“Oltre il danno la beffa” e “di male in peggio”: significato e utilizzo

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Oltre il danno la beffa” è un modo di dire italiano che esprime un senso di frustrazione o amarezza.

L’espressione contiene i due termini danno e beffa. Un danno può essere materiale, fisico, ma anche morale o finanziario. La “beffa” può avere significati diversi. Vediamo meglio.

L’espressione si usa quando, oltre a subire un danno o una sconfitta o comunque quando accade qualcosa che ci procura un danno, si viene anche beffati.

In sostanza, significa che le cose stanno andando già male, ma poi ad aggravare la situazione arriva la beffa. Si potrebbe pensare che si venga presi in giro, che si diviene oggetto di derisione. Questo può anche essere, ma quando usiamo questa espressione in realtà significa solamente che accade qualcosa in più che peggiora la situazione; qualcosa di inaspettato, di non preventivato e solitamente qualcosa di non meritato.

Ad esempio si viene accusati di essere stati la causa di quel danno e non solo la vittima, oppure più in generale quando si riceve una punizione ingiusta.

L’espressione sottolinea la sensazione di sfortuna o di ingiustizia quando, dopo aver già affrontato una difficoltà, si viene colpiti da un evento che aggrava ulteriormente la propria situazione. È un modo di dire che riflette un senso di impotenza (non possiamo fare nulla per rimediare) o di frustrazione (siamo anche scoraggiati e delusi) nei confronti delle avversità che sembrano accumularsi.

Ad esempio, ammettiamo che un lavoratore in un cantiere non viene dotato delle protezioni e attrezzature necessarie per il suo lavoro e quindi viene costretto dal proprio datore di lavoro a non usare alcune misure di sicurezza previste dalla legge. Il lavoratore viene quindi esposto ad un potenziale pericolo, perché potrebbe subire un danno. Ammettiamo poi che si verifichi un controllo e il lavoratore viene licenziato perché accusato di non aver usato le misure di sicurezza. Possiamo dire oltre al/il danno, la beffa.

Altro esempio:

A seguito dell’alluvione che ha colpito alcuni territori italiani, gli abitanti sono stati costretti ad andar via dalle proprie abitazioni. Così alcuni ladri si sono approfittati della situazione e sono andati a fare visita in queste abitazioni per rubare indisturbati. Oltre il danno la beffa.

Anche in questo caso, nessuno ha preso in giro o deriso queste persone, ma queste sono state comunque beffate.

Una beffa infatti, in senso figurato, è anch’essa un danno, ma un particolare tipo di danno: un danno fortuito e crudele riservato dalla vita:

Si dice spesso che una persona è beffata dal destino o ha ricevuto una beffa del destino!

La beffa si usa anche a proposito di situazioni in cui tutto sembra concorrere perché le cose vadano al contrario di come debbano andare.

Una famiglia sfollata dopo un alluvione dovrebbe essere aiutata, e invece viene anche derubata. Le cose sono andate al rovescio.
Un termine che si usa molto anche nello sport, quando una squadra merita di vincere e invece viene beffata, magari all’ultimo minuto, per colpa della sfortuna o di una decisione arbitrale sbagliata.

Che beffa!

C’è un’espressione simile a “oltre il danno la beffa“. Infatti quando oltre a una situazione negativa o a un danno già subito, si verifica anche qualcosa di ulteriormente sfortunato. Per esprimere frustrazione o rassegnazione, si può anche dire che le cose sembrano andare o sono andate “di male in peggio“.

Potete usare “di male in peggio” quasi ogni volta in sostituzione di “oltre il danno la beffa”, sebbene sia più adatta quando c’è un semplice peggioramento, e non necessariamente una “beffa“, inteso come evento immeritato e umiliante, o che va al contrario di come doveva andare.

Riguardo alle preposizioni usate in questa espressione, potreste stupirvi del fatto che si usi “di” e “in”. Verrebbe probabilmente spontaneo dire: “da male a peggio”.

Questa però è un’espressione, un modo di dire e pertanto non si può cambiare. Abbiate pazienza!

Un’ultima differenza tra le due espressioni di oggi è che quando ci sono due avversità che non hanno niente a che fare l’una con l’altra, ma semplicenete colpiscono la stessa persona, possiamo usare solamente “di male in peggio”.

