Pendere dalle labbra (ep. 1057)

Pendere dalle labbra

Audio MP3 disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ACCEDIENTRA NELL’ASSOCIAZIONE)

Trascrizione

Pendere dalle labbra di una persona è un’espressione idiomatica che significa essere estremamente interessati a ciò che qualcuno sta dicendo, essere completamente concentrati e desiderosi di ascoltare ogni parola che esce dalla sua bocca.

Ora, analizziamo le singole parole che compongono questa espressione:

Pendere significa essere sospesi o appesi, a volte in modo precario. In questo contesto, suggerisce che qualcosa (il nostro interesse o attenzione) è in bilico e dipende da qualcos’altro per essere mantenuto in equilibrio. Precisamente dipende dalle parole che pronuncerà questa persona.

Dalle” è la preposizione articolata “da” seguita dall’articolo determinativo “le”. Qui indica la direzione o l’origine di qualcosa. Nel contesto dell’espressione, si riferisce al punto di provenienza delle parole che stiamo ascoltando.

Le labbra invece sono le parti carnose che formano il confine esterno della bocca umana e sono coinvolte nella produzione dei suoni del linguaggio umano.

Nel contesto dell’espressione, rappresenta il punto da cui escono le parole che stiamo ascoltando.

Di chi sono le labbra da cui pende qualcuno? Può essere qualunque persona, dalla quale siamo molto interessati a sentire ciò che sta dicendo.

L’espressione crea un’immagine metaforica: qualcuno che resta sospeso o appeso alle parole che escono dalla bocca di una persona, sottolineando un forte interesse e attenzione verso ciò che viene comunicato.

Si usa spesso in modo ironico oppure per prendere in giro qualcuno, o perché non riesce a attirare l’attenzione perché non sa parlare oppure perché viene ammaliata da qualcuno, viene sottomessa, viene soggiogata, quasi stregata da una persona, o resta a bocca aperta ascoltando una persona che non lo merita.

Es: se qualcuno sta raccontando qualcosa di noioso o poco interessante, potresti dire ironicamente:

Oh, sì, sono letteralmente appeso alle tue labbra.

Oppure:

pendiamo tutti dalle tue labbra!

In questo caso, sto usando l’espressione per sottolineare il fatto che sto ascoltando, ma in realtà sono annoiato o poco interessato a ciò che viene detto.

Un altro esempio: durante una riunione di lavoro, il capo inizia a parlare e uno dei dipendenti, potrebbe dire con sarcasmo:

Guarda il dottor Rossi, sembra sospeso letteralmente dalle labbra del capo. Ogni sua parola è un’illuminazione.

In questo caso, l’uso dell’espressione sottolinea l’atteggiamento ipocrita e l’ostentata deferenza del dipendente nei confronti del capo.

Ho detto: ostentata deferenza del dipendente nei confronti del capo.

Ostentare” significa mostrare in modo esagerato o eccessivo, mentre “deferenza” si riferisce al rispetto o alla riverenza mostrata verso qualcuno, in particolare verso una figura di autorità o un superiore. Quindi, l'”ostentata deferenza” si riferisce a un comportamento in cui il rispetto verso il capo viene mostrato in modo esagerato o evidente.

Ad ogni modo, come ho detto, l’uso ironico o critico, come negli esempi fatti, è molto frequente quando si usa questa espressione, che però possiamo usare anche seriamente, per sottolineare le capacità e il fascino di un intellettuale che quando parla pendono tutti dalle sue labbra. Tutti ascoltano con attenzione, affascinati dal suo modo di parlare.

Es: Alla conferenza, Giovanni si levò in piedi e cominciò a parlare con tale eloquenza e profondità di pensiero che tutti in sala rimasero incantati. Le sue parole fluivano con grazia e chiarezza, e il suo fascino naturale catturava l’attenzione di ogni persona presente. Ogni sguardo era puntato su di lui, e tutti pendevano letteralmente dalle sue labbra, rapiti dalla sua capacità di comunicare in modo coinvolgente e persuasivo.

Quel Giovanni, purtroppo, non ero io. 🙂

Adesso ripassiamo? Che ne dite? Chiedo ai membri dell’associazione di dire ciò che pensano degli intellettuali.

– – – –

Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Camille: Molto spesso, quando sentivo parlare di un individuo definito intellettuale, avevo un giudizio negativo, ero prevenuto nei confronti di questa persona. Le associavo a coloro che, di solito, forniscono risposte elaborate a domande semplici. A volte avevo anche ragione, altre invece era solo un mio pregiudizio.

