Lo sfottò – IL LINGUAGGIO DEL CALCIO (EP. 13)

Lo sfottò (scarica audio)

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Giovanni: benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Oggi parliamo dello sfottò. Sfottò si scrive con l’accento sull’ultima lettera. Chiaramente deriva dal verbo sfottere che significa “prendere in giro“.

Si usa spesso parlando di calcio, in quanto, essendo uno sport, vede contrapposte due tifoserie, e le tifoserie amano prendersi in giro, amano sfottersi.

Ogni tifoseria desidera che la propria squadra vinca e quando una squadra vince, i sostenitori (i tifosi) di questa squadra possono sfottere quelli della squadra perdente.

Lo sfottò è quindi un termine analogo allo scherzo.

Non si usa solo parlando di calcio, ma più in generale viene utilizzato per descrivere un tipo di scherzo o burla che ha un tono leggermente beffardo o sarcastico.

È una forma di umorismo che sta per “prendere in giro” o deridere in modo amichevole qualcuno.

Lo sfottò è spesso usato anche tra amici o compagni di lavoro per scherzare, quindi in un contesto amichevole ma senza intenzioni offensive.

Questa è la caratteristica più importante dello sfottò.

L’obiettivo non è umiliare ma ridere, scherzare.

Può anche riguardare caratteristiche personali, azioni o situazioni divertenti, ma è importante mantenere un tono leggero e giocoso per evitare di ferire i sentimenti delle persone coinvolte.

Ecco alcuni esempi concreti di sfottò, nel calcio e fuori del calcio:

1. Supponiamo che uno dei tuoi colleghi di lavoro abbia la tendenza a dimenticare appuntamenti o scadenze importanti. Potresti fare uno sfottò simpatico dicendogli: “Ecco il nostro campione del mondo della dimenticanza! Mi sa che un promemoria appiccicato sulla fronte potrebbe aiutarti!”

2. La tua squadra del cuore (la Roma) ha vinto il derby e il tuo amico che è un tifoso della Lazio è affranto. La sconfitta per 6-0 lo ha distrutto. Come sfottò potresti dirgli: come è andato il derby? Se non ti bastano le dita di una mano, posso prestarti un dito per mostrarmi il risultato!

4. I tifosi della Juventus, dopo aver perso una partita contro il Torino, sono talmente arrabbiati che non hanno digerito gli sfottò dei tifosi del Torino.

Ricorda sempre che l’obiettivo dello sfottò è quello di creare un ambiente divertente e amichevole, quindi assicurati sempre di avere un rapporto di confidenza con la persona coinvolta e di valutare il contesto appropriato per evitare di risultare offensivi.

Vi può aiutare conoscere alcuni sinonimi di “sfottò“:

1. Beffa
2. Scherno
3. Derisione
4. Ironia
5. Presa in giro
6. Scherzo beffardo
7. Sarcasmo
8. Canzonatura
9. Burla

Tutti questi termini sono in qualche modo correlati al concetto di sfottò, ma possono variare leggermente nell’uso e nell’intensità.

La derisione, ad esempio, ha un senso simile a “sfottò“, ma può avere una connotazione leggermente più negativa.

Deridere e sfottere non sono esattamente la stessa cosa.

Mentre lo sfottò può essere inteso come un’ironica presa in giro amichevole, la derisione tende ad essere più aperta e spietata, con l’intenzione di umiliare o sminuire qualcuno o qualcosa.

La derisione implica un atteggiamento di scherno o disprezzo nei confronti dell’oggetto della burla, ed è spesso considerata più offensiva rispetto allo sfottò.

Mentre lo sfottò può essere scambiato tra amici o colleghi in modo amichevole, la derisione può essere vista come un’azione cattiva o intenzionalmente offensiva.

Nel calcio non è proprio il caso di deridere l’avversario, e ad esempio un calciatore che deride un calciatore avversario può anche essere ammonito dall’arbitro. La derisione nel calcio è un atteggiamento antisportivo.

Pertanto, sebbene “derisione” possa essere considerato un sinonimo di “sfottò” nel senso generale, è importante notare la sottile (neanche tanto sottile in fondo) differenza nel tono e soprattutto nell’intenzione tra i due termini.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.

