Scevro e scevra (ep. 973)

Scevro e scevra (scarica audio)

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Trascrizione

Sofie: Spesso mi trovo a spiegare parole poco comuni, anche termini non comunemente utilizzati dagli italiani.

Questo è però importante per voi non madrelingua, non solo per comprendere come utilizzare una nuova parola, ma anche per evidenziare le differenze tra quella parola e altre simili, che talvolta possono avere significati o utilizzi diversi. In questo modo, posso aiutare a chiarire il significato e l’uso preciso delle parole, migliorando così la comprensione e l’arricchimento del vocabolario.

In questo episodio ci occupiamo del termine scevro. Mai sentito?

La parola “scevro” (al maschile) e “scevra” (al femminile) sono termini solitamente utilizzati soprattutto in un contesto letterario, poetico o politico per indicare qualcosa o qualcuno che è privo, esente o libero da qualcosa. Allora vediamo alcune differenze e qualche esempio di utilizzo:

Scevro da colpe

Significa che parliamo in maniera una persona senza colpa, che non ha colpa. “Scevro da colpa” è più formale e può essere utilizzato in contesti giuridici o legali. Ad esempio: “L’accusato è stato giudicato scevro da colpa”

Scevro da difetti

Anche in questo caso potremmo parlare di qualcosa o qualcuno che non ha difetti, che è senza difetti. Indica quindi l’assenza di difetti, ma “scevro da difetti” è un’espressione più raffinata. Ad esempio: “Il diamante era così puro da essere scevro da difetti visibili”.

Scevro da preoccupazioni

Avete capito che significa senza preoccupazioni, “Scevro da preoccupazioni” è un’espressione più poetica. Ad esempio: “Quel luogo era un rifugio scevro da preoccupazioni”.

In generale, “scevro” e “scevra” sono sinonimi di “senza” o “privi di” ma sono spesso utilizzati in contesti in cui si desidera conferire un tocco di eleganza o enfasi alla frase.

Questo compito non è scevro da errori.

Evidentemente ci sono errori in questo compito. È indubbiamente più formale in questo modo.

Molto comune è anche “scevro da condizionamenti”.

Es:

Il nostro sindacato è assolutamente scevro da qualsiasi condizionamento politico.

Parliamo di un sindacato dei lavoratori, che quindi deve tutelare i lavoratori senza avere condizionamenti, influenze politiche perché lavoratori vanno oltre difesi a prescindere dalla loro appartenenza politica.

Molto comune è anche “scevro da impegni”.

Significa libero da impegni, privo di impegni. Insomma: non ci sono impegni.

Es:

Adesso che sei scevro da impegni è responsabilità di qualunque tipo, potrai finalmente fare la vita che vuoi!

Parliamo di una persona che si è finalmente liberata da qualunque tipo di impegno e responsabilità.

I termini “libero” e “privo” non possono però sempre essere sostituiti da “scevro”. Ecco alcune situazioni in cui non è appropriato sostituire “libero” o “privo” con “scevro”:

Se parliamo di libertà personale, ad esempio, “Sono libero di fare le mie scelte” non può essere riscritto come “Sono scevro di fare le mie scelte” poiché “scevro” non esprime lo stesso concetto di libertà individuale.

“Privo” poi è utilizzato spesso per indicare la mancanza o la privazione di qualcosa. Ad esempio, “Sono privo di denaro” non può essere sostituito con “Sono scevro di denaro”.

Poi ci sono alcune frasi tipo “qualcosa privo di senso”. Non si può dire “scevro di senso”. Questa ultima frase è priva di senso.

In generale, “libero” e “privo” sono più versatili e utilizzati in una varietà di contesti, mentre “scevro” è più specifico e spesso utilizzato per conferire un tocco di eleganza o enfasi a un testo.. Comunque, se lo avete notato, solitamente quando usiamo “scevro” si tratta di cose di cui si fa volentieri a meno: rischi, errori, responsabilità, condizionamenti, difetti eccetera. Non sentirete mai che qualcosa è scevra da qualche qualità, ad esempio.

