Rimasuglio, resto, resti, rimanenza, avanzo e residuo

Rimasuglio, resto, resti, rimanenza, avanzo e residuo (scarica audio)

episodio 1281

Trascrizione

Ciao a tutti e benvenuti in un nuovo episodio di Italiano Semplicemente.

Oggi parliamo di una famiglia di parole che hanno tutte qualcosa in comune: hanno a che fare con ciò che rimane.

E questa parola, rimane, è proprio la parola chiave dell’episodio.

Per esempio, se mangio una mela e ne lascio un pezzetto sul piatto, posso dire:

«È rimasto un pezzo di mela».

Ma posso anche dire:

«È rimasto un rimasuglio di mela».

Oppure:

«È avanzata un po’ di mela».

E ancora:

«È rimasto un residuo di mela».

Ma attenzione: queste frasi non sono perfettamente equivalenti.

E oggi vediamo perché.

Cominciamo dalla parola più semplice: RESTO. Il resto è ciò che rimane di qualcosa dopo che una parte è stata utilizzata, consumata, tolta o presa.

Per esempio:

«Ho mangiato metà della torta e ho lasciato il resto in frigorifero».

Il resto, quindi, è semplicemente la parte che rimane.

Ma resto ha anche altri significati.

Se entro in un negozio e compro qualcosa che costa 17 euro e pago con 20 euro, il commerciante mi deve dare 3 euro di resto.

«Quanto ti ha dato di resto?»

«Tre euro».

Quindi attenzione: il resto può essere ciò che rimane di una cosa, ma può anche essere il denaro che ci viene restituito quando paghiamo più del necessario.

E c’è anche un’altra espressione molto importante:

«Per il resto…» sul quale, vi ricordo c’è un episodio apposito.

Per esempio:

«Il viaggio è stato bellissimo. Per il resto, non abbiamo avuto nessun problema».

Qui per il resto significa più o meno per tutto il resto, per quanto riguarda le altre cose.

Adesso passiamo a resti, che è il plurale di resto.

Ma c’è una cosa interessante.

Quando parliamo di cibo, soprattutto di cibo già mangiato in parte, resti può assumere una sfumatura particolare.

Per esempio:

«Metti i resti della cena in frigorifero».

Qui parliamo di ciò che è rimasto della cena.

Ma resti può anche riferirsi ai resti umani.

E qui il significato cambia completamente.

Per esempio, possiamo parlare dei:

«resti di un’antica civiltà»

oppure dei:

«resti archeologici».

E in questo caso non stiamo parlando di un pezzo di torta avanzato!

Pensate, per esempio, ai resti di una città romana.

In Italia abbiamo moltissimi resti archeologici dell’epoca romana: strade, mosaici, edifici, statue, acquedotti.

Sono ciò che è rimasto di una civiltà antica.

E proprio qui troviamo una parola molto interessante: rimanenza.

Rimanenza deriva dal verbo rimanere e indica, in generale, ciò che rimane. Siamo sempre lì.

È una parola piuttosto formale però. Viene utilizzata soprattutto in alcuni contesti.

Per esempio, in un negozio possiamo parlare delle rimanenze di magazzino. Ne abbiamo parlato anche in un episodio della rubrica Italiano commerciale. Ricordate? Resto qui finché non rispondete…

Scherzi a parte, se un negozio ha comprato cento magliette e ne ha vendute novanta, le dieci magliette che rimangono costituiscono la rimanenza di magazzino.

Ma difficilmente diremmo:

«Ho mangiato la pizza e ho messo la rimanenza nel frigorifero».

Suonerebbe molto strano! Si può fare, per carità, ma non si usa in questi casi.

In questo caso diremmo piuttosto:

«Ho messo in frigorifero la pizza avanzata».

Quindi rimanenza è una parola più tecnica, più burocratica, più commerciale.

E questo è interessante anche per chi studia l’italiano perché una stessa idea può essere espressa con parole diverse a seconda del contesto.

Ed eccoci a una parola molto comune: avanzo.

Un avanzo è qualcosa che è rimasto dopo essere stato utilizzato o consumato.

Si usa soprattutto quando parliamo di cibo.

«Ci sono degli avanzi della cena».

«Non buttare via gli avanzi, me li mangio domani».

«Domani possiamo mangiare gli avanzi di oggi».

In Italia questa parola è molto comune, anche perché nella nostra cultura tradizionale buttare il cibo non è mai stato visto molto bene.

E qui possiamo fare un piccolo salto nella storia italiana se non vi dispiace. Per secoli moltissime famiglie italiane hanno avuto pochi soldi e poco cibo a disposizione. Per questo si è sviluppata quella che oggi chiamiamo cucina povera, cioè una cucina basata su ingredienti semplici, economici e facilmente disponibili.

E una caratteristica fondamentale di questa cucina era proprio il recupero degli avanzi.

Un esempio famosissimo è la frittata di pasta. La conoscete?

È semplicissima: rimane della pasta dal giorno prima?

Non si butta! Si aggiungono le uova e si prepara una frittata.

E anche la famosa ribollita toscana nasce dalla tradizione di utilizzare il pane e altri ingredienti rimasti.

Quindi, in un certo senso, gli avanzi hanno contribuito a creare alcuni piatti della tradizione italiana.

E questo è un bellissimo esempio di come una necessità economica possa trasformarsi in una tradizione gastronomica.

Adesso arriviamo a una parola molto simpatica: rimasuglio.

Un rimasuglio è un piccolo resto, spesso una quantità minima, ciò che è rimasto dopo aver utilizzato quasi tutto.

Per esempio:

«Nel frigorifero è rimasto solo un rimasuglio di formaggio».

Oppure:

«C’era un rimasuglio di vino nella bottiglia».

Il rimasuglio, quindi, ci fa pensare a qualcosa di poco, spesso a una piccola quantità che rimane.

E può avere (in genere è proprio così) anche una sfumatura leggermente negativa o ironica.

Se dico:

«Ho trovato un rimasuglio di pizza nel frigorifero»

sto facendo capire che non è rimasta una bella pizza intera! È rimasto soltanto un piccolo pezzo.

Un rimasuglio, insomma, è quasi il resto del resto.

Un’altra parola importante è residuo. Anche residuo significa ciò che rimane, ma è una parola più tecnica e impersonale.

Per esempio:

«Sul fondo della bottiglia è rimasto un residuo di vino».

«Dopo la combustione è rimasto un residuo».

«Bisogna eliminare i residui di colla».

Non useremmo normalmente residuo per parlare di una cena tra amici.

Non direi:

«Gianni, vuoi mangiare il residuo della mia lasagna?»

A meno che Gianni non lavori in un laboratorio scientifico! Allora questa sarebbe una battuta più che altro!

Direi piuttosto:

«Vuoi mangiare quello che è rimasto della mia lasagna?»

oppure:

«Vuoi mangiare gli avanzi?»

Questa versione non mi piace però. Direi che appare un po’ offensiva in questo caso.

Non lo chiamarei neanche rimasuglio però perché come dicevo ha in genere una accezione negativa e poi comunque si tratta di una quantità minima se la chiamo rimasuglio.

Quindi possiamo ricordare:

avanzo è molto comune, soprattutto per il cibo.

residuo è più tecnico, scientifico o formale.

rimanenza è spesso commerciale, amministrativo o contabile.

rimasuglio è un piccolo resto, spesso con una sfumatura colloquiale e negativa.

resto è una parola generale per indicare ciò che rimane.

Attenzione anche alla parola scarto.

Uno scarto è qualcosa che viene eliminato perché considerato non utile, non necessario o non adatto.

Per esempio:

«Le bucce delle verdure possono essere considerate uno scarto».

Oppure:

«Questo prodotto presenta alcuni scarti di lavorazione».

Ma scarto non è esattamente sinonimo di avanzo.

Se rimane una fetta di torta e la metto in frigorifero, è un avanzo.

Se invece considero quella fetta inutile e la butto via, diventa, in quel contesto, uno scarto.

Quindi la differenza è interessante:

avanzo è qualcosa che rimane

scarto è qualcosa che viene eliminato perché non viene più considerato utile

FACCIAMO UN PICCOLO RIEPILOGO: Se dopo una festa rimangono tre bottiglie di vino, possiamo dire:

«È rimasto del vino».

Se rimane del cibo:

«Sono rimasti degli avanzi».

Se rimane soltanto una piccolissima quantità:

«È rimasto un rimasuglio».

Se parliamo di un negozio:

«Ci sono ancora delle rimanenze di magazzino».

Se parliamo di una sostanza o di un processo tecnico:

«È rimasto un residuo».

Se qualcosa viene eliminato perché non serve:

«È uno scarto».

E se parliamo di ciò che è rimasto di un’antica civiltà:

«Sono resti archeologici».

Qualcosa è rimasto ancora per concludere l’episodio…

Prima di concludere e prima del ripasso, voglio lasciarvi con una piccola curiosità.

In Italia esiste come dicevo una tradizione molto forte legata al recupero degli avanzi. Un esempio molto famoso è il polpettone.

Non esiste una sola ricetta del polpettone: ne esistono tantissime.

E spesso, nella cucina familiare tradizionale, serviva anche a recuperare ingredienti rimasti dal giorno precedente: carne avanzata, pane raffermo, formaggio, uova…

Si metteva tutto insieme e si trasformava in un nuovo piatto.

È proprio questa una delle caratteristiche della cucina italiana tradizionale: non sprecare, ma trasformare.

Vediamo se avete capito. Vi faccio alcune domande.

Prima domanda.

In un negozio rimangono dieci magliette invendute.

Sono:

A. rimasugli
B. rimanenze
C. resti archeologici

La risposta è…

B: rimanenze.

Seconda domanda.

Dopo una cena rimane metà della lasagna.

Possiamo parlare di:

A. avanzo
B. residuo
C. scarto

La risposta è:

A: avanzo.

Terza domanda.

Nella bottiglia rimane una quantità piccolissima di vino.

Possiamo dire:

«È rimasto un…»

rimasuglio di vino.

Quarta domanda.

Dopo una lavorazione industriale rimane una sostanza.

È un:

residuo.

E infine:

una parte di un’antica città romana che è arrivata fino ai nostri giorni è un:

resto archeologico.

Poi pensate ad un pezzettino di pizza avanzato. E’ un avanzo se non avevate più fame. E’ uno scarto se è una parte che non avete mangiato perché magari era bruciato. E’ un rimasuglio se è proprio una piccola quantità, poco attraente per questo motivo.

Bene!

Adesso resta solo il ripasso.

Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Marcelo: Dopo questa splendida e abbondante cena italiana è rimasto di tutto: un po’ di pasta, qualche pezzo di pane e soprattutto un piccolo rimasuglio di tiramisù (che peccato!).

Christophe: Ma quale peccato d’Egitto , il resto del tiramisù lo mangio io, mentre voi potete occuparvi degli avanzi della pasta e del pane!

Nancy: lasciatemi almeno un po’ di pane e il prosciutto dell’antipasto, perché domani voglio fare una bella passeggiata tra i resti dell’antica Roma. Così avrò di che saziarmi.

Anne Marie: Dopo una cena così abbondante mi sento già come se avessi attraversato il Rubicone

Ulrike: mi sognerò la carbonara di stasera vita natural durante!

Estelle : La carbonara è un caposaldo della cucina italiana, ma, non me ne vogliano gli italiani, io ho bandito i carboidrati dalla mia dieta.

Carmen: Sì, anch’io sarei di questo avviso, il fatto è che di riffa o di raffa, in un ristorante italiano è facile abbuffarsi di carboidrati …vabbè, vorrà dire che la mia dieta la riprendo da lunedì prossimo.

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Il verbo rimanere

Il verbo rimanere (scarica audio)

Trascrizione

Vediamo insieme come usare il verbo “rimanere“. Sono sicuro che rimarrete stupiti almeno di uno di questi utilizzi.

Infatti, tutti voi che state imparando la lingua italiana e che vi trovate ad un livello intermedio sicuramente conoscerete il modo più comune di utilizzare il verbo rimanere.

E’ molto simile a “restare“.

Quanto mi rimane da studiare l’italiano prima di imparare tutto?

Quando mio figlio mangia, non rimane niente per gli altri!

In questi casi c’è qualcosa che manca, che rimane, che resta ancora da fare, da mangiare eccetera.

C’è anche però il senso opposto, quello della persistenza, di qualcosa che non cambia. C’è una sorta di immobilità:

Io rimango concentrato tutta la lezione

Si usa spessissimo anche con i luoghi: restare/rimanere in un luogo, trattenersi in un luogo, senza andar via, senza lasciarlo.

Si può rimanere a Roma, si può rimanere in vita, si può rimanere da soli, oppure rimanere con Giovanni, come state facendo ora.
Ho cercato di usare rimanere con le preposizioni normalmente più utilizzate.
Ci sono anche un sacco di espressioni e locuzioni che sono nel linguaggio comune:
  • rimanere a bocca aperta (per lo stupore, per la bellezza)
  • rimanere di stucco (per lo stupore)
  • rimanere di sasso (per lo stupore, per qualcosa di spiacevole accaduto)
  • rimanere a bocca asciutta (per essere rimasti senza niente, per non aver ottenuto nulla rispetto ad altri)
  • rimanere al verde o rimanere all’asciutto (rimanere senza soldi)
  • rimanere a piedi (non riuscire a rimediare un passaggio)
  • rimanere a secco (es, senza benzina)
  • rimanere con un palmo di naso (restare deluso, rimanere male nonostante le aspettative fossero alte)
Un altro utilizzo abbastanza comune è rimanere indietro, proprio come restare indietro.
Qui c’è il senso di non riuscire a recuperare, non riuscire ad avanzare, magari in una gara, rispetto ad altri. C’è il senso di mancato movimento anche qui, mancato recupero.
Con lo stesso senso si può anche rimanere avanti (quindi non perdere posizioni).

In senso figurato può significare essere arrivati in un punto in una determinata attività, in un discorso, ecc.,

es:
Riprendiamo il lavoro da dove eravamo rimasti ieri.
In senso simile abbiamo già visto il significato di “come rimaniamo?” che si usa ugualmente quando una attività si interrompe per essere ripresa successivamente.

Il senso di immobilità, di mancato movimento si usa dunque anche in senso figurato.

Infatti se è vero che si può rimanere indietro, o sdraiato o in piedi, si può anche rimanere in carica (es. come direttore) nel senso che non si perde una carica un ruolo e si rimane con quella carica.

Le espressioni idiomatiche viste prima sono un esempio di questo utilizzo.
L’utilizzo di cui vi accennavo prima, quello che molti di voi probabilmente non conoscete, è invece relativo ad un uso un po’ insolito del verbo rimanere. Si usa soprattutto in modo colloquiale, informale.
Se ad esempio vi trovate a Roma e chiedete un’informazione ad un italiano che incontrate per strada, perché non riuscite a trovare un luogo, come una chiesa, una via eccetera, potete dire:
Mi scusi, dove rimane il Colosseo?
In questo strano uso del verbo rimanere, significa stare, essere situato, essere posto, essere ubicato, trovarsi.
Quindi la domanda è equivalente a:
Mi scusi, dove si trova il Colosseo?
Oppure, quando si dà una informazione:
Casa mia rimane abbastanza vicina alla stazione
Il Colosseo rimane vicinissimo alla metropolitana linea B di Roma
Sempre parlando di localizzazione fisica, si può anche dire:
Casa tua mi rimane un po’ scomoda perché io abito dall’altra parte di Roma
Il senso della “localizzazione fisica” però non è l’unico, perché si può estendere l’uso di rimanere con un significato simile a risultare, finire per essere, finire per trovarsi in una certa situazione.
Sono rimasto a piedi
I peperoni mi rimangono un po’ indigesti
Vedete che in questo caso si nota ugualmente un senso legato ad un mancato movimento, una mancata progressione, al senso di stabilità, simile in qualche modo a “rimanere indietro” e simili. Come se questi peperoni non riuscissimo a digerirli al passare del tempo.
Questo senso si perde un po’ in frasi come “mi rimane scomodo“, “rimane lontano da casa mia” e somiglia in questi casi maggiormente a “risultare”, verbo che si usa prevalentemente per indicare la conseguenza di una azione o una chiara evidenza. In effetti si può tranquillamente dire:
Casa tua mi risulta scomoda
i peperoni mi risultano molto indigesti
Poi c’è un uso che abbiamo già incontrato nell’episodio n. 399: rimanerci o restarci male. Veramente abbiamo già incontrato anche l’espressione “ci sono rimasto“, senza aggiungere bene o male. In quel caso c’è ugualmente stupore.
Vabbè a questo punto non rimane che terminare l’episodio. Rimane da vedere se avete capito tutto!
Provate allora a rispondere alle domande su questo esercizio e verifichiamo subito. Non tutti però possono fare questi esercizi. Spero che non ci rimarrete male…

Rimane il fatto comunque che potete sempre iscrivervi alla nostra associazione. In questo modo potrete fare tutti gli esercizi in tutti gli episodi e vedrete che rimarrete stupiti di quanti episodi a cui potete accedere e di quanto sia bello far parte della nostra associazione.

Cosa? Vi rimane scomodo venire in Italia per partecipare alle attività dell’associazione? Ma noi facciamo tutto online, anche se una volta l’anno almeno ci incontriamo in Italia per conoscerci meglio. Poi qualcuno ci rimane pure in Italia!

Vi aspetto!

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Gli esercizi per questo episodio sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (LOGIN)

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399 Rimanerci e restarci male

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Restarci male, rimanerci male

Trascrizione

Ciao ragazzi, benvenuti in questo episodio n. 399 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente”, ma se anche questa volta l’episodio sarà un po’ più lungo spero non ci restiate male.

E l’argomento del giorno è proprio questo: rimanerci male o restarci male.

La questione ha a che fare con le emozioni e in particolare con le offese.

Cos’è un’offesa? Un’offesa è un comportamento lesivo della dignità, integrità o autorità altrui. Questa è la definizione di offesa. Se una persona ti dice che sei uno stupido ti ha offeso, ti ha recato un’offesa. Si usa il verbo “recare” con le offese; le offese si recano, o al limite si fanno.

Comunque rimanerci male e restarci male non è la stessa cosa di un’offesa, perché un’offesa è qualcosa che ci colpisce direttamente, mentre quando si rimane male o quando si resta male, questo può avvenire anche se non c’è qualcosa che ci colpisce direttamente come un’offesa anzi, la maggioranza delle volte non è così: parliamo invece solo di una nostra sensazione, di un’emozione che può essere la conseguenza di un fatto accaduto o anche di qualcosa detto da una persona, ma questo qualcosa non deve essere per forza un’insulto o un’offesa.

Vediamo qualche esempio:

Le elezioni americane sono terminate ma sono rimasto male dal risultato finale.

