Distinguersi per

Distinguersi per (ep. 1162)

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Trascrizione

Continuiamo a parlare di cose che separano o, se vogliamo, distinguono una cosa dall’altra, sulla scia dell’ultimo episodio in cui abbiamo visto il discrimine e la discriminante.

Il verbo distinguere lo conoscete tutti vero?

Distinguere è, prima di tutto, un atto di osservazione e di giudizio. Quando distinguiamo, separiamo mentalmente o fisicamente due o più cose, basandoci sulle loro peculiarità. È un esercizio dell’intelletto, una capacità di distinguere, di discernere (questo verbo lo dobbiamo ancora spiegare ma si capisce vero?), di vedere oltre l’apparenza, di riconoscere ciò che rende unico ogni elemento rispetto agli altri.

Ad esempio, distinguere un suono da un altro richiede attenzione, un ascolto che sa cogliere le note sottili e le variazioni impercettibili. Distinguere tra il bene e il male, invece, richiama un giudizio morale, una capacità di valutare non solo ciò che appare, ma ciò che è intrinsecamente giusto o sbagliato.

Il termine si estende anche a situazioni più concrete: distinguere un oggetto in lontananza significa percepirlo con chiarezza nonostante la distanza o le condizioni difficili. In questo senso, distinguere non è solo un atto mentale, ma anche fisico, legato ai nostri sensi.

Esiste anche la forma riflessiva: distinguersi. Quando diciamo che una persona “si distingue”, intendiamo che possiede una qualità o una caratteristica che la rende diversa, migliore, o semplicemente unica rispetto agli altri. Chiaramente non solo le persone possono distinguersi. Basta avere una caratteristica che fa la differenza rispetto al resto per distinguersi.

E’ interessante che per richiamare questa caratteristica si utilizzi la preposizione “per“: distinguersi per una caratteristica.

Distinguersi per” è una modalità che porta un individuo o qualcosa a emergere dal contesto circostante, a differenziarsi, appunto, per una qualità o un comportamento specifico. Tale locuzione porta con sé un’eco di “contraddistinguere“, un verbo che segna una linea di demarcazione, un marchio, una peculiarità che rende qualcosa o qualcuno unico rispetto al resto. Abbiamo già incontrato in episodi passati sia il verbo contraddistinguere, sia le peculiarità e le prerogative, quindi sapete di cosa parlo.

La peculiarità è esattamente la caratteristica di cui si parla, la cosa per cui una persona o una cosa si distingue rispetto al resto. Quindi una persona, ad esempio, di può distinguere per la sua educazione. In pratica si nota la differenza rispetto agli altri perché questa persona è più educata. E’ la sua educazione la caratteristica che emerge prima delle altre. Parliamo di un cosiddetto “tratto distintivo“, una caratteristica che emerge e si evidenzia.

Nell’audiolibro dei segni zodiacali, se ricordate, abbiamo visto i vari tratti distintivi delle persone a seconda del loro segno zodiacale (ovviamente lo abbiamo fatto per scopi esclusivamente legati alla lingua italiana). Abbiamo visto che ogni segno si distingue per una caratteristica particolare.

I pesci ad esempio si distinguono per la loro capacità di sognare e connettersi con le emozioni più profonde, invece il capricorno si distingue per la sua ambizione e dedizione.

Parliamo di ciò che definisce un individuo come speciale, ciò che gli conferisce una prerogativa, un diritto o una qualità esclusiva, che diventa il motivo per cui viene ricordato o riconosciuto.

Questa nozione si collega anche all’idea di “fare un distinguo“, un’espressione che abbiamo non a caso già incontrato e che richiama l’arte sottile della differenziazione, del tracciare confini. “Fare un distinguo” implica il mettere in luce le sfumature, le discrepanze, i punti di discrimine, una parola che indica ciò che separa nettamente una cosa dall’altra, ciò che definisce i limiti tra categorie apparentemente simili ma profondamente diverse.

Il discrimine, infatti, come abbiamo visto, è il confine, il segno che separa ciò che appartiene da ciò che è escluso. È la radice anche di “discriminante“, che si riferisce a un criterio di valutazione, un elemento decisivo che permette di stabilire una differenza significativa.

