“Ne” è una particella pronominale che significa “di ciò” o “di questo” e si riferisce a qualcosa detto prima o implicito.
“Stanne certo” infatti può diventare “stai certo di questo,” “puoi star certo di ciò”.
Colloquialmente si usa anche “sta’ certo di questo” parlando con una sola persona:
Sta’ certo che ciò che dico è vero
Notate che se si dà del lei, “stanne certo” diventa “ne stia certo”, o “stia certo di questo”. Non esiste la versione formale di “stanne” in una sola parola.
Questo accade anche con altri verbi:
Fanne, ne faccia (delle mie parole fanne buon uso)
Dinne, ne dica (quante parolacce devo dire? Risposta: Dinne tre)
Parlane, ne parli (di me parlane bene con tutti)
Tienine, ne tenga (delle mie parole tienine conto e cerca di farne tesoro)
eccetera.
“Certo” è infine un aggettivo simile “sicuro”, “convinto”.
Quindi “stanne certo” si traduce letteralmente in: “stai certo di ciò” o “puoi essere sicuro di questo”.
Concludo l’episodio con qualche esempio:
Non ti deluderò, stanne certo.
Se segui questo percorso, stai certo che otterrai grandi risultati.
Non importa quanto ci vorrà, ma puoi star certo che raggiungerò il mio obiettivo.
Faremo tutto il possibile per aiutarvi, statene certi.
La situazione cambierà presto, statene certi.
Ci saranno delle difficoltà, ma supereremo ogni ostacolo, statene certi.
Adesso ripassiamo gli episodi precedenti. Così non li dimenticherete. Statene certi!
Tu che stai ascoltando o leggendo questo episodio, indossi gli occhiali?
Se indossi gli occhiali, allora quasi certamente i tuoi occhiali hanno, oltre alle lenti, anche una montatura.
La montatura degli occhiali è la struttura che sostiene le lenti. Le “lenti” chiaramente servono per vedere.
La montatura ha una funzione pratica, ma anche estetica, poiché influenza l’aspetto e lo stile di chi la indossa. Può essere realizzata in vari materiali, come metallo, plastica o legno.
Ci sono comunque anche occhiali senza montatura. Si chiamano occhiali con montatura a giorno.
Comunque sia, il termine “montatura” indica anche qualcos’altro.
Innanzitutto non si deve confondere la montatura con il montaggio. Quest’ultimo è un termine tecnico, usato principalmente nel cinema, televisione e audio, che si riferisce all’assemblaggio delle varie parti di un film, programma o registrazione, per creare il prodotto finale.
Consiste nel mettere insieme scene, suoni o immagini in modo coerente e narrativo. Poi posso anche occuparmi personalmente del montaggio di un mobile Ikea… In questo contesto, montaggio si riferisce all’assemblaggio fisico di parti, come nel caso di un mobile Ikea.
Significa mettere insieme i vari componenti seguendo le istruzioni. Quindi, oltre al montaggio audiovisivo, il termine si applica anche a operazioni pratiche come montare mobili o oggetti meccanici.
Ma torniamo alla montatura. Oltre a quello legato agli occhiali, una montatura può essere anche un “inganno” o una “messa in scena” o una falsificazione, spesso elaborata per far credere qualcosa che non è vero.
La “messa in scena” è una modalità comunemente usata nel contesto teatrale, cinematografico e televisivo per riferirsi all’insieme degli elementi visivi e tecnici che danno vita a una rappresentazione. Include la disposizione degli attori, l’ambientazione, le luci, i costumi, le scenografie e la regia. Con la messa in scena si rappresenta qualcosa ed è costruita per creare un certo effetto o atmosfera.
La stessa espressione la possiamo usare come sinonimo di “montatura“.
Ad esempio, si potrebbe dire che una notizia falsa è una “montatura” se è stata creata ad arte per ingannare le persone. Potremmo ugualmente dire che è una “messa in scena“.
Si tratta di qualcosa di elaborato, di pensato, di una storia che qualcuno ha montato per l’occasione, con l’obiettivo di far credere qualcosa, quando la verità è un’altra.
In generale, “montatura” in questo senso ha ovviamente una connotazione negativa, legata alla manipolazione della verità o alla costruzione di una realtà fittizia. C’è sempre malafede in questi casi.
