807 Congeniale

Congeniale (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: spesso mi chiedo: Gli episodi di italiano semplicemente saranno congeniali alle esigenze degli stranieri che studiano l’italiano?

E la durata dei singoli episodi sarà congeniale per tutti?

Congeniale è un aggettivo che i non madrelingua italiana non usano mai. Evidentemente per via del fatto che non è molto utilizzato nel linguaggio comune neanche dagli italiani.

Spiegare questo tipo di termini però dà a me la possibilità di esplorare il vocabolario alla ricerca di modalità alternative e a voi la possibilità di imparare qualcosa in più.

Congeniale significa confacente all’indole, ai gusti, all’intelligenza di una persona.

Questa è una definizione che ho trovato sul dizionario.

Se dovessi spiegarla a parole mie, direi che quando qualcosa mi è congeniale, o quando è congeniale alle mie necessità o esigenze o caratteristiche, significa che è adatta a me, che si confà alle mie caratteristiche o alle esigenze del momento.

Ciò che è congeniale a me o alle mie esigenze non è detto lo sia per tutti.

E’ molto simile a adatto, perché si tratta di confrontare un bisogno con ciò che serve a soddisfarlo. Ugualmente è simile a consono e confacente.

Questo lavoro mi è congeniale

Il viaggio che mi ha proposto l’agenzia è veramente congeniale alla nostra famiglia e ai nostri gusti.

Anche i gusti personali sono coinvolti, e non è un caso che l’espresione “andare a genio” è abbastanza simile, anche se più informale.

Anche l’indole, come visto sopra, è coinvolta. L’indole è l’insieme delle inclinazioni naturali che concorrono a definire il carattere individuale.

Molti termini interessanti oggi vero?

Detto in modo più semplice, e quindi in modo più congeniale a voi non madrelingua, si tratta dell’insieme delle qualità e delle caratteristiche in una persona.

Io sono di indole molto tollerante ma nonostante questo non mi risultano molto congeniali le persone razziste

Nota bene: è l’indole ad essere tollerante, non io. Io sono di indole tollerante, ho un’indole tollerante, la mia indole è tollerante.

Tu hai un’indole molto coraggiosa (coraggiosa è femminile, come indole) e le vacanze avventurose ti sono molto congeniali.

Mio fratello è di indole molto nervosa e non trova molto congeniale lavorare sotto pressione.

Si usa spesso: “mi è congeniale”, “ti è congeniale”, “gli è congeniale” eccetera.

Oppure “questa cosa è congeniale a me” o “questa cosa è congeniale alle mie necessità/esigenze/gusti/caratteristiche/interessi/capacità/aspettative”.

Per un tennista, ad esempio, un tipo di terreno può essere più o meno congeniale alle proprie caratteristiche

Uno sport a me congeniale? Devo ancora trovarlo!

In compenso fare episodi per italiano semplicemente mi risulta molto congeniale, considerate le mie inclinazioni verso l’insegnamento e l’informatica.

L’inclinazione: è anche questo un termine interessante, perché oltre a riguardare gli oggetti inclinati, cioè la loro posizione rispetto al piano orizzontale o verticale, è molto simile all’indole.

La differenza è che l’indole è più generica e riguarda maggiormente il carattere di una persona (calma, nervosismo, ecc,), mentre l’inclinazione, è vero che è anch’essa una caratteristica psicologica individuale che sta alla base di un comportamento, ma generalmente si usa per ciò che si fa: il lavoro, lo sport, lo studio eccetera.

Ognuno deve seguire le proprie inclinazioni; c’è chi ha una inclinazione per lo studio della statistica, chi invece è incline allo studio della medicina eccetera.

Ricordate l’espressione “essere portati a fare qualcosa”? Quella è l’inclinazione. Simile anche alla propensione e persino, a volte, alla simpatia o agli affetti.

Io ho sempre avuto una inclinazione per Maria

Tornando a congeniale, se qualcosa ci piace o non ci piace però non è il caso di usare sempre congeniale, perché non è esattamente una questione di puro piacere.

È pur vero però che a volte si dice, quando qualcosa ci piace, che incontra i nostri gusti, o che non li incontra, in caso contrario, e allora posso anche dire che questa cosa è congeniale ai miei gusti.

