Pare brutto (Ep. 917)

Pare brutto

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Video e trascrizione

Giovanni: l’espressione di oggi è “pare brutto“. Non parliamo dell’aspetto fisico di una persona però. Non parliamo cioè di una persona che ci sembra brutta. “Sembra” e “pare” come sapete sono abbastanza simili. Questo sarebbe infatti il senso proprio di “pare brutto”.

Pare brutto” è invece una locuzione informale molto usata in tutta Italia ma maggiormente nelle regioni del centro sud, che può avere significati diversi ma tutti abbastanza simili, tipo:

non è bello
non è carino
non è giusto
non è corretto

Parliamo quindi di comportamenti o atteggiamenti ritenuti scorretti ma più frequentemente sconvenienti. Notare che si usa solamente al maschile.

La società in cui viviamo è caratterizzata da dinamiche sociali complesse, che richiedono il rispetto di diverse regole.

Queste regole possono riguardare l’etica, la moralità, il comportamento sociale, le convenzioni. La loro esistenza e il loro rispetto sono fondamentali per garantire il funzionamento armonioso della società stessa e per preservare i diritti e le libertà individuali di ogni membro.

Tuttavia, va detto che il rispetto di queste regole non sempre è una questione scontata: si scontrano valori contrastanti, e la loro interpretazione può variare a seconda dei contesti culturali, storici e geografici.

In ogni caso, è importante prendere consapevolezza dell’importanza di queste regole e cercare di rispettarle, in modo da contribuire al benessere e alla stabilità della comunità in cui viviamo.

Pare brutto” si usa proprio per evidenziare un comportamento che potrebbe essere offensivo o che potrebbe sembrare scortese, maleducato. Questo nella maggioranza dei casi. È una riflessione e un giudizio su ciò che potrebbe essere giusto o sbagliato fare dal punto di vista soprattutto sociale.

Bisogna fare questo e non quello, altrimenti “pare brutto“.

Vediamo qualche esempio:

È il compleanno di nonna. Dai facciamole una telefonata; pare brutto farle gli auguri su WhatsApp!

Che dici, pare brutto se oggi alla riunione mi presento senza cravatta?

Che dici, lo invitiamo zio Gianni al compleanno?

Certo! Lui è sempre gentile con noi, pare brutto se non lo invitiamo!

Pare brutto non festeggiare il mio 50-esimo compleanno. Dai organizziamo qualcosa!

Pare brutto” indica quindi una critica rivolta ad atteggiamenti o comportamenti (ipotetici, non ancora avvenuti) che non sono visti in modo positivo, non sono considerati normali, quindi vanno contro ciò che è ritenuto normale e giusto da fare.

Fare una cosa di questo tipo sembrerebbe strano, potrebbe portare dei problemi, oppure potrebbe far pensare che sono una persona maleducata, o che ho qualcosa da nascondere o anche semplicemente non mi sentirei che ho fatto la cosa giusta.

Si usa anche al passato:

Mi pareva brutto non invitare Matteo alla mia festa.

In questi casi si tratta di eventi passati, quindi già avvenuti.

Possiamo usare anche “sembrare brutto“:

Ho incontrato la mia ex mentre ero con la mia fidanzata. Mi è sembrato brutto non dirle almeno ciao.

A volte quindi si usa anche il verbo sembrare, come ho appena fatto, ma è più raro.

Ricapitolando, “pare brutto” e più raramente “sembra brutto” sono locuzioni informali usate in tutta Italia ma più al centro sud, e si potrebbero tradurre con: “non è corretto”, “non è giusto “, “non è carino” ma direi che, trattandosi di considerazioni su comportamenti da adottare, allora il senso è più vicino a:

Non sarebbe carino

Non sarebbe conveniente

Potrebbe essere male interpretato

Potrebbe essere visto come qualcosa di offensivo

Potrebbe sembrare un comportamento maleducato

Non mi sentirei che sto facendo la cosa giusta.

A volte non si usa né pare né sembra, ma il verbo essere:

Stesso significato.

Che dici, è brutto se oggi che abbiamo ospiti. anziché cucinare ordiniamo le pizze?

Adesso ripassiamo dai, sennò pare brutto:

Marcelo: a me ad esempio pare brutto che mentre io mangio, il mio cane sta a guardare. Mi guarderebbe e penserebbe “beato te! Che ne sarà invece di me?”.

Khaled: Il mio non farebbe che abbaiare invece. Non esiste proprio che mangio prima di lui!

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878 Retto e corretto

Retto e corretto

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Trascrizione

retta e corretta

L’episodio di oggi è dedicato alla rettitudine. Bella parola questa.

La rettitudine è una caratteristica di alcune persone che vengono chiamate “persone rette”.

Sapete tutti cos’è una retta? Il sostantivo intendo.

La retta si studia a scuola, in matematica. Per carità, non parliamo di matematica; basti sapere che la retta è qualcosa di diritto, senza curve. Tra l’altro, come sostantivo, il termine “retta” ha anche altri significati, come d’altronde anche il maschile “retto“.

