Lo sconcerto

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episodio 1237

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Trascrizione

Oggi, cari amici di Italiano semplicemente, parliamo di una parola molto interessante: sconcerto.

È una parola che si sente spesso nei telegiornali, nei commenti politici, ma anche nella vita quotidiana, quando succede qualcosa che ci lascia… un po’ spiazzati.

Abbiamo spessissimo parlato di sorpresa negli episodi passati. A volte con esclamazioni. Questa però non è una parola che si usa in una esclamazione.

Ma che cos’è esattamente lo sconcerto? Qual è la sua prerogativa?

Lo sconcerto è una sensazione particolare, non è semplicemente sorpresa. Non è neanche solo confusione. È un misto di stupore, disorientamento e incredulità.

La componente del disorientamento è molto importante. E si tratta quasi sempre di un commento negativo, contrario. Queste sono già due caratteristiche distintive dello sconcerto.

Quando qualcosa rompe le nostre aspettative in modo improvviso, e noi non sappiamo bene come reagire, ecco che nasce lo sconcerto.

Facciamo qualche esempio.

Immaginate di seguire con attenzione un evento importante, convinti che andrà in un certo modo… e poi succede esattamente il contrario. In quel momento potreste dire:

“C’è grande sconcerto”.

Oppure, in una situazione più quotidiana: arrivate in ufficio e scoprite che hanno cambiato tutto senza avvisare nessuno. Le scrivanie, i ruoli, magari anche i colleghi. E voi restate lì, fermi, a guardarvi intorno. Non sapete se ridere, protestare o andare a prendere un caffè. Ecco, quello è sconcerto.

Interessante anche il verbo collegato: sconcertare.

Qualcosa sconcerta quando ci mette in difficoltà, quando rompe i nostri schemi mentali. Ad esempio:

“Le sue parole mi hanno sconcertato”.

Cioè: non me le aspettavo, mi hanno lasciato perplesso, quasi senza parole.

E poi c’è l’aggettivo: sconcertante.

Una situazione sconcertante è una situazione difficile da capire, che lascia interdetti. Ad esempio:

“È una decisione sconcertante”.

In questo caso si sta dicendo: è una decisione che lascia perplessi, che non convince, che quasi disorienta.

C’è anche un aspetto interessante: lo sconcerto spesso, direi quasi sempre, è collettivo. Non riguarda solo una persona, ma un gruppo, una comunità. Questa è la terza caratteristica distintiva.

Per esempio:

“C’è sconcerto tra i cittadini”.

Questa è una frase tipica del linguaggio giornalistico. Significa che molte persone sono rimaste sorprese e disorientate da una certa notizia.

Ma attenzione: lo sconcerto non è per forza negativo al cento per cento. Può avere anche una sfumatura ironica. Ironica, non positiva però.

Immaginate qualcuno che racconta una cosa assurda, esagerata, quasi incredibile. Voi potreste rispondere:

“Guardo con sconcerto!”

In questo caso, magari state anche scherzando. È uno sconcerto un po’ teatrale, esagerato apposta.

Dal punto di vista etimologico, la parola viene da “concerto”, che ha a che fare con l’armonia, con l’accordo. Spesso con la musica, ma non è questo il caso.

Aggiungendo la “s-” iniziale, si crea l’idea opposta: qualcosa che rompe l’armonia, che crea disordine. E infatti lo sconcerto è proprio questo: una perdita di equilibrio, almeno momentanea.

Infine, una piccola osservazione sull’uso.

Sconcerto” è una parola abbastanza formale. Nella lingua parlata di tutti i giorni si usano più spesso espressioni come:

“sono rimasto di stucco”

“sono rimasto spiazzato”

“non ci ho capito più niente”

“Sono basito” è ugualmente abbastanza formale

Però usare “sconcerto” dà un tono più preciso, più elegante, e anche un po’ più giornalistico. Ribadisco comunque che si usa quasi sempre in senso collettivo e non individuale.

A conti fatti, è una parola molto utile, perché descrive una sensazione complessa con una sola parola.

E quando una parola riesce a fare questo… vale la pena ricordarla.

