336 – Rivendicare

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Trascrizione

Giovanni:

In questo episodio n. 336 vorrei attirare la vostra attenzione sul verbo rivendicare. Anzi vorrei rivendicare l’attenzione su questo verbo.

Potreste chiedervi: Perché? Qualcuno forse usa questo verbo? Ce n’è bisogno? Uno straniero deve saperlo usare? Quando?

Queste domande hanno bisogno di una risposta, allora facciamo un esempio tratto dalle notizie di oggi:

Dopo le elezioni in Bielorussia (vinte da Lukashenko), la sua sfidante Tikhanovskaja rivendica la vittoria.

Rivendicare la vittoria equivale a dire a tutti:

Attenzione, guardate che sono io ad aver vinto. Io ho vinto le elezioni! Non le ha vinte Lukashenko, ma io!

Quindi quando una persona rivendica qualcosa, è perché vuole attirare l’attenzione su di sé o anche semplicemente su una cosa importante.

Questa cosa è mia!

Questa cosa è merito mio,

Questa cosa è importante.

Sembra quindi che qualcuno non la pensi come noi, che dobbiamo far sentire la nostra voce, per dimostrare la verità, per dire qualcosa di importante.

Anche la stessa “attenzione” si può rivendicare,come ho detto nell’esempio iniziale.

Se voglio che gli altri stiano attenti a ciò che dirò o che farò, allora rivendico la loro attenzione su qualcosa. Si usa la preposizione su o anche di.

Una professoressa può rivendicare l’attenzione degli studenti ad esempio.

A dire il vero in questo caso generalmente si usa “attirare” l’attenzione. È quasi sempre così. Rivendicare infatti si utilizza maggiormente in ambito politico in questo senso:

Bisogna rivendicare l’attenzione del governo sui diritti dei lavoratori.

Come a dire: questa cosa è importante. La rivendico!

Forse il modo migliore di definire rivendicare è “dire con forza qualcosa”, come quando i terroristi rivendicano un attentato per dire:

L’attentato è opera nostra!

Quindi si desidera sempre affermare o riaffermare qualcosa e esigere il riconoscimento e l’attribuzione di un diritto o di un merito.

Insomma stiamo reclamando, stiamo protestando.

Una cosa importante per noi viene quindi rivendicata se crediamo che sia importante o anche in pericolo.

Anche un diritto può rivendicarsi, perché spesso sono a rischio, i diritti.

Rivendico il diritto di parlare!

Cioè: voglio parlare, è un mio diritto, fatemi parlare!

Anche una proprietà può essere rivendicata:

Questa casa è mia, anche se mi è stata tolta, quindi la rivendico.

Questa è una vera azione giudiziaria, significa accertare, verificare la proprietà.

Voglio che la verità esca fuori: la rivendico!

Non lasciatevi ingannare dalla somiglianza con il verbo vendicare, cioè dalla vendetta, sebbene qualcosa in comune ci sia (infatti l’origine è la stessa).

In effetti, sebbene in teoria rivendicare possa significare anche “vendicare di nuovo” non è questo l’uso che se ne fa.

Certo è che chi rivendica qualcosa non è mai di buonumore!

E tu hai mai fatto una rivendicazione?

Lia: io non ho mai fatto una rivendicazione in vita mia. Questo la dice lunga sul mio carattere tranquillo.

Sofie: ma pensa un po’! Credo di sapere perché: tu, zitta zitta, hai sempre avuto agganci che ti hanno sempre risparmiato fatiche inutili e così ti è sempre andata di lusso.

Lia: neanche per sogno! Io non ho agganci di nessun tipo. Nessuno mi ha mai aiutata, sono accuse prive di fondamento le tue. Ma guarda tu! Impertinente che non sei altra!

Sofie: non fare la sostenuta adesso! Ti ho colta sul vivo eh? Vuoi rivendicare la tua integrità morale?

