera dell’Italia, che è di colore bianco rosso verde. Ogni squadra, nazionale o di club, ha una propria bandiera.

Ma poche squadre hanno un altro tipo di bandiera.

Parliamo di un calciatore simbolo di quella squadra: un “calciatore bandiera” .

Una calciatore bandiera, o semplicemente una bandiera, nel mondo del calcio è un calciatore che rappresenta simbolicamente l’identità di una squadra. Può essere il portiere, un difensore, un centrocampista o un attaccante.

Non solo nel calcio, tra l’altro, esistono le bandiere, ma in generale nello sport.

Generalmente si tratta di un atleta di grande carisma e personalità, che si distingue per il suo attaccamento al club e per la dedizione alla maglia.

Per attaccamento s’intende l’amore per la squadra e per la città. La dedizione invece rappresenta l’impegno continuo nel sostenere un obiettivo, e in questo caso quindi l’impegno nel sostenere la squadra, il dedicarsi completamente alla squadra.

In questo contesto, un calciatore può essere definito una bandiera quando ha giocato per molti anni nella stessa squadra, mostrando continuità e fedeltà.

Esistono diverse bandiere in ogni squadra di calcio, e talvolta più giocatori sono considerati bandiere della stessa squadra, ognuno per ragioni diverse.

Un esempio è l’FC Barcelona, che ha avuto al suo interno diverse bandiere, come Puyol, Iniesta o Xavi.

Altri esempi famosi di bandiere nel calcio, tra le tante, sono:

Paolo Maldini del Milan
Francesco Totti della Roma
Steven Gerrard del Liverpool
Ryan Giggs del Manchester United
Lionel Messi del Barcellona

Perché un atleta di questo tipo si chiama proprio bandiera? Perché questo nome?

Perché in qualche modo rappresenta la squadra, ne è il simbolo, proprio come la bandiera che sventola è che riporta i colori e il simbolo della squadra.

Anche al di fuori dello sport comunque si usa il termine bandiera per indicare simbolicamente qualcosa.

Esiste infatti l’espressione “fare una bandiera” di qualcosa, oppure fare di qualcosa una bandiera.

Significa mostrare un grande attaccamento ad una causa, un’idea, un’istituzione, facendone il proprio simbolo o, appunto, la propria bandiera.

Quindi se da una parte un calciatore che ha giocato per molti anni nella stessa squadra diventa una “bandiera” del club, dall’altra si può dire che un tifoso che segue la propria squadra del cuore, ovunque essa giochi, fa della squadra stessa la propria “bandiera”.

È la squadra che diventa la bandiera del tifoso, perché la squadra lo rappresenta.

Fuori dello sport posso dire che un uomo politico ha fatto della lotta alle discriminazioni la propria bandiera.

Significa che questa persona si è impegnata fortemente nella lotta contro le discriminazioni, facendone il proprio simbolo di lotta. Ha mostrato dedizione e attaccamento a questa causa.

Un’azienda ha fatto una bandiera dell’ecosostenibilità, oppure ha fatto dell’ecosostenibilità una (sua) bandiera, o la propria bandiera.

Si può dire in modi diversi.

Significa che l’azienda si è impegnata a ridurre l’impatto ambientale delle sue attività, facendo dell’ecosostenibilità un valore cardine della sua strategia.

Se una persona “Ha fatto una bandiera della giustizia sociale”: significa che una persona si è battuta con grande passione per un mondo più giusto e solidale, facendo della giustizia sociale il proprio punto di riferimento, la propria bandiera, il proprio simbolo.

Ognuno di noi potrebbe avere una propria bandiera o fare di questa cosa la propria bandiera.

Io ho fatto della coerenza la mia bandiera.

Mia madre ha fatto dell’onestà la sua bandiera.

Se faccio di qualcosa la mia bandiera, parlo di qualcosa che mi caratterizza, che mi identifica, ma di cui vado anche orgoglioso.

Essere orgogliosi di qualcosa, o andare orgogliosi di qualcosa (si può dire in entrambi i modi) è molto importante, altrimenti non è possibile parlare di “bandiera”, a meno che non si stia parlando male di qualcuno, tipo:

I miei avversari hanno fatto della disonestà la loro bandiera.