A me oggi interessa però maggiormente l’uso di retto e retta come aggettivi.

Retta e retto sono aggettivi per definire una persona, ed esattamente quelle persone che sono “diritte“, proprio come le rette nella matematica, ma lo scrivo tra virgolette, perché non si parla della loro forma fisica ma si fa riferimento al loro comportamento, in particolare ai loro principi morali. I principi morali sono ciò in cui si crede, gli ideali in base ai quali si distingue il bene dal male. Se questi principi sono sani, giusti, onesti, allora parliamo di rettitudine.

Notate la pronuncia: I princìpi e non i prìncipi. Notate la differenza nell’accento. Attenzione alle parole omografe perché quando cambia l’accento cambia il significato della parola.

Una persona retta è quindi dotata di rettitudine, quindi è una persona coerente a una linea di condotta onesta e giusta. La persona retta si comporta sempre in modo giusto e onesto.

Si può fare un parallelismo con la retta, che, coerentemente, va sempre in avanti senza fare strane curve. La persona retta si comporta così perché crede nella giustizia e nell’onestà e risponde a quella morale che gli impone un tale comportamento. La retta invece risponde solamente ad una equazione.

Potremmo dire che questa persona, se è retta, allora sicuramente è anche corretta, quindi si comporta correttamente con gli altri.

Questa però si chiama semplicemente correttezza. Una persona corretta non ti imbroglia, non ti frega, non dice bugie, non cerca di approfittare di situazioni favorevoli per trarne dei vantaggi personali a scapito di altre persone.

Prima invece parlavamo della rettitudine, cioè la assoluta conformità ai principi morali, che si riflette in una condotta di assoluta onestà e probità. Si parla di una persona proba. Avete presente la canzone di Fabrizio De André?

Un uomo onesto, un uomo probo, tralalallalla tralallalero… s’innamorò perdutamente d’una che non lo amava niente…

La canzone si chiama “la ballata dell’amore cieco o della vanità”.

Il termine probità si usa meno ma non fa certamente male conoscerne il significato.

La probità è un termine molto adatto in alcune circostanze:

Per esempio la probità di un magistrato, di uno studioso, la probità di vita e di costumi.

Il senso della moralità è forse persino più forte rispetto al termine rettitudine.

La rettitudine è una grande virtù, e una persona retta è per forza anche una persona corretta.

A volte però si dice che una certa persona è “retta e corretta”. Un semplice giochino di parole che serve però a rafforzare il concetto.

Parliamo si una persona di sani principi che non si comporta mai scorrettamente. In pratica ci si può fidare ad occhi chiusi di una persona retta e corretta.

E’ un po’ come dire:

Una persona correttissima e affidabile

Una persona onesta e corretta

Una persona nota per la sua estrema correttezza

eccetera

Proprio perché è un modo per rafforzare, per enfatizzare il concetto, non possiamo dire che una persona è molto retta e corretta, per lo stesso motivo per cui perché non si può dire “persona molto correttissima”.

Un’altra cosa: “retta” si può usare non solo per descrivere una persona, ma anche la vita di questa persona.

Es:

Dio apprezza e ricompensa in eterno coloro che vivono una vita retta e corretta.

Inoltre, ci si può comportare in modo retto e corretto. Quindi parliamo di un comportamento retto e corretto.

Anche una buona educazione può essere definita retta e corretta.

Parliamo di un’educazione che è basata su sani principi come il rispetto del prossimo, l’onestà e la giustizia.

Ugualmente, una “via” retta e corretta è una direzione di vita impostata ai più sani principi morali.

Vi faccio un ultimo esempio.

Io non sono un evasore fiscale, anzi, sono da sempre retto e corretto e quel poco che guadagno lo dichiaro tutto allo Stato a costo di fare la fame!

Adesso ripassiamo:

Edita: se è un ripasso che vuole Giovanni, dovrà aspettare. Piu’ in là avrò un po’ di tempo! Ho comunque sentore che questa risposta non gli sconfinfererà.

Rauno: andateci un po’ piano con Giovanni oggi, che ha ancora il magone per via dell’assenza dell’Italia al mondiale del Qatar. Potrebbe pure essere irritato quindi sappiate che è da prendere con le molle.

Danielle: ma è possibile mai, cara Edita, che non c’e’ una volta, dico una che è una, che tu non esordisca prendendo per i fondelli Giovanni quando chiede un ripasso?

Marcelo: non preoccuparti cosi’ tanto, Danielle. Giovanni è uno che sa prendere con filosofia le prese in giro di Edita. Comunque sfondi una porta aperta perché aspetto con ansia il giorno che lui farà piazza pulita, qui nel gruppo, e cosi facendo ci scrolleremo di dosso Edita una volta per tutte. Di dosso… ho usato un eufemismo. Volevo dire che ce lo toglieremo dalle scatole.

Anthony: Quanto a eufemismi, hai appena fatto il bis! Sei sempre stato incline agli eufemismi! Che finezza!

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esercizio -  domande episodio 878

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