Suggestioni e suggerimenti

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Prontuario lessicale: L’arte della suggestione e il valore del suggerimento

1. Introduzione: Il paradosso della radice comune

Esiste un fascino particolare nel modo in cui le parole evolvono: una singola radice latina, suggestio, può biforcarsi fino a descrivere, da un lato, l’incanto quasi magico di un borgo medievale e, dall’altro, la vulnerabilità della mente umana o un semplice consiglio logistico. In italiano, questo bivio semantico si materializza nella distinzione tra suggestione e suggerimento.

Per lo studente straniero, queste due parole rappresentano una delle “trappole” più insidiose a causa del fenomeno dell’interferenza linguistica. Il nostro cervello, cercando di risparmiare energia cognitiva, tende a percorrere la strada più breve, traducendo letteralmente termini che appaiono simili alla propria lingua madre. Tuttavia, comprendere queste sfumature è ciò che trasforma un principiante in un “parlante consapevole”, capace di muoversi con precisione tra la logica dei fatti e la profondità delle emozioni.

La curiosità linguistica è una bussola preziosa, ma senza una guida attenta, la somiglianza morfologica può trarre in inganno proprio quando cerchiamo di essere più precisi.

2. L’inganno dei “falsi amici”: suggestione vs suggestion

In molte lingue occidentali, il termine derivato da suggestio è strettamente legato all’atto di proporre un’idea. In italiano, la distinzione è così netta che persino nei contesti più formali o burocratici non si farebbe mai confusione tra i due ambiti.

Ecco come il “falso amico” opera nelle diverse lingue rispetto all’italiano:

Lingua Termine Simile Significato Principale Traduzione Corretta in Italiano

Inglese Suggestion Idea proposta / Consiglio Suggerimento, consiglio, raccomandazione

Francese Suggestion Raccomandazione Suggerimento, consiglio

Spagnolo Sugestión Idea / Consiglio Suggerimento, raccomandazione

Portoghese Sugestão Proposta / Consiglio Suggerimento, idea

Italiano Suggestione Fascino / Influenza emotiva —

Molti stranieri chiedono: “Posso darti una suggestione?” o dicono: “Grazie per le tue suggestioni”. Per un orecchio italiano, queste frasi suonano estremamente bizzarre. La suggestione non si “dà” come un consiglio; essa appartiene alla sfera dell’irrazionale, non della logica pratica.

Una volta disinnescata la trappola del falso amico, analizziamo lo strumento razionale per eccellenza: il suggerimento.

3. Il suggerimento: la bussola pratica

Il suggerimento è un atto conscio, esterno e volontario. È un contributo razionale che offriamo o riceviamo per orientare una scelta nel mondo reale. È, in sostanza, un’informazione statica che mettiamo a disposizione dell’altro.

Vediamo come si muove nei contesti quotidiani attraverso i verbi d’azione:

Viaggi e Logistica: Migliorare l’esperienza altrui. Ad esempio, si può dare il suggerimento di partire prima delle sette per evitare il traffico.

Scuola e Lavoro: Collaborare tra pari. Un collega può accettare suggerimenti su un progetto, mentre a scuola un compagno potrebbe sussurrare una risposta a chi è in difficoltà.

Nota didattica: Ricordate che a scuola suggerire durante un compito è un atto rischioso che può portare a punizioni!

Tempo libero: Chiedere pareri qualificati. Possiamo chiedere un suggerimento su quale libro leggere o quale ristorante provare.

Mentre il suggerimento ci aiuta a decidere e agire nel mondo dei fatti, la parola successiva serve a farci sognare e a colpire la nostra sensibilità.

4. Suggestione: Il fascino dell’invisibile

La suggestione è un’impressione forte che colpisce la fantasia. A differenza del suggerimento, che è un dato che noi elaboriamo, la suggestione è un’emozione che “subiamo” o che ci avvolge.

La suggestione positiva: L’aggettivo “Suggestivo”

Quando diciamo che un luogo è suggestivo, stiamo attribuendo a quel luogo un ruolo attivo: non è solo bello, è il luogo stesso che sta facendo qualcosa alla nostra immaginazione, evocando immagini, ricordi o misteri.

Cosa dovete provare quando usate questo termine? Meraviglia, fascino, una sottile emozione sospesa. Immaginate:

Un borgo medievale illuminato fiocamente di sera.

La strada immersa nella nebbia, che trasforma il paesaggio in un sogno.

Il mare al tramonto, che rapisce lo sguardo.

Il silenzio della montagna, che impone un senso di rispetto e pace.

Questa medesima forza emotiva, tuttavia, se non filtrata dalla ragione, può trasformarsi in una forma di fragilità.