Lia: Ma ti pare che io mi debba difendere contro tutte queste accuse ingiuste? Ma io non lo so, guarda!

Sofie: comunque, a scanso di equivoci scherzavo. Adesso però non potrai più dire che non hai mai rivendicato nulla nella tua vita!

Giovanni: Grazie a Lia dal BRASILE e Sofie dal Belgio per questo bel ripasso di oggi. Lia e Sofie sono due membri dell’associazione italiano semplicemente. Lascio che siano sempre i membri a registrare le frasi di ripasso degli episodi precedenti.

Rauno: Se anche tu vuoi diventare membro, non hai che da chiederlo.

Elettra: e ringraziamo anche Rauno dalla Finlandia prima di ricevere una rivendicazione da parte sua!

335 – Pensa un po’

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Trascrizione

Giovanni:Buongiorno cari amici di Italiano Semplicemente, siamo arrivati all’episodio n. 335 di questa rubrica.

335! Pensate un po’!

ecco un’altra mini espressione che si usa almeno una decina di volte al giorno: pensa un po’.

L’espressione è da leggere alla lettera? Questa è una domanda chiave, molto importante cioè.

Questa espressione, voglio dire, è un invito a pensare un poco?

Sicuramente è un invito a pensare, ma non “un poco”, che abbreviato si scrive “un po’”.

Non è come dire:

Dammi un po’ di vino

Parla un po’ di più

Mangia un po’

Eccetera.

A dire il vero a volte può essere usata in questo modo:

Pensa un po’ a te stesso, pensa un po’ di più al lavoro,  pensa un po’ prima di rispondere. Eccetera.

Ma generalmente non è questo l’utilizzo principale di “pensa un po’”.

In genere si usa questa espressione per richiamare l’attenzione su qualcosa, per invitare a riflettere su un aspetto. “Un po’” non indica quindi una quantità (di tempo in questo caso) o una intensità. Spesso è un segnale di stupore, o anche di incredulità addirittura. Altre volte anche di contrarietà, dissenso. A volte poi “un po’” si può anche togliere perché non aggiunge molta intensità.

Ascoltate infatti alcuni esempi:

Pensa un po’ che bello se riuscissimo ad andare in Italia.

In tal caso “pensa” è sufficiente a esprimere questa condivisione del proprio pensiero. Possiamo togliere un po’ perché non aggiunge nulla.

Altre volte è fondamentale:

Sai che qualcuno crede che una lingua si possa imparare senza fare esercizi scritti?

Risposta: Pensa un po’!

Il tono che si usa, mai come in questo caso, è assolutamente fondamentale per capire il senso della frase.

Sicuramente c’è stupore, quello non manca quasi mai, il tono può esprimere poi curiosità, oppure un dissenso, anche forte. Altre volte può esprimere un po’ di sufficienza, come se la cosa non  interessasse molto. Dipende tutto dal tono.

Ascoltate la differenza di tono nel caso di stupore, incredulità, curiosità, dissenso e sufficienza.

– – –

Pensate un po’ che bello se per una volta riuscissi a rispettare i due minuti previsti.

Xiaoheng: Anche in questo caso basterebbe dire “pensate”, se non fosse che così è un po’ più ironica come frase.

Giovanni: giusto.

Komi: vabe allora rimaniamo che ci aggiorniamo domani?

334 – Di nuovo

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Trascrizione

Giovanni: cosa si dice quando si esce da un ristorante oppure quando termina un incontro di lavoro?

Si saluta ovviamente. Si tratta di un saluto di commiato, cioè di un saluto che si dà quando termina un incontro o una conversazione.

Allora, per accomiatarsi (questo è il verbo del commiato) si può dire buongiorno o buonasera o buonanotte a seconda dell’orario.

Per congedarsi (si può anche dire così, con lo stesso significato) si può anche dire arrivederci, buona giornata, a presto. Anche un “ci vediamo” o “alla prossima” possono andar bene se c’è abbastanza confidenza. Oppure si può ricorrere ad un semplice “ciao”, abbastanza familiare ed amichevole ma sempre valido come congedo (il congedo è come il commiato).

