789 Accavallare

Accavallare

(scarica audio)

Trascrizione

Gianni: tra i verbi che hanno origine dal mondo animale, uno dei più utilizzati è sicuramente accavallare.

Ovviamente l’animale di riferimento è il cavallo.

Molti di voi ad esempio in questo preciso momento hanno le gambe accavallate.

Avere/tenere le gambe accavallate è molto semplice. Indica la posizione che si assume quando si mette una gamba sull’altra, o la destra sulla sinistra o la sinistra sulla destra.

Ovviamente per tenere le gambe accavallate bisogna essere seduti e generalmente si è in attesa di qualcosa.

Magari si sta assistendo ad una lezione o ci si trova in uno studio medico in attesa del nostro turno. È anche una posizione ritenuta sexy per le donne. Generalmente davanti al pc non si sta però con le gambe accavallate.

Accavallare le gambe, detto in altri termini, è sovrapporre le gambe, incrociando. Si può fare lo stesso con due dita, ad esempio con l’indice e il medio quando si fanno gli scongiuri. Però in quel caso si dice: incrociamo le dita.

La sovrapposizione è la chiave per capire tutti gli usi del verbo accavallare. Sovrapporre significa mettere una cosa sull’altra: porre sopra, mettere sopra.

Si parla dunque sempre di una sovrapposizione, ma per usare questo verbo non basta avere una cosa sopra un’altra. Ci vuole qualche ingrediente in più.

Ad esempio, anche le onde del mare possono accavallarsi una sull’altra. Si vuole dare l’idea di un mare agitato, dove le onde si susseguono talmente velocemente che si sovrappongono una sull’altra.

Somiglia anche a sussuguirsi, ma è un rapido susseguirsi, talmente rapido che ciò che arriva dopo non aspetta il suo turno.

Prima che un’onda sia tornata indietro ne arriva subito un’altra. C’è la sensazione della velocità e della confusione.

Quando sono i ricordi o i pensieri ad accavallarsi, prevale il senso della confusione, della mancanza di ordine e lucidità. Non si riesce a capire quale ricordo è più datato, più vecchio dell’altro perché nella nostra memoria sembrano sovrapporsi, accavallarsi, persino accumularsi in modo disordinato, uno sopra l’altro.

Si dice che poco prima di morire mille ricordi si accavallino nella nostra mente in pochissimi secondi.

Quando sono i giorni ad accavallarsi, o le ore o persino gli anni, evidentemente la confusione è nella percezione, nel nostro cervello, forse perché credo che passino troppo velocemente o magari perché sembrano tutti uguali.

Se si accavallano le paure c’è un’ansia e una paura crescente.

In senso figurato si possono accavallare anche delle persone che parlano senza un ordine preciso, anche parlando nello stesso momento. Generalmente non ci si riferisce quindi al sovrapporsi fisicamente, ma nelle parole, nelle voci di persone diverse.

Per favore, non vi accavallate, parlate uno alla volta, altrimenti non capisco nulla.

Spesso anche le domande dei giornalisti ad un politico (ad esempio) si accavallano una sull’altra.

C’è confusione anche in questo caso, sovrapposizione, scompiglio, disordine.

Anche due o più appuntamenti possono accavallarsi se sbaglio la programmazione.

Possiamo usare il verbo in questione anche per i problemi, le difficoltà:

In questo periodo ho troppi problemi che mi si accavallano in testa!

Lo stesso può valere per gli impegni lavorativi, che possono accavallarsi, così da renderne più difficile la programmazione.

In senso fisico, sebbene si usi meno, potrei dire che delle persone che stanno in fila, nel momento in cui si crea disordine e qualcuno tenta di passare avanti agli altri, si accavallano:

Vi prego, rispettate la fila, non vi accavallate alle casse!

Questi sono i modi più usati per usare il verbo accavallare.

Adesso, senza accavallarsi per favore, facciamo un bel ripasso insieme.

Nel ripasso di oggi potremo parlare di sogni. Che ne pensate?

