859 Passare per

Passare per

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Trascrizione

La locuzione di cui ci occupiamo oggi ci mostra un uso particolare del verbo passare. La locuzione è “passare per”.

Il verbo passare ha in realtà una gamma molto vasta di utilizzi.

Spesso dipende dalla preposizione che segue.

Però se questa preposizione è “per“, il senso può essere ancora più di uno.

Se ad esempio venite a Roma e passate per Firenze, allora equivale a transitare. In questo caso anche “da” si può usare con lo stesso senso e passare per un luogo significa andare da un punto a un altro percorrendo uno spazio, quindi transitare per questo luogo (Firenze nell’esempio).

Oppure:

per entrare in casa bisogna passare per il portone principale.

In questo caso si parla di un luogo da cui entrare, quindi un accesso. Si può passare anche per/da una finestra o per/da un’entrata secondaria.

C’è sempre il senso del movimento quando usiamo questo verbo in generale, ma se restiamo sulla preposizione semplice “per”, “passare per” si usa anche in un secondo modo.

In senso figurato infatti posso dire:

Nella mia vita sono passato per molte difficoltà.

Quindi nella mia vita ho dovuto fronteggiare eventi negativi, ho dovuto attraversare, superare molte cose negative.

Oppure:

Prima di diventare presidente, Giovanni è passato per diverse cariche istituzionali.

Anche qui c’è il senso di attraversare, transitare, non un luogo però, ma si parla di un percorso di vita.

Un terzo uso di “passare per” invece ha il senso di “essere considerato in un certo modo”. È qui che “passare per” diventa una locuzione.

Es:

Giovanni passa per un intellettuale

Evidentemente Giovanni è considerato un intellettuale. La gente lo vede come un intellettuale.

La cosa interessante è che questa locuzione si usa prevalentemente quando si considera qualcosa in un modo che non rappresenta la realtà. Si tratta di un’impressione sbagliata.

Es:

Mi vuoi far passare per stupido?

Cioè: vuoi che la gente mi consideri uno stupido? Vuoi che io appaia come una persona stupida?

La considerazione delle persone è importante e non è detto che si appaia sempre nello stesso modo a tutti. E non è detto che si appaia come si vorrebbe; può capitare quindi che si passi per qualcosa di diverso.

Per cosa passo io? Mi piacerebbe saperlo.

Oppure:

Giovanni passa spesso per uno poco attento, ma non gli sfugge niente in realtà.

Quindi Giovanni non è vero che è una persona poco attenta. Può passare per una persona disattenta ma non è così. Può sembrare così ma non è vero.

Tutt’altro.

A volte Giovanni può passare per uno distratto, ma è un’impressione sbagliata.

Questa locuzione somiglia al verbo “sembrare” e “apparire“.

Ratzinger è passato per essere un conservatore rigido. In realtà è sempre stato tutt’altro.

Oppure:

Domani al colloquio di lavoro vorrei passare per una persona molto colta ma non so se ci riuscirò.

Giovanni Paolo II passa per essere stato un papa disposto a spostarsi ovunque per ascoltate il prossimo. All’interno della Chiesa però c’è chi dice che non si poteva avere un’idea diversa dalla sua.

Vedete che c’è sempre un’immagine che non risponde alla verità. Qualcosa che sembra ma non è. Si rappresenta una sensazione che però, secondo chi parla, non è la verità.

Mario passa per uno molto studioso ma è tutta apparenza

Facendo quella battuta sono passato per una persona molto spiritosa. Magari però avessi sempre la battuta pronta come quella volta.

A scuola passavo sempre per uno che strillava, ma erano gli altri che non capivano quando parlavo normalmente!

Si usa il verbo essere come ausiliare:

Sono sempre passato per uno molto sbadato.

Ieri Giuseppe è voluto passare per me imitando la mia voce, ma l’hanno riconosciuto.

Ecco, in questo ultimo esempio “passare per” significa spacciarsi per un’altra persona, quindi fare finta di essere un’altra persona. Si vuole sottolineare la volontà di sembrare un’altra persona. Anche in questo caso comunque c’è qualcosa che può sembrare ma non è.

Ci siamo già occupati del verbo spacciare (e anche di spacciarsi) nel corso di Italiano Professionale.

Notate che anche con il verbo spacciare si usa la preposizione per.

In un altro episodio abbiamo visto da vicino questa e anche le altre preposizioni. Se volete date un’occhiata.

Adesso però non voglio passare per noioso e prolisso, pertanto vi faccio ascoltare il ripasso di oggi.

Marcelo: questo episodio mi fa pensare ad alcuni politici del mio paese, che vorrebbero passare per democratici ma non lo sono per niente e tutti se ne accorgono. Manco fossimo tutti stupidi!