Niente di male in questo. È un modo di parlare, questo, sicuramente più sofisticato, meno informale, ma assolutamente consentito e molto utile in determinate circostanze.

Adesso ripassiamo altrimenti qualcuno potrebbe accusarmi di essere incline al ritardo.

Anthony: la prossima riunione dei membri che ne dite se la facciamo in Toscana? Potremmo prendere una villa e stare tutti insieme. Casomai potremmo anche cucinare insieme, così, tanto per creare altre occasioni per parlare italiano.

Irina: se fosse così mi precipiterei a prenotare un posto per me seduta stante!

Il canone

Il canone (scarica audio)

altre frasi idiomatiche

associazione italiano semplicemente

Trascrizione

Ci sono molte parole italiane che hanno più significati, quindi diversi significati, nonostante si scrivano e si pronuncino allo stesso modo. Inutile fare una lista qui che sarebbe lunghissima.

Ci sono poi parole particolari con significato diverso, che si scrivono nello stesso modo ma si pronunciano in modo diverso, con un accento che cade su vocali diverse.

Su questo argomento abbiamo anche fatto un bell’episodio.

Una di queste parole merita secondo me una attenzione particolare: il CANONE, il cui accento può cadere sulla lettera a oppure sulla lettera o.

Nel secondo caso si tratta di un grosso cane, un cane di grandi dimensioni.

È chiaramente un modo colloquiale per chiamare un grosso cane, ma anche se cambiamo animale o parliamo di un oggetto di grandi dimensioni rispetto alla normalità, l’accento cade sempre sulla penultima vocale della parola:

Gattone

Armadione

Omone

Donnona

Bambinone (che si riferisce anche ai comportamenti)

Casona

Eccetera.

Il canone invece, intendo quello con l’accento fonico sulla lettera a, può avere a sua volta due diversi significati.

Il più semplice ha un significato simile a abbonamento.

Si tratta di una somma di denaro, cioè una certa quantità di denaro da corrispondersi periodicamente (cioè che bisogna pagare periodicamente) per il godimento di un immobile o la prestazione di un pubblico servizio.

Ho detto che si paga periodicamente quindi c’è il canone annuo, il canone mensile, il canone settimanale, il canone giornaliero e volendo anche il canone orario.

Perché si paga il canone? Quali sono i servizi di cui parliamo?

Ad esempio c’è il canone televisivo (canone TV o canone RAI) che tutti i possessori di una tv o altro dispositivo elettronico con il quale si può vedere la tv, devono pagare allo stato.

Si chiama anche canone di abbonamento perché si tratta di un servizio periodico al quale ci si può abbonare.

Dunque il canone è un pagamento, cioè una “prestazione in denaro” , che viene corrisposta a intervalli di tempo, quale corrispettivo del godimento di un bene, generalmente in base a un contratto che è stato firmato.

Non è il caso però della tv, perché tutti in Italia devono pagare il canone tv, a meno che non si dimostri di non avere un dispositivo TELEVISIVO. È dunque una forma di tassazione.

Il canone tv si paga già da qualche tempo insieme alla bolletta dell’energia elettrica. Quando viene pagata la bolletta elettrica si paga quindi, con lo stesso pagamento, anche il canone tv.

Vale la pena di parlare, come tipo di pagamento, anche del canone di locazione, detto comunemente canone di affitto o semplicemente affitto, che è il pagamento periodico (es. mensile) che si effettua per il godimento di un bene immobile: un appartamento, un garage ecc.

Si chiama normalmente affitto, oppure anche fitto, o in alcuni casi anche noleggio, o nolo. Solitamente noleggio si usano per le automobili, i furgoni, gli autobus, le barche eccetera.

Il nolo si può usare al posto di noleggio, ma normalmente si usa per indicare il prezzo per il trasporto di merce via nave o aereo.

Ma il canone (sempre con l’accento sulla a) è anche un’altra cosa.

Infatti può essere una specie di riferimento, di schema cui si fa riferimento per fare una valutazione.

Es:

Secondo i canoni di bellezza di un tempo, le donne in carne erano considerate molto belle e quelle magre non erano affatto considerate attraenti.

