429 Di contro, Per contro

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Buongiorno, oggi vediamo due modi alternativi per dire “invece”, che come sapete serve a contrapporre, cioè a evidenziare un contrasto. Questi modi alternativi per dire “invece” sono “di contro” e “per contro”.

Non si usano molto nel linguaggio colloquiale, si usano piuttosto allo scritto.

Si sentono e si leggono spesso anche nei telegiornali, alla radio e si leggono molto sui giornali, anche online.

Ovviamente ci sono delle differenze rispetto ad “invece“, che è più facile da usare perché è sempre utilizzabile.

Vediamo qualche esempio in cui possiamo usare queste due equivalenti locuzioni avverbiali:

Gli italiani non sono più disposti a lavorare nei campi agricoli. Per contro, anche i datori di lavoro preferiscono lavoratori stranieri.

Vedete che sto facendo un confronto, dove volendo potrei usare “invece“, ma non c’è un confronto, diciamo, alla pari tra lavoratori e datori di lavoro,.

Sarebbe molto più adatto “invece” se dicessi:

Gli italiani non sono più disposti a lavorare nei campi agricoli, invece molti lavoratori stranieri sono disponibili a venire a lavorare in Italia nel settore agricolo.

Questo è un confronto “alla pari”: si tratta di lavoratori in entrambi i casi. Andrebbe bene anche nel primo caso, ma visto che vogliamo perfezionare la lingua italiana, è più adatto usare “di contro” o “per contro”. Quantomeno è più elegante.

Ci sono poi anche altre modalità simili: al contrario, all’opposto, per converso, viceversa.

Ma queste modalità più che altro sono tutte perfettamente adatte a sostituire “invece“.

Vediamo altri esempi:

Le squadre di calcio italiane più famose sono La Juventus, la Roma, l’inter e il Milan. Di contro, ci sono tante altre squadre poco conosciute all’estero.

Io sono molto veloce a lavorare con word. Di contro i miei colleghi sono abbastanza lenti.

In questo caso “invece” è perfettamente adatto. Si tratta confronti semplici e potrei usare anche i sinonimi che vi ho detto prima:

Io sono molto veloce a lavorare con word. Al contrario, i miei colleghi sono abbastanza lenti.

Io sono molto veloce a lavorare con word. All’opposto i miei colleghi sono abbastanza lenti.

Io sono molto veloce a lavorare con word. Per converso i miei colleghi sono abbastanza lenti.

Io sono molto veloce a lavorare con word. Viceversa i miei colleghi sono abbastanza lenti.

Se in questi casi usiamo “di contro” o “per contro”, vogliamo creare una maggiore contrapposizione, vogliamo creare un maggiore contrasto, vogliamo evidenziare due cose contrarie

Mentre i leader democratici hanno dichiarato che si faranno vaccinare contro il Corona virus, per contro, i maggiori leader repubblicani non hanno ancora annunciato quando intendono e se intendono sottoporsi alla vaccinazione.

 

Questo è un esempio analogo al precedente in cui voglio creare una maggiore contrapposizione. Vediamo invece un altro esempio in cui è meglio usare “per contro”.

C’è stato un incidente sulla strada principale che ha causato una fila di auto lunga 3 km. Per contro, la circolazione nelle strade limitrofe ha subito parecchi disagi.

 

Anche in questo caso invece e i suoi sinonimi sono adatti, come sempre, ma io direi un po’ meno rispetto a “per contro” e “di contro”.

Ora il tempo a mia disposizione sarebbe finito e mi verrebbe voglia di salutarvi. Di contro però mi dispiacerebbe non fare il ripasso delle espressioni precedenti. E allora eccovi il ripasso:

Le voci che leggete sono dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Rafaela: Mi sarebbe dispiaciuto se non ci fosse scappato un ripasso.

Ulrike: infatti anche io di primo acchito avevo pensato che non ci fosse nessun ripasso.

Lia: a me non viene in mente nulla. Mi rimetto ai vostri consigli.

Rauno: non ne hai affatto bisogno. Per quanto mi riguarda non c’è più tempo perché siamo a ridosso della fine dell’episodio.

