772 Come un fulmine a ciel sereno

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Trascrizione

Giovanni: avete mai visto un fulmine? Un fulmine, anche detto saetta, è un fenomeno atmosferico legato all’elettricità nell’aria e consiste in una scarica elettrica di grandi dimensioni. Quando c’è un temporale può capitare di vedere dei fulmini e di sentire dei tuoni.

Prima arriva il fulmine e poi si sente il rumore del tuono, essendo la velocità della luce maggiore di quella del suono.

Un temporale: cos’è? Lo possiamo definire come una violenta perturbazione atmosferica, accompagnata da tuoni, lampi e fulmini oltre a poggia e spesso anche vento.

Dunque ci vuole un temporale, le nuvole e la pioggia per vedere un fulmine?

No, perché esistono anche i fulmini a ciel sereno.

Si tratta naturalmente di una espressione idiomatica.

Quando sembra tutto andar bene, quando tutto sembra tranquillo, senza problemi, quando tutto procede regolarmente, può arrivare un fulmine a ciel sereno, cioè può accadere qualcosa di sconvolgente.

Ma non si tratta di un temporale improvviso quando il cielo è sereno, cioè sgombro dalle nuvole, ma di un avvenimento inaspettato e che ci cambia la vita. Almeno questa è la sensazione che si ha quando usiamo questa espressione.

La vita era tranquilla in Ucraina. Nessuno si aspettava ciò che è accaduto dal 24 febbraio 2022.

La guerra è arrivata come un fulmine a ciel sereno e ha sconvolto la vita di milioni di persone.

Non è detto che le cose siano comunque sempre di questa gravità.

Es:

La mia fidanzata ha deciso di lasciarmi. Stavamo bene insieme, almeno io stavo bene e credevo anche lei. Per me è stato come un fulmine a ciel sereno.

Possiamo usare questa espressione quando si verificano eventi spiacevoli, o almeno sgraditi, ma spesso persino sconcertanti, che arrivano in modo del tutto improvviso.

Il fatto di essere inaspettati, inattesi, il fatto che non ci fosse niente che potesse farli presagire è rappresentato dal cielo sereno, cioè senza nuvole.

Il fulmine è ovviamente l’evento negativo e inatteso.

In questo caso il fulmine è visto come qualcosa di sconvolgente e negativo, ma non sempre è così.

Infatti si può associare anche all’amore, o meglio all’innamoramento cioè l’inizio della passione amorosa.

Anche l’amore può essere sconvolgente e si può dire, volendo, che l’amore arriva spesso come un fulmine a ciel sereno.

Si dice spesso anche di essere stati fulminati dall’amore. Avete presente il colpo di fulmine?

Se due persone si incontrano e subito si innamorano tra loro, al primo incontro, al primo sguardo, ebbene, quello è un colpo di fulmine: un innamoramento improvviso e non necessariamente (purtroppo) reciproco.

Si usa spesso anche il verbo “folgorare“, del tutto simile a “fulminare“, che significa colpire con un fulmine o una qualunque scarica elettrica. Ma anche l’amore, ancora una volta, può folgorare.

Sono stato folgorato dalla bellezza di Maria!

La sua bellezza è folgorante!

Purtroppo si usa anche nel senso di morire, con una scarica elettrica ma anche spesso con arma da fuoco o persino da una malattia improvvisa e inaspettata: una malattia folgorante.

Fulminare e folgorare si usano anche con riferimento allo sguardo.

La mia fidanzata, appena mi ha visto che sorridevo ad un’altra ragazza, mi ha folgorato/fulminato con lo sguardo!

Non deve essere piacevole, voi che ne dite?
Adesso ripassiamo perché pare sia caduto un altro fulmine in Brasile, anche se il cielo non era affatto sereno…

Andrè: Come se non bastasse il Covid, sono da far strabuzzare gli occhi i numeri dei casi di Dengue che sono stati resi noti ieri sera dalle autorità sanitarie brasiliane. Sono già confermati più di tremila casi solo nella mia città (Araraquara) nel 2022! Solo coloro che l’hanno già presa conoscono le peculiarità di questa malattia, e anche se quasi non se ne parla, di scomparire la pandemia covid non ne vuole sapere!
Una scomoda realtà per un paese che da 2019 viene condotto dallo Schettino brasiliano. Si salvi chi può!! Ma quando se ne va? Anche di questo per ora non se ne parla, ma alle elezioni di ottobre non manca molto. Che Dio ce la mandi buona .