Possiamo usare anche un’altra modalità meno informale: una montatura o una messa in scena è una realtà o un’operazione “costruita ad arte” per ingannare o trarre in inganno. Costruire ad arte è interessante, perché significa creare o organizzare qualcosa con grande abilità, attenzione e cura, spesso con l’intento di ottenere un risultato specifico. L’espressione può avere una connotazione sia positiva che negativa, a seconda del contesto: positivo quando si riferisce a un’opera ben fatta, creata con maestria o professionalità (ad esempio, un progetto ben eseguito o una soluzione ingegnosa). Negativo quando implica che qualcosa è stato orchestrato in modo elaborato e artificioso per ingannare o manipolare (ad esempio, “una trappola costruita ad arte”).
In entrambi i casi, l’accento è sulla precisione e sull’intenzionalità del processo di costruzione. Ho citato anche il verbo “orchestrare”. E’ chiaramente un’immagine figurata. Così come fa un direttore d’orchestra, ma con l’intento di trarre in inganno o di nascondere la verità.
Tornando alla montatura, tra gli ambiti in cui si usa comunemente il termine c’è indubbiamente il giornalismo. Si sente spesso parlare di “montatura mediatica” quando un evento o una notizia viene ingigantito o distorto dai media (TV, internet, radio, giornali) per attirare attenzione, spesso per creare scandalo o manipolare l’opinione pubblica. Spesso si sentono commenti come:
Non è vero niente, è tutta una montatura!
Chiaramente si usa molto spesso parlando di politica, per riferirsi alla creazione di false accuse o scandali per screditare un avversario, alterando deliberatamente i fatti per influenzare il consenso o l’immagine pubblica.
Si allude a un complotto o a false prove costruite per incastrare qualcuno, ad esempio in processi o indagini. Nel linguaggio comune, si può usare il termine “montatura” per indicare una situazione personale o sociale in cui qualcuno crea una falsa apparenza o costruisce un inganno a danno di altri, come nel caso di pettegolezzi o storie un po’ esagerate.
Concludo con una serie di alternative da usare al posto di “montatura”, oltre a quelle già viste: truffa, falsificazione, manipolazione, bluff, frode e raggiro.
Ci sono chiaramente alcune sfumature di differenza. Un raggiro ad esempio è un inganno più personale e spesso per ottenere piccoli vantaggi, sfruttando la buona fede di qualcuno. Se poi la questione è meramenteeconomica, si tende ad usare la truffa e la frode. La manipolazione invece si riferisce più ad una forma di controllo o influenza subdola su persone o fatti per ottenere un risultato desiderato. Infine la falsificazione si preferisce usare quando si tratta di alterazione di un oggetto, spesso di un documento o per farlo apparire autentico.
Julien: Un bis di fregature allora! Anche a me è accaduto comunque. Prima occhiali costosi che non ti dico, e poi mi hanno rifilatouna montatura che non mi stava nemmeno aderenteal viso.
Khaled: Io, stando da sempre in fissa per gli occhiali di vari colori, mi sono fatto una scorpacciatadi montature economiche su un sito sconosciuto. Era l’unico sito ma ho voluto rischiare, anche a costo di prendere una fregatura. Apparentemente andò tutto a meraviglia, ma quando sono arrivate, le montature erano talmente leggere che sembravano pronte a frantumarsial primo utilizzo!
Immaginate di aver costruito un castello di sabbia molto bello sulla spiaggia.
All’inizio, è grande e forte, ma poi comincia a piovere e le onde arrivano più vicine. Pian piano, il castello si rovina, si scioglie e torna a essere solo sabbia, un po’ come se stesse “regredendo” o tornando indietro.
L’involuzione è un po’ così: è quando qualcosa, invece di migliorare o crescere, comincia a tornare indietro o peggiorare. Somiglia molto al termine “peggioramento“, ma aggiunge il senso di “tornare indietro”.
Per esempio, se uno studente inizia la scuola prendendo bassi voti e poi lentamente migliora, ma ad un certo punto i voti iniziano a peggiorare possiamo dire che questo studente si è involuto.
Notate che mentre il termine “involuzione” si usa abbastanza di frequente, non si usa per niente coniugare nelle diverse forme.
Alcune volte, come nell’esempio dello studente si usa “involversi“. Un secondo esempio:
Il percorso intrapreso per migliorare il mio italiano si è involuto per cui dovrò cambiare metodo di studio.
