Scrollare

Scrollare (scarica audio)

episodio 1277

Trascrizione

Oggi parliamo di un verbo interessante e, soprattutto, di un verbo che negli ultimi anni ha acquistato un nuovo significato.

Parliamo di scrollare.

Conoscete questo verbo?

Probabilmente sì, soprattutto se usate spesso il telefono o i social network. Ma forse non sapete che scrollare esisteva già in italiano prima dell’arrivo di Internet e degli smartphone.

Vediamo allora i due significati.

In italiano, tradizionalmente, scrollare significa scuotere, cioè muovere qualcosa con energia, spesso per far cadere qualcosa che si trova sopra o dentro.

Per esempio, possiamo dire:

Ho scrollato l’albero per far cadere le mele.

Significa che ho scosso l’albero, l’ho mosso con forza, in modo che le mele cadessero.

Ma possiamo usare scrollare anche con alcune parti del corpo.

Per esempio:

Giovanni ha scrollato la testa.

In questo caso significa che ha mosso la testa da una parte all’altra, generalmente per esprimere disaccordo o per dire di no o comunque disapprovazione.

Vuoi venire con noi?

No, grazie.

E lui scrolla la testa.

Cioè, muove la testa da una parte all’altra per dire di no.

Un’altra espressione molto comune è:

Scrollare le spalle.

Se una persona scrolla le spalle, generalmente vuole mostrare indifferenza, come per dire: “Non lo so”, “Non mi interessa”, “Non posso farci niente”. Può anche voler dire “pazienza” o “che vogliamo farci”?.

Immaginate che qualcuno vi chieda:

Perché Marco non è venuto?

E voi non lo sapete.

Potete semplicemente scrollare le spalle.

È come dire:

Boh! Non ne ho idea.

Spessissimo c’è anche del menefreghismo, nel senso che non lo sapete ma neanche vi interessa granché.

E c’è anche un’espressione molto interessante:

Scrollarsi di dosso qualcosa.

Attenzione ad usare la preposizione “di”.

Letteralmente significa scuotersi per liberarsi di qualcosa che si è attaccato addosso.

Ma, naturalmente, si usa anche in senso figurato.

Per esempio:

Devo scrollarmi di dosso questa paura.

Significa: devo liberarmi di questa paura.

Oppure:

Dopo quella brutta esperienza, è difficile scrollarsi di dosso la sensazione di pericolo.

Quindi, in questo caso, non c’è niente di materiale da scuotere: scrollarsi di dosso significa liberarsi, lasciarsi alle spalle qualcosa.

Oggi, però, quando diciamo scrollare, molto spesso pensiamo al nostro smartphone.

Avete presente quando prendete il telefono e, con un dito, fate scorrere lo schermo verso l’alto o verso il basso?

Ecco: state scrollando.

Per esempio:

Stavo scrollando Instagram quando ho visto il tuo messaggio.

Oppure:

Ho passato mezz’ora a scrollare i social.

In questo caso scrollare significa far scorrere i contenuti sullo schermo.

Questo nuovo significato deriva dall’inglese to scroll, che significa appunto far scorrere una pagina o un contenuto sullo schermo.

E quindi oggi possiamo sentire frasi come:

Scrolla verso il basso.

Devi scrollare la pagina per vedere il resto.

Se voi ad esempio adesso scrollate l’episodio verso il basso, vedrete alla fine l’immagine di due libri realizzati da Italiano Semplicemente per aiutare i non madrelingua a superare l’esame CILS, all’università di Siena.

Altro esempio:

Continuavo a scrollare e non trovavo quello che cercavo.

A volte si usa anche il sostantivo inglese scrolling:

Passo troppo tempo a fare scrolling sui social.

Ma possiamo tranquillamente dire anche:

Passo troppo tempo a scorrere i social.

Questa seconda espressione è più italiana e non ha bisogno dell’inglese.

Ed è proprio questo l’aspetto interessante della parola scrollare.

Il verbo esisteva già in italiano con il significato di scuotere, ma la tecnologia e l’inglese gli hanno dato un nuovo significato.

Quindi attenzione: scrollare un albero significa scuoterlo. Scrollare la testa significa muoverla per esprimere, generalmente, un rifiuto o un disaccordo. Scrollare le spalle significa mostrare indifferenza e scrollarsi di dosso una paura significa liberarsi di quella paura.

Ma scrollare una pagina web significa farla scorrere sullo schermo.

