801 La tirata

La tirata (scarica audio)

Trascrizione

Ricordate l’episodio dedicato alle tappe? Bene, oggi non ne facciamo neanche una e dunque facciamo tutta una tirata.

Se ricordate l’episodio dedicato alle tappe, fare una o più tappe, durante un viaggio, significa fermarsi da qualche parte per un caffè o anche per una notte, evitando così di fare un unico e lungo viaggio. Può essere utile anche dare un’occhiata all’episodio dedicato al suffisso “ata”.

Se dunque, anziché fare tappe, facciamo tutta una tirata, questo vuol dire che non ci fermiamo mai nel nostro viaggio. Non facciamo soste, o tappe, appunto. Potremmo anche chiamarle pause o interruzioni volendo.

Ma per usare l’espressione “fare tutta una tirata” non c’è bisogno di fare viaggi. E’ vero che le tappe riguardano solamente i viaggi, ma stavolta parliamo più in generale di assenza di pause, soste o interruzioni, e allora possiamo anche, ad esempio, parlare di lavoro.

Anche al lavoro si fanno pause e interruzioni, ad esempio per prendere un caffè, per fare la pausa pranzo o due semplici chiacchiere con i colleghi per non stancarsi troppo. Se però dobbiamo fare un lavoro urgente può capitare di fare tutta una tirata finché non finisce. Magari dalle 8 di mattina alle 8 di sera e anche più tardi.

Si tratta di fare qualcosa senza interruzione, continuativamente, cioè in modo continuato.

Ieri sera ho dovuto fare tutta una tirata fino a tarda notte per terminare il lavoro

Abbiamo viaggiato da Roma a Parigi facendo tutta una tirata. ‘ stata una faticaccia!

Il senso della fatica e della stanchezza c’è quasi sempre, che si parli di viaggi o di lavoro. poi vediamo che esistono anche altre attività in cui si può fare tutta una tirata, come leggere e dormire.

Il termine “tirata” si usa in poche altre occasioni nella lingua italiana. Ad esempio si utilizza nell’espressione “dare una tirata d’orecchie“. Qui si usa il verbo dare.

tirata d'orecchie

E’ un modo questo per indicare un rimprovero, spesso affettuoso. Ricordate gli episodi dedicati alle ammonizioni e agli ammonimenti? Il contesto è più familiare in questo caso, direi analogo a quando si usa il verbo “cercarsela” a cui abbiamo dedicato un bell’episodio. Rispetto invece alle filippiche e alle prediche, direi che quando si parla di tirate di orecchie il contesto generalmente è meno serio.

Ovviamente non è necessario tirarle veramente le orecchie, anche se con i propri figli a volte si fa veramente, sempre per rimproverarli (senza fargli male) per qualche marachella che hanno fatto.

Ti devo dare una tirata d’orecchie perché hai dimenticato di inviarmi quella email importante.

Ragazzi, devo darvi una bella tirata d’orecchie perché non avete fatto gli esercizi.

La “tirata” si usa anche parlando di sigarette. Tra adolescenti si usa spesso:

Mi fai fare/dare una tirata?

Mi fai fare/dare due tirate alla sigaretta?

Mi fai fare/dare un tiro? (versione altrettanto diffusa)

Dell’espressione di oggi invece esiste una versione alternativa: “tutto/tutta di filata

Il libro era bellissimo. L’ho letto tutto di filata!

Andremo a Venezia e poi tutto di filata fino a Palermo.

Ho visto la serie TV tutta di filata: 8 ore senza interruzione

Finalmente sono riuscito a dormire stanotte: 9 ore tutte di filata e adesso sono riposatissimo

Stavolta tutto può diventare tutta, tutti, tutte, a seconda del soggetto, mentre “fare tutta una tirata” è invariabile.

Notate che “filata” viene da “fila” e indica una serie di oggetti, cose o fatti in successione regolare o non interrotta. Si deve però usare “fila” e non “filata” quando non vogliamo sottolineare la fatica, la mancanza di pause o interruzioni nella nostra attività: viaggiare, leggere, lavorare o dormire (in questo caso sottolineiamo il sollievo) e anche altre attività.

Bene, allora è il momento del ripasso, che avviene come al solito grazie al supporto dei membri dell’associazione.

