Livello Intermedio
Questi articoli sono per coloro che hanno già qualche conoscenza della lingua italiana, che riescono cioè a comprendere il linguaggio base, ma hanno ancora molte carenze grammaticali e di espressione.
Accadde il 17 settembre 1943: buggerare
Accadde il 16 settembre 1904: al cospetto
Accadde il 15 settembre 1902: a spanne
A spanne (scarica audio)
Trascrizione

Avete presente la canzone “Torna a Surriento“? E’ un grandissimo successo a cui si ispirò anche il grande Elvis Presley con il suo brano “Surrender“. Dovete sapere che il 15 settembre 1902, quando l’allora presidente del consiglio Zanardelli arrivò a Sorrento, fu annunciato che il brano era stato composto, per ricordare a Zanardelli di mantenere la promessa di far realizzare una serie di opere pubbliche necessarie a Sorrento, tra le quali la più importante era la rete fognaria all’epoca inesistente. Il brano in realtà fu soltanto riadattato per l’occasione. Una bella furbata vero? In realtà la sua composizione risale a qualche anno prima.
Ad ogni modo quel 15 settembre chissà quanta gente era accorsa in piazza per accogliere il presidente del Consiglio:
“Quanta folla c’era?”
“Eh… a spanne direi un migliaio di persone!”
Naturalmente nessuno li aveva contati uno a uno: è una stima, appunto “a spanne”.
Questa, se non si fosse capito, è l’espressione del giorno.
Dire che qualcosa si calcola “a spanne” significa fare una stima approssimativa, “a occhio e croce”, si potrebbe dire usando un’espressione più usata, quindi senza l’ausilio di strumenti precisi o dati esatti. È un’espressione comunque colloquiale, informale, molto usata nella vita quotidiana.
Esempio pratico: se ti chiedono quanto sia larga una stanza e tu rispondi “mah, a spanne direi quattro metri”, stai facendo una valutazione basata solo sulla percezione, non su un metro o su una misura esatta.
Oltre che “ad occhio e croce“, si potrebbe dire:
-
più o meno
-
grosso modo
- giù di lì
Tutte indicano approssimazione, ma “a spanne” è particolarmente vivace perché richiama il gesto fisico delle mani che si aprono “a spanna” per dare una misura indicativa.
Una spanna infatti è la distanza intercorrente fra la punta del pollice e quella del mignolo della mano allargata al massimo. Oggi si usa di più “un palmo” che è la stessa misura, circa 20 cm. Invece “una spanna” è una espressione per indicare una misura piccola, o addirittura minima e irrilevante.
La corsa l’ho vinta io ma per una spanna!
Cioè: ho vinto la corsa, ma di pochissimo, con un vantaggio minimo.
Si tratta quindi di una misurazione grossolana, fatta a occhio o senza precisione.
Spesso si sente anche “stima spannometrica“, cioè fatta a spanne.
Es:
Quanti erano alla festa? Vuoi una stima spannometrica: un centinaio direi
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TORNA A SURRIENTO
Prendere i cinque minuti
Prendere i cinque minuti (scarica audio)
episodio 1204
Trascrizione

Cari amici di Italiano Semplicemente, oggi voglio parlarvi di cosa accade quando prendono (o vengono) i cinque minuti.
È un altro modo interessante di utilizzare il verbo prendere in modo figurato.
Non c’è nessuno qui che “prende” fisicamente i cinque minuti, chiaramente. Anche perché il tempo è intangibile. Non si può prendere; non si può afferrare fisicamente. Ma d’altronde, il verbo prendere sappiamo che si usa spessissimo in senso figurato. Questo è uno dei tanti casi.
L’espressione italiana “prendere i cinque minuti” significa avere un improvviso scatto d’ira, perdere la pazienza, compiere un gesto impulsivo, senza pensarci troppo. Di questa espressione non ne abbiamo mai parlato finora, neanche in episodi come “mille modi per arrabbiarsi” o quello dedicato ai verbi incazzarsi e scazzarsi.