Due significati molto diversi, dunque, ma un’unica parola.

E adesso vi lascio con una domanda.

Se siete davanti al telefono e continuate a far scorrere Instagram senza trovare niente di interessante, potete dire:

«“Sto scrollando.”»

Ma attenzione a non scrollare troppo!

Perché magari, mentre scrollate, passa un’ora…

E voi nemmeno ve ne accorgete!

Alla prossima puntata di Italiano Semplicemente! Intanto ripassiamo con delle freddure o ele barzelette

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano semplicemente.

Hartmut (Germania): Il caffè alla moka dice al bollitore: «Calmati, ti vedo un po’ troppo fumantino oggi, rischi di sbottare

Julien (Lussemburgo): Come fanno i ladri di panini a darsi gli ordini in totale segretezza? «Aumm aumm

Carmen (Germania): Un tennista scarso va dal medico e dice: «Dottore, il mio servizio è disastroso!». Il medico risponde: «Non si preoccupi, valuteremo la sua situazione in seconda battuta

Edita (Repubblica Ceca): Il mio sogno di diventare famoso sta sfumando … per fortuna non aveva molto colore.

Ulrike (Germania): Il chirurgo al paziente prima dell’operazione: «Tranquillo, io ho un mio modus operandi ben preciso». Il paziente: «Sì, ma spero che dopo ci sia anche un modus guarendi!»

Estelle (Francia): Un sarto cieco fa una giacca a un cliente e gli dice: «Ecco fatto, la taglia l’ho presa a spanne …» E il cliente: «Ah ecco! Infatti le maniche le arrivano alle caviglie!»

Edita (Repubblica Ceca): Un’aquila di città va da un pollo e le fa: «A me questa vita in città ha davvero tarpato le ali …». E il pollo: «Sì, ma almeno a te non ti fanno al forno con le patate!»

Flora (Italia): Perché i caldarrostai non vanno mai in panico durante le crisi finanziarie? Perché c’è sempre qualcuno pronto a togliere le castagne dal fuoco per loro!

Carmen (Germania): Un pedone distratto sbatte contro l’angolo di un palazzo e fa: «Ah! Ho proprio preso una cantonata … in pieno viso!»

CILS TRE C1

CILS B2

Accadde il 31 dicembre 335: incurante e non curante

Incurante e non curante (scarica audio)

Trascrizione

incurante del pericolo

Il 31 dicembre, mentre molte persone sono immerse nella preparazione del cenone con amici e parenti, nella scelta delle lenticchie da mangiare per portare fortuna, o nel conto alla rovescia finale per salutare il nuovo anno, c’è chi racconta storie sul papa San Silvestro, morto proprio in quella data nel 335, e su come questa ricorrenza si sia trasformata nel tempo da una memoria religiosa a una festa popolare.

Durante un’intervista televisiva di fine anno, un giornalista potrebbe commentare: “È sorprendente quanta non curanza molti mostrino rispetto alle origini storiche di San Silvestro, concentrandosi soltanto sui festeggiamenti moderni”.

Cos’è la “non curanza”? Ne abbiamo già parlato in un episodio della rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente. La non curanza indica una mancanza ci cura, di attenzione. Indica l’atteggiamento di chi non presta attenzione o non si occupa di qualcosa; è vicino a “disinteresse” o “trascuratezza”.

In questo caso vuol dire che molte persone trascurano o non considerano la storia profonda della ricorrenza.

Se descriviamo una persona che, pur conoscendo la storia di San Silvestro, non ne parla durante la cena con amici perché vuole solo divertirsi, potremmo dire: “Luisa era incurante delle discussioni storiche intorno alla notte del 31 dicembre; le interessava solo brindare”.

Dell’aggettivo Incurante non abbiamo ancora parlato. E’ un aggettivo che qualifica il comportamento di Luisa: lei non si preoccupa di approfondire o di menzionare la dimensione storica. Luisa si disinteressa di questo, non se ne cura.

Al contrario, se qualcuno organizza una piccola presentazione storica per spiegare agli ospiti stranieri chi era San Silvestro e perché si usa chiamare così quella notte, diremo che quella persona si è curata di far capire il significato storico della data. “Curarsi di” qualcosa indica l’attenzione e la responsabilità che ha dedicato a spiegare il contesto culturale agli altri.

Tutto deriva dalla parola “cura”, chiaramente.

