Giovanni: voglio parlarvi di un modo particolare per esprimere una possibilità.
Nella lingua italiana esistono molti modi per farlo. Sappiamo ad esempio che è previsto l’uso del congiuntivo quando si esprime una possibilità o un dubbio:
Credo si tratti di questo…
Immagino sia così..
Presumo possa essere accaduto questo…
Senza stare ad esplorare tutte le possibilità, oggi ne vediamo una in particolare: l’uso di “capace che”.
Es:
Oggi capace che nevichi!
Il significato più vicino a questa frase è:
Potrebbe accadere che oggi nevichi.
Oppure potremmo dire:
È possibile che oggi nevicherà
Può darsi che oggi nevicherà
È una modalità informale ma molto diffusa.
Quasi sempre c’è il verbo al congiuntivo, ma soprattutto all’orale non sempre si usa:
Perché Giovanni non risponde al telefono?
Risposta: capace che stia/sta facendo la doccia.
È abbastanza fréquente anche l’uso del verbo essere, ma non è obbligatorio:
È capace che Giovanni non ti sente/senta perché ha la suoneria spenta.
A volte è una risposta secca equivalente a “può darsi” , “èpossibile“:
Secondo me a casa non c’è nessuno, che ne dici?
Risposta: è capace!
Questo non è l’unico caso in cui manca la congiunzione che.
Infatti posso anche dire:
Oggi è capace a piovere
Questo possiamo farlo solo se non parliamo di persone, perché usare la congiunzione “a” fa pensare alla classica capacità, cioe l’abilità nel riuscire a fare qualcosa.
Notate infatti che non stiamo parlando della capacità di una persona. Non c’è nessuno in questi casi che è capace o incapace a fare qualcosa. Parliamo invece della semplice possibilità che qualcosa accada o che sia accaduto.
Si sta esprimendo un’opinione e si afferma che le cose potrebbero stare in un certo modo. Non si ha nessuna certezza, ma è solo una possibilità non troppo remota.
Somiglia anche a “forse“, “èprobabile“:
Dovete anche sapere che non esiste la forma negativa.
Non posso dire “non è capace che” oppure “incapace che” per dire che qualcosa è improbabile.
Vediamo altri esempi:
Guarda che facce quei due. Capace che stanotte non abbiano neanche dormito!
Dai sbrighiamoci, altrimenti nostro padre è capace che non ci faccia più uscire per una settimana!
Secondo me a quest’ora capaceche dorma e neanche se ne accorge che rientriamo tardi.
Capace che abbiamo già superato i due minuti? Altroché!
Allora ripassiamo:
Ulrike: Ah che bello, Marcelo ed Edgardo sono tornati alla carica per viziarci con le loro belle foto dell’Italia. Temevo che si fossero beccati anche loro il virus e Invece, vivaddio, qualcuno viene risparmiato. Oggi comunque sene sono usciticon nuove belle foto dal Sud-Italia.
Peggy: E fu così che dimenticarono l’Uruguay…
Marcelo: Sono stato chiamato in causa e allora eccomi qua: Marcelo in carne e ossa. Vi assicuro che sia io che Edgardo ce la siamo cavata senza avere nessuna corsia preferenziale. Direi che si è trattato di mera fortuna.
Giovanni: caro visitatore di Italiano Semplicemente. So che stai cercando si imparare l’italiano.
Ne sei veramente convinto? Sei determinato? Sei veramente irremovibile? Sei tanto convinto che niente e nessuno potrebbe farti cambiare idea?
Dove voglio arrivare? Ve lo dico subito.
Uno dei modi per esprimere determinazione cioè una definitiva presa di posizione della propria volontà, una decisione irrevocabile, una decisione presa e nessuno riuscirà a farvi cambiare idea è usare l’espressione “tirare dritto“. Si usa spessissimo nei telegiornali.
Essere irremovibili è la modalità che si avvicina maggiormente a tirare dritto. Anche essere fermi e essere decisi vanno abbastanza bene, ma manca sempre l’interferenza dalla quale non ci si fa condizionare.
“DRITTO”, aggettivo, lo abbiamo già incontrato nell’espressione “essere un dritto” ma in quel caso è un sinonimo di furbo e opportunista.
Stavolta invece dritto sta per diritto, inteso come qualcosa di lineare, senza curve, come una strada dritta, come una linea dritta, una linea retta.
L’uso del verbo tirare è alquanto anomalo perché in questo caso sta per “andare avanti“.
Quindi “tirare dritto” ha un senso vicino a “andare avanti in modo diritto”. Ma in che senso?
