Cosa bolle in pentola? (ep. 1066)

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Trascrizione

Cosa bolle in pentola?

Bollire in pentola è un’espressione che va letta in senso chiaramente figurato.

In senso proprio infatti è abbastanza chiaro.

La pentola è un semplice recipiente di materiale resistente al fuoco, di forma generalmente cilindrica ed è provvista di due manici e di coperchio. La pentola serve per cucinare, quindi è per uso culinario, specialmente per cucinare la pasta o per lessare la carne.

Bollire invece è ciò che accade ai liquidi quando raggiungono la temperatura di ebollizione.

I liquidi, infatti, a una certa temperatura sviluppano bolle di vapore che salgono tumultuosamente alla superficie e si aprono.

Riguardo alla temperatura di ebollizione, questa dipende dalla nostra altitudine rispetto al livello del mare, dove l’acqua bolle a 100 gradi.

Poi c’è la bollitura, diversa dall’ebollizione. Infatti la bollitura riguarda le vivande che cuociono nell’acqua bollente. La bollitura è la cottura in acqua bollente di qualcosa. Dunque l’ebollizione riguarda i liquidi, mentre la bollitura riguarda ciò che viene cucinato in un liquido che bolle.

Posso dire che, ad esempio, i ceci bollono, che la pasta bolle in acqua eccetera.

Dunque l’espressione bollire in pentola, in senso proprio, significa che c’è qualche vivanda che sta bollendo nella pentola, con un liquido che è arrivato alla temperatura di ebollizione.

In senso figurato invece, quando qualcosa bolle in pentola significa che c’è qualcosa in progetto, in preparazione. Proprio come la pasta che si sta cuocendo. L’immagine è questa.

Si tratta spesso di qualcosa che viene tenuto nascosto.

In questa immagine entra quindi in gioco anche quella del coperchi, che serve a coprire la pentola.

Se sulla pentola c’è il coperchio non si vede cosa sta bollendo in pentola.

Allora se c’è qualcosa che bolle in pentola, in senso figurato normalmente pensiamo che c’è un progetto nascosto, che c’è qualcuno che sta cercando di fare qualcosa. Noi non sappiamo cosa esattamente, ma abbiamo dei sospetti. Qualcosa è in fase di preparazione. Ma cosa?

Cosa bolle in pentola?

Non riesco a capire cosa bolle in pentola.

Esempi:

Negli ultimi giorni, il capo ha avuto molte riunioni private. C’era un viavai continuo di gente. Chissà cosa bolle in pentola.

Il mio collega ha portato dei documenti in segreteria ma non ha voluto dirmi cosa riguardassero. Sembra che ci sia qualcosa che bolle in pentola.

Ci sono voci su delle trattative segrete della nostra società. Chissà cosa sta bollendo in pentola.

Se volessi usare espressioni meno informali potrei dire ad esempio che:

Le voci circolanti sulle trattative segrete hanno sollevato interrogativi. Oppure che queste voci hanno suscitato curiosità.

Chissà cosa c’è in progetto, chissà cosa sta accadendo. C’è qualcosa di sospetto, probabilmente abbiamo una sorpresa in serbo.

Chissà quale novità è all’orizzonte.

Chissà quali sviluppi ci riserva il futuro?

Chissà quali sorprese ci attendono?

Quali novità ci saranno in serbo per noi?

Cosa ci aspetta all’orizzonte?

Quali cambiamenti potrebbero manifestarsi?

Ancora più informalmente invece potremmo dire:

Qui gatta ci cova!!

Se “gatta ci cova” suggerisce che potrebbe esserci qualcosa di nascosto o di cui bisogna prestare attenzione. È un modo figurato e colloquiale per esprimere sospetto o curiosità riguardo a una situazione. È un’espressione questa che abbiamo incontrato nella lezione di italiano Professionale dedicata alla fiducia e alla diffidenza.

