619 Pari pari, spiccicato, tale e quale

Pari pari, spiccicato, tale e quale

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Trascrizione

Giovanni: ripetere una parola, nella lingua italiana, può dar luogo a espressioni con un significato particolare, a volte difficilmente intuibile.

Altre volte invece non è così difficile capirlo. Mia suocera ad esempio ha due barattoli di caffè, ed uno dei due è caffè decaffeinato. Come distinguerli?

Su quel barattolo ha scritto “caffè”. Allora sul barattolo del caffè diciamo “normale” cosa poteva scrivere?

La sua scelta è caduta sulla scritta “caffè caffe” che sta per “vero caffè”. Come dire che in questo barattolo c’è del caffè che è più caffè dell’altro. Quasi caffè fosse un aggettivo.

In effetti questo giochino si fa spesso, soprattutto all’orale, prevalentemente proprio con gli aggettivi ma non solo:

Questo è un hamburger vegetale e quest’altro invece è un hamburger hamburger!

Tra poco ti presento Marco e Giulio. Marco è un amico dell’università. Giulio è invece un amico amico. Ci conosciamo da sempre.

Altre volte è un po’ più difficile.

È il caso di “ancora ancora” che abbiamo già incontrato e spiegato in questa rubrica. Anche “pari pari” non è proprio facile da capire. Spieghiamolo allora.

La parola pari ha più significati e uno dei più diffusi è legato all’uguaglianza.

Io e te siamo pari di età (abbiamo la stessa età)

Un metro è pari a 100 cm

Il mio stipendio è pari a 2000 euro

La tua intelligenza è pari alla mia

Ci può essere una corrispondenza, come nel caso dei cento centimetri che corrispondono (sono pari)! a un metro, e anche dello stipendio che corrisponde (è pari) a 2000 euro, altre volte si tratta di un livello, come nel caso dell’intelligenza. Lo stesso livello diventa “pari livello”.

Pari pari” significa invece uguale esattamente, proprio uguale, ma difficilmente si usa quando c’è un livello di qualcosa, tipo stessa intelligenza, stessa quantità di lavoro eccetera.

Si usa prevalentemente in caso di uguaglianza alla vista o in qualcosa di scritto o sentito e che spesso stupisce.

Ho sentito un politico fare un discorso pubblico. Lo stesso discorso lo aveva fatto cinque anni fa, pari pari.

Il professore scopre che due compiti sono completamente identici e dice: ho notato che il compito di Giovanni è pari pari quello di Rosario. Chi dei due ha copiato?

Oggi ho conosciuto un ragazzo che è pari pari tuo fratello.

Notate che non è necessario scrivere la preposizione “a”:

Lui è pari pari tuo fratello

E non “lui è pari pari a tuo fratello”.

Si potrebbe dire anche uguale/uguali “in tutto e per tutto“.

Si può anche dire “alla lettera” se si tratta di parole:

Devi fare pari pari ciò che ti ho detto. Né una cosa in più, né una in meno.

Devi fare ciò che ti ho detto alla lettera.

Spesso in “pari pari” c’è anche l’idea del plagio, della scorrettezza, come nel caso del compito copiato pari pari da uno studente. Oppure se dico:

Il ritornello di questa canzone è pari pari quello di una canzone degli anni ’50.

Nel caso di persone che si somigliano moltissimo, tanto da sembrare identici, si usa spesso anche essere spiccicato ad un’altra persona o essere tale e quale un’altra persona.

Sei tale e quale tuo padre

Sei spiccicato ad un mio amico. Incredibile!

Sei tale e quale a vent’anni fa.

Naturalmente pari pari non fa parte del linguaggio formale, ma si usa molto di frequente.

Ripassiamo adesso?

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Irina (California): nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura. Come potremmo dirlo in altre parole usando delle frasi di ripasso?

Sergio (Argentina): se ci sente Dante Alighieri potrebbe anche metterci le mani addosso lo sai?

Peggy (Taiwan): il ripasso è ancora in divenire, e chissà come andrà a finire. Andremo tutti all’inferno di questo passo?