Normalmente si usa il plurale in questo uso: i canoni.

I canoni di bellezza attuali sono altri.

Potremmo dire che ognuno di noi ha un proprio canone di valutazione delle cose, o anche un proprio canone di giudizio.

Stiamo parlando di un criterio logico, di uno schema di valutazione, o anche di gusti personali, basati su considerazioni personali.

A me magari piacciono le donne alte e bionde e a Paolo quelle more e piccoline. Evidentemente i miei canoni di valutazione sono diversi da quello di Paolo.

Interessante che con questo tipo di canoni si possa usare anche il verbo rispondere:

Questa donna risponde ai canoni di bellezza del 1700

Vale a dire che se fosse vissuta nel 700 sarebbe stata considerata bellissima. Rispondere in questo caso è simile a soddisfare.

Andiamo però al di là dei gusti e della bellezza.

Si può usare infatti anche con i requisiti:

Questo attore non risponde ai canoni/requisiti richiesti dal regista

Dunque i canoni sono simili ai requisiti.

Il teatro risponde ai canoni architettonici propri del periodo.

La costruzione di questo convento risponde ai canoni classici dell’architettura romanica.

Canone a questo punto è anche simile a caratteristica, modalità, gusto, concetto.

Si usa molto anche nel linguaggio giuridico:

Es:

Questo comportamento dell’amministrazione pubblica non risponde al canone costituzionale previsto dall’articolo 97.

Non so se questo episodio risponda ai canoni della lezione di italiano della maggioranza di coloro che studiano la lingua italiana.

Spero di sì.

Per finire vi faccio notare che canone somiglia anche a “regola”:

I canoni di giudizio delle persone sono diversi. È vero o no?

Quali sono i canoni di giudizio adottati da una giuria che deve decidere quale atleta ha fatto la migliore performance?

Cioè: secondo quale criterio, secondo quali regole di giudizio? Quali sono le caratteristiche da rispettare? Quali sono i parametri di valutazione?

Quest’ultima è la versione probabilmente più tecnica.

Spero che l’episodio sia stato di vostro gradimento e ricordo a tutti che diventando membri dell’associazione Italiano Semplicemente potrete avere accesso a tutti gli episodi e a tutti i nostri audio-libri in formato pdf e mp3 da ascoltare durante il tempo libero o anche mentre fate un giro nel parco col vostro canone!

Un saluto da parte mia.

786 De gustibus

De gustibus (scarica audio)

Trascrizione

Oggi un episodio semplice semplice. Parliamo di piacere.

Ognuno ha i suoi gusti, non è vero? Questo significa che non c’è un gusto migliore di un altro. Se parliamo di cibo, a me piace mangiare frutta e verdura, ad altri invece potrebbe non piacere. A me piace mangiare piccante, mentre altri potrebbero pensarla diversamente.

Se parliamo di donne, a Paolo magari piacciono le bionde con gli occhi azzurri, mentre a Franco le more con gli occhi verdi.

Quando però commentiamo i gusti degli altri, si usa spesso la formula “de gustibus“.

A te piace la pizza con la nutella? A me fa schifo, comunque, de gustibus!

Ti piacciono gli uomini sovrappeso e calvi? De gustibus!

Ti piace essere insultato quando fai sesso? De gustibus!

Avrete capito che è un commento adatto solamente quando qualcosa non incontra i nostri gusti, che siano alimentari o di altro genere, ma, nonostante questo, li accettiamo, anche perché non siamo noi, in fin dei conti, a mangiare la pizza con l’ananas o a baciare qualcuno che non ci piace.

I gusti sono gusti, o meglio, come si suol dire, de gustibus. La usano tutti gli italiani o quasi, almeno dai vent’anni in su.

L’espressione deriva dal latino ed è l’abbreviazione di “De gustibus non est disputandum“, vale a dire, letteralmente, “sui gusti non si deve discutere” perché alla fine è tempo perso. Ad ogni modo la forma estesa è usata pochissimo.

Harjit: a me piace la pizza con l’ananas. Che c’è di male? Per non parlare della pasta con ketchup. che delizia!

