Lei vede o veda? (ep. 1068)

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Quando si dà del lei a una persona, sapete tutti che in genere si tratta di una persona che non si conosce, oppure di una persona importante, come un professore, un dirigente o anche semplicemente un collega con cui per rispetto o per formalità o abitudine si è deciso di avere un rapporto di questo tipo.

Ai ragazzi normalmente non si dà mai del lei e neanche tra loro i ragazzi si danno del lei, conseguentemente fino all’età si 18-20 anni una persona difficilmente usa lei al posto di tu.

Oggi, in particolare, voglio parlarvi dell’uso del verbo vedere in una precisa circostanza legata proprio al “lei”.

Iniziamo dal “tu”.

Quando si dà del tu (ma anche del lei) e si sta cercando di spiegare bene un concetto, può capitare di usare il verbo vedere in senso figurato. Si usa senza soggetto davanti.

Es:

vedi Giovanni, se ti dico queste cose è solo per darti un consiglio da amico.

C’è da dire che i giovani difficilmente usano il verbo vedere in questo modo. È un modo di esprimersi poco giovanile, e “vedi”, seguito spesso dal nome della persona con cui si parla (vedi Giovanni, vedi amico, ecc.) è qualcosa che si può semplicemente omettere perché ciò che aggiunge alla frase è solamente un tentativo di ingentilire la frase, oppure si usa per fare una battuta ironica o per darsi un tono, per sembrare più colto o superiore al nostro interlocutore. Per questo motivo attenzione al tono che usate.

In effetti a volte a me dà fastidio quando una persona mi parla e inizia la frase con “vedi”. Sembra quasi che si senta il bisogno di spiegarmi meglio un concetto, come se non avessi capito o che io abbia bisogno di riflettere perché sono stato troppo impulsivo o precipitoso. Suona anche un po’ compassionevole a volte, come a dire: te lo spiego meglio….

Comunque non è un “vedi” che è legato alla vista, ma è un Invito all’ascolto o alla riflessione. Un uso simile, nel senso che è sempre figurato, è quando si dice “io la vedo così”, “tu come la vedi?.

Ci siamo già occupati di queste frasi.

Questo, se diamo del tu.

Invece se diamo del lei, “vedi” diventa “vede”, oppure “veda” .

Abbiamo due possibilità quando diamo del lei. Quale delle due forme è corretta? Vedi o veda?In realtà si ritengono corrette entrambe. Anche se “vede” è molto più diffusa.Vediamo qualche esempio con vedi, vede e veda.

Vedi Marco, ti dico questo perché ti voglio bene. Se continui a arrabbiarti sempre così per ogni stupidaggine, può salirti la pressione o anche prenderti un infarto.

Vedi Laura, ciò che voglio dirti è che non è giusto giudicare una persona solo per le sue azioni passate.

Se diamo del lei invece:

Vede signora Bianchi, io mi fido di Giovanni a differenza di lei semplicemente perché mi fido delle persone in generale.

Vede Dottor Rossi, se le dico questo è perché so come sono andate le cose, si fidi.

Veda Signor Presidente, credo che bisogna analizzare la questione da diversi punti di vista.

Come capite, si sta cercando di spiegare bene qualcosa e si invita a “guardare”, a “vedere” la realtà per come la vede chi parla. È anche un modo per sembrare più riflessivi.

Poi c’è anche un altro uso particolare. In questo caso “veda” non si utilizza.

Mi riferisco a quando dico all’interlocutore che le cose stavano o stanno proprio nel modo come dico io. Es:

Vedi che avevo ragione io?Vede? Avevo ragione io.

Vede che in fondo non era cosi difficile?

Anche in questi casi è un vedere figurato.

Poi a volte la vista però sembra entrarci un po’:

Vedi come come sei bella quando sorridi?

In questi casi veda, come ho detto, non si usa.

Poi invece c’è anche un caso in cui, quando si dà del lei, si usa solamente “veda”, ma il contesto è differente.