Ad esempio, se in mattinata mi rubano la borsa e in serata un fulmine distrugge l’impianto elettrico della mia casa, possiamo ad esempio dire:

Che giornataccia! Dopo il furto della borsa anche il fulmine ci mancava: di male in peggio!

Facciamo adesso un piccolo esercizio di ripetizione così potete memorizzarle:

Oltre il danno la beffa

Di male in peggio

Oltre il danno la beffa

Di male in peggio

Lo sbocco – ITALIANO PROFESSIONALE

Lo Sbocco

tutte le lezioni di italiano per il lavoro

i verbi professionali (audio-libro)

Descrizione

Questo approfondimento di italiano professionale riguarda gli sbocchi.

Parliamo soprattutto degli sbocchi lavorativi e professionali.

Per leggere e ascoltare l’episodio occorre essere membri dell’associazione Italiano Semplicemente. 

Il verbo rimanere

Il verbo rimanere (scarica audio)

Trascrizione

Vediamo insieme come usare il verbo “rimanere“. Sono sicuro che rimarrete stupiti almeno di uno di questi utilizzi.

Infatti, tutti voi che state imparando la lingua italiana e che vi trovate ad un livello intermedio sicuramente conoscerete il modo più comune di utilizzare il verbo rimanere.

E’ molto simile a “restare“.

Quanto mi rimane da studiare l’italiano prima di imparare tutto?

Quando mio figlio mangia, non rimane niente per gli altri!

In questi casi c’è qualcosa che manca, che rimane, che resta ancora da fare, da mangiare eccetera.

C’è anche però il senso opposto, quello della persistenza, di qualcosa che non cambia. C’è una sorta di immobilità:

Io rimango concentrato tutta la lezione

Si usa spessissimo anche con i luoghi: restare/rimanere in un luogo, trattenersi in un luogo, senza andar via, senza lasciarlo.

Si può rimanere a Roma, si può rimanere in vita, si può rimanere da soli, oppure rimanere con Giovanni, come state facendo ora.
Ho cercato di usare rimanere con le preposizioni normalmente più utilizzate.
Ci sono anche un sacco di espressioni e locuzioni che sono nel linguaggio comune:
  • rimanere a bocca aperta (per lo stupore, per la bellezza)
  • rimanere di stucco (per lo stupore)
  • rimanere di sasso (per lo stupore, per qualcosa di spiacevole accaduto)
  • rimanere a bocca asciutta (per essere rimasti senza niente, per non aver ottenuto nulla rispetto ad altri)
  • rimanere al verde o rimanere all’asciutto (rimanere senza soldi)
  • rimanere a piedi (non riuscire a rimediare un passaggio)
  • rimanere a secco (es, senza benzina)
  • rimanere con un palmo di naso (restare deluso, rimanere male nonostante le aspettative fossero alte)
Un altro utilizzo abbastanza comune è rimanere indietro, proprio come restare indietro.
Qui c’è il senso di non riuscire a recuperare, non riuscire ad avanzare, magari in una gara, rispetto ad altri. C’è il senso di mancato movimento anche qui, mancato recupero.
Con lo stesso senso si può anche rimanere avanti (quindi non perdere posizioni).

In senso figurato può significare essere arrivati in un punto in una determinata attività, in un discorso, ecc.,

es:
Riprendiamo il lavoro da dove eravamo rimasti ieri.
In senso simile abbiamo già visto il significato di “come rimaniamo?” che si usa ugualmente quando una attività si interrompe per essere ripresa successivamente.

Il senso di immobilità, di mancato movimento si usa dunque anche in senso figurato.

Infatti se è vero che si può rimanere indietro, o sdraiato o in piedi, si può anche rimanere in carica (es. come direttore) nel senso che non si perde una carica un ruolo e si rimane con quella carica.

