27 – Presa in carico – ITALIANO COMMERCIALE

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Descrizione 

Lezione 27 di due minuti con Italiano commerciale. Parliamo oggi dello stato degli ordini ed in particolare della presa in carico di un ordine.

Durata: 3 minuti circa 

Caro

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Caro amico ti scrivo…

Caro - aggettivo

Con queste parole iniziano spesso le lettere o una email ad un amico. Un caro amico. 

Oggi vediamo proprio i molteplici utilizzi di questo aggettivo italiano.

Caro è un termine che solitamente viene usato per esprimere affetto: caro amico, cara mamma, caro papà eccetera.

In realtà però ha molti utilizzi diversi e alcune volte l’affetto non c’entra nulla.

Giacomo Leopardi in una famosa lirica (l’Infinito) scriveva “sempre caro mi fu quest’ermo colle” e lui si riferiva all’affetto che nutriva per un colle, che era il monte Tabor del comune di Recanati, nella regione Marche.

Tante cose possono essere definite come “care”.

Con “le persone care”, o “le persone più care“, ad esempio, si intendono i genitori, i parenti e gli amici più intimi. Si chiamano anche “i cari”:

Vorrei riabbracciare i miei cari.

Ha voglia di rivedere i suoi cari.

L’aggettivo diventa un vero e proprio nome in questi casi.

Che caro che sei stato a farmi un regalo per Natale

Sei stato gentile, amabile, anche simpatico.

Manda un caro saluto ai tuoi.

Anche questa è un modo ricorrente di usare caro.

Maria è una cara ragazza

Maria quindi è una ragazza gentile, affettuosa, amabile. Non c’entra con la parentela stavolta.

 Giovanni è un carissimo amico

  Giovanni è cioè una persona particolare per me, non un amico qualunque. Si usa spesso questa formula soprattutto quando si presenta una persona a cui teniamo molto ad un’altra oppure quando cerchiamo un aiuto per una persona per noi importante.

Sono le persone a noi più care, quelle per le quali si prova più affetto.

C’è un modo particolare di usare “caro”:

Caro mio!

Notate il tono che viene usato. E’ un modo familiare e spesso anche ironico. Ad esempio:

Caro mio, sapessi quanti momenti difficili ho vissuto io alla tua età.

 Oppure:

Caro mio, stavolta non mi freghi!

Esprime a volte impazienza, a volte si vuole esprimere saggezza o esperienza di vita, una lezione imparata, o si vuole insegnare qualcosa all’altro, facendo pensare che ci sarebbe molto altro da dire su questo argomento. E’ anche un modo per dare dei consigli, e “il caro” sta  a significare che il consiglio è il risultato dell’esperienza.

Caro mio, non sono mica scemo!

Se vuoi fare carriera, caro mio, devi lavorare meno e fare più politica!

Andiamo avanti: 

Ma che caro!

Questa esclamazione può esprimere affetto, ma anche l’esatto opposto, dipende molto dal tono che si usa. Può anche esprimere una antipatia per una persona.

Ma che cari i nostri zii, hanno detto che anche quest’anno vengono e trovarci per Natale e resteranno fino a  capodanno!

Anche un oggetto può essere molto caro. Lo può essere per due motivi: se ci teniamo molto, perché ha una particolare importanza per noi, oppure se ha un prezzo molto alto.

Quindi caro significa anche “costoso“. Un modo informale ma molto usato da tutti.

Un albergo caro, un ristorante caro hanno quindi dei prezzi alti rispetto alla media.

Anche una persona che esercita una professione può essere cara se si fa pagare molto.

Un parrucchiere caro ha dei prezzi più alti della media.

Com’è quel meccanico? E’ caro?

Equivale a dire: i prezzi sono alti?

Esiste anche “avere caro” che significa tenere a qualcosa o qualcuno. 

Ci tengo che ci sia anche tu domani a pranzo da mia madre

Avrei caro che ci fossi anche tu domani a pranzo da mia madre

Significa quindi gradire, apprezzare, desiderare.

C’è anche “tenere caro” che significa aver cura, custodire con cura.

Il mio diario di quando ero ragazzo è un oggetto che tengo molto caro.

Ho cura di questo diario, mi dispiacerebbe che venisse perduto o distrutto.

Simile è “tenersi caro qualcuno“. Si usa solo con le persone.

Tieniti caro il tuo amico Giovanni che potrebbe esserti utile in futuro

Quindi l’amico Giovanni è un amico che non devi perdere: tientelo caro (o tientelo stretto). A proposito, “tientelo” si usa spesso ma è corretto anche “tienitelo“:

Tientelo per te (non dirlo a nessuno)

Tientelo stretto

Tienitelo bene in mente (non dimenticarlo)

Tornando a “caro“:

Ci sono alcuni verbi che usati insieme a caro o cara hanno un significato particolare:

Vendere cara la pelle” significa perdere, essere sconfitti, soccombere, ma dopo essersi difesi con tutte le proprie forze.

