Oggi voglio fare un veloce episodio di ripasso, un episodio piuttosto anomalo ma originale al contempo, dedicandolo a Jean-Marie, che con la sua donazione (per inciso, non è la prima) ha voluto aiutare italiano semplicemente.
Lo farò con una serie di frasi in cui utilizzerò parole, verbi o espressioni già spiegate. Qualcuna di queste vi farà sorridere, ma ben venga una risata ogni tanto, no?
Jean-Marie non ha stentato a dimostrarsi generoso: il suo contributo è stato di gran lunga il più inaspettato dell’anno.
Grazie a lui e anche ad altri generosi sostenitori, possiamo evitare di tirare a campare e dedicarci con maggiore assiduità alla crescita del progetto di Italiano Semplicemente.
La generosità del suo gesto, permettetemi di dire, non è opinabile: è l’ennesima prova che il nostro lavoro non passa inosservato, neanche a chi si trova in alto mare con l’apprendimento dell’italiano! Non è il suo caso comunque!
Alcuni potrebbero dire che fare donazioni sia un lusso che non ci si può permettere ma io preferisco considerarlo un buon viatico che ci permette di andare avanti. Capirai, con questi chiari di luna!
È grazie a sostenitori come Jean-Marie che posso continuare a occuparmi del sito senza dover raschiare il fondo del barile per trovare il tempo e le risorse necessarie. Qui è previsto il sorriso di cui sopra.
Pendiamo dalle tue labbra, caro Jean-Marie: se hai suggerimenti, domande o richieste, sono qui, pronto ad ascoltare.
Una donazione un modo moderno di dimostrare che ci si può sostenere anche da lontano. Spero che qualcuno prenda spunto da te e ci dia anche solo un piccolo supporto.
Grazie mille, Jean-Marie, per il tuo sostegno che come puoi vedere non è passato inosservato (forse sto esagerando con la ruffianeria?) Per la cronaca, non si tratta di bruscolini! Ove mai ci fossero dubbi, sappi che qui si lavora con passione e dedizione, senza avere la velleità di farcelasempre da soli, ma stavolta insieme a una splendida comunità. A buon rendere!
Dare in pasto è un’espressione della lingua italiana che evoca un’idea forte e visiva: quella di offrire qualcosa o qualcuno a un pubblico affamato, proprio come si darebbe del cibo a un animale in gabbia. Ma il suo significato figurato va ben oltre questa immagine.
Cosa significa esattamente “dare in pasto”? Generalmente vuol dire esporre una persona o un argomento a un gruppo che lo giudicherà, lo criticherà o lo “divorerà” con entusiasmo, spesso in modo impietoso. È un’espressione che si usa quando qualcuno viene lasciato senza difese, esposto a critiche o attacchi pubblici.
Facciamo un esempio: Se un politico commette un errore e i giornali lo riportano con grande clamore, possiamo dire che quel politico è stato “dato in pasto alla stampa”. Significa che è stato esposto al pubblico, che non vedrà l’ora di analizzare, criticare o condannare il suo errore.
Pensate a una situazione in cui qualcuno viene deliberatamente esposto alle critiche degli altri: un collega che presenta un lavoro non ancora finito davanti a un capo molto severo, o uno studente che, senza preavviso, viene chiamato a rispondere a una domanda difficilissima davanti all’intera classe. Dire “mi hanno dato in pasto agli squali” è un modo iperbolico e divertente per esprimere questa sensazione.
Qual è l’origine di questa espressione?
L’immagine deriva chiaramente da situazioni in cui si dava del cibo a un gruppo di animali affamati, come i leoni o gli squali. Nel linguaggio figurato, gli “animali” possono diventare persone o anche altro: un pubblico, la stampa, un gruppo di critici, tutti pronti a “sbranare” ciò che gli viene offerto.
L’espressione può anche essere usata in modo ironico. Per esempio:
Un amico ti chiede di cantare al karaoke senza preavviso? “Non puoi darmi in pasto al pubblico così, senza neanche fare una prova!”