Harjit (India): rispondo io all’appello. Dante, con quelle parole, dice di trovarsi a metà, e quindi nel mezzo della sua vita. Ha quindi circa quarant’anni.

Hartmut: quale che sia la sua età, pare stia attraversando un brutto momento

Ulrike (Germania): Il pensiero di Dante di cui sopra non mi tange. Anch’io ho attraversato quell’età e allora mi sono imbattuta in avventure piuttosto piacevoli e avvincenti e fino ad oggi non ho avuto mai sentore che la mia vita prendesse una brutta piega.

606 Farsi sentire

Farsi sentire 

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Trascrizione

Giovanni: cosa dite ad un amico o amica quando vi lasciate, quando vi salutate, per fare in modo che lui o lei vi richiami?

Ciao, ci vediamo. Fatti sentire ok?

Oggi vorrei proprio parlarvi di questa espressione “farsi sentire“, che se la interpretiamo letteralmente vuol dire che una persona deve fare in modo che la sua voce sia ascoltata da qualcun altro, come se dovesse strillare, urlare, affinché gli altri la sentano, cioè riescano a sentire la sua voce.

In effetti questo non è sbagliato, perché è il senso proprio dell’espressione “farsi sentire“.

Ma questa espressione ha anche almeno altri tre utilizzi molto frequenti.

Il primo lo abbiamo già visto, e significa “chiamami“, “aspetto una tua telefonata”, “non sparire”. Farsi sentire in questo caso significa mettersi in contatto con qualcuno. Simile quindi a farsi vivo, telefonare, chiamare.

È un modo amichevole di rivolgersi ad una persona che non si vede molto spesso, e che, spesso con una frase di circostanza, di gentilezza, ma a volte senza troppo crederci, si saluta.

Si può usare anche quando una persona sta per partire per un viaggio. Una volta non c’erano i telefoni cellulari e l’unico modo per comunicare era che questa persona si facesse sentire, cioè che chiamasse telefonicamente di sua volontà. Non si poteva fare altrimenti.

Mia madre me lo diceva spesso quando andavo in vacanza d’estate con gli amici

Mi raccomando fatti sentire qualche volta!

Ma non c’è bisogno di andare in vacanza. I genitori spesso si lamentano che i figli non li chiamano mai:

Mio figlio non si fa mai sentire! Se non lo chiamo io sparisce per mesi!

C’è però anche un secondo modo molto frequente di usare l’espressione. Si usa nel senso di farsi valere, far valere le proprie ragioni, o farsi rispettare dagli altri.

Mi raccomando, fatti sentire oggi con tuo figlio. Non si deve permettere di risponderti male!

Oppure:

Donna: stasera mio marito mi sente!

Amica: Perché? Cosa ha fatto?

Donna: non si è ricordato del nostro anniversario di matrimonio!

Amica: ah brava, fatti sentire per bene!!

Questo povero marito quindi dovrà pagare per essersi dimenticato dell’anniversario di matrimonio.

La moglie si farà sentire con lui, cioè difenderà con forza le sue ragioni! In questo caso specifico lo cazzierà per bene, come si suol dire.

Quindi un secondo significato di farsi sentire è esprimere con forza la propria opinione per ottenere qualcosa.

Un altro esempio:

Domani alla partita fatevi sentire con l’arbitro se prende delle decisioni sbagliate, non siate timidi.

Anche in questo senso è simile a farsi valere, imporsi, protestare.

Un terzo significato è avvertire in modo netto, marcato.

Se dico che:

Il freddo a Milano si fa sentire in inverno

vuol dire che durante l’inverno fa molto freddo a Milano.

Non solo una persona può farsi sentire allora.

Iniziano a farsi sentire le conseguenze dell’opera dell’uomo sulla terra: inquinamento, riscaldamento globale.

Dopo due minuti di ascolto si fa sentire un po’ di stanchezza vero?

Allora noi ci sentiamo domani. Mi faccio sentire io, ok?

