845 Giurare e spergiurare

Giurare e spergiurare (scarica)

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Oggi, per la rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente” vi spiego l’espressione “giurare e spergiurare”.

Bisogna partire dal giuramento e dal verbo giurare. Quando qualcuno giura, fa una sorta di promessa. Non esattamente però.

Giurare significa dire, o meglio affermare, attestare con un giuramento.

Ti giuro che sto dicendo la verità, devi credermi!

Giuro che non ho fatto niente!

Lo giuro sui miei figli!

Lo giuro su ciò che è più importante per me!

Notate che si può dire ti giuro, vi giuro, eccetera (in contesti più informali), ma anche semplicemente “giuro”, o anche “lo giuro”. Notate inoltre che lo giuro è invariabile. Non si può dire “la giuro” o “li giuro”. Infatti “lo” si riferisce a ciò che si sta affermando.

Le giuro” invece va bene, ma si sta solo dando del lei alla persona alla quale ci si rivolge. Quindi è analogo a “ti giuro” dove invece si dà del tu.

Quando si giura, insomma, si prega di essere creduti, perché si garantisce che si sta dicendo la verità.

È interessante notare che spesso si giura “su” qualcosa o qualcuno.

Quando si dice “giuro su” qualcosa o qualcuno (es. i miei figli) è come se si dicesse: se non dicessi la verità, rinuncerei ai miei figli o sarei disposto a perderli.

Si può anche dire “giuro sulla vita dei miei figli”.

C’è anche chi giura il falso però, cioè chi mente sotto giuramento. Si dice proprio così: “mentire sotto giuramento”.

Il giuramento infatti riguarda spesso questioni molto importanti come la giustizia e la fede o la fedeltà.

Infatti quando si testimonia in un’aula di tribunale si è chiamati al giuramento (cioè siamo obbligati a giurare) e si deve pronunciare una frase precisa:

«Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione (cioè la mia dichiarazione), mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».

Coloro che mentono, cioè che mentono sotto giuramento (cioè che mentono dopo aver giurato) vengono meno al giuramento, avranno sanzioni penali (o meglio incorrono in sanzioni penali). Il verbo incorrere lo abbiamo incontrato tra i verbi professionali.

Quindi giurando ci si impegna di dire la verità e se questo si fa davanti ad un giudice si compie il reato di falsa testimonianza, punito con la reclusione da due a sei anni.

In ogni caso comunque il giuramento è sempre qualcosa di molto serio.

C’è poi chi, non solo giura, ma anche spergiura! Questo è l’argomento di oggi: lo spergiuro.

È strano perché il verbo spergiurare, comunemente è usato come rafforzativo di giurare.

Es:

Giovanni spergiurava di non essere stato lui l’assassino!

Quell’uomo giurava e spergiurava di non aver tradito la moglie, che però non gli ha mai creduto.

In realtà però il verbo spergiurare ha il significato di “giurare il falso”, anche facendo il nome di Dio.

Quindi spergiurare ha un senso simile a mentire, dichiarare il falso, fare falsa testimonianza, ma più precisamente “non mantenere un giuramento”.

Non si usa mai parlando di sé stessi, e questo perché il senso della falsità resta comunque.

Es

La donna tradita dal marito può dire all’uomo traditore:

Non ti vergogni a spergiurare davanti a me, quando ti ho visto io stessa che eri con un’altra donna?

Nella migliore delle ipotesi resta comunque almeno il dubbio che non si stia dicendo la verità:

Es.

Inutile che spergiuri, tanto tua moglie non ti crederà mai.

C’è l’idea quindi dell’insistenza nel giuramento ma anche della falsità, più o meno esplicita.

L’episodio è finito, scusate se mi sono dilungato, ma non sempre accade che due minuti siano sufficienti. Lo scorso episodio sono bastati, stavolta no.

Ulrike: Lo scorso episodio sarebbe dunque un po’ sguarnito di dettagli importanti e la spiegazione era forse risicata?
Non sono di questo avviso!

Marcelo: neanche io. La spiegazione aderisce perfettamente al senso del termine. Gianni si era prefisso come obbiettivo di fare un episodio con lo stretto indispensabile e c’è riuscito.

Sofie: Oggi avrà forse sforato un po’, è vero, ma che vuoi, mica staremo qui a criticarlo per una quisquiglia insignificante, no?

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753 Il monito

Il monito (scarica audio)

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monito

Spessissimo in tv e alla radio si sente pronunciare il termine monito. Attenzione ho detto monito e non monitor.

Un monito è qualcosa di cui stare attenti.
Il monito è un serio avvertimento, un avvertimento molto importanze.
Il verbo da usare è lanciare: “lanciare un monito”
Lanciare un monito è un po’ come “dare un serio avvertimento“.

Ma chi è che lancia un monito? Chi può farlo?

Solitamente si tratta di importanti personaggi pubblici, come il Papa, un presidente della Repubblica, un’intera nazione se vogliamo, o comunque una persona molto importante.

Inoltre l’avvertimento riguarda qualcosa che potrebbe accadere, qualcosa di molto importante, che spesso non riguarda però qualcosa di personale della persona che lancia il monito. Si tratta in questi casi di qualcosa di esterno ma comunque è sempre qualcosa di potenzialmente pericoloso.
Potremmo chiamarlo anche un richiamo al dovere e alle proprie responsabilità (è più solenne che ammonimento, comunque ammonimento e monito si somigliano. Vedremo l’ammonimento in un altro episodio.
Spesso si legge o si ascolta:

Nonostante i continui, iterati moniti eccetera eccetera

Persiste nell’errore nonostante i numerosi moniti

I moniti della coscienza

Quel che è accaduto è un monito a non continuare in questa direzione;

Questo fatto o vi sia/serva di monito!

