533 Sfondare una porta aperta

Sfondare una porta aperta (audio)

Trascrizione

Una espressione molto utile quando si parla con una persona e ci si scambiano delle opinioni, è: sfondare una porta aperta.

Vediamo un esempio:

Sai, io sono sposato da 20 anni e credo – non so se sei d’accordo – che due coniugi non dovrebbero condividere tutte le 24 ore della propria vita e stare così sempre insieme condividendo tutte le esperienze.

La persona che ascolta, se è completamente d’accordo, può dire:

Guarda, con me sfondi una porta aperta. Sono anni che lo dico a mia moglie!

Sfondare infatti significa rompere un oggetto facendone cedere il fondo, per un peso eccessivo, un colpo o una forza capace di perforazione.

In particolare sfondare una porta significa cercare di aprire, anzi, di rompere una porta quando questa è chiusa. Sfondare equivale a rompere nel caso della porta.

Per sfondare una porta basta prendere una bella rincorsa, da lontano, e colpire con forza la porta per aprirla, cosicché si possa riuscire a passare.

Ma se provate a sfondare una porta aperta, non si incontrerà nessuna resistenza: ci si aspetta che la porta sia chiusa e che quindi opponga resistenza, mentre invece la porta si aprirà subito, col minimo sforzo, perché appunto è aperta e non chiusa.

Sfondare una porta aperta è ovviamente un’immagine figurata, per indicare che una persona si aspetta che l’altra abbia un’opinione diversa mentre invece non è affatto così.

Il messaggio è: non affannarti per convincermi, non ce n’è bisogno, perché anch’io la penso come te. Stai sfondando una porta aperta.

Adesso ripassiamo:

Komi: io vorrei dire che in California è stata lanciata una lotteria alla quale potranno partecipare solo i vaccinati contro il Covid. Nell’iniziativa sicuramente, ma come la mettiamo con coloro che il Covid l’hanno già avuto?

Irina: che bella iniziativa. La sposo in toto. Riguardo alla tua osservazione, io lascerei correre, perché coloro che hanno superato la Malattia la loro lotteria l’hanno già vinta.

Khaled: quest’idea è proprio una vera mandrakata per aumentare i vaccini!

Buttarla in vacca – FRASI FATTE

Buttarla in vacca (scarica audio)

Buttarla in vacca

Tutti conoscete la vacca vero?

La vacca è un animale, per esattezza la femmina adulta dei bovini.

In pratica è la mucca, sebbene la mucca sia il nome più associato alla produzione del latte, mentre la vacca è utilizzata anche per i lavori agricoli.

Comunque il termine vacca viene spesso usato anche in modo molto negativo, in modo simile a come si fa col cane.

Essere una vacca, ad esempio, spesso è un’offesa rivolta ad una donna che si ritiene molto volgare, nei modi e nei comportamenti. È anche associato, a volte, alle grandi dimensioni del seno, ma in genere vuole essere un’offesa legata al modo volgare di comportarsi o spesso anche alle abitudini sessuali.

Ci sono anche esclamazioni di disappunto tipo “vacca boia“, equivalente al più educato “accidenti“, “maledizione” o a “porca miseria” e “porco cane” (si, anche il maiale non scherza!) o meglio ancora, a “porca puttana”, che non si capisce bene se sia un insulto al maiale o alla puttana….

Insomma quando si è arrabbiati si può chiamare in causa anche la povera vacca, che ci fornisce invece tanto latte quotidianamente. Ingrati!!

Ma passiamo a “andare in vacca“, un’espressione colloquiale e al limite della volgarità che si usa quando qualcosa finisce male.

È simile a “andare in malora“, ma molto meno elegante.

Tipo:

Con la crisi economica i nostri affari sono andati in vacca.

Ha iniziato a piovere e la giornata al mare è andata in vacca.

Si può usare anche “finire in vacca” con lo stesso significato.

Poi c’è “buttarla in vacca“, abbastanza simile, ma c’è l’azione di una persona, che “butta” qualcosa in vacca, cioè che la fa andar male.

Un’espressione quindi che indica quel comportamento di una persona che non sa più che fare per salvare una situazione e allora svilisce ciò che stava facendo, cioè rovina tutto: la butta in vacca!

Nel nord si usa più spesso che nelle altre zone d’Italia, dove, specie al centro, c’è un’espressione apparentemente simile: “buttarla in caciara“, che abbiamo già spiegato.

Pero non hanno lo stesso significato, perché buttarla in vacca significa rovinare quello che si è fatto e disattendere le aspettative. Una cosa finisce male ad opera di qualcuno.

