447 Il fior fiore

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E’ interessante come il termine “fiore” sia spesso usato per rappresentare non solo la bellezza ma anche la parte migliore di qualcosa.

Se ad esempio dico che mio figlio si torva nel fiore degli anni, voglio dire che si trova nel mezzo della giovinezza, l’età migliore. Si parla anche del fiore della vita per indicare questo periodo di tempo.

fiore all'occhielloAllo stesso modo, essere il fiore all’occhiello, significa essere il motivo di maggior prestigio e di vanto di una persona, di un’azienda eccetera.

Tecnicamente l’occhiello è un taglio fatto su una giacca, una fessura, precisamente sul risvolto sinistro della giacca, dove si può inserire qualcosa che va mostrato: un distintivo, un fazzoletto colorato, e appunto anche un fiore.

Potremmo dire che, ad esempio, la pizza è il fiore all’occhiello dell’Italia, o che il fiore all’occhiello della mia azienda è un particolare prodotto, di cui sono molto orgoglioso.

Per indicare la parte migliore di qualcosa, la parte scelta, selezionata di un insieme, posso usare semplicemente la parola “fiore“:

il fiore della città è la parte migliore della città.

Il fiore della nazione è la parte migliore della nazione, quella di cui essere più orgogliosi.

Il fiore della letteratura italiana è la parte migliore della letteratura italiana, intesa come interpreti, personaggi.

Posso usare anche “un” e anche la forma abbreviata “fior”:

Marco è un fior di architetto .

Cioè è uno dei migliori architetti.

Ma anche in senso negativo lo posso usare, ovviamente il senso è ironico:

 Giovanni è un fior di delinquente.

Quindi Giovanni é uno dei delinquenti peggiori, o migliori (dipende dai punti di vista), quasi ci fosse stata una selezione.

Spesso poi si raddoppia: un fior fiore.

Alla riunione dei membri parteciperà il fior fiore dell’associazione.

Scherzi a parte, si sente parlare spesso del “fior fiore“, di tante cose, come della società.

Si usa anche nel commercio sapete?
Quando si vuole dire che un prodotto ha un’elevata qualità, possiamo dire che rappresenta non solo il fiore all’occhiello di quell’azienda, ma anche il fior fiore come prodotto:

il fior fiore dei carciofi

il fior fiore della salumeria italiana

Se ho un ristorante, posso dire che nel mio ristorante viene a mangiare il fior fiore della società.

Infine, a volte indica anche un’alta quantità.
In questo caso si usa “fior fiori” (al plurale):

 Sul nostro sito abbiamo pubblicato fior fiori di episodi audio

Si vuole evidenziare questa quantità per qualche motivo.

Es:

Basta, ti lascio perché sei troppo avaro!

Cosa? Ma ti ho fatto fior fiori di regali!

credo che abbiate capito sebbene non vi abbia fatto fior fiori di esempi.

Adesso sentiamo alcune voci del fior fiore dell’associazione Italiano Semplicemente per un bel ripasso:

Hartmut: circa la qualità dei membri, non c’è nessun dubbio!
Irina: giusto, vedremo se sarà così anche nel presieguo della vita dell’associazione.
Ulrike: non dobbiamo che aspettare per vedere

446 Una ciofeca

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Noi italiani siamo fissati per il caffè! Lo sapete vero?

E sapete cosa diciamo quando beviamo un caffè che non è buono?

Diciamo che è una ciofeca!

Una ciofeca è solo questo (o quasi): una bevanda dal sapore cattivo: non solo un caffè quindi ma anche un tè o un’altra bevanda, specie se molto amara.

Ma la ciofeca in Italia è soprattutto un caffè schifoso, spesso troppo lungo. Un caffè “annacquato” si dice a volte, ma per indicare il sapore pessimo “ciofeca” è l’ideale!

Ma perché il caffè è venuto una ciofeca? Solo perché è troppo lungo? No, spesso è colpa del caffè stesso, di scarsa qualità, oppure è conservato male, Altre volte è colpa dell’acqua. Altre volte è colpa della quantità di caffè. Hai fatto la montagnola nella moka? Spero di sì. Quanto caffè hai messo? Meglio di più che di meno, ricorda, ma non pressarlo col cucchiaino, altrimenti, anche in questo caso,  ti viene una ciofeca! Bleah!