Si dice proprio così e si usa spessissimo per indicare una decisione presa e sulla quale non si cambia idea, nonostante ci siano pressioni, generalmente provenienti da altre persone, che vogliono farci cambiare direzione.
La strada spesso viene presa a rappresentare le questioni che riguardano le decisioni e la vita:
Basti pensare alle espressioni:
Tornare sui propri passi
Essere sulla strada giusta
Un percorso ad ostacoli
Un bivio importante
Eccetera.
Così quando si tira dritto si intende che non si è disposti a tornare indietro, a cambiare idea, o ad accettare compromessi. Non si è neanche disposti a fermarsi per poi ripartire. Bisogna andare avanti senza esitazione.
Vi faccio qualche esempio:
Il governo, nonostante le pressioni dei vari partiti, tiradritto e, come era stato detto, impone l’obbligo alla vaccinazione a tutti gli italiani.
Un governo dittatoriale? Non esageriamo! In genere tiraredritto esprime convincimento, sicurezza nella propria decisione. Alcune volte può indicare una mal disposizione al compromesso e alla trattativa, ma difficilmente si usa questa espressione per indicare decisioni prese in modo dittatoriale o autoritario, anche perché in quel caso non si apre mai una vera trattativa.
L’espressione si usa normalmente in tutti quei casi in cui una decisione è stata presa e non si mostra disponibilità a cambiare idea.
Al femminile può diventare tirare dritta e al plurale tirare dritti o dritte.
Dico “può” diventare perché in teoria dritto può anche restare così, indicando il percorso da seguire. Nei fatti però si tende a usare, forse maggiormente dritto, dritta, dritti e dritte a seconda del caso.
Attenzione però perché l’espressione si usa anche in almeno altre due circostanze.
La prima è da intendersi in modo materiale es.
Una madre consiglia alla propria figlia adolescente:
Se qualche ragazzo ti fischia e ti dice di fermarti, tu tira dritto, ché non si sa mai!
Come a dire: non ti fermare, non ti voltare neanche: continua per la tua strada.
Ho incontrato un amico abbracciato con una ragazza che non era la moglie. Io l’ho salutato ma lui ha preferito tirare dritto senza dire nulla!
Un terzo utilizzo è invece relativo al giusto comportamento da tenere.
Lo usano sempre i genitori nei confronti dei figli quando non sono soddisfatti del loro comportamento e della mancanza di disciplina:
Tu cerca di tirare dritto, altrimenti sabato non ti faccio uscire con gli amici!
Si parla quindi della cosiddetta giusta “condotta” da avere.
La condotta è il comportamento abituale di un individuo nei suoi rapporti sociali e nei confronti di quello che si considera un comportamento corretto, virtuoso, se obbedisce ai genitori (o ai professori) e fa ciò che loro si aspettano.
Questo è “tirare dritto“, in questo caso.
In realtà è una espressione che potrebbe utilizzarsi anche in senso più generale per indicare la presenza o la mancanza di disciplina, anche volendo a livello lavorativo.
Quindi tirare dritto in quest’ultimo caso equivale più o meno a “comportarsi bene“, e l’opposto di tirare dritto potrebbe essere “fare di testa propria” o “non comportarsi bene“, o anche “non rispettare le regole” o fare qualcosa di diverso da ciò che è stato deciso o ciò che ci si aspetta.
Chi non tira dritto è allora un indisciplinato e merita spesso una punizione.
Spesso si sente dire anche:
Lo addrizzo/raddrizzo io quel ragazzo se non tira dritto!
Ti addrizzo/raddrizzo io a te!
Si tratta di linguaggio familiare e spesso si accompagna questa frase minacciosa (in senso quasi sempre ironico) con un gesto della mano: il palmo teso verticalmente che si muove in su e in giù.
In senso proprio, tirare dritto si può ovviamente usare anche quando si gioca a calcio, a tennis, quando si lancia una palla, un oggetto qualsiasi, anche una freccia, un sasso eccetera: tutti in quei casi in cui “tirare” esprime il movimento di un oggetto lanciato o spinto (o tirato), una palla ad esempio, verso una direzione. In questo caso tirare dritto è l’opposto di tirare storto.
Ma nei tre casi descritti in precedenza siamo in circostanze diverse perché è il verbo tirare che si usa in modo diverso.
Non voglio tirarla troppo per le lunghe come al solito (questa è un’altra delle tante espressioni col verbo tirare, analoga a “farla lunga” che abbiamo già trattato), pertanto vi saluto. Non prima del ripasso però.
