Prendere la mano, prenderci la mano, farci la mano (ep. 963)

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Ricordate l’episodio dedicato al verbo prendere? In quella occasione abbiamo visto che questo verbo si può usare in tante occasioni diverse.

Non vi ho parlato però di “prendere la mano“. E’ interessante perché esiste anche “prenderci la mano“.

Non pensate all’uso proprio di queste espressioni, perché voglio parlarvi del loro utilizzo figurato

Vediamo qualche esempio:

Sono diventato molto veloce a scrivere episodi. Ormai ci ho preso la mano.

Spesso non riesco a fare episodi brevi come vorrei, perché mentre parlo mi vengono in mente altre cose da spiegare e mi faccio prendere la mano.

La prima frase significa che ho acquisito molta abilità nello scrivere episodi e ora lo faccio velocemente e con facilità. Ci ho preso la mano a scrivere episodi, cioè mi sono abituato, sono diventato pratico, non ho più difficoltà particolari e mi trovo a mio agio nel farlo.

Questo accade quando si prende la mano a fare qualcosa: si acquista familiarità e si diventa abili e veloci.

“Ci ho preso la mano” è diverso da “mi ha preso la mano” e da “mi sono fatto prendere la mano”.

Infatti nella seconda frase, quando dico che “mi faccio prendere la mano”, sto dicendo che la situazione mi sfugge di controllo. Significa che durante l’episodio, mentre parlo, mi vengono in mente altre informazioni da spiegare e finisco per andare oltre quello che avevo pianificato inizialmente. Sto parlando del fatto che qualcosa inizia a “sfuggirmi di mano“, non riesco a controllarmi come vorrei.

Questo accade quando una persona si fa prendere la mano.

Come distinguere il significato di questi due utilizzi del verbo prendere?

Beh, a forza di leggere e fare esempi alla fine ci prenderete la mano.

All’inizio però, se volete assicurarvi di non sbagliare, potete evitare di usare in entrambi i casi il verbo prendere.

Infatti nella prima frase potete anche usare “farci la mano“.

La frase diventa:

Sono diventato molto veloce a scrivere episodi. Ormai ci ho fatto la mano.

Farci la mano” è anche più intuitivo da capire. Come a dire che la vostra mano si sta abituando a fare delle cose e sbaglia sempre meno. Chiaramente il senso è che avete imparato a fare qualcosa a forza di farla.

Queste conunque sono tutte espressioni informali che però si usano moltissimo.

Es::

Ci ho fatto la mano a fare le pizze = ci ho preso la mano a fare le pizze

Non ero bravo con l’inglese ma poi con la pratica ci ho fatto/preso la mano.

E’ difficile preparare un buon caffè, ma una volta che ci hai fatto/preso la mano è molto semplice.

Ti sei fatto prendere la mano dalle scommesse sportive? Stai attento perché i soldi finiscono presto!

Ho insegnato a mia nonna a usare Tik Tok, ma adesso si è fatta prendere la mano e passa tutto il giorno a guardare video!

L’azienda si è fatta prendere la mano con gli investimenti rischiosi e ora sta affrontando una grave crisi finanziaria.

Non sono ancora bravo a usare il congiuntivo. Ho bisogno di fare esercizi finché non ci prendo la mano.

Difficile gestire tre bambini. Spero che col tempo migliorerà e ci prenderò la mano.

Una volta che il gioco ti ha preso la mano, devi chiedere aiuto perché da solo non riesci a smettere di giocare!

In sintesi: prenderci la mano = diventare bravi e veloci, mentre quando ti prende la mano o quando ti fai prendere la mano, o quando qualcosa ti prende la mano, allora stai perdendo il controllo.

Adesso vi propongo due alternative formali alle due frasi iniziali che riporto:

Informale: Sono diventato molto veloce a scrivere episodi. Ormai ci ho preso la mano.

Formale: Sono diventato molto abile nella stesura di episodi: ho acquisito una notevole dimestichezza in tale attività.

Informale: Spesso non riesco a fare episodi brevi come vorrei, perché mentre parlo mi vengono in mente altre cose da spiegare e mi faccio prendere la mano.

Formale: Mi capita frequentemente di non riuscire a creare episodi concisi secondo il mio desiderio, poiché durante la mia esposizione mi vengono in mente ulteriori argomenti da spiegare e finisco per prolungare il discorso oltre misura.

