Propizio (ep. 921)

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Giovanni: Parliamo dell’aggettivo “propizio” che significa favorevole. Questo è l’agettivo più simile. HA un senso abbastanza vicino comunque anche a adatto, opportuno, buono.

Il termine “propizio” si riferisce a qualcosa che favorisce o promuove un evento o una situazione positiva. Si usa principalmente per indicare che le circostanze sono favorevoli o vantaggiose per qualcosa o qualcuno.

Ad esempio, si può dire “Le condizioni meteorologiche sono propizie per una passeggiata in montagna” per indicare che il tempo è favorevole per fare una passeggiata in montagna. Oppure, “Questa è una propizia occasione per consolidare il nostro rapporto” per indicare che la situazione attuale è vantaggiosa per rafforzare un rapporto interpersonale.

In generale, il termine “propizio” viene utilizzato quindi per descrivere una situazione che è favorevole e che può essere sfruttata a proprio vantaggio.

Vediamo altri esempi usando anche qualche espressione già imparata:

  • “Dai, vedi che Francesca adesso sta da sola, L’occasione è propizia per attaccare bottone con lei!” In questo caso si sta invitando a cogliere l’occasione al volo, per non farsi scappare l’opportunità di andare a parlare con Francesca. 
  • Laddove le condizioni del mercato siano propizie, si possono ottenere profitti significativi”. La parola “laddove” (che abbiamo già visto insieme) viene utilizzata per indicare una situazione in cui le condizioni del mercato sono favorevoli, e il termine “propizie” indica che tali condizioni favoriscono l’ottenimento di profitti.
  • “La posizione della casa, a ridosso della valle, è propizia per godere di una vista panoramica”: quindi la posizione della casa è favorevole per godere di una vista panoramica perché si affaccia sulla valle.
  • “Il mercato azionario era in teoria propizio per gli investimenti nel settore tecnologico, ma vai a capire perché, qualcosa ha determinato il crollo del mercato in serata”. Dunque il mercato azionario era teoricamente favorevole per gli investimenti nel settore tecnologico, ma per un motivo che non si conosce c’è stato un crollo.
  • “Questa è una propizia occasione per mostrare il tuo talento artistico. Hai tutte le carte in regola, quindi non lasciartela scappare, mi raccomando“: La situazione è pertanto vantaggiosa per mostrare il proprio talento artistico in quanto si dispone delle capacità per mostrarle, si ha la stoffa giusta e occorre approfittarne.

Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente. 

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Discrezionale, a discrezione di (ep. 920)

Discrezionale, a discrezione di (scarica audio)

Giovanni: Ricordate quando abbiamo parlato della discrezione? In quell’occasione abbiamo visto in particolare l’aggettivo indiscreto e anche l’opposto: discreto, riferito al comportamento di una persona.
Ma che significa discrezionale? In quell’episodio non abbiamo parlato di questo.
Discrezionale” si riferisce a qualcosa che è lasciato alla discrezione o al giudizio personale di qualcuno. Ciò significa che la decisione su come procedere è lasciata alla persona che ha il potere o l’autorità di prenderla.

Ecco alcuni esempi di come “discrezionale” può essere usato:

La decisione di concedere il permesso di costruire è discrezionale del sindaco.

In questo caso, la decisione su se concedere o meno il permesso di costruire è lasciata alla discrezione del sindaco, il quale può decidere in base al proprio giudizio personale.

Il datore di lavoro ha il potere discrezionale di concedere o meno il congedo.

In questo caso, la decisione su se concedere o meno il congedo è lasciata alla discrezione del datore di lavoro.

Il giudice ha il potere discrezionale di scegliere la pena da infliggere.

In questo caso, la decisione sulla pena da infliggere è lasciata alla discrezione del giudice, il quale può decidere in base al proprio giudizio personale.

Il concetto appena descritto con l’uso di “discrezionale” può anche essere usato con l’espressione “a discrezione di“, che significa che qualcosa è lasciato alla decisione o al giudizio personale di qualcuno. Ecco alcuni esempi di come “a discrezione di” può essere usato in frasi:

Il prezzo del prodotto può essere modificato a discrezione del venditore.

