440 Tanto quanto

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Tanto quanto

In questo episodio ci occupiamo di tanto e di quanto.

Potrei dire che in questo episodio ci occupiamo tanto di quanto, quanto di tanto.

Sia tanto che quanto sono termini legati alla quantità.

Tanto è usato ovviamente per esprimere una grande quantità o anche una grande intensità.

Ho guadagnato tanto

Ti amo tanto

Lo stesso vale per “quanto“, che si usa normalmente nelle domande:

Quanto hai guadagnato oggi?

Quanto mi ami?

Se invece usiamo i due termini insieme, sto parlando sempre di quantità e di intensità, ma sto anche facendo un confronto.

Quanto mi ami?

Ti amo tanto quanto tu ami me

Cioè io amo te quanto tu ami me. In pratica ognuno ama l’altro nella stessa misura, con la stessa intensità.

Quanta pasta vuoi?

Tanta quanto basta per riempire il piatto.

Quindi “tanto quanto” serve a fare un confronto alla pari: la stessa quantità, o la quantità necessaria, lo stesso livello, la stessa intensità.

Posso anche distanziare i due termini ma in questo caso sto facendo un confronto tra cose diverse:

Sei tanto bella quanto intelligente.

Vale a dire che:

La tua bellezza è pari alla tua intelligenza.

Posso anche arricchire con più o meno:

Quanto più ti conosco, tanto più mi piaci.

O più brevemente:

Più ti conosco, più mi piaci

Cioè: all’aumentare della tua conoscenza, aumenta anche il mio sentimento per te.

Oppure:

Quanto meno ti vedo, tanto più mi manchi.

O più brevemente:

Meno ti vedo, più mi manchi.

Cioè: al diminuire dei nostri incontri, aumenta la mia voglia di vederti.

Posso fare altri esempi:

Quanto più ti fanno arrabbiare, tanto più devi avere pazienza

Notate che “quanto” serve a fissare il termine di confronto, mentre “tanto” serve a indicare il secondo elemento che eguaglia il primo. “Tanto” ha il ruolo di “altrettanto” in questo caso.

Inoltre tanto può diventare tanta, al femminile, e quanto può diventare quanta, ma quanto può restare anche al maschile:

Ha tanta fantasia quanta creatività.

Però attenzione perché:

Ho tanto bisogno di lavoro quanto (bisogno) di felicità

Invece il plurale lo posso usare in entrambi i casi quando sto confrontando due quantità, due numeri:

Hai tante idee quante le cose che inizi ma non porti a termine.

Quindi sto confrontando il numero di idee con il numero delle cose che inizi ma non porti a termine, e dico che sono la stessa quantità.

Un altro esempio:

Hai tanti figli quanti nipoti

 

Tanti – tanti

C’è da dire che se confronto la stessa quantità con sé stessa, allora posso usare due volte “tanto/a/i/e”

Se dico infatti:

Spendi tanti soldi quanti ne guadagni

Significa che spendi tutti i soldi che guadagni. Allora posso anche dire, più brevemente:

Tanti soldi guadagni, tanti ne spendi.

In questo caso la sequenza è temporale, prima guadagni e poi spendi: tanto guadagni, tanto spendi. La stessa cifra.

Giovanni ha una mira infallibile, infatti tanti colpi esplode, tanti vanno a segno.

Quindi il primo “tanti” equivale a “quanti”, perché è il termine di confronto, mentre il secondo equivale a “altrettanti”.

Hai fatto innamorare tanti uomini quanti te ne ho presentati

Cioè:

Tanti uomini ti ho presentato e tanti ne hai fatti innamorare

 

Non solo quantità

Attenzione a un’altra cosa adesso, perché non è neanche detto che si parli di quantità.

La cosa che conta è che si faccia un confronto:

Se tu mi dici che la matematica non è una scienza, io ti rispondo che:

La matematica è una scienza tanto quanto la chimica.

Confronto la matematica e la chimica. Le quantità non c’entrano.

Qui significa “allo stesso modo“, “essere sullo stesso piano“.

La matematica è una scienza allo stesso modo di quanto lo sia la chimica.

È un po’ come dire che sia la matematica che la chimica sono scienze, ma se uso “tanto quanto la chimica” voglio portare la matematica allo stesso livello della chimica.

 

Distinzioni e preferenze

Ma il confronto posso farlo anche per distinguere:

A me non piace tanto A, quanto B.

È importante fare la pausa, per questo motivo c’è la virgola:

A me non piace tanto insegnare la lingua, quanto far innamorare gli studenti della lingua

Ovviamente se volete fare semplicemente una distinzione, meglio usare altre modalità, tipo usare “ma” , “invece” , “piuttosto”.