Ulrike: Un mio sogno ricorrente che al contempo si rivela un incubo a tutti gli effetti è quello di non giungere in tempo ad un appuntamento importante. Il percorso per raggiungere il traguardo è un continuo crescendo di intoppi di qualsiasi tipo. Fortuna vuole che mi sveglio sempre prima di andare in tilt.

Fila liscio come l’olio

Fila liscio come l’olio

Video

Trascrizione

Giovanni: Una delle specialità italiane è l’olio extravergine d’oliva. Questo è abbastanza noto. ma l’olio, più in generale, e non solo quello derivato dalle olive, viene usato anche per lubrificare, per fare in modo che due corpi scivolino tra loro, per quindi ridurre l’attrito tra due corpi.

Ma l’olio si usa anche in alcune espressioni idiomatiche italiane, tra cui “liscio come l’olio“.
Filare liscio come l’olio“, in particolare, è una espressione che si usa quando non si incontrano problemi.

Come va il viaggio? c’è traffico?

Fortunatamente no. Finora fila tutto liscio come l’olio.

Cioè: va tutto bene, non abbiamo incontrato problemi.

Si usa spessissimo parlando del traffico, ma si usa in generale in qualunque attività in cui c’è la possibilità di incontrare dei problemi, qualcosa che ci faccia rallentare, che ostacoli il nostro lavoro o il normale andamento delle cose. Se tutto va bene, possiamo dire semplicemente che “tutto fila liscio”, e possiamo aggiungere “come l’olio”.

Si usa il verbo filare, che è un verbo che ha molti utilizzi diversi, ma quanto “tutto fila“, o quando “tutto fila liscio“, c’è un’attività che procede con regolarità, che va avanti senza problemi, senza intoppi, soprattutto quando questi eventuali intoppi sono fonte di preoccupazione.

Se poi tutto fila liscio come l’olio, si vuole trasmettere l’assenza di attrito. Tra l’altro il verbo filare trasmette anche un senso di moto rettilineo, senza curve, quindi qualcosa di diritto, e anche questo trasmette l’assenza di un rallentamento e quindi di eventuali difficoltà e possibili deviazioni rispetto a quanto previsto.

Filare trasmette anche un senso di ordine e coerenza. Pensate all’espressione “un discorso che fila“, che è un discorso logico, coerente, che non ha contraddizioni. Quando una persona fa un discorso che fila è un discorso convincente e efficace.

Filare trasmette l’assenza di difficoltà anche quando parliamo di un “ragazzo che fila dritto“, con riferimento al suo comportamento corretto e maturo, senza deviazioni e senza stupidaggini. Parliamo in questo caso della sua condotta sul piano morale o disciplinare.

Allora, anziché dire “tutto ok”, “va tutto bene”, “finora tutto bene“, la prossima volta provate anche a dire che  “tutto fila liscio come l’olio“.

Al prossimo video di Italiano Semplicemente

727 Trovare la quadra

Trovare la quadra (scarica file audio)

Trascrizione

Giovanni: Ricordate l’espressione fare quadrato? Non crederete spero di aver finito con questa figura geometrica! Infatti oggi continuiamo a parlare di quadrati, o meglio, di termini simili.
Prendiamola alla larga partendo dal verbo venire:

Quando si ha un problema matematico da risolvere e avete già la soluzione, si deve svolgere il problema e vedere se alla fine il risultato torna. Ma tornare lo abbiamo già spiegato vero? Il verbo che ho appena usato (tornare) possiamo volendo sostituirlo col verbo “venire“.

Il risultato viene

Mi viene!

A te cosa ti viene? Ti viene il mio stesso risultato?

Oppure con la negazione.

Non mi viene il risultato

Non mi viene mai!

Oggi non mi viene niente!

A volte, nelle stesse occasioni, si usa anche il verbo quadrare, specie con la negazione:

Il risultato non quadra.

Evidentemente abbiamo sbagliato qualcosa, altrimenti quadrerebbe/tornerebbe/verrebbe.