Parliamo della locuzione “vedere di”. Attenzione perché in questo caso non ci rivolgiamo con gentilezza. Ce ne siamo già occupati in un episodio, ma in quella occasione non ho fatto esempi dando del lei.

Esempio:

Veda di stare zitto!

Veda di sbrigarsi se non vuole essere licenziato!

Veda un po’ di farsi gli affari suoi!

Si tratta della forma imperativa presente del verbo vedere. Però stiamo dando del lei.

Riassumendo, quando si usa il “lei”, sia “vede” che “veda” sono corretti quando si dà una spiegazione, ma “vede” è più comune e si usa in situazioni più o meno formali, mentre “veda” è più letterario e ancora più formale.

Entrambe le forme sono considerate corrette nella lingua standard ma “vede” è decisamente più utilizzato.

Non si usa “veda” ma solo “vede”, però, quando invito una persona a osservare che qualcosa era proprio come dicevo io.

Infine si usa solamente “veda” nella locuzione “vedere di”.

Adesso vedete di fare un ripasso come si deve.

Parliamo dell’Italia. Quale luogo dell’Italia preferite e perché.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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Marcelo: Scegliere il mio posto preferito dell’Italia, nevvero, è la decisione più difficile per un innamorato del bel paese. Quanto è vero Iddio che quest’estate prendo un aereo e ci vado! Però, se mi vedessi costretto a scegliere un posto, sceglierei la Toscana. È un posto che mi fa impazzire, perché? Per la belleza dei suoi tramonti, i suoi vigneti, la qualità del vino, i crostini di fegatini, il tartufo nero, il pecorino, e chi più ne ha più ne metta! E voi, che ne dite, mai stati in Toscana?

Jennifer: Vedi Gianni, per noi che amiamo l’Italia è difficile scegliere un posto specifico. L’Italia è gremita di posti bellissimi. Se mi permettete di predicare un po’, sceglierei il luogo dove vivo ora, l’Aruzzo. Fuori dalla finestra vedo gli infiniti uliveti punteggiati di case isolate. All’orizzonte c’è il Corno Grande, che fa parte del Grand Sasso, ancora innevato e ad est si vede il mare. Oggi sulla schiena sento il calore del sole. Scrivendo questo ignoro che il giardino è un disastro e che la schiena non vuole affrontare il lavoro che è un dovere. Nel momento in cui dovessi scegliere tra qui e Manchester non ci sarebbero dubbi, rimarrei qui. Ho già dato e sono felice in pensione.

Il verbo sbandare, andare allo sbando e la sbandata (ep. 1067)

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Sbandare” è un verbo interessante con vari significati sia propri che figurato.

Riguardo al significato letterale, sbandare è ciò che accade quando un veicolo perde il controllo e va fuori strada.

Un veicolo in corsa può deviare bruscamente dalla direzione di marcia per cause accidentali es:

La mia auto ha sbandato a destra

Ho perso il controllo dopo una buca e la macchina ha iniziato a sbandare a destra e sinistra.

Anche una imbarcazione può sbandare quando il vento la fa inclinare su un fianco.

Quanto invece ai significati figurati, la perdita del controllo riguarda la via della vita.

C’è un allontanamento di una persona da un’ideologia o da una condotta ritenute giuste e ortodosse deviando verso teorie considerate errate e degne di biasimo.

Quella che è ritenuta la retta via, la direzione giusta da prendere nella vita viene quindi, almeno momentaneamente, persa.

Es:

Alcuni settori del partito stanno sbandando pericolosamente verso l’estremismo.

Parliamo del pericolo legato allo sbandamento, non di un veicolo stavolta, ma di una persona, della sua condotta morale, della sua fede, qualunque essa sia.

Anche “deviare dalla retta via” è un’espressione comune per indicare questo sbandamento morale o religioso.

Posso ad esempio dire che “molti ragazzi sbandano per colpa dei genitori” oppure che “molti ragazzi deviano dalla retta via per colpa dei genitori”.

