729 Portare acqua al proprio mulino

Portare acqua al proprio mulino (scarica audio)

Trascrizione

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Giovanni: oggi vediamo un’espressione che ha a che fare con l’egoismo. Questa però è una parola molto forte e si usa fondamentalmente per offendere:

Sei un egoista! Pensi solo ai fatti tuoi!

L’egoismo infatti cos’è? Ego significa “io” in latino.

Invece, riguardo al suffisso – ismo, vi posso dire che nelle parole che terminano con – ismo in genere c’è un senso negativo o spregiativo: si tratta di una tendenza, di un modo di fare. In questo caso l’egoismo è la tendenza a pensare troppo a sé stessi, un amore eccessivo ed esclusivo di sé stesso, che porta alla ricerca permanente del proprio vantaggio, dell’interesse personale.

Ci sono anche altre “tendenze” che finiscono con – ismo e che sono cose quasi sempre (non sempre) cose negative. Si pensi al pessimismo, all’estremismo, al qualunquismo, al perbenismo eccetera.

In definitiva essere egoista significa fare i propri interessi senza badare alle conseguenze per gli altri.

È il contrario dell’altruismo.

Ci sono comunque diverse modalità nella lingua italiana per esprimere il concetto di egoismo e spesso si usano immagini figurate.

Ci sono anche termini particolari come ad esempio il termine “tornaconto“.

Gli “interessi personali”, infatti, possono essere indicati anche col termine tornaconto, o “il proprio tornaconto” o “il tornaconto personale”.

Anche il termine tornaconto si usa, sebbene in contesti meno colloquiali, per sottolineare una cura eccessiva verso i propri interessi.

Oggi però vorrei parlarvi dell’espressione “portare acqua al proprio mulino” che ugualmente esprime in un certo modo il concetto di egoismo.

Anche questa espressione significa quindi pensare a sé stessi, pensare solamente ai propri interessi, badare soltanto al proprio tornaconto, ma ha un senso più simile a “cercare di ottenere più vantaggi possibili da una situazione.” che non è affatto detto sia sempre presentato come qualcosa di male.

Vediamo un po’. Il mulino – parlo del mulino ad acqua, o mulino idraulico (infatti esistono anche altri tipi di mulini, come il mulino a vento) è un impianto che serve a sfruttare l’energia meccanica prodotta dalla corrente di un corso d’acqua. L’acqua scorre e le pale del mulino girano.

Questa energia, provocata dal giramento delle pale, viene poi usata per macinare cereali o per altre finalità.

Sta di fatto che però il mulino rappresenti anche un simbolo del vantaggio personale, quindi anche dell’egoismo, dell’opportunismo.

Infatti il mulino ha bisogno dell’acqua, altrimenti niente energia.

Si deve portare acqua al mulino per far girare le pale del mulino. Ho detto pale, con una elle sola. Mi raccomando!

Allora: portare acqua al proprio mulino sta esattamente a indicare un atteggiamento opportunistico, orientato solamente all’ottenimento di un vantaggio personale, senza pensare anche ad altre persone.

Si può usare anche il verbo tirare:

Tirare acqua al proprio mulino.

Il senso non cambia.

Esempio:

Quando si fa una trattativa di affari, ciascuno cerca di portare acqua al proprio mulino.

Se vogliamo, usare questa espressione è un tentativo di ingentilire il concetto di opportunismo o egoismo. Sicuramente è meno offensivo se, rivolgendosi ad una persona, la accusate di pensare solamente a portare acqua al proprio mulino, piuttosto che avvisarla di pensare solo gli affari propri, o espressioni più colorite ancora, o dare dell’egoista o dell’opportunista a questa persona.

Tra l’altro è un’espressione che si può usare in molte occasioni, anche come invito a pensare a sé, quindi in senso positivo.

Anziché dire: “mi raccomando, pensa solo a ottenere più vantaggi possibili da questa situazione“, “punta al tuo massimo risultato personale”, si può dire:

Mi raccomando, pensa a portare più acqua possibile al tuo mulino.