Se utilizzo tanto e quanto è perché in questo caso voglio esprimere la preferenza per B senza escludere A.

È possibile anche togliere “tanto” e cosi facendo aumenta la distanza tra A e B. L’aggiunta di “invece” e “piuttosto” hanno ugualmente questo ruolo.

Non mi piacciono tanto gli episodi corti, quanto quelli interessanti.

Non mi piacciono gli episodi corti, quanto invece quelli interessanti.

Non mi piacciono gli episodi corti, quanto piuttosto quelli interessanti.

Allora adesso ripassiamo qualche episodio precedente, con l’aiuto tanto dei membri più esperti dell’associazione, quanto di quelli che hanno meno esperienza.

Ulrike: ciao a tutti, circa la durata degli episodi, in questo caso non va a discapito dell’interesse.

Rafaela: poi ci sono anche i ripassi che arrivano a valle di ogni episodio e che vale la pena di aspettare.

Kumi: si, a meno che non si sia dato fondo a tutte le energie.

Irina: ma per noi che ci cimentiamo è comunque importante a prescindere.

439 Scatenare

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Scatenare 

Scatenare è un verbo interessante. Si può usare in bagno, in discoteca, parlando con un amico o in un laboratorio chimico

Deriva dal termine catena. La catena tra le altre cose può servire a incatenare, simile a legare.
Allora se incatenare significa mettere delle catene, scatenare ha il senso opposto: togliere le catene, quindi liberare dalle catene.
Si può ad esempio scatenare un cane, cioè liberarlo dalle catene. Dopo averlo scatenato l’animale è libero.

Dicevo che si può utilizzare in bagno perché scatenare si usa talvolta per indicare quando si tira la catena.
Oggi di bagni con la catena ce ne sono rimasti pochi, così si usa maggiormente il verbo scaricare, poiché c’è un pulsante da premere al posto della catena da tirare e premendo il pulsante si svuota lo scarico.

Comunque il senso di liberare lo troviamo in qualche modo anche nello scarico del bagno perché l’acqua non è più nel contenitore, ma viene liberata “scatenando“.

Questo senso di libertà e di movimento generato, provocato, lo troviamo anche nell’utilizzo principale del verbo scatenare, che è quello di iniziare improvvisamente un’azione, o di avviare una serie di azioni una dietro l’altra, a ripetizione, o meglio “a catena”.
Scatenare quindi è simile a provocare, innescare, causare, dare avvio.
Posso ad esempio fare qualcosa e facendo questo scatenare un sentimento, in genere negativo, in una persona.
Es:

Ho acquistato una ferrari e così ho scatenato l’invidia da parte dei miei vicini

Sono io che ho scatenato l’invidia da parte dei vicini.
Posso anche dire però che questo mio gesto ha fatto scatenare l’invidia.

In generale significa quindi far sorgere all’improvviso un sentimento o un istinto, che può anche essere violento.

Anche una guerra si può scatenare.

La dichiarazione del presidente ha scatenato la guerra.

L’ha provocata quindi, ma c’è il senso di un qualcosa di improvviso e dagli effetti violenti e spesso devastanti.

Una reazione è una cosa che spesso viene associata al verbo scatenare. Non solo però la reazione di una persona, ma anche una reazione chimica ad esempio.

Scatenare è simile anche a Incitare, istigare alla ribellione, alla violenza, spingere ad una reazione violenta:

L’opposizione vuole scatenare il popolo contro lo stato.

Quindi si può scatenare qualcosa (la guerra) ma anche qualcuno (il popolo, la folla).

Parlando di persone, queste si possono scatenare anche da sole, quindi posso usare anche la forma riflessiva: scatenarsi.
Il senso diventa quello di abbandonarsi senza controllo agli istinti, specie quelli violenti.
C’è sempre il senso di qualcosa che viene liberato, di non più trattenuto.

La folla dello stadio si scatena ad ogni gol della squadra.

La folla si lascia andare, non si trattiene, si abbandona, si sfoga, si libera.
Posso anche dire:

Una folla scatenata ha preso d’assalto il supermercato

Oppure:

i manifestanti si scatenarono contro la polizia

Quindi scatenarsi contro significa avventarsi contro qualcuno, aggredire qualcuno.

Ma scatenarsi non sempre è pericoloso e violento.
Infatti ci si può scatenare anche in discoteca.
In questo modo ci si libera, si balla in modo energico e si esprime il proprio piacere per la musica e la voglia di divertirsi.
Allora scatenarsi è simile a entusiasmarsi e infiammarsi.