Le espressioni idiomatiche viste prima sono un esempio di questo utilizzo.
L’utilizzo di cui vi accennavo prima, quello che molti di voi probabilmente non conoscete, è invece relativo ad un uso un po’ insolito del verbo rimanere. Si usa soprattutto in modo colloquiale, informale.
Se ad esempio vi trovate a Roma e chiedete un’informazione ad un italiano che incontrate per strada, perché non riuscite a trovare un luogo, come una chiesa, una via eccetera, potete dire:
Mi scusi, dove rimane il Colosseo?
In questo strano uso del verbo rimanere, significa stare, essere situato, essere posto, essere ubicato, trovarsi.
Quindi la domanda è equivalente a:
Mi scusi, dove si trova il Colosseo?
Oppure, quando si dà una informazione:
Casa mia rimane abbastanza vicina alla stazione
Il Colosseo rimane vicinissimo alla metropolitana linea B di Roma
Sempre parlando di localizzazione fisica, si può anche dire:
Casa tua mi rimane un po’ scomoda perché io abito dall’altra parte di Roma
Il senso della “localizzazione fisica” però non è l’unico, perché si può estendere l’uso di rimanere con un significato simile a risultare, finire per essere, finire per trovarsi in una certa situazione.
Sono rimasto a piedi
I peperoni mi rimangono un po’ indigesti
Vedete che in questo caso si nota ugualmente un senso legato ad un mancato movimento, una mancata progressione, al senso di stabilità, simile in qualche modo a “rimanere indietro” e simili. Come se questi peperoni non riuscissimo a digerirli al passare del tempo.
Questo senso si perde un po’ in frasi come “mi rimane scomodo“, “rimane lontano da casa mia” e somiglia in questi casi maggiormente a “risultare”, verbo che si usa prevalentemente per indicare la conseguenza di una azione o una chiara evidenza. In effetti si può tranquillamente dire:
Casa tua mi risulta scomoda
i peperoni mi risultano molto indigesti
Poi c’è un uso che abbiamo già incontrato nell’episodio n. 399: rimanerci o restarci male. Veramente abbiamo già incontrato anche l’espressione “ci sono rimasto“, senza aggiungere bene o male. In quel caso c’è ugualmente stupore.
Vabbè a questo punto non rimane che terminare l’episodio. Rimane da vedere se avete capito tutto!
Provate allora a rispondere alle domande su questo esercizio e verifichiamo subito. Non tutti però possono fare questi esercizi. Spero che non ci rimarrete male

Rimane il fatto comunque che potete sempre iscrivervi alla nostra associazione. In questo modo potrete fare tutti gli esercizi in tutti gli episodi e vedrete che rimarrete stupiti di quanti episodi a cui potete accedere e di quanto sia bello far parte della nostra associazione.

Cosa? Vi rimane scomodo venire in Italia per partecipare alle attività dell’associazione? Ma noi facciamo tutto online, anche se una volta l’anno almeno ci incontriamo in Italia per conoscerci meglio. Poi qualcuno ci rimane pure in Italia!

Vi aspetto!

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Ringalluzzito, vispo e baldanzoso

Ringalluzzito, vispo e baldanzoso

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Trascrizione

Dal titolo sembra un episodio divertente, vero?

gallo, ringalluzzito

Effettivamente il verbo ringalluzzire è divertente, e se non ci avete fatto caso, deriva dal termine gallo. Il gallo è il maschio della gallina.

Avete presente l’atteggiamento di un gallo in un pollaio? Se ne sta sempre impettito, fiero, spavaldo, ovviamente dominante, arzillo, sveglio, vivace. Tutti aggettivi adatti a descrivere un gallo.

Il verbo ringalluzzire si usa in modo transitivo ma perlopiù intransitivo.

Io mi ringalluzzisco

Tu ti ringalluzzisci

Lui si ringalluzzisce

Ecc.

Ma che significa?

Ringalluzzirsi significa diventare vispo, baldanzoso, allegro e fiero come un gallo. È molto simile a imbaldanzirsi. Quest’ultimo verbo è comunque poco usato.

In modo transitivo invece è rendere vivace, baldanzoso, quindi imbaldanzire, anche questo verbo è però poco usato.

Si può usare sia per gli uomini che per le donne. Si può usare anche con gli animali comunque.

Se qualcosa mi ringalluzzisce pertanto, mi rende vispo e baldanzoso. Adesso ho usato il verbo in modo transitivo. Vispo e baldanzoso sono due aggettivi che occorre comunque spiegare. Lo faccio seduta stante.