Si usa spesso il termine “sbandato” proprio per indicare una persona, generalmente molto giovane, isolata o dispersa per aver perso o abbandonato il contatto con il proprio gruppo di appartenenza sia in senso militare, politico, sociale, familiare. Uno sbandato o una persona sbandata è quindi una persona che ha perso la “direzione”, in senso figurato.

Se voglio descrivere dei ragazzi che passano il loro tempo girando per strada senza un certo obiettivo, senza lavorare, senza sapere cosa vogliono dalla loro vita o comunque se voglio etichettarli negativamente associandoli ad una direzione sbagliata della vita che è stata presa, posso dire che sono degli sbandati.

Si dice anche che sono “ragazzi allo sbando”.

Non si dice invece che sono ragazzi che “sbandano” o che “hanno sbandato”. Si usa l’ausiliare essere nel caso si parli di persone che hanno perso la direzione di vita: essere sbandati, o anche essere allo sbando.

“Essere allo sbando” non è una condizione che si può associare solo ai ragazzi. E’ una situazione di perdita di orientamento che proviene dalla mancanza di punti di riferimento generalmente morali, spirituali o ideologici.

Anche un paese si può dire che è/sta allo sbando. Ciò può accadere quando si parla del governo e della situazione problematica delle istituzioni pubbliche che hanno perso il controllo del paese.

Il paese si trova in una situazione di caos organizzativo e amministrativo.

Si usa anche speso col verbo andare: “andare allo sbando”.

Es: Il paese sta andando allo sbando. Fate qualcosa prima che sia troppo tardi.

Si usa anche un’altra espressione volendo in questo casi, ma è più informale e anche scurrile: andare a puttane! es: il paese sta andando a puttane!

“Allo sbando” comunque si usa solo in questi casi. Non si usa con le automobili che sbandano per via della perdita del controllo. Solitamente è un paese, una nazione che va allo sbando, o anche un adolescente o una persona qualunque che ha difficolta economiche, magari non ha più una casa e non sa dove dormire. E’ completamente allo sbando!

Anche un ufficio può essere allo sbando perché magari ha perso il suo dirigente e c’è il caos organizzativo.  A volte si aggiunge anche qualcosa per rafforzare la frase, tipo:

Completamente allo sbando, allo sbando più completo, allo sbando più assoluto, allo sbando totale.

Prendere una sbandata” invece, se da una parte può descrivere la perdita del controllo dell’auto (si usa più frequentemente sbandare o anche “fare una sbandata” in genere in questo caso)  dall’altra si usa in modo figurato quando vogliamo indicare un innamoramento improvviso per qualcuno, o un forte interesse o attrazione improvvisa per qualcosa, come un hobby, un’attività o un’idea.

Es:

La macchina ha preso una sbandata a destra e ho avuto paura

Giovanni ha preso una sbandata per una compagna di classe e non sta più studiando.

Si tratta di un interesse improvviso e emotivamente molto coinvolgente che prende tutta l’attenzione della persona. Questa persona, quando prende una sbandata, non pensa ad altro.

Si usa la preposizione “per” ma solo quando parliamo di amori, passioni, emozioni, quindi non parlando di auto che sbandano in curva senza controllo.

Es:

Prendere una sbandata per una ragazza

Da adolescente ho preso diverse sbandate (per diverse ragazze).

Si può anche usare “prendersi una sbandata”.

Es:

Mi sono preso una sbandata per Maria

Solitamente si tratta di passioni intense, improvvise, ma spesso anche di passioni non corrisposte e quindi destinate a durare poco. Non meravigliatevi dell’utilizzo del verbo prendere, che come abbiamo detto più volte, si usa spessissimo in modo figurato. Date un’occhiata all’episodio che abbiamo dedicato a questo verbo.

Se vogliamo, prendere o prendersi una sbandata è simile a “prendere/prendersi una cotta“. Stesso significato.