Vi lascio al ripasso.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Hartmut: Cristiano Ronaldo è appena passato dalla Juventus al Manchester senza versare una lacrima, come accade di volta in volta ad ogni suo trasferimento

Ulrike: Un calciatore che si è sempre contraddistinto per la sua freddezza.

Sergio: una macchina da soldi è pur sempre una macchina.

Marta: la Juventus non lo ha accontentato economicamente e lui ha pensato: ah sì ? Allora vi attaccate! Io me ne vado!

Khaled: questo la dice lunga sulla sua simpatia

Mary: beh vorrà dire che ne faremo a meno. A me non vanno a genio questo tipo di atleti.

Irina: povero ragazzo. A me fa un po’ pena. Non riuscire ad affezionarsi a nessuna squadra è veramente triste. Quale che sia il suo stipendio, non è un ragazzo felice secondo me.

Rauno: mi fa parecchio strano l’aggettivo povero associato a Ronaldo. Siamo piuttosto agli antipodi della povertà.

605 In vista

In vista

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Trascrizione

Giovanni: cosa c’è in vista, per il prossimo episodio di Italiano Semplicemente?

Vi siete mai fatti una domanda simile?

Probabilmente no, ma sicuramente, tutti i giorni, nella vostra vita quotidiana vi chiederete:

Cosa si fa sabato sera?

Che tempo farà domani?

Secondo me oggi ci sarà un temporale

Dovrebbe uscire il nuovo iPhone a fine settembre

Bisogna spendere poco perché sta arrivando la crisi economica.

Ecco, in queste normalissime frasi di tutti i giorni potete anche usare la locuzione “in vista“.

Cosa c’è in vista per sabato sera?

Che tempo c’è in vista domani?

C’è un temporale in vista secondo me

Lancio in vista del nuovo iPhone a fine settembre

Bisogna spendere poco perché è in vista una crisi economica.

Avete capito sicuramente che la vista, il senso degli occhi, non è necessariamente legato a questa locuzione.

Si sta semplicemente parlando di qualcosa che probabilmente accadrà, si parla dell’immediato futuro, quindi qualunque cosa potrebbe essere in vista, se questa cosa è giudicata probabile:

Nozze in vista per la principessa

Evidentemente si pensa che la principessa si sposerà presto.

Si usa anche per indicare qualcosa che è in progetto:

Abbiamo in vista una riunione dei membri dell’associazione

Oppure si usa per prevenire o per impedire che qualcosa accada:

In vista della festa di domani, le ragazze sono tutte dal parrucchiere!

Come dire: poiché domani ci sarà la festa le ragazze sono andate a farsi i capelli.

Si può usare anche in senso proprio, facendo riferimento proprio alla vera vista.

In mare aperto, appena si vede la terra in lontananza si può dire:

Terra in vista!

Si inizia a vedere la terraferma quindi.

Se ho appena fatto una rapina in banca, devo stare attento che non ci sia in vista la polizia:

Nessuno in vista, possiamo scappare

C’è però anche un altro modo di usare “in vista”.

Si usa quando vogliamo mostrare qualcosa. Normalmente si usa il verbo mettere o tenere:

Metti/tieni bene in vista le scarpe

Cioè fai in modo che le tue scarpe siano viste da tutti.

Quando andrai al ballo, cerca di metterti bene in vista altrimenti rimarrai zitella!

Cioè cerca di fatti notare, fatti vedere, non metterti in disparte.

Quell’antipatico di Giovanni ha fatto di tutto per mettersi in vista durante la riunione.

Qui l’ho usato ancora in modo figurato, nel senso che Giovanni ha cercato di farsi notare, di attirare l’attenzione su di sé.

Si usa, sebbene più raramente, anche nel senso di “in considerazione”:

È stato nominato direttore in vista delle sue qualità

Quindi: per via delle sue qualità, in considerazione delle sue qualità.

Infine, di una persona nota, famosa, si dice anche che è una persona o un personaggio in vista. Cioè una persona conosciuta, di cui si parla molto, un’autorità.

