Buttarsi a pesce

Buttarsi a pesce 

Buttarsi a pesce

Buttarsi a pesce. Un’espressione molto usata in tutta Italia.

Il motivo?

Perché si parla di occasioni, di ottime occasioni, spesso irripetibili, cioè di occasioni che non capitano molto spesso.

Un’occasione, sapete, è un’opportunità, qualcosa a volte che può dare grossi vantaggi se si approfitta immediatamente. Quando capitano cose di questo tipo, subito cerchiamo di approfittarne, perché l’occasione potrebbe scomparire. In questi casi ci buttiamo a pesce su questa occasione.

Significa fare qualcosa di getto, senza pensarci troppo, con grande entusiasmo, proprio come fanno i pesci quando accorrono sul cibo gettato loro in acqua.

Ho trovato una casa bellissima ad un prezzo molto conveniente e mi ci sono buttato a pesce!

Appena vede una ragazza carina, Giuseppe ci si butta a pesce!

Perché usiamo il verbo buttarsi? In realtà possiamo anche usare gettarsi. Ma non parliamo di buttare o gettare via qualcosa che non serve più. Non è questo il senso.

Il verbo è buttarsi, quindi siamo noi che ci buttiamo.

Questo verbo si usa spesso in realtà per indicare qualcosa che si fa velocemente, senza pensare, tipo approcciare una ragazza, fare un esame senza pensarci troppo, senza pensare ai rischi e ai problemi eventuali, senza aver paura, perché la ricompensa potrebbe essere molto alta!
Su questa occasione mi ci butto a pesce!

Buttarla in caciara

Buttarla in caciara

Buttarla in caciara

Buttarla in caciara è l’espressione di oggi.

Si usa durante le discussioni; una qualsiasi discussione, dove ciascuno cerca di convincere gli altri che ha ragione, che la propria opinione è la migliore di tutte.

Nel corso della discussione, qualcuno potrebbe rendersi però conto che le cose non stanno andando bene per lui.

Qualcun altro sta avendo la meglio, e questo potrebbe infastidire questa persona.

Allora a questo punto questa persona, innervosita, inizia a essere provocatoria, inizia a generare discussioni, ad alzare la voce, inizia a generalizzare, a mettere tutto in discussione, perché questo confronto non sta andando bene per lui. L’obiettivo a questo punto è che nessuno abbia la meglio.

Insomma, si inizia a discutere ad alta voce, come se ci trovassimo in una caciara. Qualcuno l’ha buttata in caciara, è sua la colpa.

La caciara cos’è? Indica indica il luogo dove si fa, dove si produce il formaggio, detto anche “cacio” informalmente. Nella caciara si produce il formaggio. In pratica si tratta del caseificio. Questo sarebbe il termine corretto.

Buttarla in caciara è l’espressione che si può appunto usare in queste situazioni.

Quando vediamo una persona che inizia a provocare, a urlare, perché non accetta che la discussione non sta andando come voleva lui o lei, possiamo dire che questa persona la sta buttando in caciara.

Cioè in pratica sta trasformando il luogo in cui si sta discutendo in una caciara, un luogo dove ci sono persone poco istruite evidentemente, poco educate probabilmente, che urlano anche, tra le altre cose.

Il termine caciara, nella lingua informale si utilizza anche per indicare una situazione rumorosa, come anche casino, confusione, bordello, eccetera. Anche questi sono termini molto infornali.

Buttarla” invece significa trasformare qualcosa in qualcosa di peggiore, spingere qualcosa verso un cambiamento peggiorativo, quindi trasformare questa discussione in una situazione confusa e rumorosa diventa in poche parole: buttarla in caciara.

Se dico che Giovanni la butta sempre in caciara potrei, in alternativa, dire:

Giovanni fa sempre un sacco di confusione quando ha torto.

Giovanni non accetta mai che le sue proposte non siano accettate.

Giovanni parla a sproposito quando le cose non vanno come dice lui.
Giovanni è disposto a tutto pur di non accettare di non aver ragione.

Insomma Giovanni la butta sempre in caciara!!
È un’espressione informale naturalmente come ho detto, ma, come spesso accade, non esiste un modo formale per dire proprio la stessa cosa.

Braccia rubate all’agricoltura

Braccia rubate all’agricoltura (scarica audio)

braccia rubate all'agricoltura

Con questa espressione, si ironizza su una o più persone che non sono capaci, secondo noi, a fare il loro mestiere, quando il loro mestiere non è manuale ma intellettuale.

Sapete che esistono i lavori manuali, come ad esempio il muratore, la colf, la badante, ma soprattutto i lavori agricoli, che sono i più duri e faticosi.

In questi lavori si usano le mani, le braccia e le gambe, ma soprattutto le braccia, per sollevare grossi pesi, ad esempio. Le forza fisica è molto importante e meno importante invece è l’intelletto.