Marcelo: Come sapete amici, io ed Edgardo abbiamo deciso di fare un viaggio insieme alla volta dell’Italia. Abbiamo l’aspettativa che questo viaggio possa colmare le nostre voglie di imparare la lingua del sì, accanto agli altri amici di IS. Il sacrificio varrebbe lo sforzo e non sarebbe un di piú. Tutt’altro direi.

Sofie: Ottima decisione Marcelo. Ma ho sentito che siete partiti da Madrid in macchina e sarete a Roma per la riunione dei membri guidando per tutti i paesi!… Caspita!… a me fa fatica ma de gustibus!

Edgardo: Ma Scusami Marcelo, ma avete fatto il percorso tutto di filata? Oavete fatto qualche sosta?

Marcelo: Ovviamente abbiamo fatto piú di usa sosta. Prima tappa a Madrid, dove abbiamo preso la macchina a noleggio. Abbiamo dovuto aspettare tre giorni, ma all’improvviso e come un fulmine a ciel sereno abbiamo ricevuto la notizia che la macchina non sarebbe stata pronta prima di una settimana!. Mannaggia!¨ alla ditta di renting!

Rafaela: Si, vero… tanto che questo tipo di lamentela è tipica in queste compagnie di noleggio di macchine che brillano per la poca attenzione ai clienti.

Peggy: A detta di un altro amico, devi sfogarti contro di loro fino a che non trovano una soluzione!
M6. Infatti! So che lo avete fatto e non vi foste sfogati sareste ancora a carissimo amico e avreste avuto bisogno di qualche espediente per arrivare a Roma alla riunione.

Per partecipare alla costruzione e alla registrazione degli episodi e dei ripassi bisogna essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente

richiesta adesione iscrizione associazione

La dissenteria, la cacarella e la stitichezza

La dissenteria, la cacarella e la stitichezza (scarica audio)

altre frasi idiomatiche

associazione italiano semplicemente

Voce di Danielle, membro dell’associazione Italiano semplicemente.

Danielle: Uno dei prossimi verbi di cui parleremo su italiano semplicemente è il verbo dissentire.

Vale sicuramente la pena inserirlo nella rubrica dei verbi professionali quindi a breve sarà online.

Spiegato molto velocemente dissentire significa non essere d’accordo.

Oggi però ci occuperemo della dissenteria, che, vi chiedo: ha qualcosa a che vedere col verbo dissentire?

Iniziamo a dire che la dissenteria è una malattia.

Non è però la malattia di una persona che non è mai d’accordo, perché questo tipo di “malattia” viene comunemente chiamata in modo diverso:

Essere un bastian contrario

Fare il bastian contrario

Abbastanza simile è l’espressione:

Fare l’avvocato del diavolo

Questa è un’espressione colloquiale che indica il comportamento di una persona che controbatte sempre, ha sempre qualcosa da ridire, è sempre contrario a tutto ma non perché ne è convinta, piuttosto lo fa apposta, solo per l contrastare le altrui posizioni.

Può anche essere utile avere una persona che interpreta la figura dell’avvocato del diavolo perché aiuta a capire il rovescio della medaglia e ad analizzare obiettivamente una decisione da prendere su un problema da risolvere.

No. La dissenteria non è tutto questo.

Invece è una particolare l malattia infettiva che colpisce il nostro intestino.

La dissenteria è una grave forma di diarrea. Comunemente i termini “diarrea” e “dissenteria” vengono utilizzati come sinonimi, ma in realtà la dissenteria è più grave.

Per usare termini semplici, quando una persona soffre di dissenteria va spessissimo al bagno e si perdono molti liquidi e sali minerali.

Il verbo dissentire e la dissenteria si somigliano quindi ma l’origine è completamente diversa. Dissentire viene dal latino e deriva da “sentire“, ma riguarda le opinioni, mentre la dissenteria deriva dal greco “éntera” che significa intestini.

A proposito, visto che ci sono, vi dico che nel linguaggio familiare si usa anche il termine cacarella, che ha anche un uso legato alla paura e alla cosìddetta fifa.

Quando una persona ha paura di qualcosa, si dicono spesso frasi tipo:

Durante la passeggiata, due cani mi hanno rincorso. Non ti dico che cacarella che mi ha preso!

Oggi ho l’esame di italiano. Ho una cacarella!

