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Fare le spese

Fare le spese (scarica audio)

episodio 1226

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di tre espressioni che hanno qualcosa in comune. Tutte e tre parlano di conseguenze. Conseguenze negative in questo caso.

Tutte e tre infatti parlano di un prezzo da pagare, ma non sono esattamente la stessa cosa. E, come spesso accade in italiano, la differenza non è grammaticale. È… diciamo “psicologica”.

Immaginate un’azienda che decide di riorganizzarsi. Nuovi dirigenti, nuove strategie, nuove regole.

Dopo pochi mesi, però, qualcosa non funziona. I risultati peggiorano. Il clima si fa teso. E alla fine chi perde il posto? Non il direttore generale. Non chi ha preso le decisioni, ma alcuni sfortunati dipendenti.

Ecco: loro hanno fatto le spese della riorganizzazione.

Fare le spese”, non è come fare la spesa, al singolare. Significa invece subire le conseguenze negative di qualcosa, spesso senza esserne il vero responsabile. È un’espressione molto usata nel linguaggio giornalistico: “a fare le spese della crisi sono stati i giovani”, “a fare le spese del taglio dei fondi pubblici è stata la scuola pubblica”.

Notate una cosa: qui non c’è necessariamente colpa. C’è piuttosto l’idea di qualcuno che paga al posto di altri. C’è talvolta (anzi, quasi sempre) un senso di ingiustizia.

Diverso è pagare dazio. Questa è la seconda espressione, che abbiamo già incontrato nella rubrica “Accadde il”. Era l’episodio del 13 febbraio.

La parola “dazio” , lo ricordiamo, richiama le tasse medievali che si pagavano per attraversare un confine o entrare in una città. Un prezzo inevitabile. Se volevi passare, dovevi pagare. I dazi oggi sono tornati di moda…

Comunque, ancora oggi, in senso figurato, si usa spesso proprio in questa espressione: pagare dazio.

Una squadra che sale in Serie A spesso paga dazio nelle prime partite. Un’azienda che entra in un nuovo mercato paga dazio all’inizio. Chi prova qualcosa di innovativo paga dazio. Notate che non c’è l’articolo “il”. Le espressioni bisogna accettarle per come sono, e anzi, si riconoscono spesso per l’assenza dell’articolo o di qualche elemento che la renderebbero accettata dal punto di vista grammaticale.

Qui, con pagare dazio, non c’è necessariamente ingiustizia come prima, con l’espressione “fare le spese”.

C’è l’idea di un prezzo strutturale, quasi fisiologico. È il costo dell’ingresso in una nuova realtà. Non stai pagando per un errore preciso. Stai pagando perché il sistema funziona così.

E poi c’è la terza espressione: pagare lo scotto. Anche questa l’abbiamo trattata in un episodio, all’interno di questa stessa rubrica.

Anche “scotto” nasce come contributo, come tassa. Ma oggi l’espressione ha una sfumatura diversa.

Se io dico: “Ho pagato lo scotto della mia inesperienza”, sto riconoscendo una responsabilità. Ho sbagliato. Non avevo abbastanza esperienza. E le conseguenze sono state la mia lezione.

Qui entra in gioco l’apprendimento.

Pagare lo scotto significa spesso crescere. Significa fare un errore, subirne le conseguenze, e diventare più consapevoli. Poi, nella realtà, spesso si usa in alternativa a “fare le spese“, ma se proprio vogliamo trovare una prerogativa di pagare lo scotto, considerate questa legata alla crescita e all’apprendimento.

Vedete allora la differenza?

Se subisco una decisione altrui, posso fare le spese di quella decisione.

Se entro in un contesto nuovo e incontro difficoltà inevitabili, posso pagare dazio.

Se sbaglio per inesperienza, pago lo scotto.

Tre espressioni simili, ma con un centro psicologico diverso: la vittima, il sistema, la responsabilità personale. Vedete che piano piano affiniamo sempre di più la nostra capacità di usare con precisione le varie espressioni Italiane. Un passo alla volta.

E adesso provate voi a riflettere: nella vostra vita, avete mai fatto le spese di una situazione ingiusta? Avete mai pagato dazio entrando in un nuovo paese, magari imparando l’italiano? E avete mai pagato lo scotto di un errore che vi ha insegnato qualcosa?

Pensateci. Parliamo sempre di conseguenze, ma con angolazioni diverse.

Questo, alla fin fine, è uno degli aspetti più affascinanti della lingua.

Adesso ripassiamo.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Julien: Avete presente il grande vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci?
“Cascasse il mondo, un giorno vincerò San Remo!” Questo l’ha probabilmente detto visto che costui può avvalersi di 40 anni di carriera prima di colpire il bersaglio.
Questo premo l’ha fatto salire alla ribalta.
Aveva già partecipato: nel 2009 si classificò al terzo posto. Checché se ne dica, il suo è indubbiamente un profilo cosiddetto “perseverante!”

Rauno: La sua vittoria mi sembra ancora più impressionante, perché ha il classico profilo del cantante napoletano, nel senso che la sua canzone richiama chiaramente la tradizione musicale napoletana. Già partecipare al Festival non gli sarà stato facile, ma poi ha persino vinto! Il verdetto finale ha sicuramente coronato la sua carriera finora.

Marcelo: Sai che c’è? Sono contento che questa sua perseveranza l’abbia portato a raggiungere obiettivo! Ma non mi dire che la perseveranza è stata l’unica ragione della sua vittoria!
So che è molto importante nella vita, ma non è sufficiente! A volte chi ha talento e merito è costretto a fare le spese di qualche errore o altro. Molte volte, nella carriera non c’è talento che tenga!

I massimi sistemi

I massimi sistemi (ep. 1193) – scarica audio

Trascrizione

Oggi per la rubrica denominata due minuti con Italiano Semplicemente, vi parlerò dei massimi sistemi. È chiaramente una espressione idiomatica.

L’espressione spesso si presenta in questa forma: “Parlare dei massimi sistemi“, o “discutere dei massimi sistemi“.

Un’espressione solitamente usata in modo ironico, ma abbastanza misteriosa per degli studenti non madrelingua: “i massimi sistemi”.
Cosa sono? A cosa servono? E perché tutti, prima o poi, ci caschiamo, e ne parliamo? Oddio, magari non proprio tutti..

L’espressione “parlare dei massimi sistemi” viene dalla filosofia antica, in particolare da Aristotele e poi da Galileo Galilei, che in un’opera del 1632 intitolata “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” parlava dei due principali modelli cosmologici: quello tolemaico e quello copernicano. Questo però è difficile che gli italiani lo sappiano! Resta il fatto che l’espressione è molto utilizzata. Però le stelle e il cosmo non c’entrano nulla con l’uso dell’espressione oggi.

Oggi, nel linguaggio comune, “i massimi sistemi” non sono più i modelli dell’universo. Sono invece i grandi temi, le questioni fondamentali dell’esistenza, della politica, della morale, della scienza, della religione… insomma, tutto ciò che è molto teorico, profondo, spesso anche un po’ inutile da discutere quando…. quando magari si ha fame o si è in ritardo per il lavoro.

Parlare dei massimi sistemi significa quindi filosofare, astrarre, divagare su temi troppo alti per la situazione concreta in cui ci si trova. C’è sempre un po’ di fastidio quando qualcuno parla dei massimi sistemi. Magari perché si crede chissà chi, oppure perché la situazione non richiede discussioni di alto livello teorico o tecnico.

Chi parla dei massimi sistemi non è certamente consapevole di farlo. L’espressione infatti si usa per fare ironia o per polemizzare contro qualcuno.

L’espressione è quindi usata perlopiù in tono ironico, o comunque distaccato, come per dire: “Ok, stai parlando di cose importanti, ma forse stai un po’ esagerando…”

Es:
“Dai, non metterti a parlare dei massimi sistemi adesso, dobbiamo solo decidere dove andare a cena!”

Oppure:
“Ieri sera con Marco abbiamo parlato dei massimi sistemi fino alle tre del mattino: politica, giustizia, il senso della vita…”

Ultimo esempio:
“A volte mi piace fermarmi e riflettere sui massimi sistemi… poi mi ricordo che ho la lavatrice da stendere.”

Chi parla dei massimi sistemi spesso filosofeggia – come si suol dire – fa della retorica, si perde in voli pindarici, si arrovella su problemi irrisolvibili. In alcuni casi si dice anche che sta menando il can per l’aia, cioè che parla tanto per parlare.

Potete usare questa espressione per descrivere chi si prende troppo sul serio o per ironizzare su te stesso quando vuoi sembrare profondo ma stai solo cercando di evitare di lavare i piatti.

Insomma, i massimi sistemi sono lì, in alto, a fluttuare sopra le nostre teste, sempre pronti a scendere sulla tavola quando siamo a cena con amici un po’ troppo intellettuali… o un po’ troppo ubriachi.

Adesso ripassiamo con un ripasso preparato da Marcelo, direttamente dall’Uruguay.

Hartmut. Ciao raga! …sapete che con la nuova rubrica denominata “Accadde il siamo arrivati a più di 160 episodi pieni di espressioni, modi di dire, verbi e vocabolario che hanno arricchito la nostra conoscenza della lingua del Sì?

Ulrike. Si certo, e ho dovuto arrovellarmi il cervello per stare al passo con questa valanga di roba nuova!

Anne Marie: era ora di smettere di girarsi i pollici, e iniziare a fare pratica!

Rauno: Altrimenti si rischia di vincere il premio come lavativo indefesso!

Kerin: Lasciamo gli scherzi da parte, e ricordate quel proverbio che dice: guardare il fuscello del prossimo e non la trave nel proprio!

Christophe: Hai ragione, ma non dimentichiamo le altre rubriche: quella dei 2 Minuti, il linguaggio del calcio, i verbi professionali eccetera, che continuano senza fermarsi.

Edita: Certo, tra diversi siti per imparare italiano, IS è molto divertente. Te lo dico con cognizione di causa e posso dire che IS si distingue perché si fonda sulle sette regole d’oro, vere colonne portanti del metodo.

Carmen. Io direi che è un connubio perfetto tra apprendimento e divertimento. Detto ciò, i responsabili di tutto questo sono Gianni e la rosa di associati che appartengono a molti paesi diversi e che si impegnano a dare il meglio di sé. Io mi annovero tra di essi.

Julien: Amici, adesso metterei la parola fine a questo il dialogo, altrimenti contravveniamo alle regole poc’anzi citate.

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Il verbo PRENDERE nelle 52 espressioni idiomatiche italiane – VIDEO-CHAT

Audio

Descrizione

Stasera, 28 giugno 2020, ore 19 italiane, piattaforma zoom, appuntamento per spiegare le espressioni utilizzate nella storia (52). Per partecipare: https://italianosemplicemente.com/chi-siamo

Trascrizione

Ciao!! Vi ho preso di sorpresa? Tranquilli,
Adesso vi racconterò una storia che parla del verbo prendere.
Spero non la prendiate male se parlerò velocemente. Non mi prendete per matto però!
Se non riuscirà a prendere forma una bella storia, prenderla male non vi aiuterà a migliorare il vostro italiano. Quindi spero la prendiate bene, come quando venite bocciati ad un esame e non ne fate un dramma.
Poi c’è chi la prende con filosofia: apprezzo molto queste persone che danno il giusto peso alle delusioni.
A proposito: siete persone che se la prendono se qualcuno vi prende in giro?
Non ve la prendete con me però, io non c’entro nulla.
Parlo velocemente ma solo perché non mi piace prendermela comoda.
Certo, voi non madrelingua rischiate seriamente di prendere lucciole per lanterne, ma oggi avevo voglia di fare un episodio divertente, perciò meglio
Prendere la palla al balzo, no?
Saper prendere l’occasione al volo d’altronde è una qualità non da poco.
Non prendete alla lettera le mie frasi perché sono tutte espressioni figurate. Lo so, state pensando che io sia un po’ pazzo, ma state prendendo un granchio, e non vi sto neanche prendendo in giro. Oggi volevo divertirmi sebbene l’obiettivo è molto impegnativo: ma a un certo punto ho preso il toro per le corna e ho iniziato a scrivere.
Non mi prendete troppo sul serio però.
Piuttosto a me piace molto essere preso per la gola e voi? Sono sicuro che anche a voi! Che mi prenda un colpo se non è così!
Comunque voi starete pensando che vi stia prendendo per il culo, o per i fondelli, o magari per il naso.
Se invece non lo pensate è perché avete preso una bella cotta per la lingua italiana.
Allora in questo caso,
Prendete baracca e burattini, o armi e bagagli, se preferite, e fatevi un bel giro in Italia.
Adesso state attenti. Quale espressione ho usato per ultima?
Vi ho preso in castagna? Eravate distratti?
Se state ancora ascoltando avete proprio preso a cuore questo mio tentativo di oggi.
Credo che storie di questo tipo siano molto utili: si impara divertendosi. Si prendono quindi 2 piccioni con una fava.
Allora posso continuare?
Spero non pensiate che ciò che dico sia da prendere con le molle!!
Non che dobbiate prendere per buono tutto ciò che dico. Fate pure le vostre verifiche se volete.
Ma per chi mi avete preso? Per uno che dice sciocchezze?
Non prendete per oro colato nulla di ciò che dico. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Poi, chi si fida troppo, si dice che finisce per
Prenderlo in quel posto, prima o poi…
Non vi aspettavate parolacce? Vi ho preso in contropiede?
Capita a tutti non preoccupatevi.
Ma io voglio solo esplorare completamente la lingua italiana quindi è necessario spiegarvi bene le cose.
Se amate la lingua italiana dovete sopportare anche questo. In amore si prendono spesso cantonate, no?
Ma la lingua italiana non tradisce e non delude, non si possono prendere fregature e neanche sòle di nessun tipo.
L’unica cosa è che questo racconto sta prendendo una brutta piega.
Difficile sopportare uno come me, vero?
Prendermi a mali parole però non è la soluzione, anche se siete tipi che prendono fuoco facilmente. Se prendete di matto sapete cosa vi dico? Cosa vi prende?
Sapete che ho preso ad odiare gli esercizi di grammatica e a me piace divertirmi quando insegno l’italiano. Se un professore di italiano prova a contestarmi io gli faccio vedere i miei 100 associati:
Prendi e porta a casa! Che soddisfazione!
Cosa aspetti a cambiare metodo anche tu, caro professore? Prendi e cambia metodo, è facile e divertente.
Non conosci la strada?
Prendi a destra e poi a sinistra, poi prendi l’autostrada per Roma e vieni a trovarmi. Te lo spiego io volentieri! Così alla fine anche tu avrai preso le Misure del metodo.
Prenderà molto anche te questo metodo, vedrai!
A quel punto ci prenderemo molto anche noi due.
Comunque piacere. Mi chiamo Giovanni. E scusate se vi ho preso alla sprovvista, senza avvisare.

