51 – Il saldo – ITALIANO COMMERCIALE

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Dopo aver parlato dell’acconto, nell’episodio 28, è giunto il momento di parlare del saldo.

Abbiamo parlato giustamente prima dell’acconto che del saldo, poiché l’acconto, per definizione, si paga prima del saldo.

Parliamo di pagamenti in cui il venditore e il cliente si accordano per spezzare il pagamento in almeno due parti.

Normalmente si tratta di grosse cifre perché i piccoli importi vengono pagati in un’unica soluzione.

Si dice proprio così quando il pagamento avviene in una sola volta: il pagamento avviene in un’unica soluzione.

Quando invece non avviene un’unica soluzione ma in due o più diverse soluzioni, cioè attraverso due o più pagamenti diversi, il primo pagamento si chiama acconto, come abbiamo visto nell’episodio 28, e l’ultimo si chiama saldo.

Il termine saldo ha più significati, ma in questo caso è il pagamento di ciò che manca per completare il totale dovuto.

Con il saldo, si dice che avviene l’estinzione di un rapporto di credito. Col il saldo si estingue un debito.

Il saldo estingue il debito.

In pratica dopo aver corrisposto (cioè pagato) il saldo, non c’è più il debito.

L’acconto come detto è la parte di debito che si paga all’inizio, quindi prima della sua totale estinzione.

Il pagamento che si effettua quando si paga il saldo si chiama anche “pagamento a saldo“.che si contrappone al “pagamento in acconto”.

Oltre al sostantivo saldo, esiste anche il verbo saldare:

Saldare un conto

Saldare una fattura.

È curioso che saldare è anche semplicemente un sinonimo di pagare. Saldare il conto al ristorante, ad esempio significa semplicemente pagare il dovuto. Possiamo dire anche che saldare significa regolare una questione sospesa.

In questo modo andiamo anche al di là dei pagamenti perché “avere un conto in sospeso” si usa anche in senso figurato.

Notate che non esiste il verbo “accontare” per indicare l’atto di pagare un acconto per l’acquisto di un prodotto.

In questo caso si dice:

Pagare un acconto

Versare un acconto

Pagare in acconto

Saldare significa dunque pagare il rimanente di un conto, portando il saldo a zero. In quel momento non resta più nulla da pagare, quindi il saldo sarà pari a zero.

Quando i pagamenti sono più di due, l’ultimo pagamento si chiama comunque saldo, ma se tutti i pagamenti sono uguali, i singoli pagamenti vengono chiamati rate.

L’acconto è la prima rata e il saldo è l’ultima rata. Si parla di acconto generalmente quando i pagamenti per l’acquisto di un bene o altro sono due (come nel caso del pagamento dell’IRPEF ) e sono di importo diverso.

La differenza rispetto alle rate è però soprattutto un’altra.

Mentre le rate servono a dividere grossi importi impossibili o difficili da pagare in una sola soluzione, l’acconto solo a volte rappresenta un pagamento parziale.

In questi casi casi, il pagamento di un acconto può rappresentare una parte del totale dovuto e il saldo finale può essere pagato in un momento successivo, ma nella maggioranza dei casi il pagamento di un acconto serve a garantire una prenotazione o a dimostrare la buona fede o a finanziare i costi iniziali di processo di produzione.

Ad esempio, quando si prenota una vacanza o si effettua un ordine per un prodotto su misura, si può pagare un acconto per confermare la prenotazione o l’ordine. Così forniamo una garanzia. Tra l’altro, pagando un acconto poi è difficile che cambieremo idea.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

50 – La fruibilità – ITALIANO COMMERCIALE

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Oggi, per la rubrica di Italiano Commerciale, ci occupiamo della fruibilità.

Una questione che ha a che fare con i beni e i servizi.

Come sapete sia beni che i servizi possono essere prodotti e venduti da una azienda o dalla pubblica amministrazione.

La fruibilità è maggiormente usata per i servizi ma si può usare anche per i beni materiali.

Allora, un bene o un servizio si dice fruibile quando è pienamente accessibile dal punto di vista del consumo.