L’espressione “prendersi una cotta” viene utilizzata per indicare un’attrazione romantica improvvisa o un innamoramento per qualcuno. E’ più romantico quindi rispetto a “prendere una sbandata”.

L’origine esatta dell’espressione non è del tutto chiara, ma si ritiene che possa derivare dal concetto di “cottura” o “cuocere” nel senso di un amore che “cuoce” dentro di sé.

Si dice spesso:

Sono cotto della la mia fidanzata!

Giovanni è innamorato cotto!

Sono innamorati cotti.

Non c’è in questo caso il senso dell’amore non corrisposto o della passione momentanea. C’è solamene il senso della passione amorosa. Si può essere innamorati cotti anche per altre cose, oltre che per una persona, ma in genere si usa per le relazioni amorose.

È voi avete mai preso una sbandata? Parlatene usando espressioni già spiegate.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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Ulrike: Di persone che si trovavano in uno stato di confusione mentale, anche clienti totalmente sbandati, ne ho conosciuti a iosa quando, in un remoto periodo della mia vita lavorativa, mi sono dedicata al diritto familiare. Quante storie con postumi devastanti, soprattutto per i bambini, spesso causati da cotte adulterine, prese da uno dei coniugi. Dopo qualche anno ne avevo abbastanza e ho preso le distanze da questa materia.

Marcelo: Parlare di passioni intense e coinvolgenti… meglio non parlare a nome proprio, per carità!
Al lavoro è frequente trovare qualcuno che ha avuto una sbandata con un collega!
A volte si verificano comportamenti sopra le righe, con rapporti sessuali proibiti dalla politica aziendale! Sì, sì, hanno passato il segno, o come si dice a Roma, l’hanno fatto fuori del vasetto! Comportamenti davvero non condivisibili, ma un consiglio dato al tempo giusto li ha aiutati a rimettersi in carreggiata!

sbandata

Cosa bolle in pentola? (ep. 1066)

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Cosa bolle in pentola?

Bollire in pentola è un’espressione che va letta in senso chiaramente figurato.

In senso proprio infatti è abbastanza chiaro.

La pentola è un semplice recipiente di materiale resistente al fuoco, di forma generalmente cilindrica ed è provvista di due manici e di coperchio. La pentola serve per cucinare, quindi è per uso culinario, specialmente per cucinare la pasta o per lessare la carne.

Bollire invece è ciò che accade ai liquidi quando raggiungono la temperatura di ebollizione.

I liquidi, infatti, a una certa temperatura sviluppano bolle di vapore che salgono tumultuosamente alla superficie e si aprono.

Riguardo alla temperatura di ebollizione, questa dipende dalla nostra altitudine rispetto al livello del mare, dove l’acqua bolle a 100 gradi.

Poi c’è la bollitura, diversa dall’ebollizione. Infatti la bollitura riguarda le vivande che cuociono nell’acqua bollente. La bollitura è la cottura in acqua bollente di qualcosa. Dunque l’ebollizione riguarda i liquidi, mentre la bollitura riguarda ciò che viene cucinato in un liquido che bolle.

Posso dire che, ad esempio, i ceci bollono, che la pasta bolle in acqua eccetera.

Dunque l’espressione bollire in pentola, in senso proprio, significa che c’è qualche vivanda che sta bollendo nella pentola, con un liquido che è arrivato alla temperatura di ebollizione.

In senso figurato invece, quando qualcosa bolle in pentola significa che c’è qualcosa in progetto, in preparazione. Proprio come la pasta che si sta cuocendo. L’immagine è questa.

Si tratta spesso di qualcosa che viene tenuto nascosto.

In questa immagine entra quindi in gioco anche quella del coperchi, che serve a coprire la pentola.

Se sulla pentola c’è il coperchio non si vede cosa sta bollendo in pentola.