Es:

Lo spettacolo non stava andando molto bene, e l’attore l’ha buttata in vacca lasciando il palcoscenico.

Non so come fare con la mia fidanzata. Forse lei non mi ama più. A volte ho voglia di buttare tutto in vacca e andarmene.

La Roma stava vincendo 2-1 alla fine del primo tempo. Poi, nel secondo tempo l’ha come al solito buttata in vacca e alla fine ha perso 6-2. Vacca boia!

Riguardo all’origine, pare che queste espressioni “andare in vacca” e “buttarla in vacca”, derivino dai bachi da seta, quegli insetti che producono la seta.

Quando i bachi da seta si ammalano di una malattia particolare che si chiama giallume, questi bachi si gonfiano, diventano gonfi, come una vacca, appunto, e questo fa sì che non si produca più il bozzolo. Per questo si dice che i bachi da seta “vanno in vacca“.

Zitto e mosca – FRASI FATTE

Zitto e mosca!

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Trascrizione

Avere mai sentito questa esclamazione? Si tratta di una richiesta in realtà.

Significa “stai zitto, talmente zitto che non si deve sentire volare una mosca” .

Si sta chiedendo dunque di fare silenzio.

Fai silenzio = stai zitto

Ma chi usa questa frase? E quando si usa?

Di solito si usa tra ragazzi, e comunque è una richiesta un po’ maleducata. Non sentirete un professore universitario fare questa richiesta ai suoi studenti. Sicuramente il professore direbbe:

Per favore, fate silenzio

Non voglio sentir volare una mosca

“Zitto/a/i e mosca” è un po’ diverso.

Intanto si pronuncia con un tono autoritario e spesso si mette un dito sul naso per rafforzare il concetto.

Non è semplicemente equivalente a “fai silenzio” ma è più simile a “stai zitto” oppure “basta, non voglio sentire più la tua voce” o anche “adesso tu non parli più, perché comando io”.

Avercela con

Avercela con (audio)

espressioni idiomatiche italiane

due minuti con Italiano Semplicemente

Cosa significa avercela con una persona?

Ha due significati che mi appresto a spiegarvi.

Il primo utilizzo indica l’essere arrabbiati con una persona, o, più precisamente, provare rancore verso una persona.

Si usa in questo caso anche “prendersela con“, anche se è leggermente diverso usare questo verbo. Sono due verbi pronominali ma ognuno ha le sue carattetistiche.

Vediamo poi perché.

Avercela con una persona significa dunque serbare rancore verso questa persona per qualche cosa; qualcosa che è accaduto, qualcosa che questa persona ha fatto o che ha detto, e per questo motivo ci si sente offesi.

E allora posso dire che io ce l’ho con questa persona, o che io me la prendo con questa persona.

Perché ce l’hai con me?

Ce l’ho con te perché mi hai offeso. Mi hai detto stupido.

Cosa? Non puoi avercela con me per questo. Io scherzavo!

Quando ce l’hai con una persona, normalmente questo si dimostra attraverso un atteggiamento rancoroso, un atteggiamento pieno di rancore. Ma cos’è il rancore?

Tutto ha origine con un torto o un’offesa subita.

Il rancore è chiamato anche risentimento.

Come tutti i sentimenti è qualcosa che si prova, ma il verbo più adatto per il rancore è “serbare“, simile a “nascondere” dentro di noi.

Si può dire anche covare rancore. Il rancore è qualcosa che viene nascosto ma che può anche crescere, ed è per questo che si usa anche il verbo “covare“. Proprio come fa la gallina 🐔 quando cova il suo uovo 🥚. Lo nasconde e lo fa crescere.

Il rancore è dunque un’avversione, spesso profonda, covata nell’animo, dentro di noi, in seguito a un’offesa o a un torto ricevuto.

Bisogna dire che avercela con qualcuno è, comunque, un’espressione colloquiale, ed esprime in genere un sentimento più leggero, meno importante del rancore. Si usa dire anche “essere risentiti” con una persona. In questo caso si prova risentimento. Anche il risentimento in genere si usa per cose più importanti rispetto a “avercela con” qualcuno.

Spesso, quando ce l’hai con una persona, questo si manifesta attraverso il mostrarsi offesi, quindi semplicemente stando in silenzio, altre volte invece attraverso atti, conportamenti diversi, come una voce arrabbiata, parolacce, accuse, e a volte anche l’uso della violenza.