Che significa? Potremmo usare anche aggettivi più semplici al posto di fruibile. Può essere utile dare h un’occhiata alla spiegazione del verbo fruire, che fa parte del corso di Italiano Professionale, ma che ne pensate di disponibile, godibile, usufruibile, utilizzabile?

Se ho acquistato un bene o un servizio ma non sono in grado di utilizzarlo, allora non è fruibile. In pratica è inutile che io lo abbia acquistato perché è inservibile, inutilizzabile.

La fruibilità è un termine più specifico, più professionale.

Se ad esempio utilizzo una piattaforma online per vedere le partite di calcio, quando il sito non è disponibile, quando cioè non posso collegarmi e dunque non posso vedere le partite, posso dire che il servizio in questione non è fruibile o che i contenuti della piattaforma non sono fruibili.

Posso usarlo anche in ambito non strettamente commerciale:

Dopo il completamento dei lavori, tornerà fruibile il teatro.

Da quando è caduto un fulmine vicino alla porta d’ingresso, la biblioteca non è più fruibile.

Probabilmente molti di voi avete più familiarità con usufruire.

Il verbo usufruire si usa sicuramente più spesso di fruire. Si parla di disponibilità all’utilizzo, all’uso. È parecchio simile a adoperabile.

Significa valersi di qualcosa a proprio vantaggio, quindi beneficiare, godere di qualcosa. Usufruire però è più generico, infatti si può usufruire non solo di un servizio o un bene, ma anche di un condono, di un’amnistia, di una disposizione di legge, di un privilegio. È più simile al verbo approfittare. C’è una possibilità di cui si può approfittare.

Posso usufruire della tua casa in tua assenza?

Posso usufruire di un diritto.

Di può usufruire delle agevolazioni concesse da una legge.

Riguardo ai beni e servizi, usufruire è più rivolto a chi può utilizzarli per necessità, mentre fruire si usa più specificamente per indicare il fatto che non ci sono ostacoli all’utilizzo di questi servizi quando sono fruibili.

I servizi sono pienamente disponibili, chi vuole può usufruire di questa possibilità senza incontrare difficoltà. I servizi sono assolutamente fruibili.

Anche la disponibilità è abbastanza simile alla fruibilità, ma è più generica e infatti anche una persona può essere disponibile o indisponibile, non solo un bene o un servizio.

Fruibile non si può usare per descrivere una persona.

All’inizio ho accennato anche alla accessibilità. Va bene usare accessibile al posto di fruibile, ma si tratta di una caratteristica che ha tanti altri utilizzi diversi.

Accessibile infatti vuol dire che questa cosa è di facile accesso, facilmente raggiungibile.

Posso dire ad esempio che un locale/luogo è accessibile con sedia a rotelle (quindi è raggiungibile con una sedia a rotelle), ma in senso figurato ha diversi utilizzi, tutti legati alla facilità.

Se un libro è chiaro e facilmente comprensibile, allora è accessibile a tutti.

Se è facile avvicinare una persona per parlarle, per qualunque motivo, posso parlare di una persona facilmente accessibile.

Anche dei prezzi possono essere accessibili, e questo accade quando sono alla portata di tutti, non solo dei più ricchi. Tutti se lo possono permettere.

Riguardo alle preposizioni da usare sono corrette tutte le seguenti frasi:

Bisogna fare in modo che i musei e i teatri non siano appannaggio di pochi, ma che siano fruibili a tutti.

I luoghi della cultura dovrebbero essere fruibili anche per i disabili.

Il cinema deve essere fruibile da tutti, anche parte dei più giovani, senza automobile.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

49 – La chiusura infrasettimanale – ITALIANO COMMERCIALE

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Oggi, per la rubrica di Italiano Commerciale, ci occupiamo della chiusura infrasettimanale.

Come sapete la chiusura di un negozio è esattamente l’opposto dell’apertura.

Un negozio infatti ci sono giorni in cui è chiuso e altri in cui è aperto. Oggi non ci sono più limitazioni normative riguardo ai giorni in cui un esercito commerciale deve essere aperto o chiuso.

