Fare le spese

Fare le spese (scarica audio)

episodio 1226

Trascrizione

Bentornati nella rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.

Oggi parliamo di tre espressioni che hanno qualcosa in comune. Tutte e tre parlano di conseguenze. Conseguenze negative in questo caso.

Tutte e tre infatti parlano di un prezzo da pagare, ma non sono esattamente la stessa cosa. E, come spesso accade in italiano, la differenza non è grammaticale. È… diciamo “psicologica”.

Immaginate un’azienda che decide di riorganizzarsi. Nuovi dirigenti, nuove strategie, nuove regole.

Dopo pochi mesi, però, qualcosa non funziona. I risultati peggiorano. Il clima si fa teso. E alla fine chi perde il posto? Non il direttore generale. Non chi ha preso le decisioni, ma alcuni sfortunati dipendenti.

Ecco: loro hanno fatto le spese della riorganizzazione.

Fare le spese”, non è come fare la spesa, al singolare. Significa invece subire le conseguenze negative di qualcosa, spesso senza esserne il vero responsabile. È un’espressione molto usata nel linguaggio giornalistico: “a fare le spese della crisi sono stati i giovani”, “a fare le spese del taglio dei fondi pubblici è stata la scuola pubblica”.

Notate una cosa: qui non c’è necessariamente colpa. C’è piuttosto l’idea di qualcuno che paga al posto di altri. C’è talvolta (anzi, quasi sempre) un senso di ingiustizia.

Diverso è pagare dazio. Questa è la seconda espressione, che abbiamo già incontrato nella rubrica “Accadde il”. Era l’episodio del 13 febbraio.

La parola “dazio” , lo ricordiamo, richiama le tasse medievali che si pagavano per attraversare un confine o entrare in una città. Un prezzo inevitabile. Se volevi passare, dovevi pagare. I dazi oggi sono tornati di moda…

Comunque, ancora oggi, in senso figurato, si usa spesso proprio in questa espressione: pagare dazio.

Una squadra che sale in Serie A spesso paga dazio nelle prime partite. Un’azienda che entra in un nuovo mercato paga dazio all’inizio. Chi prova qualcosa di innovativo paga dazio. Notate che non c’è l’articolo “il”. Le espressioni bisogna accettarle per come sono, e anzi, si riconoscono spesso per l’assenza dell’articolo o di qualche elemento che la renderebbero accettata dal punto di vista grammaticale.

Qui, con pagare dazio, non c’è necessariamente ingiustizia come prima, con l’espressione “fare le spese”.

C’è l’idea di un prezzo strutturale, quasi fisiologico. È il costo dell’ingresso in una nuova realtà. Non stai pagando per un errore preciso. Stai pagando perché il sistema funziona così.

E poi c’è la terza espressione: pagare lo scotto. Anche questa l’abbiamo trattata in un episodio, all’interno di questa stessa rubrica.

Anche “scotto” nasce come contributo, come tassa. Ma oggi l’espressione ha una sfumatura diversa.

Se io dico: “Ho pagato lo scotto della mia inesperienza”, sto riconoscendo una responsabilità. Ho sbagliato. Non avevo abbastanza esperienza. E le conseguenze sono state la mia lezione.

Qui entra in gioco l’apprendimento.

Pagare lo scotto significa spesso crescere. Significa fare un errore, subirne le conseguenze, e diventare più consapevoli. Poi, nella realtà, spesso si usa in alternativa a “fare le spese“, ma se proprio vogliamo trovare una prerogativa di pagare lo scotto, considerate questa legata alla crescita e all’apprendimento.

Vedete allora la differenza?

Se subisco una decisione altrui, posso fare le spese di quella decisione.

Se entro in un contesto nuovo e incontro difficoltà inevitabili, posso pagare dazio.

Se sbaglio per inesperienza, pago lo scotto.

Tre espressioni simili, ma con un centro psicologico diverso: la vittima, il sistema, la responsabilità personale. Vedete che piano piano affiniamo sempre di più la nostra capacità di usare con precisione le varie espressioni Italiane. Un passo alla volta.

E adesso provate voi a riflettere: nella vostra vita, avete mai fatto le spese di una situazione ingiusta? Avete mai pagato dazio entrando in un nuovo paese, magari imparando l’italiano? E avete mai pagato lo scotto di un errore che vi ha insegnato qualcosa?

Pensateci. Parliamo sempre di conseguenze, ma con angolazioni diverse.

Questo, alla fin fine, è uno degli aspetti più affascinanti della lingua.

Adesso ripassiamo.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Julien: Avete presente il grande vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci?
“Cascasse il mondo, un giorno vincerò San Remo!” Questo l’ha probabilmente detto visto che costui può avvalersi di 40 anni di carriera prima di colpire il bersaglio.
Questo premo l’ha fatto salire alla ribalta.
Aveva già partecipato: nel 2009 si classificò al terzo posto. Checché se ne dica, il suo è indubbiamente un profilo cosiddetto “perseverante!”

