Ingraziarsi, entrare e cadere nelle grazie, accattivarsi, arruffianarsi (ep. 971)

Ingraziarsi, entrare/cadere nelle grazie, accattivarsi, arruffianarsi (scarica audio)

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Trascrizione

Ricordate il termine ruffiano? Ne abbiamo parlato in un episodio. Non vi ho detto però del verbo arruffianarsi.

Possiamo dire che il ruffiano si arruffiana con qualcuno.

Il verbo “arruffianarsi” ha un significato negativo ed è spesso usato per descrivere comportamenti o azioni disoneste o immorali. Significa cercare di ottenere il favore, l’attenzione o il sostegno di qualcuno in modo servile o sospetto, di solito con l’obiettivo di ottenere benefici personali o favori, spesso in maniera disonesta. Ricorderete sicuramente il concetto di tornaconto personale.

Ad esempio, se qualcuno si “arruffiana” un’altra persona, potrebbe cercare di lusingarla eccessivamente, mentire o ingannare per guadagnare la sua fiducia o supporto in modo manipolatorio.

Si può anche usare la preposizione “con”: arruffianarsi con qualcuno.

In generale, il termine “arruffianarsi” è associato a comportamenti non etici e negativi, e non è una forma appropriata di interazione o rapporto con gli altri.

Oggi con l’occasione vi parlo anche del verbo ingraziarsi e delle espressioni entrare o cadere nelle grazie di qualcuno.

Le espressioni “ingraziarsi qualcuno”, “cadere nelle grazie di qualcuno” e “entrare nelle grazie di qualcuno” sono modi di dire che indicano qualcosa di abbastanza simile ma meno negativo rispetto a arruffianarsi.

Stavolta si tratta di guadagnare o ottenere la favorevolezza, l’approvazione o la benevolenza di qualcuno. Non sempre però è detto che ci sia la volontà al fine di ottenere favori o manipolare questa persona. Non è detto che ci sia il famoso tornaconto personale.

Con Ingraziarsi qualcuno però è detto eccome!

Si tratta di una volontà, quindi si avvicina molto a arruffianarsi. Implica che una persona sta cercando attivamente di fare qualcosa o di comportarsi in un modo che piaccia o conquisti un’altra persona.

L’obiettivo è ottenere il favore o l’approvazione di quella persona attraverso gesti, azioni o comportamenti. In pratica chi cerca di ingraziarsi una persona può fare il ruffiano per riuscire nel suo scopo.

Quando l’atteggiamento diventa servile, si usano anche i termini leccapiedi e leccaculo, più informali e anche molto più dispregiativi. Meno dispregiativo risulta il termine lustrascarpe (il lustrascarpe è colui che lustra, cioè che pulisce le scarpe ad un’altra persona).

Lecchino è più o meno allo stesso livello. Si usa spesso in ambienti lavorativi.

Quindi in poche parole ingraziarsi sta per conquistare il favore o la benevolenza di qualcuno. Abbastanza simile anche al verbo accattivarsi, ma quest’ultimo è più innocente.

Il verbo “accattivarsi” ha un tono più leggero e meno negativo rispetto a “ingraziarsi”. “Accattivarsi” significa cercare di guadagnarsi il favore o la simpatia di qualcuno, ma solitamente implica comportamenti più innocenti o amichevoli.

Quando qualcuno si accattiva un’altra persona, potrebbe cercare di fare una buona impressione in modo genuino o di rendere piacevole l’interazione senza necessariamente avere motivazioni negative o disoneste.

Non badate alla somiglianza con la parola “cattivo“, perché vi porta fuori strada.

In altre parole, “accattivarsi” suggerisce un approccio più amichevole e meno manipolatorio rispetto a “ingraziarsi“, che invece potrebbe implicare tattiche più calcolate o disoneste per ottenere il favore di qualcuno.

Notate che spesso si usa anche aggraziarsi, con lo stesso senso di ingraziarsi. Può andar bene, ma generalmente aggraziarsi si utilizza nel senso di ingentilirsi, quindi acquisire una maggiore delicatezza, come una ballerina che acquista grazia, migliora la sua delicatezza nei movimenti, quindi potremmo dire che si è aggraziata. La sua grazia nei movimenti è migliorata.

Una ballerina poco aggraziata potrebbe sembrare meno sicura di sé nei movimenti e potrebbe avere difficoltà a eseguire passi complessi con grazia.

