Poco ci manca o ci manca poco? (ep. 1063)

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Trascrizione
Qual è la differenza tra “ci manca poco” e “poco ci manca”? Potete provare a fare la domanda a qualunque intelligenza artificiale ma, almeno ad oggi, risponde che non c’è alcuna differenza.

Infatti ecco cosa risponde ChatGPT: “Ci manca poco” e “poco ci manca” sono due espressioni italiane simili che significano praticamente la stessa cosa: che si è vicini al raggiungimento di qualcosa o a una certa situazione. La differenza principale è nell’ordine delle parole, ma il significato è sostanzialmente lo stesso.

Ecco. Come volevasi dimostrare. In realtà però una differenza c’è.

La definizione di ChatGPT sarebbe anche giusta, ma il fatto è che “poco ci manca” raramente si utilizza quando ci parla di tempo o di spazio.

Si preferisce invece usare “poco ci manca” soprattutto quando parliamo in termini negativi di qualcosa o qualcuno, per sottolineare un difetto o una mancanza o per commentare un evento, sempre in termini negativi.

Questa connotazione negativa è un elemento importante da considerare nella scelta tra le due espressioni. Sembrerà un dettaglio, una sottigliezza di poco conto, ma la conoscenza di una lingua passa anche attraverso questi dettagli che però sono importanti.

Vediamo qualche esempio sia con “ci manca poco” che con “poco ci manca”.

Ci manca poco alla fine del film.

Mi riferisco al tempo in questo caso. Si può usare solamente “ci manca poco” = manca poco tempo.

Ci manca poco per arrivare a casa.

Qui potrei parlare di una distanza espressa in km, quindi in termini di spazio, ma anche in minuti e quindi in termini di tempo.

Non abbiamo ancora finito questo lavoro. Però ci manca poco.

In questo caso parlo di poco lavoro mancante, ma potremmo anche parlare di tempo rimanente.

Giovanni mi sta proprio antipatico. Non voglio dire che ogni volta che parla mi contraddice, ma poco ci manca.

Ecco. Stavolta sto parlando di una caratteristica negativa, riferita al carattere di Giovanni.

Notate che c’è una negazione all’inizio della frase, c’è un “non”, e questo è già un indizio importante. Non è detto sia sufficiente per poter usare “poco ci manca” ma quasi.

A proposito di “quasi“. Entrambe le forme posso sostituirle proprio con questa parola: quasi. Quasi è molto generica però.

Prima ho parlato anche di un giudizio negativo, ma in realtà non è neanche questo qualcosa di obbligatorio per usare “poco ci manca”.

Si parla in generale di un limite, un limite indicativo che, qualora raggiunto, dimostrerebbe pienamente una mia idea, una mia teoria su una persona o su qualcosa. Questo limite però non è stato raggiunto, ma quasi. Mi verrebbe da dire “poco ci manca”.

Esempi:

Filippo è un fenomeno. Quando si è laureato ha preparato tutti gli esami in pochissimo tempo. Non voglio dire che ha impiegato al massimo due settimane per ogni esame, ma poco ci manca.

Stavolta non sto parlando male di Filippo. Tutt’altro direi. Però ho voluto indicare qualcosa di estremo, un traguardo, un’impresa: al massimo ha impiegato due settimane per preparare un esame. No, non è stato così. Non sempre due settimane, ma poco ci manca.

Poi avrete notato che “poco ci manca” è praticamente sempre preceduto da “ma“.

Certo, potrei dire anche “ma ci manca poco”, o “ma quasi” o “ma c’è mancato poco”. Questo posso farlo, ma c’è meno enfasi in questi casi.

Un’altra cosa interessante è che “poco ci manca” si usa solo al presente.

Nessuno vieterebbe di dire “poco c’è mancato” o “poco ci mancava”, quando parlo di qualcosa accaduto in passato, ma questo non si fa mai. La forma passata si usa infatti nella prima parte della frase è questo è sufficiente.

Es:

Non dico che Giovanni è stato sempre il più bravo di tutti ma poco ci manca.

