881 Tanto tuonò che piovve

Tanto tuonò che piovve

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Trascrizione

Tanto tuonò che piovve è un’espressione in cui si utilizza l’immagine del tuono, cioè del rumore che viene dal cielo dopo il fulmine.

Tuonare è il verbo in questione.

Il tuono normalmente arriva però prima della pioggia.

Senti come tuona! Rientriamo in casa prima che piova!

Il tuono quindi anticipa la pioggia, preannuncia la pioggia.

In questa espressione utilizziamo i due verbi tuonare e piovere al passato remoto. Tuonò e piovve.

“Tanto tuonò che piovve” è l’espressione , che significa: tuonò talmente tanto che iniziò a piovere.

Non si può utilizzare il passato prossimo, come potrebbe sembrare normale, ma solamente il passato remoto. Il senso sarebbe conunque ben comprensibile, ma questa, lo avrete capito, è una espressione figurata e va usata così com’è, come normalmente accade.

Si parla infatti di qualcos’altro e non delle cattive condizioni del tempo.

Parliamo di quando accade qualcosa che era stato preannunciato da qualche segnale.

C’erano già state delle avvisaglie. Termine questo che si usa soprattutto per indicare i primi sintomi di una malattia e primi segnali di un temporale. Oltre al senso figurato ovviamente.

Qualsiasi avvenimento in fondo, soprattutto quelli negativi, non accade all’improvviso, ma ci sono sempre vari segnali, che vengono chiamati segnali premonitori, proprio come il tuono è un segnale premonitore della pioggia.

Stiamo allora parlando di un vero e proprio proverbio che ci dice di non ignorare gli avvertimenti, ciò che accade, perché potrebbe preannunciare qualcosa di molto negativo.

Vediamo ad esempio l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Non si può dire che non ci siano stati avvenimenti premonitori. Adesso che siamo in piena guerra, possiamo dire “tanto tuonò che piovve“.

In qualche modo è come dire: si capiva che sarebbe accaduto ciò che è successo, perché c’erano tutti i segnali. Il destino era scritto.

L’espressione è adatta per commentare degli episodi, degli accadimenti, e in teoria solo se negativi, per cui nel passato si era capito che prima o poi sarebbe accaduto qualcosa.

Si trovano comunque anche esempi di semplici conclusioni in qualche modo annunciate, persino se positive.

Dopo aver letto sui giornali per tanto tempo che sarebbe cambiata la proprietà di Twitter, quando alla fine questo diventa realtà si potrebbe commentare questa vicenda proprio così: tanto tuonò che piovve.

Questa è una semplice conclusione annunciata. Che poi le conseguenze siano veramente negative o positive può non essere importante.

In genere comunque la pioggia viene intesa come qualcosa di negativo. Basti pensare all’espressione “piove sempre sul bagnato” per dire che la sfortuna o le disgrazie capitano sempre a chi ha già tanti guai.

Adesso ripassiamo:

Marcelo:
Un giorno, un uomo d’affari, lavoratore indefesso che non vi dico, uno che con gli affari ci sa proprio fare, stava sul lungomare a fare una passeggiata. D’un tratto si accorge che un pescatore stava battendo la fiacca e stava fissando le onde del mare a braccia conserte. Così gli fa:

Mary: Signore, non è che io voglia disturbarla, ma non va a pescare oggi?

Irina: macché!

Khaled: Come mai? Metterei la mano sul fuoco sul fatto che lei piglierebbe tanti pesci oggi. Se non se la prende comoda , molto probabilmente potrebbe fare due o tre viaggi prima che faccia notte. Quanti più pesci porta a casa, tanto più il guadagno cresce. E così potrebbe comprarsi più barche e assumere altri pescatori. Sarebbe un crescendo di guadagno e così via.

Irina: sarà! Ma quale sarebbe lo scopo di tutto questo?

Rauno: Faccia conto di essere già ricco grazie a tanto lavoro fatto. Allora potrà finalmente godersi questo bellissimo posto.

Estelle: Il pescatore allora si guardò l’imprenditore e gli fece:

Irina: Sa, stavo proprio lì lì per farlo prima che arrivasse lei ad attaccarmi il pippone. Ma dimmi tu!

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849 Il campanello d’allarme

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Tutti voi saprete, immagino, che un campanello serve ad essere suonato, proprio come una campana.

Solo che il campanello non si trova sui campanili delle chiese, pertanto il suo scopo non è quello di scandire le ore o preannunciare la santa messa.

Ci sono diversi tipi di campanello.

Il campanello della bicicletta ha un suono caratteristico e serve ad avvisare qualcuno di fare attenzione alla bici stessa. Attenzione, una bici sta arrivando!

Tutti gli italiani però associano il campanello alla parola allarme. Il campanello d’allarme. Vediamo perché.

Allarme significa che c’è un pericolo.

Non è certamente il caso della campanella, al femminile, che a scuola segnala la fine di una lezione e l’inizio di un’altra, oppure l’inizio della ricreazione (quando i ragazzi possono riposarsi 10-15 minuti e fare merenda prima della ripresa delle lezioni) oppure può segnare l’uscita dalla scuola stessa.

Il campanello, al maschile, adesso che ci penso, è anche quello che si trova al di fuori delle abitazioni. Si tratta di un campanello elettrico. Anche quello si suona.

Il campanello elettrico è posto sulle porte delle abitazioni (cioè a fianco delle porte)

Oggi comunque viene chiamato soprattutto citofono, soprattutto nel caso di condomini con diversi condomini (attenzione all’accento che cambia: condomìni è il plurale di condominio, mentre condòmini è il plurale di condomino, cioè chi abita in un condominio).

Non scendiamo troppo nei dettagli comunque, perché in questo episodio (guai a chiamarla lezione!) vorrei parlarvi di “fungere da campanello d’allarme“.

È vero che il suono di un campanello serve generalmente a dare un allarme di qualche tipo, per segnalare un pericolo oppure semplicemente che è ora di pranzo.

È vero anche però che nell’espressione “fungere da campanello d’allarme” non esiste nessun campanello che suona.

Infatti l’uso dell’espressione è figurato. Non è un caso che infatti ci sia il verbo “fungere“, che significa “esercitare temporaneamente o provvisoriamente certe funzioni”.

Quindi c’è qualcosa che funge da campanello d’allarme, esercita la funzione del campanello, cioè serve ad avvisarvi, anche se non è un vero campanello.

Questo verbo lo abbiamo incontrato anche in altre occasioni se ricordate.

Vediamo l’uso di questa espressione con un paio di esempi.

Ammettiamo che fate le analisi del sangue dove risulta che avete il livello del colesterolo leggermente alto.

Questo deve fungere da campanello d’allarme perché il colesterolo alto indica probabilmente che la vostra alimentazione non è molto corretta. È o potrebbe essere un segnale, un segno.

Quindi il risultato di queste analisi vi sta avvisando, vi sta allarmando, vi sta segnalando un possibile pericolo in vista.

Parliamo di un fatto qualunque che costituisce dunque un avvertimento di possibili problematiche o di un aggravamento della situazione.

Non è necessario in realtà usare il verbo fungere:

Il mal di testa è un possibile campanello d’allarme della sinusite.

Insomma, bisogna sempre stare attenti perché i segnali, quando sono negativi, vanno monitorati.

L’aumento dei casi di covid, secondo i medici, è un campanello d’allarme, e per questo invitano la popolazione a vaccinarsi.

È interessante notare che i campanelli d’allarme si possono ignorare, ma si possono anche cogliere. Ecco un altro uso interessante del verbo cogliere.

Cogliere i campanelli d’allarme significa monitorare i possibili segnali negativi, per poter riuscire ad accorgersi dell’eventuale problema. Si usa molto spesso anche saper cogliere i campanelli/segnali d’allarme.

Si sottolinea così la capacità nel sapersi accorgere di questi segnali.

C’è un senso simile a quello di cogliere un’occasione al volo, nel senso che c’è la sensazione che se non stiamo attenti non riusciremo a farlo.

Chi non riesce a cogliere i segnali/i campanelli d’allarme non si accorge invece che ci sono dei sintomi che ci segnalano l’esistenza di un problema.

Dunque, “cogliere” in questo caso sta per “accorgersi” di qualcosa, riuscire a capire, interpretare qualcosa, e bisogna farlo prima che accada il peggio, quando i segnali potrebbero essere lievi, non evidenti.

D’altronde questo verbo, cogliere, si usa anche nel senso di comprendere, capire, intendere.

Es. Cogliere il significato di un’espressione

Quando una persona dice qualcosa che può avere conseguenze di qualche tipo, o qualcosa che potrebbe sfuggire in generale, si può dire:

Hai colto?

Sei riuscito a cogliere?

Hai colto ciò che ha detto il direttore?

Hai colto il significato delle sue parole?

Cioè: hai capito bene cosa voleva dire? Capisci le conseguenze di ciò che ha detto?

Io non riesco a cogliere il senso di ciò che ha detto. Tu invece cosa hai colto nelle sue parole?

Questo generalmente significa che le singole parole sono state comprese e ciò che sfugge è il significato o le conseguenze di quanto si è detto.

Comunque ho un po’ divagato rispetto all’argomento del giorno in cui si doveva cogliere solamente un eventuale campanello d’allarme cioè (ormai l’avete capito) accorgersi di questo segnale che potenzialmente potrebbe preannunciare (cioè annunciare in anticipo) qualcosa di più grave.

Adesso un breve ripasso degli episodi precedenti.

Irina: Ieri a Napoli ha fatto un vero alluvione. Proprio il giorno delle elezioni! Tanta gente ha preferito ridurre rischi ai minimi termini restando a casa.

Edita: Eh, soprattutto per i vecchietti ci voleva del fegato per uscire di casa!

Rafaela: Io ci sono andata lo stesso. Mi sono incamminata un’oretta prima per stare sicura. Farsela sotto per così poco! Non esiste proprio! Io non capisco. E’ proprio il colmo! Poi però non ci lamentiamo del governo!

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840 Il segno

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Sapete che una delle parole che hanno più utilizzi nella lingua italiana è la parola segno.

Ad esempio ci sono i segni zodiacali, di cui abbiamo anche realizzato un bell’audiolibro.

E se poi vi chiedessi la differenza tra i numeri +2 e -2)?

La differenza sta solamente nel segno. +2 infatti ha segno positivo e -2 ha segno negativo. I due numeri sono di segno opposto (oppure si dice che hanno segno opposto).

Esistono poi anche i segni alfabetici, cioè dei segni grafici ciascuno dei quali rappresenta un suono in una lingua.

Con una penna in mano possiamo fare dei segni dappertutto. Solitamente un segno ha anche un significato, oppure, se usiamo questo termine allora parliamo di un indizio o una prova.

Insomma, un segno di qualsiasi tipo sta ad indicare qualcosa, significa qualcosa. Se non è così, solitamente non si parla di segno.

Durante il mio ultimo viaggio in Francia ad esempio, il famoso artista Pierre Boulot, nel sud della Francia, mi ha regalato una sua scultura realizzata con la tecnica Raku; scultura che potete ammirare a seguire in questo episodio.

Raku

Come vedete questa scultura ha molti segni sulla sua superficie. Non vi so dire però se hanno un significato.

A proposito, potrei chiederlo proprio a lui. Pierre, che mi dici?

Pierre Boulot: (risposta in lingua francese)

Giovanni: grazie Pierre, molto modesto, e questo è veramente segno che si tratta di un grande artista.

