Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al linguaggio della politica.
Una simpatica espressione di cui voglio parlarvi è “Va tutto bene madama la marchesa“.
Questa espressione è usata in modo ironico per indicare che le cose non vanno affatto bene, anche se apparentemente sembra tutto sotto controllo. È un modo sarcastico per sottolineare una situazione in realtà problematica o complessa.
Questa espressione evidenzia il comportamento di minimizzare o sdrammatizzare situazioni difficili o drammatiche.
L’origine risale a una canzone francese. In italiano infatti si dovrebbe dire “va tutto bene signora marchesa”, ma in questo modo è sicuramente più originale.
In pratica la storia è questa: il marito della marchesa si era suicidato. Una Tragedia! Oltretutto era scoppiato un incendio nel palazzo ed è morto anche un cavallo.
Il servitore, cioè il maggiordomo della marchesa doveva rassicurarla. Così, nonostante la gravità degli eventi, viene tranquillizzata in modo eccessivamente ottimista e superficiale dal servitore.
Si sottolinea così ironicamente il tentativo di minimizzare una situazione disastrosa.
L’espressione “va tutto bene madama la marchesa” si usa spesso parlando di politica, poiché i governanti cercano sempre di dire che va sempre tutto bene, che non ci sono gravi problemi nel paese, così, chi invece sta all’opposizione commenta spesso dicendo:
Smettiamola di dire va tutto bene madama la marchesa, perché non va bene proprio niente in Italia!
Teoricamente si può usare anche al di fuori dell’ambito politico, ma bisogna trovare un’occasione in cui ci sia una sdrammatizzazione da parte di qualcuno oppure semplicemente si tratta di fare ironia su un fatto accaduto.
Es:
Oggi è stata una giornata Tranquilla: Abbiamo solo perso il treno, perso le valigie e piove a dirotto. Insomma, va tutto bene madama la marchesa!
Qui si evidenzia in modo ironico che è stata una giornata di… vabbè avete capito…
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio della politica.
Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al linguaggio della politica.
Siete felici quando piove? In Italia non tanto, e da sempre esiste una simpatica rspressione per indicare questo dispiacere:
Piove, governo ladro!
È un’esclamazione che oggi si utilizza solamente in senso ironico, perché il Governo italiano non ha chiaramente nessuna colpa quando piove e nessun merito quando è bel tempo. È utilizzata quindi per esprimere insoddisfazione o malcontento verso il governo cogliendo l’occasione quando le condizioni meteorologiche sono avverse, come quando cade la pioggia.
Eppure all’origine (almeno questa è una delle ipotesi sull’origine di questa espressione) questa esclamazione aveva, eccome, a che fare con le decisioni del Governo, ma non perché questo aveva il potere di far piovere, quanto perché quando pioveva, i contadini lombardi (circa 200 anni fa) sapevano che il governo austriaco (c’era la dominazione austriaca a quei tempi) avrebbe aumentato la tassa sul seminato, perché con la pioggia sarebbe migliorato il raccolto.
La tassa sul seminato era un’imposta sulla macinazione del frumento e dei cereali in genere.
Dunque: più pioggia, più raccolto, più tasse. Questa decisione non era chiaramente ben accolta dai contadini che quindi, alla vista della pioggia, imprecavano:
Piove, governo ladro!
Non si sa se sia veramente questa l’origine dell’espressione, ma valeva la pena parlarvene perché oggi si usa spesso per esprimere, quasi sempre con il sorriso, un dissenso verso i governanti di turno. Oggi, tra l’altro, è bel tempo e non osso dire nulla contro il Governo!
Giovanni: Oggi ci occupiamo del termine “politica“, ma non siamo all’interno della rubrica “politica italiana” dove trattiamo squisitamentetermini che si usano in ambito politico, quindi parlando di partiti politici e più in generale dell’attività relativa al governo.