Karin: Ognuno ha i suoi gusti anche in merito alla moda. C’è chi preferisce la moda a buon mercato (anche se mi direte che a volte è una necessità) e chi predilige la moda sostenibile.

Marguerite: La forma estesa della locuzione latina, cioè “de gustibus non est disputandum” è apparentemente un po’ leziosa, ma capisco che il ketchup sulla pasta di cui sopra non faccia molto italiano. Comunque la locuzione di oggi rende in linea di massima l’idea di una tolleranza verso dei gusti giudicati singolari.

Marcelo: La locuzione mi sembra esprima un concetto di buon senso. Però vi voglio a mangiare – ve la butto lì – spaghetti e ananas insieme – come ha pubblicato la BBC recentemente. La cosa migliore in questi casi è affidarsi all’undicesimo comandamento.

Segue una spiegazione del ripasso

690 Non mi sconfinfera

Non mi sconfinfera (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi, sperando che la cosa sia di vostro gusto, vorrei proporvi un verbo adatto a esprimere gradimento o mancanza di gradimento. Il verbo è sconfinferare

Vi sconfinfera?

Se vi sconfinfera, allora sicuramente trovate questo verbo gradevole, quindi vi aggrada, vale a dire che vi va a genio.

Se ricordate l’espressione “andare a genio“, potete stare tranquilli, perché sconfinferare la potete sempre usare in sostituzione.

Quando qualcosa ci piace, incontra i nostri gusti, va sempre bene usare questa espressione, ricordandoci che comunque è sempre una modalità informale, direi abbastanza simpatica anche, ma non è il caso di usarla con sconosciuti o in contesti formali o al lavoro.

Cominciamo a dire che “non mi sconfinfera“, quindi con la negazione, si usa di più rispetto a “mi sconfinfera“.

Sconfinferare

Quando una cosa non mi sconfinfera, potrei dire che non si confà ai miei gusti, non corrisponde ai miei gusti. C’è qualcosa che non va, che non mi convince, che non mi piace, ma è un modo abbastanza leggero di esprimere questa mancanza di gradimento.

Ovviamente se invece qualcosa mi sconfinfera, è l’opposto. Il tono è colloquiale, a volte buffo e sicuramente amichevole.

Ci sono molti verbi abbastanza simili. Per rendere bene l’idea del significato, dovete sapere che sconfinferare trasmette anche un senso di fiducia, quindi è simile a ispirare.

Se una persona, istintivamente, mi ispira fiducia, posso dire ad esempio che mi sconfinfera, o che ha una faccia che mi sconfinfera.

Leggermente meno informali sono verbi come ammaliare, intrigare, invogliare, solleticare, stuzzicare, ma qui c’è anche il senso del desiderio, cosa che non c’è nel verbo sconfinferare.

Spesso “mi sconfinfera” possiamo tradurlo come “mi piace l’idea“.

Vi sconfinfera l’idea di andare al cinema?

Assolutamente analogo, anche come grado di familiarità, e più vicino nel significato è il verbo sfagiolare, molto simpatico anche questo.

Vediamo qualche altro esempio:

Vi sconfinfera il modo di insegnare italiano che utilizza Italiano Semplicemente?

Agli amanti della grammatica sicuramente non sconfinfera per niente un metodo che la mette in secondo piano!

Dunque vi piace? Vi va a genio? Incontra i vostri gusti? È di vostro gradimento? Si confà ai vostri gusti? Vi aggrada?

L’arredamento di questa casa non mi sconfinfera. Devo assolutamente cambiare qualcosa e renderlo più moderno.

Vi piacciono gli spaghetti? Ci sono mille ricette, mille modi diversi di mangiarli, e potete usare il condimento che più vi sconfinfera.

Ascolta, domani avevo pensato di andare a vedere l’ultimo film della Walt Disney al cinema. Pensaci. Vedi se ti sconfinfera la cosa e fammi sapere.

Adesso ripassiamo, e se vi sconfinfera, potremmo parlare di filosofia.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina: cioè dovremmo parlare della concezione della vita? Che pesantezza!

Ulrike: in effetti… comunque se l’obiettivo è mettere a punto un bel ripasso, lasciatemi il tempo di dare una scorsa agli episodi passati prima.