Vispo vuol dire vivace nell’umore e nei modi. Le persone vispe sono attente e sveglie, ma questo aggettivo si utilizza soprattutto nei confronti dei bambini quando sono molto vivaci, quando non stanno mai fermi e anche quando combinano qualche marachella:

Giovanni è un ragazzo troppo vispo!

Si usa anche nei confronti delle persone anziane, quando, a dispetto dell’età, sono ancora molto vivaci, attente e allegre:

Mia nonna è una vispa vecchietta!

Se la nonna è vispa, allora significa anche che conserva pienamente le sue facoltà mentali.

C’è anche un poesia per bambini dal titolo “la farfalletta” in cui si parla della “vispa Teresa”. Molto divertente. Poi ve la recito alla fine dell’episodio.

Ringalluzzirsi comunque è leggermente diverso rispetto a vivace e vispo, perché per ringalluzzirsi occorre che accada qualcosa che faccia diventare vivace una persona, oppure che faccia tornare nuovamente vivace questa persona. Di qui il motivo delle due lettere iniziali: ti.

Si usa sempre in modo scherzoso. Questo è bene chiarirlo.

Posso dire ad esempio:

Con tutte quelle belle donne, Giovanni si è ringalluzzito.

Oppure:

Abbiamo fatto tanti complimenti a Mario per come porta bene i suoi 90 anni e lui si è tutto ringalluzzito per questo!

C’è dunque qualcosa che fa diventare ringalluzzita una persona. C’è qualcosa all’origine del ringalluzzimento.

Questo ringalluzzimento è spesso inteso come una ripresa di vigore, di vivacità, a volte inaspettata, ma comunque sempre divertente.

C’è altre volte un vago riferimento all’eccitazione, un risveglio dei sensi, come nel caso dell’esempio di prima, in cui Giovanni, circondato da tutte donne, è sembrato risvegliarsi e rallegrarsi. Si è ringalluzzito.

Prima come sinonimo ho citato anche l’aggettivo baldanzoso.

Questo è un aggettivo meno colloquiale rispetto a ringalluzzito e vispo, e anche questo aggettivo è meno legato all’evento da cui scaturisce l’effetto ringalluzzente.

Baldanzoso significa pieno di baldanza; è simile a fiero, spavaldo.

Baldanzoso fa pensare anche all’andatura, al modo di camminare a testa alta, con passo deciso, spesso con sfrontatezza e ottimismo, e fa pensare anche all’allegria.

Si usano spesso frasi come:

Camminava con fare baldanzoso

Avanzava baldanzosamente

Quando si fa qualcosa in modo baldanzoso, non c’è paura di sbagliare, c’è anzi spensieratezza e ottimismo.

Rispetto a ringalluzzito, baldanzoso ha dunque più occasioni per essere usato ma è sicuramente meno scherzoso come aggettivo.

Concludo recitandovi la poesia “la farfalletta“, più nota come “la vispa Teresa“, di Luigi Sailer:

La vispa Teresa
avea fra l’erbetta
al volo sorpresa
gentil farfalletta,

e tutta giuliva,
stringendola viva,
gridava a distesa:
“L’ho presa! L’ho presa!”.

Ma a lei supplicando
l’afflitta gridò:
“Vivendo, volando
che male ti fo’?

Tu sì mi fai male
stringendomi l’ale!
Deh, lasciami! Anch’io
son figlia di Dio!”.

Confusa, pentita,
Teresa arrossì,
dischiuse le dita
e quella fuggì.

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Esprimere le proprie competenze – ITALIANO PROFESSIONALE (n. 38)

Italiano Professionale

Sezione n. 4: lavorare in Italia

Esprimere le proprie competenze (episodio n. 38)

(scarica audio)

Trascrizione

Bentornati alla quarta sezione del corso di Italiano Professionale.

Per la sezione “lavorare in Italia”, vediamo come esprimere le proprie competenze, in particolare in forma scritta.

Nella prima sezione del corso abbiamo infatti affrontato lo stesso argomento dal punto di vista delle espressioni idiomatiche. In quell’occasione abbiamo visto espressioni come “essere alle prime armi”, “andare a nozze”, “cavarsela”, “fare del proprio meglio”, “prendere la mano“, e altre espressioni comunemente usate nella forma orale, quindi a voce.

