460 Da capo a dodici

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Quando dobbiamo andare in un luogo, ad esempio a Roma, partendo da Berlino, usiamo, come sapete, le preposizioni da e a.

Vado da Parigi a Bruxelles

Parto da Parigi per andare a Vienna

Eccetera.

Accade la stessa cosa nell’espressione “da capo a dodici“, un’espressione colloquiale che si usa di solito non quando parliamo di un viaggio, piuttosto quando si parla di un percorso, nel senso più ampio del termine.

Parliamo di un percorso inteso come una qualunque attività che inizia, prosegue e prima o poi termina.

Durante il percorso si fanno delle cose, si fatica, si perde tempo, si studia, ci si applica, si parla, si comunica, si raggiungono obiettivi intermedi, si passa insomma, impiegando risorse di vario tipo, da una tappa all’altra, fino a raggiungere un risultato. Questo è l’obiettivo finale di un qualsiasi percorso.

Allora l’espressione da capo a dodici si usa quando questo percorso si interrompe e bisogna iniziare da capo (due parole) o daccapo (un solo termine), cioè dobbiamo iniziare di nuovo, dobbiamo iniziare nuovamente, dal principio.

In questi casi si usa spesso dire “essere da capo a dodici” o “ricominciare da capo a dodici”, “stare da cappa dodici”, “ritrovarsi da capo a dodici”.

Siamo sempre un po’ irritati quando pronunciano questa frase, perché è faticoso ricominciare daccapo. Però dobbiamo farlo.

Qualcosa è andato storto e ha compromesso tutto. Bisogna ricominciare.

Un’espressione nata a Roma ma si comprende e si usa in tutt’Italia.

Es:

con queste varianti del covid, dopo tutta la fatica fatta dai cittadini, rischiamo di ritrovarci da capo a dodici.

Rischiamo quindi di iniziare tutto daccapo: chiusura totale, non si può uscire da casa, niente lavoro eccetera.

Il senso è che non è servito a nulla quanto fatto finora. Rischiamo di tornare al punto di partenza.

So che state pensando al perché del numero dodici, ma è presto detto: il nunero dodici è lo stesso dei mesi dell’anno.

Avete mai avuto problemi tecnici col telefonino? Ad un certo punto trovate la soluzione dopo una lunga ricerca e tanta fatica. Poi un bel giorno scoprite che il problema torna a manifestarsi nuovamente: siete da capo a dodici!

Bogusia: La prima grana di Mario Draghi.
Gli impianti sciistici in Italia, se la stanno vedendo veramente brutta. Si dà il caso infatti che, gli imprenditori si siano preparati per la riapertura degli impianti e siano rimasti piuttosto male del nuovo stop arrivato proprio a ridosso dell’apertura . È stata una bella mandrakata far entrare  Draghi nel governo, dice qualcuno. Però a me, memore* di ciò che ho detto l’altro giorno, *si pone* di nuovo la domanda, adesso ne vedremo delle belle , ancora di più? Sulla scorta delle notizie che ci giungono, si potrebbe dire che Draghi, politico vecchio stampo, senza social affatto, se ne freghi di apparire di continuo o di ricevere il plauso o meno. Sarò stata ingenerosa? C’è poca indulgenza da parte mia? Può darsi. Ma bisogna mettersi anche nei panni degli imprenditori che erano felici di riprendere a lavorare e adesso si trovano di nuovo da capo a dodici.

Stare in campana

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Vi hanno mai consigliato di stare in campana?

Ma che significa? Devo stare in campana? Cioè?

Tranquilli, significa semplicemente “stai attento/a“.

Un’espressione informale sicuramente, ma molto diffusa in tutt’Italia.

La campana 🔔 infatti suona, e in particolare può essere utilizzata per far suonare un allarme.

Stai in campana significa infatti “stai in preallarme”, o meglio ancora “stai all’erta“.

È un invito, un consiglio che si fa ad una persona quando potrebbe accadere qualcosa, quindi occorre stare attenti, non rilassarsi troppo, non distrarsi, perché potrebbe essere necessario reagire immediatamente, oppure potrebbero esserci problemi.

È un preallarme dunque, non proprio un allarme.