Si usa in questo modo:
Mi prendono i cinque minuti (a me).
Ti prendono i cinque minuti (a te).
Gli/le prendono i cinque minuti (a lui/lei).
Ci prendono i cinque minuti (a noi)
Vi prendono i cinque minuti (a loro)
Gli prendono i cinque minuti (a loro, sia maschile che femminile).
Non si dice semplicemente “prendono i cinque minuti” senza specificare chi: bisogna indicare il soggetto a cui accade.
A meno che non diciate frasi di questo tipo:
Quando prendono i cinque minuti possono accadere cose pericolose.
In questo caso parlo in generale. E’ come dire: quando ad una persona prendono i cinque minuti…
Notate che si dice “i cinque minuti” e non solamente “cinque minuti”, come si fa solitamente col tempo (es: appena ho cinque minuti finirò quel lavoro).
Questi infatti sono dei particolari cinque minuti, e per questo ci vuole l’articolo.
È un’espressione informale, colloquiale, usata nella lingua di tutti i giorni. Non è adatta a situazioni formali, a testi scritti ufficiali o a contesti professionali, dove si preferiscono giri di parole come “ho perso la calma” o “ho reagito impulsivamente”.
Es:
Ieri in ufficio mi sono presi i cinque minuti e ho detto tutto quello che pensavo al capo.
Ogni volta che sento quella canzone, mi prendono i cinque minuti e cambio subito stazione.
Stavo cucinando tranquillo, poi, dall’odore di bruciato, mi sono presi i cinque minuti e ho buttato via tutto.
Quando mi chiamano con i call center, mi prendono sempre i cinque minuti e riattacco bruscamente.
Attenzione ad usare il verbo essere al passato: mi sono presi, ti sono presi, gli/le sono presi, eccetera.
Espressioni simili sono:
“Perdere le staffe” (più neutra, usata anche in contesti semi-formali).
“Andare in escandescenze” (più forte, più letterario o burocratico).
“Sbroccare” (molto colloquiale, gergale).
“Uscire dai gangheri” (espressione tradizionale).
“Saltare i nervi” (familiare).
Adesso immaginiamo alcune situazioni in cui possono prendere i cinque minuti e ripassiamo qualche espressione passata.
Hartmut: Mi sono messo a scrivere la relazione e il PC si è impallato di punto in bianco: la misura è colma: mi succede ogni due per tre e stavolta mi prendono i cinque minuti sul serio!
Marcelo: Eh, o così o pomì: o ti armi di pazienza e cerchi di destreggiarti, oppure butti tutto all’aria; ma non fare che gli istinti prendano il sopravvento.
Edita: Guarda che si dà il caso che* anch’io oggi sia indisposta: se il capo mi fa una domanda fuori luogo , giuro che rompo gli indugi e stavolta è la volta buona che rispondo a tono!
Ulrike: Io invece non vedo perché dovrei tener fede* a scadenze impossibili: vuoi che non mi vengano i cinque minuti se vedo gli altri cincischiare e io do sempre fondo alle mie energie in modo indefesso?
Christophe: Ragazzi, quanto a me, stamattina mi hanno cazziato davanti a tutti e stava lì lì per darmi di volta il cervello pensando a tutto il lavoro che ho fatto invano.
Angela: Ma bisogna stare attenti! Qui ci sono annessi e connessi che nessuno considera quando si perde la pazienza: tant’è vero che ci sono già cascata una volta!
Anne Marie: Io so la soluzione! Si finisce sempre per scervellarsi, ma ho trovato come tenere a bada i miei cinque minuti! Quando mi prendono i cinque minuti, respiro, conto fino a dieci e alla fine non dico nulla… morale della favola: evito discussioni inutili e mi salvo la giornata!
Anna: Soluzione singolare direi! io invece accendo la moka e mi preparo un caffè: alla fin fine la caffeina è più innocua di una litigata!