Irina: se non fosse che mancava ancora il mio contributo. Ci vediamo al prossimo episodio

428 Essere di un

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Buongiorno, oggi vi stupirò, ne sono sicuro.

L’episodio di oggi infatti riguarda un utilizzo particolare della preposizione “di“.

Un uso che probabilmente per un non madrelingua occorre parecchio tempo di pratica della lingua per capire bene e assorbirlo nel proprio linguaggio, che poi è la cosa più importante.

Vediamo qualche esempio:

Ho dato una botta con il piede nudo alla sedia. Ho il dito mignolo che mi fa di un male..

Quindi dopo aver colpito la sedia con il piede nudo, cioè senza scarpe né calze, il dito mignolo del piede (cioè il dito più piccolo) mi fa molto male.

L’uso della preposizione di serve ad aumentare il senso di dolore (in questo caso si parla di dolore) e la frase diventa un’esclamazione. Potrei anche togliere ‘di’ e il significato non cambia:

Il dito mi fa un male…

La preposizione di sottolinea ancora di più la mia sensazione, qualunque essa sia, e lascia immaginare l’ascoltatore il livello raggiunto.

Molto colloquiale come modalità espressiva, ma veramente molto efficace.

Vediamo altri esempi:

Ho visto un bambino appena nato oggi… Mi ha fatto di una tenerezza…

Si usa non solo con le sensazioni, ma con qualcosa di molto elevato in generale:

Ho visto un elefante che era di una grandezza immensa!

È come dire:

Ho visto un elefante che aveva una grandezza immensa.

Ho visto un elefante grandissimo!

Voglio enfatizzare però lo stupore che ho provato, quindi il fine è sempre sottolineare una mia sensazione. Posso enfatizzare qualunque cosa:

Questo pane è di un fragrante…

Questa pasta è di un buono…

Questo cuscino è di un morbido…

Spesso si usa anche per esprimere giudizi:

Sei di una stupidità incredibile.

Ieri sono stato di uno sgarbato unico con te. Scusami.

Spessissimo segue una frase introdotta da “che”.

Infine vi faccio notare che – ma sicuramente lo avrete già notato dagli esempi che vi ho fatto – nel parlato spesso non si usa dire il nome della caratteristica, tipo la tenerezza, la grandezza, la stupidità, ma l’aggettivo al maschile singolare: bravo, tenero, stupido ecc. Il senso è lo stesso:

Sei di una maleducazione (o di un maleducato) che mi viene voglia di prenderti a schiaffi!

Questo panettone è di una bontà (o di un buono) che me lo mangerei tutto.

I membri dell’associaizone sono di una bravura (o di un bravo) che vi faccio ascoltare l’ultimo ripasso che hanno fatto:

Ulrike: Spesso e volentieri quando voglio cimentarmi con un ripasso, di primo acchito mi sento sguarnita di idee e tendo a darmi alla fuga.
Poi però, memore dell’esperienza con i miei ripassi precedenti e dell’utilità di questo esercizio per il mio apprendimento, mi domando e dico: come sarebbe a dire “sguarnita di idee”? Hai voluto la bicicletta e allora pedala!
Quindi faccio una capatina nell’elenco della rubrica e ogni volta quale sorpresa! Sono le espressioni stesse che mi danno supporto! E così di volta in volta avete l’occasione per seguire i miei ripassi 😀 .

427 Il plauso

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Buongiorno a tutti e benvenuti nella rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Avete mai fatto un applauso? Credo proprio di sì, perché gli applausi si fanno in molte occasioni, ad esempio al teatro, rivolto agli attori e alla loro prestazione.

Facile fare un applauso: basta applaudire, cioè battere le mani almeno due volte di fila. Si produce un suono con le mani e questo suono è una manifestazione di apprezzamento e approvazione.

Si fanno applausi anche durante le premiazioni.

Ebbene, per manifestare entusiasticamente il proprio consenso si può usare anche il verbo plaudire.

La differenza con applaudire è che in questo caso non si battono le mani. Non necessariamente almeno.

Plaudire è sicuramente un verbo che i non madrelingua non usano perché non è molto usato nella comunicazione di tutti i giorni.