Questo è sicuramente un modo colloquiale di esprimersi, ma riflette un sentimento, una sensazione immediata: non sono contento di come sia andata, non sono contento del risultato, potrei dire, non mi piace come siano andate le cose, ma non posso dire che mi sono offeso o che il risultato dell’elezione mi offende. Sto solamente esprimendo una mia reazione emotiva.

Quando hai detto che forse non potevi venire a cena con noi ci siamo tutti rimasti male.

Si può anche dire che “ci siamo restati male“, quindi rimanere e restare si usano in modo analogo. In quest’ultimo esempio le persone che avrebbero cenato con te (io compreso) non hanno preso bene la notizia che tu non saresti venuto a cena: ci siamo rimasti male o ci siamo restati male.

La particella “ci” solitamente si mette, ma a volte si omette. In generale non è obbligatoria, ma normalmente si mette.

Non mi hai salutato e ci sono rimasto male.

Non mi hai salutato e sono rimasto male.

Poi questo “ci” si può anche attaccare al verbo:

Non ci devi restare male se non ti saluto

Non devi restarci male se non ti saluto

Non devi rimanerci male…

Non ci devi rimanere male…

Si può in teoria anche dire:

Non ti devi offendere se non ti saluto

E

Mi sono offeso perché…

Ma l’offesa è molto legata alla volontà di offendere. Ci si offende quando c’è la volontà, altrimenti ha più senso usare rimanerci o restarci male.

Poi c’è da dire che solo una persona può rimanerci male per qualcosa di accaduto o detto, mentre l’offesa può riguardare anche altri soggetti:

Questo quadro è un’offesa alla decenza.

Evidentemente si ritiene che il quadro sia indecente, cioè brutto, senza gusto, quindi offende la decenza. La decenza non può rimanerci male.

Una violenza è un’offesa alla dignità umana.

Anche la dignità umana non può rimanerci male. Si può però offendere, nel senso di colpire, oltraggiare. In questo senso. Offendere ha anche questo utilizzo.

Invece restarci male e rimanerci male è una cosa che riguarda le persone, che confrontano ciò che si aspettavano con la realtà. E se questo confronto vede la realtà molto peggiore rispetto alle aspettative, allora ci rimangono male.

Ma perché usare rimanere e restare? Perché questi due verbi? Questi sono verbi che indicano una mancanza di movimento. Ad esempio:

Rimango a casa

Resto a casa

Voglio dire che non mi muovo da casa. Non vado da nessuna parte.

Allora si usa questa immagine perché i due verbi indicano una nostra reazione che si manifesta con una mancanza di movimento: restare e rimanere indicano questo in fondo: “non muoversi”. È il contrario di un’esultanza.

Ci sono molte espressioni simili che indicano qualcosa di simile quando c’è una reazione di quel tipo:

Restare di sasso (i sassi non si muovono)

Restare di stucco (lo stucco serve ad fissare, quindi è simile alla colla, che serve ad incollare quindi ad impedire il movimento)

Rimanere di stucco/ di sasso

Rimanere scioccato (indica l’incapacità di andare avanti con una vita normale, anche qui c’è un arresto di movimento)

Rimanere pietrificato (le pietre sono come i sassi).

Queste espressioni sono comunque più adatte ad evidenziare una forte sorpresa e non necessariamente un dispiacere.

Infine rimanerci male e restarci male si usano sempre in situazioni non troppo gravi in termini di conseguenze. È sempre una condizione temporanea che passa dopo poco tempo. Niente di troppo grave.

Si può rimanere male per un brutto voto preso a scuola, per non essere invitati ad una festa, per un atteggiamento poco cortese verso di me o anche per qualcosa che non ci aspettavamo e che ci provoca una delusione. Anche una sconfitta sportiva ci può far rimanere male.

Non posso dire lo stesso per la morte di una persona cara, per lo scoppio di una guerra o se sono stato mollato dalla mia fidanzata o da mia moglie. Il quei casi il sentimento che si prova è ben peggiore.