Se qualcosa ti piace molto ti puoi scatenare quindi.

I bambini sono spesso scatenati quando stanno insieme

Ho un amico che si scatena appena sente parlare di calcio: inizia a parlare e non si ferma più.

Nello sport invece scatenarsi può significare esprimere al massimo e in modo inarrestabile le proprie doti e capacità.

L’attaccante si scatena e segna tre gol

Si può scatenare anche una pioggia improvvisa, una tempesta di neve, una bufera.

Anche l’immaginazione si può scatenare, la curiosità e ogni altra facoltà quando si esprime senza freni.

Un’altra cosa che può scatenarsi è una bicicletta. Ma il senso qui è completamente diverso perché
La bici si scatena quando la sua catena, quella che provoca il movimento, si scollega dai pedali.
Allora in questo caso si toglie la catena, e bisogna fermarsi e sistemare la catena.

Ripasso

Ulrike:
In quanto membro dell’associazione italiano semplicemente per l’anno nuovo mi sono prefissa di partecipare alle attività del suo gruppo WhatsApp.

Anthony: Ah, sicché nel futuro ti vedremo qui ogni due per tre?

Hartmut: Che volete, magari doveva convincersi. Adesso però, benché sia stata assente fino ad ora, il suo proposito mi va proprio a genio, purché ci darà una mano d’ora in poi.

Bogusia: Cosicché potrà esserci d’aiuto anche con i ripassi.

Khaled: Giusto, e in quanto ai ripassi il suo esordio è venuto proprio a tempo debito, sicché ci dà subito lo spunto per abbozzarne uno.

Olga: Meno male, dacché il nuovo episodio è pronto, occorre sbrigarsi, suppongo Gianni stia già scalpitando per il ripasso.

438 Cosicché e sicché

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cosicché e sicché

Cosicché e sicché

Oggi vediamo la differenza tra “cosicché” e “sicché“, due congiunzioni probabilmente poco usate dai non madrelingua.

Sono abbastanza simili in realtà, ma non esattamente, sicché adesso vi spiego la differenza.

Iniziamo da cosicché. Si usa in due modi diversi.

Cosicché: i cambiamenti

Nel primo caso si parla di cambiamenti.

Se ad esempio dico:

Piove, perciò prendo l’ombrello

Posso dire tranquillamente:

Piove, cosicché prendo l’ombrello

Ma in questo caso perciò e quindi sono più adatti.

Nel caso di una variazione invece meglio usare cosicché:

Pensavo ci fosse il sole. Invece pioveva, cosicché ho dovuto prendere l’ombrello

Ogni volta che c’è un cambiamento pertanto è una buona idea usare cosicché. 

Quindi “cosicché” è molto simile a perciò, quindi, ma più simile a “pertanto”,  “in conseguenza di ciò”.

C’era tantissima gente in strada, cosicché siamo dovuti tornare a casa

Stavamo per sposarci, ma il Covid ci ha impedito di farlo alla data programmata, cosicché siamo ancora in attesa di fissare una data per il matrimonio.

Anche qui è chiaro il cambiamento, causato da un inconveniente, un problema inaspettato.

Cosicché: possibilità e potenzialità

Nel secondo caso si parla di possibilità e potenzialità: Una cosa è possibile grazie ad un’altra. Non parlo necessariamente di causa ed effetto, di una semplice conseguenza, piuttosto di un fattore che può determinare delle conseguenze, o che può rendere possibile una conseguenza.

In questo caso cosicché è più simile a: in modo tale da, di modo che, affinché

Es:

La settimana prossima saranno vaccinati gli insegnanti, cosicché si possano riaprire le scuole

Ecco: la riapertura delle scuole è possibile grazie alla vaccinazione degli insegnanti. 

Bisogna rafforzare i controlli della Casa Bianca, cosicché nessuno possa entrare quando vuole

Occorre più trasparenza, cosicché sia possibile controllare i conti pubblici senza alcun problema

Notate che nel caso di cambiamenti, spesso si parla al passato, pertanto nella maggioranza dei casi non si usa il congiuntivo. Quando invece parliamo di possibilità o potenzialità,  di cose che sono state o saranno possibili solo grazie a qualcosa, è consigliato usare il congiuntivo:

Con tutta quella neve abbiamo dovuto mettere le catene alla macchina cosicché potessimo continuare il viaggio

Comunque spesso il congiuntivo non è obbligatorio neanche in questo caso:

Ho deciso di spostare la lezione di italiano  dal lunedì al martedì cosicché il lunedì potrò giocare a basket. (Se volete maggiori informazioni in merito, c’è un episodio dedicato proprio al congiuntivo)

C’è quindi questa possibilità di giocare a basket il lunedì, che diventa reale quando decido di spostare al martedì la lezione di italiano.