Allo stesso modo si usa anche “cacarsi sotto dalla paura” o “cacarsi addosso dalla paura” che però è decisamente troppo esplicito e dunque abbastanza volgare.

Tornando alla dissenteria, che non si usa mai in senso figurato, voglio dirvi che quando una persona ha il problema opposto, cioè quando non riesce ad andare al bagno, si dice che soffre di stitichezza, oppure si dice che è costipato (costipazione).

Ogni volta che vado in vacanza, dopo tre giorni sono sempre costipato. Come posso fare per combattere questa stitichezza?

Esiste anche il termine stipsi, sicuramente più usato dai medici che dalla gente comune.

Come la cacarella, anche la stitichezza viene usata in senso figurato.

Può indicare lentezza, incertezza nel produrre qualcosa o nel realizzare qualcosa, specie se si tratta di libri e più in generale di produzioni letterarie.

Nell’uso figurato c’è sempre una difficoltà “nell’uscita” di qualcosa.

Uno scrittore giudicato stitico è dunque uno scrittore che non scrive moltissimo. Magari esce un libro ogni 10 anni. Si parla dell’uscita dei libri in libreria.

Anche se ad uscire con difficoltà sono i soldi dal proprio portafogli, possiamo parlare di stitichezza.

In pratica si tratta di un modo alternativo e meno offensivo per dire che una persona spende con difficoltà, ha difficoltà nello spendere.

Normalmente di queste persone si dice che sono tirchie, taccagne, avare, spilorce, o, più gentilmente, parsimoniose (avere parsimonia è persino giudicato un pregio).

Possiamo comunque anche dire:

Giovanni, quando deve offrire il caffè ai colleghi si mostra sempre un po’ stitico.

Possiamo usare la stitichezza anche per indicare una certa difficoltà nel mostrare sentimenti:

Sono sempre stato stitico quando devo mostrare affetto, ma non lo faccio apposta.

Dai non fare lo stitico, dai un forte abbraccio ai nonni!

Adesso facciamo un nell’esercizio di ripetizione per non dimenticare che bisogna esercitarsi anche nel parlare:

Ho sempre sofferto di stitichezza

Ho una forte dissenteria

Quando mangio le prugne mi viene subito la cacarella.

Domani ho il primo esame. Che cacarella che mi ha preso!

Francesco è un po’ stitico nel mostrare sentimenti.

Quando c’è da offrire, il più stitico è sempre stato Pietro.

Tra qualche giorno andrà online anche la spiegazione del verbo dissentire, nella rubrica dei verbi professionali. Se volete ascoltare e leggere questo episodio, non vi resta che chiedere l’adesione all’associazione Italiano Semplicemente.

Un saluto.

Il canone

Il canone (scarica audio)

altre frasi idiomatiche

associazione italiano semplicemente

Trascrizione

Ci sono molte parole italiane che hanno più significati, quindi diversi significati, nonostante si scrivano e si pronuncino allo stesso modo. Inutile fare una lista qui che sarebbe lunghissima.

Ci sono poi parole particolari con significato diverso, che si scrivono nello stesso modo ma si pronunciano in modo diverso, con un accento che cade su vocali diverse.

Su questo argomento abbiamo anche fatto un bell’episodio.

Una di queste parole merita secondo me una attenzione particolare: il CANONE, il cui accento può cadere sulla lettera a oppure sulla lettera o.

Nel secondo caso si tratta di un grosso cane, un cane di grandi dimensioni.

È chiaramente un modo colloquiale per chiamare un grosso cane, ma anche se cambiamo animale o parliamo di un oggetto di grandi dimensioni rispetto alla normalità, l’accento cade sempre sulla penultima vocale della parola:

Gattone

Armadione

Omone

Donnona

Bambinone (che si riferisce anche ai comportamenti)

Casona

Eccetera.

Il canone invece, intendo quello con l’accento fonico sulla lettera a, può avere a sua volta due diversi significati.

Il più semplice ha un significato simile a abbonamento.

Si tratta di una somma di denaro, cioè una certa quantità di denaro da corrispondersi periodicamente (cioè che bisogna pagare periodicamente) per il godimento di un immobile o la prestazione di un pubblico servizio.

Ho detto che si paga periodicamente quindi c’è il canone annuo, il canone mensile, il canone settimanale, il canone giornaliero e volendo anche il canone orario.

