Il cetriolo e l’ammanco – RIPASSO

Il cetriolo e l’ammanco (scarica audio)

Descrizione: 

Un episodio per divertirsi e al contempo ripassare qualche episodio passato: la storia del cetriolo fruttivendolo che scoprì un ammanco.

Trascrizione

il cetriolo e l'ammanco

Un cetriolo piuttosto allegro gestiva un negozio di fruttivendolo. Ogni giorno, con chirurgica meticolosità, faceva un controllo della cassa.

Un giorno scoprì un ammanco importante di denaro e dalla sua faccia affiorò la sua incazzatura con un gesto eclatante. che non sto qui a dirvi

I commenti di tutti in paese puntavano nella stessa direzione. Un peperone rosso e impertinente che si metteva sempre in mostra era il primo sospettato. Si profilava un brutto quarto d’ora per lui.

Era arrivato il momento di fare il punto della situazione e di avviare il necessario regolamento dei conti.

Il negozio aveva chiuso e tutti se ne erano andati poco tempo prima. Il cetriolo dopo aver dato addosso al primo sospettato, si fermò trafelato a pensare prima di commettere una – consentitemi il termine – “ortoingustizia”.

Dopo aver trattenuto il respiro per un attimo si chiese: quel peperone era un vero ladro o aveva solo un’aria circospetta?
I commenti di tutti, in paese, puntavano però nella stessa direzione. ma il dubbio persisteva: era un ortaggio probo oppure no?
Il giudizio del cetriolo pendeva sulla testa del peperone, ma nonostante questo, il cetriolo si chiese se stesse solo mettendo zizzania nel negozio, piena di potenziali colpevoli, rovinando, tra l’altro, la reputazione di un ortaggio solo per un ammanco che, dopotutto, doveva ancora essere ancora provato.
Poteva esere stata un’astuta cipolla: l’intera bancarella la teme per la sua lingua tagliente che fa piangere tutti. Sarebbe un’ottima candidata per aver cercato di depistare le indagini, mettendo in cattiva luce il peperone per sviare l’attenzione da sé.
Altri potenziali indiziati?
Una schiera di carote in prima fila: un gruppo di ortaggi molto unito, noto per fare fronte comune in ogni occasione. Forse hanno agito come una squadra per il furto e ora la loro compattezza è una cortina di fumo per nascondere il vero colpevole.
Oppure?
Da un angolo buio della dispensa, i fagioli sono sempre stati una famiglia chiusa e un po’ misteriosa. Il cetriolo si chiede se sotto il loro apparente silenzio non si celi un intrigo ben più grande. Qualcuno sostiene che, se si sbottonasse anche solo uno di loro, si aprirebbe un vero e proprio vaso di Pandora di segreti. Potrebbero essere loro ad avere le mani in pasta, un affare oscuro che li ha spinti a determinare l’ammanco per non svenarsi per sbarcare il lunario .
E non dimentichiamo Il boss Carciofo: dalla posizione più in alto dello scaffale, il carciofo è l’ortaggio più assetato di potere di tutti. La sua filosofia è: il fine giustifica i mezzi. Per acquisire una posizione di prestigio tra i colleghi e porre in essere una nuova gerarchia all’interno del negozio, potrebbe aver rubato il denaro per porre la prima pietra di una nuova stagione di dispensa. Potrebbe aver usato il peperone come diversivo per depistare i sospetti.
C’è anche una ipotesi più remota: La congiura delle zucche: I cetrioli hanno sempre creduto che le zucche fossero solo belle e sode, ma ultimamente una voce serpeggia nella mente del fruttivendolo. Forse hanno tramato un colpo di mano per impossessarsi della cassa, agendo di comune accordo per non lasciare tracce. Questa teoria, se fondata, potrebbe spiegare la velocità e l’abilità con cui il denaro è sparito senza lasciare traccia.
Nonostante i dubbi che assalivano il cetriolo, il peperone continuava a fare buon viso a cattivo gioco, abbracciando l’idea di essere la Cenerentola della situazione, un ingiustamente sospettato.
Ma poi, a un tratto, tutti i sospetti caddero e la verità venne a galla . Quando il cetriolo decise di non mettere all’indice il peperone e di dare un’ultima possibilità a tutti, con sua enorme sorpresa, fu una timida patata a farsi avanti. Da sempre considerata dal cetriolo (ma sollo da lui) un po’ la più bonacciona tra gli ortaggi, si fece interprete del sentimento di tutta la comunità e confessò: aveva preso i soldi per comprare un costume da ballerina, il suo sogno segreto.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Accadde il 18 luglio ’64 d.c.: defilarsi

Defilarsi (scarica audio)

Trascrizione

defilarsi

Roma brucia.