Così, quando qualcuno “si distingue per”, una caratteristica, emerge come elemento discriminante nel suo contesto, portando con sé una qualità che funge da simbolo, da marchio della sua identità. È il momento in cui la differenza si fa valore, in cui il tratto distintivo non è solo una linea di confine, ma diventa il motore di un’identità e di una visione. Questo è il contesto in cui si preferisce usare “distinguersi per”.

Ad esempio, si può dire che un artista si distingue per la sua capacità di catturare l’essenza del reale, un leader per la sua visione carismatica, una cultura per la sua ricchezza simbolica. Tutto ciò implica una forma di riconoscimento, un atto di attribuzione che dà significato alla diversità, trasformandola in una prerogativa.

Infine, “distinguersi per” implica sempre un dinamismo: non è una qualità statica, ma un processo continuo, un “farsi notare” che richiede sforzo, dedizione, o talvolta anche una tensione drammatica verso un ideale. Riflette una aspirazione, un desiderio. È un’azione che rivela la profondità di ciò che siamo, nel confronto con ciò che non siamo.

Per cosa si distingue Italiano Semplicemente? Chiediamolo a Chatgpt. Ecco al sua risposta:

Italiano Semplicemente si distingue per la sua capacità di rendere l’apprendimento della lingua italiana accessibile, naturale e piacevole, specialmente per gli stranieri. La sua peculiarità risiede nell’approccio pratico e informale, che combina la spiegazione delle regole grammaticali con l’uso concreto della lingua nella vita quotidiana.

Infine voglio farvi notare che a seconda dei casi, si può sostituire la preposizione “per” con qualcos’altro. Es:

Marco si è distinto in matematica durante gli studi universitari.

In questo caso si vuole evidenziare un ambito o un campo specifico.

Giovanna si distingue grazie alla sua determinazione e costanza.

Qui si vuole attribuire il merito della distinzione a una causa precisa.

Si è distinto per mezzo della sua capacità di leadership.

Questa è una variante più formale che sottolinea il mezzo o la modalità.

Volendo possiamo anche dire:

Si distingue tramite/attraverso il suo approccio innovativo al lavoro.

Questa modalità è più neutra ed è riferita al processo o al metodo

Adesso mi piacerebbe che qualche membro dell’associazione mi parlasse delle proprie caratteristiche. La domanda a cui vi chiedo di rispondere è la seguente: per cosa ti distingui o per cosa ti sei distinto in passato? Nel rispondere cercate di utilizzare il maggior numero di parole o verbi o espressioni affrontate in passato.

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Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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Un uso particolare delle preposizioni dal, dallo, dai, dalle, dagli.

Un uso particolare delle preposizioni dal, dallo, dai, dalle, dagli (scarica audio)

Trascrizione

Recentemente nel gruppo whatsapp dell’associazione Italiano Semplicemente è stata posta una domanda molto semplice e al contempo molto interessante. Parlo di un utilizzo particolare delle preposizioni articolate dal, dallo, dai, dalle e dagli.

Ad esempio:

La gallina dalle uova d’oro

La ragazza dal vestito rosso

Il ragazzo dai capelli biondi

Il filo dall’anima d’acciaio

La donna dagli occhi blu

Avete già capito che utilizzare queste preposizioni articolate è esattamente come utilizzare la preposizione “con”. Seguita da un articolo, ma meglio ancora se uso “che”.

Quindi, usando “con” o “che” abbiamo le frasi equivalenti:

La gallina con le uova d’oro

La gallina che fa le uova d’oro

La ragazza con il vestito rosso

La ragazza che indossa/ha il vestito rosso

Il ragazzo con i capelli biondi

Il ragazzo che ha i capelli biondi

Il filo con l’anima d’acciaio

Il filo che ha l’anima d’acciaio

La donna con gli occhi blu

La donna che ha gli occhi blu

Utilizziamo la modalità da+articolo quando vogliamo indicare una caratteristica di una persona o di qualcosa, oppure quando vogliamo specificare o distinguere. La caratteristica quindi è distintiva. Serve generalmente a distinguere.

Quale ragazza delle due? Quella dagli occhi verdi? Oppure quella dagli occhi blu?

Quale tavolo vuoi tra quei due che hai visto? Quello dalla forma quadrata o quello dalla forma rotonda?

Questo si può fare quasi sempre, ma spessissimo la scelta di usare le preposizioni dal, dagli, dalle eccetera, si preferisce nei titoli dei film, dei libri, delle serie televisive eccetera.