Oppure:

Ciò che ha scritto Matteo in questo libro e bellissimo. Se non è poesia, poco ci manca.

Sempre al presente quindi. Non voglio dire che è vietato, che non si possa dire “poco c’è mancato” ma in genere non si fa. Invece “c’è mancato poco” (una forma passata di “ci manca poco”) è utilizzatissima.

Provate a fare delle ricerche su Google e vedrete quanti esempi troverete con “c’è mancato poco”. Credo invece che sarà complicato trovare utilizzi di “poco c’è mancato”. La stessa considerazione vale per il futuro.

Un’ultima caratteristica di “poco ci manca” è che la particella “ci” non si riferisce a “noi” e questo anche quando sto parlando di noi.

Es:

Non voglio dire che (noi) non abbiamo ascoltato neanche una episodio di italiano semplicemente, ma poco ci manca!

Quel “ci” si riferisce sempre a quel limite, quel punto estremo quasi raggiunto. Questo è chiaramente più evidente quando non si parla di “noi” nella frase, ma il “ci” resta.

Adesso che l’episodio è finito vorrei che qualcuno di voi usasse qualche espressione già spiegata parlando di record mondiali.

Mi raccomando, mi piacerebbe che a fare questo tentativo partecipasse anche qualcuno poco avvezzo a costruire ripassi. Non voglio dire infatti che siano sempre gli stessi membri a formularli e registrarli, ma poco ci manca.

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Ripass a cura dei membri dell’associazione. A seguire la canzone dal titolo “poco ci manca

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Dorota: Ragazzi, ovviamente tutti conoscete il Guiness dei primati ossia il libro dei record, vero? Si dà il caso che vi siano pubblicati i più diversi e strani record! Allora io mi domando e dico: possibile mai che Gianni non abbia ancora registrato il record mondiale di episodi creati per insegnare una lingua straniera?

Christophe: I ricordi mondiali, per lo più sportivi, mi hanno sempre stupito. A volte sono stato un po’ invidioso, mettendo le cose in prospettiva e chiedendomi perché ci sono persone “normali” tra virgolette, che, anche allenandosi con serietà non brillano e quindi non sono in grado di competere con le persone più dotate, che invece non fanno nulla per migliorare. Alla lunga con ogni probabilità questo può risultare frustrante. Poi ci sono anche i record senza senso a mio avviso. Che so, a titolo di esempio il maggior numero di cannucce infilate contemporaneamente in bocca. Ma quale record d’Egitto! Comunque, competere penso sia una buona cosa in quanto aiuta a spingersi sempre oltre il limite, per poter raggiungere nuovi traguardi, soprattutto n
In campo scientifico e quello della salute. Questo può stimolare continuamente la ricerca di cure nuove.

I chiari di luna… (ep. 1062)

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Ecco un’espressione che potete usare quando le cose non vanno troppo bene: ” I chiari di luna”.

Strano vero? Infatti in realtà la luna ispira anche romanticismo, soprattutto la luce che viene dalla luna, specie quando è piena, cioè quando la luna è visibile completamente.

Fare una passeggiata al chiaro di luna infatti significa passeggiare con la luna che illumina il cammino. Molto romantico.

Ad ogni modo i “chiari di luna”, (usando dunque il plurale “chiari”) si utilizza per indicare l’attraversamento di un periodo difficile, economicamente o anche da altri punti di vista.

Vediamo come si usa ma prima spiego cosa sono materialmente i chiari di luna.

In astronomia, un “chiaro” è la luce che emette un corpo celeste o la luce che riflette un pianeta su un altro (ad esempio la Terra) anche se la luce non è emessa direttamente da questo pianeta ma è solo riflessa.

Questo “chiaro” , (sostantivo dunque), proviene dal sole, ma è riflesso dalla luna ed è in grado di illuminare il pianeta su cui è riflesso (la Terra). Parliamo della illuminazione notturna.

Esempio di utilizzo figurato dell’espressione “chiari di luna”.

Dobbiamo comprare una nuova casa, ma non abbiamo molti soldi. Un amico mi chiede: Come mai?

