Armi di distrazione di massa – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 26)

Armi di distrazione di massa (scarica audio)

Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

armi di distrazione di massa

Trascrizione

Giovanni:
Oggi, per la rubrica dedicata alla politica italiana, parliamo delle armi di distrazione di massa.

Un’espressione che è derivata dalle “armi di distruzione di massa” (con la lettera u al posto della a). La frase di oggi si usa abbastanza spesso in ambito di comunicazione su questioni politiche.

Il termine “armi“, lo sapete, è il plurale di “arma“: un’arma, due armi.

Un’arma è un qualsiasi oggetto di cui ci si può servire come mezzo materiale di offesa o di difesa, cioè per colpire o per difendersi.

In genere si tratta comunque di uno strumento fabbricato appositamente per la guerra, per la difesa personale, o anche per la caccia o per lo sport (il “tiro a segno”). Parliamo quindi di armi come la pistola, il fucile, il coltello ecc.

Le armi di distruzione di massa sono quelle che distruggono, quindi quelle più potenti, che permettono di colpire e uccidere tante persone, di distruggere persino l’intera umanità. Per “massa” si intende proprio questo. Parliamo di armi come la bomba atomica, le armi biologiche, le armi chimiche e quelle radiologiche.

Il concetto di massa lo troviamo anche nei mezzi di comunicazione di massa, come la tv e la radio, che sono dei mezzi, cioè degli strumenti, dei modi per comunicare con una grande quantità di persone.

Ma perché armi di distrazione? In questo caso non si vuole distruggere nessuno. Piuttosto, si vuole distrarre qualcuno da qualcosa.

Mi spiego meglio.

Le distrazioni sono cose che distraggono. Il verbo è “distrarre“, un verbo che si può usare in modi diversi. Può significare svagarsi, divertirsi, quindi possiamo dire che quest’estate intendo distrarmi un po’ più del solito. Il senso è quello di non pensare al lavoro, quindi di spostare la mia attenzione su cose meno impegnative e divertenti se possibile.

Il secondo senso è perdere l’attenzione. Perdere la propria attenzione, deconcentrarsi, che se vogliamo è lo stesso significato di prima, ma qui intendiamo non una distrazione al fine di divertirsi, ma nel senso di non riuscire più a restare concentrato su qualcosa. Posso dire ad esempio che mi sono distratto durante la lezione di italiano e ho perso una parte della spiegazione.

Qui, e anche prima, ho usato il verbo distrarre in senso riflessivo (distrarsi), ma si può comunque dire che ho distratto un amico, che quindi non è riuscito a stato attento durante tutta la lezione. Si è deconcentrato. Nel caso del divertimento invece non si può usare che in senso riflessivo. Al massimo posso dire che ho aiutato un amico a distrarsi dopo una settimana di intenso lavoro.

Si può indicare la cosa dalla quale ci si distrae. Si usa la preposizione “da” a questo scopo:

Distrarsi dal lavoro, distrarsi dalla lezione:

Come non distrarsi dal lavoro se il proprio ufficio si affaccia su piazza di Spagna?

Gli studenti, se c’è rumore, potrebbero distrarsi dalla lezione

In teoria poi, anche lo sguardo si può distrarre.

Distrarre lo sguardo è esattamente come distogliere lo sguardo, che significa allontanarlo da qualcosa o qualcuno perché c’è altro che ha attirato la nostra l’attenzione. Al posto di sguardo posso usare anche l’attenzione.

Si usa soprattutto in senso figurato. Posso quindi dire che:

Quando si guida non si deve distrarre lo sguardo (l’attenzione) dalla strada.

Ma anche:

Non bisogna distrarre lo sguardo (l’attenzione) dalle questioni importanti della vita

Tornando alle “armi di distrazione di massa“, c’è qualcuno che vuole distrarre una massa di persone. Ma in che senso? Non si parla di far divertire una grande quantità di persone, ma si tratta di indurre, provocare una distrazione di massa, nel senso che qualcuno vuole che le persone di una intera nazione, ad esempio, distolgano lo sguardo, distraggano lo sguardo (in senso figurato), quindi spostino la loro attenzione da delle questioni.