È la notte del 18 luglio dell’anno 64 d.C..

Le fiamme divorano tetti, templi, case, magazzini. La città è in ginocchio.

E lui, l’imperatore Nerone, dov’è?

Secondo alcuni… si è defilato.

Secondo altri… è rimasto a suonare la cetra, cantando versi tragici mentre le fiamme si alzavano verso il cielo.

Ma cosa vuol dire defilarsi?

“Defilarsi” è un verbo pronominale che significa allontanarsi in modo discreto,

Oppure evitare di esporsi, o tirarsi indietro, spesso per non assumersi responsabilità, o per non farsi coinvolgere in situazioni difficili, imbarazzanti o pericolose, come chi cerca di sparire dalla scena senza dare nell’occhio.

Il grande incendio di Roma rappresenta perfettamente questa idea:

mentre ci si aspetta che chi comanda prenda decisioni,

Nerone si defila — letteralmente o simbolicamente —

e lascia che la città si consumi tra le fiamme.

O almeno così racconta la leggenda.

Vediamo degli esempi più moderni:

Quando il progetto ha cominciato a scricchiolare, il capo si è defilato in un attimo.

Alla fine della cena, quando c’era da dividere il conto, qualcuno si è defilato

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Accadde il 14 luglio 1944: all’acqua di rose

All’acqua di rose (scarica audio)

Trascrizione

Nel linguaggio comune italiano, dire che qualcosa è fatto all’acqua di rose significa che è fatto in modo superficiale, blando, poco efficace, come se non volesse dare fastidio a nessuno, come se mancasse completamente di forza o decisione.

Una crema all’acqua di rose profuma, ma non cura. Una denuncia fatta all’acqua di rose non scuote le coscienze. Una reazione all’acqua di rose è una carezza, quando servirebbe un pugno (metaforico, si intende!).

E allora oggi, per capire quanto possa essere inadeguato affrontare certe cose all’acqua di rose, torniamo a un evento drammatico avvenuto il 14 luglio 1944, durante la Seconda guerra mondiale, nell’Italia del Nord.

Siamo ad Alagna Valsesia, in Piemonte. Un reparto di SS italiane fucila otto carabinieri e sette partigiani, arrestati nei giorni precedenti durante la riconquista della Repubblica partigiana della Valsesia, una delle tante zone liberate temporaneamente dai nazifascisti.

Un’esecuzione fredda, pianificata, senza processo, senza appello. Un atto brutale che lascia un segno profondo nella storia locale e nazionale.

Ecco: davanti a fatti del genere, parlare con mezze parole, fare commemorazioni leggere, usare toni sfumati o dimenticare, sarebbe un modo di agire all’acqua di rose.

Ma ci sono eventi che meritano invece la verità nuda e cruda, la memoria viva, il linguaggio forte, il rispetto pieno.

Per questo, quando si dice che un atto è stato fatto “all’acqua di rose”, si intende spesso una critica: qualcosa che avrebbe dovuto essere fatto con più serietà, più decisione, più coraggio.

E ricordiamolo: l’acqua di rose è profumata, delicata… ma non guarisce le ferite profonde della storia.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Accadde il 13 luglio 1878: per sfregio

Per sfregio (scarica audio)

Trascrizione

Nel 1878, il 13 luglio, quando a Roma passava il corteo funebre di Papa Pio IX, la tensione era alle stelle. Il papato, fino a pochi anni prima, aveva governato Roma e parte dell’Italia centrale, ma ora il potere temporale era finito. L’Italia era diventata unita, e Roma era stata proclamata capitale.

Ma non tutti avevano voglia di riconciliarsi. Quel giorno, un gruppo di anticlericali scatenati si scagliò con rabbia contro il corteo funebre del defunto pontefice, colpendo con pietre e bastoni, urlando insulti e minacciando persino di buttare la bara nel Tevere.

Non fu un’azione politica. Non fu una protesta organizzata. Fu un gesto deliberato e offensivo. Fu fatto per sfregio.

Fare qualcosa per sfregio significa offendere intenzionalmente, per disprezzo, provocazione, o rabbia. Non si agisce per un vantaggio, ma per umiliare, per ferire l’altro simbolicamente o moralmente.

Gettare una bara nel fiume non ha senso pratico. Ma farlo al Papa, nel cuore della Roma che aveva appena smesso di essere papale, significava disprezzare tutta la Chiesa. Non bastava la vittoria politica. Si voleva infangare il nemico anche da morto.

Ecco, questo è proprio ciò che si chiama “un gesto fatto per sfregio”.