Il verbo “quadrare” conviene approfondirlo perché quando qualcosa non “non quadra“, vuol dire molto spesso che abbiamo notato che c’è qualcosa che non va. Potremmo tranquillamente usare il verbo tornare anche in questi casi:

C’è qualcosa che non torna/quadra

Questa cosa non mi torna/quadra

C’è una questione di logica legata alla questione che non torna o che non quadra e questo lo abbiamo visto anche nell’episodio dedicato all’espressione “non mi torna”.

Il verbo quadrare è però anche legato alla fiducia, al convincimento, al dubbio.

Non siamo convinti di qualcosa, abbiamo un dubbio, forse ci potrebbe essere un problema. Stiamo cercando di capire per arrivare a una soluzione convincente oltre che logica.

Allora, anche al di fuori della matematica spesso si dice:

Qualcosa non mi quadra!

Si fanno spesso discorsi sospettosi quando si usa questo verbo:

Ma se i ladri hanno rotto il vetro, ci dovevano essere in pezzi di vetro in camera. Invece era tutto pulito. Qualcosa non quadra!

Quando qualcosa non quadra bisogna ragionare per capire bene le cose.

Ma questo uso di quadrare è molto simile a quello di tornare dell’episodio di cui sopra.

Se torniamo alla matematica, col verbo quadrare si usa anche l’espressione “quadrare i conti“.

In realtà quando si usa il termine conti, la questione è più un problema contabile: numeri che riguardano soldi.

Si parla di contabilità, quindi di conteggi matematici che riguardano delle spese e delle entrate.

Se a fine mese non possiamo spendere più di quanto guadagniamo, c’è evidentemente la necessità di far quadrare i conti. Lo stesso problema si presenta quando le entrate e le uscite di un bilancio devono essere le stesse.

Ugualmente, in senso più generale possiamo usare questa espressione quando ci aspettiamo un certo risultato contabile e questo invece non si verifica.

I conti non quadrano.

Quando i conti non quadrano dunque il problema è generalmente contabile e quando i conti non vengono c’è invece un errore nei conti matematici, anche non contabili.

In contabilità si parla anche di quadratura dei conti. Non è altro che il pareggio fra entrate e uscite in un bilancio. Le entrate sono uguali alle uscite: abbiamo quadrato i conti.

Quando invece, più genericamente, cerchiamo una soluzione ad un problema – quindi usciamo nuovamente dalla matematica – si usa anche un’altra espressione:

Trovare la quadra

Non si tratta di un problema qualunque, ma di qualcosa di complesso, cioè quando ci sono molte questioni coinvolte, anche in contrasto tra di loro.

Si può usare anche in contabilità, ma spessissimo si tratta di trovare un compromesso tra posizioni discordanti. La soluzione che stiamo cercando è qualcosa che sia accettabile per tutti.

In quel caso abbiamo trovato la quadra.

Si usa spesso in politica, quando bisogna mettere d’accordo diverse persone o partiti politici cercando una soluzione che vada bene a tutti.

Vediamo qualche esempio:

Sono in corso le elezioni per eleggere il presidente della Repubblica Italiana. I partiti stanno cercando di trovare la quadra attraverso incontri di gruppo, telefonate e messaggi WhatsApp.

Si può usare il verbo trovare, come avviene più spesso, oppure, più raramente il verbo cercare.

Trovare la quadra

Cercare la quadra

Es:

Un certo calciatore non vuole lasciare la sua squadra della Roma, nonostante il suo rendimento nell’ultimo anno non sia stato elevato. La dirigenza dovrà cercare un’altra squadra che sia accettata dal calciatore (che non vuole una squadra di livello più basso) ma che accontenti anche la moglie del calciatore, a cui piace troppo la città di Roma e non vuole lasciarla. Per trovare la quadra, la dirigenza sta cercando un’altra collocazione in un’altra grande città del centro sud.