Khaled: io con gli anta ho imparato a tollerare e rispettare tutte le opinioni, anche quelle che non condivido. Che poi ti imbatti in falsi intellettuali e devi fare l’indiano e fingere di non capire per non passare per maleducato è un’altra storia!

Marcelo: studiare è appagante, questo è fuor di dubbio, ma la categoria non gode di ottima reputazione. Potrei fare alcuni nomi emblematici a riguardo, ma meglio evitare querele.

Giovanni: scusate, sono sempre io. Devo aggiungere un’ultima cosa importante. Nell’episodio ho parlato sia del verbo pendere che del verbo appendere. Però potrei anche usare appendere. In che modo? Sostituendo pendere con appendere? La Risposta è no.
Non si può dire infatti “appendo dalle tue labbra”, ma se si vuole usare il verbo appendere , bisogna dire “sono appeso alle tue labbra”, che esprime lo stesso significato di “pendo dalle tue labbra”. Questo perché appendere esprime l’azione di prendere qualcosa e attaccarla in alto, come quando si appende una giacca.

Io appendo la giacca, tu appendi la giacca eccetera.
Invece “pendere” è un verbo che esprime il fatto di stare appesi, di trovarsi appesi, di essere appesi a qualcosa.

Io sono appeso alle tue labbra

Tu sei appeso alle mie labbra. Eccetera. Fine del chiarimento.

Va tutto bene madama la marchesa – POLITICA ITALIANA (Ep. n. 42)

Va tutto bene madama la marchesa (scarica audio)

Trascrizione

Bentornati nella rubrica di Italiano semplicemente dedicata al linguaggio della politica.

Una simpatica espressione di cui voglio parlarvi è “Va tutto bene madama la marchesa“.

Questa espressione è usata in modo ironico per indicare che le cose non vanno affatto bene, anche se apparentemente sembra tutto sotto controllo. È un modo sarcastico per sottolineare una situazione in realtà problematica o complessa.

Questa espressione evidenzia il comportamento di minimizzare o sdrammatizzare situazioni difficili o drammatiche.

L’origine risale a una canzone francese. In italiano infatti si dovrebbe dire “va tutto bene signora marchesa”, ma in questo modo è sicuramente più originale.

In pratica la storia è questa: il marito della marchesa si era suicidato. Una Tragedia! Oltretutto era scoppiato un incendio nel palazzo ed è morto anche un cavallo.

Il servitore, cioè il maggiordomo della marchesa doveva rassicurarla. Così, nonostante la gravità degli eventi, viene tranquillizzata in modo eccessivamente ottimista e superficiale dal servitore.

Si sottolinea così ironicamente il tentativo di minimizzare una situazione disastrosa.

L’espressione “va tutto bene madama la marchesa” si usa spesso parlando di politica, poiché i governanti cercano sempre di dire che va sempre tutto bene, che non ci sono gravi problemi nel paese, così, chi invece sta all’opposizione commenta spesso dicendo:

Smettiamola di dire va tutto bene madama la marchesa, perché non va bene proprio niente in Italia!

Teoricamente si può usare anche al di fuori dell’ambito politico, ma bisogna trovare un’occasione in cui ci sia una sdrammatizzazione da parte di qualcuno oppure semplicemente si tratta di fare ironia su un fatto accaduto.

Es:

Oggi è stata una giornata Tranquilla: Abbiamo solo perso il treno, perso le valigie e piove a dirotto. Insomma, va tutto bene madama la marchesa!

Qui si evidenzia in modo ironico che è stata una giornata di… vabbè avete capito…

Ci vediamo al prossimo episodio di italiano semplicemente dedicato al linguaggio della politica.

Ho già dato (ep. 1007)

Ho già dato

DURATA MP3: 10 min. circa

Descrizione: benvenuti nell’episodio numero 1007 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente.

Ho già dato” è un’espressione tipica del linguaggio informale, spesso usata in senso ironico, con la quale si vuole rappresentare di aver già vissuto una determinata esperienza.

Proponiamo anche una serie di esercizi per testare il grado di comprensione di questo episodio.

A partire dal numero 1001, gli episodi di questa rubrica sono solamente per i membri dell’associazione.