Io potrei rispondere:

eh, con questi chiari di luna sarà difficile riuscire a sostenere tutte le spese necessarie.

Parlo di difficoltà economiche in questo caso.

È un’espressione abbastanza comune in tutt’Italia, usata per indicare un particolare momento critico, un periodo difficile, soprattutto sotto il profilo economico, ma non solo. Un periodo passato o quello attuale.

Un secondo esempio:

Un futuro migliore per la città di Roma oggi è possibile, dopo certi chiari di luna…

Evidentemente la città di Roma ha affrontato in passato un periodo negativo. Probabilmente non c’erano abbastanza risorse per sostenere delle spese per via di una crisi economica. Adesso però sembra che le cose vadano meglio perché il periodo in questione è passato: “dopo certi chiari di luna”.

L’espressione si usa generalmente quando è evidente a cosa ci si riferisce, anche se di per sé l’espressione non è molto precisa.

Certi chiari di luna? Quali esattamente? Si intuisce solo che c’è stato un periodo difficile. Si dà per scontato che chi ci ascolta capisca al volo.

Probabilmente si utilizza l’immagine della luce riflessa dalla luna perché la sua luce è fioca, è debole, quindi sono poco visibili i particolari e si vede a malapena. Questa scarsità di luce rappresenta metaforicamente una scarsità di diversa natura.

Al di fuori del senso economico, legato ai soldi che non ci sono (o sono scarsi, appunto), potremmo anche parlare di una difficoltà diversa.

Es:

Sto per laurearmi in lettere e decido che non voglio fare l’insegnante nella mia vita, perché ultimamente secondo me, tra le altre cose, gli insegnanti non godono di molta considerazione.

I genitori dei ragazzi lì mettono sempre in discussione, poi è sempre più difficile trovare lavoro e infine gli insegnanti non sono neanche ben pagati. Poi ultimamente, ammettiamo che anche la classe politica ha annunciato che taglierà lo stipendio degli insegnanti.

Allora posso dire che, visti i recenti chiari di luna, forse è bene che io decida di fare un altro mestiere nella mia vita.

In questo caso si parla di difficoltà di vario tipo, economiche ma anche sociali e legate al mondo del lavoro.

Ultimo esempio:

Immaginate due adolescenti che parlano tra loro, e commentano il periodo del Covid dicendo che in quel periodo era difficile conoscere ragazze e avere esperienze amorose:

Es:

Adesso esco tutti i giorni e conosco sempre nuove ragazze, ma vi ricordate che chiari di luna qualche anno fa ai tempi del Covid?

In questo caso ci si riferisce chiaramente alle difficoltà nel conoscere ragazze e nel fare nuove avventure.

L’espressione è chiaramente informale e sapete una cosa? Mi stupirebbe molto se la sentissi usare da una persona non madrelingua.

Provare a farlo con un amico italiano e vedrete la sua reazione.

Adesso mi piacerebbe un ripasso degli episodi precedenti che verta sulla luna 🌙. A seguire ascoltiamo una breve canzone dedicata alla stessa luna.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Marcelo: Nessuno prese sul serio Armstrong quando disse la famosa frase “un piccolo passo per l’uomo ma un grande balzo per l’umanità”.

Anne Marie: Adesso con le guerre in corso di passi ne stiamo facendo parecchi, ma indietro. Qualcuno ha già pagato pesantemente lo scotto.

Ulrike: questo è sicuramente un tema controverso.

Hartmut: certo, ma si sono registrate già vittime a migliaia. Questi numeri non sono opinabili.

Peggy: per non parlare delle ricadute sociali, umane ed economiche di questi conflitti.

Trascendere (ep. 1061)

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Il verbo trascendere, come vi ho accennato nello scorso episodio, ha un senso simile a “passare il segno” e a “esagerare”.

Infatti uno dei suoi utilizzi è proprio questo: oltrepassare, superare un limite, si intende un limite non materiale, legato a qualche regola di comportamento ad esempio.

Es:

il tuo comportamento trascende la decenza.