Il termine “ciofeca” è persino uscito naturalmente dal linguaggio del caffè. Oggi si usa anche quando vogliamo disprezzare qualcosa, dicendo che è di pessima qualità. Non solo il caffè quindi.

Non ci piace un lavoro fatto da un nostro collega? Quello che hai fatto è una vera ciofeca, è completamente da rifare.

Questo cellulare è una mezza ciofeca, la batteria si scarica subito e le foto sono scarsissime!

Hartmut: Almeno Italiano Semplicemente non è una ciofeca! Sarebbe molto ingeneroso!

Irina: dicendo questo scateneresti l’ira di tutti i membri dell’associazione!

Xin: come minimo direi! Te la caveresti a buon mercato!

Bogusia: Ma dimmi tu cosa devo sentire! Vado a farmi un caffè che è meglio!

445 Fare incetta e accaparrarsi

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Fare incetta e accaparrarsi

In tempi di pandemia, spessissimo si è parlato di accaparramento.

Se ne parla soprattutto quando le persone, impaurite dalla possibilità di restare senza cibo, per via delle crisi, vanno al supermercato e prendono tutto ciò che possono prendere. In questo modo potrebbe accadere che non resti più nulla per qualcuno, una volta che gli scaffali sono stati svuotati.

Gli scaffali sono i mobili dove vengono appoggiati i prodotti del supermercato.

Il verbo accaparrarsi significa quindi assicurarsi, procurarsi l’uso di qualcosa prima che lo facciano altri.

Ad esempio:

Sono andato al supermercato e mi sono accaparrato una bella scorta di pasta.

Quindi ho preso tantissima pasta, prima che altri facessero la stessa cosa: mi sono assicurato di prenderne tanta perché con questa crisi non si sa mai!

Ci sono alcuni paesi che con la pandemia da Covid hanno cercato di fare incetta di vaccini e mascherine

Fare incetta è esattamente come accaparrarsi.

E’ vero che accaparrarsi deriva dal termine caparra, ma usato in questo modo ha poco a che fare con la caparra, termine che spiegheremo nella rubrica due minuti con l’Italiano commerciale.

Lo stesso significato di accaparrarsi ha quindi l’espressione “fare incetta” di qualcosa.

Se voglio fare incetta di olio d’oliva, vado al supermercato e cerco di acquistarne la maggiore quantità possibile.

Posso usare fare incetta anche in senso non materiale.

Ad esempio se un politico fa incetta di tutti i voti vuol dire che non resta più nulla ai suoi avversari alle elezioni.

Anche incetta quindi si usa per indicare una raccolta di beni, prodotti, fatta per paura o per sicurezza, ma si può trattare anche di voti, preferenze o comunque altre cose che si tolgono ad altri.

Si può fare incetta anche di titoli, o di medaglie alle olimpiadi. Quando qualcuno vince sempre tutti i premi sicuramente posso dire che fa o ha fatto incetta di premi. Posso dire lo stesso di un programma TV, che fa incetta di ascolti, perché i telespettatori hanno in maggioranza guardato quel programma TV.

Adesso allora ripassiamo qualche puntata passata.

Anne France: io sono Anne e non ho nulla da dire che sia veramente degno di nota.

Ulrike: io sono… e non ti consento di dire queste cose. Sei bravissima/o invece

Irina: almeno tanto quanto me, o forse anche di più.

Hartmut: sicché state facendo a gara per chi è più bravo?

Rafaela: embè?

444 Consentire o acconsentire?

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Che differenza c’è tra i verbi consentire e acconsentire?

I due verbi sono in realtà molto simili, ma non identici.

Un uso di consentire è quando si parla di opinioni, di punti di vista.

Quando ci sono più persone possono esserci diversi punti di vista, uguali, simili, diversi o completamente diversi.

Per esprimere un consenso potete usare consentire. È un po’ formale però:

Se tu mi dici che la grammatica italiana è complicata, io ti potrei rispondere che consento con te, che consento pienamente con la tua opinione.

Quindi vuol dire che mi trovo d’accordo con te, che concordo con le tue opinioni, con i tuoi pensieri o affermazioni.

Consentire pero si usa anche per esprimere un permesso, qualcosa che si rende possibile.

La guida di un’automobile non consente distrazioni.

Non ti consento di parlare.

Consento solo agli amici di chiamarmi per nome

I miei genitori mi consentono di uscire solo prima di cena

Quindi è simile a permettere, concedere e accordare.