Adesso ripassiamo. Parliamo delle cose che secondo voi bollono in pentola.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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marceloMarcelo la prima cosa che mi è venuta in mente è quella delle promesse elettorali che si fanno per raccogliere le simpatie dei votanti, almeno da queste parti! Questo è indicativo del tentativo di non agitare lo spauracchio con misure restrittive in tutti gli ambiti! Noi argentini stiamo attraversando questi chiari di luna per colpa del governo precedente. Se non stiamo raschiando il fondo del barile, poco ci manca!

La prossima riunione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

Cari membri,

È finalmente giunto il momento di parlare della prossima riunione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente, che si terrà stavolta in Sicilia nel periodo 23-28 giugno 2022 in provincia di Siracusa presso un agritirismo che si trova a 650 metri di altitudine e quindi si sta abbastanza bene anche d’estate.

Il primo giorno può essere il giorno 22 o il 23 giugno.

Il programma definitivo sarà inviato ai partecipanti. Potete decidere di partecipare ad uno o più delle seguenti proposte. È consentito portare con sé amici e parenti.

L’itinerario indicativo offre un equilibrio tra visite culturali, relax e esperienze enogastronomiche, adatto a chi desidera scoprire le bellezze della Sicilia senza stress.

Poi il programma sarà adattato adattare in base alle preferenze e alle esigenze dei partecipanti!

Per agevolare la prenotazione delle visite, si prega di confermare la propria partecipazione entro il 16 marzo.

Ad ogni modo potremmo trovare una sistemazione anche successivamente.

Coloro che confermeranno la partecipazione riceveranno le successive comunicazioni relative al programma.

Se avete problemi di qualunque tipo (spostamenti, pernottamenti) fatemi sapere, cercheremo di organizzarci tra noi.

Giorno 1: Arrivo e relax all’Agriturismo

Benvenuto all’agriturismo e sistemazione nelle camere.
Tempo libero per godersi i giardini dell’agriturismo, fare una passeggiata nei dintorni o semplicemente rilassarsi dopo il viaggio.

Giorno 2: Visita a Siracusa

Visita al Parco Archeologico della Neapolis per esplorare il Teatro Greco, l’Orecchio di Dionisio e l’Anfiteatro Romano.
Passeggiata nell’incantevole isola di Ortigia, con le sue stradine pittoresche e la Fonte Aretusa.
Pranzo in un ristorante tipico siracusano.

Giorno 3: Giornata al mare

Escursione in barca lungo la costa per ammirare le splendide calette e fare snorkeling nelle acque cristalline.
Pranzo a base di pesce fresco in una trattoria sul mare.
Pomeriggio di relax in spiaggia o presso l’agriturismo.

Giorno 4: Tour enogastronomico

Visita a una cantina locale per degustare vini siciliani rinomati, come il Nero d’Avola e il Moscato di Siracusa.
Tour guidato di un’azienda agricola per scoprire i segreti della produzione di olio d’oliva e altri prodotti tipici siciliani.
Cena a base di specialità siciliane presso l’agriturismo.

Giorno 5: Escursione al Parco Naturale Vendicari e Noto

Trekking nel Parco Naturale di Vendicari per ammirare la flora e la fauna locali e fare una sosta nelle splendide spiagge.
Visita a Noto, città barocca dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, per ammirare le sue magnifiche chiese e palazzi.
Tempo libero per passeggiare per le vie del centro storico e fare shopping di prodotti tipici.

Giorno 6: Partenza

Colazione all’agriturismo e check-out.
Trasferimento in aeroporto o stazione ferroviaria per il rientro.

In tutto abbiamo 14 camere, singole, matrimoniali e triple. Il prezzo è circa 100-120 euro a notte.

In ognuna delle camere si possono aggiungere fino a 2 letti singoli al costo di €20,00 a notte ciascuno.

Colazione inclusa nel prezzo.

Tutte le camere sono dotate di:
Aria condizionata, TV LED, WiFi, asciugacapelli, mini frigo e, nelle deluxe, cassaforte e bollitore con tea e tisane.

Un saluto e a presto.

Resto a disposizione per le vostre domande.