Vediamo qualche esempio attuale direttamente dalle notizie riportate sul web:

Alla Russia non interessa trovare un accordo con l’Ucraina. Sta solo cercando di tirare acqua al suo mulino.

È più italiana la pizza Margherita o gli spaghetti? Difficile scoprirlo perché chi vende la pizza la pensa diversamente da chi fa affari vendendo gli spaghetti. Ognuno tira acqua al suo mulino.

Quindi, in definitiva, spesso non c’è nulla di male nel cercare di tirare l’acqua al proprio mulino. Altre volte si usa questa espressione solo per non offendere o per avere un linguaggio più adatto alle circostanze specifiche.

Ho parlato anche di opportunismo, e questo non è casuale perché anche questo termine è più attenuato dell’egoismo. Infatti l’opportunismo ha il senso di pensare soprattutto al proprio tornaconto, ma ho detto soprattutto e non esclusivamente.

L’opportunista cerca di trarre il massimo vantaggio dalle opportunità del momento, anche rinunciando ai suoi ideali.

Inoltre l’opportunismo ha a che fare con le opportunità, cioè con le occasioni da sfruttare, e sfruttare al meglio un’occasione è ciò che devono fare tutti in fondo, dunque se la vediamo così non è così negativo essere opportunisti, anche se delle volte si procura un danno ad altri.

Nello sport ad esempio non c’è niente di male a essere opportunisti perché sfruttare le opportunità serve a vincere, ovviamente a danno dell’avversario.

Dunque tirate pure l’acqua al vostro mulino pur sapendo che questo potrebbe far girare le pale anche a qualcun altro.

Stavolta però ho sbagliato. Dovevo dire “palle“, con due elle!

Adesso ripassiamo qualche episodio passato con il consueto aiuto dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Irina: in merito mi piace molto una frase che voglio condividere con voi “vi sono egoisti superficiali e vi sono egoisti incalliti; questi ultimi si chiamano altruisti”. Siete d’accordo?

Sergio: Cioè in pratica sta a significare che i veri egoisti, coloro che pensano veramente a se stessi, tirano acqua al mulino degli altri? Pensandoci bene, non mi sembra affatto uno sproposito!

Karin: L’egoismo ha tante facciate, anche in merito all’ambiente. Quando compriamo prodotti monouso, non sostenibile e magari costruito con lavoro minorile, che cosa è? Non lo vogliamo chiamare egoismo questo?

Andrè: sono d’accordo con te, Karin! penso che degno di nota sia anche l’egoismo nella politica! Per me un vero e proprio binomio inscindibile!

Komi e Bogusia: Prende corpo un ripasso valevole di partecipazione, ed io lo prendo come spunto per rientrare nella discussione del gruppo. Non esserci stata per tanto tempo e poi sbucare così senza preavviso, potrebbe essere considerato come un atto di certo egoismo, non lo so. Ditemelo voi. Sono stata alle prese con tanti problemi familiari, cosicché non riuscivo a concentrarmi su altre cose di sorta. Adesso cerco di rimettermi, però, così, su due piedi, non potrei dire se mi farò viva frequentemente. Forse solamente a sprazzi arriverà qualche fesseria da parte mia. Tanto per non passare del tutto in cavalleria. Non me ne vogliate per questo.

Marcelo: Parlando d’egoismo e delle sue diverse facce, per me un’atteggiamento veramente egoista è disprezzare le cose pubbliche!. Anche il non averne cura, fregandosene del benessere che ne può conseguire per tutti è una forma di egoismo. Difficile trovare dei muri bianchi completamente intonsi e persino delle statue su cui infieriscono i più egoisti. Direi che si deve prendere le distanze da questi comportamenti. Questo è quanto a proposito del mio pensiero

698 Il paravento

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Trascrizione

Irina: Se un italiano mi dice che sono una paravento, io cosa dovrei rispondere?

Giovanni: beh, non è detto che tu debba preoccuparti Irina, perché magari questa persona stava solo scherzando. Poi comunque non è così grave.

Questo termine infatti, se utilizzato per qualificare una persona, è abbastanza simile a furbo.

Il termine in realtà ha diversi significati e vale la pena di vederli insieme.