Adesso ripassiamo qualche espressione passata. Spero nonci sia sconcerto da parte vosra, visto che lo facciamo sempre…

Marcelo: Durante il matrimonio della maggiore delle mie figlie, per inciso un momento molto felice per tutti i genitori, aspettavo il mio amico più stretto alla festa.
Ho provato uno sconcerto indimenticabile quando sono venuto a conoscenza che lui non sarebbe venuto.
I miei pensieri percorrevano i meandri del mio cervello senza scoprire il vero motivo: incidente con la macchina, indisposizione personale… non riuscivo a figurarmi il motivo. Più tardi,a bocce ferme, quando eravamo già rilassati, scoprimmo il perché del suo atteggiamento. La sua decisione che non sto quì a dirvi, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Sono passati anni ormai, e nonostante i miei *tentativi* di appianare le controversie, il rapporto non ha mai ritrovato il suo corso. Della serie: bastano piccoli capricci per rovinare un’amicizia di anni!

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Trascrizione

Fidanzata: Giovanni, io credo che… dobbiamo parlare un attimo. Devo dirti una cosa importante

Fidanzato: prego, dimmi pure, ti ascolto.

Fidanzata: credo di non amarti più!

Fidanzato: Cosa? come sarebbe a dire che non mi ami più?

Giovanni: l’espressione di oggi è “come sarebbe a dire?

E’ una domanda, questo lo avete capito, ed è una domanda che riflette un forte stupore, uno stupore che viene da qualcosa che si è appena ascoltato.

Una persona dice una cosa e l’altra dice: come sarebbe a dire?

Oppure: come sarebbe a dire che… ripetendo poi la frase ascoltata che ha suscitato stupore.

Una frase, una domanda che si sente e si pronuncia spesso in famiglia e tra amici, e questo accade quando non solo c’è un forte stupore, ma questo è anche un modo per chiedere spiegazioni, delle spiegazioni ulteriori.

E’ come dire: scusa, Cosa hai detto? Ho capito bene? potresti spiegare meglio?

Ovviamente è una frase informale. Non è una domanda retorica, perché questo è un modo per chiedere spiegazioni di fronte a qualcosa che stupisce, qualcosa che coglie alla sprovvista, che coglie di sorpresa. Una domanda quindi che manifesta incredulità: è quello che si prova quando non si crede a qualcosa. Spesso si usa anche come risposta piccata, cioè risentita, ad una frase che si ritiene offensiva, come nel dialogo che avete ascoltato all’inizio. Ad esempio:

Cosa? Come sarebbe a dire che io non faccio parte della società?

Come sarebbe a dire che non mi aumentate lo stipendio?

Come sarebbe a dire che sono licenziato?

Notate due cose:

Primo: “sarebbe” è il condizionale del verso essere. Non pensate a questo, l’uso del condizionale serve solo a mettere forse in dubbio quanto ascoltato, a manifestare incredulità.

Seconda cosa: a dire si pronuncia come se ci fosse la doppia d. E’ una regola della pronuncia: non bisogna staccare ma pronunciare come se ci fossero due “d”: addire. Se siete interessati date un’occhiata all’episodio in cui parliamo di questa regola: il rafforzamento

Ora ripassiamo le espressioni passate parlando sempre di incredulità:

Liliana (Moldavia): papà, voglio una macchina nuova!

Khaled (Egitto): no, niente da fare!

Liliana (Moldavia): Come sarebbe a dire che non possiamo comprarci la macchina nuova? Non sono affatto del tuo stesso avviso. Non puoi tagliare corto in questo modo. Spiegati meglio!

Khaled (Egitto): Mi spiace ma non possiamo comprare una macchina nuova. Per questo mese si dà il caso che abbiamo superato il nostro tetto di spesa. La cosa ti coglie alla sprovvista?

Liliana (Moldavia): questo è un tiro mancinopapà. Cos’è, sei indisposto oggi? Sai bene che è tanto tempo che voglio una macchina. Se non ti tornano i conti è un tuo problema. Io i soldi ce li ho sul mio conto in banca, Eccome se ce li ho!

Khaled (Egitto): il tuo conto in banca? Avevo dimenticato il tuo conto in banca! Allora hai visto mai che bastano anche per la mia nuova bicicletta! 

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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