Finalmente abbiamo trovato la quadra: il Napoli ha presentato un’offerta per il calciatore e la moglie sembra molto soddisfatta. Finalmente!

Certo, a volte il problema è talmente complesso che è impossibile o quasi trovare la quadra. In questi casi si parla della cosiddetta “quadratura del cerchio“, una espressione che deriva da un  problema geometrico irrisolvibile.

Anche questa si usa spesso, per dire che si sta cercando una soluzione, un compromesso tra persone ad esempio, o quando in realtà gli interessi coinvolti sono troppo distanti tra loro. È impossibile trovare la quadra. Allora si sta cercando la quadratura del cerchio. Meglio lasciar perdere in questi casi.

Es: si può fare un programma di governo con l’estrema destra e l’estrema sinistra? Oppure è come cercare la quadratura del cerchio?

Ricapitoliamo

Ricapitolando: se confrontiamo due soluzioni, per verificare la correttezza di un risultato, possiamo usare informalmente il verbo venire (l’esercizio non mi viene). Possiamo usare anche il verbo tornare, ma in questo caso spesso si parla di problemi logici e di coerenza.

Il verbo quadrare possiamo anch’esso usarlo in questi casi, ma è più adatto parlando di contabilità. Ad ogni modo quando qualcosa non quadra c’è ugualmente un problema di logica e coerenza, come col verbo tornare.

Cercare e trovare la quadra si usano invece con problemi complessi, specie (ma non solo) se si tratta di trovare una soluzione con interessi contrapposti, similmente al termine compromesso.

Quando il problema da risolvere ha una complessità tale da ritenersi impossibile o quasi, si parla di quadratura del cerchio.

Se qualcosa non vi quadra tornate indietro e ripetere la lettura, altrimenti ascoltiamo il ripasso degli episodi precedenti.

Peggy: c’è un proverbio napoletano che fa così:

Dio è lungariéllo, ma nun è scurdariéllo.

Vale a dire che Dio può essere lento ad intervenire, ma non è smemorato.

Leonardo: il napoletano mi va a genio ma non mi riesce bene, allora vi faccio sentire un proverbio che origina nella zona centrale del Brasile:

Passarinho que anda com morcego acorda de cabeça para baixo.

In italiano: Uccellino che vuol fare il pipistrello si sveglia capovolto. In pratica si potrebbe dire che è un proverbio che invita a essere sempre se stessi, della serie non provare a essere diverso dalla tua natura, perché se ci provi andrà male.

Sergio: sono d’accordo, perché

La mona aunque se vista de seda, mona se queda

cioè: la scimmia, anche se si veste di seta, pur sempre scimmia rimane

Marcelo: Parlando di scimmie, mi viene in mente un proverbio:

a papà scimmia con dare banane verdi

Che vuol dire? Vuol dire che al papà scimmia non lo freghi! Questo proverbio lo ricordo sempre a mio figlio, che ogni due per tre torna alla carica chiedendomi soldi in prestito, giurando di restituirmeli presto! Io però, che sarei la scimmia vecchia di cui sopra, io gli rispondo: a papà scimmia non dare banane verdipassi che una volta ti dimentichi, passi anche la seconda volta, ma se faccio mente locale, saranno tre volte e passa che mi ripeti la stessa pappardella. Benedetto figlio mio, hai voluto la bicicletta?…e sai come segue!…allora datti una regolata!

Incorrere – VERBI PROFESSIONALI (n.71)

613 Dare del filo da torcere

Dare del filo da torcere

File audio disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ENTRA)

Se non sei membro ma ami la lingua italiana puoi registrarti qui

richiesta adesione

Trascrizione

Giuseppina: oggi ci aspetta un episodio che prevedo sarà molto usato nei ripassi.

Infatti l’episodio è dedicato all’espressione “dare del filo da torcere“.

Un’espressione che è molto usata dagli italiani ed infatti proprio ieri è stata usata durante una visita guidata presso il teatro di Pietrabbondante, nel Molise, quindi in Italia, durante un incontro dei membri del l’associazione Italiano Semplicemente.

