Livello Intermedio
Questi articoli sono per coloro che hanno già qualche conoscenza della lingua italiana, che riescono cioè a comprendere il linguaggio base, ma hanno ancora molte carenze grammaticali e di espressione.
Le meraviglie dell’Italia: Ostana
Ostana
Audio in preparazione
Trascrizione

Per la rubrica “Le Meraviglie d’Italia“, oggi andiamo in Piemonte.
Immagina di guidare lungo strade di montagna in provincia di Cuneo, mentre il Monviso, con la sua forma perfetta, compare all’improvviso dietro una curva. Sapete che il Monviso è il monte da cui nasce il Fiume Po, il più grande d’Italia.
Poi, quasi senza accorgertene, arrivi a Ostana, un pugno di case in pietra e legno aggrappate alla roccia, a 1.250 metri di quota.
Qui il tempo sembra essersi fermato. Non ci sono vetrine luccicanti né rumore di traffico, solo il vento che scivola tra i vicoli e il suono lontano di una campana.
Un anziano, seduto al sole, ti saluta in una lingua che non capisci subito: è occitano, eredità di secoli e secoli di storia, la stessa lingua che si parlava un tempo nelle valli francesi e piemontesi. Oggi ci sono circa 80 abitanti in questo borgo.
Ostana era quasi scomparsa: negli anni ’80 contava appena cinque abitanti permanenti. Poi, lentamente, è rinata. Le case sono state restaurate rispettando l’architettura tradizionale, e oggi il borgo è un piccolo gioiello, con una vista che toglie il fiato.
Sapete che c’è una antica leggenda che riguarda il monte Monviso e il fiume Po.
Si narra che (iniziano sempre così le leggende!
Il verbo è narrare, simile a raccontare, tramandare) il Monviso desiderasse da sempre un figlio. Dopo lunghe attese, nacque “Martino”, un uomo gentile che fu incaricato dal monte di aiutare la gente in cerca d’acqua. Un giorno, alcuni uomini assetati lo supplicarono di dare loro dell’acqua.
Martino li condusse alla Grotta del Rio Martino e cominciò a far scorrere un rivolo. Più chiedevano acqua (“un po’ d’acqua, ancora un po’…”), più Martino gliene offriva finché quel rivolo divenne un fiume: da qui il nome Po, derivato dalle loro continue richieste.
Ancora un po’ , ancora un po’ … C’è solo una piccolissima differenza: Il nome del fiume ha perso l’apostrofo. Niente di grave in fondo.
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Il numeretto
Il numeretto (scarica audio)
Episodio n. 1199
Trascrizione
Benvenuti amici di Italiano Semplicemente.
Oggi parliamo di numeri. Per essere più preciso, vi parlo di un numero particolare, il famoso numeretto.
Si tratta del diminutivo di numero? Parliamo di questo?
Letteralmente sì, il numeretto è un numero piccolo, ma nel linguaggio comune, in Italia, quando si parla di numeretto non ci si riferisce quasi mai a un numero matematico, bensì a un piccolo bigliettino, generalmente di carta, su cui è stampato un numero.
Il contesto tipico?
Avete presente quando entrate in un supermercato, nel reparto salumi, formaggi o gastronomia
Davanti al banco c’è una macchinetta. No, neanche questa è una piccola macchina…
Comunque sia, si preme un pulsante su questa macchinetta, e zac!, esce un foglietto con un numero. Ecco: quello è il numeretto. Spesso più che il pulsante si strappa il numeretto.
Il numeretto serve per stabilire un ordine di attesa, per evitare discussioni tra i clienti su chi fosse arrivato prima.
Infatti, grazie al numeretto, si sa subito a chi tocca essere servito: basta guardare il display luminoso (o ascoltare la voce dell’addetto) che annuncia “numero 48!”.
Quindi il numeretto non è importante per il valore numerico in sé, ma perché identifica la nostra posizione nella fila.
È un oggetto piccolo, ma molto utile, e in certi contesti è quasi sinonimo di “diritto di essere serviti” in ordine.