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La bandiera – IL LINGUAGGIO DEL CALCIO (EP. 12)

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Giovanni: benvenuti nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Oggi parliamo della bandiera.

Tutti probabilmente conoscete la bandiera dell’Italia, che è di colore bianco rosso verde. Ogni squadra, nazionale o di club, ha una propria bandiera.

Ma poche squadre hanno un altro tipo di bandiera.

Parliamo di un calciatore simbolo di quella squadra: un “calciatore bandiera” .

Una calciatore bandiera, o semplicemente una bandiera, nel mondo del calcio è un calciatore che rappresenta simbolicamente l’identità di una squadra. Può essere il portiere, un difensore, un centrocampista o un attaccante.

Non solo nel calcio, tra l’altro, esistono le bandiere, ma in generale nello sport.

Generalmente si tratta di un atleta di grande carisma e personalità, che si distingue per il suo attaccamento al club e per la dedizione alla maglia.

Per attaccamento s’intende l’amore per la squadra e per la città. La dedizione invece rappresenta l’impegno continuo nel sostenere un obiettivo, e in questo caso quindi l’impegno nel sostenere la squadra, il dedicarsi completamente alla squadra.

In questo contesto, un calciatore può essere definito una bandiera quando ha giocato per molti anni nella stessa squadra, mostrando continuità e fedeltà.

Esistono diverse bandiere in ogni squadra di calcio, e talvolta più giocatori sono considerati bandiere della stessa squadra, ognuno per ragioni diverse.

Un esempio è l’FC Barcelona, che ha avuto al suo interno diverse bandiere, come Puyol, Iniesta o Xavi.

Altri esempi famosi di bandiere nel calcio, tra le tante, sono:

Paolo Maldini del Milan
Francesco Totti della Roma
Steven Gerrard del Liverpool
Ryan Giggs del Manchester United
Lionel Messi del Barcellona

Perché un atleta di questo tipo si chiama proprio bandiera? Perché questo nome?

Perché in qualche modo rappresenta la squadra, ne è il simbolo, proprio come la bandiera che sventola è che riporta i colori e il simbolo della squadra.

Anche al di fuori dello sport comunque si usa il termine bandiera per indicare simbolicamente qualcosa.

Esiste infatti l’espressione “fare una bandiera” di qualcosa, oppure fare di qualcosa una bandiera.

Significa mostrare un grande attaccamento ad una causa, un’idea, un’istituzione, facendone il proprio simbolo o, appunto, la propria bandiera.

Quindi se da una parte un calciatore che ha giocato per molti anni nella stessa squadra diventa una “bandiera” del club, dall’altra si può dire che un tifoso che segue la propria squadra del cuore, ovunque essa giochi, fa della squadra stessa la propria “bandiera”.

È la squadra che diventa la bandiera del tifoso, perché la squadra lo rappresenta.

Fuori dello sport posso dire che un uomo politico ha fatto della lotta alle discriminazioni la propria bandiera.

Significa che questa persona si è impegnata fortemente nella lotta contro le discriminazioni, facendone il proprio simbolo di lotta. Ha mostrato dedizione e attaccamento a questa causa.

Un’azienda ha fatto una bandiera dell’ecosostenibilità, oppure ha fatto dell’ecosostenibilità una (sua) bandiera, o la propria bandiera.

Si può dire in modi diversi.

Significa che l’azienda si è impegnata a ridurre l’impatto ambientale delle sue attività, facendo dell’ecosostenibilità un valore cardine della sua strategia.

Se una persona “Ha fatto una bandiera della giustizia sociale”: significa che una persona si è battuta con grande passione per un mondo più giusto e solidale, facendo della giustizia sociale il proprio punto di riferimento, la propria bandiera, il proprio simbolo.

Ognuno di noi potrebbe avere una propria bandiera o fare di questa cosa la propria bandiera.

Io ho fatto della coerenza la mia bandiera.

Mia madre ha fatto dell’onestà la sua bandiera.