La guida turistica ha infatti affermato che il popolo dei sanniti, più di duemila anni fa, ha dato del filo da torcere ai romani prima che i romani riuscissero a batterli.

Ma cosa significa?

Vediamo prima qualche esempio e poi ci spiego il significato.

La guida ha detto dunque che i Sanniti hanno dato del filo da torcere ai romani. Questo significa che per i romani non è stato facile battere i sanniti, che hanno creato ai romani parecchi problemi.

Questo è il senso della frase. Se non è chiaro vi faccio un altro esempio:

Molti studenti danno del filo da torcere ai professori prima che questi riescano a insegnare loro la disciplina.

Quindi i professori hanno dovuto faticare molto per insegnare la disciplina agli studenti.

I problemi di matematica e geometria mi hanno dato molto filo da torcere quando ero uno studente.

D’altronde esiste qualcuno che ha avuto vita facile con i problemi di geometria? Questi problemi danno a tutti filo da torcere!

Il filo di cui si sta parlando è il filo delle macchine per la tessitura, per fabbricare le maglie ad esempio.

Il filo doveva ruotare su sé stesso, cioè doveva torcersi per aumentare la resistenza.

Questa evidentemente è un’operazione talmente complicata da dar origine a questa espressione.

Dare del filo da torcere non va pertanto Interpretata nel suo senso proprio: “tieni, questo filo è da torcere. Ecco del filo che dovresti torcere. Pensaci tu!”.

Il senso è invece figurato.

Dunque chi dà del filo da torcere (“del” si può anche omettere) crea dei problemi, pone degli ostacoli, procura difficoltà difficili da gestire.

C’è dunque qualcuno o qualcosa che crea problemi e qualcun altro che deve cercare di risolverli.

Si usa spessissimo anche in ambito sportivo:

Daremo filo da torcere ai nostri avversari.

Vale a dire che creeremo loro parecchi problemi, e non sarà facile per loro batterci.

Sapete che anche le espressioni che vengono spiegate nel sito di italiano semplicemente possono dare parecchio filo da torcere ai non madrelingua.

Fortunatamente però ci sono i ripassi, proprio come quello che state per ascoltare:

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Doris: Con l’inverno quasi a ridosso, le temperature si abbassano gradualmente, ragion
per cui, volenti o nolenti, occorre ricorrere ad indumenti più pesanti.

Komi: Quest’anno i giorni
caldi cominciano a filarsela troppo in fretta, sicché abbiamo una certa nostalgia rammentandoci delle notti tiepide più gradevoli.

Marta: A ragion veduta le persone non si muovono nella stessa misura quando prevale il
maltempo.

Hartmut: Le stagioni seguono senza troppi scrupoli il loro solito corso, infischiandosene del nostro eventuale disappunto.

Harjit (India): Per alcuni l’adattamento può essere tutt’altro che facile, considerando che la stagione incombente porta con sé tra l’altro qualche incertezza ed un rallentamento generale che rappresenta un cambiamento non sempre ben accetto.

Ulrike: i fiori incominciano ad appassire, qualche animale se ne va in letargo e tutti i colori svaniscono, in quanto passeggeri come noi tutti.
I paesaggi appaiono grigi,quasi fossero in lutto.

Edita (Repubblica Ceca): Quando si sentono i primi fiocchi di neve sulla pelle magari si pensa: quanto dura l’inverno quest’anno? Le lamentele si esauriscono inascoltate e si
dissolvono nel vuoto. Così col tempo si capisce: pigliarsela non è cosa; meglio prenderla
con filosofia e apprezzare la varietà dell’atmosfera visto che non abbiamo il potere di
cambiarla e non potrei mai comprenderla in toto.

Rauno: E come si suol dire: la gioia dell’attesa è la gioia più intensa.
Facciamo allora il dovuto secondo scienza e coscienza, pur di cavarcela nei periodi poco accoglienti, e limiamo la nostra resilienza.