Es:

La ragazza dal vestito rosso

La ragazza dal pigiama giallo

Questi sono i titoli di due film.

“La ragazza dal cuore d’acciaio” è invece il titolo di un romanzo.

Ciò non toglie, come dicevo, che in una normale conversazione posso dire ad esempio che Pietro è un ragazzo dal cuore d’oro o dal carattere esuberante.

Nessun problema.

Pietro ha un carattere esuberante, Pietro è un ragazzo con un carattere esuberante, Pietro è un ragazzo che ha un carattere esuberante. Stesso significato.

Allora facciamo un giochino adesso.

Usate queste preposizioni per riformulare le seguenti frasi. Vi lascerò il tempo necessario e poi io vi darò la risposta.

Pronti? Via!

Giovanni fa sempre episodi che hanno uno scarso contenuto grammaticale.

Giovanni fa sempre episodi dallo scarso contenuto grammaticale.

Vorrei una matita con la punta morbida.

Vorrei una matita dalla punta morbida.

Italiano Semplicemente è un sito con i fiocchi.

Attenzione: in questo caso non posso dire “dai fiocchi”, perché questa è una espressione idiomatica.

Questa era una classica domanda a trabocchetto! Inoltre manca qualcosa. Manca un aggettivo.

Infatti anche se dicessi:

Di quale dei due uomini stai parlando? Di quello con i capelli?

Non posso dire “quello dai capelli” .

Posso farlo se invece dicessi:

Quello con i capelli rossi

Che può diventare:

Quello dai capelli rossi.

Adesso posso farlo perché ho aggiunto l’aggettivo “rossi”.

Per questo motivo dicevo prima che si può fare quasi sempre. .

Quindi continuiamo il gioco:

La casetta con il tetto rosso

La casetta dal tetto rosso.

Mi piace la pasta con il parmigiano reggiano.

Altro trabocchetto!

Sto parlando di aggiungere il parmigiano. Non posso pertanto dire: “mi piace la pasta dal parmigiano reggiano”. Non ha senso questa frase. Il parmigiano reggiano non è una caratteristica che appartiene alla pasta.

Più in generale, si usa da+articolo per fornire dettagli su caratteristiche che appartengono a quella cosa o persona, che sono propri di quella cosa o persona.

Quando invece si forniscono dettagli su altre caratteristiche, si può usare solamente “con” oppure “che”.

Ad esempio con cose che sono state aggiunte (come il parmigiano sulla pasta) o acquistate dalla persona in questione.

Quindi, analogamente, se parlo del “ragazzo con le lenti colorate verdi” non posso dire “Il ragazzo dalle lenti colorate verdi”.

Quindi ricordate: caratteristiche proprie e aggettivi.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente.

– – –

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Inguaribile

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Trascrizione

Un aggettivo italiano molto interessante è inguaribile.

Infatti non si usa solamente parlando di malattie dalle quali non si può guarire. In questo caso si dice comunque preferibilmente che la malattia è incurabile, cioè non si può curare, quindi non esiste una cura per questa malattia, il che è come dire che non si può guarire da essa.

L’aggettivo inguaribile si può comunque associare anche ad altri aggettivi o comunque a delle caratteristiche delle persone, ottenendo spesso espressioni spiritose da usare in contesti informali e amichevoli.

Potete ad esempio parlare del vostro fidanzato definendolo un inguaribile romantico.

Questo significa che non riesce a fare a meno di essere romantico e questo non è certo un difetto.

Questa infatti è una frase scherzosa. Si presenta il romanticismo come un difetto di una persona che non si riesce a correggere.

Generalmente infatti si vuole parlare di un vizio di una persona, quindi di un difetto, presentando questo vizio come qualcosa che non si può eliminare quindi un vizio o un difetto incorregibile, o appunto inguaribile.

Es:

Sono un giocatore inguaribile, non riesco a smettere neanche quando rischio il fallimento.

Se un mio amico è particolarmente appassionato di donne, potrei dire che è un inguaribile donnaiolo o un inguaribile don Giovanni.

Così si fa riferimento implicito anche alle possibili conseguenze negative di questa caratteristica.

Giovanni è un inguaribile spendaccione.