La pelle rappresenta la vita, o anche una partita nello sport, e vendere cara la pelle significa che la propria vita costa molto, è cara, cioè costosa, quindi chi vende cara la pelle non si lascia sconfiggere facilmente, non perderà senza lottare.

Pagare caro un errore  invece significa che questo errore ha delle conseguenze molto importanti e negative per chi lo ha commesso.

Costare caro ha lo stesso significato. Sia pagare caro che costare caro usano la metafora del prezzo per indicare le conseguenze di un errore o di uno sgarbo fatto a una persona:

Mi hai detto che sono uno stupido e questo ti costerò caro!

Nel caso di sgarbi, di torti fatti ad una persona, si usa spesso anche al femminile:

La pagherai cara!

Questa è una minaccia vera e propria che si fa ad una persona per aver fatto qualcosa di grave, spesso con la volontà.

Chi non vorrà farsi vaccinare contro il Covid potrebbe pagarla cara: niente viaggi in aereo, niente alberghi, impossibile lavorare nel pubblico impiego. 

432 Purché

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La congiunzione purché

purchéL’episodio di oggi riguarda purché, congiunzione molto usato nella lingua italiana.

Si usa in modo analogo a “basta che“, o anche “la cosa importante è che“.

In pratica si utilizza per indicare qualcosa di importante, qualcosa di necessario.

Anche questa congiunzione, come benché, si usa col congiuntivo. Stavolta però è sempre così. Non è possibile evitarlo.

Non importa quale vaccino fare contro il Covid, purché funzioni.

È chiaro che ciò che conta veramente è che questo vaccino funzioni. Questo basta, questo è necessario e sufficiente. Questa è l’unica cosa importante.

Ok, ti pagherò, purché tu te ne vada.

Vedete che si usa per le cose cui non possiamo rinunciare, per indicare il minimo richiesto per questo motivo possiamo usare anche “a patto che” , “sempre che” , “a condizione che“.

Si può usare quindi quando si fanno accordi, quando si accetta qualcosa, e anche quando si è disposti a fare qualche rinuncia, ma allo stesso tempo si fissa un limite minimo: meno di questo non è possibile. A questo serve purché.

Notate che nelle stesse circostanze potremmo usare anche “almeno” che è un avverbio di quantità, che ugualmente esprime il concetto di minimo, però non ha esattamente la stessa funzione di purché.

Ad esempio, nella frase

Ti aiuterò purché tu mi dica grazie.

Questo significa che io non ti aiuterò se non mi dirai grazie. Il tuo grazie è necessario.

Se invece io dico:

Ti aiuterò almeno mi dirai grazie

Sto dicendo che io ti aiuterò perché credo che tu mi ringrazierai per questo. Questo è un risultato minimo che credo di ottenere. E’ come dire “se non altro” mi dirai grazie.

Se invece dico:

Mi dirai almeno grazie?

Ti sto chiedendo la minima cosa che tu potresti fare per il mio aiuto. Ma magari potresti fare anche di più.

Quindi “almeno” è più simile a “se non altro“, “se non di più“, “come minimo“, ” a dir poco“.

In entrambi i casi però il mio aiuto non è in discussione.

Invece purché serve proprio a porre una condizione, benché minima.

Dicevo che si può sostituire con “basta che“, che però è più informale. In questo modo però potete, se volete, evitare il congiuntivo.

Va bene la pasta per pranzo?

Ok, purché sia integrale.

Ok, basta che è/sia integrale.

Sei pronta per uscire?

Sono quasi pronta. Mi aspetti?

Si, basta che ti sbrighi!

Nel linguaggio di tutti i giorni si usa spesso “basta che” e come avrete capito, a volte lo si fa quando si è arrabbiati o irritati. Diciamo che può esprimere impazienza in questo caso.

Adesso vediamo un ripasso, purché sia un breve però.

Hartmut: a me non va molto a genio questo “basta che”, ma di contro, quando sono irritato allora lo utilizzerò.

Xiaoheng: La cosa che conta è fare tesoro di tutti gli episodi per riuscire a prendere confidenza con la lingua italiana.

Bogusia: Io è un pezzo che non uso purché, sapete? Inizierò subito con qualche messaggio whatsapp nel gruppo dell’associazione Italiano Semplicemente

Anthony: ottima idea, purché tu lo faccia in modo corretto. Fermo restando che ci sono sempre Gianni e Flora che ti aiuteranno. 

431 Benché

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Benché

Buongiorno, l’episodio di oggi riguarda la congiunzione benché, che si scrive con l’accento acuto sulla e, esattamente come perché.