Bene. Adesso un piccolo ripasso. Mi raccomando, non vi fate prendere la mano ok?

Altrimenti diventa troppo lungo. Ma ornai ci avete fatto la mano coi ripassi, quindi credo che ce la farete.
Marcelo: Ultimamente sto cercando di seguire un’alimentazione più sana e leggera. Ho iniziato a evitare cibi troppo elaborati.
Hartmut: Bravo. Credo che tutto sia questione di equilibrio. La solerzia nell’approccio all’alimentazione è fondamentale.
Estelle: Ho sentito parlare di una nuova dieta a base di superalimenti. Ho qualche dubbio però. Sai, trovare qualcuno che sia veramente credibile è merce rara!
Marcelo: anche perché c’è di che confondersi con tutte le informazioni disponibili sulla rete.
Irina: Mah, io non credo nelle diete estreme. Tutt’al più, cerco di mangiare con moderazione.
Ulrike: io sono alle prese con la decisione di seguire uno stile alimentare più vegetariano. Da sempre nella mia famiglia, a parte io, non si mangia carne. E’ un retaggio che mi spinge giocoforza in questa direzione.
Angela: a me piacerebbe trovare una versione più leggera dei miei piatti preferiti. Avete qualche consiglio?

André: Da parte mia ti dico: non demonizzare alcun cibo; cerca di variare il più possibile.
Irina: Io sono per gli ingredienti freschi e genuini.
Jennifer: personalmente devo ancora svezzarmi da certe abitudini alimentari poco salutari. Mica facile.

Peggy: Dai, È una bella sfida, ma hai la stoffa per farcela! Poi non è così difficile no?
Paul: si fa presto a dire che non è difficile!

Marcelo: La vuoi finire una buona volta di spegnere gli entusiasmi?

Carmen: C’era da aspettarselo, anche stavolta è finita con un litigio!

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I caratteri e le scritte cubitali (ep. 962)

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Fonte: https://www.itpolistirolo.it/lettere-e-numeri-polistirolo.html

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Parliamo dei caratteri cubitali e delle scritte cubitali Cosa sono?

Stiamo palando della scrittura, delle lettere o dei numeri che si scrivono.

I caratteri cubitali si riferiscono alla scrittura in cui i caratteri sono scritti molto grandi: caratteri giganti o giganteschi potremmo dire. Tutto qui.

Si parla di scritture o scritte a caratteri cubitali. È importante usare la preposizione “a”. Potremmo usare In teoria anche “con” ma generalmente si utilizza “a”.

I caratteri, per chi non conosce questa parola, sono i simboli grafici utilizzati per rappresentare le lettere, i numeri e i segni di punteggiatura in un testo scritto.

I caratteri cubitali, essendo molto grandi, risultano facilmente leggibili anche a distanza.

Per i manifesti pubblicitari, spesso si utilizzano caratteri cubitali poiché possono chiaramente attirare l’attenzione del lettore.

Questa è la motivazione che spinge ad usare i caratteri cubitali.

Si può ad esempio decorare una cartolina di compleanno con caratteri cubitali per rendere il messaggio più festoso.

Scrivere un biglietto d’amore in caratteri cubitali può servire ad esprimere sentimenti più romantici? Chissà…

Creare un poster con caratteri cubitali può essere un modo per incoraggiare e motivare qualcuno.

Creare una lista di obiettivi in caratteri cubitali e attaccarli in giro per casa può servire a mantenere alta la motivazione.

Ma perché non hai chiuso la porta a chiave? Te l’avevo scritto a caratteri cubitali su un foglio!

Ma perché si chiamano cubitali?

I caratteri cubitali prendono il loro nome dal fatto che quasi sempre si usano lettere maiuscole, quindi hanno una forma quadrata o “cubica“. Teoricamente potrei usare anche caratteri minuscoli, ma non avrebbe molto senso poiché scrivere in maiuscolo, di per sé, contribuisce ad ingrandire la scritta.

Adesso facciamo un breve ripasso degli episodi precedenti. Parliamo del vostro rapporto con la tecnologia.

Possibilmente cercate di non litigare.

Rafaela: sapete una cosa? Ho deciso di investire del tempo per vagliare le nuove tecnologie e capire come potrebbero impattare sul mio lavoro.

Ulrike: bell’idea Rafaela, ma presta attenzione agli effetti negativi. La tecnologia può recare vantaggi, ma spesso rischia anche di cagionare problemi imprevisti.