Vediamo adesso la differenza tra avercela con una persona e prendersela con una persona.

Quando ce l’hai con una persona, stai incolpando questa persona di qualcosa, ma si vuole indicare soprattutto il tuo rancore, il tuo sentimento verso di lei.

Se invece io me la prendo con questa persona, sto indicando la mia reazione.

Spesso si usano i due verbi indifferentemente, ma di solito “avercela con” indica il sentimento e “prendersela con” indica la reazione, e somiglia molto a “accusare“, “incolpare”.

Perché ce l’hai con me?

Ce l’ho con te perché mi hai detto che sono brutto e mi sono offeso. Sono un po’ risentito nei tuoi confronti

Non devi prendertela con me, ma con madre natura, che ti ha fatto così brutto!

Per capire bene la differenza, basti pensare che ce la si può prendere anche con cose diverse dalle persone.

Ad esempio potrei prendermela con la sfortuna, cioè incolpare la sfortuna, imputare alla sfortuna dei fatti negativi, ma non si usa dire “avercela con la sfortuna”, perché sarebbe come offendersi con la sfortuna, che non ha senso.

Casomai si usa dire che la sfortuna ce l’ha con me, quindi il contrario, come se la sfortuna mi avesse preso di mira, ma sappiamo bene che la sfortuna è cieca.

Così almeno si dice per indicare la sua imparzialità.

A volte però sembra veramente che ce l’abbia con noi.

Adesso vediamo il secondo uso di “avercela con“, che si può usare nel senso di rivolgersi ad una persona, parlare con una persona e non con un’altra.

Si usa in modo colloquiale quando ci può essere un dubbio riguardo alla persona con cui sto parlando.

Es:

“Adesso vai a fare i compiti”, dice il papà ad uno dei suoi figli.

Ma sono presenti due figli nella stanza. Marco e Paolo. Con chi sta parlando il papà?

Marco domanda allora:

Con chi ce l’hai papà?

Ce l’ho con Paolo, non con te.

Che significa:

Con chi stai parlando papà?

Sto parlando con Paolo, non con te.

Oppure:

A chi ti stai rivolgendo papà?

Mi sto rivolgendo a Paolo, non a te.

C’è da dire che a volte questa modalità si usa anche quando si è un po’ alterati, arrabbiati e può sicuramente apparire un po’ sgarbato, ma dipende anche dal tono che si usa, specie se si tratta di un sollecito:

Ehi, Paolo, ce l’ho con te, vuoi venire o no?

Comunque, che siate irritati o no, in questo caso non potete usare “prendersela con”.

Notate infine che “avercela con” ha questi due significati che vi ho detto solamente quando c’è la preposizione “con”.

Lo stesso vale per “prendersela“. In questo caso però se non usate alcuna preposizione, si tratta semplicemente di essere offesi:

Perché fai l’offeso?

Me la sono presa.

Perché te la sei presa così tanto? Dai, non fare l’offeso.

Me la sono presa perché non sei venuto alla mia festa di compleanno.

Quindi, ricapitoliamo: “avercela con” è una locuzione informale per indicare che una persona prova del rancore verso un’altra.

Io ce l’ho con te

Tu ce l’hai con me

Lui ce l’ha con tutti

Lei ce l’ha con la sorte

Noi ce l’abbiamo con l’arbitro

Voi ce l’avete con i professori

Loro ce l’hanno con tutti

Prendersela con” è abbastanza simile, ma indica più il colpevole e meno l’emozione verso questa persona.

Avercela con“, poi, si usa anche nel senso di parlare con una persona, rivolgersi e a lei, e spesso con un tono scocciato e sgarbato.

Infine, la preposizione “con” è importante e non si può togliere, altrimenti cambia il significato.

Ce l’ho fatta a finire l’episodio, e avercela fatta per me è molto importante.

Questo è un esempio di ciò che può accadere senza “con”.

Ce l’avete con me perché non vi faccio fare un esercizio di ripetizione?

Allora facciamolo, così poi se non riuscite a memorizzare non potete prendervela con me.

Ripeti anche tu:

Con chi ce l’hai?

Ce l’ho con Maria perché non mi chiama più.

Maria invece ce l’ha con suo fratello perché non le presta l’automobile.

Tu non dovresti prendertela con me. Io non c’entro coi tuoi problemi.

Non puoi prendertela per cosi poco.

Tutti se la prendono con me perché urlo sempre.

Se abbiamo problemi personali non è giusto prendersela con gli amici.

Perché quella faccia? Sembri risentito!