Il termine “politica”, al femminile, si usa anche in ambiti diversi, alcuni comunque molto legati all’attività di governo ma non tutti. In economia basti ricordare alla politica economica, la politica dei prezzi, la politica dei redditi, la politica fiscale e quella industriale o la politica monetaria.
La politica in questi casi è sempre un insieme di strumenti, di provvedimenti, di iniziative, ma in senso figurato la politica è anche una sorta di prassi, cioè un modo di operare, un modo di comportarsi. Ci siamo già occupati della prassi, e se volete potete dare un’occhiata all’episodio in questione. La politica allora è una prassi conforme a determinati principi o direttive nell’esercizio di un’attività o di un potere decisionale.
La stessa politica dei prezzi – siamo sempre in ambito economico – è proprio una prassi. Questa particolare politica esprime la volontà di perseguire un obiettivo legato ai prezzi. Non solo rappresenta l’insieme delle decisioni che influenzano i prezzi, ma è anche il nome della strategia usata per raggiungere l’obiettivo desiderato.
Dunque non solamente la BCE (la Banca Centrale Europea) ha una politica dei prezzi, in quanto ha l’obiettivo di giungere a una inflazione pari al 2 percento (e di conseguenza prende decisioni affinché questo risultato sia raggiunto) ma tutte le attività economiche hanno una personale politica dei prezzi, che è la loro strategia, il loro modo di fissare i prezzi eccetera.
In quest’ultimo caso, si tratta quindi di scelte, di decisioni, di strategie che si usano per raggiungere un obiettivo (fare profitto in questo caso):
Ad esempio:
La nostra politica dei prezzi è quella di non aumentarli quando aumenta il prezzo del carburante.
Quando ci sono i saldi, la politica dei prezzi del nostro negozio, è quella di applicare un ulteriore sconto a tutti i nostri clienti.
Solitamente, il termine “politica“, lo avrete capito, si usa in ambito politico-economico, ma possiamo anche usare la politica, intesa come comportamenti e prassi, anche in altri ambiti.
Riguardo al mio metodo di insegnamento, ad esempio, posso tranquillamente dire che partire dall’uso della grammatica non fa parte della mia politica, perché prediligo un metodo basato sul piacere e sull’ascolto.
Dunque la mia politica di insegnamento non prevede l’uso esclusivo né principale della grammatica.
La mia politica è questa. C’è a chi piace e a chi non piace.
La politica quindi, usata in questo modo, esprime un modo di operare, un metodo, ma più in generale deriva da un modo di pensare.
Tutti noi, abbiamo una politica comportamentale in tutti gli ambiti.
Vediamo altri esempi. Parlando di calcio, un allenatore potrebbe dire, dopo una sconfitta:
Sono veramente amareggiato dopo questa sconfitta ma continuo a non guardare la classifica, perché non fa parte della mia politica di tecnico. Preferisco pensare al prossimo avversario.
Non appartiene alla politica di Mario lamentarsi, anche se ultimamente gli sono accadute un sacco di disgrazie
La mia politica in cucina è quella di pulire subito dopo che ho usato ogni ingrediente
La mia politica è di contare sempre fino a cinque quando qualcuno mi fa arrabbiare
Vedete allora che possiamo usare questo “ingrediente” – passatemi il termine – per arricchire la nostra conversazione in ogni aspetto, quando parliamo del nostro personale modo di fare, del nostro abituale comportamento. Spesso c’è, alla base, un convincimento (ad esempio, l’ordine e la pulizia sono importanti per me se la mia politica in cucina è di pulire subito), un’idea, di una regola, dunque si tratta sempre di un insieme di comportamenti tutti conformi a un’idea di base che guida le azioni.
La nostra politica a tavola è che “non si butta niente”, quindi ognuno deve finire il proprio piatto
La giusta politica da adottare per un uomo politico dovrebbe essere quella dell’onestà sempre e ad ogni costo.
Qual è la giusta politica da mettere in atto per gestire il riscaldamento globale?
La politica da perseguire è quella della riduzione dell’inquinamento e della salvaguardia delle risorse.