A proposito di permessi. Vediamo acconsentire.

Il verbo acconsentire significa dare il proprio consenso o assenso. In pratica significa dire di sì. Ma si tratta di un permesso da dare. Non è un sì qualunque.

Se io ti chiedo:

Conosci un po’ l’italiano?

Se dici di sì, non stai acconsentendo, perché non ti è stata fatta una richiesta di permesso, ma una semplice domanda.

Invece ad esempio:

Figlio: Papà, io esco con alcuni amici stasera. Acconsenti?

Padre: Si figliolo, acconsento. Vai pure e divertiti.

Quindi: dico di sì, la mia risposta è sì.

Oppure, se uso consentire, vediamo come cambia la frase:

Papà, mi consentì di uscire stasera?

Si, ti consento di uscire.

Si, te lo consento.

Quindi acconsentire significa essere d’accordo, dire di sì. Qualcuno ha chiesto un permesso e questo viene concesso.   Notate adesso le seguenti frasi

Il padre acconsentì alla richiesta del figlio.

Il padre acconsentì a far uscire il figlio

Il padre acconsentì che il figlio uscisse.

Questo significa, come ho detto, che il figlio ha fatto una richiesta. Quindi acconsentire significa concedere quanto viene richiesto o proposto.

Notate un’altra cosa. Consentire e acconsentire si distinguono perché se io consento a te di parlare dopo che me lo hai chiesto, allora posso dire che acconsento alla tua richiesta e che ti consento (quindi a te)! di parlare.

Si acconsente a una richiesta

Si consente a una persona di…

Quindi:

Io acconsento alla tua richiesta

e

Io ti consento di parlare

Oppure:

Io acconsento alla tua richiesta di parlare

Posso usare anche “che“:

Io acconsento che tu parli

Io acconsento a che tu possa parlare

In definita si acconsente a una richiesta cioè si dice sì ad una richiesta.

Si può acconsentire dicendo sì, ma anche ok, d’accordo, va bene, e anche con un cenno della testa o della mano 👌.

Infine, anche consentire si può usare anche riferendosi non alla persona, ma all’oggetto.

Consentire il trattamento dei dati personali

Consento il passaggio delle auto nel mio cortile

Notate la differenza però:

Acconsentire al trattamento dei dati personali

Acconsento al passaggio delle auto nel mio cortile

Adesso ripassiamo. Chiedo ai membri di usare alcune episodi precedenti per produrre un piccolo ripasso. L’elevato numero di episodi a disposizione vi consente di parlare di qualsiasi cosa. Giusto?

Hartmut: se dici sempre di sì però diventi accondiscendente.

Rauno: bisogna rispondere usando il buonsenso però. Non si può neanche dire sempre di no.

Olga: giusto. Dire sempre sì è sbagliato tanto quanto dire sempre no.

Lia: parole sagge! Io non ho nulla da aggiungere in merito. Quindi ci sentiamo al prossimo episodio.

L’anno bisestile – ripasso 2 minuti con Italiano semplicemente (1-212)

Audio in preparazione

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Trascrizione

Buongiorno a tutti e benvenuto in questo episodio di ripasso della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente – Parliamo dell’anno bisestile.

Abbiamo superato i 200 episodi. Niente male vero? E dire che sembra ieri che abbiamo iniziato questa rubrica.

Cerchiamo oggi di utilizzare il maggior numero di espressioni imparate finora. Non tutte ovviamente perché, che volete , sono più di 200, mica pizza e fichi!

Il mese di Febbraio nel 2020 ha 29 giorni, e questo accade ogni 4 anni. Ogni 4 anni diventa di 29 giorni. Normalmente ne ha 28. Si tratta di un’eccezione quindi alla regola. Un’eccezione che si ripete ogni 4 anni.

Siete curiosi di sapere il motivo? Quale occasione migliore di un episodio di ripasso proprio questo giorno?

Ma mi chiedo: allungare un giorno ogni 4 anni ha conseguenze negative?

Che io sappia no, ma se qualcuno di voi crede che l’anno bisestile vada a discapito dei propri interessi, o della propria salute, mi faccia sapere… sono proprio curioso!

Difficilmente comunque sarei disposto ad assecondare una teoria di questo tipo.