Per partecipare scrivere a italianosemplicemente@gmail.com o spedire un messaggio WhatsApp al numero +393204095660

Il verbo predicare, la predica e il predicozzo (ep. 1065)

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Trascrizione

Vediamo il verbo predicare.

Per predicare, prima di tutto, occorre che ci sia qualcuno vicino a voi. Altrimenti sembrerebbe che stiamo “predicando nel deserto”.

Questa è una simpatica espressione molto utilizzata.

Partiamo però dal significato del verbo predicare. Predicare significa spiegare pubblicamente una religione.

Ad esempio si può predicare il Vangelo.

Significa leggere e spiegare ciò che c’è scritto.

Predicare è ciò che fa il prete durante la messa cattolica e in generale ciò si fa in tutte le religioni per diffondere e spiegare la religione ai fedeli

C’è anche un senso figurato però.

Predicare può anche usarsi per sostenere pubblicamente un ideale, un’ideologia, un pensiero, quindi similmente a “promuovere”.

Es:
predicare la pace.

Predicare la pace significa promuovere la pace attraverso parole, azioni e comportamenti che favoriscono l’armonia, la comprensione e la risoluzione pacifica dei conflitti.

Le persone che predianno la pace sono spesso leader spirituali, attivisti per i diritti umani, pacifisti, leader politici impegnati nel dialogo e nella diplomazia, e organizzazioni internazionali che lavorano per la risoluzione dei conflitti e la promozione della cooperazione mondiale.

Il verbo “predicare” può essere conunque utilizzato in diversi contesti, non solo quello religioso o parlando di pace.

Si può predicare la parola di Dio o insegnare i principi di una religione, ma si possono anche
predicare ideali politici o promuovere determinate politiche.
Si può predicare la giustizia, l’onestà, la compassione, ecc., incoraggiando comportamenti virtuosi.
In ambito culturale c’è chi predica la tolleranza, il rispetto reciproco e altri valori culturali.
Possiamo anche predicare la nostra filosofia di vita o un approccio particolare a problemi o situazioni.
Un professore può anche predicare un concetto o un insegnamento.

Quando si predica si vuole insegnare qualcosa o si vuole spingere delle persone ad assimilare un concetto o una teoria, e l’obiettivo è diffondere questa idea in modo che tante persone la conoscano e possibilmente contribuiscano anche loro alla sua diffusione.

Il termine “predica” però se da una parte si può riferire a un discorso, solitamente di natura religiosa, in cui vengono esposti e spiegati insegnamenti morali o religiosi, dall’altra può anche essere utilizzato in senso più ampio per indicare un discorso moralizzatore o serioso su un argomento specifico, anche al di fuori del contesto religioso.

Es: mio padre mi ha fatto la solita predica perché sono tornato troppo tardi stanotte.

Questa è una sorta di “cazziatone” in questo caso. Niente di religioso. Piuttosto una cosiddetta “ramanzina” quindi un discorso sul modo corretto di comportarsi. Spesso si sente dire anche “predicozzo“.

Si usa questo termine per indicare un rimprovero paternalistico per lo più bonario. Si tratta sempre di una ramanzina ma è un ammonimento fatto in tono amichevole. Diciamo che si tratta di una amichevole paternale.

All’inizio ho parlato di “predicare nel deserto“. Questa è un’espressione idiomatica che non va interpretata alla lettera. Non significa essere soli nel deserto e parlare senza che nessuno ci ascolti.

Invece “predicare nel deserto” si riferisce a parlare o cercare di convincere qualcuno o un pubblico su qualcosa, ma senza ottenere alcun risultato o senza avere un’attenzione significativa. In pratica, significa parlare o agire senza essere ascoltati o senza che ci sia un impatto significativo sulle persone o sulla situazione.

Es:

Se il papa cerca di promuovere la pace in una zona dove c’è una guerra e il conflitto è così radicato che nessuno è disposto ad ascoltare o ad impegnarsi in negoziati, potrebbe sentirsi come se stesse predicando nel deserto:

Il papa predica nel deserto.

Oppure in ambito lavorativo può significare suggerire dei miglioramenti in un ambiente di lavoro ostile.