Le frasi di ripasso degli episodi precedenti, che si trovano alla fine dell’episodio, sono state registrate da Marcelo (Argentina 🇦🇷) e Zhao Junna (Cina 🇨🇳)

Se volete, Saremo felici di avervi tra noi. Guardate tutti i vantaggi sulla pagina dell’associazione.

ENTRAADERISCI

boy in red polo shirt wearing face mask
Photo by Josue Ladoo Pelegrin on Pexels.com

740 Non mi dirai che…

Non mi dirai che… (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: dopo aver visto la locuzione “mi dirai che“, oggi aggiungiamo un “non” all’inizio.

Ciò che otteniamo è un’altra tipica locuzione che però non rappresenta la semplice negazione di “mi dirai che“.

Sarebbe troppo facile!

Quella di oggi è più semplice da capire e da usare, in quanto esprime meraviglia, curiosità ed allo stesso tempo si esprime qualcosa che si è intuito e che potrebbe risultare vero.

Può trattarsi sia di qualcosa di positivo che di negativo.

Es:

Non mi direte che pensavate che aggiungere “non” a una frase servisse solo per esprimere una negazione?

In senso letterale è così, ma purtroppo o per fortuna non lo è mai.

Vediamo qualche esempio:

Entro in casa e vedo mia figlia che ascolta Beethoven. Le dico subito:

Non mi dirai che ti piace la musica classica!

C’è meraviglia, curiosità. È comunque una domanda che richiede una risposta:

Perché, che c’è di strano?

Questa potrebbe essere la risposta di mia figlia di fronte allo stupore mostrato da me.

Un po’ irritata come risposta?

Può darsi.

In effetti la mia domanda può provocare una reazione irritata.

Non è detto, ma a volte è così, perché spesso c’è ironia in questa locuzione, e questa ironia potrebbe derivare da una contraddizione da cui deriva la meraviglia.

Nell’esempio che vi ho fatto, potrebbe essere accaduto che in passato mia figlia non abbia mai mostrato apprezzamento per la musica classica o che addirittura l’abbia criticata. Questa potrebbe essere la contraddizione di cui parlavo, in questo caso.

A volte non si usa il futuro, ma non cambia nulla se uso la forma presente:

Non mi dire che ti piace la musica classica!

Un altro esempio:

Vedo una mia amica dopo tanto tempo e noto che ha un po’ di pancetta. Meravigliato e incuriosito le dico:

Ciao Emanuela, non mi dirai che sei incinta!

Spesso è qualcosa che non ci si augura, perché per chi parla non sarebbe una cosa positiva se confermata.

Es:

Sento un mio amico per telefono e mi dice che ha qualche problema al lavoro per via del green pass. Io subito gli chiedo:

Non mi dirai che sei un no-vax!

Il mio amico potrebbe irritarsi per la mia meraviglia e ironia. Ha anche intuito che io invece sono favorevole ai vaccini.

Potrebbe rispondermi:

E tu, non mi dirai che sei a favore!

Questa locuzione si usa sempre in questo modo, tranne quando è preceduta dal termine “fino” o “finché”

Non ti parlerò più fino a quando non mi dirai che hai sbagliato!

Io avrò speranza di stare con te fino a quando non mi dirai che è finita per sempre!

Starai in punizione fino a quando non mi dirai che sei pentito!

In questi casi si parla di qualcosa che continuerà fino ad un momento preciso, ossia fino a quando io non sentirò dalle tue parole che hai sbagliato (1° esempio), o che sei pentito (3° esempio), o che è finita per sempre (2° esempio).

Un non madrelingua può trovare strano l’uso della negazione “non” in questi casi.

La questione credo meriti di essere trattata in un prossimo episodio.

Spiegazione odierna terminata.

Adesso ripassiamo. Non mi direte che vi eravate dimenticati del ripasso!

Irina: ci penso io a iniziare questo ripasso, non scomodatevi; non fosse altro che per mettermi alla prova con qualche espressione che mi dà molto filo da torcere. Se poi qualcuno vuole aggiungere qualcosa è benaccetto, sempre che non abbiate paura di sbagliare!

Harjit: ok, raccolgo volentieri la provocazione. Per quanto mi senta abbastanza sicura di ciò che sto dicendo, ciò non toglie che una castroneria da parte mia può sempre scapparci!

Albéric: castroneria dici Harjit? Invece la sai lunga tu! Sai anche come suscitare l’interesse per l’apprendimento dell’italiano! Poi non potrei mai dire che dici castronerie. Resti pur sempre un’amica e non ti offenderei mai. Poi lo so che lo fai per il meglio di tutti noi!