Non c’è trippa per gatti

Audio livello AVANZATO (scarica audio)

Trascrizione

niente_trippa_per_gatti

Buonasera, e benvenuti a tutti i membri della famiglia di Italiano Semplicemente.

Per coloro che sono qui per la prima volta, che ascoltano questo tipo di podcast per la prima volta, benvenuti su Italiano Semplicemente, benvenuti nella sezione FRASI IDIOMATICHE. Questa sezione è dedicata a tutti coloro che comprendono l’italiano, e che vogliono passare dalla fase della comprensione alla fase dell’espressione; vogliono cioè imparare a comunicare in italiano.

All’interno di questa sezione sono state già pubblicate alcune frasi idiomatiche; questo è il terzo podcast, e l’espressione che ho scelto oggi di spiegarvi è “non c’è trippa per gatti”. E’ un’espressione molto utilizzata in Italia, e difficilmente potreste trovare la spiegazione audio di questa frase all’interno di un sito web. E’ molto probabile che riusciate a trovare invece la spiegazione per iscritto. Ovviamente potete leggerla, ovviamente servirà a poco, poiché ascoltando un file come questo potreste capire con molta più facilità quali sono i contesti in cui utilizzare questa frase, se si usa in un ambiente famigliare o se si usa in un ambiente diverso, tipo al lavoro. Con degli esempi si capisce ovviamente in maniera migliore.

Inoltre avrete l’opportunità di esercitare il vostro ascolto, ed ascoltando questo podcast più volte, potrete assimilare l’espressione, fino a che verrà assolutamente salvata nella vostra memoria e sarete in grado di utilizzarla, grazie ai numerosi esempi che farò, grazie alla prima delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente: ASCOLTARE (repetita iuvant). La prima regola è quindi ascoltare più volte ogni podcast.

Dunque, prima di passare alla spiegazione dell’espressione, spieghiamo un po’ le parole che la compongono. Dunque: “non c’è trippa per gatti”.

Che cos’è la trippa?

Se provate a cercare su google immagini il nome “trippa“, scritto T-R-I-P-P-A, vedrete, potrete vedere con i vostri occhi di cosa si tratta. E’ una… si tratta di una frattaglia, usata in gastronomia e ricavata dalle diverse parti dello stomaco del bovino, cioè di una mucca, e non, come molti credono, ricavata dall’intestino. Quindi si sta parlando di cibo, cibo molto amato in Italia. A me ad esempio non piace affatto. In ogni caso si tratta di uno di quei piatti che o si ama o si odia. Non ho mai sentito, in merito, un parere neutro. Quindi è un cibo ricavato dallo stomaco delle mucche, quindi dallo stomaco del bovino e non dall’intestino.