Molti esercizi commerciali chiudono un giorno alla settimana, altri non chiudono praticamente mai, qualcun altro chiude solamente una o due settimane nel periodo estivo.

Non c’è dunque una regola da rispettare da questo punto di vista.

I negozianti sono liberi di alzare e di abbassare la saracinesca nei giorni che ritengono opportuno. Domenica e feste a parte.

In altre parole, i giorni in cui alzare e abbassare la saracinesca sono facoltà del negoziante.

Alzare e abbassare la saracinesca (o serranda), è la modalità che spesso si usa per indicare l’apertura e la chiusura di un negozio.

Saracinesca e serranda sono i termini che si utilizzano, a scelta, per indicare quel serramento metallico di sicurezza usato per chiudere i negozi. Prima si chiude la porta e poi si abbassa la saracinesca.

Le saracinesche oltre che chiudere, impediscono completamente la vista, quindi è una duplice forma di sicurezza perché limitano le tentazioni.

Ad ogni modo, il titolo dell’episodio di oggi è la chiusura infrasettimanale.

Una chiusura infrasettimanale è una chiusura che riguarda uno o più giorni intermedi della settimana.

Non parliamo quindi della domenica, ma solo dei giorni dal lunedì al sabato.
Infrasettimanale è un aggettivo che si può usare anche per altre cose, non solo per la chiusura.

Anche una festività, cioè un giorno di festa, può essere infrasettimanale.

Se dunque una festa cade (cioè capita), o si attua entro la settimana lavorativa, cioè in uno dei giorni dal lunedì al sabato, possiamo chiamarla una festività infrasettimanale.

Anche una vacanza può essere infrasettimanale. Basta partire e tornare dal lunedì al sabato all’interno della stessa settimana.

Spesso poi gli esercizi commerciali usano, in alternativa a “chiusura infrasettimanale”, “riposo infrasettimanale”.

Perché si usa questo prefisso infra?

Infra significa “in mezzo”. Simile quindi a tra e fra.

Ci sono altre parole che ci ricordano questo.

Pensiamo agli infradito.

Gli infradito sono un tipo di calzatura estiva in cui c’è una striscia passante tra l’alluce e il secondo dito. Quindi c’è una striscia che passa tra due dita, quindi “in mezzo”.

Tornando alla chiusura di un esercizio commerciale, questa può essere infrasettimanale se avviene dal lunedì al sabato, oppure si chiama chiusura festiva, ma la chiusura festiva, che avviene di domenica e nei giorni di festa, è in generale obbligatoria, a parte pochissime eccezioni.

Allora ricapitoliamo.

Abbiamo parlato della chiusura e dell’apertura degli esercizi commerciali, e abbiamo detto che quando la chiusura avviene nei giorni dal lunedì al sabato, si chiama infrasettimanale.

Abbiamo parlato della saracinesca (o serranda) che si alza e si abbassa rispettivamente al momento dell’apertura e della chiusura.

Poi si è detto del prefisso “infra” che sta per “in mezzo”.

Infine abbiamo visto l’uso del verbo cadere per indicare che un giorno di festa capita in un determinato giorno.

Un verbo che si usa spesso anche in altre occasioni:

Quest’anno il giorno si Natale cade di lunedì, mentre lo scorso anno è caduto di domenica. Si parla sempre di date o feste periodiche. Molto simile a capitare, come ad indicare che è merito del caso.
Simile anche al verbo ricorrere. Il prefisso ri, d’altronde, ci ricorda la ricorrenza, cioè la periodicità dell’evento.

Avrete notato che si usa la preposizione di (con i giorni) oppure in (con i mesi le possiamo usare entrambe). Ad esempio:

Quest’anno Pasqua cade di (o in) aprile.

È tutto per oggi.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

48 – La trattabilità – ITALIANO COMMERCIALE

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Oggi, per la rubrica di Italiano Commerciale, ci occupiamo della trattabilità.

Ci sono due cose che, in un esercizio commerciale, possono essere intrattabili: i clienti e i prezzi dei prodotti in vendita.