Dunque, l’espressione del giorno è: “Per sfregio” e si usa per descrivere un’azione fatta per disprezzo, per offendere deliberatamente o semplicemente per il gusto di farlo.

Esempio moderno: “Mi ha parcheggiato davanti al cancello di casa solo per sfregio!”..

D’altronde lo Sfregio indica una ferita al volto o a una parte del corpo, spesso fatta per umiliare (es. “gli hanno fatto uno sfregio con un coltello”).

E però anche una offesa grave, gesto di disprezzo o umiliazione (es. “quello che ha fatto è stato uno sfregio alla sua dignità”).

Sfregiare invece, come è ovvio, significa ferire il volto di qualcuno, solitamente con uno strumento tagliente.

Oppure umiliare o offendere gravemente qualcuno con un’azione simbolica o provocatoria (es. “ha sfregiato la memoria del defunto con quel gesto”).

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00

Accadde il 6 agosto 1863: dare addosso

Dare addosso (scarica audio)

Trascrizione

dare addosso

C’è un posto, poco fuori Napoli, che pochi conoscono ma che un tempo fu il cuore pulsante della modernizzazione industriale del Regno delle Due Sicilie: l’opificio di Pietrarsa.

Affacciato sul mare, tra Portici e San Giovanni a Teduccio, questo grande complesso fu inaugurato nel 1840 da Ferdinando II di Borbone per costruire locomotive, binari e carrozze ferroviarie, in un’epoca in cui l’Italia ancora non era unita. Era un vanto, un simbolo di progresso, il primo stabilimento ferroviario italiano.

Ma ventitré anni dopo, nel 1863, proprio il giorno 6 agosto, qualcosa cambiò drasticamente. L’Italia era ormai unificata da poco, e Pietrarsa era passata sotto il controllo dello Stato italiano. Alla direzione dell’opificio venne messo Jacopo Bozza, un uomo tutto d’un pezzo, rigoroso, forse troppo. Bozza decise di riorganizzare l’azienda: riduzione dei salari, aumento dell’orario di lavoro e… licenziamenti a pioggia. Una riforma, diceva lui, necessaria. Un attacco, dissero gli operai.

È a questo punto che si può usare con precisione chirurgica l’espressione italiana “dare addosso”. Sì, perché quegli operai, che avevano costruito con fatica e orgoglio il futuro del Mezzogiorno, cominciarono uno sciopero pacifico per protestare contro queste nuove condizioni insostenibili. La risposta dello Stato non fu il dialogo, ma la violenza.

I soldati arrivarono a Pietrarsa e diedero addosso agli scioperanti: aprirono il fuoco. Sette morti, più di venti feriti gravi. Non si trattava solo di “punire” o di ristabilire l’ordine. Si trattò di una vera aggressione, una repressione che passò alla storia come uno degli episodi più tragici e meno conosciuti del primo periodo postunitario.

Ecco un esempio forte, concreto, drammatico di cosa vuol dire dare addosso a qualcuno. Non solo aggredirlo fisicamente, ma anche attaccarlo in modo sproporzionato, senza possibilità di replica. E non serve arrivare ai fucili: si può “dare addosso” anche con le parole, con le critiche continue, con l’ostilità gratuita.

l’espressione “dare addosso a qualcuno” si usa quindi per indicare un attacco, una forma di aggressione, che può essere fisica, ma anche verbale o psicologica. È un modo di dire molto comune e può essere usato in tanti contesti quotidiani, non solo in casi drammatici come quello dell’opificio di Pietrarsa.

Può riferirsi a un datore di lavoro che tratta male un dipendente, a un gruppo di persone che critica qualcuno ingiustamente, o anche semplicemente a un amico che ci accusa senza motivo. Basta che ci sia un’azione dura e insistente contro qualcuno.

La prossima volta che qualcuno ti critica in modo esagerato, potrai dire: “Perché mi stai dando addosso?”
O magari, ascoltando un telegiornale, capirai meglio espressioni come: “La stampa ha dato addosso al politico” o “I tifosi hanno dato addosso all’allenatore dopo la sconfitta”. Dopo l’espressione si può usare la preposizione a (dare addosso a qualcuno) oppure usare la parola “contro” (dare addosso contro qualcuno).

Pensateci la prossima volta che, in ufficio, vi danno addosso per un ritardo o per un errore che magari nemmeno avete commesso. E ricordate quei lavoratori di Pietrarsa, che con il loro sacrificio hanno scritto, loro malgrado, una delle prime pagine amare dell’Italia unita.

Donazione personale per italiano semplicemente

Se vuoi e se puoi, aiuta Italiano Semplicemente con una donazione personale. Per il sito significa vita, per te significa istruzione.

€10,00