Parliamo di un comportamento che va oltre la decenza, è al di là della decenza, al di là di un livello accettabile di decenza. Quindi parliamo di un comportamento indecente: che trascende la decenza.

È sicuramente un modo molto formale di esprimere un’esagerazione. È solitamente associato ai comportamenti, e si tratta quasi sempre di qualcosa di cui vergognarsi. Esprime una critica con tono severo e distaccato, con un senso spesso di condanna morale.

Non sempre però. Potrei anche dire che:

battendo un record del mondo ho compiuto un’impresa che trascende ogni aspettativa.

Si tratta ancora una volta di qualcosa (un’impresa) che va oltre (va oltre ogni aspettativa).

Sempre molto formale direi.

Si può usare anche in modo intransitivo con lo stesso senso: Andare oltre i limiti imposti dalla convenienza, eccedere in qualcosa. Es:

Se ho trasceso vi chiedo scusa

Sei solito trascendere, stai attento se non vuoi essere etichettato.

Il verbo “trascendere” non ha nulla a che fare con “scendere”. Il contrario piuttosto.

Deriva infatti dal latino: “trans” + “ascendere” cioè salire al di là. Ascendere infatti è proprio il contrario di scendere. Significa salire, ma solitamente non un salire normale, ma ad esempio salire in cielo. Al di là, appunto, di qualcosa. L’ascensore in qualche modo fa eccezione 🙂 per questo motivo alla fine di questo episodio dedicheremo una breve canzoncina proprio all’ascensore, ma inteso come metafora della vita.

Torniamo a “trascendere” che quindi si riferisce a superare o andare oltre i limiti o le barriere, mentre “scendere” si riferisce chiaramente al movimento verso il basso.

Se proprio vogliamo trovare un legame tra trascendere e scendere, posso dirvi che il basso, se vogliamo, possiamo interpretarlo come un qualcosa di negativo, un comportamento che abbassa la stima, che fa scendere il valore di una persona “che trascende”. Questo è solo qualcosa che può aiutare a ricordare il verbo. Dimenticatelo se volete.

La cosa interessante del verbo trascendere è che oltre a questo uso formale legato alle esagerazioni e al superamento di un limite, ha a che fare con la filosofia.

Trascendere” in filosofia si riferisce al concetto di andare oltre l’esperienza ordinaria o il mondo materiale per raggiungere una realtà più profonda o spirituale. In termini filosofici, può indicare il superamento dei confini della conoscenza empirica, materiale, per raggiungere una comprensione più elevata della realtà o dell’essenza delle cose. Questo concetto è centrale in molte tradizioni filosofiche e religiose.

La trascendenza può essere associata a concetti come l’assoluto, l’infinito o l’eterno. In breve, in filosofia, trascendere significa andare oltre (non è nel senso di esagerare però) i confini della realtà empirica per raggiungere una comprensione più profonda della natura dell’esistenza.

Ad esempio potrei dire:

Dio trascende il mondo

In effetti Dio, chiunque esso sia, va oltre i confini materiali. Dio sa tutto e sta ovunque. Decisamente trascendente.

Dio infatti è descritto come onnisciente (sa tutto) e onnipresente (è presente ovunque), caratteristiche che lo rendono trascendente rispetto alla nostra comprensione della realtà empirica, materiale.

Questa trascendenza è un concetto centrale in molte tradizioni religiose e filosofiche che cercano di comprendere la natura dell’esistenza.

Oltre a trascendente esiste anche trascendentale, che ha lo stesso significato ma trascendentale si usa soprattutto per indicare qualcosa che supera un certo grado di normalità, quindi qualcosa che va oltre la normalità.

Ricorderete che abbiamo già incontrato questo termine nell’espressione “niente di trascendentale” che ha un senso simile a “niente di speciale”.

In effetti si usa quasi sempre in questo modo.

Potrei anche dire che, ad esempio:

il compito non presenta difficoltà trascendentali.

Stesso significato.

Domanda: Com’era il compito?