Quando un cliente è intrattabile, come qualsiasi altra persona intrattabile, vuol dire che ha un brutto carattere o che in quel momento si comporta in modo maleducato perché molto nervoso. È difficile capire come trattarlo, come gestirlo, come comportarsi con una persona così.

A noi però interessano maggiormente i prezzi intrattabili.

Qualunque prodotto o servizio in vendita ha un prezzo, e questo prezzo è stato deciso dal venditore, dall’esercente

Ma questo prezzo è trattabile? Un cliente può trattare questo prezzo?

Il prezzo può essere oggetto di trattativa? In poche parole, si può cambiare? Si può modificare? Si può discutere? Si può trovare un accordo tra cliente e negoziante su un prezzo diverso da quello esposto e deciso dal negoziante? Il prezzo può essere abbassato? Questo interessa l cliente.

Nel caso dei prezzi dunque la trattabilità ha a che fare con la trattativa.

La trattativa è proprio il tentativo di trovare un accordo tra le parti (in questo caso sono il cliente e l’esercente). La trattativa è una discussione finalizzata a trovare un punto d’incontro tra le parti. In questo caso il punto d’incontro è il prezzo di un prodotto.

Insomma, questo prezzo è trattabile oppure è intrattabile?

Nei supermercati e nei centri commerciali non c’è possibilità di trattare sui prezzi Il prezzo è quello e bisogna accettarlo), ma nei piccoli negozi è soprattutto nelle vendite online dell’usato o nei mercatini dell’usato, così come nelle applicazioni sul telefono con cui si vendono prodotti (prevalentemente usati) compare spesso, negli annunci di vendita, la dicitura “prezzo intrattabile” oppure “prezzo trattabile”. La bella notizia per il cliente è quando il prezzo è trattabile: si può trattare al ribasso (verso il basso).

Anche negli annunci immobiliari, dove ad essere messi in vendita sono gli appartamenti, a volte si trova tale dicitura, anche se gli appartamenti hanno generalmente sempre un prezzo trattabile, a meno che non si scriva esplicitamente sull’annuncio.

In Italia, negli esercizi commerciali, nessuno esplicita mai la trattabilità dei prezzi attraverso un avviso esposto al pubblico (un cartellino ad esempio). Sarebbe anche poco professionale.

Tuttavia un cliente può sempre provare a cercare un accordo sul prezzo nei piccoli negozi. Si chiede in questi casi uno sconto sul prezzo, cioè un piccolo ribasso del prezzo rispetto a quello esposto.

Può farmi uno sconto?

Solitamente è questa la domanda che si fa.

Quando si acquista un prodotto usato invece si può domandare:

Il prezzo è trattabile?

C’è margine di trattativa?

C’è un margine di trattabilità?

La risposta potrebbe essere:

Sì, c’è un minimo margine di trattativa/trattabilità.

No, mi spiace, il prezzo è intrattabile.

No, nessun margine, mi spiace!

No, mi spiace il prezzo è già ridotto ai minimi termini

Più informale, ma con lo stesso significato, invece è:

No, il prezzo è già ridotto all’osso!

Questa è un’espressione interessante!

Ridurre all’osso un prezzo” fa pensare a un pezzo di carne, come un coscio di pollo, dove non c’è più nulla da mangiare. C’è rimasto solamente l’osso, che come si sa, non si mangia. Quindi un prezzo ridotto all’osso è stato già ridotto al massimo e di conseguenza non si può più abbassare. Un’espressione informale ma molto d’effetto.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano commerciale.

Esprimere le proprie competenze – ITALIANO PROFESSIONALE (n. 38)

Italiano Professionale

Sezione n. 4: lavorare in Italia

Esprimere le proprie competenze (episodio n. 38)

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Bentornati alla quarta sezione del corso di Italiano Professionale.

Per la sezione “lavorare in Italia”, vediamo come esprimere le proprie competenze, in particolare in forma scritta.

Nella prima sezione del corso abbiamo infatti affrontato lo stesso argomento dal punto di vista delle espressioni idiomatiche. In quell’occasione abbiamo visto espressioni come “essere alle prime armi”, “andare a nozze”, “cavarsela”, “fare del proprio meglio”, “prendere la mano“, e altre espressioni comunemente usate nella forma orale, quindi a voce.