Quando scriviamo un curriculum però, cioè quando dobbiamo tracciare il nostro profilo per iscritto, le cose sono diverse. Ci sono infatti delle formule più o meno standard per scrivere le proprie professionalità e descrivere le proprie competenze nei vari ambiti professionali.

Cominciamo nel dire che la parte del curriculum europeo che ci interessa maggiormente oggi è quella denominata “profilo professionale” e “esperienze lavorative

Nell’ultimo episodio vi ho parlato proprio del profilo e di cosa si intende esattamente per profilo professionale.

Oggi vediamo alcuni esempi di come compilare queste due parti.

Si tratta, nel caso del profilo professionale, di descrivere in massimo due o tre righe la propria professionalità, le competenze organizzative e gestionali, personali e anche tecniche.

Ovviamente questo mix varia a seconda del settore e della posizione in cui ci si candida. Ci sono alcuni segreti per decidere cosa inserire nel tuo curriculum e cosa, invece, è meglio omettere. Mi raccomando di non scrivere in prima persona, tipo “sono abile a fare questo, riesco a fare quest’altro”, “Sono un organizzatore…”, ma semplicemente “abile nel…”, “Particolarmente capace in…”, “Organizzatore…”

Esperto in bilancio, coordinatore nella redazione di documenti aziendali, orientato all’obiettivo, desideroso di migliorare la produttività del team e massimizzare la soddisfazione della clientela. Abile nello svolgere funzioni amministrative e finanziarie di back-office. Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.

Il verbo massimizzare è interessante perché generalmente significa “portare qualcosa al limite massimo”. In questo caso si parla della massimizzazione della soddisfazione della clientela. Se ci tratto io quindi, i clienti quindi non potrebbero essere più soddisfatti di così. 🙂

Ma questa non è l’unica cosa che si può massimizzare. La maggior parte delle volte si parla in realtà di massimizzare i profitti di una azienda, che è forse l’unica cosa che interessa veramente l’azienda. Si può massimizzare il rendimento di un gruppo di lavoro, o il suo benessere, ma probabilmente la massimizzazione della soddisfazione della clientela è quella più utilizzata nei curricula.

Si possono anche però “massimizzare i tempi“. Interessante il senso di questo verbo in questo caso specifico. Si potrebbe pensare che sia lo stesso che ottimizzare i tempi. Facile confondere questi due verbi: ottimizzare e massimizzare. In realtà mentre l’ottimizzazione dei tempi è fare qualcosa nel minor tempo possibile, la massimizzazione dei tempi consiste nel metterci il tempo giusto, quello che ci vuole, quello necessario per fare bene un lavoro, che quindi potrebbe anche essere maggiore rispetto all’ottimizzazione, così il lavoro è di migliore qualità.

Questo per dirvi che è certamente meglio usare il verbo massimizzare, piuttosto che ottimizzare se parliamo di “tempi” da impiegare nel fare qualche attività. La differenza è comunque molto sottile e non si fa un grosso errore in questo caso.

es:

  • Ottimizzazione delle spese e massimizzazione dei tempi di attività

Nell’esempio sopra si legge poi “orientato all’obiettivo“. Questa è una formula che sottolinea la cosa su cui siete maggiormente concentrati quando lavorate. Ciò che conta è l’obiettivo, cioè il risultato finale.

Nel corso della seconda lezione del corso abbiamo visto espressioni come “badare al sodo”, badare alla sostanza” “quagliare”, bando alle ciance” ed altre ancora, con cui informalmente si esprime il senso opposto rispetto a “orientato all’obiettivo”. Chi è orientato all’obiettivo è come se avesse una bussola con l’indicazione dell’obiettivo e seguisse sempre quella direzione.

L’orientamento all’obiettivo o al risultato. Si possono usare entrambe le formule. Si tratta quindi di una disposizione alla costante considerazione degli obiettivi lavorativi.

Anche il termine “disposizione” si adatta benissimo a descrivere le proprie competenze professionali. Quando dico che ho una disposizione, in ambito professionale significa avere una Inclinazione, attitudine evidente su un piano professionale, ma si potrebbe parlare anche di piano affettivo, morale, intellettuale.