Risposta: “niente di trascendentale“, cioè non era particolarmente difficile, non era un compito che andava oltre rispetto al concetto di normalità, riguardo alla difficoltà.

Adesso ripassiamo parlando di ascensori e per finire la canzone dal titolo “l’ascensore della vita”.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Danielle: Proprio di ascensori vuoi parlare? Per me non è il momento propizio per farlo, visto che fino a ieri non abbiamo potuto usare il nostro per quasi 3 settimane… Devi sapere che abitiamo al decimo piano e che soffro ancora dei postumi delle discese e delle salite. Capisco che potreste dirmi: suvvia in fondo c’è un rovescio della medaglia. È stato un bell’allenamento. Ma io ritengo che sia meglio parlarne fra qualche settimana…

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Segue la canzone del giorno dal titolo “l’ascensore della vita”

Passare il segno (ep. 1060)

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Passare il segno

passare il segno

Trascrizione

Passare il segno” è una espressione idiomatica che significa esagerare, andare oltre, o, come diciamo a Roma, farla fuor dal vasetto.

Quest’ultima è di sicuro più attraente!

Restiamo però su “passare il segno”. Nell’episodio dedicato al termine segno (vi ricordate?) non si è parlato di questo uso particolare. Allora facciamolo ora.

Il verbo “passare” in questo caso sta per “superare”. Il superamento del segno indica che si è andati oltre il segno. Ma oltre quale segno?

Il segno in questo caso indica un limite massimo, un limite che possiamo indicare in modo figurato con un segno, con una linea immaginaria disegnata per indicare un punto al di là del quale non si può andare. Per questo motivo parliamo di qualcosa di esagerato, e quando reputiamo una cosa esagerata, che sia una parola detta o un’azione intrapresa, è come se avessimo disegnato una linea che è stata oltrepassata.

Il verbo oltrepassare sarebbe  in realtà il verbo più adatto per descrivere il superamento di una linea, ma in questa espressione si utilizza invece il verbo passare: passare il segno.

Ciò non toglie che quando parliamo di una esagerazione si possono usare anche altre modalità, che possono prevedere sia l’utilizzo del verbo superare sia oltrepassare.

Parliamo sempre della stessa cosa: del superamento di certi limiti, limiti della convenienza o della sopportazione. Parliamo di un eccesso di qualcosa.
Tipo:
Adesso basta, ormai hai oltrepassato ogni limite!
Hai superato il limite della sopportazione!
Sei andato oltre ogni limite
Non credi di esserti spinto troppo oltre?
Passare il segno, rispetto a queste modalità, è certamente meno informale.
Rappresenta sempre uno spingersi oltre il termine ultimo, o oltre un certo limite che non può o non deve essere superato, ma lo usano normalmente negli articoli di giornale, in TV. Comunque si può usare anche in famiglia senza problemi. Possiamo dire che passare il limite è simile anche a eccedere e anche a trascendere.
Vediamo qualche esempio:
La discussione si è riscaldata durante la riunione e qualcuno ha passato il segno, offendendo gli altri partecipanti.
Durante la cena del matrimonio, ho passato decisamente il segno con le porzioni e mi sentivo che sto scoppiando!
Avete presente i matrimoni che si svolgono nel sud Italia? Lì si passa sempre il segno nel mangiare!
Alcune persone, nella loro ricerca di successo, passano il segno e finiscono per danneggiare gli altri senza scrupoli.
Solitamente quando si passa il segno, lo avrete capito, ci sono delle conseguenze negative, proprio come quando si usa il verbo esagerare.
C’è da dire che l’espressione di oggi si usa più spesso in contesti sociali, quindi quando si parla di comportamenti, di morale, di offese personali. Potremmo collegarla anche ad un’altra espressione che abbiamo spiegato in passato. Anzi, a più di un episodio se vogliamo. Uno è quello dedicato al verbo sforare“. Un altro è quello sul verboinfieriree un altro ancora è l’episodio dedicato all’espressione “sopra le righe“.
Dicevo prima del verbo eccedere. Sebbene si possa sempre usare al posto di “passare il segno”, l’espressione rende maggiormente l’idea del superamento di un limite, e poi bisogna anche dire che in molte frasi il verbo eccedere suona male:
Es:
Devo aver ecceduto con il cibo stasera. Mi sento scoppiare
Sì, decisamente suona molto meglio,: “Devo aver passato il segno stasera con il cibo” anche perché dà l’idea di un limite massimo superato.