In poche parole, usare delle armi di distrazione di massa è un gioco di parole per dire che in politica spesso c’è la volontà di fare in modo che la massa, cioè il popolo, i media, i giornalisti, i giornali eccetera, non parlino di alcune questioni, ma distraggano l’attenzione su altre questioni, spostino l’interesse su questioni meno importanti, diverse, meno scottanti, meno pericolose per il governo ad esempio.

Ad esempio, qualcuno definisce alcune trasmissioni televisive, molte seguite dalla massa, delle armi di distrazione di massa, perché in questo modo la massa non vede il telegiornale e così non si accorge di alcune decisioni politiche o dell’andamento dell’economia.

Se in TV vediamo che è un continuo parlare di questioni private del presidente del consiglio o di altri personaggi politici anziché parlare dell’emergenza energetica, della povertà che aumenta, dell’aumento dei prezzi e della disoccupazione, allora qualcuno potrebbe dire che si stanno utilizzando delle armi di distrazione di massa, per distrarre la massa, per spostare l’attenzione dalle questioni importanti, dirigendola su argomenti e notizie frivole, attraenti ma molto meno importanti in generale.

Le domande e le risposte su questo episodio sono disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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La deriva autoritaria – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 25)

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Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

Giovanni:
Oggi, per la rubrica dedicata alla politica italiana, parliamo della deriva autoritaria.

Si tratta di una locuzione usata esclusivamente in ambito politico e non solo riguardo a questioni politiche italiane.

Iniziamo dalla prima parola: la deriva.

Il termine deriva, in senso proprio, si usa quando un corpo viene trascinato da un fluido in cui il corpo è immerso o che galleggia.

Ad esempio si parla spesso delle balene alla deriva, che vengono trascinate dal mare verso la spiaggia, oppure la deriva dei continenti, che indica lo spostamento dei continenti, proprio come se fossero delle barche. È come se i continenti o le balene fossero abbandonati in balia del movimento del mare.

In realtà però ll termine “deriva” si usa specialmente in senso figurato, per indicare sempre un “movimento”, ma non fisico.

Per deriva in questi casi si intende una tendenza incontrollabile, specialmente sul piano sociale e politico.

Questo movimento, questa tendenza, ha però una “direzione” negativa.

Quindi non solo le Balene e i continenti possono andare alla deriva, ma anche una situazione sociale o politica che sta peggiorando in modo incontrollato.

Es:

Nella nostra famiglia stiamo andando alla deriva: nostra figlia ormai esce si casa e rientra magari due giorni dopo senza neanche dirlo a noi genitori e nostro figlio ci manda a quel paese con molta facilità.

Quindi diciamo che in questo esempio parliamo di una situazione familiare in cui si sta perdendo il rispetto per i genitori e questa situazione sta andando verso una direzione sbagliata sempre di più.

Ebbene, in politica si parla invece di deriva autoritaria. Cos’è che sta peggiorando stavolta? Quale situazione ha preso una tendenza preoccupante e incontrollabile?

In quale contesto stiamo assistendo ad un “movimento” verso qualcosa di negativo?

Il termine “autoritaria” è “autoritario” descrive in questo caso l’amministrazione politica di uno stato.

Uno stato autoritario non è uno stato democratico. C’è un partito egemone o anche un dittatore. C’è comunque un governo autoritario, che fa il bello e il cattivo tempo, che decide tutto, che impone la propria politica.

Ebbene quando si assiste ad una deriva autoritaria, si nota un cambiamento nell’amministrazione e nella politica di uno stato. Quello stato sta prendendo una direzione autoritaria, va verso l’autoritarismo o peggio ancora verso la dittatura.

Più la democrazia è a rischio, più la tendenza è quella che porta all’autoritarismo, quindi ha senso parlare di deriva autoritaria.