Jennifer: È vero, l’uso eccessivo della tecnologia può implicare una dipendenza che può essere dannosa per la salute mentale.

Danita: personalmente sono convinta che la tecnologia possa rivestire un ruolo fondamentale nell’ambito dell’istruzione.

Hartmut: ah, Danita, credi di impartirci lezioni di tecnologia? Io non sono d’accordo!

Irina: è interessante come la tecnologia riesca a rispecchiare gli sviluppi della società e a influenzare le dinamiche sociali.

Marcelo: sei ironica? Il tuo commento si presta ad essere travisato.

Carmen: questo dialogo sembra non promettere nulla di buono.

André: Mi sa che Irina deve aver toccato una nota dolente. Vai a capire!

Giovanni: ecco lo sapevo, ci risiamo! Come non detto ragazzi. Comunque grazie del ripasso anche perché avete chiamato in causa anche episodi sui verbi professionali. Alla prossima.

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Proibito o proibitivo? (ep. 961)

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Gina: Sapete la differenza tra proibito e proibitivo?

Giovanni: bella domanda Gina! Proviamo a spiegarla?

Gina: Vai Giovanni, pensaci tu! Io sono solamente un assistente virtuale!

Giovanni: grazie Gina. Iniziamo con alcuni esempi:

Rubare è proibito dalla legge

Uccidere una persona è proibito dalla legge

I prezzi troppo alti per le mie tasche sono prezzi proibitivi.

Guidare da ubriaco com’è? È proibito.

Falsificare documenti è consentito? No, infatti la legge lo proibisce. Quindi è una cosa proibita. Non si può fare.

Se abbiamo un bruttissimo tempo, com’è uscire di casa? È consentito? Certo, allora non è proibito. Nessuno ce lo vieta, non c’è un divieto, però può essere proibitivo.

Gina: Un caldo proibitivo di fatto potrebbe impedirci di fare determinate attività.

Giovanni: È possibile battere il Barcellona?

Gina: Certamente, ma sicuramente è qualcosa di proibitivo per molte squadre.

Giovanni: Come possiamo definire una legge che ci impedisce di fumare? Una legge proibita?

Gina: No, è una legge proibitiva.

Giovanni: Questa impresa, cioè questa sfida, è veramente proibitiva. Non riusciremo mai a farcela.

Quindi se una cosa è proibita, si tratta di un’attività che non si può fare, che è vietato fare. Le cose proibite possono essere definite dalla legge, da regolamenti e simili, ma anche dai propri genitori o dai nostri datori di lavoro, che possono stabilire qualche cosa che non si può fare e quindi determinano la loro proibizione.

Se invece qualcosa viene definito proibitivo, allora si tratta di qualcosa che tende a proibire, che vuole proibire qualcosa, come una legge proibitiva.

Oppure si tratta di un obiettivo da raggiungere dove c’è qualcosa che limita o impedisce ciò che si vorrebbe fare. Questo rende l’aggettivo proibitivo molto simile a difficile, arduo, molto complicato, perché c’è un ostacolo quasi impossibile da superare. Questo obiettivo lo chiamiamo proibitivo.

Gina: Ad essere proibitiva può essere una sfida che ci metterà a dura prova e che abbiamo poche possibilità di superare.

Giovanni: Si usa spesso con i prezzi, che si definiscono proibitivi quando sono troppo alti, talmente alti da rendere impossibile di fatto l’acquisto da parte nostra.

Nel caso dei prezzi possiamo anche definirli inaccessibili, ma, come si è detto anche nell’episodio dedicato ai prezzi alti, possiamo anche usare aggettivi come astronomici, eccessivi, o anche spropositati o spropositatamente alti.

Gina: spropositati?

Giovanni: sì, cioè troppo alti. Una cosa spropositata è molto più grande del normale e del consueto; enorme, sproporzionato. Un naso spropositato, ma anche dei prezzi possono esserlo.

Gina: Acquistare un’auto è sempre più proibitivo per via dell’aumento dell’inflazione.

Giovanni: Anche un esame universitario può essere definito proibitivo, se è quasi impossibile superarlo.

Non è un aggettivo molto usato dai giovani, ma può capitare di leggerlo nelle recensioni di hotel e ristoranti, negli articoli di giornale che parlano di qualunque argomento.

È sufficiente avere una grossa limitazione o una grossa difficoltà, un grosso ostacolo, per usare questo aggettivo.