5. L’altra faccia della medaglia: essere “suggestionabili”

Sul piano psicologico, la suggestione smette di essere estetica e diventa un condizionamento. Qui la distinzione cognitiva è fondamentale: il suggerimento è un atto conscio (scelgo di ascoltare), mentre subire una suggestione è spesso un atto inconscio o involontario.

Esistono due scenari critici in cui la mente diventa vulnerabile:

1. L’influenza esterna: È il caso di Margherita, che ascoltando racconti di paura diventa suggestionabile e finisce per fare brutti sogni. La sua mente trasforma un racconto esterno in una realtà emotiva interna.

2. La “Cybercondria”: Un fenomeno moderno in cui l’utente, leggendo sintomi su internet, cade in una suggestione auto-indotta. Non riceve un consiglio medico (suggerimento), ma si convince per pura paura di essere malato.

In questi casi, la suggestione è legata a pensieri immotivati e preoccupazioni eccessive che nascono quando la nostra sensibilità prende il sopravvento sulla logica.

Per fissare questi concetti ed evitare ogni confusione futura, consultate questo schema riassuntivo.

6. Sintesi finale: lo specchietto per il principiante

Termine Significato Centrale Ambito Dominante Esempio Chiave

Suggerimento Consiglio pratico, idea proposta. Logica / Pratica “Accetto il tuo suggerimento: il ristorante è ottimo.”

Suggestione Impressione forte, influenza. Emozione / Inconscio “Il castello di notte crea una forte suggestione.”

Suggestivo Affascinante, che colpisce la mente. Estetica / Fascino “Che panorama suggestivo c’è da quassù!”

Suggestionabile Facilmente influenzabile. Psicologia / Vulnerabilità “È troppo suggestionabile: non fargli vedere quel film.”

Un ultimo consiglio per la vostra pratica quotidiana: la prossima volta che guardate una foto di un paesaggio italiano, non limitatevi a dire che è “bello”. Provate a chiedervi se è suggestivo. Se quel luogo sta parlando alla vostra immaginazione, allora siete pronti a usare questa parola come un vero madrelingua.

Spero che questo suggerimento linguistico vi aiuti a godervi ogni luogo suggestivo d’Italia!

“Lasciare che”: esortare, consigliare e chiedere un permesso (Ep. 939)

“Lasciare che”: esortare, consigliare e chiedere un permesso (scarica audio)

Giovanni: ragazzi, lasciate che oggi vi spieghi una locuzione interessante: “lasciare che”.

La locuzione “lasciare che” viene generalmente utilizzata per esortare o permettere a qualcuno di fare qualcosa o per chiedere un permesso. Viene seguita da un verbo al congiuntivo. Possiamo anche usare la negazione “non lasciare che“).

Riguardo al verbo esortare, significa incitare, spronare o spingere qualcuno a fare qualcosa in modo enfatico. Quando si esorta qualcuno, si cerca di influenzare le sue azioni o decisioni, incoraggiandolo a fare qualcosa in particolare. Il fine è spingere una persona ad agire. Comunque la locuzione si usa anche per dare suggerimenti o consigli. Quando si consiglia qualcuno, si offre un parere o un consiglio su un determinato argomento o situazione, cercando di fornire indicazioni o suggerimenti utili. Infine dicevo che si potrebbe trattare di una forma di permesso o concessione. Vorremmo cioè che sia concesso qualcosa.

Ecco alcuni esempi di come puoi utilizzare “lasciare che” e “non lasciare che

  1. Lascia che ti aiuti con i bagagli.
  2. Lascia che ti spieghi io come funziona.
  3. Non possiamo lasciare che si mangino tutto gli altri, dai, mangiamo qualcosa anche noi!
  4. Lascia che Giovanni ti aiuti con i compiti.
  5. Non lasciate che i vostri figli tornino a casa da soli
  6. Lascia che Maria ti mostri come si fa.
  7. Lascia che dicano ciò che vogliono. Chi se ne importa!
  8. Lascio che voi mi facciate vedere il vostro progetto. Non ne sono convintissimo!
  9. Lascia che loro ti diano un consiglio
  10. Non lasciare che qualcuno ti tratti male.
  11. Non lasciate che sia qualcun altro a decidere la vostra vita
  12. Lascia che ti spieghi perché questa cosa è così importante.

Esistono altre modalità alternative per esortare o consigliare qualcuno, alcune delle quali includono:

  1. Ti consiglio di…
  2. Dovresti…
  3. Ti suggerisco di…
  4. Prova a…
  5. Potresti…
  6. Ti raccomando di…
  7. Ti incoraggio a…
  8. Perché non …

Queste espressioni possono variare leggermente nel tono e nell’intensità del consiglio o dell’esortazione, ma tutte comunicano l’idea di suggerire o consigliare qualcosa a qualcuno. C’è meno il concetto del permesso o della concessione.