Se un dipendente propone costantemente idee per migliorare l’ambiente di lavoro in un’azienda dove la cultura aziendale è resistente ai cambiamenti e non c’è volontà da parte dei dirigenti di ascoltare, potrebbe sentirsi come se stesse predicando nel deserto.

Terzo esempio:

Cercare di sensibilizzare sul cambiamento climatico in un gruppo di scettici. Se una persona cerca di sensibilizzare i suoi amici su questioni ambientali, ma il gruppo è completamente indifferente o addirittura scettico sul cambiamento climatico, potrebbe sentirsi come se stesse predicando nel deserto.

Quanto alla lingua italiana ed al metodo proposto da Italiano Semplicemente, io spesso predico il rispetto delle sette regole d’oro e non credo affatto di predicare nel deserto.

Rispetto al verbo pontificare, qual è il confine tra predicare e pontificare?

Una cosa è esporre o insegnare principi, valori o credenze, spesso con l’intento di influenzare o persuadere gli altri. Un’altra cosa è parlare o esprimere opinioni in modo autorevole, dogmatico o presuntuoso, senza necessariamente avere un pubblico disposto ad ascoltare o senza tenere conto delle opinioni altrui. Quando si pontifica c’è in senso figurato una certa arroganza o supponenza nell’affermare le proprie idee.

Quindi mentre “predicare” implica spesso un intento di condividere insegnamenti o valori con altri, “pontificare” può avere una connotazione più negativa perché come si è visto anche lo scorso episodio, pontificare può significare parlare in modo autoritario o dogmatico, senza accettare opinioni diverse.

Ulrike: Si potrebbero anche menzionare i modi di dire: “predicare bene e razzolare male” e “da che pulpito viene questa predica”.

Certamente Ulrike, hai ragione. “Predicare bene e razzolare male” è un’espressione, sempre idiomatica, che si usa per indicare qualcuno che dà buoni consigli ma non segue i suoi stessi consigli nella pratica.

Quindi ad esempio Il mio amico mi ha sempre detto di risparmiare denaro, di mettere da parte i soldi perché sono preziosi, ma poi ho scoperto che è sempre indebitato, è pieno di debiti fino al collo. Insomma, il mio amico predica bene e razzola male!

Ma che verbo è razzolare? È un verbo che ndica un comportamento poco coerente o inefficace nel mettere in pratica ciò che si consiglia agli altri. “Razzolare” è ciò che fanno le galline nel pollaio, significa, nel senso proprio, raspare in terra con le zampe e col becco, simile a ruspare ma qui si usa in senso figurato per indicare un muoversi o agire in modo goffo, disordinato o poco efficace.

“Da che pulpito viene questa predica” è un’altra espressione interessante. Simile un po’ alla precedente.

Si usa quando si vuole far notare l’ipocrisia di qualcuno che critica gli altri per comportamenti che egli stesso ha.

Il pulpito è anch’esso un termine preso in prestito dalla religione. È una piattaforma sopraelevata, rialzata, dove va il sacerdote ad esempio per predicare in chiesa.

Il sacerdote sale sul pulpito per predicare la parola di Dio.

Allora l’espressione “da quale/che pulpito viene la predica” è a sua volta una predica, perché si rimprovera una persona, aspramente, come a dire: proprio tu ci dici queste cose? Tu non puoi permetterti di fare questa predica, non puoi permetterti di insegnare qualcosa che neanche tu rispetti.

Ad esempio:

Mia sorella continua a rimproverarmi per essere una persona disorganizzata, ma l’altro giorno ho visto il suo ufficio ed era un caos totale! Da che pulpito viene questa predica?

Adesso ripassiamo. Vi invito a parlarmi di quando avete predicato nel deserto, se vi è mai capitato.

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Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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marceloMarcelo: Da parte mia, convincere qualcuno è sempre un’attività sfidante, specialmente con i figli adulti! Di volta in volta, quando discutiamo, sembra che non valutino a fondo tutte le alternative, e quando do loro un consiglio, ogni due per tre, per tutta risposta, mi fanno: “Sempre la solita predica!”