Questo vuol dire che Giovanni non riesce a risparmiare e non sta attento alle spese.

Da questa “malattia” non riesce a guarire.

Posso usare anche l’avverbio inguaribilmente.

Io sono inguaribilmente ritardatario, come molti altri italiani.

Dunque non ho speranze di riuscire ad essere puntuale agli appuntamenti. Anche la propensione al ritardo è quindi paragonata ad una malattia incurabile.

Una mia amica è inguaribilmente affascinante.

Questo è un altro esempio di un pregio, un punto di forza, Una qualità e non un difetto.

Vi immaginate una persona che cerca di non essere affascinante e non ci riesce?

Potete dunque usare inguaribile e inguaribilmente anche con dei pregi e delle qualità, sempre in contesti scherzosi e amichevoli,spesso anche ironici:

Qualcuno potrebbe dirmi che sono un inguaribile italiano, sia per farmi un complimento sia per offendermi non troppo esplicitamente. Dipende molto dal contesto.

Che equivale a dire, sempre in tono ironico:

Questa tua caratteristica è più forte di te, non la puoi correggere, è inutile che ti sforzi, non puoi farci niente.

Può anche esserci un tono di leggero rimprovero, o anche di giustificazione verso una persona che è da scusare perché non può fare a meno di comportarsi in un certo modo:

Perdonate Giovanni se fa sempre scherzi e non sembra mai una persona seria. È un inguaribile burlone.

Ci vediamo al prossimo episodio.

Il canone

Il canone (scarica audio)

altre frasi idiomatiche

associazione italiano semplicemente

Trascrizione

Ci sono molte parole italiane che hanno più significati, quindi diversi significati, nonostante si scrivano e si pronuncino allo stesso modo. Inutile fare una lista qui che sarebbe lunghissima.

Ci sono poi parole particolari con significato diverso, che si scrivono nello stesso modo ma si pronunciano in modo diverso, con un accento che cade su vocali diverse.

Su questo argomento abbiamo anche fatto un bell’episodio.

Una di queste parole merita secondo me una attenzione particolare: il CANONE, il cui accento può cadere sulla lettera a oppure sulla lettera o.

Nel secondo caso si tratta di un grosso cane, un cane di grandi dimensioni.

È chiaramente un modo colloquiale per chiamare un grosso cane, ma anche se cambiamo animale o parliamo di un oggetto di grandi dimensioni rispetto alla normalità, l’accento cade sempre sulla penultima vocale della parola:

Gattone

Armadione

Omone

Donnona

Bambinone (che si riferisce anche ai comportamenti)

Casona

Eccetera.

Il canone invece, intendo quello con l’accento fonico sulla lettera a, può avere a sua volta due diversi significati.

Il più semplice ha un significato simile a abbonamento.

Si tratta di una somma di denaro, cioè una certa quantità di denaro da corrispondersi periodicamente (cioè che bisogna pagare periodicamente) per il godimento di un immobile o la prestazione di un pubblico servizio.

Ho detto che si paga periodicamente quindi c’è il canone annuo, il canone mensile, il canone settimanale, il canone giornaliero e volendo anche il canone orario.

Perché si paga il canone? Quali sono i servizi di cui parliamo?

Ad esempio c’è il canone televisivo (canone TV o canone RAI) che tutti i possessori di una tv o altro dispositivo elettronico con il quale si può vedere la tv, devono pagare allo stato.

Si chiama anche canone di abbonamento perché si tratta di un servizio periodico al quale ci si può abbonare.

Dunque il canone è un pagamento, cioè una “prestazione in denaro” , che viene corrisposta a intervalli di tempo, quale corrispettivo del godimento di un bene, generalmente in base a un contratto che è stato firmato.

Non è il caso però della tv, perché tutti in Italia devono pagare il canone tv, a meno che non si dimostri di non avere un dispositivo TELEVISIVO. È dunque una forma di tassazione.

Il canone tv si paga già da qualche tempo insieme alla bolletta dell’energia elettrica. Quando viene pagata la bolletta elettrica si paga quindi, con lo stesso pagamento, anche il canone tv.

Vale la pena di parlare, come tipo di pagamento, anche del canone di locazione, detto comunemente canone di affitto o semplicemente affitto, che è il pagamento periodico (es. mensile) che si effettua per il godimento di un bene immobile: un appartamento, un garage ecc.