Quando scriviamo un curriculum però, cioè quando dobbiamo tracciare il nostro profilo per iscritto, le cose sono diverse. Ci sono infatti delle formule più o meno standard per scrivere le proprie professionalità e descrivere le proprie competenze nei vari ambiti professionali.

Cominciamo nel dire che la parte del curriculum europeo che ci interessa maggiormente oggi è quella denominata “profilo professionale” e “esperienze lavorative

Nell’ultimo episodio vi ho parlato proprio del profilo e di cosa si intende esattamente per profilo professionale.

Oggi vediamo alcuni esempi di come compilare queste due parti.

Si tratta, nel caso del profilo professionale, di descrivere in massimo due o tre righe la propria professionalità, le competenze organizzative e gestionali, personali e anche tecniche.

Ovviamente questo mix varia a seconda del settore e della posizione in cui ci si candida. Ci sono alcuni segreti per decidere cosa inserire nel tuo curriculum e cosa, invece, è meglio omettere. Mi raccomando di non scrivere in prima persona, tipo “sono abile a fare questo, riesco a fare quest’altro”, “Sono un organizzatore…”, ma semplicemente “abile nel…”, “Particolarmente capace in…”, “Organizzatore…”

Esperto in bilancio, coordinatore nella redazione di documenti aziendali, orientato all’obiettivo, desideroso di migliorare la produttività del team e massimizzare la soddisfazione della clientela. Abile nello svolgere funzioni amministrative e finanziarie di back-office. Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.

Il verbo massimizzare è interessante perché generalmente significa “portare qualcosa al limite massimo”. In questo caso si parla della massimizzazione della soddisfazione della clientela. Se ci tratto io quindi, i clienti quindi non potrebbero essere più soddisfatti di così. 🙂

Ma questa non è l’unica cosa che si può massimizzare. La maggior parte delle volte si parla in realtà di massimizzare i profitti di una azienda, che è forse l’unica cosa che interessa veramente l’azienda. Si può massimizzare il rendimento di un gruppo di lavoro, o il suo benessere, ma probabilmente la massimizzazione della soddisfazione della clientela è quella più utilizzata nei curricula.

Si possono anche però “massimizzare i tempi“. Interessante il senso di questo verbo in questo caso specifico. Si potrebbe pensare che sia lo stesso che ottimizzare i tempi. Facile confondere questi due verbi: ottimizzare e massimizzare. In realtà mentre l’ottimizzazione dei tempi è fare qualcosa nel minor tempo possibile, la massimizzazione dei tempi consiste nel metterci il tempo giusto, quello che ci vuole, quello necessario per fare bene un lavoro, che quindi potrebbe anche essere maggiore rispetto all’ottimizzazione, così il lavoro è di migliore qualità.

Questo per dirvi che è certamente meglio usare il verbo massimizzare, piuttosto che ottimizzare se parliamo di “tempi” da impiegare nel fare qualche attività. La differenza è comunque molto sottile e non si fa un grosso errore in questo caso.

es:

  • Ottimizzazione delle spese e massimizzazione dei tempi di attività

Nell’esempio sopra si legge poi “orientato all’obiettivo“. Questa è una formula che sottolinea la cosa su cui siete maggiormente concentrati quando lavorate. Ciò che conta è l’obiettivo, cioè il risultato finale.

Nel corso della seconda lezione del corso abbiamo visto espressioni come “badare al sodo”, badare alla sostanza” “quagliare”, bando alle ciance” ed altre ancora, con cui informalmente si esprime il senso opposto rispetto a “orientato all’obiettivo”. Chi è orientato all’obiettivo è come se avesse una bussola con l’indicazione dell’obiettivo e seguisse sempre quella direzione.

L’orientamento all’obiettivo o al risultato. Si possono usare entrambe le formule. Si tratta quindi di una disposizione alla costante considerazione degli obiettivi lavorativi.

Anche il termine “disposizione” si adatta benissimo a descrivere le proprie competenze professionali. Quando dico che ho una disposizione, in ambito professionale significa avere una Inclinazione, attitudine evidente su un piano professionale, ma si potrebbe parlare anche di piano affettivo, morale, intellettuale.