 

Il verbo pontificare (ep. 1064)

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Trascrizione

Vi do una notizia. Avete mai pensa a costruire un ponte?

Domanda bislacca vero?

Purtroppo, qualora foste interessati a costruirne uno, non potete usare il verbo “pontificare”

Infatti questo verbo è più adatto al papa o a un vescovo, ma non quando costruiscono ponti. Non è questo il significato del verbo pontificare. Pontificare significa invece celebrare una funzione religiosa con rito e paramenti solenni. I paramenti sono le vesti indossate durante la celebrazione. Questo chiaramente è il senso proprio di pontificare.

La pontificazione dunque è una cosa solenne, importante. È fatta dal papa addirittura! Non è un caso che il papa si chiama anche il pontefice. Il pontefice pontifica.

C’è però chi, pur non essendo così importante si atteggia a tale, crede di esserlo e così anche lui o lei, sapete cosa fa? Pontifica!

Il verbo chiaramente è usato in modo figurato in questo caso.

Il verbo “pontificare” ha diverse sfumature di significato, ma comunemente si riferisce all’atto di parlare o agire in modo autoritario, specialmente su argomenti di importanza religiosa o anche politica.

Può anche significare assumere un atteggiamento altezzoso, saccente o presuntuoso.

Questi aggettivi sono importanti per capire il senso figurato di pontificare.

Significa assumere toni di solenne superiorità, ad esempio parlando in modo saccente, altezzoso e sussiegoso.

Sussiegoso è un aggettivo non molto usato che significa contrassegnato da una rigida ma altezzosa compostezza.

Altezzoso e saccente sono abbastanza simili come aggettivi. Nel caso di altezzoso parliamo di un comportamento offensivo, parliamo di una boria, una presunzione, di chi si crede più importante degli altri.

Saccente è invece colui che ostenta (che mostra, che esibisce qualcosa con vanto, vantandosi) in modo irritante una cultura personale che crede di avere, ma è una superiorità culturale più presunta che reale. Saccente non è colui che sa, ma colui che crede di sapere.

Col verbo pontificare si usa spesso la preposizione “su” per indicare la questione sulla quale si pontifica.

Non è necessario però specificare.
Es:

Marcello quando si mette a pontificare è veramente insopportabile!

Antonio pontifica spesso sulle sue competenze tecniche

Es:

Il politico continua a pontificare sulle politiche economiche senza ascoltare le opinioni degli altri.

Il politico dunque continua a esprimere in modo presuntuoso e dogmatico le sue opinioni sulle politiche economiche senza ascoltare le opinioni degli altri.

Esprimersi in modo dogmatico significa che ciò che si dice è indubbiamente vero, è indubitabile, indiscutibile, indipendentemente dalla verifica nella realtà e nei fatti. Deriva da dogma, che è un’affermazione che deriva da una rivelazione di Dio. Se parliamo in modo dogmatico allora forse ci crediamo molto importanti e allora ci viene spontaneo pontificare.

Es:

Il capo ha passato la riunione a pontificare sulle regole aziendali senza dare spazio al dialogo.

Il capo cioè ha passato la riunione a esporre in modo autoritario le regole aziendali senza dare spazio al dialogo, alla discussione, al confronto.

Il giornalista ha scritto un articolo in cui pontifica sulla crisi politica internazionale.

Il giornalista ha scritto un articolo in cui esprime in modo presuntuoso le sue opinioni sulla crisi politica internazionale.

Si tratta di qualcosa di esagerato, di qualcuno che, pur non avendo la verità in tasca, si comporta come se l’avesse, esprimendo le sue idee con un tono solenne e autoritario o troppo enfatico.

Il predicatore ha pontificato sulla moralità durante il sermone domenicale.

Il predicatore pertanto ha esposto in modo dogmatico concetti di moralità durante il sermone domenicale.

Anche il sermone è qualcosa di sacro. E un discorso su un argomento sacro, ma d’altronde in questo ultimo esempio parliamo di un predicatore, di un uomo di chiesa che è deputato a predicare. Certo che quando si fa il predicatore è difficile resistere dalla tentazione di pontificare.