Ho citato anche il verbo trascendere.

Meglio occuparci di questo verbo nel prossimo episodio.

Adesso ripassiamo parlando indovinate di cosa? Parliamo di eccessi e limiti.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

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Albéric: è risaputo che oggigiorno la moderazione sia considerata come una virtù: non mangiare troppo, non bere troppo, non offendere la gente e chi più ne ha più ne metta.
Per gli antichi greci e romani però non fu sempre così. Si dà il caso che darsi ai bagordi e fare bisboccia durante il baccanale era uno sport collettivo. Non abbiatene a male ma questa nostra epoca è davvero noiosa.

marceloMarcelo: In via amichevole, personalmente, posso dirvi che gli eccessi sono da sconsigliare, anzi sono da prevenire in tutto e per tutto!
Riguardo ai limiti, credo che questi vadano sempre fissati affinché ognuno sappia cosa può fare e cosa no.
So che fissare dei limiti non è cosa facile e vedo nei giovani genitori me stesso quando ero giovane: per accattivarsi i loro figli, non sono capaci di stabilire dei limiti. Non c’è da che stupirsi, però c’è da riflettere. Possibile mai che si debba essere sempre così accondiscendenti?

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a seguire dell’episodio una breve canzone dal titolo “sono esagerata”

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Opinabile, soggettivo, controverso, discutibile, contestabile (ep. 1059)

Opinabile, soggettivo, controverso, discutibile, contestabile

Audio MP3 disponibile per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente (ACCEDIENTRA NELL’ASSOCIAZIONE)

Trascrizione

Vorrei sapere la vostra opinione sull’aggettivo “opinabile“. Qualunque sia la vostra opinione, di sicuro questa è opinabile.

Infatti l’opinione è, come diceva il filosofo Eraclito, una falsa visione personale della realtà.

Non è un caso che opinione è opinabile siano termini simili.

Opinabile è infatti un aggettivo che indica dei fatti o delle questioni che si possono opinare, su cui cioè si può avere un’opinione propria, o diversa da altre.

Se qualcosa è opinabile, allora non è indiscutibile. Non esiste una verità assoluta.

Tu puoi avere una tua opinione e io una mia. Ciascuno può avere la propria opinione.

Ok ma perché si dovrebbe usare in una frase? Perché scegliere proprio questo aggettivo?

Se vogliamo esprimere una nostra opinione personale su un fatto o una qualunque questione e non crediamo sia possibile pensarla in un solo modo, allora possiamo dire che questa è una materia opinabile, una questione opinabile, una soluzione opinabile.

Es: coloro che non vanno a votare dicono che tanto è inutile, perché tutti i politici sono uguali e nessuno pensa ai problemi reali delle persone. Decisamente opinabile vero?

Spesso opinabile è sinonimo di discutibile, quindi possiamo usarlo al posto di questo aggettivo.

Opinabile è comunque più formale.

Possiamo parlare di una teoria opinabile, di un’affermazione opinabile.

A volte usiamo opinabile per contestare una persona che crede di avere la verità in tasca.

Non necessariamente per contestare però.

Opinabile” può essere utilizzato per indicare che qualcosa è soggetto a interpretazione o discussione, senza necessariamente contestare la verità di qualcuno.

Un esempio potrebbe essere:

Secondo te questo film è stupendo? Questo è opinabile, poiché ho sentito persone che lo hanno trovato noioso.

In questo caso, si sta suggerendo che le opinioni sul film possono variare da persona a persona, senza implicare che qualcuno abbia la verità assoluta sull’argomento, senza che ci sia una protesta o una contestazione.

Capite come l’aggettivo si presti a qualunque questione, qualunque cosa su cui si può esprimere la propria opinione.

