Fare dietrologia è l’arte di cercare complotti, significati nascosti o macchinazioni oscure dietro ogni evento. Vediamo anche la differenza rispetto al “complottismo”.
Alla fine dell’episodio ripassiamo come al solito degli episodi precedenti. Audio MP3: 8 minuti circa
“Sbizzarrirsi” significa liberarsi da vincoli o inibizioni e dare libero sfogo alla propria creatività, fantasia, voglia di fare. Vediamo come si pronuncia questo verbo, verbi simili e numerosi esempi. Alla fine facciamo anche un piccolo ripasso degli episodi precedenti e ascoltiamo una breve canzone dedicata al verbo sbizzarrirsi.
Per ascoltare il file audio e leggere la spiegazione, vieni con noi nell’associazione Italiano Semplicemente.
Sapevate che “Buone cose” è una forma di saluto? Molti di voi probabilmente conoscete solamente “ciao”, “arrivederci”, “buona giornata”, “buongiorno”, “buonasera” e “buonanotte”.
“Buone cose” è una forma di saluto che si può usare non quando ci si incontra, ma quando solamente ci si allontana da una persona, similmente a “ci vediamo”, “arrivederci” e “a presto”.
E’ un saluto informale ma non troppo e positivo, utilizzato per augurare il meglio a qualcuno.
È un augurio generico che implica il desiderio che la persona a cui viene rivolto possa vivere esperienze positive, raggiungere successi, o semplicemente godere di cose buone nella vita. Non ha un contesto specifico, quindi può essere usato in varie situazioni, ma come detto, solo al termine di una conversazione.
Questo tipo di saluto si utilizza prevalentemente non con famigliari e amici stretti, ma con semplici conoscenti, o anche con persone che si incontrano per la prima volta, come forma di commiato, cioè è un saluto con cui ci si lascia.
Si può usare ad esempio con i vicini di casa dopo aver fatto due chiacchiere, in modo del tutto simile a “arrivederci”, ma direi che si tratta di un saluto più cordiale e in fondo esprime anche una forma di augurio. Non è adatto invece tra amici o colleghi con cui si ha un rapporto pressoché quotidiano o con familiari. Suona un po’ distaccato e pertanto potrebbe sembrare fuori luogo e in tali casi si preferisce un saluto più caloroso e personale. E’ una formula educata che lascia spazio a un augurio ampio, senza essere troppo personale.
E’ un saluto cordiale, amichevole, una formula educata, ma leggermente distaccata, non un saluto particolarmente intimo o confidenziale. Un po’ come “salve“, che invece è, nelle stesse situazioni, il saluto di quando ci si incontra o ci si incrocia con qualche conoscente, vicino di casa o qualcuno che si conosce solo di vista.
È un modo di augurare il megliosenza entrare troppo nello specifico, il che lo rende perfetto per situazioni in cui si vuole mantenere un certo grado di distacco.
Descrizione: Questo episodio spiega le differenze tra “altroché” e “altro che”, enfatizzando l’uso e i significati distintivi. Numerosi esempi e una canzone finale dedicata ai due termini. Segue il solito ripasso degli episodi precedenti a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Credo sia interessante, per un non madrelingua, parlare del linguaggio che si utilizza quando si parla di zanzare: sapete, quegli esseri fastidiosi che dalla primavera all’autunno ci infastidiscono, ci pungono e succhiano il nostro prezioso sangue. Finora ci siamo occupati delle zanzare solamente riguardo alla pronuncia della lettera z. “La zanzara zuzzurellona” è il nome dell’episodio dedicato. In quell’occasione abbiamo parlato della zeta dolce e di quella dura.
Partiamo oggi invece dal verbo pungere, che è il verbo principale per descrivere l’azione della zanzara che “morde” (si fa per dire) la pelle di una persona. Ad esempio:
La zanzara mi ha punto.
A volte si usa anche il verbo “pizzicare” al posto di “pungere” quando si parla di zanzare, ma “pungere” è il verbo più specifico e corretto.
“Pizzicare” viene spesso usato in modo colloquiale per descrivere la sensazione causata dalla puntura della zanzara.
Ad esempio, si può dire:
Mi ha pizzicato una zanzara ieri sera.
“Pizzicare” rende l’idea della leggera sensazione di fastidio o prurito che si prova dopo la puntura, mentre “pungere” descrive più precisamente l’azione dell’insetto.