Se faccio di qualcosa la mia bandiera, parlo di qualcosa che mi caratterizza, che mi identifica, ma di cui vado anche orgoglioso.

Essere orgogliosi di qualcosa, o andare orgogliosi di qualcosa (si può dire in entrambi i modi) è molto importante, altrimenti non è possibile parlare di “bandiera”, a meno che non si stia parlando male di qualcuno, tipo:

I miei avversari hanno fatto della disonestà la loro bandiera.

Apriamo una breve parentesi grammaticale (sapete bene che italiano semplicemente non ha fatto della grammatica la propria bandiera): avrete notato sicuramente questo uso particolare della preposizione di:

Fare di qualcosa la propria bandiera

“Fare di qualcosa” ha il senso di trasformare qualcosa in qualcos’altro, o usare qualcosa in qualche modo, farne un uso specifico. Pensate alla frase:

Che ne hai fatto del mio regalo di compleanno?

Cosa ne farai del libro che ti ho regalato?

Cioè: che ne farai? Che uso ne farai? Lo leggerai, lo metterai in una libreria, lo regalerai o lo butterai via?

Notiamo anche l’espressione:

Fare di tutta l’erba un fascio

A parte il senso figurato di questa espressione, ha esattamente la stessa costruzione di:

Fare di un ideale la propria bandiera

Fare di un calciatore la bandiera di una squadra

Fare di una squadra la bandiera dei tifosi

Chiaramente il verbo “fare” trasmette il senso di un’azione, quindi c’è sempre qualcuno che la compie:

Fai di me ciò che vuoi!

Quindi ciò che segue a “di” è ciò che viene trasformato o adottato o utilizzato.

Un ultimo esempio per chiudere la parentesi su questo episodio:

La squadra della Roma ha fatto polpette del suo avversario

Cosa è stato “trasformato” in polpette? L’avversario della Roma.

Cosa ne ha fatto la Roma del suo avversario? Ne ha fatto polpette!

Quest’ultimo esempio è un’espressione che si usa talvolta nello sport: fare polpette di un avversario significa distruggerlo, batterlo senza alcuno sforzo. L’avversario che si trasforma o si rappresenta come una “polpetta” per essere mangiato in un solo boccone!

Con questo è tutto per oggi. Fate di questo episodio ciò che volete.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio del calcio.

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L’allenatore – il linguaggio del calcio (episodio 11)

L’allenatore

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l'allenatoreDescrizione

In questo episodio parliamo dell’allenatore nel gioco del calcio.

In particolare descriviamo tutti i modi per indicare l’allenatore, le espressioni e le locuzioni che si usano nel corso di una telecronaca, radiocronaca e negli articoli di giornale.

  • Parliamo in particolare di:
  • panchinari
  • gestire la squadra
  • spedire in tribuna un calciatore
  • Avere la panchina corta o lunga
  • Perdere la panchina
  • Il verbo esonerare
  • Allontanare da un incarico
  • Allontanare dalla panchina
  • Le scelte della panchina
  • Scelta tecnica
Gli episodi successivi al n. 10 di questa rubrica sono disponibili per i soli membri dell’associazione.

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Doppietta, tripletta, quaterna e cinquina (episodio 10)

Doppietta, tripletta, quaterna e cinquina – il linguaggio del calcio (scarica audio)

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Trascrizione

la tripletta., la doppietta, la quaterna e la cinquina

Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Qual è l’obiettivo nel gioco del calcio? Ovviamente è vincere, ma cosa bisogna fare per vincere?

Bisogna realizzare un numero di gol maggiore dell’avversario.

A proposito di fare un gol, in una singola partita un calciatore può anche fare più di un gol. In questi casi si usano i termini che danno il titolo all’episodio di oggi.

Fare una doppietta significa segnare due gol in una sola partita, una tripletta significa segnare tre gol, una quaterna (o poker) sono quattro gol e una cinquina sono cinque gol.