Avrete notato poi che con scevro si usa con la preposizione “da“. per indicare da quale cosa qualcosa è privo o esente. Ad esempio:

Scevro da colpa.
Scevra da preoccupazioni.
Scevro da difetti.

In realtà si può usare anche “di” anche se è meno frequente. Es:

Questa operazione al cuore è non scevra di rischi.

Il mio parere non è certamente scevro di pregiudizi, ma chi di voi non ha pregiudizi?

Questa Ultima frase, molto formale, riflette un pensiero di chi parla riguardo alla presenza di pregiudizi nella propria opinione, ma allo stesso tempo solleva un punto importante: tutti, in un certo senso, hanno pregiudizi, nessuno ne è completamente privo. Lui è consapevole di averne, ma crede che nessuno in fondo sia esente da pregiudizi.

Adesso un breve ripasso degli episodi precedenti.

Marcelo: Buongiorno e buon fine settimana per tutto il cucuzzaro!
Questo è un giorno molto propizio per fare una bella passeggiata ed ascoltare le registrazioni di IS che faccio di consueto. Parlando di sfumature e sinonimi di parole, io spesso mi domando e dico: come usare la parola giusta su due piedi, senza pensarci? Come la vedete voi? Il tempo ci darà la risposta, vero?

Propizio (secondo tentativo) (ep. 972)

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Trascrizione

Chissà se gli stranieri usano il termine propizio. Ne abbiamo già parlato, ma visto che lo avevo dimenticato, prendetelo come un ripasso. Quest’occasione potrebbe essere propizia per saperne qualcosa in più, no?

Ho notato tra l’altro che nei ripassi viene usato poco dai membri e allora vuol dire che non sono stato abbastanza esaustivo la prima volta. Magari è arrivato il momento giusto stavolta per usarlo.

Adesso che ci penso, propizio somiglia molto a “giusto“.

Per poter fare una spiegazione esauriente, cercherò di farvi capire le differenze rispetto a tutti i termini simili, soprattutto quelli che probabilmente usate molto di più rispetto a “propizio“.

Il termine “propizio” ha un significato vicino anche a favorevole, opportuno, adatto, conveniente, adeguato e idoneo.

È vicino anche a “perfetto

La caratteristica principale dell’aggettivo propizio è che viene usato per indicare che le circostanze o le condizioni sono tali da facilitare il successo o il buon esito di qualcosa.

La cosa che più comunemente viene definito come propizio è un momento e un’occasione. Es:

Il momento è propizio

Questa è un’occasione propizia

Allora vediamo le differenze rispetto ai termini simili:

Propizio vs. Favorevole: “Propizio” e “favorevole” sono spesso usati in modo intercambiabile, ma “propizio” tende ad avere una sfumatura leggermente più positiva o auspicabile. Ad esempio, un momento “propizio” indica un momento particolarmente adatto o auspicabile per ottenere vantaggi, per raggiungere l’obiettivo, per ottenere un certo risultato, mentre un momento “favorevole” suggerisce solo che le condizioni sono buone ma potrebbero non essere eccezionali. Poi “favorevole” si usa anche per dire che si è d’accordo: sono favorevole, cioè sono d’accordo. Quindi favorevole è l’opposto di contrario. Propizio non si può usare in questo modo.

Propizio vs. Conveniente: “Propizio” si riferisce principalmente alle condizioni che favoriscono il successo di qualcosa, mentre “conveniente” si riferisce più comunemente a ciò che è comodo o adatto alle necessità personali. Tra l’altro conveniente è quasi sempre associato alla convenienza economica. Conveniente si usa in generale in molte più occasioni rispetto a propizio.

È conveniente fare così

È conveniente la soluzione A rispetto alla B.

Conviene (è conveniente) di più fare questa strada anziché quest’altra

Propizio vs. Opportuno:

“Propizio” e “opportuno” sono simili in quanto entrambi possono riferirsi a situazioni o momenti appropriati, giusti, adatti per fare qualcosa, ma “opportuno” è più ampio come utilizzo e spesso include aspetti di tempismo e convenienza.

Poi opportuno si riferisce spesso ai comportamenti e in questo senso è spesso legato a ciò che è moralmente o eticamente corretto. Opportuno è infatti l’opposto di inopportuno, simile a fuori luogo, di cui abbiamo già parlato.