Segue una spiegazione del ripasso.

Fila liscio come l’olio

Fila liscio come l’olio

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Trascrizione

Giovanni: Una delle specialità italiane è l’olio extravergine d’oliva. Questo è abbastanza noto. ma l’olio, più in generale, e non solo quello derivato dalle olive, viene usato anche per lubrificare, per fare in modo che due corpi scivolino tra loro, per quindi ridurre l’attrito tra due corpi.

Ma l’olio si usa anche in alcune espressioni idiomatiche italiane, tra cui “liscio come l’olio“.
Filare liscio come l’olio“, in particolare, è una espressione che si usa quando non si incontrano problemi.

Come va il viaggio? c’è traffico?

Fortunatamente no. Finora fila tutto liscio come l’olio.

Cioè: va tutto bene, non abbiamo incontrato problemi.

Si usa spessissimo parlando del traffico, ma si usa in generale in qualunque attività in cui c’è la possibilità di incontrare dei problemi, qualcosa che ci faccia rallentare, che ostacoli il nostro lavoro o il normale andamento delle cose. Se tutto va bene, possiamo dire semplicemente che “tutto fila liscio”, e possiamo aggiungere “come l’olio”.

Si usa il verbo filare, che è un verbo che ha molti utilizzi diversi, ma quanto “tutto fila“, o quando “tutto fila liscio“, c’è un’attività che procede con regolarità, che va avanti senza problemi, senza intoppi, soprattutto quando questi eventuali intoppi sono fonte di preoccupazione.

Se poi tutto fila liscio come l’olio, si vuole trasmettere l’assenza di attrito. Tra l’altro il verbo filare trasmette anche un senso di moto rettilineo, senza curve, quindi qualcosa di diritto, e anche questo trasmette l’assenza di un rallentamento e quindi di eventuali difficoltà e possibili deviazioni rispetto a quanto previsto.

Filare trasmette anche un senso di ordine e coerenza. Pensate all’espressione “un discorso che fila“, che è un discorso logico, coerente, che non ha contraddizioni. Quando una persona fa un discorso che fila è un discorso convincente e efficace.

Filare trasmette l’assenza di difficoltà anche quando parliamo di un “ragazzo che fila dritto“, con riferimento al suo comportamento corretto e maturo, senza deviazioni e senza stupidaggini. Parliamo in questo caso della sua condotta sul piano morale o disciplinare.

Allora, anziché dire “tutto ok”, “va tutto bene”, “finora tutto bene“, la prossima volta provate anche a dire che  “tutto fila liscio come l’olio“.

Al prossimo video di Italiano Semplicemente

Il piatto forte

Il piatto forte

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Giovanni: quando siamo a tavola, si sente spesso parlare del “piatto forte”.

Qual è il piatto forte del pranzo?

Il piatto forte non è però il piatto più resistente del servizio dei piatti, ma il piatto migliore; piatto inteso come pietanza, non come contenitore di cibo.

L’aggettivo forte in questo caso non ha niente a che fare con la forza e coi muscoli.

Generalmente il piatto forte è anche il più sostanzioso e prelibato di un pranzo, il più interessante, ma viene nominato soprattutto nei giorni di festa, o quando ci sono ospiti.

Arriva il piatto forte! Melanzane alla parmigiana!

Ieri era il giorno di Pasqua e il piatto forte di mia suocera è stato la lasagna!

Altre volte, ma fuori della cucina, si usa al posto del pezzo forte, ma stavolta stiamo assistendo ad uno spettacolo; non stiamo mangiando quindi ma siamo ad un concerto o un’esibizione pubblica. Il pezzo forte o il piatto forte può essere una canzone o anche una battuta.

Il piatto forte della serata arriva tra poco!

Le canzoni vengono quindi confrontate alle portate di un pasto.

Ci vediamo al prossimo video.

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

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https://youtu.be/tosIgoSg890

Trascrizione

Giovanni: oggi è Pasqua, e approfitto per parlarvi di un famoso modo di dire:

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.

Il significato è il seguente: con chi trascorrere le festività?

Il Natale, per tradizione, si trascorre insieme alla famiglia; La Pasqua, invece, si può tracorrere insieme ad amici e conoscenti.