In questo caso, il venditore ha il potere di decidere se aumentare o diminuire il prezzo del prodotto in base al proprio giudizio personale. E’ a sua discrezione la decisione sull’eventuale modifica del prezzo. E’ lui che decide autonomamente.

La scelta del ristorante per la cena è a discrezione degli ospiti.

In questo caso, la decisione su quale ristorante scegliere per la cena è lasciata alla discrezione degli ospiti, i quali possono decidere in base al proprio giudizio personale.

Il numero di partecipanti al corso è a discrezione dell’organizzatore.

In questo caso, è l’organizzatore che decide. L’organizzatore del corso ha il potere di decidere quanti partecipanti accettare in base al proprio giudizio personale.

L’utilizzo di discrezionale e di “a discrezione di” è abbastanza formale.

Ecco alcune alternative più colloquiali che si possono usare usare:

  • “a scelta di“: questa espressione è più informale di “a discrezione di”, ma ha lo stesso significato. Ad esempio: “il piatto da ordinare è a scelta tua”.
  • a tua scelta“: questa è un’altra alternativa informale per “a discrezione di”. Ad esempio: “l’abbonamento che hai pagato prevede un quotidiano a tua scelta tra quelli elencati”.
  • a seconda di quello che preferisci“: anche questa espressione può essere usata al posto di “a discrezione di”, quando si parla di scelte personali. Ad esempio: “Puoi scegliere il tuo look a seconda di quello che preferisci”.
  • in base alla tua decisione“: Ad esempio: “La scelta finale è in base alla tua decisione”.
  • decidi tu“: questa espressione è molto informale, ma può essere usata al posto di “a tua discrezione” in molte situazioni. Ad esempio: “Decidi tu quale film guardare stasera”.
  • Come preferisci“: es: “facciamo come preferisci”
  • decidi tu come vuoi fare“: questa espressione è simile a “decidi tu”, ma include anche il “come” per indicare che la scelta riguarda anche il modo di agire. Ad esempio: “Decidi tu come vuoi fare per risolvere questo problema”.
  • a piacere“: utile quando si parla di scelte personali o di gusti. Ad esempio: “Puoi personalizzare il tuo hamburger a piacere”.
  • vedi tu“, molto informale e poi ce ne siamo già occupati in un episodio passato.
  • Attenzione e frasi tipo “fai come ti pare” e “fai un po’ come ti pare” perché possono essere molto scortesi soprattutto se si utilizza un tono rude o autoritario. Potrebbe sembrare che possa essere usata al posto di “a discrezione di”, potrebbe cioè suggerire che la scelta è completamente libera e che non ci sono vincoli o limiti da rispettare, ma in realtà si usa solamente quando siamo di fronte a una persona che vuole fare di testa sua nonostante i miei suggerimenti. Se uso questa frase è segno evidente che ho perso la pazienza, smetto di insistere e che ti lascio al tuo destino, tanto hai già deciso (nel modo sbagliato secondo me).

Adesso ripassiamo qualche episodio passato con l’aiuto dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente. La scelta dell’argomento del ripasso è a vostra discrezione.

Peggy: Va bene! Oggi faccio la brava studentessa, seguendo il nostro retaggio culturare basato sulla filosofia confuciana, ossia rispettare il nostro prof. Per giunta, lasciare un episodio senza alcun ripasso non corrisponde alla mia politica, allora ho detto qualcosa. Fatevi sotto anche voi ragazzi, non è che dobbiamo fare qualcosa di arduo come una versione di latino o di greco.

Marcelo: certo Peggy, è doveroso fare dei ripassi ogni giorno per rendere piú spontaneo e naturale il nostro italiano! Direi anche che pare brutto non rispondere quando siamo chiamati in causa, anzi ti dico che provo piacere nel partecipare con un ripassino!

Irina: Mi sono ripromessa di essere uno studente/una studentessa indefessa e promettente, quindi anch’io vorrei scrivere due righe anziché rimanere qui impalata sperando di dimostrare di avere la stoffa giusta nel fare un’opera da incorniciare. Tuttavia, mio malgrado, dal momento che in questo momento sono indisposta, mi vedo costretta a partecipare, ma solo più in là, quando avrò più tempo a disposizione.