Allora se c’è qualcosa che bolle in pentola, in senso figurato normalmente pensiamo che c’è un progetto nascosto, che c’è qualcuno che sta cercando di fare qualcosa. Noi non sappiamo cosa esattamente, ma abbiamo dei sospetti. Qualcosa è in fase di preparazione. Ma cosa?

Cosa bolle in pentola?

Non riesco a capire cosa bolle in pentola.

Esempi:

Negli ultimi giorni, il capo ha avuto molte riunioni private. C’era un viavai continuo di gente. Chissà cosa bolle in pentola.

Il mio collega ha portato dei documenti in segreteria ma non ha voluto dirmi cosa riguardassero. Sembra che ci sia qualcosa che bolle in pentola.

Ci sono voci su delle trattative segrete della nostra società. Chissà cosa sta bollendo in pentola.

Se volessi usare espressioni meno informali potrei dire ad esempio che:

Le voci circolanti sulle trattative segrete hanno sollevato interrogativi. Oppure che queste voci hanno suscitato curiosità.

Chissà cosa c’è in progetto, chissà cosa sta accadendo. C’è qualcosa di sospetto, probabilmente abbiamo una sorpresa in serbo.

Chissà quale novità è all’orizzonte.

Chissà quali sviluppi ci riserva il futuro?

Chissà quali sorprese ci attendono?

Quali novità ci saranno in serbo per noi?

Cosa ci aspetta all’orizzonte?

Quali cambiamenti potrebbero manifestarsi?

Ancora più informalmente invece potremmo dire:

Qui gatta ci cova!!

Se “gatta ci cova” suggerisce che potrebbe esserci qualcosa di nascosto o di cui bisogna prestare attenzione. È un modo figurato e colloquiale per esprimere sospetto o curiosità riguardo a una situazione. È un’espressione questa che abbiamo incontrato nella lezione di italiano Professionale dedicata alla fiducia e alla diffidenza.

Adesso ripassiamo. Parliamo delle cose che secondo voi bollono in pentola.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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marceloMarcelo la prima cosa che mi è venuta in mente è quella delle promesse elettorali che si fanno per raccogliere le simpatie dei votanti, almeno da queste parti! Questo è indicativo del tentativo di non agitare lo spauracchio con misure restrittive in tutti gli ambiti! Noi argentini stiamo attraversando questi chiari di luna per colpa del governo precedente. Se non stiamo raschiando il fondo del barile, poco ci manca!

Il verbo predicare, la predica e il predicozzo (ep. 1065)

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Vediamo il verbo predicare.

Per predicare, prima di tutto, occorre che ci sia qualcuno vicino a voi. Altrimenti sembrerebbe che stiamo “predicando nel deserto”.

Questa è una simpatica espressione molto utilizzata.

Partiamo però dal significato del verbo predicare. Predicare significa spiegare pubblicamente una religione.

Ad esempio si può predicare il Vangelo.

Significa leggere e spiegare ciò che c’è scritto.

Predicare è ciò che fa il prete durante la messa cattolica e in generale ciò si fa in tutte le religioni per diffondere e spiegare la religione ai fedeli

C’è anche un senso figurato però.

Predicare può anche usarsi per sostenere pubblicamente un ideale, un’ideologia, un pensiero, quindi similmente a “promuovere”.

Es:
predicare la pace.

Predicare la pace significa promuovere la pace attraverso parole, azioni e comportamenti che favoriscono l’armonia, la comprensione e la risoluzione pacifica dei conflitti.

Le persone che predianno la pace sono spesso leader spirituali, attivisti per i diritti umani, pacifisti, leader politici impegnati nel dialogo e nella diplomazia, e organizzazioni internazionali che lavorano per la risoluzione dei conflitti e la promozione della cooperazione mondiale.

Il verbo “predicare” può essere conunque utilizzato in diversi contesti, non solo quello religioso o parlando di pace.