Ai miei figli dico sempre: non vi è consentito rientrare a casa dopo mezzanotte. Questa è la politica personale mia e di mia moglie e ed è applicata rigorosamente.
Bene, adesso vediamo il ripasso, perché come sapete la politica adottata all’interno degli episodi di “due minuti con Italiano Semplicemente” è questa: imparare qualcosa di nuovo e ripassare qualche episodio passato.
Ulrike: sai, con la politica italiana vi è qualcosa che non mi torna, anzi mi va proprio di traverso. Sembra che la politica sia come un gioco di carte truccato. Ed è possibile mai, che tutti sappiano che le carte sono false, ma continuino a giocare lo stesso?
Danielle: Ma sapete cosa mi manda ai matti? Che gli italiani sono sempre di diverso avvisosu tutto! Come se fossero tifosi di due squadre di calciorivali.
Giovanni: oggi lascio la parola a Danielle, membro dell’associazione Italiano Semplicemente, che vi leggerà questo episodio dedicato alla politica italiana. Anche per voi può essere piacevole ascoltare una seconda voce di tanto in tanto. Vai Danielle!
Danielle: Oggi, per la rubrica dedicata alla politica italiana, parliamo dei colletti bianchi.
Il colletto è il bordo di una camicia o una giacca, che risulta disposto attorno al collo.
Ovviamente le camicie bianche hanno il colletto bianco, ma “colletti bianchi” è il nome che viene dato a una particolare categoria di lavoratori.
Si tratta di professionisti come medici, magistrati, insegnanti, impiegati, dirigenti e funzionari pubblici o anche manager d’azienda.
Ma che c’entra con la politica?
Lasciatemi spiegare prima perché vengono chiamati così.
Innanzitutto l’origine è la lingua inglese: “white collars”, quindi sarà più facile capire per molti non madrelingua italiana.
Si tratta di professioni che si possono svolgere indossando camicie bianche perché richiedono un lavoro esclusivamente intellettuale e non fisico.
I colletti bianchi svolgono attività che richiedono una formazione specialistica e un alto livello di conoscenza tecnica.
I colletti bianchi però sono sempre citati oggi non come categoria privilegiata di lavoratori, ma come invece un ceto sociale particolarmente inclinea commettere certi tipi di reati.
In fondo queste professioni sono esercitate da persone che, in un modo o nell’altro, gestiscono il potere.
Sono rispettabili persone, più colte e istruite rispetto alla media: professionisti che si occupano di bilanci aziendali, di relazioni pubbliche, di azioni in borsa, di rapporti tra soggetti pubblici e privati eccetera.
Persone che possono influenzare il mondo dell’economia e della politica e che spesso e volentieri lo fanno in modo illecito.
Quando si parla di colletti bianchi è praticamente sempre in contesti in cui il candore (la purezza) del bianco viene sporcato da reati come falso in bilancio, corruzione, appropriazione di denaro pubblico, eccetera.
I colletti bianchi non si sporcano le mani di sangue, non commettono omicidi, non fanno attentati mafiosi o altri atti criminali clamorosi di questo tipo. Questo non significa che non ci siano legami tra la criminalità organizzata e questi reati ovviamente.
I loro reati pertanto spesso sono invisibili anche perché nessuno denuncia queste attività illecite, perché sono attività a danno pressoché di tutti gli altri e nessuno tranne i colletti bianchi ne è a conoscenza.
In Italia (e non solo) la politica ha un legame con i “colletti bianchi” in quanto questi lavoratori sono considerati una parte importante della società e dell’economia. Le politiche pubbliche (dunque le decisioni della politica) che riguardano la formazione professionale, l’occupazione e la protezione sociale hanno un impatto diretto sulla vita dei colletti bianchi.
Ad esempio, le politiche fiscali che riguardano le imposte sul reddito e la previdenza sociale possono influire sulla remunerazionee sulle prospettive di carriera dei colletti bianchi.