Hartmut: Gli stoici credono che molto spesso noi non siamo capaci d‘influenzare gli eventi del mondo e persino le nostre vite private. Allora per non risentire del destino potenzialmente infame e destreggiarci con tutto ciò che accade, dovremmo controllare le nostre opinioni sugli eventi. Questa è la chiave, a loro dire, verso la felicità e il successo. Cosa ne pensate?

Peggy: Interessante! A pensarci meglio però, sono solo parzialmente d’accordo con questi concetti. Preferisco più credere che uno, volendo, possa dare seguito ai propri desideri. Io la vedo così. Si può riuscire a influenzare gli eventi soprattutto nelle nostre vite private.
Tra l’altro, credo quanto mai che un nostro semplice sorriso possa avere la sua influenza sul prossimo, e magari successivamente su qualche evento della sua vita.

Marcelo: Sono d’accordo che fintantoché c’è dedizione e costanza è possibile raggiungere uno scopo, ma la felicità è un percorso, e se si è capaci di vivere virtuosamente, magari i beni materiali non saranno una preoccupazione costante e il grosso della vita trascorrerà liscia.

Harjit: Raga, bravi! Anch’io raccolgo la provocazione di buon grado, e vorrei farlo con un discorso all’insegna della filosofia, ma va a capire perché, di punto in bianco, mi è venuto il mal di testa e mi vedo costretta ad abbandonare. Credetemi, non è un pretesto!

620 La finezza

La finezza (scarica l’audio)

Trascrizione

Giovanni:

Provate ad indovinare la parola misteriosa partendo da 10 indizi, cioè dieci suggerimenti utili

1-può esserlo una spiaggia
2-eseguito con attenzione
3-di ottima qualità o fattura
4-può essere usato come pretesto per giustificare un comportamento
5-può esserlo un ragionamento
6-un intenditore si potrebbe vantare di essere così
7-si legge al cinema
8- è maschile e femminile
9 – alla propria ci si arriva sempre
10-può essere lieto se vincono i buoni o l’amore

La parola misteriosa è “fine”.

Infatti vediamo gli indizi uno ad uno.

Può esserlo una spiaggia perché fine è un aggettivo che significa, tra le altre cose, qualcosa di uno spessore o diametro notevolmente ridotti o limitati. Quindi esistono ad esempio capelli fini come la seta. Allo stesso modo ci sono dei materiali con una grana molto piccola, ed ecco allora che esiste la sabbia fine e quindi la spiaggia fine, che si distingue dalle spiagge con una sabbia più grossa. Anche la polvere è fine.

Ma l’aggettivo fine ha anche altri utilizzi.

Infatti quando un lavoro, inteso non come attività lavorativa ma come singola operazione, viene definito fine si vuole dire che è stato fatto o eseguito con gusto, cura, con precisione, stando attenti anche ai piccoli particolari.

Questo lavoro svolto in modo fine è dunque un lavoro che ha richiesto molta attenzione e professionalità.

Quindi è anche qualcosa di ottima qualità o fattura.

Si pensi anche all’oro fine o finissimo ad esempio.

Quest’anello è in oro finissimo

Si dice anche che un prodotto è di finissima qualità per le ottime materie prime che sono state impiegate.

Una finissima qualità è una altissima qualità.

La finezza quindi è sintomo di qualità, che si tratti di oro, argento, un prodotto o un lavoro, per non parlare delle persone fini, o delle persone dai modi molto fini.

Una persona fine è l’opposto di una persona rozza e maleducata, quindi in questo caso la finezza indica educazione, gentilezza, indica modi raffinati, una persona con dei gusti molto fini.

Si tratta fondamentalmente di persone che appartengono alla cosiddetta buona società, che spesso abitano nei quartieri bene.

Con un senso simile, un ragionamento fine è un ragionamento acuto, perspicace, sagace, o, detto più semplicemente: intelligente. La stessa intelligenza può dirsi fine intelligenza.

Non confondete fine con fina o fino, un aggettivo diverso che sta per sottile, quindi la seta può essere fina, una tela o anche la pelle. Fina è il contrario di spessa. Si parla di spessore.

Quindi la finezza è sempre qualcosa di positivo.