Si può predicare la parola di Dio o insegnare i principi di una religione, ma si possono anche
predicare ideali politici o promuovere determinate politiche.
Si può predicare la giustizia, l’onestà, la compassione, ecc., incoraggiando comportamenti virtuosi.
In ambito culturale c’è chi predica la tolleranza, il rispetto reciproco e altri valori culturali.
Possiamo anche predicare la nostra filosofia di vita o un approccio particolare a problemi o situazioni.
Un professore può anche predicare un concetto o un insegnamento.

Quando si predica si vuole insegnare qualcosa o si vuole spingere delle persone ad assimilare un concetto o una teoria, e l’obiettivo è diffondere questa idea in modo che tante persone la conoscano e possibilmente contribuiscano anche loro alla sua diffusione.

Il termine “predica” però se da una parte si può riferire a un discorso, solitamente di natura religiosa, in cui vengono esposti e spiegati insegnamenti morali o religiosi, dall’altra può anche essere utilizzato in senso più ampio per indicare un discorso moralizzatore o serioso su un argomento specifico, anche al di fuori del contesto religioso.

Es: mio padre mi ha fatto la solita predica perché sono tornato troppo tardi stanotte.

Questa è una sorta di “cazziatone” in questo caso. Niente di religioso. Piuttosto una cosiddetta “ramanzina” quindi un discorso sul modo corretto di comportarsi. Spesso si sente dire anche “predicozzo“.

Si usa questo termine per indicare un rimprovero paternalistico per lo più bonario. Si tratta sempre di una ramanzina ma è un ammonimento fatto in tono amichevole. Diciamo che si tratta di una amichevole paternale.

All’inizio ho parlato di “predicare nel deserto“. Questa è un’espressione idiomatica che non va interpretata alla lettera. Non significa essere soli nel deserto e parlare senza che nessuno ci ascolti.

Invece “predicare nel deserto” si riferisce a parlare o cercare di convincere qualcuno o un pubblico su qualcosa, ma senza ottenere alcun risultato o senza avere un’attenzione significativa. In pratica, significa parlare o agire senza essere ascoltati o senza che ci sia un impatto significativo sulle persone o sulla situazione.

Es:

Se il papa cerca di promuovere la pace in una zona dove c’è una guerra e il conflitto è così radicato che nessuno è disposto ad ascoltare o ad impegnarsi in negoziati, potrebbe sentirsi come se stesse predicando nel deserto:

Il papa predica nel deserto.

Oppure in ambito lavorativo può significare suggerire dei miglioramenti in un ambiente di lavoro ostile.

Se un dipendente propone costantemente idee per migliorare l’ambiente di lavoro in un’azienda dove la cultura aziendale è resistente ai cambiamenti e non c’è volontà da parte dei dirigenti di ascoltare, potrebbe sentirsi come se stesse predicando nel deserto.

Terzo esempio:

Cercare di sensibilizzare sul cambiamento climatico in un gruppo di scettici. Se una persona cerca di sensibilizzare i suoi amici su questioni ambientali, ma il gruppo è completamente indifferente o addirittura scettico sul cambiamento climatico, potrebbe sentirsi come se stesse predicando nel deserto.

Quanto alla lingua italiana ed al metodo proposto da Italiano Semplicemente, io spesso predico il rispetto delle sette regole d’oro e non credo affatto di predicare nel deserto.

Rispetto al verbo pontificare, qual è il confine tra predicare e pontificare?

Una cosa è esporre o insegnare principi, valori o credenze, spesso con l’intento di influenzare o persuadere gli altri. Un’altra cosa è parlare o esprimere opinioni in modo autorevole, dogmatico o presuntuoso, senza necessariamente avere un pubblico disposto ad ascoltare o senza tenere conto delle opinioni altrui. Quando si pontifica c’è in senso figurato una certa arroganza o supponenza nell’affermare le proprie idee.

Quindi mentre “predicare” implica spesso un intento di condividere insegnamenti o valori con altri, “pontificare” può avere una connotazione più negativa perché come si è visto anche lo scorso episodio, pontificare può significare parlare in modo autoritario o dogmatico, senza accettare opinioni diverse.