Apriamo una breve parentesi grammaticale (sapete bene che italiano semplicemente non ha fatto della grammatica la propria bandiera): avrete notato sicuramente questo uso particolare della preposizione di:

Fare di qualcosa la propria bandiera

“Fare di qualcosa” ha il senso di trasformare qualcosa in qualcos’altro, o usare qualcosa in qualche modo, farne un uso specifico. Pensate alla frase:

Che ne hai fatto del mio regalo di compleanno?

Cosa ne farai del libro che ti ho regalato?

Cioè: che ne farai? Che uso ne farai? Lo leggerai, lo metterai in una libreria, lo regalerai o lo butterai via?

Notiamo anche l’espressione:

Fare di tutta l’erba un fascio

A parte il senso figurato di questa espressione, ha esattamente la stessa costruzione di:

Fare di un ideale la propria bandiera

Fare di un calciatore la bandiera di una squadra

Fare di una squadra la bandiera dei tifosi

Chiaramente il verbo “fare” trasmette il senso di un’azione, quindi c’è sempre qualcuno che la compie:

Fai di me ciò che vuoi!

Quindi ciò che segue a “di” è ciò che viene trasformato o adottato o utilizzato.

Un ultimo esempio per chiudere la parentesi su questo episodio:

La squadra della Roma ha fatto polpette del suo avversario

Cosa è stato “trasformato” in polpette? L’avversario della Roma.

Cosa ne ha fatto la Roma del suo avversario? Ne ha fatto polpette!

Quest’ultimo esempio è un’espressione che si usa talvolta nello sport: fare polpette di un avversario significa distruggerlo, batterlo senza alcuno sforzo. L’avversario che si trasforma o si rappresenta come una “polpetta” per essere mangiato in un solo boccone!

Con questo è tutto per oggi. Fate di questo episodio ciò che volete.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.

– – – –

Sai che puoi ascoltare gli episodi anche su Spotify? Puoi abbonarti se vuoi e avrai accesso a tutti gli episodi pubblicati!

L’allenatore – il linguaggio del calcio (episodio 11)

L’allenatore

Indice episodi del linguaggio del calcio

l'allenatoreDescrizione

In questo episodio parliamo dell’allenatore nel gioco del calcio.

In particolare descriviamo tutti i modi per indicare l’allenatore, le espressioni e le locuzioni che si usano nel corso di una telecronaca, radiocronaca e negli articoli di giornale.

  • Parliamo in particolare di:
  • panchinari
  • gestire la squadra
  • spedire in tribuna un calciatore
  • Avere la panchina corta o lunga
  • Perdere la panchina
  • Il verbo esonerare
  • Allontanare da un incarico
  • Allontanare dalla panchina
  • Le scelte della panchina
  • Scelta tecnica
Gli episodi successivi al n. 10 di questa rubrica sono disponibili per i soli membri dell’associazione.

ENTRA NELL’ASSOCIAZIONELOGIN

Doppietta, tripletta, quaterna e cinquina (episodio 10)

Doppietta, tripletta, quaterna e cinquina – il linguaggio del calcio (scarica audio)

Indice episodi del linguaggio del calcio

Trascrizione

la tripletta., la doppietta, la quaterna e la cinquina

Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Qual è l’obiettivo nel gioco del calcio? Ovviamente è vincere, ma cosa bisogna fare per vincere?

Bisogna realizzare un numero di gol maggiore dell’avversario.

A proposito di fare un gol, in una singola partita un calciatore può anche fare più di un gol. In questi casi si usano i termini che danno il titolo all’episodio di oggi.

Fare una doppietta significa segnare due gol in una sola partita, una tripletta significa segnare tre gol, una quaterna (o poker) sono quattro gol e una cinquina sono cinque gol.

Questi termini si usano anche in altri sport, come ad esempio il calcio a 5 (anche detto calcetto), l’hockey su ghiaccio e il rugby.Curiosamente la quaterna e la cinquina si usano anche nel gioco della tombola e nel lotto. Nel gioco del lotto, si tratta di una combinazione di quattro o cinque numeri tra l’1 e il 90 giocati o estratti su una ruota; nel gioco della tombola, l’estrazione di quattro o cinque numeri della stessa fila orizzontale della cartella. Ovviamente il termine poker viene dal gioco delle carte omonimo.

Le doppiette nel gioco del calcio sono abbastanza frequenti, un po’ meno le triplette e abbastanza rare sia le quaterne (o poker) e ancora di più le cinquine.

Se andiamo sui sei gol in una sola partita non c’è un termine apposito (si potrebbe parlare di “sestina” ma non si usa in realtà). Non esiste un termine in questo caso anche perché sei gol in una sola partita sono stati segnati veramente poche volte. Ricordo Luis Suarez nel 2009 ad esempio.