Una ballerina non aggraziata si muove in modo meno fluido, elegante e armonioso rispetto a una ballerina che è considerata aggraziata. Capite allora che la “grazia” ha più di un significato.

Ma allora cos’è la grazia in questo caso? È il singolare di grazie: la grazia, le grazie.

Non pensate al ringraziamento però. Le grazie sono qualcosa di diverso. Nel caso della ballerina si usa solo al singolare ed ha un senso diverso da quello che sta nel verbo ingraziarsi.

In questo contesto (ingraziarsi) “grazie” indica il favore o la buona disposizione che qualcuno può avere nei confronti di un’altra persona.

Nelle grazie di un’altra persona si entra, quindi INgraziarsi. Facile da ricordare no?

Passiamo a “Cadere nelle grazie di qualcuno“: significa che, in modo involontario o a causa di certe circostanze, una persona ha guadagnato la fiducia e l’approvazione di qualcun altro. Di solito, questa espressione suggerisce che la persona ha fatto qualcosa che ha reso l’altra persona felice o grata.

Entrare nelle grazie di qualcuno è simile a “cadere nelle grazie di qualcuno”. Si possono usare l’una al posto dell’altra senza problemi. Significa quindi guadagnare l’approvazione o la benevolenza di qualcuno attraverso azioni positive o comportamenti che sono graditi alla persona in questione.

Es:

Dopo aver aiutato il suo vicino anziano a riparare il tetto, è entrato nelle grazie di tutta la sua famiglia e lo invitano sempre a cena.

In questo caso, significa che la persona ha guadagnato il rispetto e l’apprezzamento della famiglia per il suo gesto di gentilezza.

Il nuovo dipendente è entrato nelle grazie del capo grazie al suo impegno e alla sua dedizione al lavoro. Adesso il capo ha occhi solo per lui!

Qui, indica che il nuovo dipendente ha ottenuto l’approvazione e il sostegno del capo per il suo comportamento professionale.

Giovanni ha cercato di ingraziarsi il professore regalandogli un libro alla fine del semestre.

In questo contesto, significa che Giovanni ha tentato di guadagnarsi il favore del professore con un gesto apparentemente gentile ma motivato dalla speranza di ottenere un voto migliore.

Il politico ha cercato di ingraziarsi gli elettori promettendo di risolvere i problemi locali.

Qui, indica che il politico ha cercato di guadagnarsi il sostegno degli elettori facendo promesse per ottenere il loro voto. Poi magari queste promesse non verranno mantenute!

Come potete vedere dagli esempi, “entrare nelle grazie” spesso suggerisce che qualcuno è stato ben visto o apprezzato per le sue azioni, mentre “ingraziarsi” può implicare un tentativo più calcolato di ottenere il favore di qualcuno, talvolta con motivazioni personali o nascoste.

Vediamo accattivarsi:

Durante l’intervista di lavoro, ha cercato di accattivarsi il selezionatore mostrando grande entusiasmo e conoscenza dell’azienda.

Il politico cercava di accattivarsi la simpatia dell’elettorato promettendo di migliorare i servizi pubblici e ridurre le tasse.

Per farsi notare dal professore, ha cercato di accattivarselo durante le lezioni, partecipando attivamente alle discussioni in classe.

Nel tentativo di accattivarsi il capo, ha lavorato diligentemente sul progetto e ha presentato risultati eccezionali.

Si possono accattivare sia le simpatie di una persona che la persona stessa. Si può dire in entrambi i modi e il senso non cambia.

Adesso, se volete entrare nelle mie grazie, preparate un bel ripasso.

Marcelo: io non ho mai cercato di arruffianarmi nessuno. Non è nel mio stile. Se sono entrato nelle grazie di molte persone è proprio grazie alla mia onestà intellettuale. Qualsiasi voce contraria è falsa, tendenziosa e priva di fondamento.

Danielle: men che meno io. Mai stata incline alla falsità. Adesso però devo andare a cena fuori e mi devo mettere in ghingheri. Devo lasciarvi. Ho una cena col direttore e devo fare un’ottima impressione…

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Quando diamo un consiglio ad Vedi di (scarica audio)

Quando diamo un consiglio ad una persona, come possiamo iniziare? Soprattutto se vogliamo spingere una persona, magari un amico, a fare qualcosa, ci sono diversi modi. Dipende un po’ da ciò di cui stiamo parlando e anche se questa cosa influisce su chi parla. E come facciamo a seconda che si tratti di qualcosa di simile a una richiesta, un favore, e meno di un consiglio?

