178 – LORO, COLORO O QUELLI? – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Gianni: allora ragazzi, per coloro che desiderano continuare con gli episodi dei due minuti con italiano semplicemente facciamo questo 178-esimo episodio. Coloro invece che non vogliono proseguire probabilmente non stanno neanche ascoltando: Loro evidentemente preferiscono utilizzare questi due minuti in modo diverso.

Ma quando usare loro e quando coloro? Poi c’è anche quelli. Come facciamo? Come distinguiamo?

Parliamo sempre di persone, giusto? Le stiamo indicando, stiamo identificando un gruppo di persone.

Noi è un gruppo che include me stesso, mentre voi include la persona o le persone con cui parlo.

Loro invece è la terza persona plurare.

Loro  come noi, e voi servono semplicemnete a indicare il gruppo di riferimento.

Siamo stati noi

Siete stati voi

Sono stati loro

Loro mangiano,  noi beviamo, voi pagate

Eccetera.

Resta da capire perché utilizzare coloro. La risposta è che coloro si usa solamente quando devo specificare una caratteristica di queste persone, quindi sto scegliendo un sottogruppo  una parte di un gruppo. Non sto quindi indicando un gruppo di persone. Come faccio con loro.

Inoltre si usa solamente con le persone, sia maschi che femmine. Per gli oggetti e gli animali si usa “quelli che” oppure “quelle che “. 

Quindi devo sempre specificare una caratteristica se voglio usare coloro. Non dimentichiamolo. Con “quelli” non vale la stessa cosa. Ogni volta quindi sarà sempre “coloro che” oppure “coloro i quali”  o “coloro le quali” se di sesso femminile. Con gli oggetti o animali è possibile solo usare  “quelli che”. Non si usa generalmente “quelli i quali”, se non parlo di persone. Sempre “quelli che”.

Coloro che hanno studiato lo dicano

Vado d’accordo solamente con coloro i quali hanno un buon carattere.

Coloro le quali hanno avuto il primo ciclo mestruale possono avere dei bambini. 

Se “quelli che” si usa con oggetti e animali, a volte è consentito usare “quelli/quelle che” quando di parla di persone, ma come detto non si usa normalmente “quelli i quali” o “quelle le quali”.

“Quelle che” sta per “le persone che”  e al maschile ad esempio “gli amici che” può diventare “quelli che”. “Coloro che” si può usare senza badare al sesso. Se voglio specificare uso “coloro i quali” o “coloro le quali”. Qualche esempio:

Alcune persone secondo me sono più belle di altre. Sono quelle che hanno gli occhi azzurri.

Le tue amiche mi stanno simpatiche.

Quali amiche?

Quelle che escono sempre con te.

Scegli tre amici nel gruppo. Quali posso scegliere?

Quelli che vuoi

Bisogna dire che sempre parlando di persone  amici, colleghi eccetera, non sempre posso sostituire quelli con coloro e viceversa.

Infatti “coloro che” e “coloro i quali” si usano solamente per fare una selezione, per specificare le caratteristiche volute da alcune persone e non per indicarle:

Quali persone hanno superato l’esame di italiano? Solo quelle che hanno studiato di più.

Vale a dire: solo le persone che hanno studiato di più. Sto facendo una specificazione, sto dicendo una caratteristica, quindi posso usare anche coloro:

Hanno superato l’esame solo coloro che hanno studiato di più.

La frase è corretta.

Invece se indico e basta non posso usare “coloro”.

Scegli tre amici nel gruppo. Quali posso scegliere?

Quelli là! Quelli laggiù. 

Non si può dire “coloro là/laggiù” ma solamente “quelli là/laggiù”. Perché mi sto semplicemente riferendo ad un gruppetto, senza specificare una caratteristica verbalmente.

Analogamente, è corretto se dico:

Quelli! (indicando delle persone col dito ad esempio)

E invece non è ammessa la risposta:

Coloro!

Infatti ancora una volta non è stata specificata nessuna caratteristica.

In tutti gli atri casi “coloro che” equivale a “quelli che” solamente usare coloro è un pochino più formale, si usa in argomenti più seri.

Quali amici scegli?

Quelli/Coloro che sceglierai tu.

Quelli/Coloro che hanno le caratteristiche da te scelte

Quelli/Coloro che riterrai opportuno

Quelli/Coloro che credi siano i più bravi.

Eccetera. Più serio è il discorso, più coloro è adatto.

Ora Ulrike dalla Germania e Sofie dal Belgio ci aiutano a ripassare alcune espressioni passate.