Riguardo ai diversi modi per indicare l’azione di fare uno o più gol, in parte ne abbiamo già parlato, ma visto che ci sono li elenco tutti:

Fare una doppietta (o tripletta ecc)

Realizzare una tripletta

Mettere a segno una quaterna

Depositare in rete” è particolare perché si può usare solo per indicare un singolo gol.

es: L’attaccante riceve la palla e deposita in rete!

Lo stesso vale per il verbo “insaccare” (che sta per “mettere nel sacco”) che è proprio come “fare un gol” o mettere/depositare la palla in rete

es: il giocatore salta di testa e insacca!

Un altro verbo interessante è “infilare“.

es:

Il numero 10 supera due avversari e infila il portiere in uscita!

Il centrocampista infila la porta con un gran tiro da fuori area!

Infilare” infatti sta per introdurre qualcosa in una cavità, in un buco, quindi “far entrare”.

Si può infilare una chiave nella toppa della serratura (per aprire una porta) ma si può anche trafiggere un avversario, un nemico con un’arma da punta: infilare l’avversario con la spada”.

Ecco perché si può anche infilare il portiere (l’avversario) e non solamente la porta avversaria (che è “la cavità”)

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.
Sai che puoi ascoltare gli episodi anche su Spotify? Puoi abbonarti se vuoi e avrai accesso a tutti gli episodi pubblicati!

Gli attaccanti e l’attacco – il linguaggio del calcio (episodio 9)

Gli attaccanti e l’attacco (scarica audio)

Indice episodi

Trascrizione

gli attaccanti e l'attaccoBentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Oggi tocca agli attaccanti. Gli attaccanti giocano in attacco. Gli attaccanti, nel gioco del calcio, sono i giocatori che si occupano principalmente di segnare gol. Ha il compito di offendere, come abbiamo visto anche nel passato episodio (senza dire parolacce però altrimenti verrà ammonito o espulso dall’arbitro).
Esistono diversi tipi di attaccanti, tra cui:
Punta centrale o attaccante centrale o centravanti o “nove”: è l’attaccante più avanzato della squadra, solitamente alto e forte fisicamente, che ha il compito di agire come punto di riferimento per i suoi compagni di squadra e di segnare gol. Si chiama “punta” perché è l’ultimo calciatore, quello più avanzato, proprio come la punta di una matita si trova alla fine, nella parte finale della matita. Spesso il centravanti gioca di schiena  alla porta avversaria (nel senso che dà le spalle alla porta avversaria, cioè guarda verso la propria porta) perché prende palla dai compagni e tiene il controllo della palla tenendo occupati i difensori avversari.
Attaccanti esterni o di fascia: sono attaccanti veloci che giocano sulle fasce laterali del campo, quindi al lato destro o al lato sinistro, non al centro come la punta centrale. Gli attaccanti esterni coadiuvando (verbo coadiuvare, molto usato nel mondo del calcio: cioè aiutano, sono di ausilio, si affiancano alla punta centrale, collaborano con gli altri calciatori) l’azione di gioco della squadra e creando opportunità per segnare gol.
Seconda punta o “trequartista”: Ne abbiamo già parlato nell’episodio dedicato al centrocampo. In effetti può essere considerato anche un centrocampista avanzato, ma anche un attaccante che gioca alle spalle del centravanti. Solitamente è un calciatore abile tecnicamente e capace di realizzare assist (passaggi smarcanti) per i compagni oltre che di segnare gol.Tra le espressioni e i verbi tipici dell’azione degli attaccanti possiamo trovare:
Realizzare un gol: significa segnare un gol, realizzare una marcatura. Ricordate che abbiamo già parlato della “marcatura”, nell’episodio dedicato al verbo “smarcare“, nella rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. In quel caso però parlavamo di un tipo diverso di marcatura. Nel calcio esiste infatti il verbo marcare e anche il verbo smarcare. Marcare è tipico dei difensori, che, marcando un giocatore avversario, lo controllano da vicino e stanno attenti che non sia pericoloso. Esiste infatti la “marcatura a uomo” ma anche la “marcatura a zona“, dove i difensori non vanno a marcare un avversario ovunque si trovi ma si occupano di controllare una zona del campo. Smarcare invece significa liberare un compagno di squadra dal suo marcatore, e questa operazione si realizza attraverso un assist, cioè passando la palla al compagno libero dalla marcatura. Smarcarsi è comunque un’operazione che un calciatore fa anche da solo, allontanandosi velocemente dal suo “controllore”, cioè dal calciatore avversario che si occupa della sua marcatura.