È anche il caso di un fine intenditore, di qualunque cosa si tratti.

Chi si intende di qualcosa, chi ne capisce di qualcosa, chi è esperto di qualcosa, può essere definito così e questo è un gran complimento perché significa che sa distinguere le qualità e le caratteristiche di quel prodotto nei minimi dettagli, piccoli dettagli, come i granelli di sabbia fine.

Quando però fine è un sostantivo allora, l’inizio 4 ci dice che può essere usato come pretesto, cioè una scusa, un motivo che si ritiene valido per giustificare un comportamento.

C’è una frase che si sente spesso in merito: il fine giustifica i mezzi. secondo la quale qualsiasi azione è giustificata, scusata, quindi ritenuta possibile anche se in contrasto con le leggi, con la morale, con l’amicizia, con la lealtà e altri valori importanti. Il fine giustifica i mezzi è un’espressione che abbiamo già incontrato nella lezione n. 8 di italiano professionale, parlando delle espressioni che riguardano i risultati.

Avete un fine che ritenete valido? Se pensate che il fine giustifichi i mezzi allora potete usare qualsiasi mezzo per poterlo raggiungere. Non importa se qusto farà male a qualcuno o se è contro la legge o la morale.

Allora il fine stavolta rappresenta l’obiettivo da raggiungere, la finalità, ciò che vogliamo ottenere.

Qual è il tuo fine?

Cioè qual è l’obiettivo che vuoi raggiungere?

Si chiama così perché dovrebbe arrivare, se tutto va bene, alla fine dei nostri sforzi. La fine, al femminile, è la parte finale, come la fine di un film ad esempio, che arriva quando il film termina cioè finisce.

Per questo si legge la scritta FINE, sugli schermi della TV o al cinema per segnalare che non c’è altro da vedere e bisogna lasciare la sala o andare a letto perché il film è finito.

L’indizio 7 parlava esattamente della scritta FINE sugli schermi del cinema.

Esiste allora la fine al femminile, cioè il termine, e il fine al maschile, cioè l’obiettivo.

Questo per spiegare Lindizio numero 8.

Lindizio 9 ci segnala che alla propria ci si arriva sempre.

La propria fine è la propria morte, e siccome tutti dobbiamo morire, prima o poi, tutti allora arriviamo alla nostra fine.

Parlando sempre di film, ci sono film a lieto fine e film non a lieto fine.

I primi hanno un finale positivo che ci soddisfa. I film a lieto fine finiscono bene, quindi il protagonista ottiene ciò che voleva e in genere i film a lieto fine si concludono con i buoni che hanno la meglio sui cattivi. Oppure finisce con due persone che riescono a stare insieme tutta la vita superando mille difficoltà. L’amore trionfa sempre nei film a lieto fine.

Lieto significa positivo, che prova, esprime o suscita un sentimento di soddisfazione serena e gioiosa.

Lieto di conoscerla, io sono Giovanni.

Siamo lieti di averla nella nostra trasmissione

Ed io sono lieto di avervi spiegato tutti i significati del termine fine, ed infine, come al solito, ascoltiamo un bel ripasso.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Sergio: non ho nulla a che spartire con coloro secondo i quale il fine giustifica i mezzi. Il che significa ovviamente che mi ritengo una persona con una morale.

Hartmut: circa invece la finezza ? È una virtù? Come la vedete?

Irina (California): naturalmente. La signorilità e la raffinatezza sono sempre prerogative ad appannaggio di persone di classe. Lo stesso dicasi per le persone cosiddette distinte e affabili. A proposito sapete che si può anche fare una finezza?

Mary (Stati Uniti): Maradona ne faceva parecchie! Prevalentemente col piede sinistro, suo malgrado. Fermo restando che ha fatto gol anche col destro e di testa

Albéric (Francia): si ma a volte la finezza si usa in modo ironico. Se è vero come è vero che indica spesso una certa classe, proprio come la classe, può indicarne la mancanza
Con coloro che se ne fregano delle buone maniere viene talvolta spontaneo esclamare: che finezza!

Ulrike: a me viene invece voglia di prenderle a mali parole queste persone. Chi non si degna di rispettare gli altri non meriterebbe a sua volta rispetto.