L’ingerenza (scarica audio)
In questa rubrica vengono spiegati i termini e le espressioni tipiche della politica italiana. Livello intermedio.

Giovanni: Avete presente quando vedete qualcosa che non vi piace per niente e avete una gran voglia, una voglia matta di fare un bel repulisti? Oppure magari avete voglia di fare piazza pulita!
Non sapete cosa significa? Neanche io, e quando non capisco qualcosa sapete cosa faccio?
Mamma, che significa fare repulisti e fare piazza pulita? Me lo spieghi per favore mamma?
Giuseppina: Fare repulisti, oppure fare un repulisti, è una locuzione che si utilizza per indicare l’eliminazione completa di qualcosa. Si dice anche fare piazza pulita. In tutti i casi si tratta di un modo enfatico per dare risalto ad una eliminazione totale.
Dopo aver fatto piazza pulita, o dopo un bel repulisti, non c’è più traccia di qualcosa.
Quando usarle queste espressioni?
Possiamo usare in riferimento a furti ad esempio o a prove di straordinaria voracità.
i ladri hanno fatto repulisti in casa;
Giovanni ha fatto repulisti di quel che c’era in tavola;
In questo parlamento ci vorrebbe un bel repulisti per mettere le cose a posto e far funzionare l’Italia.
Quindi si può usare anche per indicare una drastica e radicale eliminazione allo scopo di metter ordine in qualcosa o per ottenere un obiettivo.
In questo ufficio ci vorrebbe un buon repulisti. Nessuna cosa è al suo posto.
Dovete fare piazza pulita di tutte questi oggetti inutili.
Piazza pulita è più informale ma ugualmente efficace. Forse anche di più.
Giovanni: grazie mamma. Hai fatto repulisti di tutti i miei dubbi! Lo so, lo so, non si usa in questo modo in genere, anche se si comprende, perché normalmente se lo faccio c’è sempre qualcosa che mi dà fastidio e che credo sia bene eliminare (quasi sempre), oppure per fare una battuta per indicare un eccesso, come l’esempio di prima in cui una persona si mangia tutto ciò che c’è sulla tavola, senza lasciare nulla.
C’è in genere una gran voglia di fare pulizia, di sbarazzarsi di qualcosa che dà fastidio. La piazza da pulire è un’immagine figurata ovviamente. Normalmente le piazze infatti sono piene di persone, ma quando si fa piazza pulita (di qualcosa o qualcuno), questa piazza deve restare vuota.
Attenzione poi perché repulisti si scrive con la lettera “e” come priva vocale. RIPULISTI infatti (con la i) è il passato remoto di ripulire (tu ripulisti). Già, ma stiamo facendo proprio questo, vogliamo “dare una ripulita” a qualcosa per liberarla completamente, come abbiamo visto.
Esiste anche questa espressione “dare una (bella) ripulita” – stavolta con la lettera i – proprio con lo stesso significato:
Io dico che bisognerebbe dare una bella ripulita ai vertici del governo per far funzionare l’Italia.
Diamo una bella ripulita alla stanza prima che arrivino gli ospiti.
Esiste anche “darsi una ripulita“. Cioè darla a sé stessi, ma qui parliamo di vestirsi meglio, ma più in generale cercare di apparire più pulito e gradevole, quindi anche farsi la barba, eventualmente anche i capelli.
Adesso ripassiamo attraverso una bella vignetta, che inserisco nell’episodio. In questa vignetta si vede Hitler che fa una carezza a Putin, come farebbe un genitore ad un figlio. Potete esercitarvi attraverso delle frasi che potrebbe dire Hitler oppure Putin e che sarebbero appropriate alla situazione:

Irina (Hitler): Vedrai che verrà a galla la tua vera natura !
Marcelo (Hitler): Sai che la democrazia lascia il tempo che trova?
Rafaela (Putin): Non so se sarò all’altezza signore
Ulrike (Hitler): Vuoi camminare sulla mia falsariga! Ma ti pare!
Peggy (Hitler): vuoi prendere spunto dai grandi uomini?
Estelle (Hitler): Non mi dirai che ti viene la fifa
Irina (Hitler): vedrai che la passerai liscia.
Albèric (Hitler): c’è dittatore e dittatore!
Ulrike (Hitler): Stai paventando l’inferno? Tranquillo, spenderò qualche buona parola su di te.