Benché significa “anche se“. Questo è l’utilizzo primario.

benché

Si può usare senza problemi sempre al posto di “anche se“, quindi non abbiate timore nel farlo, benché le prime volte possa sembrarvi strano.
Mi piace la, carne, benché io preferisca mangiarne poca.
Purtroppo la cattiva notizia è che quando usate benché, in genere si usa il congiuntivo.

A volte si preferisce usare benché perché la frase è più veloce. Il verbo si può addirittura togliere:

Anche se sono stanco, posso allenarmi.

Diventa:

Benché io sia stanco, posso allenarmi.

Oppure:

Benché stanco, posso allenarmi.

In questi casi il verbo lo potete togliere sempre:

Anche se (sono) stanco, posso allenarmi

C’è però un altro utilizzo interessante di benché.

Si utilizza molto spesso in caso di assenza di dubbi.

Se io non ho alcun dubbio posso dire:

Non ho il minimo dubbio

Oppure:

Non ho il benché minimo dubbio.

Non ho il benché minimo dubbio significa che non ho neanche un dubbio, neanche il più piccolo. Anche solo il più piccolo dubbio è da escludere.

Possiamo anche parlare di altro, non solo di dubbi:

Non ho fatto il benché minimo sforzo

Cioè non ho fatto nemmeno uno sforzo, neanche il più piccolo.

Non hai la benché minima prova che io ti abbia tradito!

Sul tuo viso non c’è il benché minimo segno di allegria.

Non ho provato il benché minimo senso di colpa

Sono a dieta. Non mangio la benché minima quantità di carboidrati.

Ora, benché siano passati da poco i due minuti, passo la parola ai membri per il ripasso delle puntate precedenti.

Mariana
Oggi tocca a noi comporre un ripasso?

Hartmut
Certo, non hai presente la richiesta qualche attimo fa? Speriamo vi sia qualcuno preparato!

Ulrike
Io rispondo picche alla domanda. Ho da fare.

Wilde
Ma va’, l’episodio vuoi sentire, ma di un ripasso non ti degni? Per la cronaca, senza un ripasso non ci sarà un episodio!

Iberè
Il problema non si pone amici. Se noi veniamo meno, fortuna vuole che ci sarà un ripasso del presidente. Altro che storie!

430 Andare a genio

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Trascrizione

Buongiorno, l’episodio di oggi riguarda una locuzione che sicuramente vi andrà a genio.

Di quale locuzione sto parlando? Sto parlando proprio della locuzione “andare a genio“.

Sapete cos’è un genio? Un genio è un essere immaginario o astratto, uno spirito dotato di poteri magici, come il celeberrimo genio della lampada di Aladino. Oppure un genio è una persona che ha un eccezionale talento. Si dice spesso della persona che eccelle in un particolare campo:

Mozart è un genio della musica

Einstein è un genio della matematica e della fisica

Maradona è un genio del calcio

eccetera

Ma “andare a genio” non ha niente a che fare né con i poteri magici, tanto meno con il talento.

Questa locuzione invece si usa per esprimere piacere, o meglio un gradimento.

Si può usare solamente il verbo andare.

Posso dire ad esempio:

Il nuovo fidanzato di mia madre non mi va a genio.

Evidentemente questo nuovo fidanzato non mi piace affatto, non è di mio gradimento.

L’oroscopo di oggi dice che avrai dei problemi al lavoro e sarai costretto a sopportare anche qualcosa che non ti va a genio.

Non tutti i ragazzi della mia classe mi vanno a genio

Questa locuzione si usa prevalentemente quando c’è qualcosa che può incontrare o meno la mia approvazione o il mio gradimento. 

Un’espressione abbastanza informale per esprimere gradimento e approvazione.

Vedete come si usa il verbo andare? Esprimendo piacere, lo usiamo proprio come il verbo piacere, cioè in forma impersonale:

Mi piace – mi va a genio

Non mi piace – non mi va a genio

Mi piacciono – Mi vanno a genio

Non mi piacciono – Non mi vanno a genio

Si usa la maggioranza delle volte con qualcosa di esterno che può piacerci o meno.

Adesso però ripassiamo qualche espressione passata. Lascio la parola ai membri dell’associazione che hanno scelto, tra tutti gli episodi passati, quelli che gli andavano più a genio.

M1: Si, è vero, ma in primo luogo io personalmente quando faccio un ripasso scelgo le espressioni che credo di aver capito meno, per vedere se riesco ad usarle bene, e solo in secondo luogo quelle che mi vanno più a genio.

M2: Per contro ci sono quelli come me che invece, a valle di una spiegazione, cercano subito di usarla in qualche conversazione. 

M3: poi ci sono anche quelli come me che crede di aver capito tutto, per poi ritrovarsi l’indomani con mille dubbi!!

M4: meno male che avremo altri episodi per ripassare allora. A me ce ne vorranno almeno 1000. A mali estremi, estremi rimedi!