Propizio vs Adeguato:

“Adeguato” ha un senso più vicino a adatto, qualcosa che va maggiormente incontro ad un bisogno. Si riferisce spesso a qualcosa di sufficiente per una necessità o qualcosa di appropriato, ma non implica necessariamente una situazione particolarmente favorevole come “propizio”.

“Propizio” dà l’idea del momento migliore per fare qualcosa e che occorre cogliere l’occasione al volo, perché un momento così potrebbe non ripetersi in futuro.

Propizio vs Giusto:

Giusto può indicare correttezza e non solo opportunità e favorevolezza di un momento o un’occasione. Fa spesso riferimento al concetto di giustizia che si contrappone all’ingiustizia. Propizio è molto più adatto per indicare le condizioni favorevoli o opportune, specie se poco frequenti o rare.

Propizio vs Adatto:

Spesso può andar bene anche parlare del momento adatto per fare qualcosa, ma è sicuramente meno forte.

Adatto è qualcosa di appropriato, idoneo o conforme alle esigenze, alle regole o agli standard richiesti. Quando due cose stanno bene insieme sono adatte l’una con l’altra.
Ad esempio:

Un abbigliamento formale è adatto per un’occasione importante come un matrimonio.

Gli scatti non sono adatti per le persone anziane. Meglio fare passeggiate.

Propizio vs idoneo:

Anche un momento può dirsi idoneo per fare qualcosa, con un senso vicino a propizio, ma idoneo in genere indica qualcosa o qualcuno che è adatto o ha le qualità necessarie per svolgere un compito specifico o per soddisfare un requisito.

Esempio:

Lui è idoneo per il ruolo di responsabile delle vendite grazie alla sua esperienza nel settore.

“Idoneo” riguarda principalmente la qualificazione o l’adeguatezza di una persona o di una cosa per uno scopo specifico. Tuttavia, in alcuni contesti, possono sovrapporsi i due termini.

Vediamo qualche esempio con “propizio” che spero vi chiarisca ancor più le idee. Tra l’altro vediamo come non solo un momento può essere definito in questo modo.

Le condizioni meteorologiche erano propizie per una giornata di picnic al parco.

Evidentemente il tempo era perfetto per fare un pic-nic.

Il momento più propizio per iniziare un nuovo progetto è quando hai tutte le risorse necessarie a disposizione.

Il buon andamento dell’economia ha creato un clima propizio per gli investimenti aziendali.

Quindi occorre approfittare del momento favorevole perché adesso l’economia va bene e possiamo approfittarne per investire.

La tranquillità e il silenzio della biblioteca sono propizi per la concentrazione nello studio.

Grazie alla tranquillità e al silenzio che ci sono in biblioteca si può studiare bene, senza distrazioni.

Ieri è piovuto e oggi c’è uno splendido sole. L’occasione è propizia per andare in cerca di funghi nel bosco.

Dunque si sono create le condizioni adatte per andare a funghi.

Oggi il vento è veramente propizio per andare in barca a vela

Questo vento quindi ha creato le condizioni ideali per fare un giro In barca a vela.

In tutti questi esempi, “propizio” indica che le circostanze o le condizioni sono favorevoli o opportune per un particolare risultato o attività.

Esiste anche “propiziatorio“.

L’aggettivo “propiziatorio” è derivato da “propizio” ed è utilizzato per descrivere qualcosa che è considerato capace di portare buona fortuna, di apportare favori o di contribuire a ottenere risultati positivi.

È quasi sempre usato in contesti religiosi o rituali per indicare oggetti, gesti o azioni che sono fatti con la speranza di assicurare un risultato positivo o di placare forze divine o spirituali.

Es:

Nell’antichità, il sacrificio di un animale era considerato un atto propiziatorio per ottenere un buon raccolto.

In questo caso, “propiziatorio” descrive il sacrificio dell’animale come un gesto che si spera possa portare una buona sorte o favorire il raccolto.

Spero giudichiate questo il momento opportuno per un bel ripasso. A proposito, il momento più propizio per costruirne uno è la mattina presto. Comunque de gustibus.