Un insegnante potrebbe scrivere che ha una naturale/innata disposizione a prendersi cura di giovani studenti.

Più in generale, competenze come: capacità di lavorare sotto stress, l’orientamento al lavoro di squadra, problem solving, flessibilità, disposizione alla leadership, orientamento all’obiettivo etc. sono le cosiddette “soft skills”, ovvero le competenze trasversali favorevolmente spendibili in qualsiasi ambito di lavoro.

Possiamo dire che se le competenze tecniche (o anche quelle linguistiche, digitali etc.) riguardano la capacità concreta di svolgere alcuni lavori, le competenze trasversali sono invece competenze che riguardano la modalità con cui si lavora.

Si chiamano “trasversali” perché riguardano più aspetti e più attività lavorative, quindi servono sempre, qualunque sia il lavoro di cui parliamo.

Ecco dunque altre modalità adatte alla forma scritta, oltre a quella che abbiamo visto sull’orientamento al risultato.

Si potrebbe scrivere ad esempio la “Capacità di analisi e di attenzione al dettaglio”, evidenziando in questo modo che non siamo dei superficiali e che invece sappiamo porre attenzione al dettaglio se vogliamo.

Potremo evidenziare la nostra “Capacità organizzativa”: ossia la capacità di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione ai fini del raggiungimento dell’obiettivo. Quindi parliamo della strategia da elaborare.

Va molto di moda anche la “Capacità di problem solving”, formula inglese che significa capacità di trovare la soluzione dei problemi, soprattutto inaspettati che possono sorgere; la capacità di far fronte ad una emergenza con delle strategie ogni volta diverse e adattate al momento. Questo è il problem solving.

Nel profilo può essere richiesta anche la creatività. Anche questa è una disposizione, è la disposizione all’innovazione, quindi sottolinea la capacità di vedere il mondo da diverse prospettive. Questa competenza serve per migliorare costantemente il proprio lavoro, anche quando tutto sembra già funzionare per il meglio.

Per ruoli importanti come il manager, quindi per chi deve dirigere uffici o coordinare personale, è importante sottolineare la propria “Capacità di leadership”. Ancora una formula inglese molto gettonata per sottolineare la capacità di porsi come leader, assumendosi le giuste responsabilità e aiutando gli altri a raggiungere gli obiettivi in un clima di fiducia, collaborazione e di comunione di intenti. Un’espressione questa che abbiamo visto parlando di unione e condivisione, nella lezione n. 12.

Per alcuni profili può essere importante evidenziare la propria “Capacità di negoziazione”.

Negoziare significa trattare, contrattare, condurre una trattativa. Quindi saper negoziare vuol dire tenere in considerazione le nostre volontà, i propri obiettivi, le proprie aspirazioni, le proprie istanze (termine più formale) e quelle delle controparti. Si può negoziare con i clienti, con i fornitori e con i membri del proprio gruppo.

Le “Capacità relazionali e comunicative” sono poi importantissime perché significa saper controllare i propri sentimenti e di volta in volta sapersi adeguare alla situazione specifica. Saper curare le relazioni umane e professionali, sapersi esprimere nel modo giusto, con la giusta sensibilità e efficacia.

Una domanda che spesso fanno durante un colloquio è poi relativa alla “Predisposizione al lavoro di squadra”.

Conviene sempre scrivere questa qualità, se posseduta e se è capitato di lavorare in una squadra nelle passate esperienze lavorative.

La “predisposizione” è in pratica come la “disposizione” per come l’abbiamo spiegata poco sopra.

Difficile infatti che gli obiettivi da raggiungere siano del singolo lavoratore. In genere gli obiettivi sono comuni e quindi della squadra, dello staff.

Saper rispettare il proprio ruolo, saper chiedere aiuto quando serve, saper dare aiuto agli altri al bisogno. Si parla di questo.

Di contro, per altri lavori potrebbe essere più richiesta la “Capacità di lavorare in autonomia”, cioè lavorare autonomamente quando necessario, senza cioè dover far riferimento ad altri. L’autonomia è una competenza molto apprezzata in molti casi.