Il perdono è la chiave che sblocca la porta del risentimento

Allora, io adesso vi dico una cosa: sto per terminare l’episodio…… Ehi, ce l’ho con voi!

488 Chiedere lumi, attendere lumi

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Il termine lume, nella

lingua italiana, indica una luce.

In genere questo termine si utilizza quando si parla del lume di una candela, o del lume di una lampada. Nel caso della candela è una luce debole, leggera, fioca.

Il lume può essere, nel linguaggio comune, anche la stessa lampada, e non la luce che essa emana.

Una lampada a petrolio quindi diventa un lume a petrolio.

Il lume è un termine che si usa spesso nella letteratura nella poesia in sostituzione del termine luce.

Questo è il senso proprio di lume, che al plurale diventa lumi.

Ebbene, lumi, al plurale, invece si usa soprattutto nell’espressione “chiedere lumi” e anche “attendere lumi”, ma in questi due casi il lume non è una luce.

Il significato delle espressioni però è legato alla parola lume, quindi alla luce. In questo caso non si sta chiedendo a qualcuno di illuminare una stanza buia, o di “chiedere un lume” inteso come una lampada. Anche “attendere lumi” non significa aspettare una luce.

Non si sta chiedendo questo ma il senso è figurato, sia col verbo chiedere, sia con attendere.

Si sta, in questo caso, chiedendo una spiegazione, un chiarimento per qualcosa che noi non capiamo. Si spesso in senso ironico.

Il lume indica infatti la luce, ma la luce ci fa vedere ciò che al buio non si vede, quindi in senso figurato ci fa capire qualcosa che, senza una spiegazione, non riusciamo a capire. Questo è il motivo per cui si utilizza chiedere lumi al posto di chiedere una spiegazione.

Si tratta di spiegazioni particolari.

Generalmente si usa infatti quando non è colpa nostra quando non capiamo o non conosciamo qualcosa.

Es: come mai papà ha deciso di licenziarsi?

No so, appena torna chiediamo lumi a lui.

Quindi i lumi sono delle spiegazioni, ma possono anche dei chiarimenti, intesi come istruzioni su cosa fare, su come procedere.

Cosa facciamo con queste scatole che abbiamo in cucina?

Bisogna chiedere lumi a mamma. Le ha messe lei qui.

Questa è un’istruzione precisa che dobbiamo ricevere da mamma. È a lei che chiediamo lumi.

Attendiamo lumi da mamma.

Si può dire anche così.

Sarebbe come dire:

Aspettiamo che mamma ci illumini.

La luce, se ci pensate, è anche il simbolo dell’idea, che ci illumina la mente.

Notate che c’è quasi sempre una nota ironica o poetica quando uso il lume in senso figurato.

Attendere lumi e chiedere lumi si usa alquanto spesso nel linguaggio di tutti i giorni e anche si legge spesso sui giornali e nelle notizie in generale. Il senso spesso non è ironico in questo caso. Si chiedono semplicemente spiegazioni, o, come detto, chiarimenti su come comportarsi.

Es: il sindaco di Roma chiude le scuole nonostante le indicazioni del governo fossero diverse. Sono stati chiesti lumi al sindaco di Roma.

Qui si tratta di spiegazioni, per capire il motivo della chiusura delle scuole.

Il governo chiede lumi agli esperti di virus per capire quali decisioni prendere

In questo caso si tratta di un parere professionale, un importante punto di vista.

Attenzione perché non c’è mai l’articolo in queste locuzioni. Succede spesso nelle espressioni della lingua italiana, ci avete fatto caso?

Esiste anche “il lume della ragione”. In questo caso l’articolo c’è, ma il motivo è che sto indicando un lume particolare, ben preciso: il lume della ragione.

Qui si usa la luce per indicare la mente, la razionalità, la ragione.

Se una persona “perde il lume della ragione” significa conseguentemente che perde la ragione. Quindi chi perde il lume della ragione impazzisce.

Prima del ripasso del giorno, termino l’episodio citando Giacomo Leopardi, che nello Zibaldone scrive:

La ragione è un lume; la Natura vuol essere illuminata dalla ragione non incendiata. Come io dico accadde appresso i Greci e i Romani: al tempo…

Mariana: episodio dopo episodio, sapete che il mio Italiano inizia a prendere forma?

Irina: beato te, il mio Italiano invece è ancora un obbrobrio.

Ulrike: sempre ottimista eh? Mai che te ne esci con un segnale di entusiasmo. Prendi spunto da Mariana. Non ti farebbe male.