Questi dunque sono i due principali casi in cui cosicché è molto adatto: cambiamenti e possibilità

Passiamo a sicché.

Sicché: i cambiamenti

Si usa esattamente come cosicché nel primo caso (anche staccato: così che) quindi per esprimere una conseguenza  in modo analogo a quindi e perciò, specie quando ci sono dei cambiamenti, proprio come cosicché.

Non sopportavo che mia moglie mi tradisse, sicché adesso sono di nuovo single.

Da questo punto di vista quindi sicché è identico a cosicché, forse anche un po’ più secco, più deciso, netto: una conseguenza inevitabile diciamo:

Ho mangiato troppo in questi ultimi anni, sicché adesso ho 20 kg in sovrappeso.

Nessuno mi aiutava, sicché ho fatto tutto da solo

Come a dire: non poteva che accadere questo, è stata una conseguenza inevitabile.

 Nel secondo caso visto prima però, quindi nel caso di possibilità e potenzialità, sicché non è molto adatto.

Normalmente quindi la frase:

Adesso mangerò meno sicché dimagrirò sicuramente

Non è scorretto di per sé, ma si preferisce usare cosicché, in modo tale da. perché non è una conseguenza inevitabile ma una possibilità.

Invece sicché ha un uso specifico. 

Sicché: frasi interrogative conclusive

Si può usare infatti con un tono interrogativo per invitare altre persone a trarre delle conclusioni. 

Sicché, cosa hai deciso, verrai con noi al corso di italiano? 

Anche in questo caso potrei usare quindi o perciò, ma anche in questo caso sicché esprime in modo più netto e deciso un concetto finale, conclusivo. A volte può esserci irritazione, impazienza:

Cara, io devo dirti la verità… amo un’altra. 

Ah, sicché, hai deciso di lasciarmi? E cosa avrebbe lei più di me?

In questi casi la frase è sotto forma di domanda, ma spesso si tratta di domande retoriche o di deduzioni logiche (come in quest’ultimo caso). Spessissimo si tratta di domande ironiche. Solo a volte è una vera domanda, diciamo più una richiesta di conferma, come a dire: io so questa cosa, è vera?

Sicché hai una nuova fidanzata, complimenti!

Sicché stasera vieni anche tu alla festa vero?   

L’episodio è durato più del previsto, cosicché meglio fare un ripasso molto breve:

Irina: bene, anche brevissimo, purché non si salti il ripasso però. Per me è fondamentale.

Ulrike: Quanto a me, sono completamente d’accordo.

Sofie: Io no invece. Certi episodi sono di un breve che finiscono subito! 

M4: sicché hai intenzione di continuare a contraddire sempre tutti? Non hai il mio plauso in questo caso.

Sofie: Assolutamente no. Dico solo la mia idea cosicché tutti possano conoscerla. Questo è quanto.

 

437 In quanto

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Oggi vediamo la differenza tra “in quanto”, “in quanto a” e “quanto a“. Pare che queste preposizioni, usate prima o dopo, abbiano una certa importanza.

Iniziamo da “in quanto“, che si utilizza con un senso speculare rispetto a  “quindi” e “perciò“.

In che senso? 

Ricordo che perciò e quindi sono dei modi per esprimere le conseguenze. Abbiamo affrontato il problema delle conseguenze più volte. Vi ricordo gli episodi attraverso dei link: Esprimere le conseguenze – Ragion per cuidacchépoichéin virtù.

Mentre “perciò” e “quindi” esprimono una conseguenza, “in quanto” esprime una ragione, un motivo, una giustificazione.

Il verso è da invertire:

Non vado a scuola in quanto sono malato.

Sono malato perciò non vado a scuola

Vediamo un altro esempio: 

Dobbiamo fare un episodio breve in quanto siamo nella rubrica che si chiama “2 minuti con Italiano Semplicemente”.

Sono stato battezzato in quanto la mia famiglia è cattolica

Credo nel futuro in quanto ottimista 

Quindi “in quanto” ha un uso molto speculare rispetto a “quindi”, “perciò”, e molto simile a anche a “poiché”, “dato che”, “considerato che”, “visto che”, ed anche simile a “quale“. C’è anche qui un episodio in merito

Se invece uso la preposizione “a” immediatamente dopo ottengo “in quanto a“, una locuzione molto simile a “circa“, che abbiamo spiegato nell’episodio n. 212 e quindi significa “relativamente a“, “riguardo a“, “in merito a“.