Il termine è usato anche in senso figurato, a volte con un po’ di ironia:
“Qui ormai per qualsiasi cosa bisogna prendere il numeretto!”
per dire che bisogna aspettare a lungo, come se si fosse al banco del supermercato.
Un’immagine che potete associare al numeretto è proprio quella di una fila ordinata di clienti, ognuno con il suo bigliettino in mano, in attesa che arrivi il proprio turno.
Esempio di uso:
Siamo arrivati al banco dei salumi, ma c’è tanta gente.
Hai preso il numeretto cara?
Sì, abbiamo il 72, e stanno servendo il 48…. meglio se ci mettiamo comodi…
Dunque, il numeretto è un piccolo numero che, per magia organizzativa, riesce a trasformare una folla confusa in una fila ordinata, sempre che non arrivi il cliente con un numero passato che dice:
Il 21 è stato già servito?
Siamo al 48 signore!
Scusate mi ero distratto un attimo!
Adesso ripassiamo un po’.
Per farlo, simuliamo un dialogo alla cassa di un supermercato.
Marcelo: Chiedo scusa, non che io abbia fretta, ma potete farmi passare? Ho solo questa bottiglia.
Anna: eh no! Si fa presto a dire “fatemi passare”. Ma la fila è questa e si rispetta.
Christophe: Ah, ben detto! Sono qui da un quarto d’ora, e non mi sconfinfera proprio l’idea che tu mi passi avanti.
Julien: Ma a che pro dovremmo farti passare? Se tutti pensassimo come te, non esisterebbe proprio la fila.
Marcelo: Che esagerazione! Non volevo sollevare un polverone!
Karin: Tu stai solo cercando un espediente per saltare la fila. Questo fa molto italiano.
Sofie: ma no, quale italiano d’Egitto, è una questione di principio, ragazzo, cerca di capire. Ci sono poi tanti furbetti che amano le. scorciatoie. Personalmente, Ne ho già visti troppi, non mi sfiora nemmeno l’idea di cedere.
Anne Marie: ragazzi ragioniamo, a quest’ora avrebbe già pagato il ragazzo. Passa ragazzo, passa pure.
Ulrike: va bene dai. Almeno abbiamo fatto la nostra buona azione della giornata. Anche se, a dirla tutta, avevo una certa fretta anch’io.
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Il cetriolo e l’ammanco – RIPASSO
Il cetriolo e l’ammanco (scarica audio)
Descrizione:
Un episodio per divertirsi e al contempo ripassare qualche episodio passato: la storia del cetriolo fruttivendolo che scoprì un ammanco.
Trascrizione

Un cetriolo piuttosto allegro gestiva un negozio di fruttivendolo. Ogni giorno, con chirurgica meticolosità, faceva un controllo della cassa.
Un giorno scoprì un ammanco importante di denaro e dalla sua faccia affiorò la sua incazzatura con un gesto eclatante. che non sto qui a dirvi…
I commenti di tutti in paese puntavano nella stessa direzione. Un peperone rosso e impertinente che si metteva sempre in mostra era il primo sospettato. Si profilava un brutto quarto d’ora per lui.
Era arrivato il momento di fare il punto della situazione e di avviare il necessario regolamento dei conti.
Il negozio aveva chiuso e tutti se ne erano andati poco tempo prima. Il cetriolo dopo aver dato addosso al primo sospettato, si fermò trafelato a pensare prima di commettere una – consentitemi il termine – “ortoingustizia”.
Dopo aver trattenuto il respiro per un attimo si chiese: quel peperone era un vero ladro o aveva solo un’aria circospetta?
I commenti di tutti, in paese, puntavano però nella stessa direzione. ma il dubbio persisteva: era un ortaggio probo oppure no?
Il giudizio del cetriolo pendeva sulla testa del peperone, ma nonostante questo, il cetriolo si chiese se stesse solo mettendo zizzania nel negozio, piena di potenziali colpevoli, rovinando, tra l’altro, la reputazione di un ortaggio solo per un ammanco che, dopotutto, doveva ancora essere ancora provato.