A me sinceramente fa un po’ “senso” a vederla: non è piacevole alla vista, non è piacevole per me al tatto.

Le frattaglie invece sono le interiora degli animali macellati. Interiora che sono cucinate e utilizzate a scopo alimentare nella cucina prevalentemente popolare.

Quindi si tratta degli organi interni ad esclusione dei muscoli e delle ossa. Dunque questa è la trippa… i gatti come sapete sono degli animali, è l’animale più diffuso in Italia, l’animale domestico più diffuso.

Ora, “non c’è trippa per gatti” è un’espressione che ha un senso proprio e un senso figurato.

Il senso proprio: “non c’è trippa per gatti”, cioè non c’è la trippa per i gatti non ha alcun significato. In effetti questa è una frase da intendere al senso figurato,e “non c’è trippa per gatti” infatti non significa nulla. Significa semplicemente che non c’è la trippa per i gatti. Ora… evidentemente chi ha inventato questa frase idiomatica ha pensato che ai gatti piacesse la trippa.

Probabilmente ai gatti piace la trippa, così come piace qualsiasi altro tipo di carne cucinata.

Evidentemente quindi la frase è nata proprio perché, essendo i gatti attratti dalla carne, quindi in questo caso dalla trippa.

Non c’è la trippa per i gatti vuol dire che non c’è niente da mangiare per i gatti. Ora, ho detto che la frase va interpretata in senso figurato. In effetti non c’è la trippa per i gatti è utilizzata sempre in questo modo.

Cosa vuol dire? Vuol dire che nel momento in cui c’è una persona che sta cercando di raggiungere un obiettivo, e questo obiettivo dipende prevalentemente da te, cioè dalla persona che è in contatto con questa, allora si può dire “non c’è la trippa per i gatti” che vuol dire “è inutile che provi a raggiungere il tuo obiettivo a mie spese”, “non ci provare”, “non c’è la trippa per i gatti”.

Vediamo cosa significa facendo un esempio calzante. In effetti la spiegazione di per sé può sembrare ancora abbastanza oscura. Quello che si è capito finora è che ci sono due persone che parlano. La prima persona è quella che vuole ottenere un risultato, qualcosa da te, a due spese. Tu capisci questo, capisci che questa persona ti vuole dare in qualche modo una “fregatura” per ottenere il suo risultato, quindi quello che dici è: “non c’è la trippa per i gatti” cioè vuol dire: “vai via, non insistere, non c’è la trippa per i gatti”.

Possiamo fare un altro esempio: chiunque come turista sia capitato in Italia, sicuramente non so come… se questa cosa è diffusa anche negli altri paesi europei… non mi sembra di averla vista: sicuramente al semaforo vi capiterà che qualcuno vi importuni, vi costringa in qualche modo, vi chiede di acquistare un prodotto da lui, oppure, se capitate in alcuni posti in Italia, vi può capitare che qualcuno vi vuole vendere un oggetto di valore, come può essere una cosa d’oro… una volta si faceva con le “radio” delle macchine. Di conseguenza questi erano “affari” soltanto per loro; non erano affari per chi doveva comprare questo prodotto. Di conseguenza questa persona cercava di ottenere un proprio vantaggio a spese dell’autista, della persona che guiidava la macchina, e che si trovava a quel semaforo.

Se una persona quindi è molto accorta, si accorge subito quindi che questo venditore è un truffatore, può semplicemente rispondergli in questo modo: ” non c’è la trippa per i gatti”, cioè non ci provare. In qualche modo è come dire “vattene”, “non voglio niente da te”, ” non c’è la trippa per i gatti”. Ecco. questa risposta sicuramente farebbe molta impressione se pronunciata da un turista… lascereste veramente stupito l’italiano truffatore o… comunque diciamo che potrebbe anche farsi una risata.

Un secondo esempio è: se capitate come turisti a Roma, fuori dal Colosseo, analogamente a prima, potrebbe accadervi che qualche persona, vestita da gladiatore, vi chieda di farvi una foto con lui. Ovviamente la foto non è gratuita; costa, io credo all’incirca almeno dieci-quindici euro, se non di più. Se voi non siete interessati a questa foto, potreste rispondergli in questo modo: ” non c’è la trippa per i gatti”. Il gladiatore sicuramente ci rimarrà molto stupito, in ogni caso anche lui potrebbe ridere di questo, anche perché è un’espressione abbastanza usata a Roma, e quindi potreste sicuramente far ridere il gladiatore e chiunque di italiano si trovi vicino a voi.