Volendo poi si potrebbe anche evitare il “che“:

E’ abbastanza comune utilizzare direttamente il verbo all’infinito. Es:

  1. Lascia che ti spieghi. → Lasciami spiegare.
  2. Lascia che Giovanni ti aiuti. → Lascialo aiutarti
  3. Lascia che ti mostri. → Lasciami mostrarti.
  4. Lascia che ti diano una mano. → Lasciati aiutare da loro.

In questi casi, il significato rimane lo stesso: si sta chiedendo o concedendo il permesso di fare qualcosa oppure si sta dando un consiglio o una esortazione. La forma senza il “che” è più informale e colloquiale, ma è altrettanto valida.

L’uso del verbo lasciare può far pensare ad una particolare forma di “resistenza” o di “opposizione“. Non sempre così. Spesso è semplicemente una forma più cortese per dare un consiglio o per chiedere un permesso. Altre volte invece siamo vicini a una forma di resistenza.

Es:

So che non ti fidi di nessuno, ma per una volta lasciati aiutare (lascia che ti aiuti).

lasciati aiutare” indica un invito a permettere che qualcuno dia un aiuto nonostante la possibile diffidenza. In questo caso quindi c’è – o meglio – ci potrebbe essere una resistenza o un’opposizione: questa frase è quindi un incoraggiamento a superare una possibile diffidenza per accettare l’aiuto.

Adesso ripassiamo. Parliamo del nostro cibo preferito.

Sofie: Una ricetta che a me piace molto è quella con gli asparagi, quelli bianchi, quelli grossi, che vanno accompagnati da burro fuso e cosparsi da uova mimosa e prezzemolo. A me fanno venire l’acquolina in bocca e se non fosse che questa ricetta contiene così tante calorie mangerei gli asparagi ogni giorno. Purtroppo non si può fare a meno del burro perché per gli asparagi è la morte loro!. Siccome il periodo del raccolto degli asparagi è brevissimo (solo due mesi e mezzo) se ne deve fare incetta quando possibile!

Marcelo: A me piace molto la pizza! Per non sapere né leggere né scrivere in cucina, la faccio semplice semplice, con gli ingredienti che ho a portata di mano.
Non la faccio sempre ma solo quando mi prende lo schiribizzo e ovviamente con la birra, che è congeniale al mio stile, anche senza avere i rudimenti della buona cucina!

Peggy: Dal momento che ora vivo in Italia (da un pezzo ormai), parlo del mio piatto preferito italiano, ossia i “carciofi arrostiti” con olio, prezzemolo, aglio e sale. Ogni boccone che assaporo suscita in me una felicità indescrivibile. Alle volte sorseggio anche un po’ della mia bevanda preferita, ovvero il vino, e quelle volte volo fino in paradiso. Dopo questo discorso, direi che un tavolo colmo dei piatti menzionati da tutti noi ci voleva proprio, nevvero?

Mary: grazie ragazze! Farò tesoro di queste ricette per spacciarmi per una vera cuoca!

André: Per carità, Gianni! Non ce la farei mai a scegliere un solo piatto. Tuttavia quando verrò a casa tua potrai servirmi la parmigiana di melanzane!

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485 Prendere spunto

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Sapete cos’è uno spuntino?
È semplicemente un piccolo pasto. In inglese si direbbe uno snack. In italiano potremmo anche dire “una leggera refezione al di fuori o in sostituzione dei pasti principali”.
La refezione è, per dirlo in parole più semplici, un pasto.
Bene, allora si potrebbe pensare che lo spuntino sia il diminutivo di spunto.
Secondo questa logica anche lo spunto sarebbe un pasto. Sarebbe persino più grande dello spuntino!
Invece no. Lo spunto è un’occasione iniziale da cui si prende ispirazione.
Cosa significa? Posso usare il termine spunto in diversi modi. Oggi però mi interessa in particolare parlare della locuzioni prendere spunto (o trarre spunto) e offrire lo spunto.
Il primo modo per usarlo è quando si parla con una o più persone e si introduce un argomento di discussione collegandosi a qualcosa di cui si è già parlato. Questo però si fa quasi esclusivamente durante una lezione o una spiegazione o anche una conferenza, una riunione. Un po’ accademico e formale come contesto.
Quindi si prende l’occasione di introdurre un’idea, un progetto, un piano, a partire da qualcosa di già detto.
Es: se stiamo parlando di lingua italiana e di Dante Alighieri io potrei dire:

Vorrei prendere spunto da questo argomento per parlarvi del periodo storico in cui è stata scritta la divina commedia.

Spesso quando si fa questa operazione si può cambiare anche completamente discorso. L’importante è trovare un legame tra le due questioni. Trovare lo spunto, l’occasione, cogliere l’opportunità per agganciarsi.
Quando si prende spunto, spesso si aspetta l’occasione giusta per farlo. Si aspetta che si abbia una ragione, per trovare un collegamento che mi dia questa possibilità.