Quello di indicare un particolare tipo di furbizia è sicuramente l’uso più familiare, ma dobbiamo dire che con questo utilizzo l’aggettivo più usato è in realtà un altro: paraculo o paracula.

Paravento ne è un forma un pochino più gentile. Inoltre non cambia al maschile e femminile.

Infatti paraculo si dice di una persona scaltra e opportunista. Quindi è un mix tra furbizia e egoismo.

La persona paracula (o paraculo, anche la femminile) si “para” il sedere (culo) cioè si ripara, cioè si protegge il sedere. Naturalmente il proprio sedere è la parte del corpo che simboleggia il punto debole, dove puoi essere colpito.

Quindi chi si para il culo si sta proteggendo, sta facendo il suo interesse, infischiandosene degli interessi degli altri, spesso nascondendo le proprie azioni con furbizia.

Pararsi il culo/sedere è in realtà anche un’altra espressione, con un uso leggermente diverso che vedremo in uno dei prossimi episodi.

Per descrivere un bambino furbetto è più adatto comunque paravento piuttosto che paraculo, proprio perché non vogliamo offenderlo, ma solo evidenziare una sua caratteristica di furbizia e magari anche un po’ di malizia.

Che paravento che sei! Riesci a cavartela sempre con l’astuzia!

Tuo figlio è proprio un paravento! Trova sempre una scusa per giustificare le sue marachelle!

Paravento può sostituire paraculo ogni volta che vogliamo attenuare il senso di egoismo o non offendere.

Ma il paravento è anche una specie di mobile che serve ad esempio a ripararsi dal vento. Parare è simile a riparare, ma parare si usa più spesso in senso figurato.

Il paravento è dunque una sorta di parete flessibile, adattabile e orientabile, a seconda delle esigenze, che può anche servire per nascondersi dalla vista degli altri.

Ancora, il termine paravento si utilizza anche per indicare una complicità nei confronti di comportamenti poco ortodossi o illeciti.

Quindi una persona si dice che può fare o servire da paravento a qualcuno.

La funzione di questa persona è proteggerne un’altra in qualche modo, ma si tratta di nascondere un’attività illecita, irregolare, facendola sembrare regolare.

In questi caso si ripara non dal vento ma dalla legge, e se una persona funge da paravento a/per qualcuno, è suo complice. Quindi ne copre le malefatte, le irregolarità, magari agevolandole, quindi aiutando questa persona.

Quindi esiste il paravento come mobile, come persona furba e opportunista, in sostituzione di paraculo, e esiste l’espressione fare/servire/fungere da paravento a/per qualcuno quando si “coprono” (il verbo non è casuale) le irregolarità di un’altra persona.

Adesso ripassiamo.

Irina: ho il beneplacito del gruppo per abbozzare un ripasso?

Anne France: assolutamente sì ma vedi di non farla troppo lunga. Sono personalmente per le lezioni che non sforino i tempi a loro dedicati.

Edita: io sono di diverso avviso però. Spero che me lo permettiate. Ma ho veramente una voglia smodata di ascoltare l’italiano perché l’ascolto è proprio l’ausilio che mi serve per portare sempre più in alto il mio italiano. Quindi Giovanni esageri pure con le spiegazioni dei termini.

Hartmut: in ogni caso ragazzi, non c’è bisogno che esprimiamo il nostro parere al riguardo. Tanto lui andrà avanti come gli pare facendo marameo all’idea di sottostare al limite di 120 secondi. Vedete, lui è romano a tutti gli effetti e per via della sua romanità lui non ha niente a che spartire con la puntualità.

Peggy: questo fatto mi giunge nuovo ragazzi. Allora si può concludere che la romanità e la puntualità stanno agli antipodi?

Ulrike: Ma che puntualità d’Egitto? Più che altro è un tipo loquace. E quando si tratta della giornata della voce (cioè il giovedì) non vorrete essere da meno spero. Quindi parlate a ruota libera!

Peggy: avete ascoltato un ripasso degli episodi precedenti a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Giovanni: giusto. Brava Peggy. Ed io non voglio essere da meno!