Ergersi e erigersi

Ergersi e erigersi (scarica audio)

episodio 1292

Trascrizione

Buongiorno a tutti.

Vi è mai capitato di conoscere qualcuno che si erge a giudice, a esperto o addirittura a paladino della giustizia? Vi è capitato di sicuro, Ve lo dico io!

Magari non sapeva granché dell’argomento, ma parlava come se avesse la verità in tasca!

Ergersi è il verbo del giorno. Ergersi equivale a erigersi, un secondo verbo. Nella lingua parlata e scritta contemporanea si preferisce quasi sempre la forma ergersi.

che suona più naturale di erigersi, ma si possono usare entrambe senza fare errori. Per comodità nell’episodio userò solamente la forma ergersi, che ha solamente una “i” in meno.

I verbi significano, in senso proprio, alzarsi, sollevarsi, stare in posizione eretta.

In senso proprio però, normalmente non si usa con le persone.

Per esempio, una torre si erge al centro della piazza: cioè svetta, si innalza e si distingue dagli edifici circostanti. La vedi che sta lì, al centro, e sta più in alto. Quindi è anche evidente.

Ma il verbo è molto interessante anche in senso figurato. Soprattutto direi.

Stavolta sono le persone ad ergersi.

Quando diciamo che qualcuno si erge a giudice, intendiamo che assume il ruolo di chi giudica gli altri, magari senza averne l’autorità o senza conoscere bene i fatti.

Pensate a un collega che, durante una riunione, comincia a criticare tutti e a distribuire sentenze come se fosse un magistrato. Potremmo dirgli:

«Ma chi ti credi di essere? Perché ti ergi a giudice di tutti?».

Attenzione: ergersi a non significa semplicemente svolgere una funzione. Anzi. Significa piuttosto assumere, o pretendere di assumere, un determinato ruolo o una certa posizione, spesso, spessissimo con una sfumatura critica.

Ecco altri esempi:
– Non puoi ergerti a esperto di economia se non hai mai studiato la materia.
– Il politico si è erto a difensore dei cittadini, ma finora non ha fatto nulla per loro.
– Non ergetevi a giudici della vita altrui: ognuno ha i propri problemi.
– Dopo quella vittoria, si ergeva a paladino della squadra, come se il merito fosse soltanto suo.

Se non c’è la sfumatura negativa, beh, torniamo al senso proprio.

Un monumento può ergersi maestoso davanti a un palazzo; una montagna può ergersi sopra la pianura. In questi casi si tratta semplicemente di qualcosa che si innalza e domina visivamente ciò che lo circonda. Avrete notato che manca la preposizione a in questo caso. Ecco dove distinguere l’uso proprio da quello figurato!

Insomma, una torre può ergersi verso il cielo senza dare fastidio a nessuno. Una persona che si erge a giudice, invece, rischia di risultare presuntuosa. Anzi lo diventa automaticamente.

E voi? Vi è mai capitato di incontrare qualcuno che si erge a esperto di tutto, anche di argomenti di cui non sa assolutamente nulla?

Adesso mi faccio una domanda: a quali episodi passati possiamo collegare questo verbo?

Beh, mi vengono in mente fare il bello e il cattivo tempo, le raccomandazioni e la spintarella, ed anche l’aggettivo ruffiano, il verbo impressionare, la portata, degnarsi e anche altri episodi che permettono di parlare di chi si attribuisce un’autorità, pretende di decidere per tutti o si comporta come se fosse superiore agli altri.

Comunque ci pensano i membri adesso a fare delle frasi adatte come forma di ripasso.

Marcelo: Che vuoi che ti dica amico, anche nei gruppi c’è sempre uno che si erge a giudice supremo.
In qualsiasi discussione, si erge a esperto e si vanta della sua conoscenza a 360 gradi. È sempre uno dei migliori, se non il migliore in assoluto.

Gerd: su questo hai sicuramente ragione. Non serve nemmeno dirgliene quattro. Tornerebbe alla carica sicuramente. Magari invece dargli retta una volta tanto potrebbe essere una soluzione, che ne pensi?

Esame CILS C1

Il rigurgito – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 55)

Il rigurgito

– Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente dedicato al linguaggio della politica.

Oggi parliamo di una parola molto interessante, una parola che può sembrare un po’ tecnica, un po’ medica anche, ma che in realtà ha anche un uso figurato molto frequente nella lingua italiana: rigurgito.

Interessante soprattutto, ma non solo, nel linguaggio della politica.

Una parola curiosa, intensa, persino un po’ sgradevole, se vogliamo dirla tutta. D’altronde anche il termine “politica” oggi non ha una grandissima reputazione.

Allora, partiamo dal significato più concreto.

Il rigurgito, in senso proprio, è la risalita di liquidi o di cibo dallo stomaco verso la bocca, senza arrivare necessariamente al vomito. Una bella immagine vero?

È un fenomeno fisico, spesso legato a disturbi digestivi. Ogni tanto può accadere,soprattutto se si mangia tanto.