Credo che la tv pubblica italiana si sia involuta. Mi auguro torni a fare servizio pubblico.
Più spesso troviamo frasi di questo tipo:
Il percorso intrapreso per migliorare il mio italiano ha subito un’involuzione per cui dovrò cambiare metodo di studio.
Questo accade molto più spesso invece, con evolvere, che esprime il concetto opposto di involvere.
Dunque, sebbene esista il verbo involvere, nella pratica si usa pochissimo e men che meno si usano: Io involvo, tu involvi, eccetera. Per le altre forme al passato e futuro vale lo stesso discorso.
Un altro esempio potrebbe essere una città che, invece di diventare più moderna e sviluppata, comincia a cadere in rovina, con le case che si rompono e le persone che se ne vanno. Anche in questo caso, si potrebbe parlare di involuzione.
Termini simili a “involuzione” sono “regressione” o “declino“. Potete usare questi termini ogniqualvolta volete parlare di qualcosa che va indietro o peggiora, invece di migliorare.
“Regressione” si usa quando qualcosa torna a uno stato più semplice o meno sviluppato, come quando una persona che ha imparato a leggere e scrivere comincia a dimenticare come si fa.
“Declino” si usa quando qualcosa perde qualità o importanza nel tempo, come una squadra di calcio che comincia a perdere tutte le partite dopo essere stata molto forte.
Quindi, se si parla di una cosa che peggiora o torna indietro, “involuzione” può essere la parola giusta da usare. Perché ho detto “può essere” è non “è”?
“Involuzione” è preferito rispetto a “regressione” o “declino” in contesti specifici.
In biologia e medicina l’involuzione si riferisce a un processo naturale in cui un organo o un tessuto diminuisce di dimensioni o torna a uno stato precedente. Ad esempio, l’involuzione dell’utero dopo il parto o l’involuzione di una ghiandola.
In psicologia e psicanalisi l’involuzione può essere usata per descrivere un processo in cui un individuo ritorna a fasi precedenti dello sviluppo psicologico, magari in risposta a traumi o stress, senza necessariamente implicare un giudizio negativo.
Ma soprattutto si usa in sociologia e politica. In un contesto sociologico o politico, “involuzione” può descrivere un processo in cui una società, un’istituzione o un sistema ritorna a una forma meno avanzata o più primitiva, spesso in risposta a crisi interne o esterne. Ad esempio, si può parlare di involuzione democratica per descrivere un processo in cui un sistema democratico perde le sue caratteristiche essenziali.
Ma anche parlando del nostro personale rapporto di coppia possiamo dire che le cose non vanno più bene come sembrava. C’è stata cioè un’involuzione nel rapporto. Siamo tornati indietro. Siamo peggiorati.
Anche nella letteratura e nella filosofia, il termine può essere usato in modo più figurato per indicare un ritorno a uno stato precedente o una chiusura su se stessi, con una connotazione di ripiegamento o di perdita di apertura verso il nuovo.
In sintesi, “involuzione” è utilizzato quando si vuole enfatizzare un ritorno a una condizione precedente peggiore, mentre “regressione” e “declino” tendono a essere usati più genericamente per indicare un deterioramento o una decadenza.
Ora ripassiamo perché questo è l’unico modo per non avere un’involuzione nel vostro processo di apprendimento della lingua italiana.
Anne Marie: credo che ci sia una netta involuzione della situazione internazionale. Mi fa pensare di essere tornati in una situazione di pre-guerra. Dio ce ne scampi e liberi, per carità!
Ulrike: infatti. Basta ascoltare le alte sfere della politica mondiale: i prossimi candidati alla presidenza negli Stati Uniti e la tiepida posizione dell’Unione Europea. Pare che nessuno voglia prendere l’iniziativanel tentativo di trovare una soluzione consonaper tutti i partecipanti nei conflitti in corso.
Descrizione: Oggi parliamo di due modalità diverse per utilizzare il concetto di accortezza. Inoltre vediamo anche qualche sfumatura di differenza rispetto al più semplice concetto di attenzione.
Alla fine dell’episodio proponiamo delle frasi di ripasso degli episodi precedenti formulate e registrate dai membri dell’associazione.
Se volete, saremo felici di avervi tra noi. Guardate tutti i vantaggi sulla paginadell’associazione.
Scommetto che l’espressione “non fare testo” non l’avete mai usata!
E allora ve la spiego io!