La puntura della zanzara dunque è il modo corretto di indicare ciò che fa la zanzara quando ci punge. Il termine “pizzico” è usato ma, analogamente al verbo pizzicare, descrive il fastidio causato.
Ronzare invece è il verbo che si riferisce al rumore prodotto dalle zanzare mentre volano vicino all’orecchio. Ad esempio:
La zanzara ha ronzato tutta la notte.
Mi dà molto fastidio il ronzio delle zanzare
Un verbo, ronzare, che si usa anche in modo figurato, oltre al suo significato letterale legato al suono prodotto da insetti come le zanzare o le api.
Si usa ad esempio nel senso di essereossessionati da un pensiero: Quando un pensiero o un’idea continua a ripetersi nella mente, si può dire che “ronza in testa” o “ronzare per la testa“. C’è anche un episodio in merito.
Es:
Quel pensiero mi è ronzato in testa tutta la notte.
Il verbo si usa anche per descrivere una persona che si avvicina o si aggira intorno a qualcuno in modo insistente o fastidioso, simile a come fa una zanzara o un’ape.
Es:
Da quando ho ottenuto quella promozione, i colleghi mi ronzano intorno.
Ronzare attorno a qualcuno in senso figurato può indicare quindi qualcuno che cerca l’attenzione di un’altra persona in maniera costante, spesso anche per corteggiarla o per ottenere qualcosa.
Es:
Luca ha iniziato a ronzare attorno a Marta da quando ha saputo che è single.
Non posso non citare il verbo schiacciare: Si usa quando qualcuno uccide una zanzara, solitamente con le mani o una ciabatta. Ad esempio:
Ho schiacciato una zanzara sul muro.
Poi, al posto di schiacciare si usa spesso anche ammazzare, verbo cruento ma molto usato.
Quando invece si viene punti, se si tratta di molte punture di zanzare, si può enfatizzare il concetto usando il verbo massacrare.
Si usa per enfatizzare situazioni di estremo fastidio o disagio, inclusi i casi in cui si ricevono molte punture di zanzare. Questo verbo rafforza l’idea di essere stati “attaccati” o “tormentati” in modo pesante.
Es:
Sono stato massacrato dalle zanzare ieri sera in giardino
Le zanzare mi hanno massacrato durante la notte.
Direi che questo verbo rende l’idea di sofferenza o esasperazione dovuta a molte punture.
Quanto alle esclamazioni, quando si viene punti e si avverte il dolore provocato dalla puntura, si cerca subito di colpire la zanzara dandosi un piccolo schiaffo sulla parte del corpo che è stata punta, e in tali casi l’espressione spontanea più comune è…
Tacci tua!!
Questo almeno è ciò che si dice a Roma e dintorni.
Si usa per esprimere rabbia o fastidio verso qualcuno o qualcosa che ci infastidisce. Nel caso delle punture di zanzare, è molto comune a Roma e nei dintorni urlare “Tacci tua!” subito dopo aver sentito la puntura o aver cercato di colpire la zanzara.
Si tratta di un’espressione che ha un tono un po’ decisamente ironico ma anche liberatorio, perfetta per quei momenti di fastidio improvviso.
In altre regioni d’Italia, ci possono essere varianti simili, ma questa è decisamente tipica del dialetto romanesco!
A Roma si dice addirittura che se non si dice “tacci tua”, la zanzara non muore.
Scherzi a parte, espressioni comuni sulle zanzare ce ne sono molte.
“Essere una zanzara” può essere usato in modo figurato per descrivere una persona fastidiosa, che disturba continuamente, proprio come fanno le zanzare.
Ho dimenticato di citare la zanzariera: È la rete che si usa per proteggersi dalle zanzare, specialmente in estate. Si può spiegare come un oggetto comune nelle case italiane in zone con molte zanzare.
Adesso ripassiamo qualche episodio passato parlando proprio di zanzare.
Angela: Sembra prenda tutti di mira. Scommetterei su chi o cosa potrebbe essere, ma dimmi tu.
Danielle: Aspetta, prima di svelare il mistero, c’è una risposta che mi ronza per la testa. Provo Io! la zanzara?
Julien: Bravo! C’hai azzeccato! Si stima che le zanzare abbiano causato la morte di a dir poco 400 miliardi di persone.
Ulrike: Zanzare e malattie sono un binomio inscindibile: febbre gialla, malaria, dengue, virus del Nilo, chikungunya, e chi più ne ha, più ne metta, sono alcuni dei nomi che hanno terrorizzato l’umanità da sempre.