Marcelo: Proprio adesso? Così d’improvviso!
Stavo giusto facendo un ripasso perché non riuscivo a prendere sonno. Così visto che mi hai chiamato in causa, aggiudicato!

Ingraziarsi, entrare e cadere nelle grazie, accattivarsi, arruffianarsi (ep. 971)

Ingraziarsi, entrare/cadere nelle grazie, accattivarsi, arruffianarsi (scarica audio)

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Trascrizione

Ricordate il termine ruffiano? Ne abbiamo parlato in un episodio. Non vi ho detto però del verbo arruffianarsi.

Possiamo dire che il ruffiano si arruffiana con qualcuno.

Il verbo “arruffianarsi” ha un significato negativo ed è spesso usato per descrivere comportamenti o azioni disoneste o immorali. Significa cercare di ottenere il favore, l’attenzione o il sostegno di qualcuno in modo servile o sospetto, di solito con l’obiettivo di ottenere benefici personali o favori, spesso in maniera disonesta. Ricorderete sicuramente il concetto di tornaconto personale.

Ad esempio, se qualcuno si “arruffiana” un’altra persona, potrebbe cercare di lusingarla eccessivamente, mentire o ingannare per guadagnare la sua fiducia o supporto in modo manipolatorio.

Si può anche usare la preposizione “con”: arruffianarsi con qualcuno.

In generale, il termine “arruffianarsi” è associato a comportamenti non etici e negativi, e non è una forma appropriata di interazione o rapporto con gli altri.

Oggi con l’occasione vi parlo anche del verbo ingraziarsi e delle espressioni entrare o cadere nelle grazie di qualcuno.

Le espressioni “ingraziarsi qualcuno”, “cadere nelle grazie di qualcuno” e “entrare nelle grazie di qualcuno” sono modi di dire che indicano qualcosa di abbastanza simile ma meno negativo rispetto a arruffianarsi.

Stavolta si tratta di guadagnare o ottenere la favorevolezza, l’approvazione o la benevolenza di qualcuno. Non sempre però è detto che ci sia la volontà al fine di ottenere favori o manipolare questa persona. Non è detto che ci sia il famoso tornaconto personale.

Con Ingraziarsi qualcuno però è detto eccome!

Si tratta di una volontà, quindi si avvicina molto a arruffianarsi. Implica che una persona sta cercando attivamente di fare qualcosa o di comportarsi in un modo che piaccia o conquisti un’altra persona.

L’obiettivo è ottenere il favore o l’approvazione di quella persona attraverso gesti, azioni o comportamenti. In pratica chi cerca di ingraziarsi una persona può fare il ruffiano per riuscire nel suo scopo.

Quando l’atteggiamento diventa servile, si usano anche i termini leccapiedi e leccaculo, più informali e anche molto più dispregiativi. Meno dispregiativo risulta il termine lustrascarpe (il lustrascarpe è colui che lustra, cioè che pulisce le scarpe ad un’altra persona).

Lecchino è più o meno allo stesso livello. Si usa spesso in ambienti lavorativi.

Quindi in poche parole ingraziarsi sta per conquistare il favore o la benevolenza di qualcuno. Abbastanza simile anche al verbo accattivarsi, ma quest’ultimo è più innocente.

Il verbo “accattivarsi” ha un tono più leggero e meno negativo rispetto a “ingraziarsi”. “Accattivarsi” significa cercare di guadagnarsi il favore o la simpatia di qualcuno, ma solitamente implica comportamenti più innocenti o amichevoli.

Quando qualcuno si accattiva un’altra persona, potrebbe cercare di fare una buona impressione in modo genuino o di rendere piacevole l’interazione senza necessariamente avere motivazioni negative o disoneste.

Non badate alla somiglianza con la parola “cattivo“, perché vi porta fuori strada.

In altre parole, “accattivarsi” suggerisce un approccio più amichevole e meno manipolatorio rispetto a “ingraziarsi“, che invece potrebbe implicare tattiche più calcolate o disoneste per ottenere il favore di qualcuno.