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Doveroso (ep. 919)

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Giovanni:

Cosa preferite tra il dovere e il piacere?

Facile scegliere, però si dice sempre “prima il dovere, poi il piacere”. Potrei anche dire che è doveroso prima fare ciò che fa parte del nostro dovere e poi le cose piacevoli.

Oggi vorrei parlarvi proprio di “doveroso” e “doverosa“, aggettivi che ovviamente fanno riferimento al dovere.

Doveroso significa che è ritenuto un dovere, ma non sempre. A volte stiamo parlando di qualcosa di diverso.

Adesso potrei dirvi che da parte mia è doveroso fare degli esempi, altrimenti potreste avere dei dubbi.

Spesso non parliamo di un dovere nel vero senso del termine. In questo caso: è bene fare qualche esempio, è meglio, credo sia giusto, sento che devo farlo. In questo caso ad esempio parlo di fare degli esempi e questo aiuta molto la comprensione e sarebbe poco utile non fare alcun esempio. Quindi è doveroso da parte mia farne qualcuno se voglio essere utile. È anche una questione di cortesia conunque.

Si usa spessissimo infatti in formule di cortesia, quando vogliamo ad esempio ringraziare qualcuno:

È doveroso ringraziare i volontari che ci hanno aiutato ad organizzare questo evento.

Oppure per esprimere una forma di rispetto verso le persone a cui ci si rivolge:

Sono doverose delle scuse da parte mia per non avervi avvisato.

Perché non ci hai avvisato? Non bastano le scuse. È doverosa una spiegazione da parte sua!

Diciamo che più che un dovere, parliamo di un obbligo morale.

Rispettare la legge e doveroso?

Certamente, ma questo aggettivo si usa spesso non solo quando si tratta di veri doveri come questo. Nel caso di doveri veri e propri poi normalmente si dice anche che fare questa cosa è un dovere, oppure un preciso dovere, o che corrisponde/risponde a un preciso dovere.

Dunque accade spessissimo che si riservi questo aggettivo anche per tutti i comportamenti ritenuti moralmente corretti, per educazione, senso civico, eccetera.

È doveroso avvisarvi che il viaggio durerà 5 ore circa senza interruzioni. Se dovete mangiare, bere o andare in bagno, fatelo subito.

Grazie per averci accompagnato a casa.

Si figuri, era doveroso da parte mia visto che avete perso il treno per colpa mia.

“È doveroso” può somigliare a è indispensabile, è d’obbligo, è giusto, è necessario, è dovuto, è opportuno. A seconda del caso si avvicina a una di queste modalità simili.

L’aggettivo doveroso viene associato più spesso a un ringraziamento:

Un doveroso ringraziamento a chi ha sostenuto l’associazione.

Abbastanza frequente è anche “per doverosa informazione” e anche “per doverosa e opportuna conoscenza“, oppure “fare una doverosa precisazione” e “prendere una misura doverosa“, dove misura sta per provvedimento, decisione, quindi parliamo di qualcosa di giusto, opportuno.

L’utilizzo è sempre abbastanza formale.

Adesso ripassiamo un po’ parlando di piacere.

Marcelo: di già! Così, senza anticipare! Allora mi precipito volentieri e con piacere a pensare a qualcosa! Non so se ti piacerà comunque!

Peggy: dai ragazzi! pare brutto rispondere picche alla richiesta di Gianni! Facciamo del nostro meglio e forse sarà un ripasso da incorniciare!

Edita: certo Peggy! Dobbiamo farlo, di qui non si scappa! Mettiamoci all’opera e non rimaniamo impalati. Facciamo squadra per collaborare!

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Lo schiribizzo e il ghiribizzo (ep. 918)

Lo schiribizzo e il ghiribizzo (scarica audio)

Giovanni: Oggi parliamo dello schiribizzo, un termine molto curioso e usato in tutto lo stivale (Cioè in tutt’Italia). Quando lo utilizziamo siamo sempre in un contesto informale, colloquiale.

In realtà il termine schiribizzo è una variante popolare di “ghiribizzo“. Si tratta comunque della stessa cosa.