Anche un avvenimento, un accadimento può essere dunque un monito, non c’è bisogno che venga lanciato da qualcuno.
es:

1) Monito Usa alla Cina: “Il sostegno all’invasione avrà conseguenze”
2) Si parla della privatizzazione dell’acqua, arriva il monito dei Vescovi: “è un bene comune, non può essere assoggettato a logiche di mercato”
3) Il ministro delle pari opportunità lancia un monito: “Il Covid potrebbe allungare i tempi per raggiungere la parità di genere”

Anche una mamma può lanciare un monito rivolto ai propri figli, ma sembra un po’ esagerato. In questi casi meglio parlare di avvertimento, ma se vogliamo dare la sensazione di una cosa esagerata possiamo farlo ugualmente.

Ti avverto: non mi fate arrabbiare sennò non vi faccio uscire più il sabato sera!
Mamma, il tuo monito mi pare un po’ esagerato! Il sabato sera non si tocca!!

Poi notate che esiste il verbo avvertire, molto generico, ma seppure esista il verbo monitorare, non ha nulla a che vedere col monito perché monitorare significa seguire costantemente, controllare di continuo.

Adesso ripassiamo:

Danielle: infuria ancora la guerra in Ucraina. Ma in Russia si sta facendo di tutto per insabbiare la verità. Fortuna vuole che ogni tanto qualcuno ha il coraggio di dire la verità.

Irina: Averne di giornalisti come Marina Ovsyannikova.

Rafaela: uno sfogo che potrebbe costarle caro il suo, ma se altri seguiranno il suo esempio, non ci saranno santi e la verità verrà finalmente a galla.

Segue una spiegazione del ripasso

752 Le bugie

Le Bugie (scarica audio)

le bugie

Trascrizione

Cosa sono le bugie?

Una volta abbiamo parlato di tutti i modi per nascondere la verità, ma in quella occasione non abbiamo parlato esattamente delle bugie e di tutti i suoi sinonimi.

Allora lo facciamo oggi.

Una bugia, tecnicamente, è una falsa affermazione, raccontata o detta (potete scegliere il verbo da usare) per trarre altri in errore, o per ingannarli se preferite, solitamente a proprio vantaggio.

A proposito di falsità, esiste anche la falsa testimonianza che però è un cosa prettamente giuridico.

Una falsa testimonianza, anche detta dichiarazione mendace, è un vero e proprio reato. L’articolo 372 del codice penale afferma infatti che in un processo, quindi davanti ad un giudice, che rappresenta la giustizia italiana, chi afferma il falso o nega il vero, oppure se tace su ciò che sa riguardo a dei fatti accaduti, anche in parte, è punito con la reclusione, cioè con l’arresto, con la prigione, da due a sei anni.

Ma giustizia a parte, normalmente si parla di bugie.

Bugia è il termine più comune, più familiare, che usiamo sin da piccoli. Oggi vanno molto di moda le fake news (notizie false), ma restiamo sulla lingua italiana che è meglio.

Solitamente le cosiddette bugie non sono molto gravi, ma non è detto. Comunque è il termine più semplice da usare e sottolinea più degli altri la volontà di non dire la verità.

Molto spesso le bugie iniziano con “non“.

Non è vero!

Non ho rotto io il vetro con una pallonata!

Non sono stato io a mangiare la cioccolata!

Eccetera

Poi c’è la menzogna. Qui la situazione generalmente è molto più grave. Non solo c’è la volontà di nascondere la verità, ma c’è spesso una forte offesa, che minaccia la reputazione di una persona. Le menzogne infatti sono quasi sempre bugie che riguardano una persona e fanno del male a questa persona. Le conseguenze di una menzogna possono essere molto gravi.

Spesso vengono definite spudorate o pietose, per esaltare la cattiveria di chi le dice, o il male che provocano.

È un termine che si usa spesso in politica, quando un personaggio politico viene accusato, ingiustamente, secondo chi usa questo ternine, di aver fatto qualcosa di grave. Si usa anche nei film.

Menzogna viene da mentire.

Mentire significa non dire la verità, oppure dire bugie.

Menzogna ha un forte contenuto emotivo. Chi la usa si sente offeso e danneggiato.

Se il contesto è più leggero e informale si sente spesso parlare di balle. Anche le balle si usano spesso nei film.

Ti ha raccontato un sacco di balle!

Hai finito di dire balle?

Quante balle ho sentito sul mio conto!

Spesso si usa in modo secco, come esclamazione, quando si è arrabbiati:

Balle!

Es:

Il prezzo della benzina sta aumentando per effetto della guerra!

Risposta:

Balle ! È solo un modo per trarre profitto da questa situazione.

Se sono meno arrabbiato potrei usare il termine “frottole“. Questo è un termine che abbiamo già incontrato in episodio in cui l’oggetto era l’offesa, non la bugia.

In quell’episodio abbiamo visto anche termini come “cazzate”, più volgare e offensiva. Invece, delle cosiddette “stronzate” (abbastanza simile) abbiamo parlato come sinonimo di amenità.

Qui però siamo nell’ambito degli insulti. Se vogliamo insultare, le cazzate e le stronzate sono molto adatte (oltre che offensive) ma ugualmente adatte, sebbene meno volgari sono le fesserie, le stupidaggini e le sciocchezze. Anche questi tre termini sono stati meritevoli di un episodio passato.

Non è un caso che quando si voglia insultare esista spesso anche il termine analogo per definire la persona: stupido, fesso, sciocco, cazzaro eccetera.

Il fatto però che una bugia sia detta con la volontà di non dire la verità è molto importante.

Infatti le fesserie, le stupidaggini, le amenità, le cazzate e le sciocchezze, in genere non sono volontarie.

Lo stesso dicasi per le castronerie e gli spropositi, di cui abbiamo parlato in un altro episodio.

Le fandonie invece sono vere e proprie bugie, quindi c’è la volontà di non dire la verità. Spesso anche le fandonie sono rivolte a qualcuno, o per burla, cioè per prendere in giro, oppure per millanteria.

Ecco, le millanterie sono anche queste bugie, che però riguardano sé stessi.

Quando una persona dice una millanteria fa un’affermazione senza fondamento su sé stesso.

Esiste anche il verbo millantare, simile anch’esso a mentire, e riguarda appunto sé stessi, le proprie capacità e caratteristiche.

Millantare significa quindi vantare con molta esagerazione o addirittura, come detto, senza alcun fondamento, doti e capacità infondate.

La millanteria è dunque una bugia. Ovviamente il millantatore è un bugiardo.

Le frottole invece somigliano alle stronzate ma non è volgare e inoltre sono molto poco credibili.

Poi ci sono le cosiddette storie, che sono più elaborate delle semplici bugie.

Non raccontarmi storie, cosa hai fatto ieri notte? Perché non sei tornato a casa?

È un po’ come dire “non prendermi in giro”.

Le fandonie invece possono essere delle semplici bugie ma si usa questo termine anche per indicare bugie che sono state dette da qualcuno e che si sentono dire in giro.

Sì sentono molte fandonie sugli effetti negativi dei vaccini contro il covid.

Ci sono anche altri termini meno usati per le bugie: bubbole, fanfaluche, favole, panzane e baggianate. La loro caratteristica è sicuramente la poca credibilità.

Soprattutto in politica si usa spesso anche l’invenzione. Non si tratta però di una scoperta, come l’invenzione dell’elettricità. Si tratta di bugie.

Si sente spesso parlare di invenzioni della stampa di invenzioni della chiesa, o di invenzioni della propaganda:

Ronaldo alla Roma? Sicuramente questa è una invenzione della stampa!

Che il corona virus non esiste è un’invenzione dei no vax.

C’è anche chi ha il coraggio di dire che i campi di sterminio nazisti siano un’invenzione della propaganda.

Non è un caso che quando una persona dice una bugia, si dice spesso che si inventa delle storie, nel senso che cerca di giustificare un comportamento lavorando di fantasia, facendo apparire una logica inventando qualcosa di credibile.

Perché non sei venuto a casa ieri sera? Dove sei stato stanotte? Non ti inventare le solite panzane del lavoro! Non sono una stupida!

Adesso ripassiamo:

Ulrike: Buongiorno a tutto il cucuzzaro del gruppo WhatsApp dell’associazione italiano semplicemente. Avete sentito le ultime notizie? A detta di qualche giornale c’è un nutrito numero di russi che si sono dati alla fuga e lasciano la loro patria. Si parla centinaia di migliaia di persone dall’inizio della guerra fino ad oggi.

Albèric: Ma chissà se questo risponda al vero. C’è chi dice si tratti di panzane bell’e buone, ma forse c’è un fondamento di verità!

Peggy: Si dice che la verità stia sempre nel mezzo. Ha qualcosa in comune con mercoledì?

Irina: C’è poco da scherzare. Comunque, come si suol dire, le bugie hanno le gambe corte!

Segue una spiegazione del ripasso

Agire sotto mentite spoglie: tutti i modi per nascondere la verità – 1^ parte

Audio a velocità normale e accelerata

E’ possibile leggere ed ascoltare e/o scaricare il file audio di questo episodio in formato MP3 tramite l’audiolibro (+Kindle) in vendita su Amazon, che contiene in tutto 54 espressioni italiane e 24 ore di ascolto.

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Trascrizione

Buongiorno ragazzi e benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente, grazie di essere qui all’ascolto ancora una volta e benvenuti a chi per la prima volta ascolta un episodio audio di italianosemplicemente.com.

In questo vi spiegherò la frase “agire sotto mentite spoglie“. Questa è la frase di oggi, una frase particolare, ed anche direi abbastanza complessa da spiegare.

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Per giungere al nostro obiettivo vi spiegherò prima le singole parole che compongono questa frase e con l’occasione affronteremo anche una serie di espressioni simili, anch’esse legate allo stesso argomento, che ancora non vi ho detto, che è quello della verità e più precisamente della mancanza della verità.

Faremo quindi una serie di esempi, come al solito, così che capirete senza problemi questa frase, ed anche le altre che vi spiegherò, frasi tutte molto usate sia nei film italiani, sia alla tv, sia negli articoli di giornale, oltre che nella vita di tutti i giorni.

Mi sembra un argomento molto interessante questo della verità, anche perché a tutti capita di avere a che fare, prima o poi, con persone che non dicono la verità (prima o poi capita a tutti) o che si comportano in modo tale da far credere che possano nascondere qualcosa.

Inoltre oggi faremo un piccolo esperimento. Questo episodio sarà registrato in due velocità diverse. La prima volta parlerò più lentamente, la seconda volta invece a velocità normale. Vi consiglio pertanto di ascoltare prima la versione più lenta, almeno un paio di volte e dopo quella più veloce. In questo modo nella versione lenta potrete concentrarvi maggiormente sulle parole e su come si pronunciano, e poi nella versione più veloce la vostra attenzione sarà più invece sulla melodia della lingua, sulle pause e sulle frasi intere.

Bene, iniziamo allora. Il modo più semplice per dire questo, per esprimere una non verità, è il verbo mentire, che vuol dire “non dire la verità“. Semplicemente. Un verbo universalmente utilizzato a questo scopo. Un verbo non facile da coniugare. All’indicativo presente ad esempio è: io mento, tu menti, lui/lei mente, noi mentiamo, voi mentite, loro mentono.

Chi mente dice bugie. Le bugie sono il prodotto di chi mente. Se una persona mente dice bugie.

Ma ci sono svariate modalità per dire questa parola, ognuna con le sue caratteristiche, ognuna con le sue sfaccettature. Prima quindi di vedere il significato della frase “agire sotto mentite spoglie” facciamo un approfondimento sulle bugie.

Bugie si dice anche, ad esempio, menzogne. Quindi dire menzogne equivale a mentire, ed equivale a “dire bugie”.

Le menzogne hanno però un senso un po’ più negativo.

Infatti le menzogne sono associate ad un comportamento che, più delle bugie, colpisce qualcuno, nuoce a qualcuno in particolare. Con le menzogne si fa del male a qualcuno. “Nuoce” significa “danneggia”, e “nuocere” significa “danneggiare”, il verbo è il verbo nuocere, cioè provocare un danno, arrecare un danno. Le bugie sono, quindi, rispetto a nuocere, un termine più familiare:

I bambini dicono le bugie, o al limite il marito alla moglie può dire bugie, o viceversa. Magari un uomo dice di andare a giocare a calcio con gli amici ed invece si incontra con l’amante. Questo non si fa! Questa è una bugia, è una cosa non vera, ma non è una menzogna. Ok?

Che bugiardo! Che traditore questo marito. Il traditore: chi tradisce il proprio partner è un traditore (traditrice al femminile) e quindi il traditore è ovviamente un bugiardo, perché non lo dichiara, non lo dice… almeno la maggioranza dei traditori non lo dice quando tradisce.

Quindi le bugie si dicono per nascondere qualcosa, per nascondere la verità, perché la verità potrebbe essere controproducente per chi dice le bugie, ed allora si nasconde la verità con una bugia, piccola o grande che sia.

Invece la menzogna si dice, più che per nascondere la verità, si dice per accusare qualcuno, per danneggiare qualcuno.

Non è un caso che menzogna termini con le lettere ogna, come vergogna, cioè quella emozione che si prova quando accade qualcosa o quando facciamo qualcosa che, agli occhi degli altri, ci fa apparire persone peggiori, brutte persone, magari disoneste, o comunque come non vorremmo apparire agli occhi degli altri. Ok? Questa è la vergogna.

Chi dice menzogne generalmente non si vergogna.

Anche la parola “gogna” termina in questo modo, e la parola vergogna deriva proprio da gogna. La gogna è una sorta di punizione, si usava nel medioevo, una punizione per aver fatto qualcosa di molto sbagliato. Una punizione di cui ci si doveva vergognare.

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Un uomo alla gogna

La gogna infatti era una condanna, una punizione a cui si veniva condannati per aver commesso atti gravi. E tutti potevano insultarti e dirti le cose peggiori possibili mentre il condannato alla gogna indossava un collare di ferro attorno al collo, un collare che veniva applicato a tutti coloro che erano stati condannati alla gogna. Il collare che dovevano indossare queste persone si chiamava appunto gogna. E chi era messo alla gogna (si dice proprio così: mettere alla gogna) si dice anche che era messo alla berlina, veniva svergognato, veniva esposto al pubblico ludibrio, allo scherno. In poche parole tutti potevano deriderlo ed insultarlo.

Quindi la menzogna, lo avete capito, è sicuramente peggiore della bugia. Notate come anche la parola fogna, come gogna, vergogna e menzogna, ha un significato molto negativo. La fogna è il luogo dove confluiscono gli scarichi biologici. Ci sono anche altre parole di questo tipo, come rogna, che è una malattia tipica dei cani randagi.

Quindi se ad esempio c’è un omicidio, cioè viene uccisa una persona, e si deve trovare ed arrestare il colpevole (l’assassino, colui che ha commesso l’omicidio), allora io posso dire: è stato Emanuele, è stato lui, è lui l’assassino, l’ho visto io. Emanuele sicuramente direbbe:

No, non è vero, è una menzogna!

Giustamente Emanuele si è risentito per l’accusa e quindi parla di menzogna, di una falsa accusa.

Chi dice bugie è un bugiardo e chi dice menzogne è un menzognero. Io che ho accusato ingiustamente Emanuele sono un menzognero. Bugiardo e menzognero sono entrambe persone che affermano il falso, che cioè dicono il falso, oppure che semplicemente alterano la verità.

Ho detto “persone che affermano il falso”: affermare equivale a “dire” (“io affermo” equivale a “io dico”, ma è più professionale.

Affermare il falso, cioè dire il falso in fondo è la stessa cosa di alterare la verità. Alterare significa modificare, e chi altera la verità dice quella che si chiama una “mezza verità“, perché per metà è una verità e per l’altra metà è una bugia.

Quando si parla di una mezza verità – capita spesso di ascoltare questa frase –  è un modo per dire che la verità è stata alterata, non molto ma direi in modo fondamentale. Non si tratta quindi di una bugia inventata di sana pianta, ma comunque di una mezza verità.

Quindi quando si nasconde la verità a parole, usando le parole, si parla di bugie e di menzogne, di bugiardi e di menzogneri.

Ma si può nascondere la verità anche con dei comportamenti, non solo con le parole.

In questo caso possiamo ad esempio dire che chi si comporta in modo misterioso con ogni probabilità sta facendo le cose di nascosto. Sta agendo di nascosto.

L’agente segreto ad esempio agisce di nascosto, ma lo fa perché è il suo mestiere. L’agente segreto si muove di nascosto, non si deve far vedere da nessuno, deve spiare, osservare di nascosto, filmare quello che vede con una videocamera (a volte), registrare, deve seguire le persone, deve pedinare le persone, seguirle e scoprire cosa fanno, esattamente come un investigatore segreto, che investiga, cioè svolge delle indagini accurate, quindi segue le tracce di qualcuno e analizza tutti i dettagli.

La differenza tra un investigatore e un agente segreto è che quest’ultimo (l’agente segreto) fa parte di un gruppo, di una organizzazione di servizi segreti, come la CIA e l’FBI. Entrambi però nascondono la verità attraverso dei comportamenti, sia l’investigatore segreto, sia l’agente segreto, detto anche spia, agiscono di nascosto e, se le circostanze lo richiedono, cioè se necessario, possono anche agire sotto mentite spoglie.

Agire sotto mentite spoglie, che è il titolo di questo episodio, è sicuramente l’espressione più complicata di oggi.

“Agire” equivale a comportarsi, mentre le “spoglie” è il plurale di spoglia. E le spoglie rappresentano i vestiti, ed in generale rappresentano ciò di cui ci si ricopre, ciò di cui ci si veste, e quindi ciò di cui anche ci si può spogliare, e spogliarsi è il contrario di vestirsi. Il verbo spogliare significa togliere i vestiti. Tutti noi la sera, prima di andare a letto, ci spogliamo, cioè ci togliamo le spoglie, ci togliamo i vestiti, ciò che ci ricopre.

Queste sono le spoglie, termine molto usato tra l’altro nella poesia. Spogliare quindi significa togliere le spoglie, e spogliarsi significa togliersi le spoglie.

Le mentite spoglie sono quindi le false spoglie, cioè i falsi vestiti, quindi agire sotto mentite spoglie significa comportarsi come se fossimo un’altra persona. Quindi “mentite” quindi vuol dire false. È una parola che viene usata solo per questa frase. Esclusivamente per la frase: agire sotto mentite spoglie.

Mentite è usato come aggettivo: le spoglie sono mentite. È come dire “i vestiti che indossa non sono veramente i suoi”.

La parola “sotto” rappresenta il fatto che la persona che agisce sotto mentite spoglie indossa un vestito, le spoglie appunto, quindi la persona si trova sotto le spoglie, agisce coperto da queste spoglie, sta sotto, sta nascosto.

Infine c’è la parola “spoglie”: le mentite spoglie.

Attenzione perché la parola spoglie è una parola che può significare anche cadavere, cioè il corpo di una persona morta, non più viva. In questo caso si parla di “spoglie mortali“. E’ la stessa cosa che dire salma, cadavere.

Ma perché un cadavere si chiama anche spoglia? Semplicemente perché la religione cattolica vuole che il corpo sia la veste mortale dell’anima. Il nostro corpo è il vestito della nostra anima. Per questo il nostro corpo, quando non è più vivo, diventa una spoglia mortale.

C’è in particolare una poesia di Alessandro Manzoni, il grande poeta italiano, una poesia dal titolo “il 5 maggio“, dedicata a Napoleone Bonaparte, che inizia così:

Ei fu, siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro

Manzoni in questa poesia parla di Napoleone Bonaparte e della sua morte, avvenuta proprio il giorno 5 maggio (dell’anno 1821), e parla del corpo di Napoleone, della sua salma, della sua spoglia, appunto.

La spoglia, quindi il corpo senza vita di Napoleone, dopo il mortal sospiro, cioè dopo l’ultimo respiro, quello mortale, stava immemore, cioè stava senza più ricordi, senza memoria (immemore). Stette la spoglia immemore… molto bello come verso.

Tornando a noi, chi agisce sotto mentite spoglie agisce quindi “sotto falso nome“, finge di essere qualcun altro, e questo qualcun altro potrebbe anche essere non una persona precisa, ma solo un tipo di persona, come un medico, un avvocato eccetera, non quindi una persona precisa.

Quindi quando si parla di “mentite spoglie” si parla di “false spoglie”, di “falsi vestiti”, di “falsa identità”. La falsità – è così che si chiama la caratteristica delle cose false, o delle persone false – in generale, è una caratteristica molto negativa, soprattutto se viene associata ad una persona. Una persona falsa è una persona che non dice mai la verità, una persona che dice cose false, non vere. Il falso quindi mente con le parole e col comportamento.

Anche la finzione è un altro modo di nascondere la verità (come la falsità) ed è relativo solo al comportamento. Ovviamente chi finge col comportamento, spesso lo fa anche con le parole: dice bugie, e se serve dice anche menzogne. Ma il termine finzione si riferisce al comportamento: io posso fingere di essere un medico, oppure fingo di essere un ingegnere, o magari fingo di comportarmi bene, eccetera. La finzione ovviamente è falsa, ma la falsità ha sicuramente un significato molto più negativo della finzione. La finzione può anche essere un gioco: l’attore finge ad esempio, ma gli attori non sono falsi. La falsità è una caratteristica delle persone, la finzione invece, pur essendo un atteggiamento falso o simulato, può anche essere un gioco, oppure il frutto dall’immaginazione e dalla fantasia.

Con la falsità e con la finzione si può fare, se occorre, anche una “falsa testimonianza”. Questo è un altro termine legato all’argomento di oggi.

Che significa fare falsa testimonianza? Una testimonianza è una dichiarazione con la quale si dice, si dichiara, cioè si afferma, e quindi si testimonia di aver visto o ascoltato delle cose. Ad esempio si dice di essere stati presenti quando è avvenuto un fatto. In questo caso si dice di essere stati testimoni di un fatto, di aver assistito ad un evento o di aver ascoltato qualcosa.

Una falsa testimonianza quindi è una affermazione falsa, una dichiarazione falsa, non vera. Posso anche dire una dichiarazione mendace. Mendace è un termine particolare e più usato nella giustizia. Nei processi e nelle aule di tribunale.

Una dichiarazione può essere mendace? Sì, può esserlo. Ovviamente questa è una dichiarazione falsa.

Una persona può essere mendace? Sì, anche una persona può esserlo. E questa persona è una persona bugiarda, o un menzognero.

Quindi anche chi fa una falsa testimonianza, cioè una dichiarazione mendace, è un testimone mendace. Chi fa una falsa testimonianza è un bugiardo, un mentitore (si può chiamare anche così chi mente, la persona che mente). La falsa testimonianza e la dichiarazione mendace si usano quasi esclusivamente nei processi, nelle aule di tribunale, d’altronde è lì che i testimoni possono fare le loro dichiarazioni, le loro testimonianze. Se queste sono false allora si è in presenza di una falsa testimonianza e di dichiarazioni mendaci.

Poi è interessante anche il fatto che un modo particolare di dire bugie è farlo in modo fantasioso, ed in questo caso si può organizzare una vera e propria storia, fatta di avvenimenti, di cose, di persone, insomma chi fa questo si dice che racconta delle storie.

Voi mi direte: ma io spesso ho raccontato delle storie ai miei figli, prima di andare a letto. Queste non sono bugie giusto?

Giusto, dico io, infatti raccontare delle storie ha un doppio significato. Quello figurato si usa spesso in famiglia e significa appunto dire bugie sotto forma di racconti.

Non mi raccontare storie!

Dice il padre al figlio, ad esempio, quando il figlio si inventa delle scuse per giustificare il proprio comportamento.

Non hai fatto i compiti oggi? Come mai? Dice il maestro al bambino.

Beh, veramente… Sono stato malato.

Se questa è la risposta del bambino, la maestra risponde:

Non mi raccontare storie! Di’ la verità!

Chi racconta storie quindi può farlo in senso proprio, nel senso vero della frase, quando si raccontano delle storie ai bambini la sera prima di andare a letto per farli addormentare, oppure, in senso figurato, chi racconta storie è colui che inventa degli avvenimenti, delle storie, per giustificarsi. In questo caso si tratta di bugie.

Vediamo adesso un verbo simile a mentire. Sto parlando del verbo “dissimulare”. Molto ricercato ed elegante come verbo, senza dubbio.

Dissimulare significa nascondere, “fare finta” (o far finta). Quindi si tratta di una bugia del comportamento.

Quando una persona dissimula, allora sta fingendo, ed in particolare l’accento è sul nascondere qualcosa. Chi dissimula vuole evitare che le proprie intenzioni, le vere intenzioni, escano fuori, emergano, oppure che emergano le proprie emozioni, o la propria sorpresa. Insomma vuole nascondere qualcosa, qualcosa di sé: un’emozione, una sensazione.

Quindi dissimulare è quasi come fingere, ma mentre fingere pone l’attenzione sulla falsità del comportamento, dissimulare pone più attenzione sulla volontà di nascondere ed inoltre è più professionale di fingere. Indubbiamente è più ricercato e professionale.

Se io voglio evitare che gli altri si accorgano della verità, allora posso fingere, ad esempio, di non odiare una persona, quando invece io provo dell’odio verso quella persona, ma non voglio che l’odio traspaia, che si veda; allora cerco di dissimulare l’odio. Cosa sto facendo? Sto nascondendo l’odio, sto dissimulando l’odio. E’ la stessa cosa.

Secondo esempio: Posso nascondere di essere una persona ansiosa, allora dissimulo l’ansia.

Terzo esempio: Se mi fanno un regalo per il mio compleanno e il regalo non mi piace, allora voglio fingere che il regalo invece mi piaccia. Allora dissimulo il dispiacere, cioè nascondo il dispiacere.

Notate che dissimulare è, contrariamente a mentire, un verbo transitivo, e questo significa che occorre specificare cosa viene dissimulato. Bisogna specificare la cosa che si nasconde.

Spesso però si usa anche senza specificare, al posto di nascondere. Ad esempio posso dire che un attore deve essere bravo a dissimulare. ok?

Se uso questo verbo mostro sicuramente una conoscenza dell’italiano più profonda. Diciamo che se voglio parlare in modo più ricercato, più forbito, in modo più elegante, posso usare il verbo dissimulare, che deriva dalla parola dissimile, cioè il contrario di simile. Dissimulare è rendere dissimile, quindi rendere diverso, mostrare, far apprezzare qualcosa in modo diverso dalla realtà. In una sola parola dissimulare.

Quindi nascondere la realtà può essere espresso in modi diversi, a seconda della cosa che si vuole nascondere o del motivo. Infatti abbiamo detto che mentire equivale a dire bugie ed il focus, l’attenzione, è sulla bugia. La menzogna è invece una bugia il cui obiettivo è danneggiare qualcuno, mentre dissimulare equivale a fingere; entrambi i verbi sono relativi al comportamento, ma fingere pone l’attenzione sulla finzione, sulla falsità del comportamento, mentre dissimulare sul fatto che si nasconde un sentimento, una sensazione. Abbiamo anche visto la “falsa testimonianza” e la “dichiarazione mendace”, espressioni simili, il cui focus è sulle parole e non sui comportamenti, e che sono perlopiù usate nelle aule di tribunale. Una bella varietà di espressioni quindi.

L’espressione di oggi era più relativa al comportamento che alle parole: “agire sotto mentite spoglie”.

Ci sono poi anche altri termini. Infatti c’è un verbo particolare che può essere associato alle menzogne, che come vi ho detto sono le bugie che hanno come obiettivo accusare qualcuno.

Il verbo in questione è “occultare“. Questo è un verbo che si usa molto quando c’è un reato, nelle indagini quindi, quando c’è quindi un reato, in cui una persona nasconde, cioè occulta qualcosa. Occultare e nascondere hanno lo stesso significato, ma occultare è nascondere per fini illeciti, nascondere per fare una cosa che non si può fare. Occultare è rendere qualcosa occulto, cioè nascosto o non visibile ma spesso si fa un reato, si infrange la legge.

Si può occultare un documento importante quindi, ma si può semplicemente anche occultare la verità, che quindi significa mantenere segreta la verità, non rivelare la verità.

Occultare ha a che fare anche con la vista, con gli occhi. Quindi posso dire che un muro costruito di fronte alla finestra occulta il giardino: non riesco più a vedere il giardino dalla finestra di casa perché c’è questo muro che occulta il giardino. Però è un verbo che a me, personalmente non piace perché c’è un senso fortemente negativo: è troppo usato nei reati contro la legge.

Se parliamo di vista, di nascondere qualcosa alla vista è invece molto più adatto un altro verbo, il verbo “celare“, molto simile ad occultare ma molto usato sia nei libri e nelle poesie anche. Non molto usato nella vita quotidiana a dire il vero.

Celare è esattamente “sottrarre alla vista”, “nascondere alla vista”.

Si può quindi celare il giardino alla vista mediante un muro, oppure posso dire che, in una giornata nuvolosa:

Le nuvole celano il sole.

Posso anche celare il mio volto dietro una maschera: se indosso una maschera sul viso tale da non essere riconosciuto, sto celando il mio vero volto, sto celando la mia vera identità.

Sentite come è bello questo verbo e come è gradevole all’udito.

Anche se usato in contesti negativi può riuscire ad attenuare i dissapori. Se siete accusati di qualcosa (immaginate di essere accusati di aver nascosto la verità) potete rispondere: non voglio celare la verità! Lungi da me l’intenzione di celarvi la verità! E’ molto gradevole all’udito e direi anche più convincente.

Dicevo che questo è un verbo che è molto usato nella poesia:

non celare i segreti del tuo cuore“, si potrebbe dire ad un amico, oppure: “non celare i tuoi sentimenti“, il che è come dire “non nascondere i tuoi sentimenti, rivela i tuoi sentimenti, non li nascondere, non li celare”.

Altri due verbi interessanti, ma molto meno poetici sono “mascherare” e “camuffare”.

Mascherare si usa spesso in contesti in cui c’è da nascondere qualcosa, come occultare, ma è molto meno legato alla giustizia. Mascherare infatti deriva da maschera, e si usa pertanto anche a Carnevale, che è la festa in cui ognuno, se vuole, si maschera, si traveste. A Carnevale ci si maschera, cioè si indossa un vestito per non essere riconosciuti, e solitamente ci si maschera indossando anche una maschera, che serve a coprire il volto, una maschera di un personaggio noto ad esempio.

Ma in questo caso, se ci mascheriamo, non stiamo “agendo sotto mentite spoglie”, perché è Carnevale, ed è concesso quindi travestirsi, mascherarsi per nascondere la propria identità. Non sto mentendo a nessuno in realtà. Non si tratta di bugie.

Si possono poi anche mascherare i propri sentimenti, come celare, ma è sicuramente meno poetico.

Camuffare invece è come mascherare, ma è meno divertente. Posso anche usare camuffare al posto di mascherare ma è improprio. C’è infatti una volontà di nascondere che non ha un fine divertente. Camuffare significa quindi truccare, travestire, trasformare, quindi anche mascherare, in modo che qualcosa o qualcuno non si riconosca. Quindi la persona che si camuffa per sembrare qualcun altro sta sicuramente agendo sotto mentite spoglie. Il fine è imbrogliare il prossimo, la finalità non è amichevole, non è divertente ma intenzionalmente finalizzata a imbrogliare, a “fregare” il prossimo.

Posso anche camuffare un’automobile, cambiando il motore in uno più potente.

Posso camuffare però anche delle intenzioni. Quindi camuffare è un po’ come dissimulare: però dissimulare è più elegante e si applica sempre a qualcosa di intangibile, come l’odio e la speranza, (non sono oggetti)come abbiamo visto, invece camuffare è meno elegante e si usa più in senso negativo.

Un altro verbo mai usato dagli stranieri ma anch’esso molto elegante è “edulcorare”.

Anche edulcorare ha a che fare con la verità e con il nascondimento della verità.

Tra i termini e verbi visti oggi, edulcorare è vicino ad “alterare la verità”, e anche a “dire una mezza verità”. Quindi anche edulcorare ha a che fare con la modifica. Quando uso edulcorare voglio in particolare far sembrare qualcosa migliore. Questa è la caratteristica di edulcorare.

L’intenzione è quella di presentare qualcosa come meno grave o meno sgradevole di quanto sia effettivamente nella realtà.

E’ una bugia? Non necessariamente si tratta di una vera bugia. Spesso è solamente un modo di attenuare qualcosa.

Facciamo alcuni esempi.

Sono un bambino di 6 anni ed ho fatto qualcosa di sbagliato. Ora devo dirlo a mia madre, magari ho paura che lei mi sgridi, che mi rimproveri, allora mia madre, che mi conosce bene, mi dice:

Dimmi tutta la verità, cosa hai fatto? E cerca di non edulcorare la realtà!

“Cosa?” risponde il figlio.

I bambini non conoscono questo verbo e quindi chiede spiegazioni. Giustamente.

Allora la madre si spiega bene:

Cerca di dire esattamente le cose come sono avvenute, senza modifiche. Non edulcorare la realtà a tuo favore!

Facciamo altri esempi:

Se voglio vivere gli ultimi anni della mia vita in modo felice, per edulcorare le sofferenze della vecchiaia, posso trasferirmi in Italia.

In questo caso le sofferenze vengono edulcorate, quindi è come dire attenuate, ridotte, ma edulcorare è rendere più dolce.

Infatti il verbo deriva da dolcezza, (dulcis) e si utilizza anche in senso proprio al posto di dolcificare, rendere dolce, addolcire. Infatti c’è, esiste l’edulcorante, che è una sostanza che serve per addolcire una bevanda. Si può mettere nel caffè ad esempio.

La maggioranza delle volte però edulcorare si usa in senso figurato, per mitigare, attenuare qualcosa nella sua gravità. Una cosa edulcorata è più dolce, meno grave, perché è stata modificata, è stata resa più dolce, come la vecchiaia se la passiamo in Italia 🙂

Si usa spesso in modo figurato anche quando si parla di “stile edulcorato“. Le persone che hanno uno stile edulcorato sono generalmente molto calme, e tutto sembra meno grave, più dolce, se detto da queste persone, che usano espressioni edulcorate, tranquillizzanti. Anche questo è un verbo che vi consiglio caldamente di utilizzare.

Posso usare edulcorare anche in un contesto negativo, come “occultare”, come “dichiarazione mendace” e come “falsa testimonianza”. Infatti anche edulcorare si usa spesso nelle aule di tribunale, quando un testimone può cercare di far sembrare qualcosa meno grave.  Il testimone può infatti “presentare una versione edulcorata dei fatti. I fatti, certi fatti, certi avvenimenti, certi accadimenti, vengono presentati in modo meno grave, in modo edulcorato: si presenta una versione edulcorata di alcuni fatti.

 

Per concludere c’è il verbo “sottacere“. L’ultimo verbo della lezione. Sottacere non ha nulla a che fare con i “sottaceti”, che sono delle verdure che si mettono in un contenitore con dell’aceto. I sottaceti si mangiano quindi. Sottacere invece è un verbo!

Qual è la caratteristica del verbo sottacere?

Anche sottacere, come edulcorare, è simile a “dire una mezza verità”, ed infatti contiene “tacere“, che vuol dire stare zitti, non parlare. Sottacere significa “non dire”, cioè omettere di dire, omettere di dire qualcosa in modo intenzionale. Quindi quando si omette di dire qualcosa, quando non si dice qualcosa di importante, si sta sottacendo, cioè si stanno omettendo fatti o circostanze particolari e rilevanti. Non si tratta di far sembrare migliore, come edulcorare, ma semplicemente di non dire qualcosa.

Quando si sottace, è come dire che si “passa sotto silenzio“. Infatti sottacere contiene tacere ma contiene anche “sotto”: sottacere = tacere sotto, nel senso di nascondere.

Cosa può essere sottaciuto?

Beh, posso fare alcuni esempi. Posso dire ad esempio che se parliamo di apprendimento della lingua italiana, non posso sottacere l’importanza della ripetizione dell’ascolto: prima regola d’oro: la ripetizione, cioè ascoltare più volte non può essere sottaciuto. Se lo sottacessi vi farei un torto e non sarei un buon professore di italiano.

Non posso neanche sottacervi che occorre anche praticare la lingua per imparare a comunicare in italiano. Se vi avessi sottaciuto questo non avrei creato dei gruppi su Whatsapp per parlare italiano. Non vi sottaccio neanche che questo episodio sta diventando un po’ troppo lungo (non ve lo sottaccio) e la vostra attenzione potrebbe calare.

Seppure ve lo avessi sottaciuto sarebbe stata comunque una bugia a fin di bene. A proposito, questa particolare categoria di bugie sono, appunto, a fin di bene, sono cioè finalizzate a far del bene (fin è l’abbreviazione di fine, cioè finalità, scopo, obiettivo). Non sempre quindi sottacere qualcosa può essere negativo, anche se c’è chi afferma che è sempre meglio essere sinceri. Io sono della teoria delle bugie a fin di bene.

Quindi facciamo un breve esercizio di ripetizione prima di lasciarvi.

agire sotto mentite spoglie

agire sotto mentite spoglie

nascondere la verità

mentire

dire bugie

menzogne

non dire menzogne!

menzognero

falsa testimonianza

dichiarazione mendace

sottacere

sottacere la verità

omettere

 

alterare la verità

dire una mezza verità

mascherare la verità

camuffare

raccontare storie

celare la verità

edulcorare

presentare una versione edulcorata dei fatti

..

dissimulare

 

maja verita
I verbi delle bugie. Immagine fornita da Maja (Polonia)

 

Questo episodio è terminato. Grazie a tutti e grazie ai donatori, ancora una volta, che aiutano Italiano Semplicemente. E’ grazie a loro che si sostiene Italiano Semplicemente e che tutti gli stranieri possano usufruire dei nostri podcast. La Germania ed il Brasile sono i paesi più generosi ma molte persone in molti paesi non hanno le possibilità tecniche (ed economiche) per donare. Fortunatamente però anche in questi paesi è possibile ascoltare gli episodi di Italiano Semplicemente.

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Ciao a tutti.

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