– Ciao Ulrike, tutto bene?
– Si si, *si tira a campare*. Da te invece?
– Tutto *a posto*! Ho appena preso un *ammazza caffè* e adesso *me la sento* proprio di fare una frase di ripasso. Che ne dici? Un piccolo dialogo?
– Va bene, *prendiamo il toro per le corna* allora! Senza *cincischiare*!
– Sono un po’ *combattuta* però. Quali espressioni si possono usare? Abbiamo solo *l’imbarazzo della scelta* ma non dobbiamo *sforare*. Il *troppo stroppia*.
– Non importa, *tutto fa brodo*
– possiamo anche chiedere a Gianni se ci sarà una riunione dei membri nel 2020. Speriamo non ci dia una *risposta sibellina*
– Me l’ha già dato *di straforo* la risposta, ma penso che *a stretto giro* tutti ne saranno al corrente.

– – –

Rauno (Finlandia 🇫🇮):

zio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

Ripasso 1-177 – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Trascrizione

ripasso_1_177_immagineBuongiorno amici di Italiano Semplicemente! Qual buon vento vi ha portato qui? Un vento di ripasso?

Oggi infatti ci esercitiamo un po’ sia con le particelle NE, CE e CI, sia con le espressioni che abbiamo imparato all’interno della rubrica 2 minuti con Italiano  Semplicemente“. Le espressioni dalla prima alla numero 177. Vediamo quindi delle frasi di senso compiuto che ci permettano di usare queste espressioni e di fare molti esempi su come usare ne, ce e ci. Ci sono già parecchi episodi su questo argomento sul sito, ma uno in più non fa male.  C’è solo l’imbarazzo della scelta. Dovevo anche accontentare un membro dell’associazione che è da tempo che mi tallona con la questione delle particelle!

In questo episodio commenterò anche alcune notizie su google news, notizie che riguardano l’Italia ma anche altri paesi. Non prendetemi troppo sul serio, voglio solo  fare un ripasso completo, interessante e anche divertente e spero che lo accettiate di buon grado Si tratta solo di un pretesto per ripassare. Che ne pensate? Ci fate un pensiero sopra? Iniziamo allora, ci divertiremo! Spero non vi impressioniate del numero: 177. Ce la faremo! Lo so, qualcuno di voi aveva già abbandonato lo studio della lingua italiana, sennonché poi ha incontrato Italiano Semplicemente e tutto è cambiato!

Ho letto che quando un telefono è pieno, si può impallare facilmente – La tecnologia dei cellulari è continuamente oggetto di continuo studio e sviluppo. Non appena esce un nuovo cellulare è già vecchio. Ne esce sempre uno migliore del precedente. Gente che si accalca nei negozi, che già dal dormiveglia inizia a sognare di avere il modello di cellulare più bello del vicino di casa o del compagno di banco, gente che fa la fila per ore per non farsi sfuggire il meglio che offre il mercato… per ora! Ve lo dico senza remore, nulla quaestio sul fascino della tecnologia, ma a me non è mai piaciuta l’esagerazione.

Altre persone poi hanno problemi diversi, amano leggere, altri non hanno soldi da spendere e cercano di smarcarsi da problemi più importanti: il lavoro, l’amore, la famiglia. L’essere umano è strano: da sempre è stato combattuto dalla scelta tra i due estremi: la voglia di amare il prossimo e quella di combatterlo, la pace e la guerra. Gli Stati Uniti ad esempio non sono riusciti a tenere a bada i loro propositi, per questo è stata soggetta a critiche e l’IRAN ha tenuto fede alla promessa di “vendetta”, in conformità alle aspettative del mondo intero. Purtroppo la guerra e la morte sono un binomio inscindibile. e pare che L’IRAN abbia reagito in men che non si dica, e che abbia mostrato indisposizione alla pazienza o alla sottomissione.

Cosa sappiamo dell’aereo caduto in Iran? Si tratta di vendetta? L’IRAN non ha avuto la grazia di aspettare neanche una settimana? Forse è una domanda retorica? Invece sembra non c’entri nulla con la storia di Soleimani. Così pare, ma speriamo che le cose non peggiorino altrimenti sarà difficile poi correre ai ripari.

In Italia c’è chi condanna anche l’attacco di Teheran, e noi non vediamo come questa condanna non si posso condividere, sebbene sia comunque un discorso complesso, da prendere con le molle sicuramente.

Non bisogna essere un dritto per capire che la guerra non fa bene a nessuno.

Ma succede anche altro nel mondo e anche in Italia.

Guardando una indagine sulla scuola italiana, balza agli occhi un dato: il 45% degli studenti dichiara di aver sbagliato scuola.

Ma torniamo a bomba.

Molti dicono che l’IRAN non abbia scelta: o così o pomì, vale a dire: alla vendetta non c’è alternativa.

Vabbè cambiamo discorso. Parliamo di inquinamento. Bisognerebbe smetterla di cincischiare adesso, occorre infatti salvare il mondo dall’inquinamento.