Ulrike: Si potrebbero anche menzionare i modi di dire: “predicare bene e razzolare male” e “da che pulpito viene questa predica”.

Certamente Ulrike, hai ragione. “Predicare bene e razzolare male” è un’espressione, sempre idiomatica, che si usa per indicare qualcuno che dà buoni consigli ma non segue i suoi stessi consigli nella pratica.

Quindi ad esempio Il mio amico mi ha sempre detto di risparmiare denaro, di mettere da parte i soldi perché sono preziosi, ma poi ho scoperto che è sempre indebitato, è pieno di debiti fino al collo. Insomma, il mio amico predica bene e razzola male!

Ma che verbo è razzolare? È un verbo che ndica un comportamento poco coerente o inefficace nel mettere in pratica ciò che si consiglia agli altri. “Razzolare” è ciò che fanno le galline nel pollaio, significa, nel senso proprio, raspare in terra con le zampe e col becco, simile a ruspare ma qui si usa in senso figurato per indicare un muoversi o agire in modo goffo, disordinato o poco efficace.

“Da che pulpito viene questa predica” è un’altra espressione interessante. Simile un po’ alla precedente.

Si usa quando si vuole far notare l’ipocrisia di qualcuno che critica gli altri per comportamenti che egli stesso ha.

Il pulpito è anch’esso un termine preso in prestito dalla religione. È una piattaforma sopraelevata, rialzata, dove va il sacerdote ad esempio per predicare in chiesa.

Il sacerdote sale sul pulpito per predicare la parola di Dio.

Allora l’espressione “da quale/che pulpito viene la predica” è a sua volta una predica, perché si rimprovera una persona, aspramente, come a dire: proprio tu ci dici queste cose? Tu non puoi permetterti di fare questa predica, non puoi permetterti di insegnare qualcosa che neanche tu rispetti.

Ad esempio:

Mia sorella continua a rimproverarmi per essere una persona disorganizzata, ma l’altro giorno ho visto il suo ufficio ed era un caos totale! Da che pulpito viene questa predica?

Adesso ripassiamo. Vi invito a parlarmi di quando avete predicato nel deserto, se vi è mai capitato.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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marceloMarcelo: Da parte mia, convincere qualcuno è sempre un’attività sfidante, specialmente con i figli adulti! Di volta in volta, quando discutiamo, sembra che non valutino a fondo tutte le alternative, e quando do loro un consiglio, ogni due per tre, per tutta risposta, mi fanno: “Sempre la solita predica!”

 

Il verbo pontificare (ep. 1064)

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Vi do una notizia. Avete mai pensa a costruire un ponte?

Domanda bislacca vero?

Purtroppo, qualora foste interessati a costruirne uno, non potete usare il verbo “pontificare

Infatti questo verbo è più adatto al papa o a un vescovo, ma non quando costruiscono ponti. Non è questo il significato del verbo pontificare. Pontificare significa invece celebrare una funzione religiosa con rito e paramenti solenni. I paramenti sono le vesti indossate durante la celebrazione. Questo chiaramente è il senso proprio di pontificare.

La pontificazione dunque è una cosa solenne, importante. È fatta dal papa addirittura! Non è un caso che il papa si chiama anche il pontefice. Il pontefice pontifica.

C’è però chi, pur non essendo così importante si atteggia a tale, crede di esserlo e così anche lui o lei, sapete cosa fa? Pontifica!

Il verbo chiaramente è usato in modo figurato in questo caso.

Il verbo “pontificare” ha diverse sfumature di significato, ma comunemente si riferisce all’atto di parlare o agire in modo autoritario, specialmente su argomenti di importanza religiosa o anche politica.

Può anche significare assumere un atteggiamento altezzoso, saccente o presuntuoso.

Questi aggettivi sono importanti per capire il senso figurato di pontificare.