Non è un caso che esista il “bracciante agricolo“, che si chiama anche semplicemente bracciante.

Un bracciante agricolo è una tipologia di lavoratore, nome che indica un operaio che lavora in agricoltura ma non è il proprietario del terreno.

Poi ci sono i lavori intellettuali, giudicati migliori di quelli manuali, perché sono i lavori in cui si usa unicamente il proprio intelletto, dove è necessario aver studiato, come l’avvocato, lo scienziato e il politico. Sono giudicati lavori migliori di quelli manuali anche perché di solito si guadagna di più.

Se il tuo mestiere è intellettuale, quando voglio dire che il tuo lavoro intellettuale non lo sai fare perché non hai studiato abbastanza o per niente, o perché non sei portato, o perché non sei abbastanza intelligente per fare quel lavoro, dove invece bisogna saper usare la testa, posso dire che le tue sono braccia rubate all’agricoltura.

Ovviamente le braccia non si possono “rubare“, ma detto in questo modo è ironico, e il senso è quello di aver rinunciato ad usare due braccia che potevano servire per lavorare la terra, per faticare, e invece si è deciso di usare la testa, che invece non serve a niente…

Allora era meglio usare le braccia! Quelle braccia sono rubate all’agricoltura!

Che incompetenti che sono molti uomini politici vero?

Tutte braccia rubate all’agricoltura!

Braccia rubate all'agricoltura

BRANCOLARE NEL BUIO

BRANCOLARE NEL BUIO (scarica audio)

Brancolare nel buio

Brancolare nel buio: questa espressione si utilizza quando siamo in una situazione in cui stiamo cercando di trovare una soluzione ma non sappiamo come fare nel modo più assoluto.

Cosa succede quando spegniamo la luce di notte? Succede che non vediamo più nulla. Si vede solamente il buio. Tutto nero!

Allora la prima cosa che facciamo è mettere le mani avanti e muoverci lentamente. Avanziamo lentamente a tentoni.

Perché? Perché non vediamo dove andiamo, perché non sappiamo dove stiamo andando, non ne abbiamo nessuna idea.

Ecco, questa è l’immagine di quando siamo in una situazione in cui non si sa più cosa fare.

Si usa soprattutto in una circostanza:

Quando la polizia sta cercando un criminale ma non ha nessun indizio. La polizia brancola nel buio!

In realtà possiamo usarla ogni volta che siamo alla ricerca della direzione giusta da prendere, cioè della decisione da prendere, quando non sappiamo però neanche da dove iniziare e allora decidiamo di procedere per tentativi, senza riuscire a orientarci.

In queste situazioni posso usare anche il verbo “annaspare“, che sottolinea maggiormente la difficoltà che abbiamo. Infatti annaspare è ciò che si fa quando siamo in acqua, stiamo affogando e muoviamo le braccia alla ricerca di qualcosa a cui aggrapparsi per non affogare.

A proposito di acqua.

Potremmo anche dire, in queste situazioni difficili, che non sappiamo che pesci pigliare (o prendere).

Un’espressione più informale ma che rende ugualmente l’idea dell’imbarazzo e dell’indecisione in cui ci troviamo.

Speriamo che almeno non stiate più annaspando alla ricerca di un sito per imparare l’italiano. Avete finito di brancolare nel buio con Italiano Semplicemente.

Io invece con l’inglese ancora non so che pesci pigliare, cosa mi consigliate?

Frasi fatte: AVERE IL BRACCINO CORTO

Avere il braccino corto (scarica audio)

Oggi spieghiamo “avere il braccino corto”.

Cosa possiamo dire ad una persona che è molto attaccata ai soldi?

Volendo potremmo usare un aggettivo. C’è n’è più di uno di questi aggettivi che possono usarsi per etichettare queste persone: avare, taccagne, spilorce, tirchie.

Ad un amico che spende o offre con difficoltà possiamo dirgli quindi che è avaro, spilorcio, taccagno o tirchio.

C’è un’espressione molto simpatica che si usa in tutta l’Italia che è “avere il braccino corto“.

Il braccino ovviamente rappresenta il braccio, e l’immagine del braccio corto vuole rappresentare il gesto che si fa quando si paga, quando si tirano fuori in soldi dal portafogli: si prendono con la mano e si allunga la mano verso la persona a cui sono destinati i soldi.

Quindi si deve allontanare il denaro dal proprio corpo per avvicinarlo a quello di un’altra persona.

Se hai il braccino corto vuol dire che hai difficoltà ad allontanare il denaro dal tuo corpo.

Questa è un’espressione che potete usare in modo scherzoso con un amico che non si offre mai per pagare il caffè. Potete dirgli quindi:

Dai, non avere il braccino corto, offri tu il caffè oggi!