Adesso ripassiamo, ma prima lasciatemi dire che ci sono due audio-libri in vista di pubblicazione. Si tratta del quinto audio-libri della. Rubrica dei due minuti contenente gli episodi dal 501 al 600 e la terza parte del corso di Italiano Professionale, che riguarda le riunioni e gli incontri di lavoro.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente (in preparazione)

Khaled: ho cercato un po’ su internet e ho visto che vi sono molti usi del termine “vista”.

Rauno: basta cambiare la preposizione davanti e abbiamo un significato diverso. Che so: di vista, a vista, da vista, con vista eccetera. Credo che ne avremo ancora per molto prima di saper usare tutti i suoi utilizzi.

Hartmut e Harjit: senza contare i verbi, i sostantivi e le espressioni che derivano dalla vista: avvistare, la svista, a prima vista, eccetera.

Mary: ho sentore che ben presto faremo luce anche su questo.

601 Senza contare

Senza contare

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Trascrizione

Giovanni: così siamo arrivati all’episodio numero 601, senza contare tutti gli episodi che avevamo fatto in precedenza delle altre rubriche presenti su Italianosemplicemente.com.

Oggi vorrei parlarvi proprio dell’espressione “senza contare” che è molto adatta al linguaggio colloquiale, nel senso che si usa normalmente nella vita di tutti i giorni, ma in realtà si usa anche nello scritto.

Contare, di per sé, è un verbo che ha diversi utilizzi. Abbiamo già vistoavere voce in capitolo” e “contare per qualcuno” e anche “tener conto” e “fare la conta“.

Un altro significato è quello che spieghiamo oggi, cioè: mettere nel conto, comprendere in un computo, in un conteggio, o semplicemente considerare.

Es:

Oggi ho speso circa 50 euro, senza contare le monete.

Quindi nel conteggio non ho considerato le monete che ho speso. Se considerassi anche le monete la spesa aumenterebbe.

Quanti siamo a cena stasera? Saremo in sette, senza contare i bambini.

Quindi senza considerare i bambini saremo sette persone. Ma se li consideriamo il numero aumenta.

In questi casi si parla appunto di numeri e non sembra affatto strano usare il verbo contare. Avrei comunque potuto usare anche considerare, conteggiare, prendere in considerazione e mettere nel conto.

Ma non sempre “senza contare” si usa con i numeri.

Es:

Abbiamo dovuto traslocare perché la casa era troppo piccola. I nostri ragazzi stanno crescendo e hanno bisogno di maggiore intimità e libertà personale. La nuova casa è più grande e comoda. Senza contare che è anche vicina all’università e avremo molti meno problemi in futuro.

In questo esempio sto parlando delle motivazioni che ci hanno spinto al trasferimento, a cambiare abitazione. La nuova casa è più grande e per questo l’abbiamo cambiata.

Ma la nuova casa è anche più vicina all’università. Questo è un vantaggio ulteriore derivante dal trasferimento.

Ho usato “senza contare che” perché avremmo comunque scelto questa nuova casa. Anche senza questo vantaggio aggiuntivo.

Se vogliamo, questo è un modo alternativo per aggiungere qualcosa in un discorso; qualcosa che rafforza l’affermazione precedente.

Si può usare sempre in questo senso.

Es: con quello che è successo in Afghanistan recentemente (i talebani che conquistano Il potere a Kabul), è chiaro che Biden ha fatto una figuraccia perché per come sono andate le cose è facile capire che negli ultimi vent’anni sono state fatte scelte sbagliate. Senza contare quello che ancora potrebbe succedere a peggiorare la situazione.

Ecco, in questo caso ho parlato della brutta situazione che si è creata a Kabul che non giova sicuramente all’immagine del governo americano guidato da Biden. Inoltre per rafforzare ciò che ho appena detto, aggiungo che la situazione potrebbe peggiorare ancora di più. Cosa che finora non è stata presa in considerazione:

Senza contare quello che ancora potrebbe succedere a peggiorare la situazione.

Un altro esempio:

Il mio medico mi ha consigliato di non andare al lavoro con lo scooter, perché dice che il rischio di cadere è troppo alto. Senza contare, ha aggiunto, l’inquinamento che si fa sentire di più rispetto ai mezzi pubblici o l’automobile.