Comunque nel prossimo episodio ci occupiamo anche di questo verbo: predicare, e di alcune espressioni di uso comune.

Adesso ripassiamo qualche episodio passato parlando della prossima riunione dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente in programma per fine giugno che si svolgerà in Sicilia, in provincia di Siracusa.

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Ripasso in preparazione a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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Marcelo: Visitare la Sicilia? Bellissimo! Poi ancora meglio se in occasione della riunione annuale dei membri di IS. Ho visto nel programma delle visite interessanti, tra le quali quella alle rovine di Siracusa, e poi la spiaggia! A giugno poi non c’è rischio di incontrare un’ora di turisti!

Hartmut: senza contare il tour enogastronomico. Prevedo che qualcuno si sballerà con l’alcol e altri forse si godranno una bella scorpacciata!

Irina: la cosa più bella sarà sicuramente ritrovare gli amici e fare pratica delle 7 regole d’oro!

Julien: sono arcisicura che sarà un’esperienza da annoverare tra le migliori della mia vita.

Peggy: su questo non ci piove, vale a dire che questo non è opinabile. Ma non voglio apparire altezzosa e saccente. Vi racconteremo dopo come sarà andata.

Poco ci manca o ci manca poco? (ep. 1063)

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Trascrizione
Qual è la differenza tra “ci manca poco” e “poco ci manca”? Potete provare a fare la domanda a qualunque intelligenza artificiale ma, almeno ad oggi, risponde che non c’è alcuna differenza.

Infatti ecco cosa risponde ChatGPT: “Ci manca poco” e “poco ci manca” sono due espressioni italiane simili che significano praticamente la stessa cosa: che si è vicini al raggiungimento di qualcosa o a una certa situazione. La differenza principale è nell’ordine delle parole, ma il significato è sostanzialmente lo stesso.

Ecco. Come volevasi dimostrare. In realtà però una differenza c’è.

La definizione di ChatGPT sarebbe anche giusta, ma il fatto è che “poco ci manca” raramente si utilizza quando ci parla di tempo o di spazio.

Si preferisce invece usare “poco ci manca” soprattutto quando parliamo in termini negativi di qualcosa o qualcuno, per sottolineare un difetto o una mancanza o per commentare un evento, sempre in termini negativi.

Questa connotazione negativa è un elemento importante da considerare nella scelta tra le due espressioni. Sembrerà un dettaglio, una sottigliezza di poco conto, ma la conoscenza di una lingua passa anche attraverso questi dettagli che però sono importanti.

Vediamo qualche esempio sia con “ci manca poco” che con “poco ci manca”.

Ci manca poco alla fine del film.

Mi riferisco al tempo in questo caso. Si può usare solamente “ci manca poco” = manca poco tempo.

Ci manca poco per arrivare a casa.

Qui potrei parlare di una distanza espressa in km, quindi in termini di spazio, ma anche in minuti e quindi in termini di tempo.

Non abbiamo ancora finito questo lavoro. Però ci manca poco.

In questo caso parlo di poco lavoro mancante, ma potremmo anche parlare di tempo rimanente.

Giovanni mi sta proprio antipatico. Non voglio dire che ogni volta che parla mi contraddice, ma poco ci manca.

Ecco. Stavolta sto parlando di una caratteristica negativa, riferita al carattere di Giovanni.

Notate che c’è una negazione all’inizio della frase, c’è un “non”, e questo è già un indizio importante. Non è detto sia sufficiente per poter usare “poco ci manca” ma quasi.

A proposito di “quasi“. Entrambe le forme posso sostituirle proprio con questa parola: quasi. Quasi è molto generica però.

Prima ho parlato anche di un giudizio negativo, ma in realtà non è neanche questo qualcosa di obbligatorio per usare “poco ci manca”.

Si parla in generale di un limite, un limite indicativo che, qualora raggiunto, dimostrerebbe pienamente una mia idea, una mia teoria su una persona o su qualcosa. Questo limite però non è stato raggiunto, ma quasi. Mi verrebbe da dire “poco ci manca”.