Si chiama normalmente affitto, oppure anche fitto, o in alcuni casi anche noleggio, o nolo. Solitamente noleggio si usano per le automobili, i furgoni, gli autobus, le barche eccetera.

Il nolo si può usare al posto di noleggio, ma normalmente si usa per indicare il prezzo per il trasporto di merce via nave o aereo.

Ma il canone (sempre con l’accento sulla a) è anche un’altra cosa.

Infatti può essere una specie di riferimento, di schema cui si fa riferimento per fare una valutazione.

Es:

Secondo i canoni di bellezza di un tempo, le donne in carne erano considerate molto belle e quelle magre non erano affatto considerate attraenti.

Normalmente si usa il plurale in questo uso: i canoni.

I canoni di bellezza attuali sono altri.

Potremmo dire che ognuno di noi ha un proprio canone di valutazione delle cose, o anche un proprio canone di giudizio.

Stiamo parlando di un criterio logico, di uno schema di valutazione, o anche di gusti personali, basati su considerazioni personali.

A me magari piacciono le donne alte e bionde e a Paolo quelle more e piccoline. Evidentemente i miei canoni di valutazione sono diversi da quello di Paolo.

Interessante che con questo tipo di canoni si possa usare anche il verbo rispondere:

Questa donna risponde ai canoni di bellezza del 1700

Vale a dire che se fosse vissuta nel 700 sarebbe stata considerata bellissima. Rispondere in questo caso è simile a soddisfare.

Andiamo però al di là dei gusti e della bellezza.

Si può usare infatti anche con i requisiti:

Questo attore non risponde ai canoni/requisiti richiesti dal regista

Dunque i canoni sono simili ai requisiti.

Il teatro risponde ai canoni architettonici propri del periodo.

La costruzione di questo convento risponde ai canoni classici dell’architettura romanica.

Canone a questo punto è anche simile a caratteristica, modalità, gusto, concetto.

Si usa molto anche nel linguaggio giuridico:

Es:

Questo comportamento dell’amministrazione pubblica non risponde al canone costituzionale previsto dall’articolo 97.

Non so se questo episodio risponda ai canoni della lezione di italiano della maggioranza di coloro che studiano la lingua italiana.

Spero di sì.

Per finire vi faccio notare che canone somiglia anche a “regola”:

I canoni di giudizio delle persone sono diversi. È vero o no?

Quali sono i canoni di giudizio adottati da una giuria che deve decidere quale atleta ha fatto la migliore performance?

Cioè: secondo quale criterio, secondo quali regole di giudizio? Quali sono le caratteristiche da rispettare? Quali sono i parametri di valutazione?

Quest’ultima è la versione probabilmente più tecnica.

Spero che l’episodio sia stato di vostro gradimento e ricordo a tutti che diventando membri dell’associazione Italiano Semplicemente potrete avere accesso a tutti gli episodi e a tutti i nostri audio-libri in formato pdf e mp3 da ascoltare durante il tempo libero o anche mentre fate un giro nel parco col vostro canone!

Un saluto da parte mia.

712 Fa molto italiano

Fa molto italiano (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: sapete cosa fa molto italiano?

Mangiare la pasta fa italiano. Non c’è dubbio.

Anche mangiare la pizza fa molto italiano. Ancora di più, parlare a voce alta fa italiano, ma anche vestire alla moda.

Ma qual è la cosa che fa più italiano fra tutte?

Pensateci, nel frattempo voglio chiarire questo uso particolare del verbo fare che ho utilizzato più volte finora in questo episodio.

Se qualcosa “fa italiano“, significa che fa sembrare italiano.

Ma non si usa solo per sembrare italiano, ma va bene ogni volta che un certo comportamento, una certa azione, rispecchia delle caratteristiche, caratteristiche che ci fanno pensare a qualcuno, o a una categoria di persone, come anche ad un popolo, come quello italiano, appunto.

Vediamo altri esempi in cui il verbo fare si usa in questo modo:

Oggi volevo indossare dei pantaloni bianchi. Mia moglie però dice che fa troppo uomo di destra, e allora ho preferito non discutere e ho indossato un paio dj jeans.

Somiglia, se vogliamo, al verbo “rendere“, o “somigliare” oppure somiglia a “fa pensare a“.