Ma cos’è lo schiribizzo? Cos’è il ghiribizzo?

Lo schiribizzo è una voglia strana, un desiderio improvviso, ma non il desiderio di qualcosa di materiale (o almeno non soltanto), ma la voglia di fare qualcosa di strano, di insolito, di bizzarro, qualcosa che in condizioni normali non farei, ma in quel momento, quando mi prende lo schiribizzo, potrebbe essere l’occasione buona, perché non è che prende tutti i giorni lo schiribizzo.

Quel giorno potrei essere però particolarmente curioso o sentirmi particolarmente ardito, temerario, intraprendente, o magari mi sento particolarmente irritato e allora mi scatta qualcosa dentro, qualcosa di improvviso che mi fa fare qualcosa.

Questo è un segno inconfutabile che mi è preso lo schiribizzo!

Avrete capito che si usa il verbo prendere:

Prendere lo schiribizzo.

Es:

Oggi vado al mare. impiego normalmente un’ora per arrivare, ma se mi prende lo schiribizzo stasera mi fermo a dormire in un hotel, così potrò tornarci anche domani mattina.

Come verbo ausiliare quello corretto è il verbo essere, ma a volte si usa anche il verbo avere. Non si dovrebbe, ma la lingua colloquiale fa questi scherzi a volte.

Mi è preso lo schiribizzo

Mi ha preso lo schiribizzo

Es:

Mia figlia esce ma non mi dice mai dove va. Ma ieri sera mi è preso lo schiribizzo e sono andato a vedere dove andava mia figlia. Non vi dico cosa ho scoperto!

In definitiva, quando prende lo schiribizzo, viene una voglia particolare che spinge a fare qualcosa.

Si usa anche con la preposizione “di”:

Non lo faccio mai, ma oggi mi è preso lo schiribizzo di andare a vedere la partita della Roma allo stadio.

Tutti noi avremmo voglia di fare tante cose in certe situazioni, poi però quasi sempre ci comportiamo diversamente e facciamo la scelta più saggia o più “normale” o meno rischiosa o meno stravagante.

Lo facciamo per motivi diversi, legati alla cultura, alle abitudini, al modo di vivere quotidiano, per non offendere, per non invadere la privacy degli altri, per non perdere tempo, per non aver paura che ci siano conseguenze negative eccetera.

Ma a volte capita che ti prende lo schiribizzo e allora non c’è niente da fare!

A volte quando prende lo schiribizzo è per curiosità, altre volte per evadere un po’, per lasciarsi andare e fare cose insolite o perché siamo stanchi di vedere cose che non ci piacciono.

Allora in questi ultimi casi può prendere per togliersi un sassolino dalla scarpa
Non esagerate però con gli schiribizzi perché potreste essere considerate persone sui generis, che non sanno contenersi, che non rispettano le norme sociali, che non hanno pazienza o che sono totalmente imprevedibili e quindi poco affidabili.

Potete usare i termini ghiribizzo e lo schiribizzo per dare frizzantezza ad una affermazione, grazie al suono divertente di questa parola.

Se non vogliamo usare lo schiribizzo possiamo parlare di “capriccio” che però non si prende ma si ha. Ma un capriccio è un’improvvisa voglia o desiderio di fare qualcosa, spesso senza un motivo razionale o importante. Tra l’altro il termine si usa spesso con i bambini.

Cosa sono tutti questi capricci? Perché non vuoi mangiare oggi? Basta capricci!

Lo schiribizzo in realtà ha spesso una motivazione alla base, ma si tratta comunque di qualcosa di impulsivo e di improvviso.

Allora concludo dicendo che oggi ho già utilizzato 4 episodi di ripasso per descrivervi lo schiribizzo, quindi possiamo anche finirla qui.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente.

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Pare brutto (Ep. 917)

Pare brutto

Pare brutto (scarica audio)

Video e trascrizione

Giovanni: l’espressione di oggi è “pare brutto“. Non parliamo dell’aspetto fisico di una persona però. Non parliamo cioè di una persona che ci sembra brutta. “Sembra” e “pare” come sapete sono abbastanza simili. Questo sarebbe infatti il senso proprio di “pare brutto”.