Vorrei prendere spunto da quanto detto poc’anzi da Giovanni sulla divina commedia per parlarvi di un aspetto particolare…

È un po’ come dire:

Colgo l’occasione per parlarvi di un aspetto particolare della divina commedia…
Vorrei collegarmi a quanto detto da Giovanni a proposito di Dante Alighieri…
Visto che si è parlato di Dante Alighieri, approfitto per parlarvi di…

Si può prendere spunto da qualcosa anche per fare una domanda:

Mi scusi, prendo spunto da quanto appena detto per farle una domanda…

È un linguaggio, come detto, che appartiene più al mondo accademico. Non dico che sia molto formale, ma neanche colloquiale.
Un secondo modo di usare prendere spunto è nel senso di imitare e ispirarsi.

Un pittore per dipingere un quadro può prendere spunto da un altro quadro, o dalla tecnica usata da un altro pittore.

È una sorta di punto di partenza, punto iniziale per trarre ispirazione, per prendere ispirazione, per prendere spunto, qualcosa da cui partire.
I due quadri potranno alla fine avere qualcosa in comune.
Ma il pittore può prendere spunto anche da un sogno, o da una persona o un’immagine che gli è rimasta impressa. Anche questa è più un ispirazione che un’imitazione.
L’imitazione e l’ispirazione vanno bene entrambe comunque per usare l’espressione.
Una squadra di calcio che vive un momento di difficoltà perché le vittorie non arrivano può prendere spunto da un’altra squadra che, in un momento simile, è riuscita a superare il problema.

Prendiamo spunto da loro!

È come dire:

Facciamo come loro, imitiamoli.

Si può anche prendere più di uno spunto:

Ti piace il dolce che ho fatto? Ho preso qualche spunto da una ricetta vista in TV.

Vale a dire: mi sono lasciata ispirare da una ricetta in TV. Ho visto una ricetta in TV e ho imparato due o tre cose che non conoscevo. Magari mi riferisco alla tecnica usata, o magari solo che la farina da usare è quella tipo 0 e che la temperatura del forno è di 180 gradi. Non è detto che io abbia copiato interamente la ricetta.
Queste sono le due modalità per usare prendere spunto.
Prendere spunto a volte si scrive con l’articolo: prendere lo spunto.
Si può fare sempre in realtà, ma si fa soprattutto per dare più importanza a ciò che si vuole dire, quindi ridurre il senso di “approfittare dell’occasione”, “agganciarsi a un discorso” e dare maggiore enfasi in discorsi più seri. Si avvicina al senso approfittare dell’occasione per riflettere.

L’essere umano dovrebbe prendere lo spunto dalla pandemia che stiamo vivendo per riflettere maggiormente su un modo di vivere più consapevole.
Le donne vittime di violenza da parte di uomini crescono sempre di più. Si dovrebbe prendere lo spunto da questo fatto per affrontare seriamente il problema.

Esiste anche offrire lo spunto. Non è difficile capire come si usa:

La pandemia che stiamo vivendo dovrebbe offrire lo spunto all’essere umano per riflettere maggiormente su un modo di vivere più consapevole.
L’aumentare de casi di violenza sulle donne ci deve offrire lo spunto per affrontare seriamente il problema.

Offrire lo spunto si usa sempre con l’articolo. Si può usare lo spunto o uno spunto o qualche spunto.

Questo di cui lei ha appena parlato mi offre lo spunto per introdurre un argomento interessante…
Vorrei offrire a tutti voi uno spunto di riflessione adesso…
Magari qualcuno può anche trarre spunto da questo episodio per una frase di ripasso.

Stavolta ho usato “trarre spunto” (anche con l’articolo se si dà enfasi) che è analogo a prendere spunto.
Che ne dite allora? Ripassiamo?

Bogusia:

Buonasera ragazzi, oggi voglio parlarvi pane al pane, vino al vino, perché stamattina, sentendomi in vena, ho messo a punto un ripasso con una caterva di espressioni di due minuti. L’ho subito spedito a Giovanni, ma è passato un pezzo prima di ricevere un suo riscontro. Questo non mi va per niente a genio perché non vi dico quanto mi sono scervellata fino a quel momento. Di volta in volta ho la sensazione che ciò che scrivo non sia abbastanza degno di nota. A volte perdo persino il lume della ragione , perché qualcosa non mi torna. Allora, memore di tutti questi miei interventi che restano senza nessun commento da parte sua per lungo tempo ci resto male . Questo è quanto. Ma non mi sono lamentata invano perché alla fine Gianni ha accolto le mie preghiere. Magari a voi non vi tange, ma mi farebbe specie, perché se fosse così non vi sareste sorbiti questo mio tentativo di ripasso.