Occorrono misure urgenti, la misura è colma, occorre prefiggersi obiettivi ambiziosi, con un piano e un programma condivisi tra le nazioni, non leggi pro forma e che non abbiano effetto. Occorre dare seguito alle dichiarazioni fatte dai politici, anche perché si dà il caso che questi rappresentino i popoli che li eleggono e che vogliono un cambiamento. Andrebbe bene anche un percorso a tappe che ci possa presto portare ad attenuare fortemente questo problema. Ho sentore però che ci vorrà molto tempo, sebbene qualcosa sta succedendo, e qualche politico, bontà sua, si sta impegnando molto su questo fronte, cercando di non lasciare nulla di intentato. 

Troppe notizie brutte? Vabbè adesso vi comunico una bella notizia: a Roma un uomo ha cercato di rubare lo zaino ad una donna, ma non aveva pensato al rovescio della medaglia: evidentemente la donna era di diverso avviso del ladro, che era già riuscito ad aprire lo zaino, con un fare veramente esperto, rubando alcuni effetti personali. Qualcosa non deve essere tornato a questo povero uomo quando la donna si è difesa prendendolo a ombrellate come si deve e facendolo fuggire. Chissà se questo povero ladro sarà annoverato tra i più sfortunati del mondo? Speriamo che non tornerà alla carica presto per dimenticare questo affronto!

Apriamo una parentesi sulla Politica: in Italia la maggioranza (cioè lo schieramento politico che governa il Paese) non è riuscita a trovare un’intesa sulla legge elettorale. Non si tratta di voci false e tendenziose infatti la notizia è stata annunciata da un autorevole membro del parlamento. Ci si poteva aspettare che andasse così? Eccome! La politica è così, occorre armarsi di pazienza. Difficile che si trovino intese subito, su questioni così importanti almeno, quindi anche stavolta non sono stati fatti strappi alla regola.

Chiusa la parentesi politica, ne apriamo una sullo spettacolo: Justin Bieber ha dichiarato di soffrire della malattia di Lyme, ma che ho combattuto e che ha vinto. Stare a tu per tu con una grave malattia si dice che ti cambi la vita.

Un po’ di astronomia adesso: sembra che sia stato scoperto un pianeta simile alla Terra a molti anni  luce di distanza. Se la vita sulla nostra Terra prende una brutta piega, sappiamo adesso dove andare. Il problema è come ci arriviamo? Ci vogliono molti anni per arrivarci, ammesso e non concesso che riusciamo a viaggiare alla velocità della luce. Come fare a non sforare i 100 anni circa che abbiamo per ora a disposizione nella nostra vita? Beh, potremmo sempre riprodurci su una navicella spaziale e almeno i nostri figli o nipoti ci potranno arrivare. Una specie di Arca di Noè spaziale! Questa ipotesi, spero non peregrina, ha un certo non so che di affascinante. Scusatemi se viaggio molto con la fantasia, lo faccio ogni due per tre, è più forte di me. Di punto in bianco però non mi veniva in mente un’altra soluzione praticabile. A chiunque sia sguarnito di risposte, io consiglio sempre di immaginare una soluzione fantasiosa. Certo, poi qualcuno dovrà valutare annessi e connessi, e senz’altro verranno a galla i lati negativi di un’idea, ma sappiate che le grandi scoperte dell’uomo non sono nate da idee che andavano per la maggiore, ma sono state frutto o del caso, o della fantasia. Cosa? Sei prevenuto contro la fantasia e la creatività? E perché? Tutto ciò che non è logico e matematico ti coglie alla sprovvista? Io vi consiglio di ascoltare anche le idee che ronzano per la testa. Non si sa mai. Ma passiamo alla prossima notizia.

La compagnia aerea Alitalia è in crisi, una crisi finanziaria e va salvata. Bisogna tagliare corto, fare in fretta. Le perdite anno dopo annuo sono in aumento. Difficile riuscire a destreggiarsi in un mondo molto competitivo come quello aereo. Qualcuno tenderà la mano ad una delle compagnie bandiera dell’Italia? C’è chi dice: sì, certo, bisogna farlo, altri dicono: “come no!” con un tono sibillino che lascia intendere che invece la pazienza è finita. Siamo alle solite, e sono sempre gli Italiani a pagare, come quando bisogna salvare le banche quando sono in crisi. Paghiamo sempre noi”, i cittadini, sia vecchi che giovani. A proposito di giovani, sapete che non tutti vanno a sballarsi in discoteca, quindi fatto salvo qualche ragazzaccio o qualche errore di gioventù, molti di loro invece lavorano oppure vorrebbero farlo, ma si dice che la generazione dei cosiddetti “millennium” (i nati dal 2000 in poi) sia la prima generazione a guadagnare meno di quella precedente, meno dei loro genitori. Anche il loro tetto di spesa quindi si abbassa sempre di più e infatti non conoscono praticamente la parola “risparmio”. Di chi è la colpa? Non si sa, ma chi dovrà pagare lo scotto saranno loro, i giovani, innanzitutto, che dovranno guadagnare per loro e per mantenere i genitori e i nonni. Sì, c’è anche un problema generazionale, può darsi, ma le cose non si metteranno a posto da sole. Bisogna fare qualcosa. Non importa essere lavoratori  indefessi o al contempo laurearsi e specializzarsi. Lo stipendio non aumenta non più di tanto neanche in questo caso. Oggi ci sono ancora le famiglie a dare manforte economicamente ai ragazzi, ma domani? Il patto intergenerazionale si romperà? Molti se ne fregano, ma fregarsene non è una soluzione. Possibile che bisogna sottostare alle leggi demografiche e a quelle economiche? Possibile non si possa fare nulla? Molti sembrano già anime in pena perché non si trova lavoro in nessun modo.