Notate che spesso si usa anche aggraziarsi, con lo stesso senso di ingraziarsi. Può andar bene, ma generalmente aggraziarsi si utilizza nel senso di ingentilirsi, quindi acquisire una maggiore delicatezza, come una ballerina che acquista grazia, migliora la sua delicatezza nei movimenti, quindi potremmo dire che si è aggraziata. La sua grazia nei movimenti è migliorata.

Una ballerina poco aggraziata potrebbe sembrare meno sicura di sé nei movimenti e potrebbe avere difficoltà a eseguire passi complessi con grazia.

Una ballerina non aggraziata si muove in modo meno fluido, elegante e armonioso rispetto a una ballerina che è considerata aggraziata. Capite allora che la “grazia” ha più di un significato.

Ma allora cos’è la grazia in questo caso? È il singolare di grazie: la grazia, le grazie.

Non pensate al ringraziamento però. Le grazie sono qualcosa di diverso. Nel caso della ballerina si usa solo al singolare ed ha un senso diverso da quello che sta nel verbo ingraziarsi.

In questo contesto (ingraziarsi) “grazie” indica il favore o la buona disposizione che qualcuno può avere nei confronti di un’altra persona.

Nelle grazie di un’altra persona si entra, quindi INgraziarsi. Facile da ricordare no?

Passiamo a “Cadere nelle grazie di qualcuno“: significa che, in modo involontario o a causa di certe circostanze, una persona ha guadagnato la fiducia e l’approvazione di qualcun altro. Di solito, questa espressione suggerisce che la persona ha fatto qualcosa che ha reso l’altra persona felice o grata.

Entrare nelle grazie di qualcuno è simile a “cadere nelle grazie di qualcuno”. Si possono usare l’una al posto dell’altra senza problemi. Significa quindi guadagnare l’approvazione o la benevolenza di qualcuno attraverso azioni positive o comportamenti che sono graditi alla persona in questione.

Es:

Dopo aver aiutato il suo vicino anziano a riparare il tetto, è entrato nelle grazie di tutta la sua famiglia e lo invitano sempre a cena.

In questo caso, significa che la persona ha guadagnato il rispetto e l’apprezzamento della famiglia per il suo gesto di gentilezza.

Il nuovo dipendente è entrato nelle grazie del capo grazie al suo impegno e alla sua dedizione al lavoro. Adesso il capo ha occhi solo per lui!

Qui, indica che il nuovo dipendente ha ottenuto l’approvazione e il sostegno del capo per il suo comportamento professionale.

Giovanni ha cercato di ingraziarsi il professore regalandogli un libro alla fine del semestre.

In questo contesto, significa che Giovanni ha tentato di guadagnarsi il favore del professore con un gesto apparentemente gentile ma motivato dalla speranza di ottenere un voto migliore.

Il politico ha cercato di ingraziarsi gli elettori promettendo di risolvere i problemi locali.

Qui, indica che il politico ha cercato di guadagnarsi il sostegno degli elettori facendo promesse per ottenere il loro voto. Poi magari queste promesse non verranno mantenute!

Come potete vedere dagli esempi, “entrare nelle grazie” spesso suggerisce che qualcuno è stato ben visto o apprezzato per le sue azioni, mentre “ingraziarsi” può implicare un tentativo più calcolato di ottenere il favore di qualcuno, talvolta con motivazioni personali o nascoste.

Vediamo accattivarsi:

Durante l’intervista di lavoro, ha cercato di accattivarsi il selezionatore mostrando grande entusiasmo e conoscenza dell’azienda.

Il politico cercava di accattivarsi la simpatia dell’elettorato promettendo di migliorare i servizi pubblici e ridurre le tasse.

Per farsi notare dal professore, ha cercato di accattivarselo durante le lezioni, partecipando attivamente alle discussioni in classe.

Nel tentativo di accattivarsi il capo, ha lavorato diligentemente sul progetto e ha presentato risultati eccezionali.

Si possono accattivare sia le simpatie di una persona che la persona stessa. Si può dire in entrambi i modi e il senso non cambia.

Adesso, se volete entrare nelle mie grazie, preparate un bel ripasso.