Per ovvie ragioni è una locuzione più utilizzata dai partiti democratici per indicare che un governo sta portando una nazione verso l’autoritarismo e quindi che nel paese si sta assistendo ad una perdita di democrazia:

Stiamo assistendo ad una deriva autoritaria

Spesso si usa anche il termine “china“: Una china autoritaria, con lo stesso senso di direzione verso l’autoritarismo.

Durante la manifestazione abbiamo assistito alla polizia che picchiava ingiustamente i pacifici manifestanti. C’è chi vede il rischio di una deriva autoritaria.

Attenzione perché la china non è la Cina scritta in lingua inglese.

Il termine china, che il mio cellulare si ostina a scrivere con la C maiuscola, è, in senso proprio, un terreno o un percorso in discesa. Ma in senso figurato si usa per descrivere, proprio come la deriva, una direzione verso qualcosa di negativo.

Anche al di fuori della politica posso dire che le cose si mettono su una brutta china, quindi stanno volgendo al male. Posso dire anche, più semplicemente, che le cose stanno andando male, che la situazione è preoccupante.

Informalmente poi si usa spesso il cattivo o brutto andazzo. La china è dunque come l’andazzo, ma si usa anche in contesti più seri, specie se parliamo di politica.

Non mi piace l’andazzo che sta prendendo questa situazione

La brutta china che sta prendendo la politica italiana mi preoccupa molto.

L’andazzo si chiama così perché indica un brutto modo in cui stanno andando le cose.

La china invece, con l’immagine di una discesa, indica una tendenza, sempre negativa come detto.

Lo stesso vale per la deriva, con l’immagine di un movimento progressivo verso qualcosa di negativo.

Se parliamo di autoritarismo, non si usa però l’andazzo, ma solamente la china e la deriva.

Come dicevo il termine andazzo è informale, molto colloquiale e si usa normalmente per lamentarsi di come stanno andando le cose. Si usa spesso con i figli:

Sono tre giorni che non mangi la carne! Non mi piace questo andazzo!

Stai rientrando troppo tardi la sera, cos’è questo andazzo? Dove andremo a finire?

Prendere una brutta piega è un modo analogo, ugualmente informale per esprimere lo stesso concetto.

Usare il termine china, sempre con la iniziale minuscola, o addirittura deriva, in questi contesti, sarebbe veramente esagerato.

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Il codazzo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 24)

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Indice degli episodi della rubrica dedicata alla politica

Trascrizione

codazzo

Giovanni:
Ciao a tutti, oggi per la rubrica dedicata alla politica italiana, voglio parlarvi del cosiddetto “codazzo“.

Sapere bene che un personaggio politico importante molto spesso è circondato fisicamente da un certo numero di altre persone. Ci sono le guardie del corpo a anche altri politici dello stesso partito o gruppo politico, e altre persone che in qualche modo hanno a che fare con quel personaggio.

Ebbene, normalmente si usa il termine “seguito” (attenzione all’accento, che cade sulla lettera “e”) che fa pensare a delle persone che seguono quel personaggio. Il seguito in realtà è usato più in generale per indicare un gruppo di persone che fanno da scorta o da compagnia a un alto personaggio, non solo della politica:

L’ìimperatore e il suo seguito

Il presidente e il suo seguito

Seguito, con lo stesso accento, si usa però anche per indicare una successione, una serie numerosa, più o meno collegata. posso dire ad esempio: dopo un lungo seguito di anni Es:

I lavoratori italiani, prima di andare in pensione hanno lavorato per un lungo seguito di anni.

Quindi hanno lavorato tanti anni. Si vuole dire che questi anni sono stati uno di seguito all’altro.

Esiste poi anche “seguito” nel senso di “ciò che segue”: es:

I primi cinque minuti del film mi sono piaciuti, ma il seguito del film è stato noioso.

Ho ascoltato solo i primi episodi della rubrica della politica Italiana di Italiano semplicemente. Sono curioso però di ascoltare il seguito degli episodi.