Sofie: allora parlo io. Ieri ho incontrato un tizio per strada che mi fa: “scusi, posso farle una domanda? ” ed io: “dica pure”. E poi mi fa: “ma lei chi è? Io la conosco!”. Accidenti, l’ho riconosciuto tardi, era il mio primo fidanzato del liceo… Se sapevo tiravo dritto.
Giovanni: dopo aver visto “si fa prima” parliamo oggi di “si fa presto“. Si tratta di una locuzione molto particolare, che naturalmente la maggior parte delle volte non è da interpretare alla lettera.
Infatti “si fa presto” ha anche un uso molto semplice.
Si fa presto a fare un video col cellulare e pubblicarlo su YouTube.
Cioè ci vuole poco tempo.
“farepresto“, come significato principale ha proprio quello di svolgere “In breve tempo” un’attività.
Si fa presto a pulire una piccola stanza.
Fai presto che abbiamo fretta!
Bisogna far presto altrimenti perdiamo il treno!
La mattina mi alzo sempre molto presto.
In quest’ultimo esempio non si parla di tempo impiegato a fare qualcosa, e infatti non c’è il verbo fare. Ma torniamo a “far presto“.
Quando si parla in modo impersonale, “si fa presto” non si usa solamente per indicare che un’attività richiede poco tempo.
Vediamo qualche esempio e poi vi spiego il significato:
Adesso che siamo tutti vaccinati contro il covid siamo al sicuro.
Si potrebbe rispondere:
Si fa presto a dire sicuro. La verità è che non c’è nessuna certezza. E poi con tutte queste varianti, ogni sei mesi dobbiamo vaccinarci nuovamente.
Un altro esempio:
Conosco una ragazza che vive negli Stati Uniti che dice che c’è una pizzeria, sotto casa sua, che fa la pizza napoletana.
Un italiano potrebbe commentare: si fa presto a dire pizza napoletana.
Attenzione anche al tono con cui vengono pronunciare queste frasi. Il tono deve aiutare a dare il segnale di una protesta, una critica contro qualcosa che è stato appena detto.
“Si fa presto a dire…” è molto simile a “non dire così”, oppure “è facile dire…” oppure “questo non è detto sia vero”.
Quindi si sta contestando, criticando ciò che si è sentito, perché le cose probabilmente stanno diversamente o potrebbero stare diversamente. Si stanno sollevando dei dubbi.
“È troppo facile dire questo” , oppure “aspettiamo a trarre facili conclusioni“, “non è così semplice“, “non credo sia vero“, “credo che la questione sia più complicata di così“, “non dovresti dire così”, “non è il caso di dire questo”, “non ne sarei così sicuro” o anche “io ci andrei piano”.
Queste sono delle altre possibili alternative a “si fa presto a dire...”.
In questa espressione però si ripete il termine che si ritiene sbagliato, o meglio frettoloso, oppure si ripete una parte della frase. Dico frettoloso perché quando si dice qualcosa di fretta, lo si fa prima del dovuto, quindi “presto“. Si parla sempre di tempo impiegato, in tal caso a dire qualcosa, quindi qualcosa detto troppo presto, senza pensare.
Es:
Adesso che sono laureato ho risolto tutti i miei problemi e posso iniziare subito a lavorare!
Eh, si fa presto a dire problemi risolti! Forse è proprio adesso che iniziano i veri problemi.
Hai letto dieci libri di grammatica e credi di saper parlare l’italiano?
Si fa presto a dire che adesso lo sai parlare!
Sono innamorato!
Si fa presto a dire amore!
A volte però non si usa il verbo dire, ma un altro verbo. In questo caso si tratta comunque di un giudizio, di una critica, di un’opinione che riguarda una decisione ritenuta sbagliata o una frase ritenuta affrettata, detta senza pensare troppo:
Es:
Chi non va bene a scuola è un somaro e va sempre bocciato.
Risposta: si fa presto a giudicare! Che ne sai tu dei problemi delle persone?
Ho visto il mio fidanzato che si abbracciava con una ragazza. Traditore!
Risposta: ma dai, si fa presto a pensare male, magari era una sua amica!
Adesso facciamo un bel ripasso delle lezioni precedenti grazie ad alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente.
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Hartmut: si fa presto a dire ripasso! Mica è facile costruire un ripasso in quattro e quattr’otto!
Khaled: sì fa prima ad aspettare che sia tu a farne uno. Poi noi registriamo. No?
Irina: sarà pure vero, ma poi bisogna impegnarci personalmente ogni tanto. Questo non significa fare un ripasso allabuona, ma anche laddove ci siano molti errori, è proprio così che si impara.