Irina: alle volte però più di qualcuno ci crede e si vincono le elezioni.

Mary: ma tu continui imperterrito ad andare a votare? Io con ogni probabilità ho votato quest’anno per l’ultima volta.

Paulo: ci mancherebbe! Votare è anche un dovere. Dispiace sentire che ormai moltissimi pensano non valga più la pena.

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803 Sembra me, sembro io, sembra te, sembri tu

Sembra me, sembro io, sembra te, sembri tu (scarica audio)

Trascrizione

Figlio: Guarda papà, guarda quell’uomo, sembri tu!

Padre: Sembro io, davvero? A me non sembra! Io direi che tu sembri me, non che lui sembri me.

Figlio: Secondo me, sia io che lui sembriamo te. Ti somigliamo entrambi.

Padre: secondo te entrambi sembrate me?

Figlio: si si, sicuramente. Però è strano perché io invece non sembro lui e lui non sembra me. Strano vero?

Giovanni: Avete appena ascoltato un dialogo tra padre e figlio, in cui più volte si è utilizzato il verbo sembrare. Moltissimi italiani direbbero che questo dialogo è assolutamente corretto, ma non è così.

Vediamo meglio il dialogo:

Figlio: Guarda papà, guarda quell’uomo, sembri tu!

Il figlio dice al padre che c’è un uomo che gli somiglia, somiglia al padre: c’è un uomo che sembra lui, il padre.

Sembri tu!

Sembri proprio tu!

In altre parole lui ti somiglia molto, tu e lui siete molto simili, sembrate la stessa persona.

Lui sembri tu.

Qualcuno potrebbe chiedere: ma perché “lui sembri tu” e non “lui sembra te?

Domanda assolutamente pertinente!

Infatti “lui sembra te” è sicuramente il modo corretto per indicare questa somiglianza.

A proposito dell’uso di tu e te, le regole grammaticali infatti dicono chiaramente che il pronome personale tu è d’obbligo come soggetto, mentre te si usa nei complementi.

Accade normalmente tuttavia di ascoltare “sembri tu”, “sembri proprio tu”. Sono formule utilizzatissime nel linguaggio colloquiale.

Dunque la frase corretta è:

Guarda papà, guarda quell’uomo, sembra te!

Tra l’altro, a proposito del verbo, è lui che “sembra” dunque non potrebbe neanche essere giusto: lui sembri te” perché verbo e soggetto devono andare d’accordo.

Andiamo avanti:

il Padre risponde:

Sembro io, davvero? A me non sembra! Io direi che tu sembri me, non che lui sembri me.

Per lo stesso motivo di prima, la risposta corretta è:

Sembra me, davvero? A me non sembra! Io direi che tu sembri me, non che lui sembri me.

Dunque “lui sembra me” e non “lui sembro io”.

Il resto della frase è corretto. Infatti “A me non sembra” significa “secondo me non è così”, “non ho avuto la stessa sensazione”, “a me non pare”.

Infine la parte finale: “Io direi che tu sembri me, non che lui sembri me.”

Alla fine quel “sembri” è congiuntivo, quindi corretto. Qui c’era un tranello quindi tutto corretto!

Andiamo avanti:

Figlio: Secondo me, sia io che lui sembriamo te. Ti somigliamo entrambi.

Questa frase è tutta corretta: “sia io che lui sembriamo te” cioè entrambi sembriamo te.

Andiamo avanti:

Padre: secondo te entrambi sembrate me?

Anche questa ok.

L’ultima:

Figlio: si si, sicuramente. Però è strano perché io invece non sembro lui e lui non sembra me. Strano vero?

Corretta anche questa.

Allora ricapitoliamo:

“Sembri tu” non si può dire in questi casi.

Allo stesso modo anche “sembro io” è scorretto. “Sembra me” invece è corretto.

Dunque se vedo una persona che mi somiglia è corretto dire:

Quel tizio sembra proprio me! E’ uguale a me!

E non:

Quel tizio sembro io!

Ovviamente la regola vale anche con la negazione:

Quel tizio non sembra me! (corretto)

Quel tizio non sembra te (corretto)

e non:

Quel tizio non sembro io (non corretto)

Quel tizio non sembri tu/te (scorretto)

Dunque il problema che vi ho appena descritto si pone quando parla la persona interessata (quest’ultimo caso) e quando io parlo con te (il caso precedentemente esposto).