Restando però al primo utilizzo del termine “seguito” riferito ad un gruppo di persone che sta intorno ad un grosso personaggio (ad esempio politico), si può chiamare anche in altri modi, come ad esempio “accompagnamento“, termine abbastanza neutro, e anche col nome di “codazzo“. In questo caso si intuisce che c’è una accentuazione spregiativa. E’ la parte finale “azzo” che ci suggerisce qualcosa di negativo 🙂

La parte iniziale invece viene a “coda“, e le code stanno sempre dietro per definizione. La coda, tra le altre cose, serve anche a “scodinzolare“, un verbo che indica il muovere la coda in segno di felicità. Un po’ ciò che fanno anche coloro che appartengono al codazzo di gente che si trova attorno ad un personaggio importante.

Si può parlare di codazzo, senza aggiungere altro, oppure (come si fa solitamente) si specifica, quindi si aggiunge qualcosa:

Un codazzo di gente attorno a un parlamentare

Un codazzo di fan che chiedono l’autografo a Francesco Totti

Un codazzo di ammiratori per il calciatore intervistato

Un codazzo di fedelissimi che circonda il politico

Un codazzo di adulatori attorno a un cantante

Un codazzo di auto che seguono quella del presidente

Il primario dell’ospedale è sempre accompagnato da un codazzo di altri medici e infermieri.

Se ne parla quasi sempre comunque in termini di protesta, o “pubblicità negativa” se non nel caso di aspra critica nei confronti di qualcuno che ha il codazzo, oppure per sminuire l’importanza di queste persone, che sono meno importanti del personaggio principale.

Negli altri casi è più appropriato usare “seguito” e “accompagnamento“.

Notate anche che se usiamo “seguito“, possiamo usare anche la locuzione “al seguito”, che comunque si usa anche in senso più generale, simile a “insieme” o “appresso” o anche “cose o persone o fatti che seguono, che vengono dopo”. In questo caso spessissimo non stiamo parlando di uso dispregiativo, come quando usiamo codazzo.

Es:

Il medico con al seguito un sacco di infermieri

Molte persone vanno in vacanza con il cane al seguito

Sono stati invitate 100 persone alla festa di Giovanni, con al seguito parenti familiari e amici

Nella partita di domani a Torino verranno 20000 persone al seguito della squadra

Ci sarà un dibattito al/a seguito della proiezione del film

Potete entrare in casa mia ma è vietato portare al seguito i cellulari

Domande

1. Il termine codazzo si usa spesso per fare un complimento. Vero o falso?

2. Un sinonimo di codazzo è _ _ _ _ _ _ _

3. Il termine seguito, come sinonimo di codazzo, ha l’accento tonico che cade sulla lettera “-”

4. Il termine codazzo è un modo per definire: a) una brutta coda b) una fila di persone che fa la spesa c) un gruppo di persone

5. Completa la frase: il politico si recava al parlamento con _ _ S_ _ _ _ _ _ un gruppetto di portaborse

6. Il termine codazzo si può usare per a) sminuire b) esaltare c) insultare pesantemente

7. Il codazzo si può trovare a) attorno ad un personaggio politico b) dietro ad un personaggio politico

Soluzioni

1. Falso.

2. Un sinonimo di codazzo è SEGUITO

3. Il termine seguito, come sinonimo di codazzo, ha l’accento tonico che cade sulla lettera “E”

4. c) un gruppo di persone

5. Il politico si recava al parlamento con AL SEGUITO un gruppetto di portaborse

6. a) sminuire

7. a) attorno ad un personaggio politico b) dietro ad un personaggio politico

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Il qualunquismo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 23)

Il qualunquismo

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Trascrizione

Giovanni:
Ciao a tutti, oggi vediamo un nuovo episodio dedicato alla politica italiana.

C’è un aggettivo, adatto a descrivere una persona, che è molto usato nella politica italiana.

