In tal senso (scarica audio)
episodio 1300
Trascrizione

Buongiorno a tutti!
Oggi parliamo di una locuzione molto frequente nell’italiano formale e professionale: in tal senso.
Partiamo da una cosa: tal è una forma abbreviata di tale. Ha un significato simile a “questo”.
Più precisamente, possiamo tradurlo, a seconda dei casi, con “in questa direzione”, “a questo riguardo” oppure “con questo obiettivo”.
Una particolarità interessante è che spesso questa locuzione si trova alla fine della frase.
Per esempio:
«Sembra che qualcosa si muova in tal senso».
Che cosa significa? Significa che sembra esserci qualche sviluppo, qualche iniziativa nella direzione di cui stiamo parlando.
Un altro esempio:
«Presenterò una proposta in tal senso».
Vuol dire che presenterò una proposta coerente con quanto detto prima, oppure finalizzata a raggiungere l’obiettivo di cui abbiamo parlato.
E ancora:
«Nessuna novità in tal senso».
Questa è una formula molto utilizzata. Significa che non ci sono aggiornamenti riguardo alla questione di cui stiamo discutendo.
Facciamo un piccolo dialogo.
A: Ho sentito che l’azienda vorrebbe aumentare gli stipendi dei dipendenti.
B: Sì, se ne parla da qualche settimana, ma non ci sono ancora decisioni ufficiali.
A: Quindi qualcosa potrebbe cambiare?
B: Forse. Sembra che qualcosa si muova in tal senso, ma per ora non abbiamo certezze.
Come vedete, in tal senso serve a richiamare qualcosa che è già stato detto.
Naturalmente possiamo usarlo anche all’inizio della frase. Per esempio:
«In tal senso, vorrei fare una proposta».
Un’ultima osservazione: è un’espressione piuttosto formale, particolarmente adatta alle riunioni, alle email professionali, ai comunicati e ai documenti amministrativi.
Nelle conversazioni quotidiane possiamo spesso sostituirla con in questa direzione oppure a questo proposito.
Marcelo: Poco tempo fa, Gianni, rendendosi conto che alcuni eminenti membri dell’associazione erano spariti dalla chat, decise di rompere gli indugi: prese e si avventurò nei sette cerchi infernali delle Regole d’Oro.
Ulrike: Nel primo cerchio c’era Ulrike, legata a una sedia davanti a un gigantesco altoparlante da cui usciva a tutto volume la voce di Mentana. Condannata a trascrivere all’infinito tutte le sue notizie, si incartava ogni volta che lui tornava alla carica. Povera anima in pena!
Sofie: Nel secondo cerchio, Marcelo era condannato a trascorrere l’eternità in una palestra infernale, senza porte né finestre. Gli attrezzi erano ovunque: pesi, tapis roulant e cyclette, ce n’erano a iosa. Appena terminava una serie, l’istruttore gli gridava: «Non darti per vinto! Un’ultima serie!».
Carmen: Nel terzo cerchio, nella prigione della Treccani, era rinchiuso Albéric, condannato a ripassare all’infinito le regole del congiuntivo. Si scervellava, ma dopo pochi minuti gli andava il cervello in tilt: «Non mi torna niente!». Il professore tornava alla carica: «Bando alle ciance! Devi armarti di pazienza». E pensare che Albéric credeva di cavarsela egregiamente con l’italiano!
Estelle: Nel quarto cerchio, Edita era condannata a scrivere cartoline da tutti i Paesi del mondo. Ce n’erano una caterva e, ogni volta che pensava di aver finito, il demonio spuntava di nuovo con una nuova pila: Datti da fare, non puoi mica tirarti indietro!». Edita cercava di non perdere la calma, ma la misura era ormai colma. «Mi sa che non ne verrò mai a capo!»
Edita: Nel quinto cerchio, Sofie era condannata a parlare davanti a un pubblico che non le prestava mai attenzione. Sempre restia a esordire, quando finalmente trovava il coraggio di dire la sua, qualcuno la interrompeva di punto in bianco. Allora sbottava: «Ma insomma, tocca a me o no? Nessuno le dava retta e lei non sapeva più capacitarsi di cotanta indifferenza. E dire che aveva tanto da raccontare!
Julien: Poveri membri… Per fortuna Gianni decise di dargli manforte! Dopo averli cercati in lungo e in largo, riuscì a riportarli tutti nella chat. Decise allora di chiudere un occhio sui loro peccati e assolverli seduta stante.