Erzsebet (Hitler): Ti aspetto all’inferno. Siamo un binomio inscindibile.
Rafaela (Hitler): Bravo Putin! Averne di più dittatori diligenti come te e come me!
Marcelo (Hitler): Siamo alle solite amico mio. Tieni duro. La frittata è ormai fatta. Di de-escalation non se ne parla neanche. C’è una caterva di personaggi ligi alla democrazia in questo momento in giro. Chi fosse di diverso avviso al tuo è un pazzo bell’e buono. Fregatene.
Peggy (Hitler): Mi vedo costretto a dirti, figlio mio, che non hai imparato niente dalle mie esperienze negative. La tua ambizione personale va a discapito del popolo innocente. Al contempo, anche il nostro popolo sta pagando lo scotto. Ma vedi tu!
Marcelo (Hitler): Cercano qualche espediente per metterti dei paletti, allora occhio! Ma perso per perso (ormai è andata, ammettiamolo), ti auguro buon proseguimento, per quanto possibile e in bocca al lupo.
Bogusia (Putin): Crepi! Risposta come si deve alla italiana, ma ho una fifa blu. Non vorrei gufarmela. Non so se mi spiego!
Ci occupiamo del verbo controbattere, che è composto da due parti: contro e battere. Cosa hanno in comune queste due parti?
La cosa in comune è che siamo di fronte ad un avversario, o ad un nemico.
Gli avversari (nello sport) e i nemici infatti vanno battuti cioè sconfitti, o almeno neutralizzati.
Però anche i nostri avversari e nemici vogliono batterci, e allora noi per non farci battere dobbiamo o possiamo controbattere.
Questo significa controbattere: Rispondere, replicare ai colpi dell’avversario con altri colpi.
Se siamo in guerra si può dire ad esempio (ipotizziamo una guerra tra Germania e Francia):
La Germania controbatte agli attacchi della Francia ricorrendo a dei droni.
Praticamente se parliamo di nemici e di vere battaglie o guerre, controbatTere significa rispondere al fuoco nemico con altro fuoco, o comunque attaccando in qualche modo.
Quando si controbatte a un attacco si fa un cosiddetto contrattacco.
Sia il verbo controbattere che il contrattacco si usano molto anche nello sport.
Come controbattere la tattica del fuorigioco?
Questa frase può anche essere:
Come controbattere alla tattica del fuorigioco?
Vale a dire: come fare per contrastare una squadra che applica la tattica del fuorigioco? (notate: contrastare la/una/un… e controbattere la oppure anche una/un, a/ai ecc.).
Dopo aver attaccato la Roma, la Juventus si è dovuta difendere dal contrattacco della Roma.
Quando si fa un contrattacco, o quando si parte al contrattacco si controbatte.
Il verbo controbattere si usa però anche in senso figurato nel senso di replicare, rispondere.
Per controbattere quindi non c’è bisogno di avere un vero nemico o un vero avversario, ma è sufficiente avere qualcuno che mi fa un’accusa oppure anche che cerca di sostenere una tesi diversa dalla mia, una persona che un’idea diversa dalla mia.
Posso controbattere a delle accuse cercando di difendermi oppure addirittura accusando a mia volta il mio accusatore.
È simile quindi a replicare e rispondere e, proprio come questi due verbi, anche quando usiamo controbattere spesso usiamo, come visto sopra, la preposizione a.
Bisogna controbattere alle accuse che abbiamo ricevuto. Non possiamo restare in silenzio.
Non so come controbattere a chi mi insulta urlando.
Possiamo usare anche “che“:
Io potrei dire a mia moglie che non dovremmo accontentarci di avere rapporti sessuali solo con il nostro partner. Lei potrebbe controbattere che io avrei dovuto avvisarla prima del matrimonio e non dopo.
Il verbo in questione si usa spesso quando c’è un semplice confronto di idee e non solo uno scambio di accuse.
Certo, quando si controbatte non si tratta di una semplice risposta, perché ci sono sempre idee contrapposte, o obiettivi contrapposti, valori contrapposti, similmente, interessi contrapposti. Questo è importante.
Oltre alla preposizione “a” (per indicare la persona o l’accusa a cui si risponde) e alla ingiunzione “che”, si può anche usare la preposizione “di”, alternativa a “che”:
Lei mi dice che sono uno stupido. Io controbatto di non insultare.