Rauno: La sua vittoria mi sembra ancora più impressionante, perché ha il classico profilo del cantante napoletano, nel senso che la sua canzone richiama chiaramente la tradizione musicale napoletana. Già partecipare al Festival non gli sarà stato facile, ma poi ha persino vinto! Il verdetto finale ha sicuramente coronato la sua carriera finora.

Marcelo: Sai che c’è? Sono contento che questa sua perseveranza l’abbia portato a raggiungere obiettivo! Ma non mi dire che la perseveranza è stata l’unica ragione della sua vittoria!
So che è molto importante nella vita, ma non è sufficiente! A volte chi ha talento e merito è costretto a fare le spese di qualche errore o altro. Molte volte, nella carriera non c’è talento che tenga!

I massimi sistemi

I massimi sistemi (ep. 1193) – scarica audio

Trascrizione

Oggi per la rubrica denominata due minuti con Italiano Semplicemente, vi parlerò dei massimi sistemi. È chiaramente una espressione idiomatica.

L’espressione spesso si presenta in questa forma: “Parlare dei massimi sistemi“, o “discutere dei massimi sistemi“.

Un’espressione solitamente usata in modo ironico, ma abbastanza misteriosa per degli studenti non madrelingua: “i massimi sistemi”.
Cosa sono? A cosa servono? E perché tutti, prima o poi, ci caschiamo, e ne parliamo? Oddio, magari non proprio tutti..

L’espressione “parlare dei massimi sistemi” viene dalla filosofia antica, in particolare da Aristotele e poi da Galileo Galilei, che in un’opera del 1632 intitolata “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” parlava dei due principali modelli cosmologici: quello tolemaico e quello copernicano. Questo però è difficile che gli italiani lo sappiano! Resta il fatto che l’espressione è molto utilizzata. Però le stelle e il cosmo non c’entrano nulla con l’uso dell’espressione oggi.

Oggi, nel linguaggio comune, “i massimi sistemi” non sono più i modelli dell’universo. Sono invece i grandi temi, le questioni fondamentali dell’esistenza, della politica, della morale, della scienza, della religione… insomma, tutto ciò che è molto teorico, profondo, spesso anche un po’ inutile da discutere quando…. quando magari si ha fame o si è in ritardo per il lavoro.

Parlare dei massimi sistemi significa quindi filosofare, astrarre, divagare su temi troppo alti per la situazione concreta in cui ci si trova. C’è sempre un po’ di fastidio quando qualcuno parla dei massimi sistemi. Magari perché si crede chissà chi, oppure perché la situazione non richiede discussioni di alto livello teorico o tecnico.

Chi parla dei massimi sistemi non è certamente consapevole di farlo. L’espressione infatti si usa per fare ironia o per polemizzare contro qualcuno.

L’espressione è quindi usata perlopiù in tono ironico, o comunque distaccato, come per dire: “Ok, stai parlando di cose importanti, ma forse stai un po’ esagerando…”

Es:
“Dai, non metterti a parlare dei massimi sistemi adesso, dobbiamo solo decidere dove andare a cena!”

Oppure:
“Ieri sera con Marco abbiamo parlato dei massimi sistemi fino alle tre del mattino: politica, giustizia, il senso della vita…”

Ultimo esempio:
“A volte mi piace fermarmi e riflettere sui massimi sistemi… poi mi ricordo che ho la lavatrice da stendere.”

Chi parla dei massimi sistemi spesso filosofeggia – come si suol dire – fa della retorica, si perde in voli pindarici, si arrovella su problemi irrisolvibili. In alcuni casi si dice anche che sta menando il can per l’aia, cioè che parla tanto per parlare.

Potete usare questa espressione per descrivere chi si prende troppo sul serio o per ironizzare su te stesso quando vuoi sembrare profondo ma stai solo cercando di evitare di lavare i piatti.

Insomma, i massimi sistemi sono lì, in alto, a fluttuare sopra le nostre teste, sempre pronti a scendere sulla tavola quando siamo a cena con amici un po’ troppo intellettuali… o un po’ troppo ubriachi.

Adesso ripassiamo con un ripasso preparato da Marcelo, direttamente dall’Uruguay.

Hartmut. Ciao raga! …sapete che con la nuova rubrica denominata “Accadde il siamo arrivati a più di 160 episodi pieni di espressioni, modi di dire, verbi e vocabolario che hanno arricchito la nostra conoscenza della lingua del Sì?

Ulrike. Si certo, e ho dovuto arrovellarmi il cervello per stare al passo con questa valanga di roba nuova!

Anne Marie: era ora di smettere di girarsi i pollici, e iniziare a fare pratica!

Rauno: Altrimenti si rischia di vincere il premio come lavativo indefesso!

Kerin: Lasciamo gli scherzi da parte, e ricordate quel proverbio che dice: guardare il fuscello del prossimo e non la trave nel proprio!

Christophe: Hai ragione, ma non dimentichiamo le altre rubriche: quella dei 2 Minuti, il linguaggio del calcio, i verbi professionali eccetera, che continuano senza fermarsi.

Edita: Certo, tra diversi siti per imparare italiano, IS è molto divertente. Te lo dico con cognizione di causa e posso dire che IS si distingue perché si fonda sulle sette regole d’oro, vere colonne portanti del metodo.