Gina: Arrivare in ufficio in soli 20 minuti? Proibitivo col traffico che c’è a Roma.

Giovanni: Studiare tutti i canti della divina commedia a memoria? Direi che è un compito molto proibitivo per chiunque.

Adesso però ascoltiamo questo bel ripasso degli episodi precedenti. In merito, credevo fosse proibitivo comporre una breve storia usando quanto imparato in 40 diversi episodi. Eppure Peggy c’è riuscita!

Peggy: Questa domenica abbiamo fatto un’escursione, che ci ha “regalato” delle esperienze singolari (ovviamente, si fa per dire). Anziché incamminarci verso la cima di una montagna per il sentiero principale, abbiamo deciso di intraprendere il nostro cammino per un sentiero secondario, cosicché il percorso, essendo ad anello, diventasse più accessibile e meno proibitivo. Questa scelta tra l’altro ci ha consentito di ammirare l’incantevole bellezza di un bosco rigoglioso.

Marcelo: Tuttavia, ad un certo punto, subito dopo aver sentito i belati di alcune pecore, abbiamo visto 2 cani pastori precipitarsi verso di noi per aggredirci, al che ho avuto una fifa blu e ho iniziato a parlare la mia lingua madre (il taiwanese) a mio marito, che è italiano, mentre lui ha sollevato senza indugio il suo bastone per mantenere una distanza tra noi e i cani, cercando di giostrare la situazione a modo suo. Fortunatamente, dopo un po’, gli aggressori se ne sono andati via.

Irina: Per via di questo episodio che ha stroncato il nostro programma iniziale, siamo tornati sui nostri passi, procedendo il nostro cammino sul sentiero che va per la maggiore. Del resto la sicurezza è la cosa più importante. Dopo un paio d’ore, alleluia! Abbiamo raggiunto la nostra destinazione, un posto assolutamente suggestivo.

Komi: Ah! Va detto che durante il ritorno, per evitare di imbattersi di nuovo in quei cani pastori, abbiamo deciso di percorrere lo stesso itinerario dell’andata, ma niente da fare: di colpo ci sono giunti alle orecchie ancora una volta i belati delle stesse pecore, proprio nel momento in cui stavano rilassandoci bevendo dell’acqua potabile da una sorgente in una grotta.

Ulrike: Questa volta, siamo saltati in men che non si dica, sopra una roccia situata molto più in alto, e abbiamo iniziato a fischiare, proprio come fanno i pastori, per dimostrare ai cani che eravamo persone per così dire affabili, e che non volevamo fare del male alle loro pecore. So che state ridendo, ma cosa non si fa per farsi coraggio!

Edita: Dunque, nonostante ciò, la mia paura ha sussistito e ha persino preso il sopravvento. Tremando, ho fatto cascare dalla mano il mio bastone, e guarda caso, è andato a finire proprio davanti ai cani che ci stavano osservando dal basso. Mamma mia! Che disastro! La situazione non prometteva nulla di buono.

Paul: Comunque, uno di loro – quello con la testa simile a un dinosauro – ha annusato il mio bastone, e poi ha cominciato ad avanzare verso di noi. Non vi dico come batteva il mio cuore! Avevo mille farfalle nello stomaco. Dopo un po’, chissà come mai! Il cane, tutto a un tratto, si è fermato a 3 metri da noi e poi se ne è andato via. Così, siamo riusciti a salvare la pelle.

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La misura (ep. 960)

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La misuraGiovanni: come promesso nell’episodio dedicato alla parola “modico” oggi ci occupiamo della cosiddetta “misura“.

L’importante è misurare le parole Giovanni, e cerca anche di misurare il tempo che impieghi, perché questa è la rubrica dei due minuti

Giovanni: Sì, lo so, facciamo una cosa alla volta però!

Con il termine “misura” si può far riferimento a cose diverse. Viene subito in mente la misura della lunghezza o del peso eccetera. Si tratta di misurare qualcosa. La misura è infatti un valore numerico (un numero) che rappresenta la grandezza di un oggetto o di un fenomeno fisico. Può essere espressa in diverse “unità di misura“, come ad esempio il metro (l’unità di misura della lunghezza), il chilogrammo (pari a mille grammi, per misurare il peso), il secondo (l’unità di misura del tempo), il volt, ecc.

Quanto misura la vostra altezza? La mia misura 187 cm. L’altezza infatti si misura in cm, il volume si misura in litri, il peso si misura in grammi eccetera.