Concludendo, potete usare questa espressione al posto di “inoltre“, oppure “si potrebbe considerare anche…“, “potrei aggiungere che…” ma in questo modo voglio essere più convincente.

Esistono anche altre espressioni in parte simili. Qualcuno si sarà sicuramente ricordato di “come se non bastasse“, “per giunta” e “per di più” . Ne abbiamo parlato nell’episodio 366. In questi casi però si tratta quasi sempre di cose negative e la cosa aggiuntiva è sempre abbastanza importante.

Questa nuova espressione di oggi invece punta in particolare ad aggiungere qualcosa in più ma meno importante, una cosa di cui non ci sarebbe neanche bisogno per arrivare alla stessa conclusione. Ma ne parlo lo stesso proprio perché voglio essere più convincente o magari solo perché mi è venuta in mente all’ultimo momento.

Sono già arrivato ad una conclusione, ma se ce ne fosse bisogno aggiungo un ulteriore elemento che la rafforza.

Unitevi alla nostra associazione per continuare a seguire questa rubrica, perché ogni giorno si impara qualcosa di nuovo senza dimenticare le cose già imparate. Senza contare che diventando membri dell’associazione potrete anche partecipare con la vostra voce e partecipare alle discussioni quotidiane sul gruppo whatsapp.

A proposito della voce dei membri…

Bogusia: Buongiorno. Ogni due per tre, mi imbatto in parole nuove di questa bella lingua italiana. Conformemente alla mia fissazione di apprenderla per bene non lascio nulla di intentato per giungere a questo mio obiettivo. Adesso vorrei chiedervi: ve la sentite dì darmi manforte? Quand’anche lavorassi 24 ore su 24 non riuscirei da sola. Una bella caterva di esempi con la parola farraginoso mi andrebbe a genio. Visto che siete gente perbene e ben disposta non mi risponderete picche. Grazie mille in anticipo e buona giornata a tutti voi.

600 Siamo lì

Siamo lì

(scarica l’audio)

Trascrizione

Giovanni: episodio numero 600 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Ricordate l’espressione “lì lì per“? Se ricordate si può usare con il verbo essere oppure stare. Ad esempio:

Sono lì lì per uscire

Stavo li li per uscire

Ero lì lì per entrare

Giuseppina: Gianni stava li lì per finire ma ma sono arrivata io.

Eccetera.

Si tratta come si è visto di azioni imminenti, e l’espressione serve spesso per anticipare un’altra cosa che accade:

Ero lì lì per uscire di casa quando ho sentito delle grida provenire dall’interno.

Bene. Una locuzione simile, che però si usa in modo diverso è la più semplice “siamo lì“.

“Lì” però si presenta una sola volta. Anche in questo caso si scrive con l’accento sulla i, come ad inricare un luogo.

Questa locuzione, beninteso, può essere usata semplicemente per indicare appunto un luogo.

Domanda: Siete arrivati a Roma?

Risposta: sì, siamo lì.

Domanda: Perché voi italiani avete creato una postazione in Afganistan?

Risposta: siamo lì per aiutare le persone. Siamo lì da qualche anno ormai.

Quindi “ci troviamo in quel luogo”, questo è il senso.

Però non si usa solo in questo modo, e tra l’altro “lì” si usa in genere nella lingua italiana per indicare un luogo diverso, più lontano da quello in cui ci troviamo quando parliamo. Normalmente infatti questo luogo lo indichiamo con “qui”.

Potremmo però decidere di usarlo in modo figurato.

Infatti la locuzione “siamo lì” si utilizza spesso per indicare non un luogo in cui ci troviamo, ma in modo figurato, una vicinanza, una prossimità, non necessariamente ad un luogo, ma anche ad un concetto, a un significato, al senso di una parola, o anche vicini ad un numero.

Si utilizza per indicare lo stesso risultato, gli stessi effetti prodotti da due cose non molto diverse tra loro. Diverse si, ma fondametalmente quasi uguali.

Attenzione perché si deve usare solamente la prima persona plurale: “siamo lì“.