Sicuramente infatti nessuno di noi potrà risentire delle conseguenze di un giorno in più, Che sarà mai un giorno!

Circa le ragioni di questa curiosità, la spiegazione è semplice, e risale ai tempi dell’impero romano.

Che poi noi tutti a quei tempi non fossimo presenti, beh, questo è assolutamente normale, considerato che stiamo parlando di all’incirca 2000 anni fa.

Dunque, dicevo che la storia dell’anno bisestile, (si chiama anche “bisesto”, per la cronaca (questa la spieghiamo domani), risale ai tempi dell’antica Roma, dunque è ormai una tradizione che dura da moltissimo tempo, e se vogliamo ci siamo anche abituati ormai.

L’anno bisestile non è altro che un anno composto da 366 giorni anziché di 365.

Questo avviene ogni quattro anni, perché un anno in realtà, mi riferisco all’anno solare, durerebbe, volendo essere precisi, esattamente 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45 secondi.

Spero non siate insofferenti ai numeri. Fatemi sapere se accusate il colpo.

Siamo noi comunque che arbitrariamente abbiamo deciso di far durare l’anno durare 5 ore, 48 minuti e 45 secondi meno del dovuto. Ma io mi chiedo: inserendo un giorno in più ogni 4 anni, quindi 6 ore ogni anno, abbiamo sgarrato di circa 12 minuti. Dunque i conti non tornano.

Non la vedete così anche voi? Il che mi fa dedurre che tra circa 5000-6000 anni, più o meno, le stagioni risulteranno spostate di un mese in avanti. Vi era sfuggito questo particolare?

Comunque torniamo a bomba: chi di voi è nato il 29 febbraio? Conoscete almeno una di queste persone?

Si dice che invecchino più lentamente visto che festeggiano il compleanno ogni quattro anni. Ma questa sembra una vera sciocchezza giusto?

Ai tempi dei romani dovete sapere che c’era un calendario diverso dal nostro.

Quel calendario viene chiamato anche pre-giuliano, poiché è rimasto in vigore fino all’avvento del calendario giuliano, istituito da Gaio Giulio Cesare nell’anno 46 a.C., che sarebbe morto due anni dopo. Ma questo non ha alcuna importanza ai fini dell’episodio di oggi.

Mia figlia è nata il 28 febbraio sapete? Ma nessuno aveva programmato di farla nascere il 29, quindi non è nata anzitempo, anche perché quell’anno, il 2006, non era bisestile.

Invece domani è il mio compleanno, quindi normalmente i nostri due compleanni sono attaccati, fatti salvi, appunto, gli anni bisestili.

Quest’anno comunque è diverso dagli altri anni bisestili. Le persone oggi non si accalcano nei teatri e nei cinema, per via del corona virus. D’altronde ci sono regole igieniche a cui tutti dobbiamo sottostare se vogliamo combattere questo virus.

Ma vedrete che tra qualche settimana saremo riusciti ad avere la meglio su di esso, me lo sento, e così tutti gli stranieri non diranno più che non se la sentono di venire in Italia, altri poi sono combattuti, per ora hanno un po’ di fifa ma passerà. Alcune misure sembrano un po’ esagerate, tipo chiudere le scuole, ma chi le ha prese avrà pensato che non bisogna lasciare nulla di intentato.

Comunque, cosa farete voi in questo giorno in più che il calendario ci ha regalato?

Io sono andato in palestra, e spero non debba rispondere di questo. Se dovessi conrarre il virus mi darò all’isolamento, non si sa mai, ma spero che il virus, bontà sua, non mi rovini il compleanno. Ma se andassi in quarantena ci sarebbe un bel rovescio della medaglia: farei almeno 10 episodi al giorno!

Comunque per rassicurarvi la palestra era quasi deserta, quindi non vedo perché preoccuparsi. Oggi mi ero prefisso di allenarmi e si dà il caso che io mantenga le promesse e gli impegni presi. Stare a casa a cincischiare non è proprio da me. Tenere a bada le preoccupazioni e le tensioni è importante e fare attività sportiva mi aiuta in questo.

Bene, adesso che abbiamo rispolverato alcune espressioni, tra cui qualcuna che va per la maggiore tra gli italiani, posso salutarvi.

Ci sentiamo al prossimo episodio di ripasso, ma tra un po’, quando avremo realizzato almeno altri 30 episodi della rubrica, prima direi che non è cosa.