Può accadere con noi e voi, anche se più raramente:

Quelle persone sembrano noi da giovani (versione corretta)

Quelle persone sembriamo noi da giovani (versione non corretta)

Quelle persone sembrano voi da giovani (versione corretta)

Quelle persone sembrate voi da giovani (versione non corretta)

Sembro io” e “sembri tu” non sono sempre scorretti, ma si possono usare quando io sono il soggetto, oppure quando sei tu.

Oggi non sembro io. non mi riconosco. Sono nervosissimo.

E’ come dire: non è da me, perché solitamente io non sono mai nervoso, non mi riconosco, non sembro la solita persona. E’ più efficace come messaggio:

Ero emozionatissimo! Non sembravo io!

Oggi sembro io quello pazzo tra noi due, ma sono sempre stato un tipo molto sereno e tranquillo rispetto a te.

In questo caso “sembro io” è l’unica forma accettata perché voglio sottolineare la mia persona.

Un altro esempio:

Ma cos’hai oggi? Non (mi) sembri tu con quell’aria triste e cupa! Cosa ti è successo?

Adesso ripassiamo e scusate se oggi mi sono occupato di grammatica: non sembro io ad aver scritto questo episodio, vero?

Ulrike: Va bene, mi faccio sotto con un ripassino. Perché lo faccio? Perché me la sento, cioè mi gira bene oggi. Certo, devo scervellarmi un po’, ma che volete, è solo un ripassino questa volta, solo un di più piccolo piccolo dell’episodio. E come posso esimermi dal rispolverare qualche espressione precedente, visto ho aderito all’associazione italiano semplicemente? Sono un membro, Il che significa che ho voluto la bicicletta, allora pedalo!

712 Fa molto italiano

Fa molto italiano (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: sapete cosa fa molto italiano?

Mangiare la pasta fa italiano. Non c’è dubbio.

Anche mangiare la pizza fa molto italiano. Ancora di più, parlare a voce alta fa italiano, ma anche vestire alla moda.

Ma qual è la cosa che fa più italiano fra tutte?

Pensateci, nel frattempo voglio chiarire questo uso particolare del verbo fare che ho utilizzato più volte finora in questo episodio.

Se qualcosa “fa italiano“, significa che fa sembrare italiano.

Ma non si usa solo per sembrare italiano, ma va bene ogni volta che un certo comportamento, una certa azione, rispecchia delle caratteristiche, caratteristiche che ci fanno pensare a qualcuno, o a una categoria di persone, come anche ad un popolo, come quello italiano, appunto.

Vediamo altri esempi in cui il verbo fare si usa in questo modo:

Oggi volevo indossare dei pantaloni bianchi. Mia moglie però dice che fa troppo uomo di destra, e allora ho preferito non discutere e ho indossato un paio dj jeans.

Somiglia, se vogliamo, al verbo “rendere“, o “somigliare” oppure somiglia a “fa pensare a“.

Es:

Alzare il dito mignolo quando si beve fa molto persona di poca classe.

Quindi se avete un bicchiere in mano e bevete, o anche una tazzina di caffè o una tazza di tè se quando impugnate e sollevate il bicchiere, la tazzina o la tazza, sollevate anche il dito mignolo, si dice che questo sia segno di maleducazione.

Molti in realtà credono che sia segno di nobiltà, ma questo è sicuramente un falso mito. Quindi fa molto maleducato se alzate il dito mignolo in queste occasioni.

Si può dire anche che dà l’idea di una persona poco ben aducata.

Ho un amico che a pranzo mangia spesso hamburger e patatine perché fa molto americano.

Ne ho un altro che indossa sempre una sciarpa kefiah, ché fa parecchio uomo di sinistra.

Mia moglie è una maniaca dello shopping, ma lei mi dice sempre che non mi devo lamentare perché fa molto donna, e questo ha vantaggi e svantaggi.

Ora devo sottolineare una cosa: so che per un non madrelingua non è normale non usare articoli, ma questo invece accade spesso nella lingua italiana. Questo è proprio uno di quei casi.

Quindi “mangiare pasta fa italiano” , e non “fa un italiano” o “fa l’italiano”.

Comunque potete sbizzarrirvi come volete nell’usare il verbo fare in questo modo.

In precedenza abbiamo visto due espressioni che sono legate a questo uso del verbo fare. Mi riferisco a “mi fa strano” e “mi fa specie“. Anche in questi casi abbiamo il verbo fare, che indica però una sensazione personale: “mi sembra strano” in quei casi. Date un’occhiata ai due episodi se non ricordate.

Stavolta non c’è il pronome davanti, perché si tratta di cose che tutti conoscono, si tratta di caratteristiche che sono notoriamente associate ad una categoria. E allora perché mettere il pronome personale?

È interessante, se facciamo ricerche sul web, perché si scoprono caratteristiche tipiche di categorie di tutti i tipi.