Significa assumere toni di solenne superiorità, ad esempio parlando in modo saccente, altezzoso e sussiegoso.

Sussiegoso è un aggettivo non molto usato che significa contrassegnato da una rigida ma altezzosa compostezza.

Altezzoso e saccente sono abbastanza simili come aggettivi. Nel caso di altezzoso parliamo di un comportamento offensivo, parliamo di una boria, una presunzione, di chi si crede più importante degli altri.

Saccente è invece colui che ostenta (che mostra, che esibisce qualcosa con vanto, vantandosi) in modo irritante una cultura personale che crede di avere, ma è una superiorità culturale più presunta che reale. Saccente non è colui che sa, ma colui che crede di sapere.

Col verbo pontificare si usa spesso la preposizione “su” per indicare la questione sulla quale si pontifica.

Non è necessario però specificare.
Es:

Marcello quando si mette a pontificare è veramente insopportabile!

Antonio pontifica spesso sulle sue competenze tecniche

Es:

Il politico continua a pontificare sulle politiche economiche senza ascoltare le opinioni degli altri.

Il politico dunque continua a esprimere in modo presuntuoso e dogmatico le sue opinioni sulle politiche economiche senza ascoltare le opinioni degli altri.

Esprimersi in modo dogmatico significa che ciò che si dice è indubbiamente vero, è indubitabile, indiscutibile, indipendentemente dalla verifica nella realtà e nei fatti. Deriva da dogma, che è un’affermazione che deriva da una rivelazione di Dio. Se parliamo in modo dogmatico allora forse ci crediamo molto importanti e allora ci viene spontaneo pontificare.

Es:

Il capo ha passato la riunione a pontificare sulle regole aziendali senza dare spazio al dialogo.

Il capo cioè ha passato la riunione a esporre in modo autoritario le regole aziendali senza dare spazio al dialogo, alla discussione, al confronto.

Il giornalista ha scritto un articolo in cui pontifica sulla crisi politica internazionale.

Il giornalista ha scritto un articolo in cui esprime in modo presuntuoso le sue opinioni sulla crisi politica internazionale.

Si tratta di qualcosa di esagerato, di qualcuno che, pur non avendo la verità in tasca, si comporta come se l’avesse, esprimendo le sue idee con un tono solenne e autoritario o troppo enfatico.

Il predicatore ha pontificato sulla moralità durante il sermone domenicale.

Il predicatore pertanto ha esposto in modo dogmatico concetti di moralità durante il sermone domenicale.

Anche il sermone è qualcosa di sacro. E un discorso su un argomento sacro, ma d’altronde in questo ultimo esempio parliamo di un predicatore, di un uomo di chiesa che è deputato a predicare. Certo che quando si fa il predicatore è difficile resistere dalla tentazione di pontificare.

Comunque nel prossimo episodio ci occupiamo anche di questo verbo: predicare, e di alcune espressioni di uso comune.

Adesso ripassiamo qualche episodio passato parlando della prossima riunione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente in programma per fine giugno che si svolgerà in Sicilia, in provincia di Siracusa.

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Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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Marcelo: Visitare la Sicilia? Bellissimo! Poi ancora meglio se in occasione della riunione annuale dei membri di IS. Ho visto nel programma delle visite interessanti, tra le quali quella alle rovine di Siracusa, e poi la spiaggia! A giugno poi non c’è rischio di incontrare un’ora di turisti!

Hartmut: senza contare il tour enogastronomico. Prevedo che qualcuno si sballerà con l’alcol e altri forse si godranno una bella scorpacciata!

Irina: la cosa più bella sarà sicuramente ritrovare gli amici e fare pratica delle 7 regole d’oro!

Julien: sono arcisicura che sarà un’esperienza da annoverare tra le migliori della mia vita.

Peggy: su questo non ci piove, vale a dire che questo non è opinabile. Ma non voglio apparire altezzosa e saccente. Vi racconteremo dopo come sarà andata.