Ho appena usato un modo molto diffuso di usare il termine “segno”: è segno che

In pratica si tratta di una indicazione, quindi di un segno, un segnale, una cosa che ci dice qualcosa in più, una cosa dalla quale si deducono altre informazioni. “E’ segno che” è simile a “significa che“.

Si tratta generalmente di deduzioni di elementi di qualsiasi natura, di qualcosa che si percepisce.

Es:

Il ragazzo studia molto, segno che ci tiene a fare bella figura con i professori

Di una frase di questo tipo esistono molte versioni equivalenti:

Il ragazzo studia molto, e questo vuol dire che ci tiene a fare bella figura con i professori

Il ragazzo studia molto. Se ne deduce che ci tiene a fare bella figura con i professori

Il ragazzo studia molto, significa che ci tiene a fare bella figura con i professori

Il ragazzo studia molto. da questo si evince che ci tiene a fare bella figura con i professori

Il ragazzo studia molto. evidentemente ci tiene a fare bella figura con i professori

E’ segno che” spessissimo diventa “segno che“, quindi senza il verbo essere all’inizio.

Ci sono poi tantissime locuzioni e espressioni che contengono la parola segno o segni.

Ad esempio “brutto/cattivo segno” è un segnale che non ci piace, vale a dire che diamo una interpretazione negativa a qualcosa che accade, qualcosa che non ci piace e che non lascia pensare che a conseguenze negative. Possiamo dire quindi che si tratta di un indizio negativo.

Si dice che se ci attraversa la strada un gatto nero sia un cattivo segno!

Se il cielo diventa tutto nero e sentiamo dei tuoni in lontananza diciamo: che brutto segno! Mi sa che stanotte pioverà assai!

Esiste naturalmente “buon segno” che ovviamente è un indizio favorevole.

Es:

Finalmente ha smesso di piovere e il cielo si sta aprendo. Buon segno! Possiamo andare al mare!

Esiste anche l’espressione “dare segni di vita“. Anche questo è un indizio, una prova che c’è vita. Una espressione questa che si usa sia in senso proprio che in senso figurato.

Es:

Mio padre era caduto a terra e sembrava non dare segni di vita, poi però ho visto che respirava!

In senso figurato:

Allora ragazzi avete capito l’uso del congiuntivo? Come mai non date segni di vita?

A proposito di lingue, esiste la “lingua dei segni” con la quale ci si esprime con dei gesti, quindi dei segni e non con la voce.

Insomma, avete capito che dove ci sono dei “segni” di qualunque tipo, ci sono quasi sempre delle informazioni, delle indicazioni, dei significati.

C’è comunicazione oppure deduzione, o anche presagio.

Il semaforo verde è segno di via libera: possiamo andare!

In generale però non è detto ci sia un significato, come nel caso dell’opera di Pierre.

Può trattarsi anche di una traccia visibile:

Il muro è pieno di segni fatti con la penna da mio figlio!
Che sono quei segni sulla tua faccia? Sbaglio o è rossetto????
Bene ragazzi, meglio che di tutte le altre locuzioni e espressioni che contengono la parola “segno” ce ne occupiamo un po’ alla volta. Buon divertimento col ripasso che state per ascoltare da alcuni membri dell’associazine Italiano Semplicemente. Ringrazio Pierre Boulot e anche tutti gli ascoltatori di Italiano Semplicemente.

Alla prossima. Vi lascio al ripasso, segno che c’è qualcuno che non dimentica gli episodi precedenti…

Karin: sarà un caso, ma come finisce un episodio, c’è sempre un ripasso…
Marcelo: è una modalità di ripassare a me molto congeniale.
Peggy: Direi che non si tratta affatto di un di più.
Anthony: Piuttosto direi “un di cui” di cui non riusciamo più a fare a meno… scusate il gioco di parole…

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