La usano molto spesso i giornalisti, e si usa spesso anche nella comunicazione formale, quando appunto si manifesta un apprezzamento.

Ad esempio:

La tua decisione ha ricevuto il plauso di tutta la dirigenza.

Complimenti per il tuo discorso. Hai il mio plauso.

A tutti gli infermieri e i medici che hanno lavorato contro il Covid va tutto il nostro plauso.

In questi casi non c’è un applauso, che si fa con le mani, ma un plauso, che è quindi un apprezzamento in cui non si usano le mani.

Notate però che i confini tra il plauso e l’applauso non sono così netti, marcati.

Infatti esiste anche plaudente:

Dopo lo spettacolo, la folla era plaudente!

La folla plaudente è un insieme di persone che applaude. Non esiste “applaudente”, ma esiste solamente “plaudente”.

La folla ha molto apprezzato e ha fatto dunque un grosso applauso. Dunque la folla era plaudente, in quanto ha applaudito.

Plauso e plaudente si usano molto spesso nella lingua italiana, per il resto però non si usa granché. Si preferisce usare i verbi apprezzare e volendo anche approvare.

Quindi anziché dire “ti plaudo” si preferisce dire “ti apprezzo”. Plaudire come detto si riserva ad occasioni speciali e importanti, tipo:

Plaudire è il minimo che possiamo fare per questa tua nobile iniziativa

Ma adesso è il momento del ripasso:

Andrè: Ma dimmi tu se stamattina mi sono sbagliato con una paralisi facciale!
Di primo acchitto ho pensato ad un ictus. Ho visto veramente le brutte fino a quando le Analisi hanno dato il Risultato: paralisi di Bell. Nel Giro di 10 giorni dovrebbe tutto tornare a posto. Ma per non saper né leggere né scrivere continuerò a informarmi.

426 Per non saper né leggere né scrivere

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Buongiorno a tutti e benvenuti nella rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Per non saper né leggere né scrivere è l’espressione di oggi.

Un’espressione colloquiale molto usata da tutti gli italiani che si usa in caso di dubbio. Significa “nel dubbio”, o anche “per sicurezza”.

Quando si ha un dubbio, spesso questo dubbio è legato ad un evento che deve ancora accadere, o a qualcosa che si deve ancora scoprire. In questi casi si può decidere di prendere una decisione per sicurezza, anche se non si sa cosa succederà.

Questa decisione in qualche modo limita i danni. La scelta che facciamo, la decisione che prendiamo è cautelativa, e la prendiamo anche se continuiamo a avere dei dubbi.

Ad esempio, se non so se sarò interrogato dal professore domani, per sicurezza è una buona cosa prepararsi bene. Non si sa mai. Giusto? Allora posso dire:

Io, per non saper né leggere né scrivere, mi preparo lo steso.

Ovviamente la frase non va presa alla lettera. E’ solo un modo simpatico per esprimere una scelta cautelativa, per stare sicuri, tranquilli, perché non si sa mai. Magari non servirà a nulla, ma nel dubbio meglio prepararsi.

Altri esempi:

Non so se sono positivo al Covid, ma per non saper leggere né scrivere meglio non andare dai miei genitori queste feste natalizie.

Questa espressione è anche un atto di umiltà, ma una finta umiltà, come a dire che io non so fare previsioni, non so cosa succederà, ma nella mia ignoranza so cosa fare. Questa dichiarata ignoranza si esprime con il non saper leggere e scrivere, ma è ovviamente una figura retorica, solo un’immagine quindi.

Volendo potrei dire “nel dubbio”, o anche “a scanso di equivoci”, che abbiamo già visto, ma forse la frase equivalente più adatta è “per sicurezza”, e anche “in via cautelativa”.

Tra amici e in famiglia si usa spesso, soprattutto come consiglio. Solitamente non si usa allo scritto.

Adesso tocca al ripasso di oggi.

Bogusia: Gianni aspetta quantomeno da tre ore. E non arriva niente. Che ne dite, ci scervelliamo un po‘?

Rafaela: Io direi che mi gira bene adesso, perché no? Ieri non abbiamo fatto nulla e *tantomeno* oggi.