Inoltre, i colletti bianchi, essendo sono spesso rappresentati in posizioni di comando in molte industrie, tra cui sanità, finanza e tecnologia, possono esercitare una notevole influenza sulla politica attraverso i loro interessi professionali e economici.
In sintesi, la politica italiana e i colletti bianchi sono legati da un rapporto di interdipendenza, in cui le politiche pubbliche hanno un impatto sulle condizioni di vita e di lavoro dei colletti bianchi, e questi ultimi, a loro volta, possono influire sulla formulazione delle politiche pubbliche attraverso la loro posizione e il loro potere economico e professionale.
Ci vediamo al prossimo episodio di italiano dedicato alla politica italiana.
Giovanni: grazie a Danielle per l’aiuto e complimenti per l’ottima pronuncia.
Spesso si sente parlare di “zoccolo duro“, che è un’espressione usata soprattutto nella politica italiana. In questo ambito indica gli elettori che non cambiano idea facilmente e che quindi continuano a votare per un partito anche se cambiano le condizioni o si verificano eventi particolari come dichiarazioni politiche o decisioni particolari dei leader di un partito che possono far cambiare idea agli elettori.
Lo zoccolo viene definito “duro” ad indicare una rigidità, quindi il contrario di “morbido”. Una cosa morbida infatti può modificarsi nella forma.
In realtà l’espressione si può usare in tutti i casi in cui c’è un gruppo di persone con opinioni o interessi comuni che sono più resistenti e difficilmente cambiano idea nel sostenere una causa o nel praticare un’attività nonostante il verificarsi di qualcosa che potrebbe ridurne il numero.
Ad esempio si potrebbe parlare dei tifosi più violenti all’interno del gruppo dei tifosi di una squadra di calcio. Allora lo zoccolo duro è quella percentuale di tifosi violenti che non si riduce più nonostante siano aumentate le pene e i controlli della polizia.
Oppure si potrebbe parlare dei no-vax e di un nuovo vaccino più sicuro degli altri. Cosa succede ai no-vax? Si riducono? Scompaiono completamente? Oppure c’è uno zoccolo duro di no-vax che resta contrario ai vaccini nonostante tutto?
Si potrebbe parlare anche dello zoccolo duro della resistenza in Ucraina sottoposta ai continui bombardamenti russi: tale zoccolo duro è composto da chi non si arrende mai, fino alla fine.
L’uso del termine zoccolo (rigorosamente al maschile, mi raccomando, altrimenti diventa una parolaccia) non si riferisce, almeno in teoria, allo zoccolo degli animali, ma pensate alla forma dello zoccolo che somiglia ad un piccolo istogramma, cioè alla rappresentazione grafica di dati numerici (una possibile rappresentazione grafica).
Tra l’altro lo zoccolo è anche una calzatura di legno, una scarpa di legno; e se pensate alla forma dello zoccolo, e soprattutto al tacco di legno, questo ha una forma squadrata anch’essa simile ad un piccolo istogramma.
L’episodio finisce qui, e approfitto per ricordarvi la pagina in cui ci sono tutte le altre espressioni idiomatiche del sito. Basta andare sul menu’ in alto: livello intermedio e poi cliccare su frasi idiomatiche e modi di dire. Vi ricordo infine i due audiolibri dedicati alle espressioni idiomatiche che potete trovare sia in PDF e MP3, (1 audiolibro – 2 audiolibro) sia in versione kindle (1 audiolibro – 2 audiolibro) che cartacea su Amazon.
Inoltre vi ricordo che diventando membri dell’associazione Italiano Semplicemente potrete avere accesso a tutti gli episodi audio del sito (sono circa di 2000 per ora) suddivisi per categoria: principianti, intermedio, italiano professionale, politica italiana, italiano commerciale, italiano per ispanofoni, per cinesi e a tutti gli audiolibri, nonché partecipare alla discussione quotidiana sul nostro gruppo whatsapp.
Un saluto a tutti da Giovanni.
Spero che uno zoccolo duro di voi sia arrivato a leggere tutto l’episodio fino alla fine!