Un insegnante potrebbe scrivere che ha una naturale/innata disposizione a prendersi cura di giovani studenti.

Più in generale, competenze come: capacità di lavorare sotto stress, l’orientamento al lavoro di squadra, problem solving, flessibilità, disposizione alla leadership, orientamento all’obiettivo etc. sono le cosiddette “soft skills”, ovvero le competenze trasversali favorevolmente spendibili in qualsiasi ambito di lavoro.

Possiamo dire che se le competenze tecniche (o anche quelle linguistiche, digitali etc.) riguardano la capacità concreta di svolgere alcuni lavori, le competenze trasversali sono invece competenze che riguardano la modalità con cui si lavora.

Si chiamano “trasversali” perché riguardano più aspetti e più attività lavorative, quindi servono sempre, qualunque sia il lavoro di cui parliamo.

Ecco dunque altre modalità adatte alla forma scritta, oltre a quella che abbiamo visto sull’orientamento al risultato.

Si potrebbe scrivere ad esempio la “Capacità di analisi e di attenzione al dettaglio”, evidenziando in questo modo che non siamo dei superficiali e che invece sappiamo porre attenzione al dettaglio se vogliamo.

Potremo evidenziare la nostra “Capacità organizzativa”: ossia la capacità di utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione ai fini del raggiungimento dell’obiettivo. Quindi parliamo della strategia da elaborare.

Va molto di moda anche la “Capacità di problem solving”, formula inglese che significa capacità di trovare la soluzione dei problemi, soprattutto inaspettati che possono sorgere; la capacità di far fronte ad una emergenza con delle strategie ogni volta diverse e adattate al momento. Questo è il problem solving.

Nel profilo può essere richiesta anche la creatività. Anche questa è una disposizione, è la disposizione all’innovazione, quindi sottolinea la capacità di vedere il mondo da diverse prospettive. Questa competenza serve per migliorare costantemente il proprio lavoro, anche quando tutto sembra già funzionare per il meglio.

Per ruoli importanti come il manager, quindi per chi deve dirigere uffici o coordinare personale, è importante sottolineare la propria “Capacità di leadership”. Ancora una formula inglese molto gettonata per sottolineare la capacità di porsi come leader, assumendosi le giuste responsabilità e aiutando gli altri a raggiungere gli obiettivi in un clima di fiducia, collaborazione e di comunione di intenti. Un’espressione questa che abbiamo visto parlando di unione e condivisione, nella lezione n. 12.

Per alcuni profili può essere importante evidenziare la propria “Capacità di negoziazione”.

Negoziare significa trattare, contrattare, condurre una trattativa. Quindi saper negoziare vuol dire tenere in considerazione le nostre volontà, i propri obiettivi, le proprie aspirazioni, le proprie istanze (termine più formale) e quelle delle controparti. Si può negoziare con i clienti, con i fornitori e con i membri del proprio gruppo.

Le “Capacità relazionali e comunicative” sono poi importantissime perché significa saper controllare i propri sentimenti e di volta in volta sapersi adeguare alla situazione specifica. Saper curare le relazioni umane e professionali, sapersi esprimere nel modo giusto, con la giusta sensibilità e efficacia.

Una domanda che spesso fanno durante un colloquio è poi relativa alla “Predisposizione al lavoro di squadra”.

Conviene sempre scrivere questa qualità, se posseduta e se è capitato di lavorare in una squadra nelle passate esperienze lavorative.

La “predisposizione” è in pratica come la “disposizione” per come l’abbiamo spiegata poco sopra.

Difficile infatti che gli obiettivi da raggiungere siano del singolo lavoratore. In genere gli obiettivi sono comuni e quindi della squadra, dello staff.

Saper rispettare il proprio ruolo, saper chiedere aiuto quando serve, saper dare aiuto agli altri al bisogno. Si parla di questo.

Di contro, per altri lavori potrebbe essere più richiesta la “Capacità di lavorare in autonomia”, cioè lavorare autonomamente quando necessario, senza cioè dover far riferimento ad altri. L’autonomia è una competenza molto apprezzata in molti casi.