Marcelo: io non ho mai cercato di arruffianarmi nessuno. Non è nel mio stile. Se sono entrato nelle grazie di molte persone è proprio grazie alla mia onestà intellettuale. Qualsiasi voce contraria è falsa, tendenziosa e priva di fondamento.

Danielle: men che meno io. Mai stata incline alla falsità. Adesso però devo andare a cena fuori e mi devo mettere in ghingheri. Devo lasciarvi. Ho una cena col direttore e devo fare un’ottima impressione…

In via amichevole (ep. 970)

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Trascrizione

Dopo aver parlato della locuzione “in via di”, oggi proviamo a vedere cosa succede togliendo la preposizione “di”.

Il titolo di questo episodio recita “in via amichevole“, che è uno dei numerosi modi in cui si può usare “in via“.

Via” in questi casi ha un senso simile a “modo” , “modalità” . Può indicare anche un tipo di approccio, che poi è sempre un modo di affrontare una situazione.

Ci possono essere diverse strategie, cioè si possono seguire diverse strade, diverse vie. Questo è il motivo per cui si usa la parola “via”.

Come frasi simili a “in via amichevole” potrei citare ad esempio:

In via eccezionale
In via cautelativa
In via sperimentale
In via preliminare

In via sussidiaria
In via confidenziale

Eccetera.

Se ad esempio dico che dobbiamo risolvere una questione in via amichevole, allora voglio dire che questa questione, questo problema di cui parlo va risolto, ma va risolto senza troppe formalità. Dobbiamo seguire questa via, dobbiamo fare in questo modo.

Dire che si vuole risolvere una questione “in via amichevole” significa che si intende cercare una soluzione pacifica e collaborativa al problema, evitando conflitti o controversie maggiori. Si tratta di affrontare la situazione in modo conciliatorio e cordiale, senza dover ricorrere a vie legali o a misure più drastiche (esistono anche le vie legali, cioè quando si va in causa e occorrono gli avvocati).

Quindi con la locuzione “in via” vogliamo introdurre una modalità di fare qualcosa.

Vediamo “In via eccezionale”:

“In via eccezionale” indica che qualcosa sta accadendo o viene fatto in modo straordinario o fuori dall’ordinario.

Ad esempio, si può dire: “In via eccezionale, ti concedo un giorno libero dal lavoro a causa di questo problema che hai avuto”.

Vediamo se c’è qualcosa in comune.

In entrambi i casi: “in via amichevole” e “in via eccezionale”, si utilizza l’espressione “in via” per indicare il modo o l’approccio con cui qualcosa viene fatto.

In via amichevole” significa risolvere qualcosa in modo collaborativo e pacifico, mentre “in via eccezionale” significa fare qualcosa in modo straordinario o fuori dall’ordinario. Entrambi gli utilizzi implicano un certo modo di affrontare la situazione o l’azione specifica.

Lo stesso si può dire per le altre frasi che ho citato all’inizio.

Le espressioni “in via cautelativa”, “in via sperimentale”, “in via preliminare”, “in via sussidiaria” e “in via confidenziale” seguono lo stesso schema di “in via amichevole” e “in via eccezionale”.

Tutte queste espressioni utilizzano “in via” per indicare il modo o l’approccio con cui qualcosa viene fatto o considerato.

Esempi:

In via cautelativa:

Abbiamo deciso di sospendere temporaneamente il prodotto in via cautelativa, in attesa dei risultati delle analisi di sicurezza.

Cautelativo” implica un’azione precauzionale, “sperimentale”. Bisogna agire con cautela, perché non si sa mai.

In via sperimentale:

Stiamo testando un nuovo metodo di produzione in via sperimentale per valutare la sua efficienza e affidabilità.

Sperimentale” indica un approccio basato sull’esperimento. Questo è l’approccio.

In via preliminare:

I risultati dell’esperimento condotto in via preliminare sono promettenti e meritano ulteriori ricerche per confermarli.

Preliminare” si riferisce a qualcosa che viene fatto all’inizio, cioè preliminarmente, o come preparazione,

In via sussidiaria: (questa è più complicata):

La soluzione principale non ha dato i risultati previsti, quindi stiamo considerando l’opzione di intervenire in via sussidiaria per risolvere il problema.