Ad esempio:

Dopo un pasto troppo abbondante, Giovanni ha avuto un leggero rigurgito.

Oppure:

Il neonato ha avuto un piccolo rigurgito dopo aver mangiato.

Le neo mamme sanno di cosa parlo…

In questo contesto, il termine è spesso usato in medicina, ma anche nel linguaggio quotidiano.

Parlando di politica posso dire:

Recentemente in Italia ci sono stati dei rigurgiti fascisti

Vediamo bene.

Qui entra in gioco una cosa importante: il verbo da cui deriva.

Rigurgitare.

Che significa appunto risalire, tornare su, riaffiorare.

E già da questo verbo possiamo intuire il passaggio al senso figurato.

Perché ciò che “torna su” non è solo il cibo.

Possono tornare su anche idee, emozioni, tensioni, istinti, fenomeni sociali.

Ed ecco allora il significato figurato di rigurgito.

Nel linguaggio metaforico, figurato, un rigurgito è una manifestazione improvvisa, spesso violenta o indesiderata, di qualcosa che sembrava sopito, ma che in realtà non era scomparso.

Pensate a espressioni come:

Un rigurgito di violenza

Un rigurgito di razzismo

Un rigurgito di nostalgia

Un rigurgito d’orgoglio

Un rigurgito fascista

In tutti questi casi, si parla di qualcosa che riaffiora con forza, come se fosse rimasto nascosto sotto la superficie, per poi emergere all’improvviso.

Ed è proprio questa l’idea centrale.

Il rigurgito figurato non è una semplice comparsa.

È un ritorno.

Un ritorno spesso sgradevole, inatteso, disturbante.

Per questo la parola ha una sfumatura negativa nella maggior parte dei casi.

Se dico:

C’è stato un rigurgito di odio sui social

non sto parlando di un episodio isolato e innocente.

Sto evocando qualcosa di profondo, di tossico, che riemerge.

Qualcosa che forse non era mai stato davvero eliminato.

Certo, potrei usare il verbo riemergere ma non avrebbe la stessa forza emotiva.

Potrei anche utilizzare il verbo riaffiorare, ma questo è un verbo decisamente più poetico. L’immagine che evoca è quello dei fiori che nascono, che crescono o che ricrescono, quindi crescono nuovamente dopo essere stati tagliati. Ma quest’immagine non è adatta se vogliamo manifestate fastidio, o addirittura odio o disprezzo per un problema sociale che credevano superato, come il fascismo appunto, come la violenza o cose simili.

Vedete dunque quanto sia potente questa parola.

Ha una carica espressiva notevole.

È una parola che colpisce.

E infatti viene usata molto anche nel giornalismo e nel dibattito pubblico, proprio quando si vuole descrivere il ritorno di fenomeni preoccupanti.

Vediamo qualche altro esempio:

Quando si avvicina la data del 25 aprile in Italia, non si può fare a meno di notare un ritorno di rigurgiti fascisti.

Questa frase usa chiaramente rigurgiti in senso figurato.

Non si parla di qualcosa di fisico, ma del riemergere improvviso di idee, atteggiamenti o comportamenti legati al fascismo.

Dire “rigurgiti fascisti” significa quindi che, in prossimità del 25 aprile, giorno della Liberazione in Italia, riaffiorano manifestazioni, dichiarazioni o simboli che richiamano il fascismo.

La parola rigurgiti dà un’idea molto precisa: qualcosa che sembrava superato o nascosto, ma che torna fuori in modo sgradevole e preoccupante.

Credevamo di aver digerito il fascismo. E invece ecco che in prossimità del giorno della Liberazione, si assiste a dei rigurgiti fascisti.

Insomma, la frase vuole dire che, avvicinandosi il 25 aprile, si assiste spesso a episodi che riportano alla luce nostalgie o atteggiamenti fascisti.

Ma attenzione.

Non sempre il rigurgito è negativo.

In certi casi può anche riferirsi a qualcosa di positivo, sebbene più raramente.

Per esempio:

Nel finale della partita, la squadra ha avuto un rigurgito d’energia.

Qui il senso è quello di una ripresa improvvisa, di un ritorno inatteso di forza; anche se, diciamolo, si tratta di un uso meno comune.

Più frequente, invece, è il tono critico e spesso allarmato.

E allora possiamo dire che rigurgito è una parola che descrive un ritorno improvviso e intenso, sia in senso fisico che figurato.

Nel primo caso, qualcosa risale dallo stomaco.

Nel secondo, qualcosa riaffiora dalla società, dalla mente, dal passato.

In fondo, il meccanismo è simile stesso.

Qualcosa che era dentro… torna fuori, e non sempre nel modo più piacevole.

Dunque, se volete arricchire il vostro vocabolario con un termine forte e molto espressivo, rigurgito è certamente una parola da tenere a mente, anzi, da non lasciar riaffiorare solo in caso di necessità!