Se poi si ha a che fare con i clienti, “l’Orientamento al cliente” è un secondo tipo di orientamento dopo quello al risultato. Essere orientati al cliente significa concentrarsi al fine di soddisfarlo.

Parliamo quindi della capacità di soddisfare le sue esigenze, mettendo in secondo piano le nostre, perché, come si sa, il cliente ha sempre ragione. Così si dice, anche se non sempre è vero.

Flessibilità e adattabilità sono altre due caratteristiche importanti.

Se ho una personalità flessibile e adattabile, non sono rigido e dunque sono disposto a cambiare approccio e modalità lavorative se necessario. senza troppi problemi.

Nell’esempio che vi ho fatto all’inizio, c’è la frase: “Particolarmente capace in ambienti dai ritmi serrati con predisposizione mentale al lavoro intenso.”

Parliamo della “Capacità di lavorare sotto pressione“, o, detta in altro modo, la “Tolleranza allo stress”:.

Soprattutto nei lavori in cui si devono rispettare categoricamente delle scadenze, o quando ci sono periodi particolarmente intensi di lavoro, dal lavoro al ristorante fino ad arrivare al funzionario della comunità europea, saper sopportare la fatica, lo stress rispettando i tempi senza perdere il controllo è senza dubbio una delle principali caratteristiche ricercate.

Ci siamo occupati del “controllo” già in due episodi del corso. La lezione n. 7, proprio al controllo (abbiamo visto diverse espressioni da usare) e poi in un episodio chiamato il controllo e la programmazione del lavoro in cui abbiamo usato queste espressioni con l’aiuto di Daria, un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ importante, quando si mette per iscritto il proprio profilo professionale, usare i termini giusti che sono quelli brevemente sintetizzati sopra.

Le espressioni che abbiamo visto nella prima parte del corso, ripeto, sono adatte maggiormente ad una presentazione orale, anche se spesso vi ho anche presentato delle modalità più formali.

I “ritmi serrati” – sicuramente vi aspettate che spenda due parole su questo – sono i ritmi di lavoro, che possono avere un andamento rapido, incalzante, Spesso non si ha molto tempo per pensare e occorre prendere decisioni velocemente. Per questo sono detti serrati.

Riguardo alle capacità tecniche, parliamo delle cosiddette hard skills, che dipendono dal bagaglio formativo e dalle esperienze lavorative pregresse. Queste sono più specifiche al lavoro che state cercando – diversamente dalle capacità trasversali che sono richieste per tutte le attività.

In questi casi le formule sono più variabili, ma posso consigliarvi di usare alcuni termini e alcune formule tra le più generiche:

  • Dimestichezza con il pacchetto Office (della dimestichezza abbiamo parlato in un episodio dedicato alla gestione dei rischi aziendali)
  • Solide competenze nell’utilizzo di un software specifico
  • Elevate competenze tecniche inerenti al settore informatico (è importante usare sempre la preposizione “a”)
“Inerenti al settore informatico” – ad esempio – significa relative, attinenti, o “che riguardano” il settore informatico.

  • Alta professionalità nel settore dei servizi sportivi
  • Profonda conoscenza delle procedure necessarie per ottenere le migliori performance di analisi ambientali.
  • Maturata esperienza nel settore immobiliare
  • Attività pluriennale nella redazione di documenti scientifici

In settori specifici è particolarmente importante usare i termini settoriali. Se ad esempio siete un ingegnere:

  • trasformazione
  • gestione
  • pianificazione
  • elaborazione
  • progettazione

In alcuni mestieri poi è molto importante un “dettaglio” finale: “automunito/a“. In pratica siete muniti di automobile. Questo è il senso. Il che significa che avete una automobile e potete utilizzarla nel vostro lavoro. pensate alla babysitter, alla badante, all’adetto alle consegne eccetera.

Ci vediamo alla prossima lezione di Italiano Professionale e ricordo a tutti che per accedere all’intero corso occorre diventare membri dell’associazione Italiano Semplicemente. In alternativa, se siete interessati solamente alle lezioni di Italiano Professionale, si possono anche acquistare i libri su Amazon o sul sito di Italiano Semplicemente.

Un saluto a tutti.