Torniamo quindi all’episodio “in merito a” visto due puntate fa, per indicare qualcosa, per circoscrivere un aspetto.

Ci sono però alcune cose interessanti da specificare.

Prima di tutto “in quanto a” è più colloquiale rispetto a “in merito a“:

In quanto alla cosa di cui mi volevi parlare, la vediamo domani ok?

Secondo: si usa spesso per indicare cose che meritano meno importanza o per sottolineare dei difetti.

Abbiamo detto le cose più importanti. In quanto ai dettagli li vedremo domani. 

La ragazza è carina ma non è il massimo in quanto a educazione 

Il compito di italiano che hai fatto non è molto buono in quanto a creatività

Più raramente si usa anche per evidenziare pregi:

Non sei male in quanto a idee.

Italiano semplicemente si contraddistingue in quanto alla qualità delle lezioni  

In modo simile posso usare anche “in fatto di“, “a livello di“:

In fatto di fantasia, non mi batte nessuno!

A livello di comodità, la mia macchina è il massimo!

Anche in questo caso parliamo sempre dello stesso uso di “in merito a“, ma in modo più colloquiale.

Ora, a volte succede anche di non mettere “in” all’inizio, ma generalmente l’utilizzo in questo caso è ancora più informale. Sto sempre indicando qualcosa, ma questa forma senza “in” spesso si utilizza per esprimere un sentimento negativo o comunque sempre per sottolineare cose meno importanti,  

(in) quanto a te,  facciamo i conti dopo!

A voi, amici, vi aiuto volentieri. (In) quanto a coloro che mi criticano sempre, si arrangeranno! 

Adesso ripassiamo. Quanto alla durata di questo episodio, non ve ne preoccupate troppo…

Kumi (Giappone): io non mi preoccupo Gianni, ma cerchiamo di darci una regolata comunque.

Rauno Finlandia): di cosa parlerà il prossimo episodio di bello?
Lia (Brasile): pare che nessuno sappia questo. In quanto a me, non faccio eccezione.
Rafaela (Spagna): invece secondo me, zitta zitta tu ne sai qualcosa…

28 – L’acconto – ITALIANO COMMERCIALE

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Trascrizione

Lezione 28 di due minuti con Italiano commerciale. Parliamo dell’acconto.

Nella lezione 17 abbiamo parlato del conguaglio. Sia nel caso dell’acconto che nel caso del conguaglio si parla di pagamenti. Ne parliamo spesso ma è inevitabile nel commercio. Infatti abbiamo parlato anche dell’emissione di un pagamento, ma anche del corrispettivo, della ricevuta, della fattura, del pagamento forfettario ed anche dei proventi e introiti. 

Oggi parliamo dell’acconto. Quando dobbiamo effettuare un pagamento, o quando dobbiamo ricevere un pagamento, possiamo decidere di dividere il pagamento in due o più parti.

La prima parte del pagamento si chiama acconto o anticipo. L’acconto pertanto viene versato come pagamento parziale, a cui seguirà un successivo pagamento a saldo. Ma il saldo lo vedremo in un altro episodio.

L’acconto si utilizza spesso quando si tratta di pagamenti sostanziosi, di grosse cifre.

Un acconto si può avere, nel senso di ricevere oppure si può dare cioè versare:

L’acconto è una parte della cifra pattuita in una compravendita o in una transazione commerciale, come ad esempio quando un commerciante firma un contratto per un acquisto presso un fornitore. Quando c’è una compravendita c’è un contratto che ha ad oggetto il trasferimento di qualcosa dietro il pagamento di un prezzo.

L’acquirente paga subito un acconto, poi quando riceve la merce pagherà la cifra restante. Come tutti i pagamenti che avvengono nel commercio,  anche l’acconto viene tassato normalmente quindi l’acconto è assoggettato all’IVA, di cui abbiamo già parlato. Allo stesso modo, deve essere fatturato nel momento in cui viene pagato. Si deve emettere pertanto una fattura. Anche della fattura si è già parlato.

l'accontoDicevo che spesso si parla di anticipo di un pagamento,  ma questo è un termine che ha molti più utilizzi, tra cui appunto quella di una somma di denaro che viene anticipata. L’acconto invece ha a che fare solamente con i pagamenti.

Esistono anche delle tipologie di acconto legate alla tassazione, ma ne parleremo in altri episodi di Italiano commerciale.