Ma oggi ci sono nuovi lavori: internet, domotica, comunicazione: ci sono meno ostacoli alla cultura rispetto a qualche tempo fa, ma l’ausilio della tecnologia sembra non essere sufficiente. Poi un’altra cosa: non è giusto che ci si debba accontentare di un lavoro qualsiasi. Oggi se chiedi ad un giovane laureato senza lavoro: ti sta bene lavorare nel mio ristorante? che vuoi, in queste condizioni a lei o lui starà bene sicuramente in moltissimi casi: “Sì, mi sta bene, anche se io sarei laureato quindi vorrei essere pagato di più!”. “Come sarebbe a dire? Farai lo stesso lavoro degli altri, quindi sarai pagato lo stesso!”. Questa può essere una è possibile risposta del datore di lavoro.

In alternativa potrebbe rispondere: come lo vedi se allora assumo un altro che non ha studiato per niente? Ci vuole un po’ pò di coraggio per rifiutare il lavoro, non è vero? e dire che durante gli anni dell’università questo ragazzo aveva sognato un lavoro diverso, una famiglia, una casa in campagna eccetera. Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano in questo mondo difficile. Tanti ragazzi non sanno più cosa fare, sono scoraggiati, ogni tanto buttano un occhio su degli annunci su internet per trovare lavoro ma… niente! Della loro laurea non possono farsene nulla. A questo punto tutto diventa benaccettoqualsiasi lavoro va bene… E se hanno adocchiato un casetta da acquistare, devono mettere da parte il loro sogno per ora poiché non riescono ad assecondarlo in nessun modo.  Volete sapere se accusano il colpo? Certo che sì, le conseguenze di questo sono molteplici: più stress, più problemi psicologici, meno felicità in generale. Anche perché se si vive in grandi città, diventa difficile anche ritagliarsi del tempo per non pensare solamente al lavoro. Non tutti ce la fanno ad abbozzare e protestano, vanno in piazza a manifestare le loro sofferenze e i loro problemi, nella speranza che qualcuno se ne accorga. hai visto mai! 

Insomma i giovani si danno da fare, non aspettano il colpo di grazia. La speranza è sempre l’ultima a morire. Vuoi che non le provino tutte prima di accettare un lavoro che non piace? All’inizio non bisogna essere restii: può anche andar bene esordire con un lavoretto come, che so,  al ristorante, la baby-sitter eccetera, ma poi per essere motivati e produttivi occorre un lavoro che abbia qualche attinenza con il titolo di studio che si prende. Nessuno è votato al sacrificio tutta la vita, o sbaglio?

La vita ha tirato loro un tiro mancino? Gli ha detto maleNon esageriamo,  cerchiamo di essere ottimisti! Ti dirò che l’essere umano ha passato periodi peggiori nel corso dei secoli. Vale la pana rispolverare un po’ il passato: il medioevo non è stato un periodo facile: carestie, malattie, persone date alle fiamme eccetera. Non vi dico poi le sofferenze e le guerre che ci sono state nel passato, anche molto recente.

A proposito di malattie… no, meglio parlare di cose più gradevoli. Dunque vediamo…. cose gradevoli… cose positive…. mi vedo costretto a ricorrere ad un sito che ho trovato, in cui si raccontano solo buone notizie. Su questo sito (vai al sito) ho trovato che esiste una scuola che anziché dare i classici compiti delle vacanze agli studenti, dà dei gesti di gentilezza agli studenti. Un insegnamento veramente con i fiocchi direi: dal lunedì alla domenica, un gesto gentile al giorno. Probabilmente la verità sta nel mezzo, bisognerebbe mettere a punto un metodo di insegnamento che tenga più in considerazione la felicità.

Sono sicuro comunque che gli studenti così si mettono sempre a fare questi compiti di buona lena.