Adesso ripassiamo:

Hartmut:
Amici, facciamo un ripasso in gruppo che verte sui ripassi, o meglio sul metodo da usare per abbozzarne uno.

Lia:
Ma va, vuoi che non lo sappiamo già?
E poi gli ascoltatori della rubrica se ne fregano del metodo, vogliono vedere rispolverate le espressioni passate e basta.

Ulrike:
Hartmut, hai proprio ragione. Gianni è evidentemente insofferente a fare i ripassi da solo e nel gruppo vi sono ancora troppo pochi membri che raccolgono la provocazione per dargli manforte con un bel ripasso.

Flora: 
Giusto, ragion per cui dobbiamo essere d’ausilio a coloro che ancora non osano farsi vivi con un ripasso.

Komi:
Bando alle ciance! Vi sono alcuni membri che scalpitano in attesa di qualche suggerimento. Mettiamoci all’opera. Ci ritroviamo nel gruppo WhatsApp dell’associazione per condividere le nostre esperienze.

n. 99 – ESSERE RESTII – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Trascrizione

Giovanni: lo so ragazzi che l’italiano è una lingua difficile, ma proprio per questo esiste Italiano Semplicemente.

Ai più restii, per convincerli tutti dico che si può imparare questa bella lingua anche se non si ha molto tempo, usando le sette regole d’oro. A loro dico: ascoltate più che potete e ripetete l’ascolto.

Questo lo dico a tutti, ma soprattutto lo dico ai più restii, le persone più restie, che sono quelle più difficili da convincere, perché le persone restie hanno ancora dei dubbi.

Le persone restie, questo è l’argomento dell’episodio di oggi, non si convincono facilmente, hanno difficoltà a fare il passo successivo, quello definitivo.

Se anche tu sei ancora un po’ restio ad assimilare, comprendere e applicare le sette regole d’oro, allora puoi fare una prova di una settimana: ti scarichi qualche episodio, lo ascolti quando hai tempo, sfruttando i momenti in cui il tuo cervello non è molto impegnato e poi vediamo se dopo una settimana sarai ancora restio come prima.

Se non si è ancora capito bene, una persona si dice restia quando non è del tutto convinta di qualcosa oppure quando non è disposta a cedere alle volontà di qualcun altro oppure ad assumersi un impegno.

Esistono persone restie a credere che gli esercizi di grammatica sono essenziali, e persone che sono restie a obbedire, a lasciarsi persuadere, a lasciarsi convincere in generale. In questo caso fa parte del proprio carattere l’essere restii ad obbedire, ed abbiamo a che fare con una persona restia.

Volete sapere se anche io sono restio per natura? Beh, dipende. Restio a cosa?

Personalmente sono restio a fidarmi delle persone che credono di saper tutto. Per finire, restio, restii, restia e restie terminano sempre con due vocali e si usa la preposizione “a” o “verso“:

Sono sempre restio verso questo tipo di soluzione

Il giocatore sembra restio verso un trasferimento alla Roma

Adesso ripasso espressioni precedenti parlando di pragmatismo:

Junna (Cina) e Daria (Russia): Le persone restie all’azione spesso indispongono le persone pragmatiche, che invece amano agire per raggiungere i risultati.
Queste ultime amano tener fede ai loro propositi, alle loro idee. Invece Il restio all’azione, per carattere, non ama rompere gli indugi, raggiungendo in tal modo gli obiettivi che si era prefisso. Per questi (Nota: “questi” nel senso singolare: vedi articolo) c’è sempre un motivo che giustifica la non azione, e magari ne fa una questione di forma. L’altro, d’altro canto, cioè il pragmatico, ovviamente non si capacita di questo comportamento. D’altronde, che vuoi, la sostanza per lui è l’unica cosa che conta davvero. 

—

L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

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