Ulrike: È risaputo, Albéric, che Harjit è particolarmente portata per buttare giù in men che non si dica una frase di ripasso tanto concisa quanto divertente. Vai a capire come le vengono queste idee estemporanee. Io invece devo sempre scervellarmi di brutto per poi uscirmene con una frasina poco edificante. Tra l’altro spesso non trovo mai un modo molto ortodosso per terminare un ripasso.

682 Una domanda di riserva

Una domanda di riserva (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi, in questo episodio della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente vediamo il termine riserva.

Ampiamente utilizzato nella lingua italiana, quella di tutti i giorni, ma in generale sia nella lingua formale che informale.

La riserva esprime un concetto semplice: qualcosa che potrebbe servire, che potrebbe essere utile per diversi motivi, ma che inizialmente non viene utilizzato. Si utilizza solamente in caso di necessità.

Questo è il significato principale, poi ce ne sono alcuni particolari che appartengono a usi specifici.

Ma vediamo invece l’uso di cui vi ho parlato.

Nello sport, la riserva è costituita da ciascuno degli atleti che partecipano a gare e campionati solo in caso di indisponibilità di un titolare.

Quindi ad esempio nel calcio la riserva è fatta da calciatori che entrano e giocano solo se l’allenatore decide sia il caso. Si chiama più comunemente “panchina” in questo caso, perché questi calciatori stanno seduti in attesa di entrare in campo.

Anche nel linguaggio militare, la riserva è l’insieme delle persone che potrebbero partecipare ad una eventuale guerra ma che in questo momento non sono militari, ma persone normali. Non si sa mai!

In macchina invece “stare/trovarsi in riserva” indica che abbiamo poco carburante a disposizione, quindi si accende la spia rossa della riserva, il che significa che dobbiamo fare rifornimento al più presto altrimenti resteremo senza carburante.

Allora adesso passiamo alla “domanda di riserva” che dà il titolo all’episodio di oggi.

Una espressione che si utilizza in caso di necessità.

Ma quale sarebbe questa necessità?

Si tratta in realtà di una espressione scherzosa, che si usa normalmente quando c’è una domanda scomoda, o difficile, alla quale non vogliamo rispondere o preferiremmo non rispondere.

Una domanda si dice “scomoda” quando reca disagio, o imbarazzo o disturbo.

La domanda potrebbe anche essere compromettente, cioè impegnativa, ma nel senso che rispondendo a questa domanda potrebbe derivare un certo rischio o danno, specie per la reputazione di chi risponde. Tipo:

Ma lei ha mai avuto a che fare, nella sua vita, con la mafia?

Oppure:

Hai qualche strana fantasia sessuale?

Sei mai stato infedele?

Si può semplicemente non rispondere a domande di questo tipo, oppure, per buttarla sul simpatico, potete rispondere così:

Non c’è una domanda di riserva?

Un ultimo esempio:

Ciao, com’è andata ieri sera con Paola? So che era il vostro primo appuntamento. Dai raccontami!

Risposta: Hai una domanda di riserva?

Questo tipo di risposta è chiaramente un modo ironico ed anche molto chiaro per dire che qualcosa è andato storto (cioè è andato male). Meglio non parlarne quindi.

È una battuta che si può fare anche con domande meno impegnative, tipo:

Come stai?

Come butta? (molto giovanile)

Come è andata al lavoro oggi?

Che mi racconti di bello?

In tutti questi casi è accaduto qualcosa di brutto o negativo e preferiamo non parlarne.

Un altro esempio:

Una ragazza, in piena notte, sveglia il suo fidanzato e gli chiede:

Ma tu, sinceramente – guardami negli occhi – mi ami?

Quale risposta migliore di:

Una domanda di riserva?

Marguerite: Adesso ripassiamo? Niente domande di riserva stavolta.

Peggy: certo, anche perché quella che hai appena fatto è una domanda retorica.

Marcelo: bando alle ciance ragazzi, c’è qualche idea come si deve?

Bogusia: Oggi sono sguarnita di idee per il ripasso. Ne ho ben donde però. I miei pensieri ruotano attorno al dolore che provo da ieri: il mal di denti. Mi girano, come si suol dire, quando penso che mi tocca andare dal dentista. Non c’è incubo peggiore, ma resta pur sempre l’ultima spiaggia per chi ci soffre. Mannaggia!