Carmen. Io direi che è un connubio perfetto tra apprendimento e divertimento. Detto ciò, i responsabili di tutto questo sono Gianni e la rosa di associati che appartengono a molti paesi diversi e che si impegnano a dare il meglio di sé. Io mi annovero tra di essi.

Julien: Amici, adesso metterei la parola fine a questo il dialogo, altrimenti contravveniamo alle regole poc’anzi citate.

– – – –

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Il verbo PRENDERE nelle 52 espressioni idiomatiche italiane – VIDEO-CHAT

Audio

Descrizione

Stasera, 28 giugno 2020, ore 19 italiane, piattaforma zoom, appuntamento per spiegare le espressioni utilizzate nella storia (52). Per partecipare: https://italianosemplicemente.com/chi-siamo

Trascrizione

Ciao!! Vi ho preso di sorpresa? Tranquilli,
Adesso vi racconterò una storia che parla del verbo prendere.
Spero non la prendiate male se parlerò velocemente. Non mi prendete per matto però!
Se non riuscirà a prendere forma una bella storia, prenderla male non vi aiuterà a migliorare il vostro italiano. Quindi spero la prendiate bene, come quando venite bocciati ad un esame e non ne fate un dramma.
Poi c’è chi la prende con filosofia: apprezzo molto queste persone che danno il giusto peso alle delusioni.
A proposito: siete persone che se la prendono se qualcuno vi prende in giro?
Non ve la prendete con me però, io non c’entro nulla.
Parlo velocemente ma solo perché non mi piace prendermela comoda.
Certo, voi non madrelingua rischiate seriamente di prendere lucciole per lanterne, ma oggi avevo voglia di fare un episodio divertente, perciò meglio
Prendere la palla al balzo, no?
Saper prendere l’occasione al volo d’altronde è una qualità non da poco.
Non prendete alla lettera le mie frasi perché sono tutte espressioni figurate. Lo so, state pensando che io sia un po’ pazzo, ma state prendendo un granchio, e non vi sto neanche prendendo in giro. Oggi volevo divertirmi sebbene l’obiettivo è molto impegnativo: ma a un certo punto ho preso il toro per le corna e ho iniziato a scrivere.
Non mi prendete troppo sul serio però.
Piuttosto a me piace molto essere preso per la gola e voi? Sono sicuro che anche a voi! Che mi prenda un colpo se non è così!
Comunque voi starete pensando che vi stia prendendo per il culo, o per i fondelli, o magari per il naso.
Se invece non lo pensate è perché avete preso una bella cotta per la lingua italiana.
Allora in questo caso,
Prendete baracca e burattini, o armi e bagagli, se preferite, e fatevi un bel giro in Italia.
Adesso state attenti. Quale espressione ho usato per ultima?
Vi ho preso in castagna? Eravate distratti?
Se state ancora ascoltando avete proprio preso a cuore questo mio tentativo di oggi.
Credo che storie di questo tipo siano molto utili: si impara divertendosi. Si prendono quindi 2 piccioni con una fava.
Allora posso continuare?
Spero non pensiate che ciò che dico sia da prendere con le molle!!
Non che dobbiate prendere per buono tutto ciò che dico. Fate pure le vostre verifiche se volete.
Ma per chi mi avete preso? Per uno che dice sciocchezze?
Non prendete per oro colato nulla di ciò che dico. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.
Poi, chi si fida troppo, si dice che finisce per
Prenderlo in quel posto, prima o poi…
Non vi aspettavate parolacce? Vi ho preso in contropiede?
Capita a tutti non preoccupatevi.
Ma io voglio solo esplorare completamente la lingua italiana quindi è necessario spiegarvi bene le cose.
Se amate la lingua italiana dovete sopportare anche questo. In amore si prendono spesso cantonate, no?
Ma la lingua italiana non tradisce e non delude, non si possono prendere fregature e neanche sòle di nessun tipo.
L’unica cosa è che questo racconto sta prendendo una brutta piega.
Difficile sopportare uno come me, vero?
Prendermi a mali parole però non è la soluzione, anche se siete tipi che prendono fuoco facilmente. Se prendete di matto sapete cosa vi dico? Cosa vi prende?
Sapete che ho preso ad odiare gli esercizi di grammatica e a me piace divertirmi quando insegno l’italiano. Se un professore di italiano prova a contestarmi io gli faccio vedere i miei 100 associati:
Prendi e porta a casa! Che soddisfazione!
Cosa aspetti a cambiare metodo anche tu, caro professore? Prendi e cambia metodo, è facile e divertente.
Non conosci la strada?
Prendi a destra e poi a sinistra, poi prendi l’autostrada per Roma e vieni a trovarmi. Te lo spiego io volentieri! Così alla fine anche tu avrai preso le Misure del metodo.
Prenderà molto anche te questo metodo, vedrai!
A quel punto ci prenderemo molto anche noi due.
Comunque piacere. Mi chiamo Giovanni. E scusate se vi ho preso alla sprovvista, senza avvisare.