Perché si paga il canone? Quali sono i servizi di cui parliamo?

Ad esempio c’è il canone televisivo (canone TV o canone RAI) che tutti i possessori di una tv o altro dispositivo elettronico con il quale si può vedere la tv, devono pagare allo stato.

Si chiama anche canone di abbonamento perché si tratta di un servizio periodico al quale ci si può abbonare.

Dunque il canone è un pagamento, cioè una “prestazione in denaro” , che viene corrisposta a intervalli di tempo, quale corrispettivo del godimento di un bene, generalmente in base a un contratto che è stato firmato.

Non è il caso però della tv, perché tutti in Italia devono pagare il canone tv, a meno che non si dimostri di non avere un dispositivo TELEVISIVO. È dunque una forma di tassazione.

Il canone tv si paga già da qualche tempo insieme alla bolletta dell’energia elettrica. Quando viene pagata la bolletta elettrica si paga quindi, con lo stesso pagamento, anche il canone tv.

Vale la pena di parlare, come tipo di pagamento, anche del canone di locazione, detto comunemente canone di affitto o semplicemente affitto, che è il pagamento periodico (es. mensile) che si effettua per il godimento di un bene immobile: un appartamento, un garage ecc.

Si chiama normalmente affitto, oppure anche fitto, o in alcuni casi anche noleggio, o nolo. Solitamente noleggio si usano per le automobili, i furgoni, gli autobus, le barche eccetera.

Il nolo si può usare al posto di noleggio, ma normalmente si usa per indicare il prezzo per il trasporto di merce via nave o aereo.

Ma il canone (sempre con l’accento sulla a) è anche un’altra cosa.

Infatti può essere una specie di riferimento, di schema cui si fa riferimento per fare una valutazione.

Es:

Secondo i canoni di bellezza di un tempo, le donne in carne erano considerate molto belle e quelle magre non erano affatto considerate attraenti.

Normalmente si usa il plurale in questo uso: i canoni.

I canoni di bellezza attuali sono altri.

Potremmo dire che ognuno di noi ha un proprio canone di valutazione delle cose, o anche un proprio canone di giudizio.

Stiamo parlando di un criterio logico, di uno schema di valutazione, o anche di gusti personali, basati su considerazioni personali.

A me magari piacciono le donne alte e bionde e a Paolo quelle more e piccoline. Evidentemente i miei canoni di valutazione sono diversi da quello di Paolo.

Interessante che con questo tipo di canoni si possa usare anche il verbo rispondere:

Questa donna risponde ai canoni di bellezza del 1700

Vale a dire che se fosse vissuta nel 700 sarebbe stata considerata bellissima. Rispondere in questo caso è simile a soddisfare.

Andiamo però al di là dei gusti e della bellezza.

Si può usare infatti anche con i requisiti:

Questo attore non risponde ai canoni/requisiti richiesti dal regista

Dunque i canoni sono simili ai requisiti.

Il teatro risponde ai canoni architettonici propri del periodo.

La costruzione di questo convento risponde ai canoni classici dell’architettura romanica.

Canone a questo punto è anche simile a caratteristica, modalità, gusto, concetto.

Si usa molto anche nel linguaggio giuridico:

Es:

Questo comportamento dell’amministrazione pubblica non risponde al canone costituzionale previsto dall’articolo 97.

Non so se questo episodio risponda ai canoni della lezione di italiano della maggioranza di coloro che studiano la lingua italiana.

Spero di sì.

Per finire vi faccio notare che canone somiglia anche a “regola”:

I canoni di giudizio delle persone sono diversi. È vero o no?

Quali sono i canoni di giudizio adottati da una giuria che deve decidere quale atleta ha fatto la migliore performance?

Cioè: secondo quale criterio, secondo quali regole di giudizio? Quali sono le caratteristiche da rispettare? Quali sono i parametri di valutazione?

Quest’ultima è la versione probabilmente più tecnica.

Spero che l’episodio sia stato di vostro gradimento e ricordo a tutti che diventando membri dell’associazione Italiano Semplicemente potrete avere accesso a tutti gli episodi e a tutti i nostri audio-libri in formato pdf e mp3 da ascoltare durante il tempo libero o anche mentre fate un giro nel parco col vostro canone!

Un saluto da parte mia.

Caspita!