Parliamo infatti di un aggettivo che descrive una persona che ha un particolare comportamento, un atteggiamento di superiorità, ma soprattutto che ha un certo tipo di pensiero, pensiero che viene espresso attraverso delle parole, dunque attraverso una o più frasi, commenti, osservazioni, durante una discussione, una conversazione, e spesso anche un un dibattito televisivo

Questo aggettivo è qualunquista.

Va bene sia per le donne che per gli uomini, non si fanno distinzioni di sesso, età e religione.

Mai sentito parlare del qualunquismo?

Marcelo: ho sentito qualche anno fa che il qualunquismo è un movimento che disprezzava la partecipazione politica dei cittadini. Questo è quello che ricordo.

Giovanni: ricordi abbastanza bene Marcelo.

Può esserci disprezzo o indifferenza.

Il qualunquista è quindi colui o colei che dimostra indifferenza o persino disprezzo nei confronti degli impegni e dei problemi del momento, specialmente politici e sociali.

Il qualunquista non ha alcuna fiducia nelle istituzioni pubbliche, non crede nella politica e probabilmente non va neanche a votare alle elezioni.

Secondo il qualunquista la politica dà solamente fastidio e non c’è alcuna differenza tra un personaggio politico e un altro.

Il qualunquista non crede dunque neanche nella democrazia e men che meno nel fatto che delle persone possano rappresentarlo per difendere i suoi diritti e interessi. Probabilmente perché pensa che tutti ragionino come lui, avendo cura solo dei propri interessi. D’altronde, come si suol dire, ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.

Molta gente in Italia la pensa in questo modo e spessissimo si sentono frasi come:

I politici sono tutti uguali!

Inutile votare, nessuno mi rappresenta veramente!

L’intera classe politica è inutile.

La politica non dovrebbe interessarsi di queste cose!

Ma non crediate che questo sia solamente il modo di pensare di molti italiani, perché come ha anticipato Marcelo poco fa, il qualunquismo in realtà è stato un movimento di opinione italiano, nato nel secondo dopoguerra, cioè dopo la seconda guerra mondiale, che si faceva portavoce del cittadino medio, dell’uomo qualunque.

Ecco il motivo del nome.

Secondo il qualunquismo, lo Stato dovrebbe solamente amministrare usando il buonsenso, e i partiti politici sono inutili a questo scopo.

Parliamo quindi, se non vogliamo usare la parola qualunquismo, di disimpegno, disinteresse, noncuranza, apatia, agnosticismo, cinismo.

Questi termini sono molto simili, anche se riflettono un aspetto ogni volta diverso del qualunquismo.

Il nome quindi deriva dall’uomo qualunque.

È vero quindi che il qualunquista è un seguace del movimento politico del qualunquismo, ma possiamo dare del qualunquista a chiunque dimostri disprezzo o anche solo indifferenza per la politica.

Es. Se una persona qualunque (scusate il gioco di parole) vi dice:

Io non credo nei partiti politici, tanto sono tutti uguali!

Potreste rispondere:

Ma non fare il qualunquista!

Oppure vi dice:

Democrazia? Politica? Io non ci credo! I tuoi interessi devi curarteli da solo!

Risposta:

ma questo è qualunquismo bell’e buono!

Non gli stiamo dicendo che lui o lei è seguace del movimento del qualunquismo, che oggi non esiste più.

Stiamo dicendo invece che non bisogna essere superficiali e che l’uomo è un animale sociale e la politica ha una sua utilità, eccome se ce l’ha!

Analizziamo i termini simili che ho accennato prima: disimpegno, disinteresse, noncuranza, apatia, agnosticismo, cinismo.

Il disimpegno è tipico di chi non si impegna, e qui parliamo di impegno politico. È un disinteresse verso qualsiasi credo, partito o ideologia. Spesso è anche un rifiuto a dare una funzione, un senso, sociale alla propria opera, al proprio impegno per il sociale.

Abbiamo detto: disinteresse, perché non c’è alcun interesse per le questioni politiche e quindi le questioni di comune interesse.

La noncuranza, caratteristica che si addice a chi manifesta un atteggiamento di superiorità, che però diventa trascuratezza. Non ci si cura, cioè manca la cura, l’interesse, ma è una mancanza voluta, ostentata, fastidiosa, altezzosa.