Cerca di smettere di fumare!

Secondo me dovresti andare più piano con la macchina

Posso dirti una cosa? Perché non smetti di lamentarti?

Mi permetto di dirti che, secondo me, dovresti chiedere scusa a tua madre.

In queste frasi prevale a volte la cortesia, altre volte la stanchezza di vedere una situazione negativa che non cambia, o anche la curiosità.

Se questa cosa ci dà fastidio, possiamo decidere di essere gentili, oppure no, e allora il consiglio diventa un rimprovero:

Ma perché non smetti di fumare? Mi dà fastidio che ti fai del male così!

Che aspetti a rallentare? Vai troppo forte!

E piantala di lamentarti!!

Dai, che pizza che sei, smettila!

Chiedi scusa a tua madre e basta! Non ti sopporto.

Se vogliamo essere brevi, sintetici, categorici (cioè che non vogliamo una replica, una risposta a ciò che diciamo) e nello stesso tempo irritati perché la cosa riguarda anche noi, uno dei modi è usare il verbo “vedere” in questo modo:

Vedi di smetterla di parlare, mi dai fastidio!

Ehi, vedi di star zitto!

Vedi di rallentare, se non vuoi che io alzi la voce.

Vedete di fare silenzio mentre dormo, ok?

Vedete di finire il lavoro entro domani! Mi raccomando!

Vedi di toglierti da davanti alla TV!

Avevo fatto un accenno a questo uso di vedere in un episodio passato in cui si parlava di “vedi un po’ e vediamo un po’. Ma in questo caso c’è la preposizione “di”.

Il modo più corretto per chiamare una frase di questo tipo è “esortazione” . In effetti esiste il verbo esortare, che non è offensivo.

Esortare significa indurre a un certo comportamento, spingere a fare qualcosa facendo leva sugli affetti o sulla ragione; incitare, spronare.

Vedi di andare piano!

Equivale a:

Ti esorto alla prudenza (o a essere prudente).

Una prima differenza è che esortare vuole la preposizione “a”.

La differenza più importante è che usare “vedere di” è molto colloquiale come modalità, e chi la usa in qualche modo è in una condizione di superiorità, come un genitore o un datore di lavoro. C’è irritazione sicuramente.

Se non siete in una condizione simile non è consigliabile usare il verbo vedere in questo modo. Infatti sarebbe come dire che se non segui il mio consiglio puoi immaginare cosa potrebbe succedere. Suona come una minaccia!

Anche un po’ sgarbato e maleducato come “consiglio”. Senza dubbio. Dipende anche dal tono.

Spesso si usa proprio sotto forma di minaccia. Attenti al tono e alla differenza tra una minaccia e una frase arrabbiata:

Vedi di star zitto…

Vedi di andartene…

In casi estremi può anche sostituire o integrare la parolaccia italiana più famosa:

Vedi di toglierti dalla mia vista!

Vedi di andare a quel paese!

E adesso, non dovrei dirlo, ma vedete di fare un bel ripasso!!

Anthony: Questa mattina AVEVO proprio SENTORE che SAREBBE TOCCATO A ME scrivere un ripasso. Allora non ELUDO alle mie responsabilità IN QUALITÀ DI membro del gruppo e VEDO DI SFODERARNE uno CON I FIOCCHI. Era nessun altro che la capa Ulrike ad esortarmi a darmi da fare. PAVENTANDOMI la sua reazione se sono VENUTO MENO a questa sua esortazione, mi sono messo all’opera DI BUONA LENA.

Ulrike: apprezzo il tuo entusiasmo IN QUANTO mio collaboratore. Però molte volte nel passato, erano sia la scarsa qualità del tuo lavoro sia la tua inclinazione ad usare le parolacce davanti ai clienti a farmi CADERE LE BRACCIA. Non voglio che esca di nuovo un OBBROBRIO come il tuo ultimo tentativo.