Comunque oggi ci occupiamo di una misura diversa, quella relativa al comportamento.

In senso figurato, la misura è un criterio di giudizio o di comportamento o anche, più spesso, un limite conveniente o tollerabile.

Per questo motivo la misura è legata al termine “modico“. Abbiamo ancora una volta il senso della moderazione o, possiamo anche dire, della misura.

Non hai il senso della misura

Questa esclamazione può essere rivolta a chi non sa moderarsi, a chi esagera.

Hai oltrepassato i due minuti da un pezzo! Non hai mai il senso della misura!

Giovanni: Bravo! Avere il senso della misura significa avere la capacità di giudicare e agire in modo equilibrato, senza eccedere nei comportamenti o nelle parole. Chi invece non ha il senso della misura non si sa regolare (si dice anche così). E’ come se non si rendesse conto di quando sia il caso di fermarsi e finisce per esagerare.

Se ad esempio una persona beve due litri di vino rosso, chiaramente poi si sente male. Si potrebbe dire che questa persona non ha avuto il senso della misura, come se non fosse stato in grado di misurare la quantità di vino bevuta. Chiaramente questo è un uso figurato.

La misura è dunque una qualità di una persona. Non la tua però!

Giovanni: che antipatico! La misura è dunque da intendersi come una moderazione nel comportamento e indica la capacità di agire in modo equilibrato e controllato, evitando gli eccessi. In altre parole, significa saper dosare le proprie azioni, evitando di eccedere nell’uno o nell’altro senso.

Ci sono molte espressioni che contengono la parola “misura” oltre a “avere il senso della misura”. Ad esempio abbiamo visto “nella misura in cui” e anche “la misura è colma“.

La misura si può anche oltrepassare o superare:

Hai superato/oltrepassato la misura” è un modo più elegante per dire “hai esagerato“. Chi invece non supera la misura allora “sta nella misura“: si tratta di una prova di gusto e di stile estremamente contenuta e sorvegliata.

La sua risposta è stata molto equilibrata, dimostrando una grande misura.

Nonostante le difficoltà, ha sempre agito con misura e buon senso.

Il politico ha mostrato una misura impeccabile nel gestire la situazione di crisi.

Ha dimostrato una grande misura nel trattare con pazienza le opinioni diverse dalle sue.

Nonostante le provocazioni, è riuscito a mantenere la misura e non cadere nel confronto violento.

Si può anche dire:

La sua risposta alle critiche è stata calma e misurata.

Agire in modo misurato” è quindi equivalente a “agire con misura”, “comportarsi con misura”, cioè dimostrare misura.

Allo stesso modo “essere persone misurate” significa essere persone che agiscono con misura.

Attenzione perché si dice “dimostrare misura“, e non “misurazione”: la parola “misurazione” è utilizzata per riferirsi solamente all’azione di misurare qualcosa.

Misura le parole!

Questo è un altro modo di usare la parola “misura” (lo avete ascoltato anche all’inizio dell’episodio).

Misurare le parole” significa stare attenti alle parole che si utilizzano, quindi non esagerare. Significa scegliere attentamente le parole da utilizzare al fine di comunicare in modo appropriato, evitando di dire qualcosa di offensivo o inopportuno.

Anche questa è una modalità più elegante rispetto ad altre tipo: “attento a quello che dici“, e frasi simili.

Va bene, è tutto per oggi. Adesso ripassiamo:

Ulrike: Ciao ragazzi, come state? Vorrei sapere se avete mai affrontato problemi economici, come vi siete sentiti di fronte a essi e come li avete risolti.

Irina: Per quanto mi riguarda mi lascio spesso prendere dall’ansia e normalmente li per li resto in bambola, il che rende i problemi ancora più gravi.

Edita: di sicuro questo non aiuta. Devi affrontarli con determinazione, o, come si suol dire devi “prendere il toro per le corna”, scrutare tutte le possibilità, passare all’azione e agire senza remore.

Paul: la fai facile tu con “passare all’azione”, ma non è mica facile.

Estelle: e dai, un po’ di iniziativa! Questo atteggiamento la dice lunga sul tuo coraggio. Passami il termine: non te la devi fare sotto. Basta affrontare i problemi uno alla volta, senza temere che tutto vada a rotoli.