Questi termini si usano anche in altri sport, come ad esempio il calcio a 5 (anche detto calcetto), l’hockey su ghiaccio e il rugby.Curiosamente la quaterna e la cinquina si usano anche nel gioco della tombola e nel lotto. Nel gioco del lotto, si tratta di una combinazione di quattro o cinque numeri tra l’1 e il 90 giocati o estratti su una ruota; nel gioco della tombola, l’estrazione di quattro o cinque numeri della stessa fila orizzontale della cartella. Ovviamente il termine poker viene dal gioco delle carte omonimo.

Le doppiette nel gioco del calcio sono abbastanza frequenti, un po’ meno le triplette e abbastanza rare sia le quaterne (o poker) e ancora di più le cinquine.

Se andiamo sui sei gol in una sola partita non c’è un termine apposito (si potrebbe parlare di “sestina” ma non si usa in realtà). Non esiste un termine in questo caso anche perché sei gol in una sola partita sono stati segnati veramente poche volte. Ricordo Luis Suarez nel 2009 ad esempio.

Riguardo ai diversi modi per indicare l’azione di fare uno o più gol, in parte ne abbiamo già parlato, ma visto che ci sono li elenco tutti:

Fare una doppietta (o tripletta ecc)

Realizzare una tripletta

Mettere a segno una quaterna

Depositare in rete” è particolare perché si può usare solo per indicare un singolo gol.

es: L’attaccante riceve la palla e deposita in rete!

Lo stesso vale per il verbo “insaccare” (che sta per “mettere nel sacco”) che è proprio come “fare un gol” o mettere/depositare la palla in rete

es: il giocatore salta di testa e insacca!

Un altro verbo interessante è “infilare“.

es:

Il numero 10 supera due avversari e infila il portiere in uscita!

Il centrocampista infila la porta con un gran tiro da fuori area!

Infilare” infatti sta per introdurre qualcosa in una cavità, in un buco, quindi “far entrare”.

Si può infilare una chiave nella toppa della serratura (per aprire una porta) ma si può anche trafiggere un avversario, un nemico con un’arma da punta: infilare l’avversario con la spada”.

Ecco perché si può anche infilare il portiere (l’avversario) e non solamente la porta avversaria (che è “la cavità”)

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.
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Gli attaccanti e l’attacco – il linguaggio del calcio (episodio 9)

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gli attaccanti e l'attaccoBentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al mondo del calcio.

Oggi tocca agli attaccanti. Gli attaccanti giocano in attacco. Gli attaccanti, nel gioco del calcio, sono i giocatori che si occupano principalmente di segnare gol. Ha il compito di offendere, come abbiamo visto anche nel passato episodio (senza dire parolacce però altrimenti verrà ammonito o espulso dall’arbitro).
Esistono diversi tipi di attaccanti, tra cui:
Punta centrale o attaccante centrale o centravanti o “nove”: è l’attaccante più avanzato della squadra, solitamente alto e forte fisicamente, che ha il compito di agire come punto di riferimento per i suoi compagni di squadra e di segnare gol. Si chiama “punta” perché è l’ultimo calciatore, quello più avanzato, proprio come la punta di una matita si trova alla fine, nella parte finale della matita. Spesso il centravanti gioca di schiena  alla porta avversaria (nel senso che dà le spalle alla porta avversaria, cioè guarda verso la propria porta) perché prende palla dai compagni e tiene il controllo della palla tenendo occupati i difensori avversari.
Attaccanti esterni o di fascia: sono attaccanti veloci che giocano sulle fasce laterali del campo, quindi al lato destro o al lato sinistro, non al centro come la punta centrale. Gli attaccanti esterni coadiuvando (verbo coadiuvare, molto usato nel mondo del calcio: cioè aiutano, sono di ausilio, si affiancano alla punta centrale, collaborano con gli altri calciatori) l’azione di gioco della squadra e creando opportunità per segnare gol.
Seconda punta o “trequartista”: Ne abbiamo già parlato nell’episodio dedicato al centrocampo. In effetti può essere considerato anche un centrocampista avanzato, ma anche un attaccante che gioca alle spalle del centravanti. Solitamente è un calciatore abile tecnicamente e capace di realizzare assist (passaggi smarcanti) per i compagni oltre che di segnare gol.Tra le espressioni e i verbi tipici dell’azione degli attaccanti possiamo trovare:
Realizzare un gol: significa segnare un gol, realizzare una marcatura. Ricordate che abbiamo già parlato della “marcatura”, nell’episodio dedicato al verbo “smarcare“, nella rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. In quel caso però parlavamo di un tipo diverso di marcatura. Nel calcio esiste infatti il verbo marcare e anche il verbo smarcare. Marcare è tipico dei difensori, che, marcando un giocatore avversario, lo controllano da vicino e stanno attenti che non sia pericoloso. Esiste infatti la “marcatura a uomo” ma anche la “marcatura a zona“, dove i difensori non vanno a marcare un avversario ovunque si trovi ma si occupano di controllare una zona del campo. Smarcare invece significa liberare un compagno di squadra dal suo marcatore, e questa operazione si realizza attraverso un assist, cioè passando la palla al compagno libero dalla marcatura. Smarcarsi è comunque un’operazione che un calciatore fa anche da solo, allontanandosi velocemente dal suo “controllore”, cioè dal calciatore avversario che si occupa della sua marcatura.