Anthony: agli ordini, capo. MI MUNISCO di attenzione e con questo ripasso ambisco a farne uno che piacerà IN TOTO ai nostri clienti (cioè i nostri amici membri del gruppo). persona, come possiamo iniziare? Soprattutto se vogliamo spingere una persona, magari un amico, a fare qualcosa, ci sono diversi modi. Dipende un po’ da ciò di cui stiamo parlando e anche se questa cosa influisce su chi parla. E come facciamo a seconda che si tratti di qualcosa di simile a una richiesta, un favore, e meno di un consiglio?

Cerca di smettere di fumare!

Secondo me dovresti andare più piano con la macchina

Posso dirti una cosa? Perché non smetti di lamentarti?

Mi permetto di dirti che, secondo me, dovresti chiedere scusa a tua madre.

In queste frasi prevale a volte la cortesia, altre volte la stanchezza di vedere una situazione negativa che non cambia, o anche la curiosità.

Se questa cosa ci dà fastidio, possiamo decidere di essere gentili, oppure no, e allora il consiglio diventa un rimprovero:

Ma perché non smetti di fumare? Mi dà fastidio che ti fai del male così!

Che aspetti a rallentare? Vai troppo forte!

E piantala di lamentarti!!

Dai, che pizza che sei, smettila!

Chiedi scusa a tua madre e basta! Non ti sopporto.

Se vogliamo essere brevi, sintetici, categorici (cioè che non vogliamo una replica, una risposta a ciò che diciamo) e nello stesso tempo irritati perché la cosa riguarda anche noi, uno dei modi è usare il verbo “vedere” in questo modo:

Vedi di smetterla di parlare, mi dai fastidio!

Ehi, vedi di star zitto!

Vedi di rallentare, se non vuoi che io alzi la voce.

Vedete di fare silenzio mentre dormo, ok?

Vedete di finire il lavoro entro domani! Mi raccomando!

Vedi di toglierti da davanti alla TV!

Avevo fatto un accenno a questo uso di vedere in un episodio passato in cui si parlava di “vedi un po’ e vediamo un po’. Ma in questo caso c’è la preposizione “di”.

Il modo più corretto per chiamare una frase di questo tipo è “esortazione” . In effetti esiste il verbo esortare, che non è offensivo.

Esortare significa indurre a un certo comportamento, spingere a fare qualcosa facendo leva sugli affetti o sulla ragione; incitare, spronare.

Vedi di andare piano!

Equivale a:

Ti esorto alla prudenza (o a essere prudente).

Una prima differenza è che esortare vuole la preposizione “a”.

La differenza più importante è che usare “vedere di” è molto colloquiale come modalità, e chi la usa in qualche modo è in una condizione di superiorità, come un genitore o un datore di lavoro. C’è irritazione sicuramente.

Se non siete in una condizione simile non è consigliabile usare il verbo vedere in questo modo. Infatti sarebbe come dire che se non segui il mio consiglio puoi immaginare cosa potrebbe succedere. Suona come una minaccia!

Anche un po’ sgarbato e maleducato come “consiglio”. Senza dubbio. Dipende anche dal tono.

Spesso si usa proprio sotto forma di minaccia. Attenti al tono e alla differenza tra una minaccia e una frase arrabbiata:

Vedi di star zitto…

Vedi di andartene…

In casi estremi può anche sostituire o integrare la parolaccia italiana più famosa:

Vedi di toglierti dalla mia vista!

Vedi di andare a quel paese!

E adesso, non dovrei dirlo, ma vedete di fare un bel ripasso!!

Anthony: Questa mattina AVEVO proprio SENTORE che SAREBBE TOCCATO A ME scrivere un ripasso. Allora non ELUDO alle mie responsabilità IN QUALITÀ DI membro del gruppo e VEDO DI SFODERARNE uno CON I FIOCCHI. Era nessun altro che la capa Ulrike ad esortarmi a darmi da fare. PAVENTANDOMI la sua reazione se sono VENUTO MENO a questa sua esortazione, mi sono messo all’opera DI BUONA LENA.

Ulrike: apprezzo il tuo entusiasmo IN QUANTO mio collaboratore. Però molte volte nel passato, erano sia la scarsa qualità del tuo lavoro sia la tua inclinazione ad usare le parolacce davanti ai clienti a farmi CADERE LE BRACCIA. Non voglio che esca di nuovo un OBBROBRIO come il tuo ultimo tentativo.

Anthony: agli ordini, capo. MI MUNISCO di attenzione e con questo ripasso ambisco a farne uno che piacerà IN TOTO ai nostri clienti (cioè i nostri amici membri del gruppo).