Cioè: Io controbatto che non deve insultare.
Oppure:
Alla mia accusa, Giovanni controbatté che non ne sapeva nulla (o di non saperne nulla).
Potrei coMunque dire:
Rispose che non ne sapeva nulla
Replicò che non ne sapeva nulla
Naturalmente per usare rispondere basta una semplice domanda, non è necessaria una sfida, un confronto o uno scontro.
Replicare è molto simile, ma ha anche altri significati come ad esempio ripetere o eseguire di nuovo (es: replicare una cura) o anche riprodurre, copiare (es. replicare un quadro).
Direi che replicare, quando si usa con senso simile a controbattere, non è esattamente una risposta, ma quando si replica semplicemente si può aggiungere un pensiero in più sull’argomento, senza smentire, contraddire o rispondere direttamente a una domanda.
È un verbo molto usato nei confronti televisivi, soprattutto politici o quando si sostiene un’idea, e molto meno adatto nello sport e anche nel caso di rispondere al fuoco perché in questi casi c’è un vero scontro uno contro l’altro e controbattere è più adatto.
Nel caso di accuse dirette alle quali si risponde, una replica somiglia maggiormente ad una risposta, mentre controbattere implica quasi sempre un contrattacco, quindi replicare è più difensivo o neutro e controbattere è più offensivo. Quando dico “offensivo” non intendo offendere una persona con parolacce e insulti ma offensivo nel senso di attaccare, non solo difendere.
Replicare è più televisivo come verbo. Inoltre se c’è una domanda, poi c’è la risposta, quindi quello e rispondere. La Replica implica un dibattito, un confronto, al limite una sfida, ma più andiamo sulla sfida, sullo scontro, e maggiormente diventa più adatto il verbo controbattere
Molto simile è anche ribattere, che ha vari significati, ma si può usare anche nel senso di controbattere, ma è meno bellicoso come verbo. Rispondere con delle obiezioni, questo è il senso di ribattere.
Un’altra caratteristica di ribattere è che, analogamente a rispondere e replicare, è molto adatto ad essere usato come inciso. Controbattere un po’ meno.
Es:
Se ti dico questo, ribattei/risposi/replicai, ho le mie ragioni.
Ulrike: Adesso ripassiamo e facciamo al contempo un ulteriore esempio.
Albéric: io quindi dovrei adesso trovare un argomento valido per un ripasso? State freschi!
Danielle: capirai, con quasi 800 episodi alle spalle, è impossibile non utilizzarne almeno uno. Per non contare le altre rubriche. A parte Peggy ovviamente che è senz’appello.
Peggy: visto che sono stata chiamata in causa mi permetto di controbattere: senz’appello mi pare un parolone. Per la cronaca poi io ne ho usati tanti quanto te di episodi di ripasso, anzi persino tre in più.
Mai come in questi giorni, con la guerra in Ucraina, i media utilizzano il termine escalation.
Si teme un’ escalation della violenza in Ucraina
Il conflitto va verso una pericolosa escalation
Il termine è chiaramente di origine inglese e letteralmente significa “scalata” (o anche escalazione). Nel senso di operazione che si fa quando qualcosa sale in alto. Non è una botta che si dà con la scala (tipo la sassata) né un qualcosa che serve a salire (tipo la scalinata).
In effetti si potrebbe usare sempre scalata al posto di escalation.
Il fatto è che il termine scalata ha molti altri significati, quindi si preferisce escalation (anche perché fa più figo sicuramente)
Ad ogni modo il termine indica in questo caso un aumento progressivo e graduale, in termini di intensità, dell’uso delle armi in un conflitto, in una guerra.
Il conflitto, in poche parole, si sta intensificando progressivamente, sta aumentando di intensità oppure diventa più ampio dal punto di vista territoriale.
Più in generale però questo aumento graduale si può usare anche parlando di fenomeni diversi dalle guerre:
A seguito dell’alleggerimento delle pene, in Italia si teme una escalation della droga.
Anche in questo caso parliamo di intensità e di diffusione di un fenomeno. Però parliamo dell’uso della droga e non di quello delle armi.