Sussidiario” implica un’azione secondaria o di supporto; qualcosa in più che si fa per aiutare a risolvere un problema.

Avrete notato che “in via“, in tutti questi esempi, si usa in contesti veramente poco informali.

Non è sempre così fortunatamente.

Ad esempio si usa spesso “In via confidenziale“, abbastanza simile a “in via amichevole”, che indica qualcosa viene trattato con segretezza o riservatezza.

Es:

Ti sto dicendo queste cose in via confidenziale, quindi ti prego di trattarle con la massima riservatezza.

Questa volta (come anche “in via amichevole”) si tratta di una frase che potete ascoltare o leggere anche in contesti informali.

Ci sono chiaramente diverse altre espressioni che seguono una logica simile all’uso di “in via” per indicare il modo o l’approccio con cui qualcosa viene fatto.

Ad esempio “in via definitiva“, “in via retroattiva”, “in via temporanea” , “in via ufficiale” ed altre ancora.

Per finire, avrete notato che possiamo usare, al posto di “in via amichevole”, l’avverbio amichevolmente.

Lo stesso vale per “in via confidenziale” che può essere sostituita da confidenzialmente.

Allo stesso modo “in via cautelativa” può diventare cautelativamente.

“In via preliminare” diventa così “preliminarmente” e via discorrendo.

In via eccezionale, cioè eccezionalmente, oggi evitiamo il ripasso, considerata la lunghezza dell’episodio che è andata abbondantemente i due minuti.

Non lo dite a nessuno però. Ve lo dico in via confidenziale

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Stare attenti o essere attenti? (ep. 969)

Stare attento o essere attento? (scarica audio)

Video

https://youtu.be/9a100Yk5Th4
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Trascrizione

Si dice stare attento/attenta o essere attento/attenta?

Cioè si deve usare il verbo essere oppure il verbo stare?

Qual è la scelta migliore?

È presto detto.
Entrambe le modalità, “stare attento” e “essere attento”, sono corrette e a volte vengono usate in modo intercambiabile.

Tuttavia, c’è una leggera differenza di sfumatura tra le due.

Stare attento” implica una maggiore enfasi sull’azione di prestare attenzione in un momento specifico o in una situazione particolare.

Ad esempio, “Devi stare attento quando attraversi la strada”

Essere attento” invece tende a sottolineare uno stato di attenzione generale o una caratteristica della personalità di qualcuno.

Ad esempio, “Luca è una persona attenta ai dettagli.”

Pertanto, se vuoi dire a un amico che non si deve distrarre durante la guida, e che deve restare concentrato, molto meglio dire:

Stai attento quando guidi, mi raccomando!

E non:

Sii attento quando guidi!

Invece, se parli di Giovanni e vuoi dire che lui non si distrae mai alla guida, è preferibile dire:

Giovanni è sempre attento quando guida

Oppure

Giovanni è una persona molto attenta alla guida

Piuttosto che:

Giovanni sta sempre attento quando guida

Infatti stiamo parliamo di Giovanni e del fatto che lui è fatto cosi. È una sua caratteristica quella di essere sempre concentrato quando guida. Usare “stare” non è scorretto, ma meno adatto.

Bene, stavolta sono stato attento a rispettare la durata dei due minuti! Stavolta secondo voi quale verbo ho usato?

Adesso un piccolo ripasso. State attenti alla pronuncia. Vi propongo di registrare uno scioglilingua. Scegliete voi quale.

Marcelo: Sul tagliere gli agli taglia. Non tagliare la tovaglia.
La tovaglia non è aglio,
e tagliarla è un grave sbaglio.

Mariana: bravo Marcelo, della serie chi taglia la tovaglia è uno scemo!

Paul: Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo.

Ulrike: ma a che pro fare una palla di pelle di pollo? Non mi pare una domanda peregrina!

Estelle: a proposito: la pera sul purè pare peregrina, però pure il purè con le pere peregrino pare.

Karin: bisogna ripeterlo fino a quando non sbagliamo più vero? Stiamo freschi!

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