Riuscite a capire adesso quando parlavo di fantasia? Riuscite a capacitarvi del fatto che a volte bisogna uscire dall’opinione comune, uscire dagli schemi, e pensare in modo diverso, come hanno fatto in questa scuola. A voi sembra una decisione un po’ azzardata, un po’ osè? A me sembra che in questo modo si impari anche a dare felicità al prossimo e questa è la via per essere più felici. Almeno questo è ciò che diceva anche John Lenon:

A scuola gli chiesero cosa volesse diventare da grande e lui, senza scervellarsi rispose: vorrei essere felice: i professori dissero a Lennon che non aveva capito l’esercizio. Lennon pare abbia risposto che loro invece non avevano capito la vita.

E tu che ne pensi? Tocca a te capire l’esercizio adesso. Non è la felicità a contare di più nella vita? Sfido chicchessia a dire il contrario. I professori che non insegnano agli studenti ad essere felici perché non credono sia il loro compito dovranno rispondere di questo, ma non alle istituzioni, bensì alla loro coscienza. Qualcuno dirà: ma io gli insegno la matematica, io l’inglese, io l’italiano, non è sulla felicità che verte il mio insegnamento. Questo non è un salvataggio in calcio d’angolo però. Siamo tutti un po’ responsabili della felicità dei nostri figli e dei nostri studenti. Anche io un po’, che sto cercando di usare tutte le espressioni che vi ho insegnato finora senza incartarmi, preferibilmente.

Mi spiace se qualcuno di voi sia insofferente agli episodi lunghi, ma fare un ripasso non è semplice se ci sono 177 espressioni da usare e saremo tutti felici se ci riuscirò. Non credo ci sia qualcuno che sta qui a gufare che io non ce la faccia. Certo, lo so, c’è il rischio che qualcuno vada in tilt se si sente incalzato continuamente dai nuovi episodi, ma io vi invito a resistere almeno fino alla fine di questo episodio e se capirete tutto ma proprio tutto, allora vorrà dire che avrete cominciato a ingranare e state facendo molti progressi con questa rubrica e avrete voglia di continuare anziché interrompere anzitempo il vostro apprendimento della lingua italiana.

Un’altra notizia buona allora. Dovete sapere che nel Lazio – a Roma precisamente –  hanno fatto un esperimento per combattere l’inquinamento: inserire una barriera anti rifiuti nel fiume Tevere per evitare che vadano in mare e quindi per poterli raccogliere prima che finiscano nel mar tirreno. Ha funzionato? Non vi tengo sulle spine: In un mese sono stati raccolti quasi cinquecento chili di plastica, che una volta raccolta può essere riutilizzata  per farne altra plastica.

Quindi non bisogna sempre parlare male della politica e delle decisioni politiche, non voglio sembrare un ruffiano ma bisogna sempre fare un distinguo tra chi si occupa del bene comune. Naturalmente questa speriamo non sia l’eccezione che conferma la regola, speriamo che ci siano sempre molti politici competenti e che le loro decisioni possano avere la meglio su quelle dei politici meno competenti. Ragion per cui è importante anche partecipare di più alle scelte di chi ci rappresenta, è importante andare a votare e in Italia si va sempre meno alle urne. Ogni volta è un crescendo di persone che non va a votare.

Chi va a votare sono maggiormente coloro che si augurano che ci sia un rovescio della classe dirigente che faccia cambiare le cose. Molte persone invece dichiarano di non avere preferenze politiche perché “tanto sono tutti uguali”, perché “sono tutti corrotti nella stessa misura”. Quindi molti per ripicca non vanno a votare, tanto –  dicono – è inutile. Io capisco che molti siano arrabbiati, che a tutti gli girano per la crisi, la mancanza di lavoro eccetera ma bisogna individualizzare le soluzioni ai singoli problemi e non votare non è una soluzione.

Infatti poi non si può dire: siamo cascati male con questi politici! Non ci si può lamentare poi se le cose vanno male, ed oltretutto è un nostro diritto-dovere andarci, soprattutto se le cose non vanno bene, appunto!

Comunque non è solo colpa dei politici: in realtà anziché limitarci a chiosare contro di loro tutti dovremmo impegnarci di più personalmente, essere meno accondiscendenti verso le nostre scelte, non sperare sempre che i problemi si risolvano per interposta persona. Ve la sentite di raccogliere questa  provocazione?

Impariamo a essere più consapevoli in ogni campo, nell’insegnamento, nella cultura della pace, nella lotta all’inquinamento e possiamo farlo in diversi modi, guardiamo più alla sostanza però e meno alla forma. Questo non è uno dei casi in cui si può dire che la forma è sostanza: c‘è chi ama fare la raccolta differenziata, c’è chi preferisce fare beneficenza, c’è chi, che so, non acquista bottiglie di plastica o che so io. C’è anche chi non usa più la macchina perché vuole combattere l’inquinamento e il riscaldamento globale, ma c’è anche chi sembra duro di comprendonio e dice che non esiste nessun riscaldamento globale. Non fare il finto tonto signor dirimpettaio! Sto parlando anche con te! Si paventa un futuro non molto positivo anche per te lo sai?