Cosa fa molto tedesco? Si scopre che scrivere le parole attaccate fa molto tedesco.

Invece chiamare il classico cornetto col nome di “croissant” fa troppo francese. Forse per questo motivo al nord Italia si preferisce croissant a cornetto.

A proposito. Mangiare la polenta fa molto persona del nord.

Parlare di cinema fa molto persona di cultura.

Mariana: hai intenzione di continuare all’infinito? Non è che siamo così duri di comprendonio noi.

Peggy: Credo che se Gianni ha fatto così sicuramente avrà un suo perché. A mio avviso, gli esempi facilitano soltanto la nostra comprensione, a prescindere dall’argomento su cui verte l’episodio. In nessun caso comunque un esempio in più può cagionare danni.

Anthony: Giovanni ci ha fatto un appello a dargli manforte a comporre un ripasso. Scusatemi che mi ha colto un attimo alla sprovvista. Ma adesso mi sono rimesso in sesto e sono pronto per seguire sulla falsariga di Peggy con una bella frase da aggiungere al ripasso di oggi.

Ulrike: Vai a capire, benedetta Mariana, cos’hai contro gli esempi! Guarda la sostanza e non la forma! A cosa serve la spiegazione del significato di una parola se non sei in grado di destreggiarti nel suo uso comune? Per la cronaca, se volete sapere la mia opinione, più esempi vi sono, meglio è.

316 – Ma ti pare

Audio

Trascrizione

Emanuele: oggi non mi va di fare l’episodio dei due minuti. Mi sento offeso perché qualcuno pensa che gli episodi sono troppo lunghi.

Giovanni: dai, Gianni, non fare il sostenuto e facciamo questo episodio!

Giovanni: ma ti pare che faccio il sostenuto? Stavo solo scherzando. Era solo una scusa per usare questa nuova espressione: ma ti pare!

Ho identificato quattro modi diversi di utilizzo.

Come L’ho usato io prima è un modo per allontanare un dubbio.

Significa: ma come puoi pensare questo. Bisogna specificare la cosa che stupisce e, enfatizzando il tono della voce, si manifesta stupore e un certo dispiacere, o anche un po’ di fastidio a volte.

Un secondo modo è per condividere un fastidio per qualcosa:

Ma ti pare normale quello che stai dicendo? (in tal caso pare sostituisce sembra)

Ma ti pare che mio figlio ha detto un sacco di parolacce questa mattina. Chissà dove le ha imparate!

Si tratta di una domanda, come a dire: che ne pensi tu? Non sei stupito quando me?

Ma ti pare che per andare in spiaggia libera quest’estate bisogna prenotare? Roba da non credere!

Il terzo modo è usato come formula di cortesia, quando una persona ti ringrazia:

Ti ringrazio molto.

Ma ti pare!

È come dire:

prego, non preoccuparti.

Figurati!

Ma di che!

Non c’è di che!

Si può usare anche dando del lei:

Ma le pare!

Non è affatto una risposta scortese, anzi forse è la più formale che esiste quando si dà del. Lei.

Anche questa in fondo In fondo poi è una modalità per esprimere stupore: meraviglia per un ringraziamento non dovuto.

Il quarto modo è da intendere sempre letteralmente, e “pare” è ancora una volta come “sembra”, ma più familiare:

Sei il peggiore degli amici!

Scherzi?

Ma ti pare che sto scherzando?

È una risposta un po’ arrabbiata.

Ma ti pare giusto questo?

In genere la prima parola “ma” si può anche togliere in ogni occasione. La sua presenza però serve a dare enfasi, ad accentuare lo stupore, o lo sdegno, o il fastidio.

Adesso Khaled, dall’Egitto, vi aiuta a ripassare alcune espressioni che abbiamo già spiegato negli scorsi epiaodi. Khaled è uno dei membri dell’associazione italiano semplicemente.

Khaled: Quando vado alla zona militare, mi preparo tutti i documenti, mettendo tutto in ordine. Là, il soldato mi chiede tutte le mie generalità, dicendo: “mi fornisca le sue generalità”.
Io presento le generalità richieste, poi mi dà il via libera. Poi vado dal medico, misurando la temperatura del corpo, e mi porta da altri due soldati. Questi mi ispezionano, chiedendomi di mettere le mani in alto. Senz’altro è la solita solfa che si fa con tutti, andando là. Se si dimentica un foglietto banale bisogna stare attenti, niente scuse perché sono duri di comprendonio.

Giovanni: ottimo ripasso Khaled. Nel frattempo mi è venuto in mente un ulteriore modo di utilizzo.

Equivale a Possibile mai?

Lo vediamo nel prossimo episodio.