Es:

Alzare il dito mignolo quando si beve fa molto persona di poca classe.

Quindi se avete un bicchiere in mano e bevete, o anche una tazzina di caffè o una tazza di tè se quando impugnate e sollevate il bicchiere, la tazzina o la tazza, sollevate anche il dito mignolo, si dice che questo sia segno di maleducazione.

Molti in realtà credono che sia segno di nobiltà, ma questo è sicuramente un falso mito. Quindi fa molto maleducato se alzate il dito mignolo in queste occasioni.

Si può dire anche che dà l’idea di una persona poco ben aducata.

Ho un amico che a pranzo mangia spesso hamburger e patatine perché fa molto americano.

Ne ho un altro che indossa sempre una sciarpa kefiah, ché fa parecchio uomo di sinistra.

Mia moglie è una maniaca dello shopping, ma lei mi dice sempre che non mi devo lamentare perché fa molto donna, e questo ha vantaggi e svantaggi.

Ora devo sottolineare una cosa: so che per un non madrelingua non è normale non usare articoli, ma questo invece accade spesso nella lingua italiana. Questo è proprio uno di quei casi.

Quindi “mangiare pasta fa italiano” , e non “fa un italiano” o “fa l’italiano”.

Comunque potete sbizzarrirvi come volete nell’usare il verbo fare in questo modo.

In precedenza abbiamo visto due espressioni che sono legate a questo uso del verbo fare. Mi riferisco a “mi fa strano” e “mi fa specie“. Anche in questi casi abbiamo il verbo fare, che indica però una sensazione personale: “mi sembra strano” in quei casi. Date un’occhiata ai due episodi se non ricordate.

Stavolta non c’è il pronome davanti, perché si tratta di cose che tutti conoscono, si tratta di caratteristiche che sono notoriamente associate ad una categoria. E allora perché mettere il pronome personale?

È interessante, se facciamo ricerche sul web, perché si scoprono caratteristiche tipiche di categorie di tutti i tipi.

Cosa fa molto tedesco? Si scopre che scrivere le parole attaccate fa molto tedesco.

Invece chiamare il classico cornetto col nome di “croissant” fa troppo francese. Forse per questo motivo al nord Italia si preferisce croissant a cornetto.

A proposito. Mangiare la polenta fa molto persona del nord.

Parlare di cinema fa molto persona di cultura.

Mariana: hai intenzione di continuare all’infinito? Non è che siamo così duri di comprendonio noi.

Peggy: Credo che se Gianni ha fatto così sicuramente avrà un suo perché. A mio avviso, gli esempi facilitano soltanto la nostra comprensione, a prescindere dall’argomento su cui verte l’episodio. In nessun caso comunque un esempio in più può cagionare danni.

Anthony: Giovanni ci ha fatto un appello a dargli manforte a comporre un ripasso. Scusatemi che mi ha colto un attimo alla sprovvista. Ma adesso mi sono rimesso in sesto e sono pronto per seguire sulla falsariga di Peggy con una bella frase da aggiungere al ripasso di oggi.

Ulrike: Vai a capire, benedetta Mariana, cos’hai contro gli esempi! Guarda la sostanza e non la forma! A cosa serve la spiegazione del significato di una parola se non sei in grado di destreggiarti nel suo uso comune? Per la cronaca, se volete sapere la mia opinione, più esempi vi sono, meglio è.

Trova la caratteristica

Audio

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Trascrizione

Oggi amici di italiano semplicemente facciamo un gioco divertente. Vi consiglio di ascoltare inizialmente senza leggere e magari la seconda volta anche leggere contemporaneamente questo episodio.

Io vi dirò un aggettivo o un verbo e farò una frase con questo aggettivo o verbo. Il vostro compito sarà quello di dire il nome della caratteristica in questione, quindi il sostantivo associato.

Se ad esempio io dico che:

Ognuno è arbitro delle proprie azioni.

ll nome della caratteristica è arbitrio.

Scusare ho iniziato dalla caratteristica più difficile!

L’arbitrio (attenti alla pronuncia) è la piena facoltà di scelta.

Ad esempio, anziché dire “puoi fai come vuoi” posso dire “puoi fare a tuo arbitrio”, “hai libero arbitrio”. Più formale, certamente, ma ha lo stesso significato.

Se invece dico che:

Maria è brava

La caratteristica in questione è la bravura.