Se il nostro dirimpettaio non si comporta in modo consapevole, facciamoglielo notare e forse anche lui cambierà in meglio. Se notate qualche miglioramento in lui o lei potete offrirgli un caffè e anche un ammazza-caffè! Perché no! Oppure ancora meglio, invitatelo a cena, così non andrà in giro a spendere per acquistare prodotti in plastica: una cena completamente libera dalla plastica: gli piacerà, vedrete, non solo perché  non ha pagato né la cena e né il coperto, ma perché magari avrà voglia anche lui di un mondo più pulito.

Allora, se ci avete fatto caso, e ve ne sarete accorti sicuramente, mancano ancora delle espressioni da usare. Ve lo dico senza restare sul vago, è difficile usarle proprio tutte. Sto faticando a terminarle. Concentratevi però anche sulla pronuncia dei termini. Ad esempio le lettere zeta e esse spesso pongono grossi problemi, soprattutto ai brasiliani. Fortuna vuole che io non abbia la zeppola, quindi  avete un problema in meno! Comunque non abbiate fifa di sbagliare la pronuncia. Fermate quindi l’ascolto quando volete e ripetete le parole più difficili per voi (spero di avere il vostro beneplacito sull’importanza del “parlare”).

Ora, spero che io abbia sfoderato un bell’episodio oggi, e vi dichiaro ufficialmente che anche questo è andato. Speriamo bene…

177 – Se mi gira – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

se mi giraGianni: Oggi ragazzi mi gira bene, così ho deciso di parlavi di una espressione che ha a che fare con il buon umore e lo stato d’animo: il verbo “girare” è un verbo particolare perché si usa in diverse circostanze.

Prima ho detto che “mi gira bene”. Avrei potuto dire che “mi girava male” naturalmente. In questo caso “girare” si usa per indicare uno stato d’animo positivo, passeggero, nel senso che potrebbe cambiare nel corso della giornata o domani, ma oggi sto bene, oggi mi gira bene, quindi sono nel giusto stato d’animo: sono più cordiale, più socievole, più disposto a parlare con le persone. Insomma: “mi gira bene”.

Una breve frase a cui prestare attenzione però, perché, è vero che si usa per sintetizzare in poche parole un buon umore senza stare a spiegare il motivo, ma allo stesso tempo indica un umore transitorio, passeggero, variabile, non duraturo, e soprattutto come se l’umore, il proprio stato d’animo, non dipendessero dalla propria volontà.

Oggi mi gira bene, domani magari mi girerà male.

Io l’ho usata per indicare il mio stato d’animo, ma si usa quasi sempre verso le altre persone, quando cioè si parla di altre persone, proprio per sottolineare la variabilità umorale di queste persone.

Oggi ti gira male? Cos’hai? Sei caduto dal letto?

Hai visto che faccia Giovanni? Oggi non gli deve girare bene, mi sembra un po’ arrabbiato. Chissà cosa gli sarà successo!

Attenti ragazzi, fate tutti i compiti altrimenti, se mi gira, vi tolgo il cellulare!

Questa sembra una bella minaccia!

Il verbo girare si usa anche in altri modi e questo ne aumenta la pericolosità.

Si usa per indicare la fortuna:

Wow! Ho vinto un’altra volta, che fortuna, oggi mi gira proprio bene!

Oggi ho avuto un incidente con la macchina, poi mi hanno licenziato, poi la mia fidanzata mi ha lasciato. Mi gira proprio tutto male, meglio che me ne stavo a casa!

Si dice che la fortuna “gira“, non a caso: nel senso che prima o poi la fortuna capita a tutti, e che essa va e viene; gira come una ruota: la ruota della fortuna!

Finora ho parlato ovviamente solo dell’uso non transitivo del verbo, quindi mi gira, ti gira, le gira eccetera. Altrimenti i significati aumentano notevolmente!

Se uso il verbo in questo modo posso usarlo anche in senso proprio:

Appena mi sono girato ti ho visto

Quindi “mi sono girato”, cioè ho girato il mio corpo o la mia testa, per guardare dietro.

In senso figurato invece, abbiamo visto che si usa per indicare lo stato d’animo e la fortuna. Ma non solo!

Oggi mi gira un po’ la testa

La testa che gira? Sì, quando gira la testa si avvisa un senso di vertigine, si perde l’equilibrio eccetera. Meglio sedersi in questo caso.

Poi c’è “gira” e “girano”:

Oggi mi gira!

Oggi mi girano!

Queste due frasi possono avere un significato opposto!