Oppure:
Qualcuno ti fa una domanda scomoda davanti a molte persone? “Mi hai proprio dato in pasto alla folla con questa domanda!”
In sintesi, “dare in pasto” è un’espressione che racconta di esposizioni improvvise, di giudizi impietosi e, a volte, di un po’ di ironia. Perfetta per descrivere situazioni in cui ci si sente, almeno per un momento, come un boccone prelibato!
In senso figurato non solo le persone possono essere “date in pasto”, ma anche informazioni, notizie o situazioni. L’espressione è molto versatile e si usa per descrivere qualsiasi cosa venga deliberatamente esposta al giudizio o all’attenzione di un pubblico affamato di critiche, curiosità o reazioni.
Esempi:
“L’azienda ha dato in pasto alla stampa i dettagli del nuovo prodotto.”
Qui si intende che l’azienda ha rivelato volutamente informazioni per stimolare interesse o reazioni.
“Il video è stato dato in pasto ai social.”
Si usa per indicare che un contenuto è stato pubblicato online, esposto alle reazioni di milioni di persone.
Può riguardare qualunque cosa venga offerto in modo deliberato o malizioso per suscitare reazioni: una persona, una notizia, un segreto o anche un oggetto simbolico.
L’espressione “dare in pasto” non si usa letteralmente con il cibo, ma è riservata a un contesto figurato. Questo perché nasce da un’immagine evocativa, ma il suo significato è metaforico: esporre qualcuno o qualcosa a critiche, giudizi o attenzioni, come se fosse cibo dato ad animali affamati.
Allora quando si parla di cibo reale caso si usa?
Se si tratta di cibo vero, non si dice “dare in pasto”, ma si usano espressioni più letterali, come “offrire”, “servire” o “dare da mangiare”. Ad esempio:
Ho dato da mangiare ai cani.
Ho servito la torta agli ospiti.
Perché l’espressione non si usa con il cibo?
L’idea dietro “dare in pasto” è quella di una scena drammatica o violenta: immaginare animali (leoni, squali) che si avventano su qualcosa o qualcuno. Questo rende l’espressione inadatta a contesti culinari quotidiani, dove il cibo è preparato e condiviso con cura.
Perché si usa la preposizione “in”? Potrebbe venire spontaneo usare “come”: dare come pasto.
Ci sono casi analoghi se può consolarvi. Pensiamo a “mettere in cattiva luce” una persona.
C’è sempre l’idea dell’esposizione, a una luce o a un giudizio.
Ad ogni modo la preposizione in è obbligatoria, altrimenti non ha senso.
Adesso ripassiamo. Parliamo della tecnologia.
Marcelo: Siamo sempre alle prese con una miriade di strumenti digitali.
Edita: comunque, a differenza di quanto si pensi, ci sono anche aspetti positivi. La tecnologia può fornire occasioni propizie per la comunicazione e per il lavoro. Cosa bolle in pentola nei vostri settori?
Anne Marie: Nel mio campo, per esempio, c’è troppa tecnologia e chi la sa usare tutta è merce rara! Ce nefossero di più non sarebbe male.
Karin: altrimenti la tecnologia rischia di remare remare contro la nostra produttività se non sappiamo usarle bene.
Julien: Esatto. È doveroso dare più spazio ai giovani. Ad oggi non vedo iniziative in tal senso nel mio paese.
Ulrike: Eh, benedetti giovani! La nota dolente arriva dall’esperienza sul campo. Poi nella mia azienda si dovrebbero rimpinguare le casse per assumere giovani, che poi oltretuttovanno pure formati.
M7: Capirai, se la mettiamo sul discorso economico, a me sembra una scusa bell’e buona. Viva la tecnologia e viva i giovani.
Rispondere per le rime è un’espressione della lingua italiana che rappresenta una pronta risposta, pungente e ben mirata, capace di “fare rima” con ciò che l’ha preceduta, quasi come un duello verbale.