Pare brutto” è invece una locuzione informale molto usata in tutta Italia ma maggiormente nelle regioni del centro sud, che può avere significati diversi ma tutti abbastanza simili, tipo:

non è bello
non è carino
non è giusto
non è corretto

Parliamo quindi di comportamenti o atteggiamenti ritenuti scorretti ma più frequentemente sconvenienti. Notare che si usa solamente al maschile.

La società in cui viviamo è caratterizzata da dinamiche sociali complesse, che richiedono il rispetto di diverse regole.

Queste regole possono riguardare l’etica, la moralità, il comportamento sociale, le convenzioni. La loro esistenza e il loro rispetto sono fondamentali per garantire il funzionamento armonioso della società stessa e per preservare i diritti e le libertà individuali di ogni membro.

Tuttavia, va detto che il rispetto di queste regole non sempre è una questione scontata: si scontrano valori contrastanti, e la loro interpretazione può variare a seconda dei contesti culturali, storici e geografici.

In ogni caso, è importante prendere consapevolezza dell’importanza di queste regole e cercare di rispettarle, in modo da contribuire al benessere e alla stabilità della comunità in cui viviamo.

Pare brutto” si usa proprio per evidenziare un comportamento che potrebbe essere offensivo o che potrebbe sembrare scortese, maleducato. Questo nella maggioranza dei casi. È una riflessione e un giudizio su ciò che potrebbe essere giusto o sbagliato fare dal punto di vista soprattutto sociale.

Bisogna fare questo e non quello, altrimenti “pare brutto“.

Vediamo qualche esempio:

È il compleanno di nonna. Dai facciamole una telefonata; pare brutto farle gli auguri su WhatsApp!

Che dici, pare brutto se oggi alla riunione mi presento senza cravatta?

Che dici, lo invitiamo zio Gianni al compleanno?

Certo! Lui è sempre gentile con noi, pare brutto se non lo invitiamo!

Pare brutto non festeggiare il mio 50-esimo compleanno. Dai organizziamo qualcosa!

Pare brutto” indica quindi una critica rivolta ad atteggiamenti o comportamenti (ipotetici, non ancora avvenuti) che non sono visti in modo positivo, non sono considerati normali, quindi vanno contro ciò che è ritenuto normale e giusto da fare.

Fare una cosa di questo tipo sembrerebbe strano, potrebbe portare dei problemi, oppure potrebbe far pensare che sono una persona maleducata, o che ho qualcosa da nascondere o anche semplicemente non mi sentirei che ho fatto la cosa giusta.

Si usa anche al passato:

Mi pareva brutto non invitare Matteo alla mia festa.

In questi casi si tratta di eventi passati, quindi già avvenuti.

Possiamo usare anche “sembrare brutto“:

Ho incontrato la mia ex mentre ero con la mia fidanzata. Mi è sembrato brutto non dirle almeno ciao.

A volte quindi si usa anche il verbo sembrare, come ho appena fatto, ma è più raro.

Ricapitolando, “pare brutto” e più raramente “sembra brutto” sono locuzioni informali usate in tutta Italia ma più al centro sud, e si potrebbero tradurre con: “non è corretto”, “non è giusto “, “non è carino” ma direi che, trattandosi di considerazioni su comportamenti da adottare, allora il senso è più vicino a:

Non sarebbe carino

Non sarebbe conveniente

Potrebbe essere male interpretato

Potrebbe essere visto come qualcosa di offensivo

Potrebbe sembrare un comportamento maleducato

Non mi sentirei che sto facendo la cosa giusta.

A volte non si usa né pare né sembra, ma il verbo essere:

Stesso significato.

Che dici, è brutto se oggi che abbiamo ospiti. anziché cucinare ordiniamo le pizze?

Adesso ripassiamo dai, sennò pare brutto:

Marcelo: a me ad esempio pare brutto che mentre io mangio, il mio cane sta a guardare. Mi guarderebbe e penserebbe “beato te! Che ne sarà invece di me?”.

Khaled: Il mio non farebbe che abbaiare invece. Non esiste proprio che mangio prima di lui!

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