Maria è di una bravura impressionante. Questa è una frase in cui utilizzo il termine bravura.

Avanti:

Se Mario è simpatico, la caratteristica è invece la simpatia.

OK, Siete pronti?

Adesso tocca a voi.

Io ovviamente vi darò qualche secondo di tempo e poi vi darò la soluzione. Poi facciamo un esempio anche con la caratteristica.

L’esercizio è insidioso (la caratteristica è l’insidia) perché sceglierò delle caratteristiche la cui pronuncia o scrittura può ingannare qualche studente non madrelingua.

L’insidia, cioè la difficoltà, il pericolo nascosto sta anche in questo.

Pronti? Via!

La mia casa è piccola

Si parla della…. piccolezza. Ad esempio posso dire che la mia casa è di una piccolezza impressionante. Ovviamente la piccolezza è il contrario della grandezza.

Andiamo avanti:

Io sono una persona molto accorta

L’accortezza. L’accortezza è la caratteristica delle persone accorte, cioè attente. Le persone accorte si accorgono di tutto. Non gli sfugge niente.

Fabio è molto sicuro alla guida

Parliamo della… sicurezza. Questo era facile.

Maria è una ragazza affascinante.

Evidentemente parliamo… del fascino. Maria è una persona che ha fascino.

Marco è un vero codardo.

Se Marco è codardo allora la sua caratteristica è la… codardia.

Attenti alla pronuncia. La codardia è la caratteristica delle persone codarde, cioè le persone che non fanno il proprio dovere di fronte ad un pericolo.

Vi piace questo esercizio vero? Se state solo leggendo vi consiglio di ascoltare perché gli accenti spesso sono importanti.

Attenti adesso:

Paolo è una persona molto pudica.

Parliamo della… pudicizia. Questa è la caratteristica delle persone pudiche, e la pudicizia è un po’ riservatezza, un po’ timidezza, un po’ discrezione.

Una persona che ha questa caratteristica è pudica, e questa riservatezza, questa pudicizia, è soprattutto relativa al sesso. Le persone pudiche cercano di evitare di parlare di sesso, schivano certi discorsi, forse per educazione, altre volte per influenza della religione.

Andiamo avanti:

Giovanni è un ragazzo spesso malizioso.

Ecco, la… malizia è probabilmente l’opposto della pudicizia. Questo è un termine che ha molti significati, ma uno di questi è legato al sesso, ma più che altro alla seduzione e all’erotismo.

Un sorriso malizioso ad esempio è un sorriso che nasconde qualcosa, un sorriso fatto probabilmente per sedurre, per conquistare una persona.

Andiamo avanti:

Mio figlio è furbissimo.

Parliamo della… furbizia. Una caratteristica che, tra l’altro, hanno anche le persone maliziose.

Ok, andiamo avanti.

La banca è stata svaligiata da dei ladri molto astuti.

Parliamo… dell’astuzia, praticamente un sinonimo della furbizia.

Ancora:

Il premio Nobel è un premio molto ambito.

Sto parlando… dell’ambizione. Attenti alla pronuncia di ambito perché questa è una delle parole conosciute come omografe.

Ancora:

Il presidente dell’associazione è un tipo alquanto bizzarro.

Parliamo della… bizzarria. La bizzarria è una caratteristica di alcune persone che potremmo anche definire stravaganti. Si dice anche così.

Una stravaganza che si manifesta in atteggiamenti e comportamenti in forte contrasto con la normalità. Un tipo bizzarro è un tipo strano. Per dirla in parole povere.

E che ne dite se vi dico che il mio vicino di casa è un tipo molto cordiale?

Evidentemente parlo della…. cordialità, insomma della gentilezza, della cortesia, dell’educazione. Allora una persona cordiale è gentile, cortese e educata.

Se invece ti dico che devi diffidare delle persone che non ti guardano negli occhi, allora sto parlando della….diffidenza.

La diffidenza è l’opposto della fiducia. Diffidare significa non fidarsi di qualcuno o qualcosa.

Simile alla sfiducia ma non esattamente uguale.

Credo che per oggi può bastare.

Questo episodio lo inseriamo all’interno dell”audiolibro “non vi spiego la grammatica, ma la imparerete lo stesso” in venduta su Amazon sia in versione Kindle che cartacea.

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