Edita: scusate ma io sono facile alla distrazione e sto pensando alla frase “un ripasso in quattro e quattr’otto!”. Ma che significa?
Danita: quando fai qualcosa in quattro e quattr’otto la fai velocemente. 4 + 4 fa otto. È un’operazione facile da fare. È veloce, non c’è bisogno di stare a pensarci troppo.
Albéric: ah, allora si fa presto a fare le cose in quattro e quattr’otto! Ma alla precisione non ci pensa nessuno? Scusate ma ho la fisima della precisione.
Infatti significa liberare, vuotare un luogo o un ambiente da ciò che lo occupa
sgombrare l’appartamento
Sgombrare il solaio
Sgombrare la cantina da tutti i mobili
Si usa la preposizione da per indicare le cose da togliere, da eliminare, da portar via fisicamente.
Le cose che ingombranti, cioè che ingombrano, vanno sgombrare, vanno rimosse, vanno portate via.
Sgombrare quindi esprime un’azione legata ad un fastidio, una necessità: eliminare qualcosa da un luogo.
Questo qualcosa da sgombrare può anche essere qualcuno:
I dimostranti sono stati invitati a sgombrare la piazza
Bisogna far sgombrare gli inquilini dall’appartamento prima di venderlo.
La polizia ha sgombrato l’area
Qui c’è anche il senso di disperdere, evitare una concentrazione di persone in un luogo.
Se questo luogo è il cielo possiamo dire:
Il vento ha sgombrato le nubi
In questo modo il cielo diventa sgombro dalle nubi, così come una piazza diventa sgombra dai manifestanti.
Passiamo adesso al senso figurato. Infatti se non vogliamo liberare uno spazio fisico come un appartamento o una piazza, ma vogliamo liberare la mente dai pensieri, posso dire:
Devo sgombrare la mente da tutte le preoccupazioni per concentrarmi sull’esame.
il mio cuore non si è ancora sgombrato dal ricordo di lei…
Ogniqualvolta ci sono pene o turbamenti o preoccupazioni di cui vogliamo liberarci possiamo usare il verbo sgombrare o anche sgomberare, un verbo quasi identico che però trova più utilizzo nelle frasi dal senso figurato.
Nel caso di dubbi, sospetti, equivoci o pericoli che possono ugualmente dar fastidio in molte occasioni, si usa spesso:
Sgomberare il campo
Per vincere le elezioni occorre sgomberare il campo da ogni sospetto sulla mia onestà.
Si usa spesso in ambito professionale:
Prima di effettuare l’acquisto vorrei sgomberare il campo da ogni eventuale dubbio da parte sua. Mi faccia pure tutte le domande che desidera.
Cominciamo con lo sgomberare il campo da equivoci. I nostri prodotti sono di una qualità superiore.
Per sgomberare il campo da tutti i dubbi, le estendo la garanzia a 10 anni.
Adesso ripassiamo:
Bogusia: La stagione degli sport invernali sta lì lì per iniziare e queste gare sulla coltre bianca, eccome se mi interessano! Personalmente li seguo con interesse e in primo luogo il salto con gli sci. Ho sentore che molti di voi siano a disagio su questo argomento visto che con la neve non avete molto a che spartire. Laddove abbiate questa passione avrete sicuramentepresente nomi come Ryoyu Kobayashi, Karl Geiger, Markus Eisenbichler, Anze Lanisek, Kamil Stich, Stefan Kraft, Halvor Granerud. A me ronzano per la testa una bella caterva di questi nomi. Io provengo dalla regione in Polonia dove normalmente inizia la coppa del mondo, maschile, di salto con gli sci. La città si chiama Wisła. Quest’anno iniziano in Russia. È risaputo che la neve in Russia sia meno restia a cadere vero? Hanno iniziato proprio oggi, il 19 novembre a Nizny Tagil. Dove Kamil Stoch, polacco, si aggiudicanla qualificazione meritando il plauso dei giornali. Di contro vengono eliminati a sorpresa atleti come Zajc dalla Repubblica Ceca e Stefan Kraft, austriaco. Partenza a razzo di Kamil Stoch, autore di un salto praticamente perfetto. Non ci avrei scommesso neanche per sogno, vista la sua età e la stagione precedente. Nel giro di poche settimane credo ne vedremo delle belle. In quanto polacca auguro soprattutto a Kamil la sfera di cristallo. Però mi devo ficcare nella testa che lo sport è quello che è e tutto è possibile. Kamil Stoch ha iniziato perfettamente, ma di qui a direche vincerà ce ne vuole. Nel caso di sconfitta ci rimarrò male però bisogna prenderla con filosofia. Questo è quanto.