Ci sono parecchi aggettivi simili a opinabile.

Vediamo le differenze.

Alcuni sinonimi di “opinabile” includono:

Discutibile: usando questo aggettivo potrei anche sottolineare il fatto che si possano avere opinioni diverse, ma semplicemente si parla di qualcosa che non ha basi logiche, quindi che è poco credibile. Se usiamo questo aggettivo quando si descrive un’opinione altrui, è diciamo “ciò che hai detto è discutibile” può anche essere offensivo, perché non si sta dicendo necessariamente che si possono avere opinioni diverse, ma piuttosto che quella cosa non è vera, è poco credibile, non è logica, o è qualcosa che non si può dimostrare.

Contestabile: abbastanza simile a discutibile. Questo aggettivo viene utilizzato quando si vuole sottolineare che qualcosa può essere messo in discussione o contestato. Ad esempio, si potrebbe dire: “La sua teoria è contestabile, ci sono molte prove che la contraddicono”. Appare meno emotivo come aggettivo. Si potrebbe usare anche per consigliare ad un amico che meglio non dire una certa cosa perché questa cosa ha dei punti deboli, quindi è contestabile, qualcuno potrebbe contestarla.

Soggettivo: viene utilizzato per indicare che qualcosa dipende dalle opinioni, ma più ancora dalle esperienze o punti di vista personali di una persona, piuttosto che essere basato su fatti oggettivi. Ad esempio, si potrebbe dire: “La bellezza di un’opera d’arte è un concetto soggettivo, ognuno ha la propria opinione su di essa, perché dipende dai gusti personali di ciascun individuo. Direi che “opinabile” è meno neutro rispetto a “soggettivo”. Infatti dire che qualcosa è soggettivo è come dire “dipende dalle persone”, mentre opinabile somiglia di più a “questa non è la verità assoluta”, “non è detto che sia così” quindi a volte potrebbe sembrare un attacco personale, sebbene non informale. “Soggettivo” è meno pericoloso da questo punto di vista. Non c’è il rischio di una contestazione” se si usa il tono giusto.

Controverso: viene utilizzato per descrivere qualcosa su cui ci sono opinioni contrastanti o dibattiti accesi. Ad esempio, si potrebbe dire: “Il nuovo libro dell’autore è stato molto controverso, diviso tra chi lo ha apprezzato e chi lo ha criticato aspramente.” In questo caso, si sottolinea che il libro ha suscitato dibattiti intensi e opinioni contrastanti da parte del pubblico. Se qualcosa è controverso allora è oggetto di controversia, un termine simile a litigio, dissidio, contesa, contrasto, disaccordo, discussione, disputa, lite.

Poi controverso può essere associato anche a una persona o al suo carattere:

Giovanni è un tipo controverso, ha un carattere controverso. Vuol dire che Giovanni è difficilmente interpretabile, ha un carattere difficile, con caratteristiche che sembrano opposte. Non è facile capire bene il suo carattere.

Opinabile invece, oltre che più formale, non si usa per descrivere direttamente le persone.

Come ripasso, vi propongo di parlare di discussioni.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Ulrike: Indiscutibilmente si tratta di un episodio utilissimo. Non permetto a chicchessia di mettere in discussione questo mio Ferno giudizio. Davanti a eventuali contestazioni, che indubbiamente sarebbero prive di fondamento, resterei imperterrita. Questo è quanto. 😉

Estelle: Benché l’argomento possa essere opinabile la tua opinione come ripasso lascia poco spazio a controversie. Dunque concordo pienamente con te. Non vorrei ci fossero ricadute sul nostro rapporto 😂

Marcelo: Ragazze, capisco benissimo che vi piace questo episodio e che lo trovate utile!
Però dobbiamo ricordare che c’è sempre il rovescio della medaglia!
Le opinioni sono sempre soggettive, quindi possono essere soggette a revisione!
Almeno questo è la mia opinione . Mi aspetto di non essere frainteso!

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Segue la canzone dal titolo “tra le onde dell’opinione

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