Esempi:

Filippo è un fenomeno. Quando si è laureato ha preparato tutti gli esami in pochissimo tempo. Non voglio dire che ha impiegato al massimo due settimane per ogni esame, ma poco ci manca.

Stavolta non sto parlando male di Filippo. Tutt’altro direi. Però ho voluto indicare qualcosa di estremo, un traguardo, un’impresa: al massimo ha impiegato due settimane per preparare un esame. No, non è stato così. Non sempre due settimane, ma poco ci manca.

Poi avrete notato che “poco ci manca” è praticamente sempre preceduto da “ma“.

Certo, potrei dire anche “ma ci manca poco”, o “ma quasi” o “ma c’è mancato poco”. Questo posso farlo, ma c’è meno enfasi in questi casi.

Un’altra cosa interessante è che “poco ci manca” si usa solo al presente.

Nessuno vieterebbe di dire “poco c’è mancato” o “poco ci mancava”, quando parlo di qualcosa accaduto in passato, ma questo non si fa mai. La forma passata si usa infatti nella prima parte della frase è questo è sufficiente.

Es:

Non dico che Giovanni è stato sempre il più bravo di tutti ma poco ci manca.

Oppure:

Ciò che ha scritto Matteo in questo libro e bellissimo. Se non è poesia, poco ci manca.

Sempre al presente quindi. Non voglio dire che è vietato, che non si possa dire “poco c’è mancato” ma in genere non si fa. Invece “c’è mancato poco” (una forma passata di “ci manca poco”) è utilizzatissima.

Provate a fare delle ricerche su Google e vedrete quanti esempi troverete con “c’è mancato poco”. Credo invece che sarà complicato trovare utilizzi di “poco c’è mancato”. La stessa considerazione vale per il futuro.

Un’ultima caratteristica di “poco ci manca” è che la particella “ci” non si riferisce a “noi” e questo anche quando sto parlando di noi.

Es:

Non voglio dire che (noi) non abbiamo ascoltato neanche una episodio di italiano semplicemente, ma poco ci manca!

Quel “ci” si riferisce sempre a quel limite, quel punto estremo quasi raggiunto. Questo è chiaramente più evidente quando non si parla di “noi” nella frase, ma il “ci” resta.

Adesso che l’episodio è finito vorrei che qualcuno di voi usasse qualche espressione già spiegata parlando di record mondiali.

Mi raccomando, mi piacerebbe che a fare questo tentativo partecipasse anche qualcuno poco avvezzo a costruire ripassi. Non voglio dire infatti che siano sempre gli stessi membri a formularli e registrarli, ma poco ci manca.

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Ripass a cura dei membri dell’associazione. A seguire la canzone dal titolo “poco ci manca“

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Dorota: Ragazzi, ovviamente tutti conoscete il Guiness dei primati ossia il libro dei record, vero? Si dà il caso che vi siano pubblicati i più diversi e strani record! Allora io mi domando e dico: possibile mai che Gianni non abbia ancora registrato il record mondiale di episodi creati per insegnare una lingua straniera?

Christophe: I ricordi mondiali, per lo più sportivi, mi hanno sempre stupito. A volte sono stato un po’ invidioso, mettendo le cose in prospettiva e chiedendomi perché ci sono persone “normali” tra virgolette, che, anche allenandosi con serietà non brillano e quindi non sono in grado di competere con le persone più dotate, che invece non fanno nulla per migliorare. Alla lunga con ogni probabilità questo può risultare frustrante. Poi ci sono anche i record senza senso a mio avviso. Che so, a titolo di esempio il maggior numero di cannucce infilate contemporaneamente in bocca. Ma quale record d’Egitto! Comunque, competere penso sia una buona cosa in quanto aiuta a spingersi sempre oltre il limite, per poter raggiungere nuovi traguardi, soprattutto n
In campo scientifico e quello della salute. Questo può stimolare continuamente la ricerca di cure nuove.