Questo è importante sottolinearlo, quindi non è proprio come “stare attenti” che si può riferire anche ad un pericolo immediato.

Ancora più informalmente si può pronunciare una sola parola: occhio 👁!! Anche in questo caso tuttavia il pericolo è quasi sempre immediato:

Occhio, ché se cadi ti fai male!

Stai in campana quando guidi, ché se ti distrai potresti andare fuori strada.

Stai all’erta, ché se perdi l’aereo il prossimo volo è tra due giorni.

Va bene, grazie, starò in campana!

Un ultimo avvertimento.

Come ho detto prima, stare in campana è equivalente a stare all’erta.

Allora vi do un consiglio: state in campana quando scrivete all’erta, perché in questo caso si scrive con l’apostrofo e se state facendo un esame questo è importante.

Infatti allerta, senza apostrofo, esiste, ma è un sostantivo che indica sempre un preallarme, come ad esempio l’allerta meteo, cioè l’allerta per una possibile condizione metereologica negativa: temporale, pioggia, forte vento eccetera.

Invece, quando si invita una persona a “stare all’erta”, scritto con l’apostrofo, si tratta di una locuzione avverbiale. Significa stare vigili, guardinghi, attenti a ciò che può accadere.

Quindi si usa il verbo stare, nel senso di rimanere, restare, proprio come “stai attento” o “stare in piedi”.

Quindi prima nasce all’erta con l’apostrofo e solo successivamente il sostantivo allerta, tutto attaccato, senza apostrofo dunque:

Per domani allerta meteo, venti forti e temporali.

Ah, state in campana anche a quando usate il plurale del sostantivo allerta , che è sempre allerta: l’allerta al singolare, le allerta al plurale o anche gli allerta, se preferite.

Al plurale molto spesso si trova anche “le allerte” ma si tratta di un errore. Sarebbe al massimo “le allerta”.

Riguardo al genere, ho detto che potete scegliere, infatti c’è chi dice che allerta sia maschile, e altri che sia femminile. Allora il plurale è “gli allerta” oppure “le allerta“.

Non preoccupatevi del genere comunque. Maschile o femminile va bene lo stesso. È invece facile sbagliarsi sul plurale.

State all’erta dunque, anzi, in campana!

458 Un granché

Un granché (scarica audio)

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  • Ricordate la locuzione “un certo non so che“?
    Ce ne siamo già occupati, sempre all’interno della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.
    Ebbene, questa locuzione, che se ricordate sottolinea qualcosa di vago, diciamo un’impressione non ben definita, è sempre preceduta da “un“.
    Questa locuzione in realtà è abbastanza flessibile, perché ci sono più modi di usare “che” in questo modo:
    un che, un non so che, un certo non so che.
    Ad esempio la forma più semplice, che è anche la più utilizzata, è “un che“, seguita sempre dalla preposizione “di”.
    Il viso di Maria ha un che di angelico.
    Il tono della tua voce ha un che di polemico.
    Il tuo viso ha un che di tua madre.
    Significa semplicemente “qualcosa“, che noi non riusciamo bene, per il momento, a identificare, a definire.
    Ma l’argomento di oggi è la locuzione “non è un gran che” dove che viene usato in modo simile.
    Si usa quando qualcosa o qualcuno non ci piace molto: ci aspettavamo di più.
    Non è un gran che significa non è niente di eccezionale.
    Granché si può scrivere anche in una sola parola, scritta però con l’accento acuto finale.
    Si usa quasi esclusivamente in frasi negative, proprio per evidenziare la non eccezionalità.
    Non è un granché significa non è bellissimo, non è un capolavoro, non è meraviglioso, eccetera.
    Si usa anche “una gran cosa” al posto di “un granché“, e in questo modo posso usarla anche in frasi non negative.
    Quindi se mi piace la tua idea, non posso dire “la tua idea è un granché”, ma posso dire “la tua idea è una gran cosa”.
    Se invece non mi piace molto posso usare entrambe le forme.

    Credevo non fosse un granché la tua idea.
    Invece adesso che me l’hai spiegata bene, credo sia una gran cosa!

    Si usa anche senza “un” quando si tratta di una quantità invece che una qualità, sempre in frasi negative:
    Non sei granché onesto con me.