Quindi questo è il secondo esempio.

Un terzo esempio che posso fare è relativamente, diciamo, ad una questione sentimentale. Ammettiamo ad esempio che due amici vadano a cena fuori, e che uno dei due, mettiamo l’uomo, come avviene di frequente, voglia provare un approccio sentimentale, quindi voglia fare intendere chiaramente alla donna di essere interessato a lei. La donna magari non si aspettava questo comportamento, e quindi con ogni probabilità potrebbe rispondere “caro amico, non c’è la trippa per i gatti”, cioè “non ci provare”, “rinuncia nel tuo intento”.

Ovviamente questa è una frase abbastanza “dura”, quindi a volte potrebbe essere malintesa, soprattutto in questo ultimo contesto, diciamo che si potrebbe offendere, questa persona, di questa risposta… è una risposta abbastanza “brusca” che in alcune circostanze potrebbe far ridere; in altre circostanze potrebbe generare una risposta negativa.

Non utilizzate quindi questa frase in un contesto diverso da quello familiare o di quello… fra amici. Non utilizzatela soprattutto col vostro datore di lavoro, a meno che non siate veramente amici.

Quindi ricapitolando, la frase di oggi è ” non c’è la trippa per i gatti“; è una frase più utilizzata in un contesto famigliare che in un contesto lavorativo. E’ una frase che si utilizza per far capire ad un’altra persona che deve rinunciare nel suo intento di fare qualcosa a mie spese. E’ una risposta abbastanza brusca che quindi va utilizzata con cautela, soprattutto se non conoscete questa persona, fareste bene a non utilizzarla perché potrebbe verificarsi una reazione negativa. In ogni caso è una di quelle frasi che se viene detta col sorriso sulle labbra, sicuramente può generare soltanto una risposta positiva, una risata, un sorriso almeno.

Attenzione alla PRONUNCIA, perché chi non è italiano ha molta difficoltà a pronunciare le doppie, quindi a pronunciare TRIPPA e GATTI. Quindi attenzione alle doppie: non è “tripa” ma è trippa; non è “gati” ma è gatti. Quindi non c’è trippa per gatti. Quindi non c’è trippa per gatti. E’ una frase che sentirete pronunciare in maniera molto veloce, quindi “non c’è trippa per gatti” è nella velocità giusta.

Come ho già detto è una frase che difficilmente troverete spiegata attraverso un file audio come questo. Potreste trovare una spiegazione scritta ma… non ho mai verificato ma non lo escludo. Per poterla utilizzare efficacemente, per poterla memorizzare vi consiglio di ascoltare questo podcast più volte.

L’utilità di ascoltare più volte podcast di questo tipo sta semplicemente nel fatto che ASCOLTANDO, ascoltando, ascoltando, riuscire a immagazzinare automaticamente la grammatica. Non c’è quindi bisogno di studiare le regole grammaticali italiane che sono molto numerose e veramente molto noiose da imparare.

Vi consiglio quindi di ascoltare questo podcast più volte; in questo modo riuscirete ad immagazzinare tutte quelle espressioni che vengono utilizzate nel linguaggio corrente per comunicare normalmente tutti i giorni.

Io in effetti vi sto parlando così come parlerei ad un italiano come me, con la stessa velocità, improvvisando, (non sto leggendo nulla), di conseguenza questo è italiano autentico, vero; ascoltate solo questo tipo di podcast se volete imparare a comunicare efficacemente in italiano.

Questo podcast quindi sarà pubblicato sia sul sito “italiano semplicemente” nella sezione “Frasi idiomatiche e modi di dire“. Se riesco farò anche un video con i sottotitoli, che comunque vi consiglio di ascoltare e di vedere soltanto un paio di volte, perché l’abitudine deve essere quella di ascoltare il file mp3, il file audio, perché nella vita normalmente non esistono sottotitoli.

Spero che il podcast vi sia piaciuto, e tutti coloro che vogliono commentare questo podcast sono invitati nella pagina facebook di Italiano Semplicemente. E’ sufficiente andare sul sito e cliccare in basso a destra sulla scritta “facebook”, oppure andare su facebook e cercare “italiano semplicemente”.

Con questo è tutto, un saluto da Gianni.

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