“I tuoi” sta per “i parenti più stretti”, con i familiari. A volte può significare semplicemente i genitori, altre volte, come in questo caso, la famiglia in generale.

I miei quindi sono i miei genitori, o la mia famiglia.

Oggi vado dai miei

Tu invece quando vai a trovare i tuoi? Non vai dai tuoi a Natale?

Non si usa al plurale però.

Quest’anno andiamo dai miei.

Se io e mio fratello andiamo dai nostri genitori devo aggiungere genitori, non si dice “andiamo dai nostri” ma”andiamo dai nostri genitori”.

Pasqua però la passiamo con gli amici. Buona Pasqua allora, ovunque voi decidiate di andare!

Vuolsi così colà dove si puote

Vuolsi così colà dove si puote (scarica audio)

Trascrizione

Ecco a voi un’altra celebre frase della Divina Commedia, di Dante Alighieri, che, al pari di altre, è utilizzata anche ai giorni nostri.

La frase:

Vuolsi così colà dove si puote

Una frase che suona magnificamente, e a mio parere una frase del genere non poteva non trovare una sua applicazione anche nel linguaggio moderno.

Vediamo prima cosa significa e quando è stata usata da Dante, così da capire anche come usarla e in quale occasione.

Siamo all’inferno e Dante la utilizza ben due volte. Vediamo le singole parole.

Colà è un termine che oggi non si usa ma significa “là” , quindi indica un luogo e precisamente indica il paradiso, che è il luogo in cui si trova Dio.

È proprio là (colà) che si prendono le decisioni, è il luogo in cui si decidono le cose. Ma là dove?

Ce lo dice la parte finale:

dove si puote

cioè dove si può, dove si può tutto, dove tutto è possibile. Si parla del paradiso, perché è là che c’è Dio, e Dio infatti può tutto.

Vuolsi significa invece “si vuole” e anche vuolsi non è un termine usato oggi nella lingua italiana, come neanche il termine “puote“, tra l’altro.

Vuolsi così colà dove si puote

Si vuole così, là, in paradiso, dove tutto si può.

Questo è il senso della frase.

In pratica si potrebbe dire è che “questa è la volontà di chi comanda, chi detiene il potere”.

Prima Dante la usa all’inizio del suo viaggio infernale, in una frase nei confronti di Caronte, il cosiddetto traghettatore delle anime dei morti, cioè colui che trasportava le anime per passare da una sponda all’altra del fiume Acheronte.

Infatti Caronte non lo voleva trasportare a Dante perché lui non era morto ma vivo. E lui portava solo anime quindi non si trattava di persone vive.

Ma poi di fronte alla volontà di Dio, non poteva certo far nulla neanche Caronte.

Lo stesso invito viene fatto più tardi a Minosse e anche questa volta si fa riferimento alla volontà divina alla quale devono obbedire tutti.

E allora tutti, anche oggi, possiamo usare questa espressione, ovviamente in senso ironico, nel momento in cui voglio esprimere un concetto semplice:

Inutile lamentarsi, inutile cercare di obiettare contro una decisione che viene dall’alto. Bisogna obbedire e basta, perché così è stato deciso.

Chiunque venisse paragonato a Dio, ovviamente, non può essere fatto che in senso ironico.

Siamo evidentemente in una situazione in cui c’è un capo, qualcuno che comanda e la sua volontà o le sue decisioni non possono essere messi in discussione, perché quello è un vero e proprio ordine e non possiamo far nulla per opporci.

Non vi garantisco però che tutti gli italiani vi capiranno! Diciamo che un dieci per cento, più o meno, degli italiani potrebbe capire subito il senso della vostra frase.

Di certo comunque vi capirà il vostro professore di lingua italiana!

Quindi, se vi chiederà se avete fatto tutti i compiti da lei/lui assegnati, voi potrete rispondere:

Certo che li ho fatti, vuolsi così colà dove si puote!

A quel punto non potrete mai essere bocciati!

Oppure, ancora più adatta se la usate quando qualcuno si lamenta di qualche decisione di una persona importante, e voi gli fate presente che è inutile lamentarsi.

Esercizio di ripetizione adesso. Impariamo a pronunciare la frase. Ripetete dopo di me:

vuolsi

così

Vuolsi così

colà

Colà dove si puote

Vuolsi così colà dove si puote