    Quindi è come dire che non sei stato molto onesto.

    Mettere “un” quindi, oppure non metterlo, può fare la differenza:

    Questa pasta non è un granché.
    Questa pasta non è granché
    Nel primo caso la qualità è scarsa, nel secondo la quantità è scarsa: è poca pasta.

    A volte è la stessa cosa:

    Questa automobile non l’ho pagata (un) Granché.
    Si parla in questo caso sempre di una spesa non elevata.

    Infine, abbiamo visto insieme anche l’espressione ” niente di che“, assolutamente equivalente a ” non è un granché” sia che io lo scriva in due parole o usando granché con l’accento.

    La differenza è che “niente di che” si presta maggiormente ad essere usata come esclamazione:

    Domanda: Com’era il film?
    Risposta: Niente di che!

    La frase generalmente termina lì.
    Invece usando granché:

    Il film non è un granchéIl film non è granché interessanteNon c’è granché da aggiungere a questa spiegazione.
    Allora ripassiamo, parlando di impeachment.

    Flora: come si potrebbe tradurre impeachment? Il termine “accusa” non mi torna molto.

    Hartmut: si tratta di una accusa particolare, un’accusa in virtù di una cattiva condotta, insomma, per essersi comportati male, dal punto di vista dei doveri istituzionali.  Senz’altro è successo qualcosa di molto grave.

    Ulrike: molto grave certo. Non è un provvedimento pro forma sicuramente. D’altronde, che vuoi, bisogna mettere dei paletti a certi comportamenti.

    Anthony: ma per Trump potrebbe essere il colpo di grazia.

    Emma: e dire che poteva vincere nuovamente le elezioni nel 2020. Vi rendete conto?

    Komi: questi ripassi mi piacciono proprio. Sono un esercizio che per niente lascia il tempo che trova.

    Olga: Ogni tanto è il caso di rispolverare delle nostre ormai vecchie frasi.

    Anthony: Sì! Ormai di frasi, appunto, ce ne sono ben più di quattrocento! Vai a capire come siamo arrivati a così tante!

    Olga: E se non le continuiamo a ripassare, quando ci troviamo a tu per tu con un madrelingua italiano, saremo costretti ad andare a tentoni.

    Sofie: Ma dimmi tu! Come facciamo a ricordarle tutte? Ci vorrà una vera e propria mandrakata!

    Irina: Chiedi a Giovanni che la sa lunga in termini di disciplina. Ti dirà sicuramente di darti una regolata con la grammatica e invece continuare a seguire le sette regole d’oro dell’associazione Italiano Semplicemente .

    456 Al netto di

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    Sapete la differenza tra peso netto e peso lordo? Siamo generalmente in un ambito commerciale, perché quando pesate una qualsiasi merce, questa merce è di solito in un contenitore, e anche questo contenitore ha un suo peso. Quindi in genere pesando un qualsiasi prodotto, ciò che pesate generalmente è il peso lordo, cioè il peso complessivo. Il peso del contenitore è compreso in questo peso lordo. Ma se tolgo il contenitore e peso nuovamente il prodotto, ciò che resta è il peso netto. Ciò che ho tolto invece è la tara, cioè il peso del contenitore.

    Se quindi mi chiedi: quanto pesa questo computer?

    Io potrei rispondere:

    Al netto del contenitore pesa 500 grammi.

    Questa espressione significa: se considero solo il computer, senza considerare il contenitore, il peso è 500 grammi. Ho in pratica fatto una sottrazione: peso lordo meno la tara (il contenitore).

    La stessa espressione “al netto di” si usa però non solo quando parliamo di peso, ma in generale quando vogliamo escludere qualcosa in termini di quantità, quando non vogliamo considerare qualcosa. Facciop sempre una sottrazione, ma stavolta di denaro.

    Ad esempio, se ho un negozio, se sono cioè il proprietario di una attività commerciale, parlando di denaro, se qualcuno mi chiede:

    Quanto guadagni con il tuo negozio?

    Posso dire:

    Al netto delle spese guadagno 1000 euro al mese.

    Quindi questo significa che ho sottratto le spese. 