Se poi si ha a che fare con i clienti, “l’Orientamento al cliente” è un secondo tipo di orientamento dopo quello al risultato. Essere orientati al cliente significa concentrarsi al fine di soddisfarlo.

Parliamo quindi della capacità di soddisfare le sue esigenze, mettendo in secondo piano le nostre, perché, come si sa, il cliente ha sempre ragione. Così si dice, anche se non sempre è vero.

Flessibilità e adattabilità sono altre due caratteristiche importanti.

Se ho una personalità flessibile e adattabile, non sono rigido e dunque sono disposto a cambiare approccio e modalità lavorative se necessario. senza troppi problemi.

Nell’esempio che vi ho fatto all’inizio, c’è la frase: “Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.”

Parliamo della “Capacità di lavorare sotto pressione“, o, detta in altro modo, la “Tolleranza allo stress”:.

Soprattutto nei lavori in cui si devono rispettare categoricamente delle scadenze, o quando ci sono periodi particolarmente intensi di lavoro, dal lavoro al ristorante fino ad arrivare al funzionario della comunità europea, saper sopportare la fatica, lo stress rispettando i tempi senza perdere il controllo è senza dubbio una delle principali caratteristiche ricercate.

Ci siamo occupati del “controllo” già in due episodi del corso. La lezione n. 7, proprio al controllo (abbiamo visto diverse espressioni da usare) e poi in un episodio chiamato il controllo e la programmazione del lavoro in cui abbiamo usato queste espressioni con l’aiuto di Daria, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ importante, quando si mette per iscritto il proprio profilo professionale, usare i termini giusti che sono quelli brevemente sintetizzati sopra.

Le espressioni che abbiamo visto nella prima parte del corso, ripeto, sono adatte maggiormente ad una presentazione orale, anche se spesso vi ho anche presentato delle modalità più formali.

I “ritmi serrati” – sicuramente vi aspettate che spenda due parole su questo – sono i ritmi di lavoro, che possono avere un andamento rapido, incalzante, Spesso non si ha molto tempo per pensare e occorre prendere decisioni velocemente. Per questo sono detti serrati.

Riguardo alle capacità tecniche, parliamo delle cosiddette hard skills, che dipendono dal bagaglio formativo e dalle esperienze lavorative pregresse. Queste sono più specifiche al lavoro che state cercando – diversamente dalle capacità trasversali che sono richieste per tutte le attività.

In questi casi le formule sono più variabili, ma posso consigliarvi di usare alcuni termini e alcune formule tra le più generiche:

  • Dimestichezza con il pacchetto Office (della dimestichezza abbiamo parlato in un episodio dedicato alla gestione dei rischi aziendali)
  • Solide competenze nell’utilizzo di un software specifico
  • Elevate competenze tecniche inerenti al settore informatico (è importante usare sempre la preposizione “a”)
“Inerenti al settore informatico” – ad esempio – significa relative, attinenti, o “che riguardano” il settore informatico.

  • Alta professionalità nel settore dei servizi sportivi
  • Profonda conoscenza delle procedure necessarie per ottenere le migliori performance di analisi ambientali.
  • Maturata esperienza nel settore immobiliare
  • Attività pluriennale nella redazione di documenti scientifici

In settori specifici è particolarmente importante usare i termini settoriali. Se ad esempio siete un ingegnere:

  • trasformazione
  • gestione
  • pianificazione
  • elaborazione
  • progettazione

In alcuni mestieri poi è molto importante un “dettaglio” finale: “automunito/a“. In pratica siete muniti di automobile. Questo è il senso. Il che significa che avete una automobile e potete utilizzarla nel vostro lavoro. pensate alla babysitter, alla badante, all’adetto alle consegne eccetera.

Ci vediamo alla prossima lezione di Italiano Professionale e ricordo a tutti che per accedere all’intero corso occorre diventare membri dell’associazione Italiano Semplicemente. In alternativa, se siete interessati solamente alle lezioni di Italiano Professionale, si possono anche acquistare i libri su Amazon o sul sito di Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti.