753 Il monito

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monito

Spessissimo in tv e alla radio si sente pronunciare il termine monito. Attenzione ho detto monito e non monitor.

Un monito è qualcosa di cui stare attenti.
Il monito è un serio avvertimento, un avvertimento molto importanze.
Il verbo da usare è lanciare: “lanciare un monito”
Lanciare un monito è un po’ come “dare un serio avvertimento“.

Ma chi è che lancia un monito? Chi può farlo?

Solitamente si tratta di importanti personaggi pubblici, come il Papa, un presidente della Repubblica, un’intera nazione se vogliamo, o comunque una persona molto importante.

Inoltre l’avvertimento riguarda qualcosa che potrebbe accadere, qualcosa di molto importante, che spesso non riguarda però qualcosa di personale della persona che lancia il monito. Si tratta in questi casi di qualcosa di esterno ma comunque è sempre qualcosa di potenzialmente pericoloso.
Potremmo chiamarlo anche un richiamo al dovere e alle proprie responsabilità (è più solenne che ammonimento, comunque ammonimento e monito si somigliano. Vedremo l’ammonimento in un altro episodio.
Spesso si legge o si ascolta:

Nonostante i continui, iterati moniti eccetera eccetera

Persiste nell’errore nonostante i numerosi moniti

I moniti della coscienza

Quel che è accaduto è un monito a non continuare in questa direzione;

Questo fatto o vi sia/serva di monito!

Anche un avvenimento, un accadimento può essere dunque un monito, non c’è bisogno che venga lanciato da qualcuno.
es:

1) Monito Usa alla Cina: “Il sostegno all’invasione avrà conseguenze”
2) Si parla della privatizzazione dell’acqua, arriva il monito dei Vescovi: “è un bene comune, non può essere assoggettato a logiche di mercato”
3) Il ministro delle pari opportunità lancia un monito: “Il Covid potrebbe allungare i tempi per raggiungere la parità di genere”

Anche una mamma può lanciare un monito rivolto ai propri figli, ma sembra un po’ esagerato. In questi casi meglio parlare di avvertimento, ma se vogliamo dare la sensazione di una cosa esagerata possiamo farlo ugualmente.

Ti avverto: non mi fate arrabbiare sennò non vi faccio uscire più il sabato sera!
Mamma, il tuo monito mi pare un po’ esagerato! Il sabato sera non si tocca!!

Poi notate che esiste il verbo avvertire, molto generico, ma seppure esista il verbo monitorare, non ha nulla a che vedere col monito perché monitorare significa seguire costantemente, controllare di continuo.

Adesso ripassiamo:

Danielle: infuria ancora la guerra in Ucraina. Ma in Russia si sta facendo di tutto per insabbiare la verità. Fortuna vuole che ogni tanto qualcuno ha il coraggio di dire la verità.

Irina: Averne di giornalisti come Marina Ovsyannikova.

Rafaela: uno sfogo che potrebbe costarle caro il suo, ma se altri seguiranno il suo esempio, non ci saranno santi e la verità verrà finalmente a galla.

Segue una spiegazione del ripasso

752 Le bugie

Le Bugie (scarica audio)

le bugie

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Cosa sono le bugie?

Una volta abbiamo parlato di tutti i modi per nascondere la verità, ma in quella occasione non abbiamo parlato esattamente delle bugie e di tutti i suoi sinonimi.

Allora lo facciamo oggi.

Una bugia, tecnicamente, è una falsa affermazione, raccontata o detta (potete scegliere il verbo da usare) per trarre altri in errore, o per ingannarli se preferite, solitamente a proprio vantaggio.

A proposito di falsità, esiste anche la falsa testimonianza che però è un cosa prettamente giuridico.

Una falsa testimonianza, anche detta dichiarazione mendace, è un vero e proprio reato. L’articolo 372 del codice penale afferma infatti che in un processo, quindi davanti ad un giudice, che rappresenta la giustizia italiana, chi afferma il falso o nega il vero, oppure se tace su ciò che sa riguardo a dei fatti accaduti, anche in parte, è punito con la reclusione, cioè con l’arresto, con la prigione, da due a sei anni.

Ma giustizia a parte, normalmente si parla di bugie.

Bugia è il termine più comune, più familiare, che usiamo sin da piccoli. Oggi vanno molto di moda le fake news (notizie false), ma restiamo sulla lingua italiana che è meglio.

Solitamente le cosiddette bugie non sono molto gravi, ma non è detto. Comunque è il termine più semplice da usare e sottolinea più degli altri la volontà di non dire la verità.

Molto spesso le bugie iniziano con “non“.

Non è vero!

Non ho rotto io il vetro con una pallonata!

Non sono stato io a mangiare la cioccolata!

Eccetera

Poi c’è la menzogna. Qui la situazione generalmente è molto più grave. Non solo c’è la volontà di nascondere la verità, ma c’è spesso una forte offesa, che minaccia la reputazione di una persona. Le menzogne infatti sono quasi sempre bugie che riguardano una persona e fanno del male a questa persona. Le conseguenze di una menzogna possono essere molto gravi.

Spesso vengono definite spudorate o pietose, per esaltare la cattiveria di chi le dice, o il male che provocano.

È un termine che si usa spesso in politica, quando un personaggio politico viene accusato, ingiustamente, secondo chi usa questo ternine, di aver fatto qualcosa di grave. Si usa anche nei film.

Menzogna viene da mentire.

Mentire significa non dire la verità, oppure dire bugie.

Menzogna ha un forte contenuto emotivo. Chi la usa si sente offeso e danneggiato.

Se il contesto è più leggero e informale si sente spesso parlare di balle. Anche le balle si usano spesso nei film.

Ti ha raccontato un sacco di balle!

Hai finito di dire balle?

Quante balle ho sentito sul mio conto!

Spesso si usa in modo secco, come esclamazione, quando si è arrabbiati:

Balle!

Es:

Il prezzo della benzina sta aumentando per effetto della guerra!

Risposta:

Balle ! È solo un modo per trarre profitto da questa situazione.

Se sono meno arrabbiato potrei usare il termine “frottole“. Questo è un termine che abbiamo già incontrato in episodio in cui l’oggetto era l’offesa, non la bugia.

In quell’episodio abbiamo visto anche termini come “cazzate”, più volgare e offensiva. Invece, delle cosiddette “stronzate” (abbastanza simile) abbiamo parlato come sinonimo di amenità.

Qui però siamo nell’ambito degli insulti. Se vogliamo insultare, le cazzate e le stronzate sono molto adatte (oltre che offensive) ma ugualmente adatte, sebbene meno volgari sono le fesserie, le stupidaggini e le sciocchezze. Anche questi tre termini sono stati meritevoli di un episodio passato.

Non è un caso che quando si voglia insultare esista spesso anche il termine analogo per definire la persona: stupido, fesso, sciocco, cazzaro eccetera.

Il fatto però che una bugia sia detta con la volontà di non dire la verità è molto importante.

Infatti le fesserie, le stupidaggini, le amenità, le cazzate e le sciocchezze, in genere non sono volontarie.

Lo stesso dicasi per le castronerie e gli spropositi, di cui abbiamo parlato in un altro episodio.

Le fandonie invece sono vere e proprie bugie, quindi c’è la volontà di non dire la verità. Spesso anche le fandonie sono rivolte a qualcuno, o per burla, cioè per prendere in giro, oppure per millanteria.

Ecco, le millanterie sono anche queste bugie, che però riguardano sé stessi.

Quando una persona dice una millanteria fa un’affermazione senza fondamento su sé stesso.

Esiste anche il verbo millantare, simile anch’esso a mentire, e riguarda appunto sé stessi, le proprie capacità e caratteristiche.

Millantare significa quindi vantare con molta esagerazione o addirittura, come detto, senza alcun fondamento, doti e capacità infondate.

La millanteria è dunque una bugia. Ovviamente il millantatore è un bugiardo.

Le frottole invece somigliano alle stronzate ma non è volgare e inoltre sono molto poco credibili.

Poi ci sono le cosiddette storie, che sono più elaborate delle semplici bugie.

Non raccontarmi storie, cosa hai fatto ieri notte? Perché non sei tornato a casa?

È un po’ come dire “non prendermi in giro”.

Le fandonie invece possono essere delle semplici bugie ma si usa questo termine anche per indicare bugie che sono state dette da qualcuno e che si sentono dire in giro.

Sì sentono molte fandonie sugli effetti negativi dei vaccini contro il covid.

Ci sono anche altri termini meno usati per le bugie: bubbole, fanfaluche, favole, panzane e baggianate. La loro caratteristica è sicuramente la poca credibilità.

Soprattutto in politica si usa spesso anche l’invenzione. Non si tratta però di una scoperta, come l’invenzione dell’elettricità. Si tratta di bugie.

Si sente spesso parlare di invenzioni della stampa di invenzioni della chiesa, o di invenzioni della propaganda:

Ronaldo alla Roma? Sicuramente questa è una invenzione della stampa!

Che il corona virus non esiste è un’invenzione dei no vax.

C’è anche chi ha il coraggio di dire che i campi di sterminio nazisti siano un’invenzione della propaganda.

Non è un caso che quando una persona dice una bugia, si dice spesso che si inventa delle storie, nel senso che cerca di giustificare un comportamento lavorando di fantasia, facendo apparire una logica inventando qualcosa di credibile.

Perché non sei venuto a casa ieri sera? Dove sei stato stanotte? Non ti inventare le solite panzane del lavoro! Non sono una stupida!

Adesso ripassiamo:

Ulrike: Buongiorno a tutto il cucuzzaro del gruppo WhatsApp dell’associazione italiano semplicemente. Avete sentito le ultime notizie? A detta di qualche giornale c’è un nutrito numero di russi che si sono dati alla fuga e lasciano la loro patria. Si parla centinaia di migliaia di persone dall’inizio della guerra fino ad oggi.

Albèric: Ma chissà se questo risponda al vero. C’è chi dice si tratti di panzane bell’e buone, ma forse c’è un fondamento di verità!

Peggy: Si dice che la verità stia sempre nel mezzo. Ha qualcosa in comune con mercoledì?

Irina: C’è poco da scherzare. Comunque, come si suol dire, le bugie hanno le gambe corte!

Segue una spiegazione del ripasso

n. 71 – DI BUONA LENA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Sapete cos’è la lena? Una parola che gli italiani usano solo in una frase. La frase è “di buona lena“.

Più raramente potreste ascoltare o leggere anche “riprender lena“.

Allora, la lena è il respiro, ma non si usa mai al posto della parola “respiro” e nessun italiano sa che significa respiro, fiato, vale a dire l’aria che esce dalla bocca quando si respira appunto: il fiato.

La lena indica un respiro particolare che ha a che fare soprattutto con lo sport. Riprendere la lena, o riprender lena, quindi indica la ripresa del respiro, ma si usa per indicare l’energia e la volontà di andare avanti.

Ad esempio quando un atleta riprende lena allora riprende le energie, riparte, ricomincia con vigore a correre, a pedalare, a nuotare eccetera.

La parola allenamento, cioè l’esercizio fisico di un atleta, contiene la parola lena non a caso.

Ma la frase di oggi è “di buona lena“, un’espressione che si usa quando un’attività (una qualsiasi, non solo sportiva) viene fatta ad un ritmo elevato, oppure con costanza, forza o volontà.

Dopo le ferie estive ho ripreso a lavorare di buona lena.

Possiamo anche dire “di gran lena”, o “di ottima lena”.

Vuol dire che lavoro molto, che produco, che vado ad un ritmo elevato.

Questa è la frase più utilizzata che contiene la parola lena, ma potete usarla anche in altri modi:

La speranza dà spesso nuova lena per andare avanti

Un allenare sportivo deve dare lena ai giocatori

Devi andar avanti con maggior lena

Ti è mancata la giusta lena per vincere

Anche un fiume può avere poca o tanta lena, nel senso che le correnti posso essere forti o deboli.

Ripasso espressioni precedenti

Questo è l’episodio n. 71 della rubrica “2 minuti con Italiano semplicemente”. Occorre mettersi di buona lena a ascoltare gli episodi passati. Altrimenti sarete presi alla sprovvista dagli esercizi di ripasso che si trovano alla fine di ogni episodio. È un percorso a tappe ma bon ci vorrà molto, appena un paio d’ore. Una volta rotti gli indugi raggiungerete l’obiettivo in men che non si dica.

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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

Il congiuntivo, come evitarlo?

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Buongiorno amici e benvenuti in questo nuovo episodio di Italiano Semplicemente, chi vi parla è Giovanni, il creatore del sito.

Oggi vi vorrei parlare del congiuntivo. Prendo spunto da una mail che mi è arrivata in cui mi veniva chiesto da Lya, dalla Danimarca, se, in certe frasi, si deve usare il congiuntivo oppure no. Il dubbio è sicuramente lecito, è comprensibile; non è facile a volte usare il congiuntivo.

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Bene, allora vorrei condividere con tutti voi questo argomento perché credo che l’uso del congiuntivo sia uno degli ostacoli su cui si imbattono tutti gli stranieri.

Allora oggi vediamo l’uso del congiuntivo e in particolare vedremo come evitare il congiuntivo. Questo è l’obiettivo di questo episodio.

Cosa voglio dire?

Voglio dire che si può evitare di usare il congiuntivo, se non siete sicuri che possa andar bene in alcune frasi, e questi suggerimenti che vi darò oggi vi aiuteranno, almeno lo spero, a capire anche come usarlo oltre che come evitarlo.

È un modo alternativo di approcciare un argomento, e vedere un’altra faccia di un argomento credo possa aiutare a capirlo meglio.

Abbiamo già affrontato l’argomento del congiuntivo già in altri due episodi di Italiano Semplicemente. La prima volta quando parlavamo di tutti i modi di dire “se”: se, qualora, putacaso eccetera, quando si parla insomma di una possibilità probabile.

La seconda ne abbiamo parlato quando abbiamo affrontato la questione della concordanza dei tempi.

In questo episodio invece lo facciamo con un obiettivo particolare: cercare di evitare il congiuntivo. È possibile?

Sappiamo che quando la persona che parla presenta un fatto che per lui è certo e reale usa il modo indicativo, se invece esprime un dubbio, un’ipotesi, una possibilità eventuale o anche un desiderio, o una volontà, usa invece il modo congiuntivo, che quindi è il modo che si usa per esprimere possibilità, soggettività e incertezza. Non si tratta di un fatto certo, ma c’è il dubbio, una incertezza, una possibilità.

Sappiamo anche che, perché lo abbiamo visto nell’articolo della concordanza dei tempi, dove c’è un congiuntivo solitamente nella frase ci sono due verbi, e quello che va al congiuntivo è il secondo dei due verbi. Il primo è il verbo principale, che sta nella prima parte della frase; il secondo, quello che ci interessa, sta nella seconda parte, subordinata alla prima, cioè che dipende dalla prima.

Bene, vediamo alcune frasi, partiamo cioè da alcuni esempi con delle frasi in cui usiamo il congiuntivo e vediamo, per ogni frase, come evitare il congiuntivo, come possiamo fare per dire la stessa cosa ma senza usare il modo congiuntivo, se non siamo sicuri.

Prima frase: Siamo ad un matrimonio, e volete fare gli auguri agli sposi. In questi casi, nei casi di un augurio o un desiderio, è facile usare il congiuntivo, perché fare gli auguri a qualcuno significa augurare che accada qualcosa nel futuro, qualcosa di positivo. È un desiderio quindi. Potete ad esempio dire

Mi auguro che possiate vivere sempre felici.

oppure:

Mi auguro che siate felici per sempre.

La persona che parla, in queste due frasi, usa il congiuntivo dei verbi potere e essere (possiate, siate), e, rivolgendosi direttamente agli sposi, si augura che, gli sposi, possano essere sempre felici, per tutta la vita: mi auguro che (voi) possiate essere felici, o che siate felici.

Allora, un trucco, per evitare il congiuntivo, se non siete sicuri che sia la forma giusta da usare, è non usare il secondo verbo. Evitate il secondo verbo. Questo significa che, ad esempio con gli sposi potete riferirvi direttamente alla “vita felice”, quindi potete dire:

Vi auguro la migliore delle vite insieme

Vi auguro una vita bellissima

Vi auguro un futuro radioso

Vi auguro una vita eccezionale

E via dicendo. Evitate il verbo, il secondo verbo. In fondo per evitare il secondo verbo basta evitare la parolina “che”. Se pronunciate “che” (vi auguro che…) siete fregati: dovete usare il secondo verbo, col rischio che potreste sbagliarvi.

Non dovete quindi usare la frase subordinata, cioè il secondo verbo, perché se usate il secondo verbo si deve usare il congiuntivo. Dopo la frase principale ci va una frase senza il verbo.

Notate inoltre che in teoria c’è un secondo modo per fare un augurio; potete infatti anche dire:

Siate felici per sempre!

Abbiate la miglior vita insieme!

Possiate essere felici per il resto della vostra vita!

In questo caso la frase inizia subito col congiuntivo. Cosa cambia rispetto a prima?

Manca “mi auguro che”. Si tratta in realtà sempre dello stesso augurio, ma non c’è la frase principale (mi auguro che, spero, vi auguro, spero, vorrei, eccetera).

In questo caso siamo di fronte ad una frase che possiamo chiamare “indipendente”, che è ugualmente corretta e si usa frequentemente in italiano. Si chiama indipendente perché non c’è la frase principale e quindi l’unica frase presente non possiamo chiamarla “subordinata”. Non c’è più la subordinazione, cioè la dipendenza, della frase subordinata da quella principale. Se non c’è subordinazione è chiaro che c’è indipendenza: mancanza di dipendenza.

In questi casi evitare il congiuntivo può sembrare più complicato. Infatti in questi casi è necessario cambiare la frase. Manca la frse principale, quindi una possibilità è inserire nuovamente la frase principale. Quindi:

Mi auguro, mi piacerebbe, mi farebbe piacere, vorrei, eccetera. E poi?

Poi dovete fare come prima, cioè evitare il verbo, evitare il secondo verbo presente nella frase, perché se inserite un secondo verbo dovete usare il congiuntivo. Come prima quindi:

Vi auguro la migliore delle vite insieme, una vita bellissima, un futuro radioso, una vita eccezionale.

Vediamo un secondo esempio:

Non ho ancora capito il congiuntivo: che io debba preoccuparmi?

Questa è la frase: Non ho ancora capito il congiuntivo: che io debba preoccuparmi?

Oppure:

Non ho ancora capito il congiuntivo: che sia il caso di preoccuparsi?

In questo caso chi parla ha un dubbio. Chi parla dice di non aver ancora capito l’uso del congiuntivo ed allora aggiunge: che io debba preoccuparmi? Che sia il caso di preoccuparsi?

Anche questa non è una frase subordinata ma è una frase indipendente. Non c’è quindi una frase principale. Un dubbio quindi è come un augurio. Potete esprimerlo anche senza frase principale.

C’è solamente una frase, che è indipendente. Come facciamo? Beh, come prima, dovete reintrodurre, reinserire, inserire nuovamente la frase principale. Se non mettete la frase principale non potete evitare il congiuntivo. Quindi:

Che io debba preoccuparmi? Questa frase equivale a:

Credete che io debba preoccuparmi?

Pensate sia il caso di preoccuparsi?

Queste sono due frasi equivalenti dove c’è però la frase principale: credete che, pensate che…

Ancora una volta quindi, anche se la frase principale non c’è, potete evitare il verbo al congiuntivo:

Che io debba preoccuparmi? equivale come appena detto a “Credete che io debba preoccuparmi?

Bene, in questa frase è difficile fare ciò che abbiamo fatto prima, cioè evitare il secondo verbo, non scrivendo la congiunzione “che”. Dopo la parola “credete” difficile non inserire “che”.

Allora vi propongo un seocndo trucco.

La frase può diventare ad esempio la seguente:

Che ne dite? La situazione è preoccupante? Mi devo preoccupare?

Quindi qual è il trucco stavolta?

Il trucco è fare due domande e non una. Spezzare Così potete parlare sempre al presente o al futuro, o al condizionale.

Anziché dire:

Pensate che la situazione sia preoccupante?

Potete dire

Che ne dite? La situazione è preoccupante?

Che ne dite? Mi dovrò preoccupare?

Che ne dite? Dovrei preoccuparmi?

In questo modo avete spezzato la frase in due frasi separate. Due domande separate.

Se invece Cominciate con Credi o credete, dovete aggiungere “che”, e questo significa usare il congiuntivo: Credi che, pensi che, dovete per forza usare il congiuntivo, perché la congiunzione “CHE” è appunto una congiunzione, che congiunge, unisce due frasi. Dovete invece separare le due frasi. Fare due domande e non una sola.

Vediamo un terzo esempio:

Abbiamo visto come esprimere prima un desiderio, un augurio, e poi dubbio. Ora vediamo cosa succede quando facciamo una richiesta, un’esortazione o un invito, un invito a fare qualcosa. Ad esempio. Se volete dire a un collega, o ad un cliente, dandogli del lei, di avere pazienza, che deve avere pazienza, solitamente si dice:

Abbia pazienza! Abbia un po’ di pazienza!

Questo è un invito. Si invita una persona ad avere pazienza. La frase inizia subito con un congiuntivo: abbia pazienza!

Beh, in questo caso è abbastanza semplice non usare il congiuntivo: l’invito diventa “Lei deve avere pazienza!

Facile quindi evitare il congiuntivo nel caso di un invito.

Facciamo un altro esempio di invito:

Vada via!

Oppure:

Se ne vada subito!

Oppure:

Esca immediatamente da questa stanza!

Anche qui si tratta di inviti: si invita la persona ad uscire, ad andarsene da un luogo, come una stanza.

Anche qui è abbastanza facile: è sufficiente inserire il soggetto nella frase:

Lei deve andare via! Lei deve lasciare subito questo posto!

Inserite il soggetto quindi; rivolgetevi alla persona dicendo “lei”. Sapere bene che sono molte le situazioni e i modi diversi di usare il congiuntivo.

Abbiamo quindi visto tre modi diversi di evitare il congiuntivo:

1) Nel caso di augurio evitare il secondo verbo;

2) Nel caso di dubbio spezzare la frase;

3) Nel caso di invito inserire “lei” davanti alla frase.

Non è facile riuscire a comprendere tutti i casi in cui si usa il congiuntivo, ma abbiamo detto il congiuntivo si usa nelle situazioni in cui non c’è certezza, e infatti per esprimere i dubbi si può usare il congiuntivo. Lo stesso come si è visto vale per gli auguri. In entrambi i casi non sappiamo cosa avverrà: “mi auguro che tu sia felice”, “spero che tu sia felice”. Non so se sei felice, io me lo auguro ma non lo so. Lo stesso per i dubbi: spero che tu sia felice esprime un dubbio oltre che un augurio.

Sapete poi che il congiuntivo si usa non con tutti i verbi ma come regola si tratta sempre di verbi adatti per i dubbi, gli auguri, le volontà, i desideri, insomma tutte le situazioni in cui non c’è certezza: credere, pensare, temere, sperare, desiderare, preferire, dubitare, sembrare eccetera. In tutti questi casi, sono moltissimi, si può usare il congiuntivo. Si dice che questi verbi “reggono” il congiuntivo. Ciò significa che possiamo usare il congiuntivo, ma significa che possiamo anche evitarlo, se vogliamo, ma nel modo giusto.

Spesso la scelta di usare il congiuntivo è legato a quello che noi vogliamo evidenziare nella frase.

Non per forza dobbiamo usarlo. A volte basta semplicemente lasciare la frase uguale e cambiare solo il modo del verbo.

A volte infatti preferiamo dare l’accento alla possibilità, all’eventualità, ed allora usiamo il congiuntivo. Ma non siamo quindi obbligati.

Ad esempio se tu mi chiedi: è possibile imparare una lingua senza studiare la grammatica?

Io potrei rispondere con:

Non so se è possibile;

Oppure con:

Non so se sia possibile.

Potete usare entrambi le forme, l’indicativo o il congiuntivo, si tratta si una scelta più che altro di stile, più o meno formale.

Oppure, la frase:

Non so se può andar bene così, professore.

Che potete anche dire usando il congiuntivo:

Non so se possa andar bene così, professore.

Vanno bene entrambe le frasi, e la seconda, quella col congiuntivo, ha un significato più incerto, ipotetico, come se chi parla non fosse così sicura di quello che dice.

Quindi se volete sembrare più sicuri di voi, sicuri di quello che state dicendo, evitate il congiuntivo: “non so se può andar bene, professore”.

In fondo gli italiani, soprattutto coloro che devono essere credibili, quelli che vogliono convincere gli altri, come ad esempio i politici, cercano di evitare il congiuntivo quando possono, per non sembrare incerti, dubbiosi. Loro devono sembrare sicuri di sé. Spesso fanno anche errori però.

Analogamente:

“Non so se va bene”, e “non so se vada bene” sono entrambe forme corrette.

“Non so se è possibile” è ugualmente equivalente a “non so se sia possibile”.

A volte quindi potete semplicemente evitare il congiuntivo, lasciare la frase così com’è, identica a prima, e mettere l’indicativo al posto del congiuntivo.

Questo quindi è il quarto caso diverso che vi ho presentato: cambiare solamente il verbo e usare l’indicativo.

Vediamo un quinto caso, simile al precedente: Quello che cambia è che ci sono due congiuntivi in una sola frase.

Delle volte infatti ci possono essere più congiuntivi in una frase. Ad esempio:

Non so se esistano persone che abbiano paura di parlare in italiano.

In questo esempio ci sono quindi due congiuntivi: esistano e abbiano

Oppure:

Mi chiedo se ci siano al mondo persone che abbiano paura di parlare in italiano.

Lo stesso. Due congiuntivi; siano e abbiano.

Anche in questo caso si hanno dei dubbi: non so se, mi chiedo se …

In queste frasi in realtà, come prima, non è corretto o scorretto usare due volte il congiuntivo. Tra le due frasi c’è la congiunzione “che” a fare da spartiacque, la congiunzione “che” quindi separa le due frasi, e possiamo usare il congiuntivo in entrambe le frasi, oppure solamente nella prima frase.

Quindi:

Mi chiedo se ci siano al mondo persone che hanno paura di parlare in italiano.

È equivalente a:

Mi chiedo se ci siano al mondo persone che abbiano paura di parlare in italiano.

Analogamente, cambiando frase:

Non so se esistano persone che hanno paura di parlare in italiano.

È equivalente a:

Non so se esistano persone che abbiano paura di parlare in italiano.

Se usiamo due congiuntivi diamo più enfasi all’eventualità, alla mancanza di certezza, ma le frasi sono entrambe corrette. Fate attenzione alla congiunzione “che”.

La congiunzione “che” ci aiuta a capire quindi.

Ma potrebbe anche darsi che nella frase la congiunzione “che” appaia due volte.

Questo è il sesto caso che vi presento oggi.

Ad esempio:

Sono convinto che la lingua italiana abbia alcune caratteristiche che la rendono migliore delle altre.

In questo caso abbiamo due volte “che” (che la lingua italiana abbia) e (caratteristiche che la rendono migliore…).

In questi casi, una volta usato il congiuntivo la prima volta, la seconda volta, cioè dopo il secondo “che”, si deve usare l’indicativo: “che la rendono” e non “che la rendano”.

Non è corretto quindi dire:

Credo che la lingua italiana abbia delle caratteristiche che la rendano migliore delle altre

Ma devo dire: “che la rendono migliore delle altre”.

Vediamo altre frasi simili:

– Penso che tu debba frequentare persone che ti stimano;

– Non credo che Giovanni abbia dei genitori che lo odiano;

– Non credo che Marco debba fare le cose che vogliono i suoi amici.

Naturalmente è importante dire ancora una volta che il congiuntivo è “retto” solamente da alcuni e non da tutti i verbi, quindi in ogni caso si può usare solamente con i verbi che “reggono” il congiuntivo..

Quindi quando dico di prestare attenzione alla congiunzione “che”, questo vale quando ci sono i verbi giusti.

Ad esempio:

– Penso che tu debba frequentare persone che ti stimano;

Abbiamo detto poco fa che in questa frase il primo verbo va al congiuntivo (debba) e poi stimare si deve usare all’indicativo. Ci sono due “che”

Questo discorso va bene, è corretto, perché “pensare” è un verbo di opinione, che “regge” quindi il congiuntivo, come anche credere, ritenere, supporre, o avere l’impressione.

Se cambio la frase invece e uso un verbo diverso, non di opinione, come ad esempio il verbo “dire” cambia tutto:

Io dico che tu devi frequentare persone che ti stimano.

Oppure:

Io direi che tu dovresti frequentare persone che ti stimano.

Il verbo dire non fa parte dei verbi che “reggono” il congiuntivo, quindi non si deve usare il congiuntivo.

Vediamo adesso un altro modo, il settimo, di sostituire e così evitare il congiuntivo.

Un modo particolare di usare il congiuntivo è nelle frasi in cui si vuole esprimere una conseguenza.

Ad esempio:

Studio l’italiano affinché possa riuscire a parlarlo correttamente

Quindi studio l’italiano in modo tale che io riesca, che io possa riuscire a parlare correttamente l’italiano come conseguenza. Prima lo studio, poi lo parlo.

Un altro esempio:

Faccio la dieta cosicché possa riuscire a dimagrire

Il dimagrimento è una conseguenza della dieta.

Vi faccio molti esempi affinché voi possiate capire bene.

Il fatto che voi capirete bene è una conseguenza del fatto che io vi faccio molti esempi.

In questi casi, se vogliamo evitare il congiuntivo, è sufficiente agire sulla parola “cosicché” o “affinché”, usando al loro posto, un sinonimo, una frase equivalente che permetta di usare l’indicativo, o il futuro, o il condizionale eccetera. Spesso è necessario spezzare, dividere la frase in due frasi.

Ad esempio:

Studio l’italiano affinché possa riuscire a parlarlo.

diventa:

Studio l’italiano in modo da poter riuscire a parlarlo. Non c’è il congiuntivo qui.

Studio l’italiano perché così potrò riuscire a parlarlo.

Studio l’italiano così riuscirò un giorno a parlarlo.

Studio l’italiano. In questo modo riuscirò un giorno a parlarlo. Qui uso due frasi.

Studio l’italiano al fine di poterlo parlare un giorno.

Studio l’italiano con l’obiettivo di pararlo un giorno.

Studio l’italiano per poterlo parlare un giorno.

Oppure:

Faccio la dieta cosicché possa riuscire a dimagrire

diventa:

Faccio la dieta in modo da poter dimagrire;

Faccio la dieta perché così potrò dimagrire;

Faccio la dieta così riuscirò a dimagrire;

Faccio la dieta. In questo modo riuscirò a dimagrire;

Faccio la dieta al fine di dimagrire;

Faccio la dieta con l’obiettivo di dimagrire;

Faccio la dieta per poter dimagrire;

Vediamo il terzo esempio:

Vi faccio molti esempi affinché voi possiate capire bene.

diventa:

Vi faccio molti esempi con l’obiettivo di farvi capire bene.

Vi faccio molti esempi. In questo modo capirete bene.

Vi faccio molti esempi. L’obiettivo è infatti quello di farvi capire bene.

Vi faccio molti esempi. Così sicuramente capirete bene.

Vi faccio molti esempi. Così facendo capirete bene.

Vi faccio molti esempi. La speranza è che in questo modo riuscirete a capire bene.

Vediamo altri esempi per fare pratica:

– Dovete allungare le gambe, così che i muscoli non siano più tesi ma siano rilassati.

può diventare:

Dovete allungare le gambe, e vedrete che i muscoli non saranno più tesi ma saranno rilassati.

– Dovete respirare profondamente in modo che il ritmo cardiaco rallenti,

Dovete respirare profondamente. In questo modo vedrete che il ritmo cardiaco rallenterà.

– Dovete seguire le mie istruzioni, così che possiate massimizzare i benefici dello yoga.

Dovete seguire le mie istruzioni. Come risultato massimizzerete i benefici dello yoga.

Dovete mangiare in modo adeguato, in modo che il vostro corpo sia nelle condizioni migliori dal punto di vista metabolico.

Dovete mangiare in modo adeguato, così il vostro corpo sarà nelle condizioni migliori dal punto di vista metabolico.

Bene ragazzi, abbiamo terminato, spero di non avervi confuso le idee. Probabilmente non ho esaurito tutte le possibilità dell’uso del congiuntivo ma spero di avervi dato alcune idee e alcuni suggerimenti utili per usarlo correttamente e per, in caso di dubbio, riuscire ad evitarlo.

Abbiamo visto sette casi diversi di usare e di evitare il congiuntivo. Vi consiglio di ripetere l’ascolto per esercitare l’ascolto. Non preoccupatevi di memorizzare i sette casi che vi ho mostrato. Quello che conta, come sapete è l’ascolto ripetuto e che voi comprendiate quello che ho detto e scritto. Ricordatevi le sette regole d’oro di Italiano Semplicemente. Non dovete stressarvi.

Un saluto a tutti da Giovanni e grazie a tutti i donatori che fanno vivere Italiano Semplicemente, coloro che così ci danno una mano e in questo modo riusciamo ad aiutare tanti stranieri che hanno problemi con la lingua italiana.

Un abbraccio.