Oggi parliamo di sospetti. Un sospetto è simile ad un dubbio, nel senso che è un dubbio che riguarda la colpevolezza di una persona.
Se ho un sospetto significa che ho un’opinione più o meno fondata, più o meno credibile, verosimile, che fa ritenere qualcuno responsabile di un’azione colpevole. Quindi io credo che una persona si colpevole di aver fatto qualcosa. Questo dubbio si chiama sospetto.
Ebbene, se questa persona cerca, secondo noi, di non apparire colpevole, se secondo noi dice delle bugie, ma io continuo a sospettare di lui o lei, in questi casi potrei dire che “non me la racconta giusta“. La frase è adatta soprattutto se noto che c’è qualcosa che non va, se noto che ci sono delle cose che mi fanno sospettare, delle incongruità ad esempio, delle contraddizioni. Qualcosa non mi torna.
Ad esempio: Qualcuno rompe il vetro della mia finestra. Ci sono dei ragazzi che giocavano a pallone, tra cui Giovanni. Allora gli chiedo: Giovanni, sei stato tu? Lui nego.
Giovanni però non me la racconta giusta. perché ho visto che tutti guardavano lui.
Non sono del tutto convinto se pronuncio o se penso questa frase. Però ho dei sospetti.
Un altro esempio:
Gli studenti hanno preso tutti il massimo dei voti, ma la volta precedente quasi nessuno aveva raggiunto la sufficienza….. mi sa che non me la raccontano giusta!
Ho evidentemente dei sospetti perché trovo molto strano che adesso tutti siano diventati bravissimi. Ho cioè il sospetto che abbiano copiato.
I genitori usano questa frase spesso con i propri figli quando sospettano che gli stiano nascondendo qualcosa. La verità raccontata può essere anche solo parziale, per rendere più credibile la storia.
Si usa il verbo “raccontare” come se si trattasse di una storia o di un avvenimento passato. In effetti spesso è così, ma in realtà l’espressione si può usare con qualsiasi tipo di sospetto.
Si tratta di una espressione informale e può essere offensiva. Non si usa nello scritto, dove si preferisce usare l”destare sospetti“. Quindi la persona che desta sospetti indubbiamente non la racconta giusta!
Destare significa far nascere, far venire, quindi si sta dicendo la stessa cosa: un dubbio sta nascendo, sta sorgendo, un sospetto sta emergendo.
L’espressione si usa quasi esclusivamente con la negazione. Se uso la frase senza negazione probabilmente sto negando di non raccontare tutta la verità, tipo:
Cosa? Non credi alle mie parole? Certo che te la racconto giusta, mica sono un bugiardo!
Ma perché “giusta?” Al femminile perché si riferisce ad una storia, come ho detto. Invece “giusta” nel senso di esatta, (il contrario di sbagliata), quindi è una storia non giusta, Non pariamo di giustizia, ma di giustezza.
Ad esempio se vi credo. Indovinate quanti anni ho? Se rispondete in modo giusto, avete risposto esattamente, avete indovinato. Al contrario avete sbagliato. Se una risposta è sbagliata, allora non è giusta, che è completamente diverso da “è ingiusto“. Non parliamo di giustizia e di ingiustizia, ma solo di esattezza, e l’esattezza, cioè la giustezza, non ha sfumature, non ha gradazioni. O è giusta oppure no.
Quindi la frase “non me la racconti giusta” sta a significare che la tua storia non è giusta, ovviamente in senso figurato. Quello che hai detto non corrisponde alla verità, ed anche se c’è qualcosa di vero, resta una cosa “non giusta”.
La frase posso, anche in senso affermativo, usarla anche in senso proprio, non figurato:
Ti racconto una storia e spero di raccontarla giusta, perché non sono sicuro di ricordami bene.
Aspetta, non la sto raccontando proprio giusta, ho paura che tu non capisca bene. Cerco di ricordare meglio e ci sentiamo domani
Adesso ripetete dopo di me, tanto per non perdere il vizio:
Mmm… Tu non me la racconti giusta!
Guardami negli occhi, non me la racconti giusta!
Credo che Marco non me la racconti giusta.
Secondo me Giuseppe non te la racconta giusta.
Secondo te Sofia ce la sta raccontando giusta?
Se non gliela raccontiamo giusta secondo me se ne accorgeranno!
I vostri figli secondo me non ve la stanno raccontando giusta. Io vi consiglio di approfondire.
Al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.
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