L’apatia, cioè quella incapacità abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo, come se niente riuscisse a attirare l’attenzione.

L’agnosticismo. Termine interessante perché la persona agnostica non prende mai una posizione né in politica né nella religione. L’agnostico non si sbilancia mai.

Il cinismo è probabilmente il termine meno vicino tra quelli elencati. Infatti una persona si dice cinica quando ostenta disprezzo o indifferenza nei confronti dei valori umani piu comunemente accettati dalla società in cui vive. Quindi si parla di disprezzo per i valori, più in generale.

La persona cinica è quindi anche insensibile, resta impassibile di fronte anche a delle crudeltà. C’è poca umanità in questo atteggiamento.

Non solo indifferenza ma anche freddezza e insensibilità.
Spero di essermi spiegato bene. Bisogna dire che i qualunquisti non dicono con orgoglio di essere qualunquisti; non usano quindi questo aggettivo per descrivere il loro pensiero, e questo perché è usato per offendere.

C’è poi anche l’aggettivo qualunquistico, che si usa per descrivere non le persone, che si chiamano qualunquiste, ma le loro idee, i loro atteggiamenti e i loro discorsi.

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato alla politica italiana.

Adesso potete fare, se volete, il seguente esercizio con 10 domande, per verificare se avete afferrato il concetto.

Domande

1. Il termine qualunquismo deriva dal nome di un _ _ _ _ _ _ _ _ _.

2. Se devo descrivere le idee di un qualunquista, posso dire che sono QUALUNQU_ _ _ _ _ _ _ .

3. Il qualunquista è una entusiasta della partecipazione politica. Vero o falso?

4. Il movimento del qualunquismo si faceva _ _ _ _ _ VOCE delle idee dell’uomo qualunque.

5. Il qualunquista non si _ _ _ _ _ _ _ in politica e non crede nell’impegno sociale.

6. La _ _ _ CURA _ _ _ _ è una caratteristica che si manifesta attraverso un atteggiamento di superiorità e trascuratezza.. Tali persone si dicono _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ .

7. Una persona apatica è affetta da _ _ _ _ _ _ .

8. L’_ _ _ _STICO invece non prende mai una _ O _ I _ I _ N _ né in politica né nella religione. Non si _ _ _ _ _ _ _ _ _ mai.

9. Non fare il _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ e vai a votare! _ _ _ _ _ _ posizione una buona volta!

10. Sei sempre così insensibile e freddo verso i problemi della comunità. Più che qualunquista tu sei il peggior _ _ _ _ _ _ che abbia mai incontrato in vita mia.

Soluzioni

1. Il termine qualunquismo deriva dal nome di un MOVIMENTO.

2. Se devo descrivere le idee di un qualunquista, posso dire che sono QUALUNQUISTICHE.

3. Il qualunquista è una entusiasta della partecipazione politica. Vero o falso?

4. Il movimento del qualunquismo si faceva PORTAVOCE delle idee dell’uomo qualunque.

5. Il qualunquista non si IMPEGNA in politica e non crede nell’impegno sociale.

6. La NONCURANZA è una caratteristica che si manifesta attraverso un atteggiamento di superiorità e trascuratezza.. Tali persone si dicono NONCURANTI.

7. Una persona apatica è affetta da APATIA.

8. L’AGNOSTICO invece non prende mai una POSIZIONE né in politica né nella religione. Non si SBILANCIA mai.

9. Non fare il QUALUNQUISTA e vai a votare! PRENDI posizione una buona volta!

10. Sei sempre così insensibile e freddo verso i problemi della comunità. Più che qualunquista tu sei il peggior CINICO che abbia mai incontrato in vita mia.

Esercizi

10 domande per mettervi alla prova sull’episodio. Seguono le risposte.

Le domande e le risposte sono normalmente disponibili ai soli membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Il celodurismo – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 22)

Il celodurismo (scarica audio)

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