Marcelo: quanto al mio pensiero, che volete che vi dica, l’importante è valutare attentamente le opzioni, vagliarle e agire prontamente, considerando tutti gli annessi e connessi.

Peggy: mmm… Sarà! Secondo me chi non ha mai avuto problemi economici non può parlare, altro che storie!

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Modico (ep. 959)

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Giuseppina: probabilmente i non madrelingua italiana non usano mai l’aggettivo “modico” (modica al femminile).

Voglio spiegarvelo cosicché non sia più un aggettivo ad appannaggio dei soli madrelingua.

“Modico” deriva dal latino, somiglia all’aggettivo “moderato”, tanto è vero che l’origine “modus” significa misura, limite.

Il concetto è interessante. Modico è simile a “basso”, ma c’è il senso di qualcosa di “adeguato“.

Non parliamo di persone però. Non è un aggettivo che si può usare per descrivere le persone.

Vediamo qualche esempio e poi spiego meglio:

I prezzi del ristorante sono abbastanza modici, puoi permettertelo senza problemi.

Ho trovato un appartamento con un affitto modico, perfetto per il mio budget limitato.

Quel compito che ti hanno affidato richiede una modica quantità di lavoro, potrai gestirlo senza troppi sforzi.

Per quel tipo di prodotto c’è una modica domanda rispetto alle altre proposte simili sul mercato.

La quantità di cibo servita al ristorante era modica, non eccessiva ma abbastanza soddisfacente. Avrei gradito qualcosa in più.

Il costo del biglietto del concerto era piuttosto modico considerando gli artisti in programma.

Il termine “modico” quindi si riferisce a qualcosa che è moderato, misurato, ragionevole o adeguato in termini soorattutto di quantità, prezzo o importo.

Aggettivi simili sono modesto, accessibile, contenuto e abbordabile.

Non è però la stessa cosa che dire “giusto“, ma si riferisce ad una quantità.

Viene quindi utilizzato per indicare una quantità o un livello che non è né troppo elevato né troppo basso, ma comunque si colloca più vicino al basso.

Detto in altre parole, indica un livello in una fascia medio-bassa o accettabile. Si usa quando si vuole descrivere qualcosa che è equilibrato o adeguato alle aspettative o alle necessità di una persona.

Se un prezzo è modico ce lo possiamo permettere, è alla nostra portata.

Se parliamo di una modica quantità di qualcosa, è una quantità moderata, accettabile.

Un uso particolare avviene a proposito della quantità di droga posseduta da una persona e della relativa legislazione.

Si dice ad esempio:

Una modica quantità di sostanze stupefacenti

Questa è una quantità piccola, quindi non elevata, perciò considerata accettabile, tanto che nel caso se ne possiede una modica quantità (definita per legge) si è considerati solamente consumatori e non spacciatori di quella sostanza stupefacente.

Lo spacciatore è colui che vende la droga, mentre il consumatore la consuma, cioè la utilizza per sé e basta. È chiaro quindi che chi possiede una modica quantità di droga, non ne posso possiede abbastanza per venderla,o meglio, è considerata una quantità adatta ad essere consumata e quindi probabilmente se la polizia ti trova con una modica quantità di marijuana in tasca non ti considera uno spacciatore e non verrai perseguito dalla legge come tale.

Se venite in Italia e cercate un ristorante poco caro, allora state cercando un ristorante con prezzi modici.

Si usa spesso anche la “modica cifra“.

Es:

Vicino al Colosseo potete affittare delle biciclette ad una modica cifra.

Ti do la mia macchina per la modica cifra di 10 euro al giorno

Cioè si tratta di una spesa moderata, una cifra ragionevolmente accettabile e conveniente. Si parla di prezzi in questo caso.

A Roma si trovano anche alberghi e ristoranti a prezzi modici. Non aspettatevi un’alta qualità però.

Anche i “prezzi modici” si usano molto spesso.

Nel prossimo episodio approfondiamo il concetto parlando della “misurazione” e delle cose misurate. Come la vedete? Nel frattempo potete cimentarvi un po’ con l’utilizzo dell’aggettivo di oggi.

Questo è quanto.

Oggi abbiamo anche ripassato qualche episodio passato, tanto per non perdere l’abitudine. Infatti ne abbiamo ripassati qualcosa come una decina, se non di più. Ho sentore però che se non faccio terminare questo episodio con ogni probabilità aumenteranno ancora di più. È che quando mi prende la mano…

Va bè, vi saluto. Alla prossima.

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