Per non parlare solo di cose negative, possiamo anche parlare di escalation economica:
La pandemia interrompe l’escalation economica della Cina
Parliamo di crescita economica in questo caso. Sempre di un aumento (del prodotto interno lordo) si tratta in fondo.
Cambiamo fenomeno. Se parliamo di diffusione del virus Covid:
Escalation di contagi in Italia
In casi diversi da quelli che ho citato difficilmente si trova un ambito di applicazione frequente del termine escalation.
Ciò non toglie che io possa parlare di una “escalation del terrorismo” (anche questo in fondo è abbastanza difficile frequente) o addirittura della escalation degli errori grammaticali in una classe di studenti o della escalation dell’ignoranza culturale nella popolazione.
Esiste poi anche la de-escalation. che è il contrario.
Bisogna promuovere la de-escalation militare in Ucraina
Ci auguriamo che la Russia dia segni di de-escalation
La de-escalation è nient’altro che una discesa, una diminuzione, una attenuazione di intensità di un fenomeno, e normalmente si parla ancora di intensità relativa a fenomeni gravi e pericolosi.
Audio
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Spesso si sente parlare di “zoccolo duro“, che è un’espressione usata soprattutto nella politica italiana. In questo ambito indica gli elettori che non cambiano idea facilmente e che quindi continuano a votare per un partito anche se cambiano le condizioni o si verificano eventi particolari come dichiarazioni politiche o decisioni particolari dei leader di un partito che possono far cambiare idea agli elettori.
Lo zoccolo viene definito “duro” ad indicare una rigidità, quindi il contrario di “morbido”. Una cosa morbida infatti può modificarsi nella forma.
In realtà l’espressione si può usare in tutti i casi in cui c’è un gruppo di persone con opinioni o interessi comuni che sono più resistenti e difficilmente cambiano idea nel sostenere una causa o nel praticare un’attività nonostante il verificarsi di qualcosa che potrebbe ridurne il numero.

Ad esempio si potrebbe parlare dei tifosi più violenti all’interno del gruppo dei tifosi di una squadra di calcio. Allora lo zoccolo duro è quella percentuale di tifosi violenti che non si riduce più nonostante siano aumentate le pene e i controlli della polizia.
Oppure si potrebbe parlare dei no-vax e di un nuovo vaccino più sicuro degli altri. Cosa succede ai no-vax? Si riducono? Scompaiono completamente? Oppure c’è uno zoccolo duro di no-vax che resta contrario ai vaccini nonostante tutto?
Si potrebbe parlare anche dello zoccolo duro della resistenza in Ucraina sottoposta ai continui bombardamenti russi: tale zoccolo duro è composto da chi non si arrende mai, fino alla fine.
L’uso del termine zoccolo (rigorosamente al maschile, mi raccomando, altrimenti diventa una parolaccia) non si riferisce, almeno in teoria, allo zoccolo degli animali, ma pensate alla forma dello zoccolo che somiglia ad un piccolo istogramma, cioè alla rappresentazione grafica di dati numerici (una possibile rappresentazione grafica).
Tra l’altro lo zoccolo è anche una calzatura di legno, una scarpa di legno; e se pensate alla forma dello zoccolo, e soprattutto al tacco di legno, questo ha una forma squadrata anch’essa simile ad un piccolo istogramma.
L’episodio finisce qui, e approfitto per ricordarvi la pagina in cui ci sono tutte le altre espressioni idiomatiche del sito. Basta andare sul menu’ in alto: livello intermedio e poi cliccare su frasi idiomatiche e modi di dire. Vi ricordo infine i due audiolibri dedicati alle espressioni idiomatiche che potete trovare sia in PDF e MP3, (1 audiolibro – 2 audiolibro) sia in versione kindle (1 audiolibro – 2 audiolibro) che cartacea su Amazon.
Inoltre vi ricordo che diventando membri dell’associazione Italiano Semplicemente potrete avere accesso a tutti gli episodi audio del sito (sono circa di 2000 per ora) suddivisi per categoria: principianti, intermedio, italiano professionale, politica italiana, italiano commerciale, italiano per ispanofoni, per cinesi e a tutti gli audiolibri, nonché partecipare alla discussione quotidiana sul nostro gruppo whatsapp.
Un saluto a tutti da Giovanni.
Spero che uno zoccolo duro di voi sia arrivato a leggere tutto l’episodio fino alla fine!