La prima può indicare un buon stato d’animo (come dire: mi gira bene), mentre il secondo un bruttissimo stato d’animo,  uno stato d’animo molto negativo. Non ho detto bene o male. “Mi girano”, “ti girano” eccetera indica che una persona è molto arrabbiata e prova un forte senso di fastidio.

Ma perché “girano?”

E’ un’espressione idiomatica, ci si riferisce alle “scatole“. Sono “le scatole” a girare.

Non mi devi far girare le scatole: fai ciò che ti ho detto

Se mi girano le scatole oggi non vado a scuola!

Se sono maleducato naturalmente le scatole possono diventare “le palle”, una frase evidentemente volgare.

Ora facciamo una bella frase di ripasso:

Lia (Brasile 🇧🇷):

Accidenti, anche oggi non sono tranquilla. Chi pensa questo casca proprio male!
Infatti mi sono svegliata con il mio rumoroso dirimpettaio.
Oddio, ho proprio sentore che avrò seri problemi: quel tizio ha un non so che di strano che non mi torna.
A lui piace sballarsi ogni sera, e chi paga lo scotto? I vicini che non dormono mai! Io sembro già un’anima in pena.
Ho già provato a parlarne, mi sono scervellata per scegliere le parole giuste e per tenere a bada la mia rabbia.
Ma lui ha un fare proprio antipatico. Fa sempre il finto tonto: Dice: “quando? Io? Ho fatto rumore? Sicura?” E’ un vero e proprio dritto!
Allora: ci ho pensato un po’ e forse è meglio andarci con le molle. Non direi che sia benaccetto ogni suo comportamento però; ho solo ingoiato il rospo. Per il momento.
Che vuoi, sebbene la misura sia colma, meglio non perdere la calma. Ragion per cui ho deciso ad abbozzare. Per ora…

– – –

L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

176 – Ragion per cui

Episodio 175 della rubrica due minuti con italiano semplicemente: episodio per imparare a distinguere ci, ce e c’è.

Audio

Bogusia (Polonia): “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce

Gianni: Conoscete questa frase? E’ di Pascal, il celebre filosofo matematico,

Bene, ma parlare del cuore in due minuti sarebbe un po’ riduttivo. Meglio parlare della ragione. Cosa possiamo dire? La ragione serve a ragionare, a fare dei ragionamenti, quindi a utilizzare informazioni per arrivare a delle conclusioni.

La frase che volevo spiegarvi oggi è “ragion per cui“.

Una frase che si utilizza quando vogliamo dare delle spiegazioni, ed in particolare proprio quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Quindi si può usare in ogni tipo di discorso. L’importante è che si chiarisca la causa. E’ quella la ragione da cui deriva la conclusione. E’ quella la ragione per cui vale la conclusione che si sta per dire.

Ci siamo occupati approfonditamente di tutte le espressioni che si usano in questi casi: causa ed effetto, in un episodio contenuto nel primo audio-libro di Italiano Semplicemente.

Ragion per cui” è una di queste espressioni. Molto usata da tutti, soprattutto quando si è un po’ arrabbiati, un po’ alterati diciamo, quando si sta discutendo con una persona e si vogliono chiarire le cause che hanno portato ad una decisione, ad una conclusione. Questo accade nel linguaggio colloquiale, ma in realtà si può usare in tutti i contesti, senza maleducazione ma solo per arrivare a delle conclusioni.

E’ semplice usare questa frase. Vi faccio qualche esempio. Attenti al tono perché come dicevo, questa espressione è un po’ forte.

Questa frase si utilizza quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Ragion per cui si può usare in ogni tipo di discorso.

Non ti sopporto più! Ragion per cui oggi chiedo il divorzio!

Io amo la natura, ragion per cui ho un bel giardino curato di cui mi occupo tutti i giorni

Abbiamo finito i soldi, ragion per cui quest’anno non abbiamo fatto regali di Natale!

Probabilmente (ho finito gli esempi!) il modo migliore di sostituire “ragion per cui” è “ecco perché“, oppure “perciò“, o anche “di conseguenza“.

Usare continuamente le espressioni imparate è importante, ragion per cui adesso facciamo una bella frase di ripasso:

Andrè (Brasile 🇧🇷):

Torniamo a bomba, a me infatti piacerebbe parlare della frase di Pascal pronunciata da Bogusia all’inizio dell’episodio, ma invece sembra che oggi nel mondo si paventi la possibilità di tornare alle bombe! Il mondo non ha mai avuto bisogno di bombe, invece avrebbe bisogno di smarcarsi delle differenze culturali e assecondare gli sforzi tendenti a conseguire una soluzione pacifica alla crisi in Medio Oriente. Chi di noi non è insofferente ad una nuova guerra? Sembra però che al contempo ci siano persone favorevoli a un nuovo conflitto mondiale.