Caspita! (scarica audio)

altre frasi idiomatiche

associazione italiano semplicemente

Video YouTube

Trascrizione

Qual è la seconda parola che un non madrelingua impara della lingua italiana?

“Ciao” è sicuramente la prima. Per la seconda, credo che in molti casi si tratti di “cazzo”.

Le parolacce hanno evidentemente un fascino irresistibile per chi impara una nuova lingua.

Se però non volete dire parolacce, in tutte le occasioni potete usare una parolina molto più gentile.

Si tratta di “caspita“.

La si può usare ad esempio come singola esclamazione per esprimere stupore o meraviglia, e rispetto alla parolaccia di cui sopra, la si può usare in modo più appropriato quando si tratta di cose positive e non solo brutte notizie:

Caspita, come ti sta bene questo vestito!

Hai saputo che Giovanni ha avuto 7 figli?

Risposta: caspita!

Si può esprimere anche impazienza e in questi casi si aggiunge “che” per far capire che non sono stupito ma irritato e questa è veramente un’alternativa alla parolaccia:

Che caspita! Quanto ci mette per prepararsi la tua ragazza! Siamo già in ritardo per la cena!

Oppure si esprime offesa, risentimento, sempre con “che”:

Che caspita! sono due volte che mi rispondi male. La prossima volta prendo e me ne vado!

Si può usare anche all’interno di una frase per sottolineare la propria irritazione e contrarietà:

Che caspita ha detto il professore? Non ho capito un’acca della sua spiegazione.

Ti ho tradito? Che caspita stai dicendo!

In questi casi potremmo anche togliere caspita e la frase sarebbe meno colorita ma avrebbe lo stesso senso.

Esiste anche il diminutivo “caspiterina” che si può usare in tutti i modi visti finora. Certo, quando esprimiamo contrarietà o irritazione, non si raggiunge così lo stesso livello di rabbia ma l’obiettivo è proprio questo. Il senso è leggermente attenuato anche quando siamo stupiti.

Caspiterina, oggi l’episodio è durato veramente poco! Se volete però ne abbiamo un altro simile in cui ci siamo occupati di disappunto.

Vi parlo di disappunto perché ad esempio alcuni episodi presenti sul sito di italiano semplicemente potrebbero farvi esclamare espressioni come diamine! Oppure maledizione, accidenti, mannaggia. Questo perché non tutti gli episodi sono disponibili per tutti ma solo ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

In questi casi potete usare anche “caspita” , ma avendo l’accorgimento di usare “che caspita”. Solo in questo modo trasmettete irritazione e non solo stupore.

Se poi volete evitare di arrabbiavi invece basta diventare membri. È facile, economico e, come se non bastasse, vi farete tanti amici. Ti aspettiamo!

Vuotare il sacco e sputare il rospo

Sputare il rospo e vuotare il sacco (scarica audio) (video Youtube)

Trascrizione

Vuotare il sacco e sputare il rospo sono due modalità simili per dire che bisogna dire, o meglio “confessare” qualcosa.

Questo qualcosa che viene nascosto, potrebbe essere un segreto, e per questo si può usare il verbo confessare, come se si trattasse di un peccato da confessare ad un prete.

Dunque se io dico a una persona che deve vuotare il sacco (a volte si usa a che svuotare il sacco) le sto dicendo che deve confessare, che deve avere il coraggio di dire ciò che invece sta nascondendo.

Vuotare il sacco è una frase molto usata nei film e pochissimo nella realtà. Sputare il rospo è invece di uso molto più frequente, sebbene l’immagine del rospo “sputato” non è che sia il massimo dell’eleganza.

Certo è che un rospo in bocca dà fastidio. Si vuole trasmettere l’idea del peso di questo segreto, di quanto possa essere liberatorio confessare un segreto. o semplicemente dire la verità.

Sputa il rospo, chi ti ha passato la soluzione del compito di matematica?

Gira la voce che sei fidanzato. Dai sputa il rospo, chi è questa ragazza fortunata? Confessa!

Si usa sempre in contesti abbastanza scherzosi e amichevoli, quindi è preferibile che anche voi lo usiate con amici e parenti piuttosto che coi vostri professori o col vostro direttore, altrimenti saranno loro a dirvi:

Sputa il rospo! Chi ti ha insegnato questa espressione?