E’ un’espressione molto usata e significa che qualcosa non può essere presa come esempio valido o rappresentativo in una determinata situazione. In altre parole, il caso in questione è considerato un’eccezione, non una regola, e non si dovrebbe usarlo per trarre conclusioni generali.
Ad esempio:
Dicono che l’università a Roma sia molto difficile, ma Marco ha fatto 9 esami il primo anno.
Risposta:
Ok, ma Marco non fa testo.
Significa che il rendimento di Marco non è significativo o non rappresenta la norma.
In qualche modo Marco non rientra nella categoria dello studente medio. Chiaramente è un complimento in questo caso per Marco.
Un secondo esempio:
La squadra quest’anno gioca malissimo. Lo so, abbiamo vinto l’ultima partita ma quella partita non fa testo, la squadra avversaria era priva di tutti i suoi giocatori migliori.
Qui si afferma che il risultato di quella partita non è significativo, poiché la squadra avversaria non era nelle sue condizioni normali. Non si può prendere ad esempio l’ultima partita per capire se la squadra gioca bene o male.
Ultimo esempio. Parliamo di un film che non ci è piaciuto, ma nonostante questo ha venduto un discreto numero di biglietti. Posso dire:
Il successo di quel film non fa testo, perché è uscito durante le vacanze natalizie quando il pubblico è molto più numeroso.
In questo caso, si dice che il successo del film non è indicativo del suo valore intrinseco, ma è dovuto a una circostanza particolare (le vacanze natalizie).
Il termine “testo” indica qualcosa che può essere preso come modello o base per confronti e analisi.
È come se parlassimo di un testo scritto. In pratica, questa cosa o questa persona che “non fa testo” non è considerato un “testo” valido da cui trarre regole, esempi o conclusioni è non può essere usato neanche come base di confronto o come standard per giudicare altre situazioni.
Quanto alle alternative, se dico ad esempio che una cosa non fa testo, potrei dire, con senso analogo:
Questa cosa non è indicativa
Questa cosa non è rappresentativa
Questa cosa non è significativa
La più adatta dipende del contesto.
Devo dirvi anche che questa espressione si usa molto più spesso con la negazione. Può capitare comunque di trovare qualcosa che “faccia testo.”
Quindi, mentre “non fare testo” indica una situazione eccezionale o non rappresentativa, “fare testo” si riferisce a un esempio autorevole o un modello di riferimento accettato.
Come risposta a qualcuno che ha detto che qualcosa non fa testo, posso dire ad esempio:
Fa testo eccome!
Oppure:
La sua è una opinione che fa testo fino ad un certo punto
Che è un altro modo per dire che qualcosa non fa testo!
Quindi posso usare fare testo per dire che qualcosa è rappresentativo, ma più che altro, “fare testo”, senza negazione, si usa nel senso di dare valore a qualcosa.
Es:
Non leggere quei libri di religione che non si sa da dove vengono e chi li ha scritti. Leggi solamente il vangelo, che è l’unico libro che fa testo, poiché è la Parola di Dio.
Oppure, se acquistiamo qualcosa, è lo scontrino o la fattura che fa testo.
Significa che la fattura è valida come riferimento o prova dell’acquisto e del pagamento In altre parole, ciò che “fa testo” è ciò che conta e ha valore, spesso, un valore legale o formale.
Oppure, nello sport:
Nella decisione su un fallo, è il regolamento ufficiale del campionato che fa testo.
Quindi in una discussione su una regola o una decisione arbitrale, il regolamento ufficiale del campionato è l’unica fonte autorevole.
Chiaramente posso usare “non fare testo” semplicemente come negazione di “fare testo“, e allora in questo caso “non fare testo” si avvicina molto a “non serve a nulla”, “non significa nulla”. È una negazione dell’importanza o dell’autorità di un documento o di una dichiarazione.
Es:
Il verbale scritto a mano durante la riunione non fa testo rispetto al verbale ufficiale redatto dal segretario.
Significa che il verbale scritto a mano non ha lo stesso valore dell’ufficiale redatto dal segretario.
Oppure, se hai acquistato un prodotto ma non hai lo scontrino o la fattura ma solo un foglio scritto a mano, si può dire:
Questo foglio non fa testo in caso di rimborso.
Significa che il promemoria scritto a mano non ha valore ufficiale o non può essere usato come prova per il rimborso.