Dicevo però che il termine “marcatura” è anche un sinonimo di “gol” e nello sport, più in generale, una marcatura è un punto, quindi realizzare una marcatura sta per segnare un gol o fare un punto. Quando un calciatore fa un gol pertanto possiamo dire che realizza un gol, che realizza una marcatura e possiamo anche dire che quel calciatore è l’autore della marcatura.

Pallone in profondità: un’espressine interessante usata per indicare un passaggio profondo nella metà campo avversaria,
solitamente fatto con l’intento di liberare (cioè smarcare) un attaccante che si avvicina alla porta avversaria.

Sfruttare la velocità è anche questa un’espressione molto usata per indicare la capacità di un attaccante di correre più
veloce dei suoi avversari.

Deviare il pallone: si utilizza questa espressione quando un calciatore, toccando la palla, modifica la direzione del pallone che era diretto in altra direzione. Si tratta di un tiro realizzato da un altro compagno di squadra o comunque di un tocco sottile. Ovviamente le deviazioni in era di rigore sono sempre molto pericolose e tra l’altro possono anche essere fatte da un difensore, che involontariamente o volontariamente devia la palla, che potrebbe finire il gol (si tratta di autogol) oppure potrebbe finire fuori (si intende fuori del campo). La deviazione potrebbe avvenire anche con una mano e allora l’arbitro fischia un calcio di punizione o un calcio di rigore.
Tirare in porta è l’espressione che probabilmente tutti conoscono e indica il tentativo di segnare un gol, attraverso un tiro diretto verso la porta avversaria.

Esiste anche un’altra tipologia di attaccante, chiamato “falso nove” anche detto “falso nueve” perché ha origini spagnole. Il nove indica il numero di maglia del calciatore. Il numero 9 come si è detto prima normalmente è quello della maglia dell’attaccante centrale, o punta centrale, Il falso nove è un ruolo relativamente moderno nel calcio. Agisce come falso attaccante centrale perché in realtà si muove liberamente su tutto il campo: si “abbassa” (come si suol dire) verso la metà campo per raccogliere il pallone e costruire gioco. Spesso il falso nueve gioca in una squadra che usa lo schema del 4-3-3 o del 4-4-2, dove il centravanti tradizionale è sostituito dal falso nove. Il nove vero e proprio invece resta sempre in avanti. Il ruolo del falso nove confonde la squadra avversaria che non trova l’attaccante sempre nella stessa zona e pertanto è difficile marcarlo.

falso nueveMessi nel Barcellona, Totti con la Roma, Firmino col Liverpool. Anche Fabregas ha giocato come falso nove a volte. Si tratta di calciatori molto versatili e intelligenti calcisticamente. Hanno grosse capacità tecniche e sono molto abili nei passaggi ai compagni di squadra. Col falso nueve in campo ciò che conta è che si liberino degli spazi: la porzione di campo solitamente occupata dal centravanti viene in realtà lasciata libera, cosicché essa possa essere attaccata o occupata da giocatori diversi di volta in volta.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.

Sai che puoi ascoltare gli episodi anche su Spotify? Puoi abbonarti se vuoi e avrai accesso a tutti gli episodi pubblicati!

I centrocampisti e il centrocampo – il linguaggio del calcio (episodio 8)

I centrocampisti e il centrocampo (scarica audio)

Indice episodi

Trascrizione

il centrocampista

Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Dopo aver parlato della difesa e dei difensori, oggi parliamo del centrocampo e dei centrocampisti.

Lo dice la parola: il centrocampista gioca al centro del campo, o quantomeno nella zona centrale del campo di calcio.

Nel gioco del calcio, il centrocampo è la zona del campo situata tra la linea difensiva e la linea offensiva. I giocatori che occupano questa zona sono chiamati appunto “centrocampisti“.

Il ruolo principale dei centrocampisti è quello di creare, organizzare e dirigere le azioni della squadra, sia in fase difensiva che offensiva.

La fase “offensiva” serve ad “offendere” ma qui il verbo offendere non si riferisce agli “insulti verbali” come avviene solitamente al di fuori del linguaggio del calcio, ma all’azione di attaccare. Offendere è l’opposto di difendere nel gioco del calcio, quindi proprio come attaccare. La fase di attacco è pertanto la fase offensiva.