Ma cosa significa esattamente “rispondere per le rime”? Se non si fosse capito, vuol dire replicare a qualcuno con la stessa moneta, restituire pan per focaccia. La lingua italiana a quanto pare è ricca di espressioni quando si tratta di esprimere un qualunque concetto.
Rispondere per le rime è una modalità molto efficace per sottolineare una risposta arguta e incisiva, spesso usata per difendersi o per mettere qualcuno al proprio posto con eleganza e intelligenza.
E quando possiamo usarla?
Immaginate una discussione accesa: se una persona provoca, “rispondere per le rime” significa non restare in silenzio, ma ribattere con fermezza, magari anche con ironia, dimostrando di non essere da meno.
Facciamo un esempio:
Un collega vi fa una battuta pungente sul vostro ritardo? Rispondere per le rime potrebbe essere:
Arrivo tardi, è vero, ma almeno arrivo con idee nuove, non riciclate!
Da dove arriva questa espressione?
L’origine è poetica: nelle antiche dispute letterarie, i poeti si scambiavano versi su versi, spesso rispondendosi l’un l’altro in rima, con intelligenza e maestria. La rima, dunque, rappresenta qui il simbolo di una risposta che ha lo stesso tono o intensità dell’attacco.
Quando usarla con stile?
Ricordate che rispondere per le rime non significa essere volgari o offensivi: è un’arte sottile. Si tratta di giocare con le parole, mantenendo il controllo e magari strappando anche un sorriso al vostro interlocutore.
Es:
Un amico vi prende in giro per un errore di grammatica?
Pensa che fortuna: posso sbagliare e imparare. Tu invece resti fermo.
Insomma, rispondere per le rime è una vera e propria danza verbale, un gioco di intelligenza che rende le discussioni più frizzanti e meno banali. Un’arma raffinata per chi sa maneggiare bene le parole.
È importante usare la preposizione “per”, perché usare “con” sarebbe più intuitivo forse, ma significherebbe usare veramente le rime, come fanno i poeti.
Allora oggi, in via eccezionale, facciamo un ripasso non molto normale.
Se la lingua vuoi affinare,
gli episodi devi ripassare. Andirivieni, viavai e frasi sagaci,
rendono i tuoi discorsi più vivaci.
Usa le rime in via eccezionale, e fallo sapendo che potrai sbagliare. Ora sta a te, vedi che puoi fare.
Marcelo: Ho dato una veloce scorsaai giornali italiani, e emergeche dopo 1000 giorni dall’invasione russa dell’Ucraina, non ci sia una grande preoccupazione per il futuro.
Julien: sono del tuo stesso avviso! Direi chesussistono gli estremi per una guerra atomica, soprattutto dopo il cambio di protocollo sull‘uso di ordigni nucleari fatto da Putin!
Anne Marie: assolutamente d’accordo! Direi che ha la velleitàdi fare e disfarea suo piacimento.
Edita: con la vittoria di Trump, il sostegno dell’Ucraina ricadesulla UE e, con questi chiari di luna,sorgerannodisaccordi tra i responsabili di ogni paese, e questo senz‘altro sarà forierodi nuove complicazioni economiche e di aumenti dei prezzi!
M6: se non si arriva a una soluzione che soddisfi tutte le parti, è paleseche nessuno ne uscirà indenne!
Vediamo alcuni modi per indicare delle “piccolezze” in italiano o scarse quantità di denaro. Ciascuno ha il suo stile unico. Passiamo dai più colloquiali “bruscolini”, usato per ridimensionare valori economici, alle raffinate “quisquilie”, perfette per enfatizzare l’irrilevanza con un tocco d’ironia. Le “bazzecole” aggiungono un’eleganza senza pretese, mentre le vivaci “pinzillacchere” evocano la teatralità di Totò. Questi termini raccontano, con leggerezza e creatività, la filosofia italiana di non prendersi troppo sul serio.