Vediamo qualche esempio:

Siamo al ristorante e il conto viene 100 euro.

Allora andiamo a lamentarci col proprietario perché secondo noi dovrebbe essere pari a 99 euro.

Il proprietario potrebbe rispondere:

Vabbé, 100 o 99 euro siamo lì.

Cioè è la sessa cosa, cosa cambia nella sostanza tra 99 e 100 euro?

Oppure io potrei dirvi che, come sapete, gli episodi di questa rubrica durano non due minuti ma qualche volta qualche secondo in più, ma in genere siamo lì, siamo lì intorno ai due minuti, non fa molta differenza.

Potremmo dire che “siamo lì” ha un senso simile a “più o meno”, ma “siamo lì” si usa in senso meno neutro, per esprimere
con decisione che la differenza non produce risultati diversi. Tra l’altro posso anche dire che “siamo più o meno lì“. Stesso significato.

Quindi quando si dice “siamo lì” non ci troviamo in nessun luogo; non è questo che vogliamo dire, e inoltre il “siamo” non si riferisce a “noi”, ma stiamo normalmente rispondendo ad una persona o osservando che due cose sono molto vicine tra loro; una vicinanza nello spazio, oppure nel significato, nel numero eccetera. È quasi come dire “è la stessa cosa”.

È una locuzione informale che spesso si usa in situazioni in cui non si è d’accordo con qualcun altro.

In questi casi, per aumentare il senso della protesta o del disaccordo si potrebbero utilizzare anche altre espressioni particolari tipo “capirai“, “embè“, “e allora?” ed altre.

Attenti anche al tono:

Embè? Siamo lì dai!

Capirai, che differenza c’è? Siamo più o meno lì.

È allora? Siamo lì col significato, mica c’è tutta questa differenza.

Es:

quanti km abbiamo fatto oggi a piedi? Il programma di allenamento ne prevedeva 15.

Risposta: Non so esattamente quanti ne abbiamo fatti ma direi che se non sono ancora 15, siamo lì.

Dovevi restituirmi 25 euro. Me ne hai ridati solamente 20.

Risposta: eh, capirai, siamo lì, non stare a fare il precisino adesso!

Che significa precisino? È come cavilloso?

Si, siamo li col significato, diciamo eccessivamente zelante, cavilloso, troppo attento ai dettagli, ai cavilli, quando invece non si dovrebbe.

Ammettiamo adesso che ci siano due studenti di italiano che vogliono sfidarsi a chi conosce meglio la lingua.

Uno è arrivato all’episodio numero 550 della rubrica e l’altro è arrivato al numero 560. Chi è il più bravo?

Io direi che siamo lì, più o meno siamo allo stesso livello, anche perché la conoscenza della lingua è una cosa complessa.

A presto!

Giovanni: Comunque per la cronaca adesso siamo a 600 e adesso è anche l’ora del ripasso.

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Mary:

Ieri mi girava bene e così ho pensato fosse una buona occasione per mettermi all’opera e abbozzare un bel ripasso. Stavo lì lì per cominciare quando Anto ha preso la parola e ha sfoderato un ripassone coi fiocchi. Una storiella buffa e ricca di una caterva di espressioni della rubrica. Di punto in bianco mi sono sentito/a demoralizzato/a. Non riuscirei mai a scriverne una così, io.

Marcelo:
Ma va’ , per così poco!
Per giunta, è risaputo che Anto è portato per le storielle buffe, poi è mezzo italiano, vuoi che non ci sappia fare con i concetti italiani?

Sergio:
Ben detto Marcelo. Del resto sappiamo bene che anche Mary è all’altezza eccome di fare un bel ripasso. Non c’è bisogno di comprovarlo di episodio in episodio.

Mariana:
Infatti, vai a capire allora perché Mary si senta demoralizzata. Ci sono ripassi e ripassi. Io quando ne vedo uno particolarmente ben riuscito prendo subito spunto, per poter uscirmene con uno degno di nota. A maggior ragione bisogna apprezzare chi riesce a sfruttare al meglio le espressioni che impariamo di volta in volta.