    Notate che “netto” è un aggettivo che significa (tra le altre cose) anche “pulito“. Non a caso esiste la “nettezza urbana” che si occupa della raccolta dei rifiuti urbani nei comuni italiani. La nettezza urbana contrinbuisce a mantenere puliti i comuni.

    Sapete che anche quando devo indicare  un peso netto, cioè senza il contenitore, o una cifra netta, senza le spese, senza costi, si parla spesso di “peso pulito” anziché “peso netto”:

     Se compro un pesce in pescheria, in genere si parla di “peso pulito” del pesce, cioè una volta che il pesce è stato pulito, cioè eliminando le parti che non si mangiano.

    Ugualmente parlando di soldi:

    il guadagno pulito di questo mese è stato di 1000 euro. Si intende il guadagno netto, cioè al netto delle spese.

    Questo prodotto costa 10 euro al netto delle imposte.

    Vale a dire che se consideriamo le imposte, il prezzo aumenta, e magari diventa 12 euro. 

    Altre volte il senso di “al netto di” è leggermente diverso, perché indichiamo non sempre ciò che togliamo, tipo al netto delle tasse, al netto della tara eccetera, ma vogliamo dire che il numero che indichiamo è comunque un numero che si ottiene come differenza, quindi questo numero si indica come “al netto di” un altro numero che non viene indicato ma che è importante sottolineare:  

    Ad esempio:

     Oggi in Italia ci sono 10 ricoverati in meno in terapia intensiva per Covid, al netto di 100 nuovi ingressi.

    Anche in questo caso parliamo di quantità

    Questo significa che ieri magari i ricoverati erano 1000, oggi sono 990, quindi sono diminuiti di 10, ma questo non significa che 10 persone sono guarite. In realtà queste 990 persone di oggi non sono esattamente le stesse persone di ieri. Infatti ho detto che sono 10 in meno “al netto di” 100 nuovi ingressi. Quindi 100 di questi ricoverati sono entrati oggi in terapia intensiva. Allora questo significa che  qualcuno è uscito dalla terapia intensiva: si tratta di 110 persone, 10 in più di quelle entrate. Appunto. E come si esce dalle terapie intensive? O si guarisce o si muore.

    Quindi è vero che oggi ci sono 10 ricoverati in meno di ieri, e questa è una bella notizia, ma è bene dire che  questo dato è un dato che non considera  chi esce e chi entra ma solo il saldo,  la differenza. Anche in questo caso si dice “al netto di“. E’ un modo per dire: questo è un saldo, una differenza tra due numeri, come tra il peso lordo e la tara.

    Altri esempi, stavolta senza numeri. Qui il senso della frase può essere a volte diversa.

    Vediamo:

    Sapete che gli iscritti al Movimento 5 stelle sono stati chiamati ad esprimersi sul nuovo Governo. Sono d’accordo? I capi del movimento lo sono, ma non sappiamo ancora se lo sono anche gli iscritti al movimento. Allora posso dire che:  

    Il Movimento 5 stelle formerà un nuovo Governo, al netto del voto degli iscritti.

    Cioè: Il Movimento 5 stelle formerà un nuovo Governo, sempre che gli iscritti sono d’accordo.

    Si tratta di qualcosa di importante da evidenziare che nella prima parte della frase non abbiamo considerato.

    Notate che quando non si parla di quantità, l’espressione “al netto di” è molto simile a “al di là” che abbiamo già spiegato nell’episodio 193. Spesso diventa anche “al netto di tutto“, che è è proprio come “al di là di tutto“.

    Vediamo qualche altro esempio:

    Mario, al netto degli ultimi litigi, alla fine sposerà Chiara, perché in fondo sono molto innamorati.

    Come dire: non consideriamo i litigi, mettiamoli da parte. Separiamo queste due questioni.

    Ho sempre detto che studiare solo la grammatica non serve a imparare una lingua, ma al netto di ciò, quello che veramente è importante è ascoltare e parlare, ripetere, sbagliare e riprovare.

    Anche qui voglio separare due questioni: la grammatica e il resto. Allora “al netto di” qualcosa è anche simile “a prescindere da” questo, un’espressione che ho già spiegato e che potete ascoltare nuovamente. 