– – –

L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

175 – Ci, ce e c’è

Episodio 175 della rubrica due minuti con italiano semplicemente: episodio per imparare a distinguere ci, ce e c’è.

Audio

Emanuele: Ci sei Gianni?

Gianni: Si, ci sono, certo che ci sono. Che c’è?

Emanuele: C’è che se ci sei anche domani, ce la facciamo ad andare al cinema? C’è spazio nella tua agenda?

Gianni: Ce la facciamo, sì. C’è spazio finalmente.Lo sai che con me ci vuole pazienza. Sono molto impegnato. Che ci vuoi fare.

Emanuele: Ci vuole pazienza lo so, ma quanta ce ne vuole però!! È un mese che ci proviamo e ancora non ce la facciamo ad andare al cinema. Che c’era di così importante da fare?

Gianni: Eh, il lavoro è importante lo sai. Oggi c’è e domani chi lo sa. E vabbè dai, domani al cinema ci compriamo anche dei popcorn, così ci tiriamo su il morale e ci rilassiamo. C’è bel tempo domani? Speriamo non ci sia pioggia.

Emanuele: Infatti. Bravo. Dopo quello che ci è successo… Si, c’è bel tempo domani. Almeno questo dicono le previsioni. Anche se non ci azzeccano mai.

Gianni: Ci vorrebbe anche una terza persona però. Ce la fai a chiamare qualcun altro? C’è speranza che almeno tu riesca a trovare il tempo anche per questo?

Emanuele: Spiritoso. Ci posso provare. Ci sarebbe Alfredo. Che dici ci provo a chiamarlo? C’è anche Maria, poi ci sono anche Carlo e Franco

Gianni: Provaci con Alfredo dai. Alfredo è simpatico, e poi è sempre disponibile. Altre persone no. Ci vuole troppo tempo. E non ne abbiamo.

Emanuele: e se si offendono poi?

Gianni: e che ci importa, uno ci basta..

Emanuele: Si infatti, ci divertiremo anche così. Poi non si possono raccontare segreti a tutti. Allora, adesso sono un pò occupato, ma Alfredo lo chiamo tra 10 minuti. Ce la dovrei fare.

Gianni: Ok, io nel frattempo do un’occhiata alla lista dei film disponibili. Se uno ci piace scegliamo quello.

Emanuele: e se non ce ne piace nessuno?

Gianni: Ci andiamo lo stesso e ce ne faremo una ragione! Ci stai? L’importante è che c’è armonia tra noi e che ci togliamo questo peso.

Emnauele: Giusto, l’importante è rilassarci. Ci sto. Ma Alfredo è di gusti difficili in quanto a film. Ce la farà a sopportare un film che non gli piace?

Gianni: Ah. A questo non avevo pensato. Ma se gli raccontiamo ciò che ci è successo, magari viene lo stesso. È molto curioso Alfredo. Ci verrà, vedrai.

Emanuele: Dovremmo dirgli quello che ci è capitato? Scherzi?

Gianni: Che c’è? È un nostro amico. Ci capirà. È un tipo ampio di vedute. Capisce tutte le situazioni Alfredo. Vedrai che ci aiuterà e ci capirà.

Emanuele: Ci capirà? Quindi ci capirà quando gli racconteremo che abbiamo acquistato della droga ma che ci hanno dato una fregatura e ci hanno portato solo polvere? Ce la farà? Lui che lavora in polizia!

E ci capirà anche quando gli diremo che con noi c’era anche sua moglie e che proprio lei aveva voluto acquistare questa droga? Ce l’ha tutta questa ampiezza di vedute?

E ci capirà anche quando hli diremo cosa ci voleva fare con questa droga? Ci capirà quando gli diremo che ci serviva per animare la serata del suo compleanno? Ce la potrà fare?

Gianni: Io credo che ce la potrà fare. Ci mancherebbe altro. Poi lui ci tiene molto a sua moglie. C’è bisogno di dirlo? Alfredo ne è pazzo e poi ci vuole bene. Ci vorrà forse un po’ di tempo, all’inizio forse ci odierà, ma poi ci ringrazierà per avergli detto tutto con sincerità. Ora ce ne vogliamo tornare all’organizzazione o c’è altro da dire?

Vabbè, allora Alfredo lo chiami tu.Ci vediamo domani al Cinema.

Gianni: eh, ti pareva. Ok

Ora ascoltiamo una frase di ripasso:

Harmut (Germania 🇩🇪):

Per scrivere una frase di ripasso ci vuole tempo Gianni. Mica ne abbiamo tanto noi, e ce ne vorrebbe molto di più di quello che abbiamo. Una frase di ripasso… Ne avrei voglia, ma al contempo mi piacerebbe anche un episodio più lungo sulle particelle ci e ne. Ce la puoi Gianni? E ne sei capace? Raccogli la provocazione?

Gianni: eccome se la raccolgo!

– – –

L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!