Dicevo però che il termine “marcatura” è anche un sinonimo di “gol” e nello sport, più in generale, una marcatura è un punto, quindi realizzare una marcatura sta per segnare un gol o fare un punto. Quando un calciatore fa un gol pertanto possiamo dire che realizza un gol, che realizza una marcatura e possiamo anche dire che quel calciatore è l’autore della marcatura.

Pallone in profondità: un’espressine interessante usata per indicare un passaggio profondo nella metà campo avversaria,
solitamente fatto con l’intento di liberare (cioè smarcare) un attaccante che si avvicina alla porta avversaria.

Sfruttare la velocità è anche questa un’espressione molto usata per indicare la capacità di un attaccante di correre più
veloce dei suoi avversari.

Deviare il pallone: si utilizza questa espressione quando un calciatore, toccando la palla, modifica la direzione del pallone che era diretto in altra direzione. Si tratta di un tiro realizzato da un altro compagno di squadra o comunque di un tocco sottile. Ovviamente le deviazioni in era di rigore sono sempre molto pericolose e tra l’altro possono anche essere fatte da un difensore, che involontariamente o volontariamente devia la palla, che potrebbe finire il gol (si tratta di autogol) oppure potrebbe finire fuori (si intende fuori del campo). La deviazione potrebbe avvenire anche con una mano e allora l’arbitro fischia un calcio di punizione o un calcio di rigore.
Tirare in porta è l’espressione che probabilmente tutti conoscono e indica il tentativo di segnare un gol, attraverso un tiro diretto verso la porta avversaria.

Esiste anche un’altra tipologia di attaccante, chiamato “falso nove” anche detto “falso nueve” perché ha origini spagnole. Il nove indica il numero di maglia del calciatore. Il numero 9 come si è detto prima normalmente è quello della maglia dell’attaccante centrale, o punta centrale, Il falso nove è un ruolo relativamente moderno nel calcio. Agisce come falso attaccante centrale perché in realtà si muove liberamente su tutto il campo: si “abbassa” (come si suol dire) verso la metà campo per raccogliere il pallone e costruire gioco. Spesso il falso nueve gioca in una squadra che usa lo schema del 4-3-3 o del 4-4-2, dove il centravanti tradizionale è sostituito dal falso nove. Il nove vero e proprio invece resta sempre in avanti. Il ruolo del falso nove confonde la squadra avversaria che non trova l’attaccante sempre nella stessa zona e pertanto è difficile marcarlo.

falso nueveMessi nel Barcellona, Totti con la Roma, Firmino col Liverpool. Anche Fabregas ha giocato come falso nove a volte. Si tratta di calciatori molto versatili e intelligenti calcisticamente. Hanno grosse capacità tecniche e sono molto abili nei passaggi ai compagni di squadra. Col falso nueve in campo ciò che conta è che si liberino degli spazi: la porzione di campo solitamente occupata dal centravanti viene in realtà lasciata libera, cosicché essa possa essere attaccata o occupata da giocatori diversi di volta in volta.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al mondo del calcio.

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