Ma cosa succede se dopo i saluti, ci si intrattiene ancora? Succede che poi si deve salutare nuovamente. In questi casi si può nuovamente dire buonasera o buonanotte eccetera, ma generalmente si utilizza un altro genere di saluto.

Di nuovo“!

In questi casi è sufficiente dire “di nuovo” o anche “nuovamente” (ma è meno usato).

Un tipo di saluto particolare, che si usa normalmente con persone che non si conoscono, quindi va bene al ristorante ma anche in una riunione di lavoro.

Non è necessario dire “di nuovo buongiorno” o “di nuovo buonasera” sebbene possa comunque andar bene. È sufficiente dire “di nuovo”.

Es: buonasera!

Ristoratore: Buonasera a voi, e grazie per averci scelto. Spero abbiate mangiato bene.

Cliente: Benissimo grazie. Le fettuccine che ho mangiato sono uguali a quelle che fa mia nonna.

Ristoratore: ci fa piacere. Di dove siete?

Cliente: veniamo da Roma. Siamo vicini. Quindi sicuramente ritorneremo trovarvi.

Ristoratore: ottimo! Allora alla prossima!

Cliente: certamente! Di nuovo!

Hartmut: un saluto a tutti gli ascoltatori di italiano semplicemente! Possibile mai però che i classici libri di italiano non ci dicano queste cose?

Khaled: questo la dice lunga sulla loro utilità.

Rauno: dai, adesso non si dica che tutti i libri sono inutili!

Doris: io qualcuno l’ho trovato interessante. Altri invece non sono niente di che.

Lia: dicono che anche la grammatica a suo modo è utile. Peccato che non basti. Occorre parlare ed ascoltare, altro che storie!

Iberê: grazie! Altrimenti la lingua a che serve? Bisogna aver cura di tutti gli aspetti della comunicazione.

Ulrike: ok. Adesso però per la cronaca i due minuti sono finiti. Ciao a tutti.

Hartmut: di nuovo!

333 – Saperla lunga

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Saperla lunga

Giovanni: eccoci al terzo episodio sul termine “lunga”, sempre al singolare femminile. Saperla lunga è l’espressione di oggi.

Spero che questo termine non vi abbia stancato.

Komi: ma ti pare, Gianni, non siamo stanchi per niente! Mi fa specie che parli così.

Giovanni: Bene. Sono contento. Allora lascio la parola a mia madre.

Giuseppina: Certo, il sapere e la lunghezza sembrano non avere cose in comune, ma questa è un’espressione idiomatica.

Allora mi chiedo: se io la so lunga, cosa significa? Significa che conosco molte cose?

Si, significa anche questo, ma non si usa per le persone colte in generale, le persone che hanno studiato, o anche le persone curiose e sempre infornate su tutto.

Non sono queste le persone che la sanno lunga. Questa categoria di persone è troppo ampia.

Ulrike: E chi sono allora? Ci tieni sulle spine?

Giuseppina: Dunque: se parlo di conoscenza, posso usare questa espressione e posso dire che ad esempio “Giovanni la sa lunga in fatto di insegnamento”.

Questo posso dirlo e significa semplicemente che Giovanni conosce molto bene questo argomento.

Però devo specificare l’argomento, e per fare questo posso usare due forme diverse:

Maria la sa lunga in fatto di cinema

Gli italiani la sanno lunga in termini di cibo.

Questo esprime competenza, e questo è uno dei tanti modi per esprimere le competenze di una persona. Ne abbiamo parlato nella prima lezione del corso di ITALIANO PROFESSIONALE.

Un secondo e più usato modo per usare saperla lunga è per esprimere la furbizia di una persona. E le persone furbe spesso destano sospetti, spesso vengono scoperte, e spesso nascondo delle cose per ottenere un risultato vantaggioso. Allora quando vogliamo indicare proprio queste persone, quando abbiamo sospetti che una persona sappia delle cose ma non dica nulla per furbizia, possiamo dire che questa persona la sa lunga.