Per chiarire ulteriormente queste espressioni con esempi in altri contesti: immagina un gruppo di studenti che deve preparare un progetto per la scuola. Se nessuno di loro legge i libri o presta attenzione alle fonti, qualcuno potrebbe lamentarsi della non curanza con cui affrontano lo studio. Se uno studente è incurante delle istruzioni dell’insegnante e non segue le linee guida, finirà per fare un lavoro scarso. Se invece uno studente si cura di raccogliere fonti affidabili, ordinare le idee e controllare i dettagli, il progetto sarà più solido.

Infine, considera il contesto di una città che deve prepararsi per il grande evento di Capodanno: se l’amministrazione non si cura di organizzare servizi di sicurezza e pulizia, i cittadini potrebbero lamentarsi della non curanza istituzionale nei confronti del loro benessere, e la stampa potrebbe descrivere i funzionari come incuranti dei rischi legati ai fuochi d’artificio, alla folla e alla pulizia delle piazze.

Queste frasi e situazioni aiutano a capire come, in italiano, non curanza, incurante e “curarsi di qualcosa” si usano per descrivere atteggiamenti di attenzione o disattenzione verso compiti, eventi storici, persone e responsabilità.

Il prefisso di incurante si dice “privativo”: in indica assenza, negazione.

La radice invece è curante, participio presente di curare.
Il significato letterale di incurante è quindi di una persona “che non si cura (di qualcosa)”.

Quando diciamo che qualcuno è “incurante”, comunichiamo implicitamente che dovrebbe prestare attenzione ma non lo fa, e questo comportamento è potenzialmente rischioso, scorretto o poco opportuno.

Alcuni sinonimi sono:

  • distratto: rispetto a incurante, che sottolinea la mancanza di attenzione verso qualcosa che meriterebbe cura, non ha una sfumatura negativa. Infatti nella distrazione, semplicemente l’attenzione è altrove, perché spesso avviene in modo involontario. E’ meno giudicante rispetto a incurante

  • disattento: la persona disattenta non presta attenzione quando dovrebbe; è vicino a “distratto”, ma è più legato al compito.

  • negligente: il negligente non adempie ai propri doveri; implica responsabilità mancata. Più grave di “incurante”.

  • superficiale: il superficiale non va in profondità. Resta in superficie senza approfondire. Affronta le cose senza approfondire; riguarda il modo di pensare/agire, non solo l’attenzione.

  • noncurante: attenzione, perché se vogliamo trovare una leggera differenza nell’utilizzo, vi dico che ad esempio se dico a una persona che è non curante degli interessi degli altri, ad esempio, pur essendo molto simile a “incurante”, lo pronuncio spesso con astio, perché la persona non curante di qualcosa lo fa con un tono più volutamente indifferente, quasi di sfida. Incurante in genere è più descrittivo, mentre non curante è più accusativo. Mi spiego meglio: incurante tende a essere più descrittivo nel senso che fotografa un atteggiamento di disattenzione o trascuratezza. Mette l’accento sul comportamento osservabile.
    Esempio: “Andava avanti incurante del traffico”, “affrontò il nemico incurante del pericolo”. Potrei usare anche “noncurante” senza troppi problemi (oppure anche “non curandosi del traffico/del pericolo”), però incurante suona meglio come una constatazione. Non è detto ci sia emozione o giudizio. D’altro canto, non curante/noncurante tende a essere spesso più accusatorio: suggerisce una scelta volontaria, quasi provocatoria, di ignorare ciò che andrebbe considerato.
    Esempio: “Si comportava in modo sfacciato, assolutamente noncurante delle regole.”
    Suona quindi più spesso come un rimprovero implicito.

  • indifferente: l’indifferente, infine, non prova interesse o coinvolgimento emotivo; riguarda più il sentimento che l’attenzione.

Con questo episodio si chiude il percorso della rubrica Accadde il, un viaggio attraverso eventi storici utili per approfondire la lingua italiana in modo naturale e coinvolgente. Per chi desidera continuare a ripassare questi contenuti e ritrovarli periodicamente, il gruppo WhatsApp riservato ai membri dell’Associazione Italiano Semplicemente rappresenta lo spazio ideale: lì gli episodi vengono ripresi, commentati e integrati nel lavoro quotidiano sulla lingua. Se apprezzi questo tipo di contenuti ti invito a diventare membro dell’associazione e a partecipare attivamente alla nostra comunità.

Chiaramente, se vuoi andare avanti da solo, incurante dei miei consigli, fai pure 🙂