Ulrike: Cosa? Dovrei tornare a lavorare? Stai fresca

Hartmut: Ma dai! È ovvio! In virtù della nostra amicizia e tempo permettendo, ovviamente.

Emma: È risaputo che facendo le frasi di ripasso, quelle di fissano nella memoria.

Sofie: E poi sarebbe fuori luogo lasciar correre, e lasciarlo da solo, senza il nostro apporto.

Irina: Allora perso per perso, scherziamoci su. Tanto non possiamo ovviare a questi problemi con le frasi fatte della lingua italiana. Dobbiamo affrontarle.

425 Di primo acchito

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Buongiorno a tutti e benvenuti nella rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Oggi, prima di iniziare la spiegazione di una locuzione italiana, ascoltiamo un breve ripasso degli episodi precedenti dove viene usata l’espressione “di primo acchito“, che vi spiegherò dopo. Ascoltiamo un dialogo telefonico tra un ragazzo e i suoi genitori. Si parla del Natale 2020.

Emanuele (figlio): uè papino! ciao mammina!
Sedetevi che ho una domanda da farvi e non sarà una RETORICA. . . Non è che CI RESTERETE MALE se non scendo per Natale?

Anthony (padre) : Ao! ma sei scemo?! O magari ti è DATO DI VOLTA IL CERVELLO? Il Natale e stare tutti insieme in famiglia sono un BINOMIO INSCINDIBILE. Questa tua idea LASCIA IL TEMPO CHE TROVA!

Xiaoheng (madre) : eh sì, non dire STUPIDAGGINI! A suggerire una cosa del genere NON È COSA! TANTO COMUNQUE se non scendi, salgo io!

Emanuele: ma, mi state CAZZIANDO? Del fatto che sono giovane e IN QUANTO TALE eventuale portatore asintomatico del virus NON VE NE RENDETE minimamente CONTO? Se pensate che SGARRÒ alle disposizioni del governo così facilmente, correndo il rischio di infettarvi, STATE FRESCHI!

Anthony: di primo acchito, la tua proposta mi ha lasciato di STUCCO. Ma forse deve prevalere IL BUON SENSO.

Emanuele: eh già. Non ѐ che voglio stare lontano da voi. Ma il paese è di nuovo allo stremo. E A MALI ESTREMI, ESTREMI RIMEDI!

Xiaoheng: Mi arrendo. Non PUNTO I PIEDI. Al di sopra di tutto, l’importante è che sopravviviamo a questo brutto periodo. E così, FORTI DI questa esperienza, saremo una famiglia ancora più compatta. Allora ciao carciofino, ché devo chiudere. Ho una lasagna da prepararti. Te la porterà zio Ciro che salirà domani per lavoro.

Giovanni: dunque avete ascoltato questo breve e divertente dialogo tra un ragazzo, molto saggio e i suoi genitori. Il papà dice che di primo acchito, la proposta del figlio l’ha lasciato di STUCCO.

Di primo acchito è un’espressione che significa inizialmente, all’inizio. Si tratta della primissima impressione che si ha. Spessissimo la si usa con due t (acchitto), ma la forma corretta è acchito, con una sola t.

Possiamo usare questa espressione in tantissime occasioni, ogni volta che a seguito di una prima impressione, la sensazione o l’opinione cambia: inizialmente si pensa una cosa e poi un’altra.

Ad esempio:

Ho visto una ragazza che di primo acchito sembrava la mia fidanzata, poi in realtà ho visto che non era lei.

Avevo gli occhiali appannati per via della mascherina, e stavo calpestando un topo che di primo acchito mi sembrava un pezzo di legno.

Andare ad abitare sulla luna potrebbe di primo acchito sembrare un’assurdità, eppure qualche scienziato ci sta pensando!

Appare di primo acchito incomprensibile imparare l’italiano senza concentrare troppo l’attenzione sulla grammatica, eppure questi episodi di Italiano Semplicemente mi stanno facendo cambiare idea.

Un’espressione che si può usare anche allo scritto, ma non in contesti troppo formali. La forma con due t, sebbene scorretta (acchitto), nella forma orale è comunque più diffusa.