Giovanni la sa lunga, ma noi non dobbiamo lasciarci imbrogliare da lui.

Francesco ci nasconde qualcosa. Secondo me la sa lunga su questa storia e non ci dice niente.

È un’espressione che si usa sempre al presente.

Attenzione quindi a volte è un complimento, altre volte è un sospetto. Si può usare anche in modo ironico:

Questo ragazzo è un furbetto.. mi sa che tu la sai lunga eh?

Xiaoheng: io credo di aver capito. Ma se avrò dubbi mi ritaglio del tempo e ascolto nuovamente. D’altronde il metodo di Italiano Semplicemente è comprovato.

Giovanni: Ringrazio i membri Komi, Ulrike e Xiaoheng per averci aiutato a realizzare le frasi di ripasso contenute in questo episodio. Per chi è nuovo ed ascolta questo tipo di episodi per la prima volta, gli consiglio di cliccare sui link che sono stati inseriti nell’episodio per approfondire le espressioni che risultano poco chiare.

332 – Non farla lunga

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Trascrizione

Giovanni: dove eravamo rimasti? Ah, eravamo rimasti alla parola “lunga“, al femminile singolare. Questo è importante sottolinearlo.

Cosa può essere lunga?

Se parliamo di lunghezza in termini di centimetri, metri, chilometri, potremmo prendere qualsiasi “oggetto” femminile. Se definiamo una strada, ad esempio, è diciamo che è lunga, stiamo dicendo che ha una lunghezza elevata, molti chilometri ad esempio. Lunga è il contrario di corta.

Anche una barba può essere lunga o corta.

Ma anche una storia che viene raccontata può lunga o corta. In questo caso parliamo di quanto tempo ci vuole per raccontarla.

Tutto è relativo, è vero. Allora potrebbe essere lunga quando richiede troppa attenzione o quando è composta da molte pagine o troppi caratteri.

Ma se la storia è interessante potrebbe non essere giudicata lunga.

Mariana: Giovanni, però stavolta cerca di  evitare una spiegazione troppo lunga. Spesso e volentieri vai oltre i due minuti e sì direbbe che tu non abbia un orologio.

Komi: anche stavolta, se ci va di lusso, saranno 4 minuti.

Xiaoheng: l’importante è che si faccia una spiegazione concisa e niente resti in sospeso. Così che tutti si dicano soddisfatti.

Giovanni: Allora cercherò di essere il più conciso possibile. Se parlo di una storia, esiste l’espressione “farla lunga” che si usa spessissimo nei dialoghi familiari e tra amici.

Si parla non di una storia da raccontare, di un racconto, ma di spiegazioni generiche, di dialoghi tra persone, dialoghi dove spesso una delle due persone si stanca di ascoltare l’altra che magari sta cercando di spiegare una cosa che ritiene importante, o si sta giustificando spendendo però troppe parole e stancando così l’altra persona che ascolta.

Es:

Moglie: Dove vai? Devi uscire? E con chi devi uscire? È tardi e domani ti devi alzare presto. Poi non dire che hai sonno domani mattina. Tutte le sere la stessa cosa! Ma quanto dura questa storia? Ma pensa se anch’io iniziassi a…

Marito: Dai, non farla lunga adesso, tra poco sarò a casa.

Si usa anche quando si cerca di convincere una persona un po’ reticente, un po’ difficile da convincere:

Es:

Dai vieni a cena con noi!

No, mi sento giù, non me la sento, sono STANCO.

Dai, vieni e non farla troppo lunga!

Si usa anche senza la negazione, ma sempre con un tono un po’ scocciato, seccato:

Ma quanto la fai lunga!! Mi hai stufato!

La stai facendo troppo lunga adesso, sbrigati che ho da fare!

Finito. Contenti?