La fase offensiva nel calcio si riferisce al momento in cui la squadra ha il possesso del pallone e cerca di attaccare l’area avversaria al fine di segnare un gol. Durante la fase offensiva, i giocatori della squadra che ha il possesso della palla cercano di creare spazi, combinare tra loro e avanzare verso la porta avversaria attraverso passaggi, dribbling e movimenti coordinati.

Nella fase offensiva, i centrocampisti e gli attaccanti hanno un ruolo fondamentale, poiché sono quelli che cercano di creare le occasioni da gol per la squadra. Inoltre, anche i difensori possono partecipare alla fase offensiva, soprattutto in situazioni di calcio d’angolo o di punizione, quando si muovono in avanti per cercare di segnare di testa o di piede.

È importante notare che la fase offensiva non si limita solo al momento in cui la squadra ha il possesso del pallone, ma può anche includere situazioni in cui la squadra cerca di recuperare il possesso del pallone il più velocemente possibile per poi passare alla fase offensiva. Questo approccio è noto come “pressione alta” ed è utilizzato da molte squadre moderne per interrompere il gioco degli avversari e creare occasioni da gol rapidamente.

Dunque, tornando ai centrocampisti, essi sono responsabili di tenere il possesso del pallone e di creare opportunità di gol per gli attaccanti.

Rispetto ai difensori, i centrocampisti hanno maggior libertà di movimento e sono più coinvolti nell’azione offensiva. Rispetto agli attaccanti, invece, i centrocampisti hanno maggiori responsabilità difensive e sono spesso coinvolti nella creazione delle azioni offensive.

Esistono diversi tipi di centrocampisti, ognuno dei quali ha un ruolo specifico all’interno della squadra. Ecco i principali:

  • Regista difensivo: è il centrocampista che agisce come “mediano” davanti alla difesa. Il suo compito principale è di distribuire la palla con precisione ai compagni di squadra. Deve dirigere il gioco. E’ un giocatore di calcio che gioca a centrocampo, davanti alla difesa. Deve proteggere la difesa e di contrastare gli attacchi avversari. Viene spesso chiamato anche “centrocampista difensivo” .
  • Ala: è il centrocampista che gioca come esterno d’attacco. A destra o a sinistra. Il suo compito principale è di creare occasioni da gol attraverso cross e dribbling. Il ruolo dell’ala a centrocampo nel calcio moderno è spesso caratterizzato da un gioco dinamico e veloce, con la creazione di occasioni da gol e assist per gli attaccanti. Vediamo dopo qualche verbo e termine che descrivono il gioco dell’ala e dei Centrocampisti. In generale, l’ala a centrocampo è un giocatore che deve essere in grado di creare scompiglio (cioè problemi) nella difesa avversaria, utilizzando la sua velocità, agilità e tecnica per creare occasioni da gol e assist per i compagni di squadra.
  • Mezzala: è il centrocampista che gioca sulle fasce laterali del campo. La parola “mezzala” deriva dal termine italiano “mezza ala”, che indica un giocatore di calcio che gioca a centrocampo, ma che tende a spostarsi sulle fasce laterali del campo. Il ruolo della mezzala è stato sviluppato in Italia a metà del XX secolo, durante la cosiddetta “scuola italiana” di calcio, e da allora è stato utilizzato da molte squadre italiane e internazionali. Inoltre, la mezzala ha un ruolo più completo rispetto all’ala, poiché deve essere in grado di coprire anche la zona centrale del campo e di partecipare alla fase difensiva, supportando i compagni di squadra nella fase di ripiegamento. In generale, il ruolo della mezzala richiede una grande abilità nel gioco di passaggio, una buona capacità di lettura del gioco e una grande resistenza fisica, poiché il giocatore deve essere in grado di coprire lunghe distanze sul campo.
  • Centrocampista box-to-box (voce di André dal Brasile): è il centrocampista che copre tutta la larghezza del campo. Il suo compito principale è di svolgere sia compiti difensivi che offensivi. era proprio così che giocavo io quando ero più giovane e sognavo di diventare un calciatore profissionista!
  • Trequartista: è il centrocampista che gioca dietro alle punte. Il suo compito principale è di creare occasioni da gol per i compagni di squadra. Oggi questo è un ruolo che sta sempre più scomparendo.Negli ultimi anni, si è verificata infatti una tendenza in molti schemi di gioco del calcio moderno che prevede l’eliminazione del ruolo del trequartista, o almeno la sua diminuzione di importanza.Il ruolo del trequartista, o fantasista, è tradizionalmente stato quello di occupare una posizione avanzata nel centrocampo e di essere il responsabile della creazione delle occasioni da gol per la squadra. Tuttavia, la crescente importanza del gioco di pressing, della tattica e della velocità, ha portato molte squadre ad adottare uno schema di gioco più dinamico e flessibile, dove il ruolo del trequartista è stato spesso sostituito o integrato da altri giocatori.
    Ad esempio, molte squadre utilizzano una formazione con tre centrocampisti, dove uno dei tre è incaricato di svolgere il ruolo di regista, mentre gli altri due si muovono in modo più dinamico e flessibile, creando spazio e supportando gli attaccanti. In questo caso, il ruolo del trequartista viene quindi svolto da più giocatori, invece di essere concentrato su un solo giocatore.
    In generale, si può dire che il ruolo del trequartista non è completamente scomparso, ma sta subendo un cambiamento a causa dell’evoluzione del calcio moderno. Molte squadre ancora utilizzano un fantasista, ma spesso in combinazione con altri ruoli, come centrocampista offensivo o attaccante “seconda punta“, per creare una maggiore flessibilità e fluidità nello schema di gioco.
    Vediamo qualche termine, come dicevo:

    1. Incursione: l’ala a centrocampo può utilizzare la sua velocità e la sua capacità di dribbling per avanzare rapidamente lungo il lato del campo e creare occasioni da gol.
    2. Cross: l’ala a centrocampo può inviare cross precisi in area avversaria per i compagni di squadra che si trovano in posizione di segnare.Nel calcio, il termine “cross” si riferisce a un passaggio effettuato da un giocatore lungo il lato del campo verso l’area avversaria. Il cross viene effettuato solitamente da un giocatore posizionato sulla fascia laterale, lontano dalla porta avversaria.L’obiettivo del cross è quello di inviare la palla in area avversaria, dove i compagni di squadra possono cercare di segnare un gol, soprattutto grazie ad una precisa “incornata” (colpo di testa) o ad una deviazione di testa.
      Il cross è uno dei movimenti più comuni nel calcio moderno, ed è spesso utilizzato dalle squadre che cercano di sfruttare la velocità e la potenza dei propri attaccanti, i quali possono approfittare di un buon cross per segnare un gol o creare un’occasione da gol.
  • Velocità: l’ala a centrocampo è spesso un giocatore veloce, capace di superare gli avversari con rapide accelerazioni.
  • Agilità: l’ala a centrocampo deve essere in grado di dribblare con agilità, facendo rapidi cambi di direzione per superare gli avversari.
  • Assist: l’ala a centrocampo può fornire assist precisi ai compagni di squadra, aprendo le linee di difesa avversarie con passaggi intelligenti.
  • Tiro: l’ala a centrocampo può essere anche un buon finalizzatore, capace di segnare gol da lontano o di avvicinarsi alla porta avversaria per concludere.
  • Attacco alla profondità: l’ala a centrocampo può muoversi rapidamente lungo la fascia per creare spazi e attaccare “la profondità” della difesa avversaria. Vediamo meglio. L’attacco alla profondità è una tattica offensiva utilizzata nel calcio per cercare di penetrare la difesa avversaria sfruttando la velocità e la rapidità dei propri attaccanti. In questo tipo di attacco, i giocatori cercano di superare la linea difensiva avversaria con rapidi movimenti in profondità, cioè correndo verso la porta avversaria cercando di ricevere un passaggio filtrante. L’obiettivo dell’attacco alla profondità è di creare situazioni di superiorità numerica in avanti, cercando di mettere in difficoltà la difesa avversaria e di creare occasioni da gol. Solitamente, l’attacco alla profondità viene utilizzato quando la squadra avversaria schiera una linea difensiva alta, con i difensori posizionati in avanti rispetto alla propria area di rigore. Per effettuare un attacco in profondità, la squadra in attacco deve avere giocatori veloci e rapidi, capaci di superare gli avversari con rapidi scatti in avanti. Inoltre, è importante che i giocatori in attacco siano in grado di effettuare “passaggi filtranti” precisi e ben calibrati, in modo da permettere ai compagni di squadra di ricevere la palla in posizione favorevole per segnare un gol.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.