Poteva esere stata un’astuta cipolla: l’intera bancarella la teme per la sua lingua tagliente che fa piangere tutti. Sarebbe un’ottima candidata per aver cercato di depistare le indagini, mettendo in cattiva luce il peperone per sviare l’attenzione da sé.
Altri potenziali indiziati?
Una schiera di carote in prima fila: un gruppo di ortaggi molto unito, noto per fare fronte comune in ogni occasione. Forse hanno agito come una squadra per il furto e ora la loro compattezza è una cortina di fumo per nascondere il vero colpevole.
Oppure?
Da un angolo buio della dispensa, i fagioli sono sempre stati una famiglia chiusa e un po’ misteriosa. Il cetriolo si chiede se sotto il loro apparente silenzio non si celi un intrigo ben più grande. Qualcuno sostiene che, se si sbottonasse anche solo uno di loro, si aprirebbe un vero e proprio vaso di Pandora di segreti. Potrebbero essere loro ad avere le mani in pasta, un affare oscuro che li ha spinti a determinare l’ammanco per non svenarsi per sbarcare il lunario .
E non dimentichiamo Il boss Carciofo: dalla posizione più in alto dello scaffale, il carciofo è l’ortaggio più assetato di potere di tutti. La sua filosofia è: il fine giustifica i mezzi. Per acquisire una posizione di prestigio tra i colleghi e porre in essere una nuova gerarchia all’interno del negozio, potrebbe aver rubato il denaro per porre la prima pietra di una nuova stagione di dispensa. Potrebbe aver usato il peperone come diversivo per depistare i sospetti.
C’è anche una ipotesi più remota: La congiura delle zucche: I cetrioli hanno sempre creduto che le zucche fossero solo belle e sode, ma ultimamente una voce serpeggia nella mente del fruttivendolo. Forse hanno tramato un colpo di mano per impossessarsi della cassa, agendo di comune accordo per non lasciare tracce. Questa teoria, se fondata, potrebbe spiegare la velocità e l’abilità con cui il denaro è sparito senza lasciare traccia.
Nonostante i dubbi che assalivano il cetriolo, il peperone continuava a fare buon viso a cattivo gioco, abbracciando l’idea di essere la Cenerentola della situazione, un ingiustamente sospettato.
Ma poi, a un tratto, tutti i sospetti caddero e la verità venne a galla . Quando il cetriolo decise di non mettere all’indice il peperone e di dare un’ultima possibilità a tutti, con sua enorme sorpresa, fu una timida patata a farsi avanti. Da sempre considerata dal cetriolo (ma sollo da lui) un po’ la più bonacciona tra gli ortaggi, si fece interprete del sentimento di tutta la comunità e confessò: aveva preso i soldi per comprare un costume da ballerina, il suo sogno segreto.
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Accadde il 18 luglio ’64 d.c.: defilarsi
Defilarsi (scarica audio)
Trascrizione

Roma brucia.
È la notte del 18 luglio dell’anno 64 d.C..
Le fiamme divorano tetti, templi, case, magazzini. La città è in ginocchio.
E lui, l’imperatore Nerone, dov’è?
Secondo alcuni… si è defilato.
Secondo altri… è rimasto a suonare la cetra, cantando versi tragici mentre le fiamme si alzavano verso il cielo.
Ma cosa vuol dire defilarsi?
“Defilarsi” è un verbo pronominale che significa allontanarsi in modo discreto,
Oppure evitare di esporsi, o tirarsi indietro, spesso per non assumersi responsabilità, o per non farsi coinvolgere in situazioni difficili, imbarazzanti o pericolose, come chi cerca di sparire dalla scena senza dare nell’occhio.
Il grande incendio di Roma rappresenta perfettamente questa idea:
mentre ci si aspetta che chi comanda prenda decisioni,
Nerone si defila — letteralmente o simbolicamente —
e lascia che la città si consumi tra le fiamme.
O almeno così racconta la leggenda.
Vediamo degli esempi più moderni:
Quando il progetto ha cominciato a scricchiolare, il capo si è defilato in un attimo.
Alla fine della cena, quando c’era da dividere il conto, qualcuno si è defilato…
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