    Al netto della mia fede calcistica, credo che Maradona sia stato un grande calciatore.

    Come dire: mettiamo da parte la mia fede calcistica, la squadra del mio cuore, perché non c’entra con il mio giudizio.

     Al netto delle mie preferenze politiche, credo che il partito X abbia dimostrato più coerenza degli altri.

    Vedete quindi che, come la tara e il peso netto, si tratta sempre di cose da tener distinte.

    Ora, al netto della lunghezza della mia spiegazione che ha ampiamente superato la durata prevista, spero sia riuscito a spiegare bene, anche al netto di qualche errore di battitura che potrei aver commesso.

    Ulrike: io sono ampiamente soddisfatta, sarebbe ingeneroso dire il contrario.

    Natalia: sì, anch’io, purché non diventi un’abitudine fare episodi così lunghi.

    Anthony: benché, bisogna dire che ci sono persone alle quali vanno più a genio episodi più lunghi,

    Bogusia: Ivi inclusa la sottoscritta

     

     

     

    455 Eludere, ineludibile

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    Oggi voglio spiegarvi un verbo e un aggettivo. Si tratta di eludere e ineludibile.

    Vediamo qualche esempio:

    Dei ladri sono entrati nella mia villa in campagna, eludendo le telecamere di sorveglianza.

    Tanti italiani hanno eluso il fisco portando i loro soldi a Lussemburgo

    Le varianti del Corona virus potrebbero eludere i vaccini

     Dunque eludere significa evitare, sfuggire. 

    I ladri che eludono le telecamere di sorveglianza non si fanno riprendere da queste telecamere, e lo fanno volontariamente, con furbizia. Nell’elusione c’è sempre la volontà, la volontarietà, spesso la malizia, la furbizia.

    Infatti spesso si parla di eludere le tasse, i pagamenti, i controlli della polizia, appunto, le telecamere. 

    Ma si può eludere anche una domanda, facendo il furbo, o facendo finta di niente. In questo caso si evita di dare una risposta. In questi casi si ha un comportamento elusivo.

    Quindi a volte si usa anche nel senso di sottrarsi a un obbligo o ad un impegno.

    Io eludo le tasse per non pagarle

    Tu eludi una domanda per non rispondere

    Lui elude le telecamere per non farsi riprendere

    Noi abbiamo eluso i controlli della polizia scappando!

    Voi avreste voluto eludere la legge

    Loro scappano dalla polizia e vorrebbero eludere la giustizia.

    Proprio per questa malizia e furbizia che si usa, spesso significa “prendersi gioco” di qualcuno o qualcosa. Infatti proprio questa è l’origine di eludere: prendersi gioco. 

    A volte però qualcosa non si può eludere, neanche usando tutta la furbizia del mondo. Siamo di fronte a qualcosa di ineludibile, come i ripassi finali alla fine di ogni episodio. Ascoltatene uno allora.

    Irina: sebbene il tempo sia sempre risicato per me, non posso eludere la tua richiesta.

    Natalia: a me fa piacere ripassare, specie se nel frattempo sorbisco un buon caffè americano. 

    Bogusia: Bene, ti risparmio di assaggiare quello che ho fatto io con la moka. E’ venuto una vera ciofeca.

    Dorothea: anche il mio non è niente di che comunque. 

    Ulrike: Forse andava pressato meno? Cosa ne dici Giovanni?

    Giovanni: non so, dovrei assaggiarlo per dirlo. Ma in questi casi meglio farne un altro. In questi casi però non posso dire che è meglio “eludere il caffè” fondamentalmente perché non c’è nessuna furbizia o malizia in questo. In generale non è escluso che un oggetto o una persona non possano essere elusi. Ad esempio si può “eludere un ostacolo” in mezzo alla strada, per evitare di prenderlo, di colpirlo e farsi male. Anche un colpo si può eludere: un colpo di pistola, di arma da fuoco o da taglio, o un calcio o un pugno. Queste sono tutte cose che possono essere eluse. Oltre alla malizia e alla furbizia può allora essere una questione di destrezza, di abilità

    Vi è mai capitato che qualcuno, vedendovi da lontano, cambi strada per non incontrarvi? Forse non lo sapevate, ma siete stati elusi!